Zitiervorschlag: Cesare Frasponi (Hrsg.): "Lezione CLXXXVII", in: Il Filosofo alla Moda, Vol.3\187 (1728), S. 351-356, ediert in: Ertler, Klaus-Dieter / Fuchs, Alexandra (Hrsg.): Die "Spectators" im internationalen Kontext. Digitale Edition, Graz 2011- . hdl.handle.net/11471/513.20.5176 [aufgerufen am: ].


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Lezione clxxxvii.

A quelli che odiano sorta di applicazione.

Zitat/Motto► Libertas quae sera tamen respexit inerten.

Virg. Eclog I. 28. ◀Zitat/Motto

Ebene 2► Ebene 3► Brief/Leserbrief► Sig. Filosofo

Se vi riesce gustoso il leggere una Lettera, che contiene giuste querele, ho qualche motivo di sperare, che questa sarà frà le ben venute presso di voi; e se la perdita del tempo è la più irreparabile di tutte le altre, bisogna dichiarare, eziandio, più legitimo il rincrescimento, che se ne dimostra. La fortuna d’avere scosso il giogo d’una longa indolenza, e la brama, che nodrisco di resistere a tutte le seduzzioni dell’accidia, mi obbligano a chiedere il vostro soccorso. Il turbamento, con cui riffletto sopra il tempo passato; ed il timore del tempo venturo, mi hanno determinato a questo partito.

L’accidia è una malattia sì generale, che una vostra Lezione sopra di essa, non potrebbe se non riescire d’una singolare utilità. Appena si ritrova una [352] Persona, che non ne abbi qualche tintura; e se ne danno a migliaja senza parlare di me, che perdono più tempo nel billanciare quale de’ due affari debbano spedire il primo, di quello sarebbe necessario ad ammendue spicchiarli. Questo nasce, a mio credere, dal non avere qualche necessaria occupazione, che serva a dare il moto all’anima, e risvegliarla dal suo lettargo. Se avessi meno ozio avrei più tempo: allora il mio tempo sarebbe distinto in certi spazj; gli uni destinati agli affari, gli altri a’ piaceri; ma, di presente, la indolenza l’occupa tutto, nè ho termine, che mi guidi. Se il tempo di qualche Persona fosse rinchiuso, per cosi dire, trà gli affari, come trà le sue sponde un Ruscello, avrebbe un corso determinato; ma quando non gira in qualche Canale, è un ammasso d’acqua stagnante, che presto s’infracidisce.

Ebene 4► Exemplum► Dopo la morte di Scanderbeg Rè d’Albania i Turchi, che aveano sovente provata la forza del suo braccio nelle Battaglie riportate sopra di loro, s’immaginarono, che, portando un pezzetto delle sue ossa vicino al cuore, avrebbero lo stesso coraggio, ch’egli avea in vita. ◀Exemplum ◀Ebene 4 Vi è sì poca apparenza, che io possa essere utile al mondo, mentre sono vivo, che ho rissoluto di fare tutto il bene possibile dopo la morte. Su questa idea, ho ordinato, che si distri-[353]buiscano le mie ossa in iscaglie, a tutti li miei compatrioti, che hanno troppo fuoco, o troppa vivacità. Se tutti quelli, che vanno alla Caccia della Lepre ne avessero qualche minuta porzione attaccata al collo, si ridurebbero subito a starsene tranquillamente in Letto, e forse, a non escirne, che con rincrescimento verso il mezzo giorno: in vece di levarsi dinanzi allo spuntare dell’Alba, per inseguire un povero animale ritroverebbero, che un Calescio, o una Carrozza somministrerebbero il mezzo più desiderabile di portarsi da un luogo all’altro. Le mie ossa polverizate, e pigliate in un brodo, risanerebbero subito il Sig. Saltarello dalla stravagante flussione di gambe, che lo porta ad ogni Festa di Ballo, e sarebbe uno specifico meraviglioso per la signora Tarantella, che non istà mai quieta. In somma, non vi è mumia di Egitto che fosse, per la metà, sì proficua nella medicina, quanto questa polve, o per correggere i fervorosi temperamenti; o per reprimere i violenti risalti della Gioventù; o per dare a ciascuna azzione il dovuto peso.

Non vi è inclinazione, per quanto sia forte; accesso di Collera, nè desiderio di vendetta, che io non possa affogare. Ma benche la indolenza agisca con molta lentezza, rovina il fondamento di tutte le virtù. Sarebbe minor male il soggiacere al giogo di un vizio [354] più attivo, che l’esporsi a questo arraginimento di spirito, che dà una cattiva tintura a tutto ciò che si fa. Non vi è maggiore pericolo in una Borasca di quello sia in una continua calma. In vano l’anima tiene in se le sementi di molte buone qualità, se non abbiamo la forza, nè la rissoluzione di esporle alla luce. La morte uguaglia tutto il mondo, e la indolenza che n’è l’imagine, ed il sonno dell’anima, non lascia differenza veruna trà i buoni, e cattivi ingegni. A che possedere i più ricchi talenti, se si nascondono, e si tengono sepolti? Non sono più utili al Proprietario, di quello sia un mucchio d’oro ad un avaro, che non ardisce toccarlo.

Domani Domani è sempre il termine fatale, in cui debbo rimediare al tutto. Viene, passa, ed io continuo a pascermi dell’ombra, in vece del corpo reale; senza considerare, che il solo presente è nostro; che l’avvenire per anco non vi è, ed il passato è già passato, nè può più ritornare, se non come i Padri nè loro Figliuoli, voglio dire nelle azioni che vi abbiamo prodotte.

Il tempo della vita non si dee computare dal numero degli anni, ma dall’uso, che ne abbiamo fatto; si come la estensione del terreno non è quella, che dà il valore al fondo, ma, più tosto la entrata, che se ne ricava. Insensati! doventiamo prodighi nella sola cosa, in [355] cui l’avarizia sarebbe virtù. Non vi è niente nel mondo, che più ci imbarazzi del tempo; nè vi è cosa che più si cerchi di perdere quanto il tempo; e perderlo con impercettibile maniera, sì che dalla di lui perdita non ce ne resulti vantaggio di sorte. Si accumula, soldo per soldo, con tutto l’ardore, un po' di danaro; mentre si dissipa con isdegno e senza minimo riguardo, cio che vi è di più stimabile in terra. Anzi, oggidì, fa di mestieri dar a divedere, che non siamo scrupolosi nell’impiego del tempo, se non vogliamo perdere il concetto di spiritosi, ed acquistarsi lo scandaloso eppiteto di saturni, e pensierosi. N’ebbero però tutt’altra idea i più grand’Uomini d’ogni secolo. In fatti chi dirà che Socrate, e Demostene scemassero di riputazione, perche incessantemente studiavano di correggere i loro diffetti, e di coltivare le loro buone qualità? Tutto il mondo sà quanto costi a Cicerone l’acquisto della eloquenza. Ebene 4► Exemplum► Seneca, nelle sue lettere a Luccellio, l’assicura, che non passava giorno, in cui non iscrivesse qualche cosa, non legesse, o non epilogasse qualche buon’Autore. ◀Exemplum ◀Ebene 4 Mi sovviene pure, che Plinio il Giovane in una Lettera, dove rende conto della maniera, con cui impiegava il tempo, dopo avere addotte molte occupazioni, cosi racconta: Ebene 4► Zitat/Motto► Qualche volta vado alla Caccia; e mentre i miei Domestici si esercita- [356] no a tendere le reti, ed a preparare ciò che bisogna, io piglio alla mano i miei repertorj; a fine di occuparmi in qualche cosa utile a’ miei studj; onde se non attrappo Cacciagione veruna, porti almeno a casa, qualche nuovo pensiero; nè abbi la mortificazione di non avere pigliato niente in tutto quel giorno. ◀Zitat/Motto ◀Ebene 4

Vedrete da questo, mio Signore, che io raccolgo molti esmpj, e metto in opra varj argomenti per liberarmi dalla schiavitù, in cui sono; ma sul timore che tutto mi sia inutile, aspetterò una della vostre Lezioni con impazienza eziandio sul rifflesso, che non servirà a me solo. Sono &c. ◀Brief/Leserbrief ◀Ebene 3 ◀Ebene 2 ◀Ebene 1