Zitiervorschlag: Cesare Frasponi (Hrsg.): "Lezione CXLVII", in: Il Filosofo alla Moda, Vol.3\147 (1728), S. 128-133, ediert in: Ertler, Klaus-Dieter / Fuchs, Alexandra (Hrsg.): Die "Spectators" im internationalen Kontext. Digitale Edition, Graz 2011- . hdl.handle.net/11471/513.20.5004 [aufgerufen am: ].


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Lezione cxlvii.

A Letterati altra prova sopra la immortalità dell’Anima.

Zitat/Motto► Nescio quomodo inhaeret in mentibus quasi seculorum quoddam augurium futurorum; idque in maximis ingeniis altissimisque animis, & extitit maximè, & apparet facillimè.

Cic. Tusc. quest. L. I. c. 15. ◀Zitat/Motto

Ebene 2► Ebene 3► Brief/Leserbrief► Sig. Filosofo.

Sono persuassimo, che una delle migliori sorgenti d’onde nascono le azioni nobili, e generose sia la giusta, e nobile idea; che si a di se medesimi L’Uomo, che nodrisce una idea bassa, e indegna della sua natura, non puole mai innalzarsi sopra il ran-[129]go, in cui si è posto. Se rimira il suo essere, come ristretto dentro il termine incerto di pochi anni, racchiude i suoi pensieri frà gli stretti confini, che prescrive alla propria essistenza. Come puole innalzarsi a qualche cosa di nobile, e grande, se crede, che dopo avere fatta una breve comparsa sul Teatro del mondo, si ritirerà per sempre, in maniera, che annientito, non avrà piu verun sentimento di ciò, che ha fatto; o detto nelle sue. Scene?

Per questo pure, presso di me, non si puole mai abbastanza meditare sopra la immortalità dell’anima. Non si da esercizio più capace di perfezionare la mente umana, del sovente rifflettere a’ privilegi, ed a vantaggi, che gode, ne verun’ mezzo più proprio ad ispirarci un Ambizione, la quale s’innalzi sopra tutti gli ogetti, che ci circondano. del considerarci come creature destinate alla eternità.

Non è una grande soddisfazione, il vedere, che gli Uomini più saggj, ed più elevati talenti di tutte le nazioni, e di tutti i secoli, hanno d’accordo, aspirato, come a loro naturale diritto, a quella immortalità, che viene particolarmente, a noi confermata da’ una Rivelazione espressa? Se veniamo, in oltre, a rifflettere sopra noi stessi, vi ritroveremo una specie di sentimento interno che benissimo si accorda colle [130] prove abbiamo per la immortalità delle nostre anime.

Quella, che voi ci avete, data mio Sig. fondata sull’ardente desiderio del cuore umano di estendere le sue notizie, e di perfezionare se stesso, il che non potrebbe eseguire, nello spazio d’una vita si breve, benche la stessa durata, o anche minore basti alle Creature d’un ordine inferiore, per giognere alla loro perfezione; tale prova, dico, della nostra immortalità mi pare assai verosimile. Ma se ne potrebbe ricavare un’altra, della stessa specie, dalla premura, che abbiamo di allongare la vita; e da nuovi progetti, che in ciascuno de’ suoi periodi andiamo formando: Benche riconosciamo tutti che la vita in se stessa e corta, come avete motivato in uno de vostri Foglj, i suoi differenti periodi ci sembrano noiosi, e longhi. Rimiriamo l’avvenire come un Paese pieno di vasti deserti, che verremmo attraversare in fretta, per giognere a que’ pretesi fissi stabilimenti, ed a que’immaginarj punti di riposo, che vi si ritrovano dispersi da una parte, e dall’altra.

Ora veggiamo quale sia la nostra condotta, allorche siamo arrivati a que’immaginarj punti di riposo. Vi si tratteniamo noi in fatti; vi godiamo in pace lo stabilimento, che abbiamo ottenuto? Trasportiamo più lontano i termini, che ci erano prescritti; e no-[131]tiamo nuovi punti di dilazione, verso de’ quali corriamo, collo stesso ardore; ed appena gionti, anche questi presto svaniscono. Accade, presso poco, a noi, nel proposito, come a quelli, che viaggiano sulle Alpi; s’immaginano, che la sommità della vicina montagna debba finire la loro salita, perche termina la loro vista; ma appena vi sono gionti, scuoprono nuove montagne, sopra le quali fa di mestieri continuino il loro camino.

Questo Emblema rappresenta, si bene, la sorte di tutti gli Uomini, che non ven’è un solo capace di rifflessione, il quale non possa considerare che per quanto rapida sen’ voli la vita, vi è sempre qualche nuovo desiderio, e qualche cosa di più da bramare; di ciò che attualmente si possiede. Già che dunque la natura, come dicono i Filosofi, non fà niente in vano; o per esprimermi, con termini più aggiustati: Già che il Creatore non ha posta nelle nostre anime veruna passione, in se, vagabonda, ne veruno desiderio indeterminato, fà di mestieri, che la futura essistenza sia il proprio obietto di questa passione, che ci anima a ricercarlo; e quella mancanza di riposo, nel godimento del presente; quella nuova durata, di cui, in ogni età, ci lusinghiamo; quell’ardore, che ci fà sempre aspirare a qualche cosa, che ha da venire, mi pare, [132] qualunque idea se ne formino gli altri, una specie d’Istinto, o di Sintomo naturale, che ha l’anima della sua immortalità.

Suppongo, in oltre, che la immortalità dell’anima sia bastevolmente stabilita da altre prove, di maniera, che il Desiderio, di cui sosteniamo, che sarebbe assurdo, se l’anima non fosse immortale, solamente concorre al medesimo fine; e dà loro un nuovo peso. Ma che si diano Creatture dottate di Ragione, le quali mettano la loro gloria nel combatterle, e quello, che mi traffigge. Vi è qualche cosa di si basso, e di si indegno nella innumana ambizione di quelli, che si lusingano d’essere annientiti; e si compiacciono nel pensare, che tutta la loro fabbrica sarà un giorno ridotta in polvere; e confusa colla massa degl’inanimati, che merita tanto la nostra meraviglia, quanto la nostra compassione. Che che ne sia, non è difficile penetrarne il motivo. Sospirano il loro annientamento, perche non hanno il coraggio d’essere immortali.

Questo mi richiama a ciò, che ho detto nella introduzione di questo Foglio, e mi fa aggiognervi, che se le grandi azioni vengono da pensieri nobili, e degni di noi, cosi questi sono una conseguenza degli altri; ma il perfido, che si è degradato fino a mettersi di sotto [133] alle Bestie, si contenta di rinunciare le sue pretese della immortalità, e ridurle ad un negativo bene, che consiste nella totale estinzione del suo essere.

Se l’annientamento, in oltre, non si puol’ ottenere, col desiderio, non vi de’ essere maggiore empietà del bramarlo. Che cosa sono l’onore, la Riputazione, le Richezze, ed il Potere, quando si confrontano colla gloriosa speranza d’una eternità, e d’un Bene infinito.

Non vi annoierò d’avvantaggio, mio caro signore, ma non posso a meno di avvertirvi, con tutta la serietà, ciò che queste idee m’ispirano. Si dicono certe cose di voi, che non mi piacciono, benche abbi della ripugnanza a crederle, sul rifflesso, che facilmente si dice male di quelli, che si distinguono, coi loro singolari talenti. Desiderio siate si buon Fedele, come siete buon Autore. Sono &c. ◀Brief/Leserbrief ◀Ebene 3 ◀Ebene 2 ◀Ebene 1