Cita bibliográfica: Cesare Frasponi (Ed.): "Lezione CLXVIII", en: Il Filosofo alla Moda, Vol.3\168 (1728), pp. 246-251, editado en: Ertler, Klaus-Dieter / Fuchs, Alexandra (Ed.): Los "Spectators" en el contexto internacional. Edición digital, Graz 2011- . hdl.handle.net/11471/513.20.5172 [consultado el: ].


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Lezione clxviii.

Agli invecchiati ne vizj &c.

Cita/Lema► Singula de nobis anni praedantur euntes.

Hor. L. II. Ep. II.55. ◀Cita/Lema

Nivel 2► Nivel 3► Carta/Carta al director► Sig. Filosofo.

Sono nel sessantesimo quinto anno di mia età, e dopo averne passata la miglior parte ne’ piaceri, ritrovo si deboli, e si vuoti i miei sensi, che la vita mi riesce quasi d’aggravio. Ma d’onde nasce, vi prego, che tanto più si aumentano i miei appetiti, quanto più vado perdendo le forze di soddisfarli? Vi parlo ingannamente, da Peccatore, acciò, col mio esempio, imparino gli altri a corregersi, da buon’ora, nè si lusinghino di poterlo fare invecchiati sotto pretesto, che s’eglino non abbandonano, saranno abbandonati da’ vizj, sciocca speranza di molti. Sappino, che io sperimento l’opposto. Sono, oggi, tanto vano ne’ miei abiti, e tanto pieno di ardore alla vista d’una bella Donna, quanto l’ero in gioventù; allorche, stando in piè, sopra un Palchetto dell’opera, adocchiavo, tutte le belle, che mi erano d’intorno. [247] Porto, eziandio, tanto innanzi la mia stravaganza, ed ho si poco repressa la furia de’ miei desiderj, che per mantenerli, sovente mi vi pongo a sedere cogli occhiali sul naso; e scrivo dolci biglietti alle Belle, che da lungo tempo, servono di nodrimento ai vermi: Cosi una debole memoria de’ miei trascorsi piaceri mi riscalda il cuore. Non sarei io infinitamente più felice se potessi rallegrarmi, in segreto, della mia vita passata; se avessi fatta qualche bella azione per la Patria, e se avessi impiegato, in atti di carità, e di generosità tutto ciò, che ho profuso nelle dissolutezze, e nelle incontirenze? Sono vissuto fin’ ora da Giovine, ed in vece della numerosa posterità, che avrei possuto ottenere, e che forse mi avrebbe dato molto piacere, non mi resta, di tutte le mie applicazioni, se non alcuni vecchi racconti, o antichi avvenimenti, che ne pure vengono da molti creduti. Non sò se voi abbiate, fin ora, trattato un tale punto; ma parmi non potreste scegliere il migliore dell’arte, che c’insegnasse a non temore la vecchiezza. In tale Foglio dovreste istruirci, a distaccare i nostri cuori da tutto ciò, che è passeggiero, e farci toccare, che la stessa beltà si rughisce a misura, che si contempla. L’Uomo di spirito doventa insensibilmente vano, perche non riflette [248] sopra il perpetuo flusso, e riflusso di tutto ciò, che l’attornia; Cosi nello spazio di quindici, vent’anni, si vede frà un'altra Generazione di Uomini, che vivono, in maniere, dalle sue assai differenti; ma che non sono loro meno naturali, di quello fossero, una volta, per lui i suoi divertimenti, le sue idee, ed il suo genere di vita. Il male stà, che rimira, con occhio sdegnoso, quegli stessi traviamenti, de’ quali egli medesimo era una volta colpevole; e ne ha quella specie di ribrezzo, che provano gli Uomini, frà di loro, a cagione delle opinioni contrarie. Cosi un Cervello debole, ed uno spirito inquieto si affligge, e si tormenta, perche la Gioventù fà scioccamente ciò che, in qual si voglia maniera si pigli, ed in ogni tempo, e sempre stato sciocchezza. Questa, mio caro Signore, è la situazione, in cui, oggi, mi ritrovo. Odio ciò, che dovrei dispregiare, ed invidio ciò che dispregio. Il tempo della Gioventù, e della virilità, passato ne disordini, porta seco si dolorose le conseguenze.

A quelli, che menano una vita regolata, tutte le età ugualmente riescono dolci. La sola memoria delle buone azioni è una festa più deliziosa, per l’anima di quello possano essere tutte le più vive allegrezze della Gioventù libertina. Per me, quando stò [249] nella mia sedia d’appoggio, ed incomincio a pensare; le stravaganti immaginazioni d’un Fanciullo, non sono più ridicole di quelle, che mi si offrono alla mente: Abiti magnifici; Balli; ariette di opere; Conversazioni; vivacità insolenti, avventure notturne, sono i soli ogetti, che mi girano per la testa, che servono a divertirmi.

Vi priego, mio riveriro Sig. di pubblicare ciò che vi scrivo, acciò certe Dame della mia età, a me note, non abbino difficoltà a ben cuoprirsi il capo, nel corso di questa fredda staggione, ed acciò il mio vecchio amico Pimpano compri una canna d’india, per sostenersi nelle strade, dove, benche gli vacillino sotto le gambe, cammina da Grillo. In somma se da qualche anno, non avessi una dominante passione, da me, una volta, stimata indegna d’una Persona onesta, non mi rimarebbe più verun piacere al mondo. Sappiate, che se vivo fino alli 21. di marzo 1728. ed i miei creditori siano buoni avrò un Capitale di cinquanta milla scudi. Sono &c. ◀Carta/Carta al director ◀Nivel 3

Nivel 3► Carta/Carta al director► Sig. Filosofo.

Obbligherete infinitamente un povero Amante timoroso, se scrivete nel vostro primo Foglio, la seguente lettera, diretta alla mia Innamorata. Io non [250] sono Uomo da perdere nel principio tutta la speranza; ma ella è d’un umore si stravagante, che, in un subito, senza rima, e senza ragione, non vuole più sapere di me, ed è sogetta ad accessi di sfredimento, come ella stessa ha confessato ad un Amica. Tali Accessi le durano, alle volte, cinque, o sei settimane di fila; ma gia che vi cade senza essere provocata, si dee sperare ne riverrà senza, che io v’impieghi nuovi serviggi. In tanto la vita, e l’Amore non ammettono si lunghe pause; contentatevi perciò, se vi piace, che le dia quattro parole di avviso.

Nivel 4► Carta/Carta al director► Mia Signora.

Vi amo, e vi stimo. Non mi dite per grazia, che bisogna aspettare di poter osservare tutte le creanze, e formalità necessarie per il matrimonio ed accomodarsi al vostro umore. Se godete una complessione si buona, si che vi raffreddiate, per due continui mesi, dovreste pensare, che in tutto questo intervallo, io abbruggio d’impazienza, ed una lenta Febbre mi consumma. Avete bel dire, non vi è niente, che ci pressi: invecchiamo ammendue, mentre la discorriamo. Quale di questi due partiti credereste più ragionevole, quello di bandire il vostro sfredimento, per [251] rendermi felice, o quello di mantenerlo per accrescere le mie pene, senza ve ne risulti vantaggio di sorte? In tanto, che io soffro la vostra insensibilità, mi rendo inutile al mondo, e provo mille afflizioni. Ma se favorite la mia Passione, riempiete tutti li miei desiderj, mi date nuove speranze mi eccitate a generose premure, a nobili disegni, e a dolci trasporti. Sono &c. ◀Carta/Carta al director ◀Nivel 4 ◀Carta/Carta al director ◀Nivel 3 ◀Nivel 2 ◀Nivel 1