Pio Rajna an Hugo Schuchardt (22-9108)

von Pio Rajna

an Hugo Schuchardt

Florenz

09. 06. 1905

language Italienisch

Schlagwörter: Gesundheit Biographischeslanguage Ido Mussafia, Adolf Walberg, Emanuel Richter, Elise Mussafia, Regina

Zitiervorschlag: Pio Rajna an Hugo Schuchardt (22-9108). Florenz, 09. 06. 1905. Hrsg. von Luca Melchior (2012). In: Bernhard Hurch (Hrsg.): Hugo Schuchardt Archiv. Online unter https://gams.uni-graz.at/o:hsa.letter.821, abgerufen am 01. 02. 2023. Handle: hdl.handle.net/ 11471/518.10.1.821.

Printedition: Melchior, Luca (2011): 'Anche nel fango Lei trova oro e gemme; e abbandonate dentro ad esso le scarpe, si leva ai voli piú arditi e geniali': il carteggio Schuchardt-Rajna. In: Filologia & Critica. Bd. 36, 1., S. 5-48.


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Firenze, 9 giugno 1905

Caro Amico,

Con una cartolina che ebbi ieri mi dimandavate notizia della salute del nostro povero Mussafia; ed ecco che in questo stesso momento al cimitero di Trespiano il suo corpo va riducendosi in poche manate d’informi residui dentro al forno crematorio.

Ma se della salute non c’è più nulla da dire, sarà sodisfare un vostro desiderio il parlarvi della malattia: malattia precipitosa nelle manifestazioni e negli |2|effetti.

Che il Mussafia fosse in un periodo di grande abbattimento, ebbi occasione di scrivervi. Insieme vi scrivevo anche che speravo non tardasse a rialzarsi. E infatti il martedì della settimana passata lo trovai sereno, persuaso di star meglio. Si sarebbe usciti insieme in vettura, se non avesse dovuto aspettare il chirurgo Stori, chiamato per via d'un'ustione e piaghetta al piede, prodotta da applicazioni elettriche. Ciò che non potè fare |3|allora, il Mussafia fece da solo due giorni dopo. In vettura fu alle Cascine il giovedì.

Il sabato, ritornato da lui fiducioso, avendo con me anche il dott. Walberg di Lund, sentii che era a letto. Entrato in una delle sue stanze, seppi dal cameriere che a letto s'era messo da poco. Desiderò di non vedere nessuno; ed io partii, dicendo che avrei telefonato per notizie la mattina appresso. Che fosse stato là di nuovo lo Stori, che avesse |4|seguito una siringatura, che avesse suscitato vive preoccupazioni nel medico che vedeva il Mussafia più volte al giorno e dichiarato che si doveva chiamare prontamente il prof. Grocco, e, finalmente, che il medico avesse richiamato per telegramma la Signora, ignorai allora affatto.

Questo telegramma ne procurò uno della Signora alle sig.neRichter, e di rimbalzo uno delle Richter a me. Avutolo la mattina della domenica, |5|andai per accertarmi coi miei occhi. Presente non era altri che il domestico. La notte era stata cattiva, e alle 11 ½ ci doveva essere il consulto col Grocco. Ripassai a quell’ora, e trovai il medico curante. Era stata fatta l’analisi delle orine, ed aveva dato per esito una grande scarsezza di urea. Questa entrava dunque nel sangue e lo avvelenava, ossia s’era in presenza di un’uremia grave assai. Sopraggiunse poi il Grocco, vide, uscì; e la sua fu sentenza di morte; e di morte ben |6|prossima.

Si provvide allora a un’assistenza regolare e sperta; io andai in traccia di amici; e di lì a poco tutto aveva preso un aspetto confacente al caso. Quanto al malato, era già caduto in una specie di letargo. Al Grocco aveva ancora risposto a tono. Dopo di allora credo che la sola parola profferita da lui, verso le 18 di quello stesso giorno, fosse un “Male”, detto al prof. Papa, in risposta |7|ad un suo “Come sta, professore?” L’occhio che, solo vedeva, fu ancora per lunghi periodi aperto o semiaperto; ma la coscienza era assopita. I movimenti eran liberi e frequenti, senza tuttavia dar punto l’idea di gravi sofferenze; moti energici si producevano ogniqualvolta si tentasse di introdurre nella bocca qualche liquido. Unico alimento fu un litro di siero introdotto per ipodermoclisi.

La Signora Mussafia arrivò |8|il lunedì alle 17; e insieme con lei arrivarono le sig.ne Richter, colle quali s’era incontrata a Bologna. A noi non pareva vero di poter loro consegnare il Mussafia ancor vivo, sia pure in quello stato. E occhi affettuosamente intenti non si staccarono più da quel momento da lui fino al momento stremo: la mattina del 7, alle 3.40’! Poco avanti le palpebre s’erano alzate, e nell’occhio era parso come di vedere un’espressione |9|di letizia. S’era allora il morente accorto di avere accanto a sé persone particolarmente care, mentre prima non ne aveva avuto sentore alcuno?

Come vedete, il Mussafia è morto di una malattia a cui non si pensava. Nei reni pare che la condizione patologica sia stata prodotta di riverbero dallo stato della vescica. Questa non funzionava a dovere da lunghi anni; ma il Mussafia non ci badava, sebbene dallo Stori messo in sull’avviso fin dal |10|mese di ottobre.

Colla vostra pubblicazione voi avete procurato al rimpianto amico nostro una delle ultime sodisfazioni più intense. Ciò vi sia di conforto.

Vi stringe la mano

l’aff.mo

Pio Rajna

Faksimiles: Universitätsbibliothek Graz Abteilung für Sondersammlungen, Creative commons CC BY-NC https://creativecommons.org/licenses/by-nc/4.0/ (Sig. 9108)