Zitiervorschlag: Cesare Frasponi (Hrsg.): "Lezione CXXX", in: Il Filosofo alla Moda, Vol.3\130 (1728), S. 28-33, ediert in: Ertler, Klaus-Dieter / Fuchs, Alexandra (Hrsg.): Die "Spectators" im internationalen Kontext. Digitale Edition, Graz 2011- . hdl.handle.net/11471/513.20.4987 [aufgerufen am: ].


Ebene 1►

Lezione cxxx.

A quelli, che si regolano dalle sole apparenze nel formare il concetto degli Uomini.

Zitat/Motto► Ipsae rursus concedite Silvae.

Virg. Ecl. X. 63. ◀Zitat/Motto

Ebene 2► È cosa ordinaria ad uno, che ama la caccia il correre qualche volta [29] sulle terre de’ suoi vicini, per isparagnare le selvaticine, che si ritrovano nelle sue. Il mio Cavaliere è di questi, s’allontana quasi sempre due o trè miglia dalla propria casa, prima di far levare una Pernice, o un Lepre, ben convinto, che se non ne ritrova in quella distanza, avrà di che divertirsi al suo ritorno. In questa maniera i Selvatici, che più gli sono alla mano, crescono, e si moltiplicano. In oltre la caccia, riesce più gustosa, quando non vi e tanto Cacciaggione, che confonda i Cacciatori ed interompa il divertimento.

Ho usata anch’io quasi la stessa astuzia, nel mese che stò lontano dalla Città; qual campo sì fertile di Cacciaggione propria per i cacciatori della mia specie, e stato da me abbandonato, per venire a tentare la fortuna in campagna, dove ho risvegliata qualche selvaticina, e l’ho ridotta a buon termine con molta soddisfazione per me ed anche, m’immagino, per gli altri. Ora bisogna, che impieghi molta industria per far levare qualche cosa, che sia di mio gusto; la dove in Città, occupato a Proseguire un Carattere, mi veggo quasi subito attraversato da un altro; vi è una si grande varietà di Creature stravaganti ne’ due Sessi, che si confondono le loro tracce, ed interompono la caccia. Il mio più grande imbarazzo in [30] campagna è di ritrovare cacciagione, ed in Città di bene scieglierla: Benche, dopo avere dato un mese di vacanza alla Città, spero di ritrovarvi al mio ritorno quantità di nuovi selvatici.

Ebene 3► Selbstportrait► Egli è, senza dubbio, tempo, che io lasci la campagna, poiche tutto il vicinato s’inquieta per sapere il mio nome ed il mio Carattere. Io amo la solitudine; sono d’un umore taciturno; ed un poco singolare nelle mie maniere; questo basta per eccitare la curiosità di tutto il mondo.

Vi sono quì varie idee della mia Persona. Altri mi pigliano per un vero superbo; altri per un Uomo assai modesto; e la maggior parte mi taccia da misantropo, e da malinconico. Il Sig. Vimblo, per quanto mi ha detto il Credenziero, teme assai, che io abbi ucciso qualcuno, perche mi vede sovente solo, e che mai parlo.

Li Cittadini mi credono un mago; e perche hanno inteso, che ho visitata una Donna, in concetto di strega, nomata Bianca, Alcuni suppongono, che il Cavaliere mi abbi appostatamente quì condotto, per guarire quella vecchia e liberare il Paese da suoi incantesimi, di sorte che, il titolo, che mi si dà in una parte del vicinato è di stregone Bianco

Certi Amici del Cavaliere temono [31] che il buon vecchio non si sapj ingannare da un’astuto Forfante; e che avvezzo a vedere in Città ogni sorta di Persone, non abbi condotto con lui qualche miserabile spia, che sia di cattivo umore, e che non abbi parole, per avere perduto il suo Impiego.

Tali sono le differenti idee, che si formano sopra di me, di maniera, che gli uni mi tacciano da persona male intenzionata, e gli altri da mago, o da sicario; il tutto, senza verun altra ragione, a me nota, se non perche non grido, non urlo cogli altri. Il mio Cavaliere dice loro; che tal’è il mio naturale, e che sono un Filosofo; ma questo non li soddisfa; s’immaginano, vi sia qualche cosa di più in me, ch’egli non iscuopre, che per niente non tengo si rigoroso silenzio. ◀Selbstportrait ◀Ebene 3

Tutte queste ragioni, e molte altre, m’impegnano a partire dimani per la Città, convinto dalla sperienza, che la Campagna non è luogo proprio per un Uomo della mia tempra, mentre non amo ne l’allegrezza, ne i divertimenti, ne ciò che si chiama buon vicinato. Uno, che si affligge quando un ospite che non aspettava viene a pranzo con lui, e che non ha tutto il genio di sagrificare la metà del giorno al primo venuto; che vuol disporre del suo tempo, e seguire la propria inclinazione, non fà che una brutta figura in queste [32] Parti. Mi ritirerò dunque alla Città, se mi è permesso il valermi di questa espressione, e rientrerò ben presto dentro la folla, per ritrovarmi solo. Ivi posso, senza che nessuno mi abbadi, formare sopra gli altri le speculazioni a mio piacere; ed unire allo stesso tempo i vantaggi della compagnia, colle dolcezze della solitudine.

Per finire dunque le mie villane speculazioni, voglio inserire quì un Biglietto del più volte nominato mio associato bizzarro, che da quarant’anni, non è stato un mese fuori del Fumo della cità, e scherza in questi termini sopra la mia vita campestre.

Ebene 3► Brief/Leserbrief► Mio caro Filosofo.

Suppongo, che questo Biglietto si troverà occupato a raccogliere de’ Fiori o a nasare un pugno di Fieno; o a pigliarti qualcun altro di què piaceri, che vengono somministrati dalla campagna. Ora la società ti cita e ti ordina, per mezzo della mia Penna, di venire presto alla Città. Noi tutti diabolicamente temiamo, che tù non avrai più gusto per la nostra Compagnia dopo avere goduti sì belli trattenimenti con Donna Bianca, e col Sig. Vimblo. Non ci mandare più, ti priego, i tuoi racconti di Baje, nè spaventare più la Città colle tue apparizioni de Spiriti, e co’ tuoi [33] Stregoni. Le tue speculazioni puzzano furiosamente da Boschi, e da Prati. Se tù non vieni con sollecitudine, concluderemo, che sei innamorato di qualche Lattarola del Cavaliere. Assicuralo della mia ubbidienza. Dopo, che egli ci ha lasciati, il Conte Frotto è doventato il Gallo della Parrochia; e se non affretta il suo ritorno, vi è da temere, che questo nuovo Capo della società non ci renda tutti repubblichisti, benche siamo figli legitimi della nostra buona madre. Sono &c. ◀Brief/Leserbrief ◀Ebene 3 ◀Ebene 2 ◀Ebene 1