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        <title>L’onestà</title>
        <author>Giovanni Ferri di S. Costante</author>
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      <editionStmt>
        <edition>Moralische Wochenschriften</edition>
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          <name>Alexandra Fuchs</name>
          <resp>Editor</resp>
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        <respStmt>
          <name> Alexandra Kolb</name>
          <resp>Editor</resp>
        </respStmt>
        <respStmt>
          <name> Andrea Kaser</name>
          <resp>Editor</resp>
        </respStmt>
      </editionStmt>
      <publicationStmt>
        <publisher>Institut für Romanistik, Universität Graz</publisher>
        <date when="2016-12-01">01.12.2016</date>
        <p>
          <idno type="PID">o:mws-117-1064</idno>
        </p>
      </publicationStmt>
      <sourceDesc>
        <bibl>Ferri di S. Costante, Giovanni: Lo Spettatore italiano, preceduto da un Saggio Critico sopra i
Filosofi Morali e i Dipintori de’Costumi e de’Caratteri. Milano: Società Tipografica de’Classici
Italiani 1822, 344-345 </bibl>
        <bibl type="Einzelausgabe" xml:id="SPI">
          <title level="j">Lo Spettatore italiano</title>
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          <biblScope type="issue">80</biblScope>
          <date>1822</date>
          <placeName key="#GID.1">Italien</placeName>
        </bibl>
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        <name type="place">Graz, Austria</name>
      </creation>
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        <language ident="it">Italian</language>
      </langUsage>
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            <term xml:lang="de">Menschenbild</term>
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              rend="italic"> Proximus humanis sensibus . . . . . immo vero, <lb/>quae etiam in homine rara, probitas </hi></p>
<p
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<p
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<p rend="SO"><milestone unit="E2" xml:id="FR.3"/> <milestone unit="E3"
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                rend="smallcaps">l</hi> mondo parla molto d’onestà, mi diceva un giorno il misantropo <persName
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                xml:id="PN.2">Alceste</persName>; ma io non so dove poterla ritrovare. Sedendo lungo il suo banco il mercatante, chiédevi venti scudi sopra una roba che non val dieci; e se voi non avete esperienza, gli sborsate di presente i suoi contanti. Sa egli d’avervi ingannato; eppure, recandosi la man sul petto, afferma ch’egli è onesta persona. E gli uomini di Corte sono essi onesti? Deh! si può egli e de’cortigiani e dell’onestà insieme parlare? Lo spirito di Corte non consiste forse nel gabbare continuamente quelli dai quali si teme d’esser gabbato? Gli uomini d’arme poi! L’onor loro pende dalla punta della loro spada, e pretendono ogni lor macchia lavar col sangue. E, a dir vero, chi si è obbligato ad una passiva obbedienza, quai principii di morale può avere? Sono costoro il braccio della tirannia, e nemici dei loro simili. E gli ecclesiastici? peggio ancora. Vorrebbero essi che l’uomo non divenisse colpevole per altro, che pel rifiuto di credere tutto ciò che essi credono.</p>
<p><pb
                n="345"/> Hanno più indulgenza pei vizi e pei delitti che per l’eresie; ed è ragione, perocchè si conoscono più edificati a moltiplicar quelli che queste. Che dirò dei legisti, che dei fisici? Oh! vivete sicuro che in costoro non alligna onestà. I primi vi tolgono le sostanze, e i secondi la vita; e tutti in ciò fanno lor arte. Mostratemi adunque per grazia dove faccia soggiorno questa onestà di cui ciascun dice?</p>
<p>Mentre <persName
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                xml:id="PN.3">Alceste</persName> faceva questa questione, ed io mi preparava a rispondergli, Argo, il di lui fido cane, entrato in quella stanza, corsegli a leccar la mano. Per certo, disse allora <persName
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                xml:id="PN.4">Alceste</persName> accarezzandolo, se al mondo vi è cosa che all’onestà somigli, ella si trova nella tua specie. <milestone
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Alceste; ma io non so dove poterla ritrovare. Sedendo lungo il suo banco il mercatante, chiédevi
venti scudi sopra una roba che non val dieci; e se voi non avete esperienza, gli sborsate di
presente i suoi contanti. Sa egli d’avervi ingannato; eppure, recandosi la man sul petto, afferma
ch’egli è onesta persona. E gli uomini di Corte sono essi onesti? Deh! si può egli e de’cortigiani e
dell’onestà insieme parlare? Lo spirito di Corte non consiste forse nel gabbare continuamente quelli
dai quali si teme d’esser gabbato? Gli uomini d’arme poi! L’onor loro pende dalla punta della loro
spada, e pretendono ogni lor macchia lavar col sangue. E, a dir vero, chi si è obbligato ad una
passiva obbedienza, quai principii di morale può avere? Sono costoro il braccio della tirannia, e
nemici dei loro simili. E gli ecclesiastici? peggio ancora. Vorrebbero essi che l’uomo non divenisse
colpevole per altro, che pel rifiuto di credere tutto ciò che essi credono. <pb n="345"/>Hanno più
indulgenza pei vizi e pei delitti che per l’eresie; ed è ragione, perocchè si conoscono più
edificati a moltiplicar quelli che queste. Che dirò dei legisti, che dei fisici? Oh! vivete sicuro
che in costoro non alligna onestà. I primi vi tolgono le sostanze, e i secondi la vita; e tutti in
ciò fanno lor arte. Mostratemi adunque per grazia dove faccia soggiorno questa onestà di cui ciascun
dice? Mentre Alceste faceva questa questione, ed io mi preparava a rispondergli, Argo, il di lui
fido cane, entrato in quella stanza, corsegli a leccar la mano. Per certo, disse allora Alceste
accarezzandolo, se al mondo vi è cosa che all’onestà somigli, ella si trova nella tua specie. </seg>
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