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        <title>Lezione CIX</title>
        <author>Cesare Frasponi</author>
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        <edition>Moralische Wochenschriften</edition>
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          <name> Lisa Pirkebner</name>
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      <publicationStmt>
        <publisher>Institut für Romanistik, Universität Graz</publisher>
        <date when="2017-01-17">17.01.2017</date>
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        <bibl>Frasponi, Cesare: Il Filosofo alla moda, ovvero, Il Maestro Universale. Venezia: Giovanni
Malachino 1728, 275-281 </bibl>
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          <title level="j">Il Filosofo alla Moda</title>
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          <date>1727</date>
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<div1><head>Lezione CIX</head>
<p rend="SO"><milestone unit="E2"
                xml:id="FR.2"/> Un Corrispondente Spiritoso si rassomiglia ad una Donna ostinata che vuole sempre dire l’ultimo. Non credevo, con tutto questo, che la mia ultima Lettera alla Società difforme, mi attraesse altra risposta, massimamente, avendo loro promesso di portarmi ben presto in Persona a riverirli; ma nodriscono tanta venerazione per me che non hanno voluto mancare a questo <pb
                n="276"/> dovere. Che che ne sia; per quello riguarda il matrimonio, che mi propongono colla incomparabile <persName
                corresp="FMIT" key="Ecatissa" rend="italic" subtype="F"
                xml:id="PN.1">Ecatissa</persName>, l’accetterei di buon cuore, se non temessi, che tutta la Società vorrà fare amicizia con lei. E chi potrebbe assicurarsi di custodire lungo tempo il cuore di una Donna, esposta a sì gravi tentazioni frà una truppa di sì terribili oggetti? E quello più m’ingelosisce si è, ch’ella mostra del debole verso gli Uomini della loro tornitura.</p>
<p>Con tutto ciò, ho pensiero di donarle il mio cuore, senz’averne più cattiva opinione; benche <hi
              rend="italic">Marziale</hi> abbi scritto un anticipato epigramma contro di lei. Eccolo.</p>
<p
                rend="CI"><milestone unit="E3" xml:id="FR.3"/> <milestone unit="ZM"
                xml:id="FR.4"/> Tacta places, audita places, si non videare<lb/>Tota places; neutro, si videare, places. <milestone
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<p rend="SO"><milestone unit="MT"
                xml:id="FR.5"/> Veniamo alla Risposta de’miei illustri Associati; ella è conceputa ne’seguenti termini. <milestone
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<p rend="BA"><milestone unit="E3" xml:id="FR.6"/> <milestone unit="LB"
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<p
                rend="SO">Abbiamo ricevuta la Lettera, di cui ci avete onorati, come un segnalato argomento della vostra benevolenza, e della vostra amicizia fraterna. Siamo tutti desiderosi di vedere quì la vostra corta Faccia; e già che la sapienza de’nostri Regolamenti è stata immortalizata nel vostro Foglio sulla speranza, in oltre, <pb
                n="277"/> non lascierete, che le nostre difformità personali passino fino alla posterità più lontana, crediamo, che la nostra riconoscenza ci obblighi a ricevere con profondo rispetto tutte le persone, che giudicherete a proposito di raccomandarci di tempo in tempo per il loro merito straordinario. Per quello riguarda la Dama <persName
                corresp="FMIT" key="Miniata" rend="italic" subtype="F"
                xml:id="PN.2">Miniata</persName>, abbiamo già pronta una sedia d’appoggio, al capo della nostra Tavola. Non dubitiamo, che il di lei orribile aspetto non ne rilevi bene la maestà; e che ella non sia per istarvi meglio con tutta la sua naturale bruttezza, che con tutti i superficiali tratti del Penello. Questi, come avete giudiziosamente osservato, svaniscono ad ogni minimo soffio. E cosa certa, che i più innocenti Adoratori di queste Deità ponno sfigurarne il nicchio in salutandole, e ponno imprimervi i loro imbalsamati baci, e divorare le tenere labbra della loro Innamorata, per servirmi delle metafore usate da nostri Poeti, e pigliate con tutto rigore.</p>
<p>In somma i volti delle miniate, per istare alla prova del cattivo tempo, debbono avere la tintura del Dottore <persName
                corresp="FMIT" key="Carbonchio" rend="italic" subtype="F"
                xml:id="PN.3">Carbonchio</persName>, benchè la miniatura del seno gli costi molto cara; ma si vanta, altresì, col famoso <persName
                corresp="FMIT" key="Zeus" rend="italic" subtype="H"
                xml:id="PN.4">Zeusi</persName>, che dipinge all’eternità: <hi
                rend="italic">in eternitatem pingo</hi>; e dice sovente alle Belle, che se desiderano farsi una tintura capace di resistere ai baci, deb-<pb
                n="278"/>bono lasciare il Belletto, ed applicarsi al buon vino. Medicina, che felicemente praticata, a nostri giorni, ha prodotti più meravigliosi effetti dell’acqua luminosa, di cui il nostro celebre <persName
                corresp="FMIT" key="Hippokrates" subtype="H"
                xml:id="PN.5">Ippocrate</persName> del Pilone, e del mortajo n’è l’Inventore. </p>
<p>Dopo averne usato qualche tempo, ella fa buona ciera, un aria viva, ed un colore di rosa; nè vi è un migliore specifico al mondo per guarire la Febbre dell’animo. Ma per ritornare al nostro Candidato Femina, la quale, per quanto intendo, è ritornata in se, nè vuole più imbrattarsi di colori pigliati imprestito; già che ella è la prima del suo sesso, che ci ha fatto sì grand’onore, vi prometto che sarà ben presto esaltata in verso, ed in prosa per la più diforme di tutte le Dame; e che non le mancheranno mai quì Ammiratori orribili quanto ella. Il di lei volto longo però mi fà sospettare, che porti le sue mire più lontano di quello credete; e che si accomoderebbe forse meglio col <hi
                rend="italic">Filosofo</hi> moderno, per suo amante, che con verun altro de’suoi consociati, o con ogni altra persona del mondo. Ciò supposto, non posso se non approvare la di lei elezione; e se fosse in mio potere stabilirei volentieri una buona corrispondenza tra due volti si opposti, come l’unico mezzo di raddrizzare l’aria della Famigla dall’una, e dall’altra parte. Sapete in oltre, ch’ella ha una <pb
                n="279"/> grande agilità di lingua; così non avreste a temere, che il vostro primo figliuolo fosse muto, del che, senza questo, vi sarebbe qualche pericolo. Non veggo pure, se mi è permesso il dirlo, vi sia in questo verun’male per voi; benche il di lei volto non abbi la freschezza d’un Pomo, puole però, discorrerla presso poco come un mio Amico difonto, il quale nell’età di sessantacinque anni sposò una tenere Giovine di quindici; e mi ha detto più volte negli altri cinque anni di sua vita; che, così vecchio come appariva, quando si ammogliò, egli, e la sua sposa non aveano insieme, che ottant’anni. <persName
                corresp="FMIT" key="Ecatissa" rend="italic" subtype="F"
                xml:id="PN.6">Ecatissa</persName> non potrebbe dire lo stesso, che cioè non ostante la longhezza del suo volto, dopo avere sposato il <hi
                rend="italic">Filosofo</hi>, non ne rimarrà loro, che un mezzo braccio frà tutti due?</p>
<p>Questa è la giusta proporzione ovale frà il marito, e la moglie, per quanto il Sig. <persName
                corresp="FMIT" key="Mentone" rend="italic" subtype="U"
              xml:id="PN.7">Mentone</persName> Dottore di Legge, e mio illustre processore, ha sempre sostenuto. Ma si come questa puol essere cosa nuova per voi, che non avete fin’ora mai atteso al favore delle Dame, vi concederò il tempo, che vi piacerà per determinarvi, sulla speranza, che i vostri pensieri si accorderanno finalmente coi miei, il che riescirebbe di grande onore per chi è &amp;c.</p>
<p
                rend="BU">Il Presidente. <milestone rend="closer" unit="LB"/> <milestone rend="closer"
              unit="E3"/></p>
<p rend="SO"><pb n="280"/> <milestone unit="MT"
                xml:id="FR.9"/> La seguente Lettera non contiene gran cosa; ma non posso risolvermi a supprimerla, per essere scritta a mio onore, e gloria. <milestone
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<p rend="BA"><milestone unit="E3" xml:id="FR.10"/> <milestone unit="LB"
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<p
                rend="SO">Avete proposta in uno de’vostri Fogli la Ippotesi d’un serio Autore per ispiegare lo strano Fenomeno del Ridere. Se non l’avesse detto, che l’Autore citato, nissuno vi avrebbe abbadato; ma la vostra approvazione è quella, che gli da del risalto. Eccovi un caso molto imbrogliato. Alla Lettura di quello stesso Foglio, cert’uni, coi quali mi ritrovai, ne risero di tutto cuore, e vi confesso, che sarebbe stata necessaria una estrema flemma per astenersene, ad una tale Comedia. Sì che vi sono delle Persone al mondo sì sprovedute di senno, per immaginarsi, che voi siate in uno stato di pazzia <hi
                rend="italic">superiore alla loro</hi>. Vi priego dunque dirmi, come potete giustificare la vostra Ippotesi nel proposito. <milestone
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<p
                rend="SO">Per rispondere, in poche parole, alla vostra Lettera, vi prego di raccogliere le vostre idee; e ritroverete, che quando mi avete fatto l’onore di trastularvi alla Lettura del mio Foglio, avete ri-<pb
                n="281"/>duto da veri sciocchi, come quelli, che servono di giuoco ai Principi di <placeName
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              xml:id="PL.1">Germania</placeName>, da Goffi, da Buffoni, da Burlatori, che fanno professione di far cadere nella trappola gli altri. Da Piastroni, che sono pigliati di mira da tutti gli scherni del mondo, e non da chi è &amp;c.</p>
<p
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                    type="E2"> Un Corrispondente Spiritoso si rassomiglia ad una Donna ostinata che
vuole sempre dire l’ultimo. Non credevo, con tutto questo, che la mia ultima Lettera alla Società
difforme, mi attraesse altra risposta, massimamente, avendo loro promesso di portarmi ben presto in
Persona a riverirli; ma nodriscono tanta venerazione per me che non hanno voluto mancare a questo
<pb
                    n="276"/>dovere. Che che ne sia; per quello riguarda il matrimonio, che mi propongono colla
incomparabile Ecatissa~i, l’accetterei di buon cuore, se non temessi, che tutta la Società vorrà
fare amicizia con lei. E chi potrebbe assicurarsi di custodire lungo tempo il cuore di una Donna,
esposta a sì gravi tentazioni frà una truppa di sì terribili oggetti? E quello più m’ingelosisce si
è, ch’ella mostra del debole verso gli Uomini della loro tornitura. Con tutto ciò, ho pensiero di
donarle il mio cuore, senz’averne più cattiva opinione; benche Marziale abbi scritto un anticipato
epigramma contro di lei. Eccolo. <seg
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ne’seguenti termini. </seg>
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onorati, come un segnalato argomento della vostra benevolenza, e della vostra amicizia fraterna.
Siamo tutti desiderosi di vedere quì la vostra corta Faccia; e già che la sapienza de’nostri
Regolamenti è stata immortalizata nel vostro Foglio sulla speranza, in oltre, <pb
                        n="277"/>non
lascierete, che le nostre difformità personali passino fino alla posterità più lontana, crediamo,
che la nostra riconoscenza ci obblighi a ricevere con profondo rispetto tutte le persone, che
giudicherete a proposito di raccomandarci di tempo in tempo per il loro merito straordinario. Per
quello riguarda la Dama Miniata~i, abbiamo già pronta una sedia d’appoggio, al capo della nostra
Tavola. Non dubitiamo, che il di lei orribile aspetto non ne rilevi bene la maestà; e che ella non
sia per istarvi meglio con tutta la sua naturale bruttezza, che con tutti i superficiali tratti del
Penello. Questi, come avete giudiziosamente osservato, svaniscono ad ogni minimo soffio. E cosa
certa, che i più innocenti Adoratori di queste Deità ponno sfigurarne il nicchio in salutandole, e
ponno imprimervi i loro imbalsamati baci, e divorare le tenere labbra della loro Innamorata, per
servirmi delle metafore usate da nostri Poeti, e pigliate con tutto rigore. In somma i volti delle
miniate, per istare alla prova del cattivo tempo, debbono avere la tintura del Dottore Carbonchio~i,
benchè la miniatura del seno gli costi molto cara; ma si vanta, altresì, col famoso Zeusi~i, che
dipinge all’eternità: in eternitatem pingo; e dice sovente alle Belle, che se desiderano farsi una
tintura capace di resistere ai baci, deb-<pb
                        n="278"/>bono lasciare il Belletto, ed applicarsi al
buon vino. Medicina, che felicemente praticata, a nostri giorni, ha prodotti più meravigliosi
effetti dell’acqua luminosa, di cui il nostro celebre Ippocrate del Pilone, e del mortajo n’è
l’Inventore. Dopo averne usato qualche tempo, ella fa buona ciera, un aria viva, ed un colore di
rosa; nè vi è un migliore specifico al mondo per guarire la Febbre dell’animo. Ma per ritornare al
nostro Candidato Femina, la quale, per quanto intendo, è ritornata in se, nè vuole più imbrattarsi
di colori pigliati imprestito; già che ella è la prima del suo sesso, che ci ha fatto sì
grand’onore, vi prometto che sarà ben presto esaltata in verso, ed in prosa per la più diforme di
tutte le Dame; e che non le mancheranno mai quì Ammiratori orribili quanto ella. Il di lei volto
longo però mi fà sospettare, che porti le sue mire più lontano di quello credete; e che si
accomoderebbe forse meglio col Filosofo moderno, per suo amante, che con verun altro de’suoi
consociati, o con ogni altra persona del mondo. Ciò supposto, non posso se non approvare la di lei
elezione; e se fosse in mio potere stabilirei volentieri una buona corrispondenza tra due volti si
opposti, come l’unico mezzo di raddrizzare l’aria della Famigla dall’una, e dall’altra parte. Sapete
in oltre, ch’ella ha una <pb n="279"/>grande agilità di lingua; così non avreste a temere, che il
vostro primo figliuolo fosse muto, del che, senza questo, vi sarebbe qualche pericolo. Non veggo
pure, se mi è permesso il dirlo, vi sia in questo verun’male per voi; benche il di lei volto non
abbi la freschezza d’un Pomo, puole però, discorrerla presso poco come un mio Amico difonto, il
quale nell’età di sessantacinque anni sposò una tenere Giovine di quindici; e mi ha detto più volte
negli altri cinque anni di sua vita; che, così vecchio come appariva, quando si ammogliò, egli, e la
sua sposa non aveano insieme, che ottant’anni. Ecatissa~i non potrebbe dire lo stesso, che cioè non
ostante la longhezza del suo volto, dopo avere sposato il Filosofo, non ne rimarrà loro, che un
mezzo braccio frà tutti due? Questa è la giusta proporzione ovale frà il marito, e la moglie, per
quanto il Sig. Mentone~i Dottore di Legge, e mio illustre processore, ha sempre sostenuto. Ma si
come questa puol essere cosa nuova per voi, che non avete fin’ora mai atteso al favore delle Dame,
vi concederò il tempo, che vi piacerà per determinarvi, sulla speranza, che i vostri pensieri si
accorderanno finalmente coi miei, il che riescirebbe di grande onore per chi è &amp;c. Il
Presidente. </seg>
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                  <seg synch="#FR.9" type="MT"> La seguente Lettera non contiene gran cosa; ma non posso
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                        type="MT"> Sig. Filosofo </seg> Avete proposta in uno de’vostri Fogli la
Ippotesi d’un serio Autore per ispiegare lo strano Fenomeno del Ridere. Se non l’avesse detto, che
l’Autore citato, nissuno vi avrebbe abbadato; ma la vostra approvazione è quella, che gli da del
risalto. Eccovi un caso molto imbrogliato. Alla Lettura di quello stesso Foglio, cert’uni, coi quali
mi ritrovai, ne risero di tutto cuore, e vi confesso, che sarebbe stata necessaria una estrema
flemma per astenersene, ad una tale Comedia. Sì che vi sono delle Persone al mondo sì sprovedute di
senno, per immaginarsi, che voi siate in uno stato di pazzia superiore alla loro. Vi priego dunque
dirmi, come potete giustificare la vostra Ippotesi nel proposito. <seg
                        synch="#FR.13" type="MT">
Sono &amp;c. </seg>
                    </seg>
                  </seg>
                  <seg synch="#FR.14" type="E3">
                    <seg synch="#FR.15"
                        type="LB"> Miei Signori. Per rispondere, in poche parole, alla vostra Lettera,
vi prego di raccogliere le vostre idee; e ritroverete, che quando mi avete fatto l’onore di
trastularvi alla Lettura del mio Foglio, avete ri-<pb n="281"/>duto da veri sciocchi, come quelli,
che servono di giuoco ai Principi di Germania, da Goffi, da Buffoni, da Burlatori, che fanno
professione di far cadere nella trappola gli altri. Da Piastroni, che sono pigliati di mira da tutti
gli scherni del mondo, e non da chi è &amp;c. Il Filosofo alla moda. </seg>
                  </seg>
                </seg>
              </seg>
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