Zitiervorschlag: Cesare Frasponi (Hrsg.): "Lezione CLXXIV", in: Il Filosofo alla Moda, Vol.3\174 (1728), S. 279-284, ediert in: Ertler, Klaus-Dieter / Fuchs, Alexandra (Hrsg.): Die "Spectators" im internationalen Kontext. Digitale Edition, Graz 2011- . hdl.handle.net/11471/513.20.5180 [aufgerufen am: ].


Ebene 1►

Lezione clxxiv.

A quelli che vogliano avvanzarsi nel mondo.

Zitat/Motto► Principibus placuisse viris non ultima lauset.

Hor. L. I. ep. XVII. 35. ◀Zitat/Motto

Ebene 2► Il desiderio di piacere, rende l’Uomo grazioso, o disgraziato, a misura del motivo, che ne dimostra. Se cercate di piacere per naturale benevolenza, non lascierete di riescerne; ma se lo fate per vanità, o per mostrare la superiorità del vostro talento, è un artificio, che quasi sempre la sgarra. L’Uomo gradito è quello, che naturalmente inclina ad obbligare le persone, e solamente si compiace del loro bene; si come l’affettazione di questo carattere costituisce il sciocco. Quando non si tratti d’uno spettatore, che sia muto, si potrebbero mettere in due Classi tutti quelli, che studiano di piacere nelle Conversazioni. Una scelta, e ragionevole società è composta di persone, che hanno talento di piacere colla delicatez-[280]za de’ loro sentimenti, e colla purità delle loro intenzioni. Ma in una eterogenea Compagnia, vi si ritrovano sovente de’ pretesi begl’ ingegni, che si distingono, con sottigliezze stiracchiate, ridicole, oscene, ed offensive. Si ritrova, qualche volta, un Uomo si ben’ addattato a piacere, che quanto fà, o dice, fosse anche una bagatella, guadagna l’approvazione di tutti quelli, che l’osservano, o l’ascoltano. Con tutto ciò un si felice naturale dè essere ajutato dalle circostanze favorevoli che diano moto, e rilevino le sue maniere facili, e graziose per distinguerlo dagli altri. Ebene 3► Fremdportrait► Tutto il mondo ama, e stima l’Illustre Policarpo egli è nel fiore della sua età, e ne’ suoi giorni più verdeggianti ha di gia sostenute delle fonzioni con molto splendore. Benche non sia mai statto soldato, è stato a parte de’ pericoli, e della gloria di molte imprese. Il vantaggio, di possiedere certe qualità bastevoli e rendere gli altri Uomini illustri, ed in lui dirò sovranumerarie, da peso alle sue più indifferenti azioni. Se il credito vale come il danaro nella Cassa d’un Negoziante; il merito riconosciuti fà subito distinguere, e serve di equipaggio ad un Cavaliere. Questo è quello, che accresce la buona grazia di Policarpo nelle conversazioni, la sua autorità negli affari; ed il suo [281] gradimento in tutte le occasioni. ◀Fremdportrait ◀Ebene 3

Per non insistere più sopra Caratteri si prevenienti, e si radi, esaminiamo quì li mezzi di piacere per gli altri meno favoriti dalla natura. La condiscendenza a tutti li capriccj d’un Grande, oltre di ciò, che esigono le regole delle Civiltà, è una vita da schiavo.

Il Parascito non si distingue dal minimo valetto, se non perche questo si vanta di ben adoprare il corpo per correre, e ritornare giusta gli ordini del suo Padrone; la dove quello v’impegna, e vi rassegna fino l’anima stessa. Prostituisce la propria lingua, nè pensa, che di secondare le idee del suo Tiranno. Un animo nobile e generoso ritroverebbe meno duro il portare la livrea al serviggio d’un Padrone, del soggettarsi ad una simile schiavitù. Ora non parleremo se non di que’ mezzi di piacere, che sono degni d’una Persona onesta.

Il buon talento di piacere a quelli, che sono maggiori, o minori di voi, pare assolutamente dipenda dalla buona opinione, che hanno della vostra sincerità; qualità, che dee accompagnare l’Uomo gradito, in tutte le sue azioni; per formare, in poche parole, il suo eloggio basta dire, che d’ordinario attrae l’approvazione dagli stessi nemici. Il Reo rispetta il Giudice, che pronuncia contro di lui la sentenza di mor-[282]te. Ebene 3► Exemplum► Orazio conoscea i doveri della vita civile, e passo la sua, nella più dolce compagnia, che sia mai stata al mondo Augusto vivea co’ suoi Amici, come se avesse cercato di fabbricare la sua fortuna nella propria Corte. L’affabilità e la sincerità, unite ad’ un potere si vasto, lo rendeano la delizia d’una truppa di bei talenti, ch’erano superiori all’ambizione, e rimaneano più soddisfatti da quella vincendevole Conversazione, di quanto avesse possuto loro donare nella estesa del suo Impero. Certa uniformità di gusto, e di sentimenti naturale a tutti gli animi di tal’ ordine, erano i vincoli della loro società: nè l’Imperadore si attribuiva privilegio, che non fosse dovuto à suoi personali talenti, per quello serviano al piacere degli altri. ◀Exemplum ◀Ebene 3

Gli astuti, gli Ippocriti, i semisaggj, e semivirtuosi sono incapaci di gustare le dolcezze d’una tale Compagnia, in cui non vi è riguardo alla differente Fortuna. Orazio nel I. I. ep. 17. da regole meravigliose sopra la condotta si dee tenere co’ Principi; e coi Grandi del mondo, ed insinua, ch’egli non avea bisogno di praticarle. Vi fà vedere, che intendea, quali dovessero essere le andature d’un Cortiggiano, allorche l’avverte di parlare, con modestia, de’ suoi bisogni, e di non rendersene mai importuno. Ella è [283] una si gande sfacciatagine il parlare sempre de’ suoi interessi; che chi n’è colpevole verso il di lui Protettore, arrischia d’incontrare la sorte del questuante, ch’esponendo le sue piaghe agli occhi di tutto il mondo per eccitarlo alla compassione, in vece di conseguirne la limosina l’obbliga a rivoltare, in altra parte la vista..

Io non so, che ne sia di certa Persona onesta, da me, qualche volta, veduta, saranno quindici o sedici anni: era si persuasa, essere disgradevole lo spiegare i proprj bisogni, che li nascondea, con tutta la industria era, nel proposito, il contraposto di Irus, del quale ho tracciato, in altro Foglio, il vero Carattere. Quest’Uomo onesto, che, da qualche anno, nelle mie passeggiate, più non incontro; e che mi vien’ detto, abbi, nell’armata, qualche sorta d’impiego, tenea per massima che: una buona Perucca; i bianchi lini; e la mina gajosa, sono, ad un povero Cortiggiano, ciò che i buoni stromenti ad un povero Artiggiano. Dopo essere stato, alle volte, due giorni senza mangiare, per non avere di che mettersi sotto il dente, mi sono assai divertito nell’udirlo attribuire la sua magrezza, di cui si avvedea tutto il mondo, agli eccessi di qualche Gallanteria; ai quali, dicea, essersi da qualche tempo abbandonato. Questo bravo Dissimulatore fea, con molta de-[284]strezza la sua parte; e chi non sapea la cattiva situazione de’ suoi affari, credea, che la sua smuntezza venisse più tosto da qualche vizio alla moda, che da una Povertà innocente: Con questo salvava il proprio credito presso di quelli, da quali dipendea la sua fortuna.

Il meglio è l’essere meno incomodi, che sia possibile, ed aspettare il proprio avvanzamento, più, come favore, che come debito. Ma a che parlare quì de’ mezzi di piacere, e di riescire nel mondo? si vede una folla di Gente in Città, in Corte, ed in Campagna, che sono pervenuti a grandi ricchezze, e giunti felicemente, da un passo falso all’altro, a lucrosi impieghi, senz’avere mai seguite regole fisse nella loro condotta. Non è meglio abbreviare codeste penose ricerche, e, ad Esempio di quel vecchio Galante, che istruiva il suo figlio, ad essere Uomo garbato; dire, in poche parole, a miei Leggitori, che bramano di piacere al mondo. Ingegnatevi a doventare Ricchi? ◀Ebene 2 ◀Ebene 1