Zitiervorschlag: Cesare Frasponi (Hrsg.): "Lezione CXLVI", in: Il Filosofo alla Moda, Vol.3\146 (1728), S. 123-128, ediert in: Ertler, Klaus-Dieter / Fuchs, Alexandra (Hrsg.): Die "Spectators" im internationalen Kontext. Digitale Edition, Graz 2011- . hdl.handle.net/11471/513.20.5003 [aufgerufen am: ].


Ebene 1►

Lezione cxlvi.

A quelli che hanno troppa stima di se medesimi.

Zitat/Motto► Quantò quisque sibi plura negaverit,
A Dis plura feret.

Hor. L. III. od. XVI. 21. ◀Zitat/Motto

Ebene 2► Tutto il mondo naturalmente stima quelli che non hanno se non una mediocre stima di se medesimi; e la persona modesta è sovente, in fine, accompagnata da un bene, che non aspettava; e che la ricompensa con usura delle perdite, per avventura, cagionatele dalla sua virtù nell’ordinario corso della vita. Li Finosomisti dicono, che si determina, in nostro favore, o contro di noi, alla nostra prima comparsa, sopra ciò, che il nostro aspetto insinua, prima d’essere conosciuti al fondo. L’Uomo, aggiongono, porta nella sua Finosomia la immagine della sua anima, ed i suoi occhj servono di specchio a quelli, che lo rimirano, per iscuprire ciò che gli passa nel cuore. Benche questa maniera di giudicare sia molto fallace, è cosa certa, che quelli, i quali, coi loro discorsi, e colle loro azioni, si attribuiscono tutto ciò, che non rigore, pon-[124]no aspettare dal loro merito, se veggono ridotti a detrarre, ogni giorno, qualche cosa dal loro conto.

Un Uomo che ha della modestia, custodisce il suo carattere, presso poco, come un buon economo sparagna il suo avere; se l’uno, o l’altro ne spende tutto ciò che puole, l’uno proverà delle perdite, e l’altro farà de’ sbaglj, che non si potranno rimettere dal suo capittale. La prudenza dunque vuole, che si regolino i nostri desiderj, le nostre parole, e le nostre azioni dalla stima, che gli Amici veri, non addulatori, hanno di noi; e che mai ci attribuviamo, quando anche fosse in nostro potere, ne tutto l’onore, ne tutta la riputazione, che avremmo diritto di pretendere. Ho conversato, da poco con molti mercanti; non e da stupirsi se addotto alcuna delle loro frasi. Ogn’uno, che nella sua aria, o nelle sue maniere di agire verso gli altri, valuta ne’ suoi registri più ingegno, più prudenza, più bontà, o più braura di quello puo somministrare, quando viene la inchiesta, corre rischio di vedersi oppresso da suoi creditori, sotto pretesto d’avere loro involata tutta la stima con cui l’aveano, da principio favorito. Questo l’obbliga a fallire; quando avrebbe possuto vivere, con prosperità, fino all’ultimo de suoi giorni, se non fosse escito da certi li-[125]miti; e si vede privo di ciò, che a giusto titolo, possiedea, per avere aspirato più alto di quello dovea; onde avviene delle sue pretese, come di quelle cose, che, in vece di partirle, si stracciano.

Ebene 3► Exemplum► Non vi è anima al mondo, la quale non accordasse che Cinno è grazioso, faceto, che ha una maniera facile piacevole, ed inimmitabile nel dire ciò che pensa nelle conversazioni, se potesse occultare lo smisurato desiderio, che ha di vedersi applaudito, e che fà comparire in ogni sillaba, che pronuncia. Quelli che lo conversano si accorgono, che tutte le onestà, gli ponno usare, e tutti gli eloggj, gli ponno dare, mai giongono alla misura da lui aspettata, di maniera che, in vece di mostrargli la stima, che hanno del suo merito, i loro pensieri non girano, se non sull’alta opinione, che ha di se stesso. ◀Exemplum ◀Ebene 3

Ebene 3► Exemplum► Se frequentaste il bell’sesso, vedreste Gloriana fare una parata si comica de’ suoi vezzi: Mirtolina osservare una si grande regolarità ne’ suoi passi: Cloe prodursi, con un aria si libera, e si famigliare. Corina mostrare una tenerezza si delicata, e Rosanna colle sue alture, esigere si profondi rispetti, che le loro stesse amiche, più naturali ne’ loro attegiamenti, se ne pigliano trastullo; e vi sanno dire, che tutta la [126] loro mira è di dare nell’occhio; che le loro smorfie particolari sono argomenti delle loro pretensioni sopra le altre; e che perciò appunto non ottengono quanto otterrebbero, senza tali scimiotterie. ◀Exemplum ◀Ebene 3

Vidi una volta rappresentare certa Tragedia dove il siccario, sorpreso dalla moderazione del Principe, che dovea uccidere, cosi la discorre: Questo Signore governa, con tanta dolcezza, e con tanta umanità, che tutte le possanze divine ed umane si unirebbono a vendicare la morte d’un Rè si benigno. Ad un Uomo che tiene i mezzi per giugnere alla Grandezza e non se ne cura, non mancano amici nelle sue sfortune; Chi nelle Prosperità sa contenersi ne’ limiti della modestia, nelle Avversità sarà sempre compianto.

Quando anche la modestia non attraesse la benevolenza degli altri, è sempre la più desiderabile di tutte le altre qualità, per la felice disposizione, che fa nascere nell’animo, e per la calma, che vi apporta. Ella, in poche parole, è contraria all’ambizione; e questo è quanto ne posso dire di più espressivo. Chi modera i suoi desiderj colla ragione, ne si abbandona alla afflizione, o alla disperazione quando gli accade qualche traverso, raddoppia tutti gl’innocenti piaceri di questa vita: L’aria, che respira. La sanità che go-[127]de; la staggione in cui si trova, una giornata serena, una bella veduta, il tutto contribuisce alla sua Felicità; ed al coperto degl’incantesimi, che ammagliano tutto il mondo, considera, come straordinarj favori, e come nuovi acquisti, tutti li beni, che possiede in commune col rimanente degli Uomini. I fastidj non gli alterano la sanità; l’invidia non interrompe i suoi piaceri. Non abbada a ciò, che mette un Uomo in credito; ne a ciò, che porta agl’impieghi un altro. Sà che vi è una passeggiata in disparte, nel tale luogo; che puole ritrovare buona compagnia in un altro, questo gli basta. Non ha emulazione; non e Rivale d’alcuno; desidera bene a tutti: in somma, il suo credito, le sue fortune sono al serviggio de’ stranieri, e degli infelici, dentro i limiti della Prudenza.

Ebene 3► Exemplum► Luceio ha dell’ingegno, e del sapere, ha della giovialità, e della eloquenza; con tutti questi vantaggi non ha il minimo disegno ambizioso in capo. Forse il volgo lo crederà un ignorante; ma i suoi amici sono ben persuasi della sua grande abilità. Egli non cerca di farsi ammirare; ne va in traccia di fasto. I suoi abiti gli piacciono, purche siano alla moda, e gli riparino l’aria. La società gli è grata, quando sia di persone civili, ed oneste.

[128] Non chiede il superfluo ne’ suoi pasti; ne la eccesiva allegrezza nelle compagnie; ne cose straordinarie per divertirsi. Spogliato de’ pregiudizj, e padrone delle sue passioni, regola i suoi passi, con tanta dolcezza, che ritrova, da per tutto, più spirito, più accoglienza, e più gaiosità di quello gli bisogni per gustare il piacere della vita. ◀Exemplum ◀Ebene 3 ◀Ebene 2 ◀Ebene 1