Lo Spettatore italiano: Le liti
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Ebene 1
Le liti
Zitat/Motto
Convenit a
litibus, quantum licet, et nescio un paulo
plus etiam quam licet, abhorrentem esse; est etiam
non modo liberale paululum de suo jure decedere,
sed interdum etiam fructuosumLe liti, per quanto si può, e forse ancora un poco più
plus etiam quam licet, abhorrentem esse; est etiam
non modo liberale paululum de suo jure decedere,
sed interdum etiam fructuosum
(Cic. de Off. I. 2, c. 18).
Le liti, per quanto si può, e forse ancora un poco più
di quello che si può, si
conviene abborrirle; per-
ciocchè non pure si è atto liberale il dilungarsi al
quanto dal
suo diritto, ma è talvolta eziandio van
taggioso.
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Mantenere la concordia e l’unione fra i cittadini, assicurandone i
diritti e le proprietà, è lo scopo grande a cui le leggi sono dirette; ma allorchè queste leggi
oscure sono, numerose troppo e infra sè contraddicenti, generano ben tosto il gavillare, quella nera
passione che istiga i cittadini a spogliarsi e a distruggersi scambievolmente coll’aiuto delle
sottigliezze legali, che poste con artifizio in opera nel formare i processi, fan sì che da una lite
mille altre liti germoglino, e che tutte eterne si rendano. Quindi è che una giurisprudenza oscura
ed intralciata diviene la fonte dei delitti e dei mali presso le nazioni ricche e incivilite, le
quali, per rispetto a ciò, sono assai più da compiangere di quei popoli che rozzi e poveri vivono
una vita quasi selvaggia.
Non è al mondo maniera d’uomini più di spregio degna e più nocevole di quei legisti i quali,
d’ogni sentimento di giustizia e di equità dispogliati, hanno lo sciagurato talento di eludere lo
spirito delle leggi, di tortamente interpretarne le parole, e di far sì che la verità tra intricato
labirinto de’cavilli si avviluppi in guisa e a perda, che niun filo a trarnela si
ritrovi. Certo che non ben comprendesi, come persone liberalmente educate e messe ad una assai
onorevole professione, a vergogna non si rechino di affermare palpabili falsità per isparger tenebre
sulle più evidenti dimostrazioni; nè sentano ribrezzo di sostenere cose per se stesse da non
sostenere, componendo il volto e la voce a far credere altrui che dall’intima persuasione dell’animo
ogni lor detto derivi. E in questa guisa operando avviliscono e degradano se medesimi, non altra
scusa adducendo, se non che di essere dalla professione che esercitano, a così operare sospinti.
Essi non considerano che anche lo scroccatore ed il ladro simigliante scusa affacciar potrebbono; nè
loro sovviene che nel cuore di tutte le oneste persone, a qualunque professione intese, trovasi
ingenito il sacro principio dell’onore e della giustizia, la cui infrazione giustificata esser non
puote nè dalle vili mire dell’interesse, nè dal falso pretesto di una necessità di mestiere.
Perdendo il proprio con molti litigi, imparasi ad usurpare l’altrui.
Havvi di alcuni che dalla passione dominati sono di litigare, siccome altri dalla passione
del giuoco: ed havvi di quelli pei quali il piatire è un mestiere, siccome per altri lo è il
fabbricare, l’imprimere e il lavorare le stoffe.
Soventi volte non tanto lo spirito del guadagno, quanto l’amor proprio, il capriccio e la
caparbietà aprono la strada a ruinose contestazioni.
Litigare per volontà è una follía; per necessità, una disgrazia. L’inquietezza
dell’animo, la perdita del tempo e le spese che anticipare si debbono, fan sì che a reputar si abbia
come cattiva e nocevole qual mai si voglia causa più giusta; nè gli uomini di sano intendimento
indugiar debbono un istante in preferire ad essa un accordo, tutto che minor utile ne ritraggono,
che dalla completa vittoria non ritrarrebbono. Imperocchè fra i vantaggi della conciliazione egli è
uopo annoverare quello inapprezzabile della tranquillità che si ricupera, l’altro del tempo che ai
famigliari interessi può ridonarsi, e quello finalmente di assicurare una parte almeno della cosa
disputata, evitando il pericolo di tutto perdere; il che interviene le più volte a que’litiganti di
professione, i quali, comecchè di mala fede non sieno, hannosi talmente fitta in capo la pretesa
giustizia della lor causa, che ostinati, allora soltanto della loro sciocchezza si avveggono, quando
colpiti sono dalla final sentenza che li condanna.
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Exemplum
È In Olanda una legge ed una costumanza la migliore e la più
eccellente di quante io ne abbia giammai vedute. Ivi, allorchè due persone vogliono
l’una contro l’altra litigare, sono obbligate a rappresentarsi al tribunale dei giudici ordinati a
conciliar le contese, e che perciò hanno il nome di giudici Pacificatori: dinanzi a’quali se le
parti compariscono con un avvocato o con un patrocinatore, ponsi incontanente in opera l’utile
provvedimento di farneli allontanare, in quella guisa che la legna si allontana da un fuoco che si
vuole spegnere. Allora i pacificatori: « E qual follía è la vostra, alle parti van ripetendo, di
voler impoverire per comprare la vostra infelicità? Noi per mediatori c’interponiamo, e la causa
sarà acconciata, senza che alcun dispendio vi aggravi ». In cotal guisa essi favellano ai litiganti;
e se si avveggono che la smania del litigio si è con troppe salde radici nei loro animi abbarbicata,
ad altro giorno protraggono l’esperimento; e quindi, se util sembri, anche altre ed altre volte vi
si provano, sperando che il tempo gli innacerbiti spiriti raddolcisca; finchè all’ultimo
accorgendosi esser dei litiganti la follía non curabile, permettono ad essi di scendere nella
giuridica arena, non altrimenti che soglionsi le cancrenate membra ai ferri de’cerusici abbandonare.
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Exemplum
Gervasio ereditato avea da’suoi genitori un opulento patrimonio, e la
sua felicità era andata a paro co’suoi desiderii, fino al momento ch’egli non ebbe la disavventura
di conoscere uno de’più degni settatori della cavillità, voglio io dire Rufino, il quale gittati
avendo i suoi sguardi sopra alcune antiche pergamene che in casa di Gervasio fra la polve giacevano,
ed essendo per la lettura di esse venuto in cognizione di non so quai titoli che davano a lui
diritto sulla proprietà del suo vicino, consigliollo a muovere una causa contro questo pacifico
possessore. Sedotto Gervasio da sì fatti consigli dettati dall’amor del guadagno,
proseguì per lo spazio quasi di venti anni questa causa odiosissima; nè altro bene ottenne che alla
mendicità ridurre lo sventurato vicino, quasi tutte consumare le sue proprie sostanze, e render
Rufino certo possessore di quel terreno che di dubbia lite era stato materia.
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Exemplum
Nè sia un esempio Berillo, le cui sostanze tutte nelle mani degli
avvocati e dei procuratori sono cadute. Or egli, dacchè quelli ne lo hanno spogliato, si occupa
unicamente nello studio del diritto, o, per meglio dire, della cavillazone; e tien per fermo che
coll’aiuto di questa scienza sarà per acquistare fra breve tempo una quantità di beni ancor maggiore
di quelli che colle liti ha consunti. « So, va egli dicendo fra sè stesso, so che io entro in un
labirinto; ma chi vi penetra, una miniera d’oro rinviene. I procuratori allorchè fecero la mia
ruina, in me transmisero il diritto di poter fare l’altrui. Fra breve tempo la mia sorte in meglio
sarà cangiata, giacchè terre e rendite perdei che beni erano passeggeri; ma ora di un capitale fo
acquisto che è senza fondo, dal quale io bene saprò molto frutto ritrarre. »
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Exemplum
E questa appunto si è la professione di Argalo, noto al mondo non già
pel grado che occupa, ma pel nome che comunalmente gli è dato di litigante. Favellando
cogli amici, egli tratto tratto ripete, che ora a respirare incomincia per le sue liti, che
felicemente son terminate, tranne cinque o sei, fra le quali una contro il figlio, a cui gli
alimenti contrasta, ed un’altra contro la moglie, dalla quale vuol far divorzio.
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Exemplum
La parentela, i trastulli dell’infanzia, gli studi della giovinezza e
la contiguità delle terre stretto avevano forte vincolo di amicizia tra Bellario ed Orante. Accadde
che una pernice fu per avventura da Orante uccisa sulle terre di Bellario, senza esserne stata a lui
domandata licenza; per lo che incominciò a disgustarsi contro l’amico Orante, e questi similmente
non so quai doglianze e quai ragioni a Bellario opponeva. Questa fa l’insigne origine di una
disputa, che prima innanzi ai giudici locali, poscia innanzi ad una corte contestata, dura ivi
ancora da dodici anni; e renduti avendo i litiganti, di ricchi ch’erano, poverissimi, li ha
finalmente, dopo la perdita di tutte le sostanze, lor malgrado costretti di proporre una
transazione. Ella è approvata già da sei mesi, senza essere però stata mai sottoscritta, a cagione
di tante e tante dilazioni che or da tale, or da tal altro gavillo scaturiscono, di modo che evvi
ogni ragione di dover credere che i figli di Bellario e di Orante niun altro retaggio conseguiranno
dai genitori, tranne la pervicace scambievole animosità; e tutto il loro patrimonio consisterà nell’obbligo in essi transfuso di sostenere l’onore di una lite puerile nel suo
principio, e nel proseguimento suo vergognosa.
Zitat/Motto
« Io non ebbi mai delle liti, dice Montaigne, perchè averne mai non
volli. »
Ebene 3
Exemplum
A Vallisio incontrò la disgrazia di promuover lite contro il proprio
fratello; lite che, comunque giusta, da molti anni era durata, e più sarebbe, se nell’animo di lui
nato il pentimento non fosse di essere stato più al rigor del diritto proclive che alla fraterna
amicizia. Per lo che disse egli un giorno al suo avvocato: Ho risoluto di terminare la
mia causa amichevolmente. Come? quegli riprese, venire a transazione in una causa che tra poco siete
per vincere, coll’intiero risarcimento dei danni e delle spese? Intiero risarcimento! soggiunse
Vallisio: e chi mi risarcirà del riposo da tanti anni smarrito? Chi della perdita di un amico che
sola una conciliazione può ridonarmi? Ed amico, rispose l’avvocato, chiamar potete colui che vi
oltraggiò con tanti scritti ingiuriosi? Non egli, proseguì Vallisio, ma gli avvocati suoi mi
oltraggiarono. Il fuoco consumerà quegli scritti, e rimarranno così di un eterno obblio ricoperti.
La generosità di Vallisio pervenne all’orecchie del fratello, che dolcemente nel cuor commosso,
tutte anch’egli le sue pretensioni abbandonò, conoscendo che ricuperare un amico ed un fratello era
ben altro che trionfar di una lite.
