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      <titleStmt>
        <title>Le liti</title>
        <author>Giovanni Ferri di S. Costante</author>
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      <editionStmt>
        <edition>Moralische Wochenschriften</edition>
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          <name>Alexandra Fuchs</name>
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          <name> Alexandra Kolb</name>
          <resp>Editor</resp>
        </respStmt>
        <respStmt>
          <name> Andrea Kaser</name>
          <resp>Editor</resp>
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      <publicationStmt>
        <publisher>Institut für Romanistik, Universität Graz</publisher>
        <date when="2016-11-30">30.11.2016</date>
        <p>
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        </p>
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        <bibl>Ferri di S. Costante, Giovanni: Lo Spettatore italiano, preceduto da un Saggio Critico sopra i
Filosofi Morali e i Dipintori de’Costumi e de’Caratteri. Milano: Società Tipografica de’Classici
Italiani 1822, 199-205 </bibl>
        <bibl type="Einzelausgabe" xml:id="SPI">
          <title level="j">Lo Spettatore italiano</title>
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          <date>1822</date>
          <placeName key="#GID.1">Italien</placeName>
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              <interp xml:id="AE">Allgemeine Erzählung</interp>
              <interp xml:id="SP">Selbstportrait</interp>
              <interp xml:id="FP">Fremdportrait</interp>
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<p rend="EU"><milestone unit="E1" xml:id="FR.1"/></p>
<div1><head><hi
              rend="smallcaps">Le liti</hi></head>
<p rend="MO"><milestone unit="ZM" xml:id="FR.2"/><hi
              rend="italic"> Convenit a litibus, quantum licet, et nescio un paulo <lb/>plus etiam quam licet, abhorrentem esse; est etiam <lb/>non modo liberale paululum de suo jure decedere, <lb/>sed interdum etiam fructuosum </hi></p>
<p
                rend="QU">(<persName corresp="SPI" key="Cicero" subtype="H" xml:id="PN.1">Cic.</persName> <name
                corresp="SPI" key="de Off. I. 2, c. 18" type="work" xml:id="WT.1">de Off. I. 2, c. 18</name>).</p>
<p
                rend="UM">Le liti, per quanto si può, e forse ancora un poco più <lb/>di quello che si può, si conviene abborrirle; per- <lb/>ciocchè non pure si è atto liberale il dilungarsi al-<lb/>quanto dal suo diritto, ma è talvolta eziandio van-<lb/>taggioso. <milestone
                rend="closer" unit="ZM"/></p>
<p rend="SO"><milestone unit="E2" xml:id="FR.3"/> M<hi
                rend="smallcaps">antenere</hi> la concordia e l’unione fra i cittadini, assicurandone i diritti e le proprietà, è lo scopo grande a cui le leggi sono dirette; ma allorchè queste leggi oscure sono, numerose troppo e infra sè contraddicenti, generano ben tosto il gavillare, quella nera passione che istiga i cittadini a spogliarsi e a distruggersi scambievolmente coll’aiuto delle sottigliezze legali, che poste con artifizio in opera nel formare i processi, fan sì che da una lite mille altre liti germoglino, e che tutte eterne si rendano. Quindi è che una giurisprudenza oscura ed intralciata diviene la fonte dei delitti e dei mali presso le nazioni ricche e incivilite, le quali, per rispetto a ciò, sono assai più da compiangere di quei popoli che rozzi e poveri vivono una vita quasi selvaggia.</p>
<p><milestone
                unit="E3" xml:id="FR.4"/> <milestone unit="EX" xml:id="FR.5"/> È In <placeName corresp="SPI"
                key="#GID.2" ref="geonameID:2750405"
                xml:id="PL.1">Olanda</placeName> una legge ed una costumanza la migliore e la più eccellente di quante io ne <pb
                n="200"/> abbia giammai vedute. Ivi, allorchè due persone vogliono l’una contro l’altra litigare, sono obbligate a rappresentarsi al tribunale dei giudici ordinati a conciliar le contese, e che perciò hanno il nome di giudici Pacificatori: dinanzi a’quali se le parti compariscono con un avvocato o con un patrocinatore, ponsi incontanente in opera l’utile provvedimento di farneli allontanare, in quella guisa che la legna si allontana da un fuoco che si vuole spegnere. Allora i pacificatori: « E qual follía è la vostra, alle parti van ripetendo, di voler impoverire per comprare la vostra infelicità? Noi per mediatori c’interponiamo, e la causa sarà acconciata, senza che alcun dispendio vi aggravi ». In cotal guisa essi favellano ai litiganti; e se si avveggono che la smania del litigio si è con troppe salde radici nei loro animi abbarbicata, ad altro giorno protraggono l’esperimento; e quindi, se util sembri, anche altre ed altre volte vi si provano, sperando che il tempo gli innacerbiti spiriti raddolcisca; finchè all’ultimo accorgendosi esser dei litiganti la follía non curabile, permettono ad essi di scendere nella giuridica arena, non altrimenti che soglionsi le cancrenate membra ai ferri de’cerusici abbandonare. <milestone
                rend="closer" unit="EX"/> <milestone rend="closer"
                unit="E3"/></p>
<p>Non è al mondo maniera d’uomini più di spregio degna e più nocevole di quei legisti i quali, d’ogni sentimento di giustizia e di equità dispogliati, hanno lo sciagurato talento di eludere lo spirito delle leggi, di tortamente interpretarne le parole, e di far sì che la verità tra intricato labirinto de’cavilli si avviluppi in <pb
                n="201"/> guisa e a perda, che niun filo a trarnela si ritrovi. Certo che non ben comprendesi, come persone liberalmente educate e messe ad una assai onorevole professione, a vergogna non si rechino di affermare palpabili falsità per isparger tenebre sulle più evidenti dimostrazioni; nè sentano ribrezzo di sostenere cose per se stesse da non sostenere, componendo il volto e la voce a far credere altrui che dall’intima persuasione dell’animo ogni lor detto derivi. E in questa guisa operando avviliscono e degradano se medesimi, non altra scusa adducendo, se non che di essere dalla professione che esercitano, a così operare sospinti. Essi non considerano che anche lo scroccatore ed il ladro simigliante scusa affacciar potrebbono; nè loro sovviene che nel cuore di tutte le oneste persone, a qualunque professione intese, trovasi ingenito il sacro principio dell’onore e della giustizia, la cui infrazione giustificata esser non puote nè dalle vili mire dell’interesse, nè dal falso pretesto di una necessità di mestiere.</p>
<p><milestone
                unit="E3" xml:id="FR.6"/> <milestone unit="EX" xml:id="FR.7"/> <persName corresp="SPI" key="Gervasio"
                subtype="F"
                xml:id="PN.2">Gervasio</persName> ereditato avea da’suoi genitori un opulento patrimonio, e la sua felicità era andata a paro co’suoi desiderii, fino al momento ch’egli non ebbe la disavventura di conoscere uno de’più degni settatori della cavillità, voglio io dire <persName
                corresp="SPI" key="Rufino" subtype="F"
                xml:id="PN.3">Rufino</persName>, il quale gittati avendo i suoi sguardi sopra alcune antiche pergamene che in casa di <persName
                corresp="SPI" key="Gervasio" subtype="F"
                xml:id="PN.4">Gervasio</persName> fra la polve giacevano, ed essendo per la lettura di esse venuto in cognizione di non so quai titoli che davano a lui diritto sulla proprietà del suo vicino, consigliollo a muovere una causa contro questo pacifico possessore. <pb
                n="202"/> Sedotto <persName corresp="SPI" key="Gervasio" subtype="F"
                xml:id="PN.5">Gervasio</persName> da sì fatti consigli dettati dall’amor del guadagno, proseguì per lo spazio quasi di venti anni questa causa odiosissima; nè altro bene ottenne che alla mendicità ridurre lo sventurato vicino, quasi tutte consumare le sue proprie sostanze, e render <persName
                corresp="SPI" key="Rufino" subtype="F"
                xml:id="PN.6">Rufino</persName> certo possessore di quel terreno che di dubbia lite era stato materia. <milestone
                rend="closer" unit="EX"/> <milestone rend="closer"
                unit="E3"/></p>
<p>Perdendo il proprio con molti litigi, imparasi ad usurpare l’altrui. <milestone
                unit="E3" xml:id="FR.8"/> <milestone unit="EX"
                xml:id="FR.9"/> Nè sia un esempio Berillo, le cui sostanze tutte nelle mani degli avvocati e dei procuratori sono cadute. Or egli, dacchè quelli ne lo hanno spogliato, si occupa unicamente nello studio del diritto, o, per meglio dire, della cavillazone; e tien per fermo che coll’aiuto di questa scienza sarà per acquistare fra breve tempo una quantità di beni ancor maggiore di quelli che colle liti ha consunti. « So, va egli dicendo fra sè stesso, so che io entro in un labirinto; ma chi vi penetra, una miniera d’oro rinviene. I procuratori allorchè fecero la mia ruina, in me transmisero il diritto di poter fare l’altrui. Fra breve tempo la mia sorte in meglio sarà cangiata, giacchè terre e rendite perdei che beni erano passeggeri; ma ora di un capitale fo acquisto che è senza fondo, dal quale io bene saprò molto frutto ritrarre. » <milestone
                rend="closer" unit="EX"/> <milestone rend="closer"
                unit="E3"/></p>
<p>Havvi di alcuni che dalla passione dominati sono di litigare, siccome altri dalla passione del giuoco: ed havvi di quelli pei quali il piatire è un mestiere, siccome per altri lo è il fabbricare, l’imprimere e il lavorare le stoffe. <milestone
                unit="E3" xml:id="FR.10"/> <milestone unit="EX"
                xml:id="FR.11"/> E questa appunto si è la professione di <persName corresp="SPI" key="Argalo"
                subtype="F" xml:id="PN.7">Argalo</persName>, noto al mondo non già pel grado che occupa, <pb
                n="203"/> ma pel nome che comunalmente gli è dato di litigante. Favellando cogli amici, egli tratto tratto ripete, che ora a respirare incomincia per le sue liti, che felicemente son terminate, tranne cinque o sei, fra le quali una contro il figlio, a cui gli alimenti contrasta, ed un’altra contro la moglie, dalla quale vuol far divorzio. <milestone
                rend="closer" unit="EX"/> <milestone rend="closer"
                unit="E3"/></p>
<p>Soventi volte non tanto lo spirito del guadagno, quanto l’amor proprio, il capriccio e la caparbietà aprono la strada a ruinose contestazioni. <milestone
                unit="E3" xml:id="FR.12"/> <milestone unit="EX"
                xml:id="FR.13"/> La parentela, i trastulli dell’infanzia, gli studi della giovinezza e la contiguità delle terre stretto avevano forte vincolo di amicizia tra <persName
                corresp="SPI" key="Bellario" subtype="F" xml:id="PN.8">Bellario</persName> ed <persName corresp="SPI"
                key="Orante" subtype="F"
                xml:id="PN.9">Orante</persName>. Accadde che una pernice fu per avventura da <persName corresp="SPI"
                key="Orante" subtype="F" xml:id="PN.10">Orante</persName> uccisa sulle terre di <persName corresp="SPI"
                key="Bellario" subtype="F"
                xml:id="PN.11">Bellario</persName>, senza esserne stata a lui domandata licenza; per lo che incominciò a disgustarsi contro l’amico <persName
                corresp="SPI" key="Orante" subtype="F"
                xml:id="PN.12">Orante</persName>, e questi similmente non so quai doglianze e quai ragioni a <persName
                corresp="SPI" key="Bellario" subtype="F"
                xml:id="PN.13">Bellario</persName> opponeva. Questa fa l’insigne origine di una disputa, che prima innanzi ai giudici locali, poscia innanzi ad una corte contestata, dura ivi ancora da dodici anni; e renduti avendo i litiganti, di ricchi ch’erano, poverissimi, li ha finalmente, dopo la perdita di tutte le sostanze, lor malgrado costretti di proporre una transazione. Ella è approvata già da sei mesi, senza essere però stata mai sottoscritta, a cagione di tante e tante dilazioni che or da tale, or da tal altro gavillo scaturiscono, di modo che evvi ogni ragione di dover credere che i figli di <persName
                corresp="SPI" key="Bellario" subtype="F" xml:id="PN.14">Bellario</persName> e di <persName corresp="SPI"
                key="Orante" subtype="F"
                xml:id="PN.15">Orante</persName> niun altro retaggio conseguiranno dai genitori, tranne la pervicace scambievole animosità; e tutto il loro patrimonio <pb
                n="204"/> consisterà nell’obbligo in essi transfuso di sostenere l’onore di una lite puerile nel suo principio, e nel proseguimento suo vergognosa. <milestone
                rend="closer" unit="EX"/> <milestone rend="closer" unit="E3"/></p>
<p><milestone unit="ZM"
                xml:id="FR.14"/> « Io non ebbi mai delle liti, dice <persName corresp="SPI" key="Montaigne, Michel de"
                subtype="H" xml:id="PN.16">Montaigne</persName>, perchè averne mai non volli. » <milestone rend="closer"
                unit="ZM"/> Litigare per volontà è una follía; per necessità, una disgrazia. L’inquietezza dell’animo, la perdita del tempo e le spese che anticipare si debbono, fan sì che a reputar si abbia come cattiva e nocevole qual mai si voglia causa più giusta; nè gli uomini di sano intendimento indugiar debbono un istante in preferire ad essa un accordo, tutto che minor utile ne ritraggono, che dalla completa vittoria non ritrarrebbono. Imperocchè fra i vantaggi della conciliazione egli è uopo annoverare quello inapprezzabile della tranquillità che si ricupera, l’altro del tempo che ai famigliari interessi può ridonarsi, e quello finalmente di assicurare una parte almeno della cosa disputata, evitando il pericolo di tutto perdere; il che interviene le più volte a que’litiganti di professione, i quali, comecchè di mala fede non sieno, hannosi talmente fitta in capo la pretesa giustizia della lor causa, che ostinati, allora soltanto della loro sciocchezza si avveggono, quando colpiti sono dalla final sentenza che li condanna.</p>
<p><milestone
                unit="E3" xml:id="FR.15"/> <milestone unit="EX" xml:id="FR.16"/> A <persName corresp="SPI"
                key="Vallisio" subtype="F"
                xml:id="PN.17">Vallisio</persName> incontrò la disgrazia di promuover lite contro il proprio fratello; lite che, comunque giusta, da molti anni era durata, e più sarebbe, se nell’animo di lui nato il pentimento non fosse di essere stato più al rigor del diritto proclive che alla fraterna amicizia. Per lo che disse egli un giorno al suo avvocato: Ho risoluto <pb
                n="205"/> di terminare la mia causa amichevolmente. Come? quegli riprese, venire a transazione in una causa che tra poco siete per vincere, coll’intiero risarcimento dei danni e delle spese? Intiero risarcimento! soggiunse <persName
                corresp="SPI" key="Vallisio" subtype="F"
                xml:id="PN.18">Vallisio</persName>: e chi mi risarcirà del riposo da tanti anni smarrito? Chi della perdita di un amico che sola una conciliazione può ridonarmi? Ed amico, rispose l’avvocato, chiamar potete colui che vi oltraggiò con tanti scritti ingiuriosi? Non egli, proseguì <persName
                corresp="SPI" key="Vallisio" subtype="F"
                xml:id="PN.19">Vallisio</persName>, ma gli avvocati suoi mi oltraggiarono. Il fuoco consumerà quegli scritti, e rimarranno così di un eterno obblio ricoperti. La generosità di <persName
                corresp="SPI" key="Vallisio" subtype="F"
                xml:id="PN.20">Vallisio</persName> pervenne all’orecchie del fratello, che dolcemente nel cuor commosso, tutte anch’egli le sue pretensioni abbandonò, conoscendo che ricuperare un amico ed un fratello era ben altro che trionfar di una lite. <milestone
                rend="closer" unit="EX"/> <milestone rend="closer" unit="E3"/> <milestone rend="closer"
                unit="E2"/> <milestone rend="closer" unit="E1"/></p>
<p/></div1></body>
      </text>
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              <seg synch="#FR.1" type="E1"> Le liti <seg type="MO">
                  <seg synch="#FR.2" type="ZM"> Convenit a
litibus, quantum licet, et nescio un paulo <lb/>plus etiam quam licet, abhorrentem esse; est etiam
<lb/>non modo liberale paululum de suo jure decedere, <lb/>sed interdum etiam fructuosum </seg>
                  <seg type="QU">(Cic. de Off. I. 2, c. 18).</seg>
                  <seg type="UM">Le liti, per quanto si può, e forse ancora un poco più <lb/>di quello che si può, si
conviene abborrirle; per- <lb/>ciocchè non pure si è atto liberale il dilungarsi al-<lb/>quanto dal
suo diritto, ma è talvolta eziandio van-<lb/>taggioso. </seg>
                </seg>
                <seg synch="#FR.3"
                    type="E2"> Mantenere la concordia e l’unione fra i cittadini, assicurandone i
diritti e le proprietà, è lo scopo grande a cui le leggi sono dirette; ma allorchè queste leggi
oscure sono, numerose troppo e infra sè contraddicenti, generano ben tosto il gavillare, quella nera
passione che istiga i cittadini a spogliarsi e a distruggersi scambievolmente coll’aiuto delle
sottigliezze legali, che poste con artifizio in opera nel formare i processi, fan sì che da una lite
mille altre liti germoglino, e che tutte eterne si rendano. Quindi è che una giurisprudenza oscura
ed intralciata diviene la fonte dei delitti e dei mali presso le nazioni ricche e incivilite, le
quali, per rispetto a ciò, sono assai più da compiangere di quei popoli che rozzi e poveri vivono
una vita quasi selvaggia. <seg
                    synch="#FR.4" type="E3">
                    <seg synch="#FR.5"
                        type="EX"> È In Olanda una legge ed una costumanza la migliore e la più
eccellente di quante io ne <pb n="200"/>abbia giammai vedute. Ivi, allorchè due persone vogliono
l’una contro l’altra litigare, sono obbligate a rappresentarsi al tribunale dei giudici ordinati a
conciliar le contese, e che perciò hanno il nome di giudici Pacificatori: dinanzi a’quali se le
parti compariscono con un avvocato o con un patrocinatore, ponsi incontanente in opera l’utile
provvedimento di farneli allontanare, in quella guisa che la legna si allontana da un fuoco che si
vuole spegnere. Allora i pacificatori: « E qual follía è la vostra, alle parti van ripetendo, di
voler impoverire per comprare la vostra infelicità? Noi per mediatori c’interponiamo, e la causa
sarà acconciata, senza che alcun dispendio vi aggravi ». In cotal guisa essi favellano ai litiganti;
e se si avveggono che la smania del litigio si è con troppe salde radici nei loro animi abbarbicata,
ad altro giorno protraggono l’esperimento; e quindi, se util sembri, anche altre ed altre volte vi
si provano, sperando che il tempo gli innacerbiti spiriti raddolcisca; finchè all’ultimo
accorgendosi esser dei litiganti la follía non curabile, permettono ad essi di scendere nella
giuridica arena, non altrimenti che soglionsi le cancrenate membra ai ferri de’cerusici abbandonare.
</seg>

                  </seg> Non è al mondo maniera d’uomini più di spregio degna e più nocevole di quei legisti i quali,
d’ogni sentimento di giustizia e di equità dispogliati, hanno lo sciagurato talento di eludere lo
spirito delle leggi, di tortamente interpretarne le parole, e di far sì che la verità tra intricato
labirinto de’cavilli si avviluppi in <pb
                    n="201"/>guisa e a perda, che niun filo a trarnela si
ritrovi. Certo che non ben comprendesi, come persone liberalmente educate e messe ad una assai
onorevole professione, a vergogna non si rechino di affermare palpabili falsità per isparger tenebre
sulle più evidenti dimostrazioni; nè sentano ribrezzo di sostenere cose per se stesse da non
sostenere, componendo il volto e la voce a far credere altrui che dall’intima persuasione dell’animo
ogni lor detto derivi. E in questa guisa operando avviliscono e degradano se medesimi, non altra
scusa adducendo, se non che di essere dalla professione che esercitano, a così operare sospinti.
Essi non considerano che anche lo scroccatore ed il ladro simigliante scusa affacciar potrebbono; nè
loro sovviene che nel cuore di tutte le oneste persone, a qualunque professione intese, trovasi
ingenito il sacro principio dell’onore e della giustizia, la cui infrazione giustificata esser non
puote nè dalle vili mire dell’interesse, nè dal falso pretesto di una necessità di mestiere. <seg
                    synch="#FR.6" type="E3">
                    <seg synch="#FR.7"
                        type="EX"> Gervasio ereditato avea da’suoi genitori un opulento patrimonio, e la
sua felicità era andata a paro co’suoi desiderii, fino al momento ch’egli non ebbe la disavventura
di conoscere uno de’più degni settatori della cavillità, voglio io dire Rufino, il quale gittati
avendo i suoi sguardi sopra alcune antiche pergamene che in casa di Gervasio fra la polve giacevano,
ed essendo per la lettura di esse venuto in cognizione di non so quai titoli che davano a lui
diritto sulla proprietà del suo vicino, consigliollo a muovere una causa contro questo pacifico
possessore. <pb n="202"/>Sedotto Gervasio da sì fatti consigli dettati dall’amor del guadagno,
proseguì per lo spazio quasi di venti anni questa causa odiosissima; nè altro bene ottenne che alla
mendicità ridurre lo sventurato vicino, quasi tutte consumare le sue proprie sostanze, e render
Rufino certo possessore di quel terreno che di dubbia lite era stato materia. </seg>
                  </seg> Perdendo il proprio con molti litigi, imparasi ad usurpare l’altrui. <seg synch="#FR.8" type="E3">
                    <seg synch="#FR.9" type="EX"> Nè sia un esempio Berillo, le cui sostanze tutte nelle mani degli
avvocati e dei procuratori sono cadute. Or egli, dacchè quelli ne lo hanno spogliato, si occupa
unicamente nello studio del diritto, o, per meglio dire, della cavillazone; e tien per fermo che
coll’aiuto di questa scienza sarà per acquistare fra breve tempo una quantità di beni ancor maggiore
di quelli che colle liti ha consunti. « So, va egli dicendo fra sè stesso, so che io entro in un
labirinto; ma chi vi penetra, una miniera d’oro rinviene. I procuratori allorchè fecero la mia
ruina, in me transmisero il diritto di poter fare l’altrui. Fra breve tempo la mia sorte in meglio
sarà cangiata, giacchè terre e rendite perdei che beni erano passeggeri; ma ora di un capitale fo
acquisto che è senza fondo, dal quale io bene saprò molto frutto ritrarre. » </seg>

                  </seg> Havvi di alcuni che dalla passione dominati sono di litigare, siccome altri dalla passione
del giuoco: ed havvi di quelli pei quali il piatire è un mestiere, siccome per altri lo è il
fabbricare, l’imprimere e il lavorare le stoffe. <seg
                    synch="#FR.10" type="E3">
                    <seg synch="#FR.11"
                        type="EX"> E questa appunto si è la professione di Argalo, noto al mondo non già
pel grado che occupa, <pb n="203"/>ma pel nome che comunalmente gli è dato di litigante. Favellando
cogli amici, egli tratto tratto ripete, che ora a respirare incomincia per le sue liti, che
felicemente son terminate, tranne cinque o sei, fra le quali una contro il figlio, a cui gli
alimenti contrasta, ed un’altra contro la moglie, dalla quale vuol far divorzio. </seg>

                  </seg> Soventi volte non tanto lo spirito del guadagno, quanto l’amor proprio, il capriccio e la
caparbietà aprono la strada a ruinose contestazioni. <seg
                    synch="#FR.12" type="E3">
                    <seg synch="#FR.13"
                        type="EX"> La parentela, i trastulli dell’infanzia, gli studi della giovinezza e
la contiguità delle terre stretto avevano forte vincolo di amicizia tra Bellario ed Orante. Accadde
che una pernice fu per avventura da Orante uccisa sulle terre di Bellario, senza esserne stata a lui
domandata licenza; per lo che incominciò a disgustarsi contro l’amico Orante, e questi similmente
non so quai doglianze e quai ragioni a Bellario opponeva. Questa fa l’insigne origine di una
disputa, che prima innanzi ai giudici locali, poscia innanzi ad una corte contestata, dura ivi
ancora da dodici anni; e renduti avendo i litiganti, di ricchi ch’erano, poverissimi, li ha
finalmente, dopo la perdita di tutte le sostanze, lor malgrado costretti di proporre una
transazione. Ella è approvata già da sei mesi, senza essere però stata mai sottoscritta, a cagione
di tante e tante dilazioni che or da tale, or da tal altro gavillo scaturiscono, di modo che evvi
ogni ragione di dover credere che i figli di Bellario e di Orante niun altro retaggio conseguiranno
dai genitori, tranne la pervicace scambievole animosità; e tutto il loro patrimonio <pb n="204"/>consisterà nell’obbligo in essi transfuso di sostenere l’onore di una lite puerile nel suo
principio, e nel proseguimento suo vergognosa. </seg>
                  </seg>
                  <seg synch="#FR.14"
                    type="ZM"> « Io non ebbi mai delle liti, dice Montaigne, perchè averne mai non
volli. » </seg> Litigare per volontà è una follía; per necessità, una disgrazia. L’inquietezza
dell’animo, la perdita del tempo e le spese che anticipare si debbono, fan sì che a reputar si abbia
come cattiva e nocevole qual mai si voglia causa più giusta; nè gli uomini di sano intendimento
indugiar debbono un istante in preferire ad essa un accordo, tutto che minor utile ne ritraggono,
che dalla completa vittoria non ritrarrebbono. Imperocchè fra i vantaggi della conciliazione egli è
uopo annoverare quello inapprezzabile della tranquillità che si ricupera, l’altro del tempo che ai
famigliari interessi può ridonarsi, e quello finalmente di assicurare una parte almeno della cosa
disputata, evitando il pericolo di tutto perdere; il che interviene le più volte a que’litiganti di
professione, i quali, comecchè di mala fede non sieno, hannosi talmente fitta in capo la pretesa
giustizia della lor causa, che ostinati, allora soltanto della loro sciocchezza si avveggono, quando
colpiti sono dalla final sentenza che li condanna. <seg
                    synch="#FR.15" type="E3">
                    <seg synch="#FR.16"
                        type="EX"> A Vallisio incontrò la disgrazia di promuover lite contro il proprio
fratello; lite che, comunque giusta, da molti anni era durata, e più sarebbe, se nell’animo di lui
nato il pentimento non fosse di essere stato più al rigor del diritto proclive che alla fraterna
amicizia. Per lo che disse egli un giorno al suo avvocato: Ho risoluto <pb n="205"/>di terminare la
mia causa amichevolmente. Come? quegli riprese, venire a transazione in una causa che tra poco siete
per vincere, coll’intiero risarcimento dei danni e delle spese? Intiero risarcimento! soggiunse
Vallisio: e chi mi risarcirà del riposo da tanti anni smarrito? Chi della perdita di un amico che
sola una conciliazione può ridonarmi? Ed amico, rispose l’avvocato, chiamar potete colui che vi
oltraggiò con tanti scritti ingiuriosi? Non egli, proseguì Vallisio, ma gli avvocati suoi mi
oltraggiarono. Il fuoco consumerà quegli scritti, e rimarranno così di un eterno obblio ricoperti.
La generosità di Vallisio pervenne all’orecchie del fratello, che dolcemente nel cuor commosso,
tutte anch’egli le sue pretensioni abbandonò, conoscendo che ricuperare un amico ed un fratello era
ben altro che trionfar di una lite. </seg>
                  </seg>
                </seg>
              </seg>
            </ab>
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