Lo Spettatore italiano: Il quadro della vittoria
Permalink: https://gams.uni-graz.at/o:mws-117-1016
Ebene 1
Il quadro della vittoria
Zitat/Motto
Omnia sunt misera in bellis, sed miserius nihil quam
ipsa victoriaTutto è misero nella guerra, ma nulla è più misero
ipsa victoria
(Cicer.).
Tutto è misero nella guerra, ma nulla è più misero
della stessa vittoria.
Ebene 2
Ebene 3
Exemplum
Era scoppiata la guerra, ed il giovane Fernando, che indi a non guari
doveva sposare l’amabile e sensibile Sofia, fu costretto a lanciar le nozze per correre alle armi.
Or chi potrebbe descrivere il dolor di Sofia? Se dura a sofferirsi è la lontananza a tutti gli
amanti, quanto sarà ella più incomportabile per quelli che hanno ragione di paventarla eterna?
Essendo un giorno a far visita al padre di Sofia, io la trovai in una sala tutta intesa a
contemplare le stampe onde è ornata, nelle quali erano ritratti gli orrori della guerra; e m’avvidi
ch’ella aveva gli occhi ancora lagrimosi. Che avete voi, o bella Sofia? le dissi. Piango, rispose
ella, una compiuta vittoria che in questi disegni è figurata. Accennandomi quindi tutte le venture
di una giornata, mi parlò così con tutto l’entusiasmo della filantropia e dell’amore. Ecco, signor
mio, qui l’aspetto della vittoria e della disfatta. Guardate questi due poderosi stormi, i quali,
sotto preordinate disposizioni d’assalto, vengono a cozzar l’uno coll’altro per
trucidarsi, per commettere con molti quel delitto, che commesso da solo viene colla più ignominiosa
morte punito. Orribil misfatto è l’uccider un uomo, ma nella esterminazione di tanti suonan le
trombe ed annunziano il trionfo e la gloria. Tenebrose prigioni, durissime sentenze, patibolo e
morte ed infamia sono riservate a chi nel furor dell’ira e della cupidigia lorda le mani nel sangue
del suo simile; ma si coronan di lauro quegli eroi, quei mostri che hanno devastate le campagne,
spopolate le città, trucidata una nazione. Tacque allora Sofia, e di uno sdegno magnanimo le avvampò
tutto il viso. In questo quadro, ella riprese a dire, potete discernere i legittimi assassini e
gloriosi in tutte le diverse attitudini effigiati. Vedete, vedete quell’infelice col fianco
squarciato dal piombo fatale che ancora non ha finito di penetrare. Vedete qua busti senza capi, là
braccia senza tronchi: quaggiù feriti cavalli scalpitanti, e piagati e moribondi cavalieri. Diritti,
privilegi, territorii o contesi o invasi, sono questi i pretesti e le scuse di tante crudeltà.
Pretesti iniqui! assurde scuse! Ma colà giù è più rapida e più gloriosa la distruzione. Guardate là
in quell’angolo dove s’attende a sgombrare il campo dai trafitti e dai morti. Par che ancora
respirino certi straziati; par che palpitino ancora. Ve’ come il sangue scorre! Ve’ quel misero
abbattuto e disarmato cui un barbaro acciaro sta per trafiggere! Ferma, ferma, crudele: quegli è un
uomo, quegli è un tuo simile! forse i vincoli i più sacri, i più cari lo uniscono . . . . Arresta quella mano sacrilega! Non divenir micidiale di quella misera che vive nella costui
vita. Non voler disfare i suoi teneri e sventurati figliuoli. Rispetta i dolci legami del sangue e
della natura. Non oltraggiar l’umanità, trema della divina vendetta! Ah! Fernando, Fernando mio,
ecco i pericoli cui tu corri ad incontrare! Forse aimè! l’istessa sorte . . . . e così dicendo cadde
svenuta. Era ingombra la di lei anima d’immagini sanguinose e spaventevoli, parendole vedere il suo
fedele sotto la spada del nemico morire svenato. Oh misera visione, onde che prima che il fatto
accadesse ne seppe le novelle!
