Zitiervorschlag: Cesare Frasponi (Hrsg.): "Lezione CXXXVI", in: Il Filosofo alla Moda, Vol.3\136 (1728), S. 64-69, ediert in: Ertler, Klaus-Dieter / Fuchs, Alexandra (Hrsg.): Die "Spectators" im internationalen Kontext. Digitale Edition, Graz 2011- . hdl.handle.net/11471/513.20.4993 [aufgerufen am: ].


Ebene 1►

Lezione cxxxvi.

Alle Persone di buon naturale.

Zitat/Motto► Sic vita erat: facilè omnes perferre ac pati: Cum quibus erat cunque una, iis se se dedere, Earum obsequi studis, adversus nemini; Nunquam praeponens se aliis. Ita, facillimè Sine invidia invenias laudem, & amicos pares.

Ter. Andr. Act. I. Sc. I. 35. ◀Zitat/Motto

Ebene 2► Gli Uomini, benche naturalmente soggetti ad una infinità di pene di travagli di afflizioni, sono industriosi nel tormentarsi. Pare, che la vita non ne abbi abbastanza dei mali, senza che cerchino di raddoppiarne il numero, e di aggravarli colle maniere dure, e crudeli, che praticano gli uni cogli altri. Il Peso delle avversità di ciascuno, e reso più grave dalla invidia, dalla malizia, da’ tradimenti, o dalla ingiustizia del suo prossimo. In tempo, che la Tempesta opprime tutta la specie, siamo si infelici per aggitarci l’uno coll’altro.

Si potrebbe prevenire una buona me-[65]tà delle miserie, che accompagnano questa vita, se vi si impiegassero i vicendevoli ufficj della compassione, delle Benevolenza, e della umanità. Non vi è dunque niente, che meriti d’essere incoraggito, sia in noi medesimi, sia negli altri più di quella disposizione di animo, ordinariamente intitolato un Buon naturale, che formerà l’assunto di questo Foglio.

Il buon naturale è più grato nelle Conversazioni di quello sia l’ingegno; Communica al volto una certa aria, che ha maggiori attrattive della Beltà. Mette la virtù nella sua più graziosa comparsa, diminuisce, in qualche maniera, la bruttezza del vizio, e rende sopportabili le stesse pazzie, per non dire le stesse impertinenze.

Non si darebbe società al mondo, senza questo buon naturale, o senza qualche cosa, che ne abbi l’apparenza, o ne tenga il luogo. La stessa buona educazione, che si procura dare alle Persone, se si esamina da vicino, si vedrà, che non è altro, se non la coppia, o la scimia del buon naturale, o vogliamo dire l’affabilità, la compiacenza, o la dolcezza del temperamenti, ridotta in arte.

Questi esterni di umanità rendono un Uomo la delizia del Popolo, quando si ritrovano fondati sulla reale Bontà del cuore senza di questa, sono come la Ip-[66]pocrisia, o la santità simulata, che, appena scoperta, rende l’Uomo abbominevole per ogni verso.

Il buon naturale nasce, d’ordinario, con noi. Gli augurj di sanità, di prosperità, e la buona accoglienza, lo sieguono da per tutto; ma niente è capace di produrlo, dove non cresce da se medesimo egli è un frutto del buon Temperamento, che si può coltivare, e non communicare dalla educazione.

Ebene 3► Exemplum► Xenofonte nella vita del suo Principe immaginario, che dee servire di modello ai veri, non cessa di lodare il buon naturale del suo Eroe. Ci dice, che l’affabilità nacque con esso lui; e ne riferisce varj esempi, tanto nella di lui Fanciulezza, quanto negli altri periodi della sua vita. Ce lo dipinge finalmente, alla sua morte, contento su‘l rifflesso, che la di lui anima ritornerà al Creatore, e’l di lui Corpo, riunito alla madre comune di tutte le cose, doventerà, perciò, utile al Genere umano. Per questo lasciò un ordine espresso a suoi Figli, di non racchiuderlo in Cassa d’oro, o d’argento, ma di sotterrarlo subito, che avea perduto il respiro. ◀Exemplum ◀Ebene 3

Un Uomo capace di formarsi un si bel ritratto della umanità, non potrebbe, che avere l’anima piena di generose idee, e di una benevolenza generale verso il Genere umano.

[67] In quel famoso passo di Salustio, dove Cesare, e Catone sono posti in luminosa comparsa, benche contraposti l’uno all’altro. Ciò che forma il più bel carattere di Cesare, è la bontà del di lui naturale verso di tutti, Amici, o nemici; domestici, o dipendenti; Rei, o afflitti. Ma la severità di Catone imprime più rispetto che amore. Pare, che la Giustizia sia meglio addattata alla natura di Dio; e la compassione a quella dell’Uomo. Un essere, che non ha niente da perdonare a se stesso, puole ricompensare ciascuno, a misura del merito. Ma quello, le di cui migliori azioni hanno bisogno di qualche tolleranza, non ha mai troppa dolcezza, moderazione, e carità. Per questo, frà tutti i caratteri mostruosi della natura Umana, non vi è il più detestabile, che quello d’un animo severo, crudele, e vendicativo.

Questo buon naturale, che consiste in non rilevare e perdonare le offese, non si dee esercitare, che frà i Particolari, e nell’ordinario commercio della vita civile. Nella pubblica Giustizia, la compassione per gli uni, può doventare crudeltà per gli altri.

È quasi massima ricevuta nel mondo, che le Persone, di buon naturale, non sono, per l’ordinario di grande talento. Io però non l’approvo. I più gran talenti, da me conosciuti, si sono di-[68]stinti colla umanità. Crederei, che tale opinione dovesse la sua origine a due sorgenti. L’una è, che il cattivo naturale passa per l’ordinario per buono talento. Un tratto ardito e maligno dilletta tante piccole passioni in quelli, che l’ascoltano, che non lascia mai d’essere ben ricevuto; subito si ride, e l’Autore del moteggio, viene considerato, come un bel talento in satira. Da quì, senza dubbio, ne nasce, che una infinità di que’ graditi schernitori, quando si applicano nel dare alle stampe le loro buffonerie, compariscono si piacevoli: il Pubblico è più giusto delle particolari adunanze, dove brillano; sa meglio distinguere, il buon talento dalla invidia, o dalla malizia.

L’altra sorgente, che parmi abbi dato luogo alla falsa idea, da me combattuta, viene, forse, perche un buon naturale è disposto a compatire quelle disgrazie, e quelle infermità, che un altro metterebbe in deriso, per ottenere il concetto di bell’ingegno. L’Uomo d’un naturale cattivo, benche non abbi superiori talenti, piglia una carriera più vasta; espone, alla vista del mondo, que’ difetti della natura umana, sopra de’ quali l’altro vorrebbe tirare un velo; si rallegra di tutti i vizj, de’ quali l’altro o non parla, o gli scusa, lascia scappare tutto ciò, che gli viene in pensiero, e l’altro molte cose le affoga. Intacca; sen-[69]za distinzione, Amici e Nemici; lacera le persone, che l’hanno beneficato; né si fà scrupolo di niente, purche si dica, ch’egli ha del talento. Non è dunque da stupirsi, riesca, per questo capo, meglio dell’Uomo di buon naturale. Chi vuole arrichirsi ad ogni costo, nè lascia perciò veruna strada, benche indiretta, non è meraviglia, che superi un Trafficante onesto. ◀Ebene 2 ◀Ebene 1