Cita bibliográfica: Cesare Frasponi (Ed.): "Lezione CXXVII", en: Il Filosofo alla Moda, Vol.3\127 (1728), pp. NaN-19, editado en: Ertler, Klaus-Dieter / Fuchs, Alexandra (Ed.): Los "Spectators" en el contexto internacional. Edición digital, Graz 2011- . hdl.handle.net/11471/513.20.4984 [consultado el: ].


Nivel 1►

Lezione cxxvii.

A’ medesimi Letterati sopra altri particolari istinti &c.

Cita/Lema► Jovis omnia plena.

Virg. ecl. 111 60. ◀Cita/Lema

Nivel 2► Passeggiando, questa mattina nella bassa Corte del mio Cavaliere, ho goduto un piacevole divertimento, nel vedere i differenti effetti dell’istinto in una Gallina d’India, ed in una covata di Anatrini, che la seguiano. Questi, alla vista d’una Peschiera vi si sono subito gettati dentro e vi nuotavano. La loro madregna correa sulle ripe, con inquietezza estrema, chiamandoli e cerando di fargli escire da un elemento, che le parea sì pericoloso. Non si può qualificare colla ragione il Principio, [13] che agisce ne’ differenti animali. Quando si chiama Istinto, si designa qualche cosa, di cui non abbiamo cognizione veruna. Per me, come ho insinuato nel precedente Foglio, credo sia la direzione immediata della Provvidenza; ed una operazione tanto impercettibile del supremo Monarca, quanto quella, che determina tutte le porzioni della materia verso il loro proprio centro. Un Filosofo moderno avvanza la stessa opinione, ma la esprime in termini troppo arditi, coll’asserire: Nivel 3► Cita/Lema► Che Dio è l’anima de’ Brutti. ◀Cita/Lema ◀Nivel 3 Chi sà il nome dovuto alla sagacità che dirige gli animali al nodrimento loro proprio, e gli allontana da tutto ciò, ch’è loro nocivo, o mal sano? Cicerone ha osservato, che un Agnello appena nato s’attacca subito alle poppe della madre. Un viaggiatore ci racconta, che quando i navigatori vengono gettati sopra qualche Costa sconosciuta dell’America, mai si arrischiano di gustare verun Frutto per quanto lusinghi l’occhio. quando [sic] non sia beccato dagli uccelli ed in tale caso se ne cibano senza timore.

Benche le Bestie non abbino cosa che si avvicini all’uso della ragione, posseggono però tutte le nostre qualità inferiori, cioè le Passioni, e le sensazioni, in grado più eminente. Tutti gli Animali di rapina sono molto soggetti alla collera, alla malizia, alla [14] vendetta, ed a tutte la [sic] altre violenti passioni, che ponno animarli alla ricerca del proprio nodrimento.

Quelli, che sono incapaci a diffendersi, o ad assalire gli altri, hanno il loro ricorso alla fuga; sono d’un naturale timido, e sospettoso; e si spaventano all’udire, o vedere la minima cosa. Ve ne sono altri, destinati all’uso dell’Uomo, d’un naturale dolce, trattabile, e comodo per la vita privata. Le Passioni corrispondono, in generale, alla struttura del loro corpo. Non si vede il furore del Leone in un animale così debole, e senza difesa, come l’Agnello; ne la dolcezza dell’Agnello in una Creatura sì ben armata, come il Leone. Vi sono parimente degli animali, che hanno più o meno penetrazione, e sagacità ne’ sensi, che riescono loro più o meno utili, e che servono più o meno alla loro sicurezza, ed al loro vantaggio.

Viene quì a taglio le grande varietà di Armi, colle quali la natura ha muniti li corpi di varj animali giusta la loro specie diversa. Le Griffe, le ogne, le Corna, i Denti ed altre Difese. Una coda, una spina, un Tromba. Riflettono eziandio i Naturalisti, che dee essere qualche principio occulto distinto da ciò, che si chiama ragione, quello che insegna agli animali l’adoprare le loro armi, e l’impiegarle [15] nella maniera più vantagiosa. Si difendono naturalmente, con quella parte del loro corpo, nella quale, risiede la loro forza maggiore, anche prima vi sia formata l’arma, come si puo vedere nell’Agnello; benchè nodrito in Casa, senza che abbi mai vedute le azioni de’ suoi simili, posta la testa contro quelli, che se gli avvicinano, benche non vi siano per anco spuntate le corna.

Aggionerò a questi riflessi un esempio, che ci dà un Autore, della Provvidenza nelle stesse imperfezioni d’una Creatura che comparisce la più vile e dispregevole di tutte le animate. Possiamo concludere, dice, Nivel 3► Cita/Lema► “del mecanismo d’un ostrica, o d’una Conchiglia, che questi animali non abbino i sensi tanto vivi, ne’ in tanto numero come gli Uomini. Ma supponiamo, ne fossero muniti, stante la incapacità, in cui sono, di trasferirsi da un luogo all’altro, non ne riporterebbono vantaggio di forte. A che servirebbono la vista, e l’udito, ad una Creatura incapace di avvicinarsi, o di allontanarsi da un oggetto, sia che le apparisca in distanza utile, o dannoso? una sensazione viva sarebbe incomoda ad un animale, che dee stare fisso nel luogo dove la sorte l’ha collocato e ricevervi l’acqua, o troppo fredda o troppo calda, netta o sporca, che vi ritrova.” ◀Cita/Lema ◀Nivel 3

[16] Accompagnerò quest’esempio con quello d’un altro Animale, che pare diffettuoso, ed in cui risplende la sapiente Provvidenza dell’Autore di natura, appunto in ciò, che comparisce diffettuoso. La Talpa ha tutte le membra proporzionate al suo stato. Ridotta ad occultarsi sotto la Terra dove niente si vede, ha gli occhi si piccoli che i naturisti stentano ad essa di attribuirli; ma è altretanto ricompensata nell’udito, che ha finissimo, e la dispone ad evitare il pericolo, ad ogni leggero rumore.

Veggiamo in oltre a che le servano la coda, e le gambe sì corte, coi piè dinanzi larghi, e muniti di buone ogne cava la terra, e vi si mette a coperto, con incredibile prestezza: Ha dunque le gambe corte a fine di non cavarne più di quello bisogna per introdurvi la grossezza del suo corpo; le zampe dinanzi larghe, a fine di poterne levare buona quantità ogni volta. Si puo eziando dire, che non ha se non una cima, o una punta di coda, perche obbligata a cavare la terra, che non cede con tanta facilità, come l’aria, e l’acqua, si potrebbe sorprendere prima, che avesse accompiuto il suo lavoro, e si fosse posta del tutto al coperto.

Per quello riguarda gli occhi, la Talpa non è del tutto cieca come d’or-[17]dinario si crede, non ha però la vista bastante a distinguere gli oggetti; ha negli occhi un solo umore, che non le da se non la idea della luce, e questa idea pure le cagiona qualche sorta di pena. Così arrischierebbe d’essere pigliata, quando a caso viene al chiaro, se lo splendore a lei incomodo della luce non l’avvertisce di rientrare subito nel suo elemento. Un poco più di vista le sarebbe inutile, un poco meno risulterebbe in suo danno.

Non ho toccati se non quegli Animali, che compariscono le opere più imperfette della natura: e se la Provvidenza nella loro formazione risplende, quanto maggiormente comparirà in quel numero infinito di qualità da lei sparse sopra tante creature animate più o meno perfette, a misura dello stato in cui si ritrovano?

Io desidererei che qualche insigne Accademia si applicasse a raunare un corpo di storia naturale, fondata sulle osservazioni, e su Libri. Se ciascuno scrittore di tale società, pigliasse per sua parte una specie d’Animali, e ci rendesse un conto esatto della loro nascita; della loro educazione; della loro Politica; della loro ostilità; delle loro Alleanze; della Tessitura delle loro parti interne; e particolarmente di quelle, che li distinguono da tutti gli altri animali; come pure dell’attività, che [18] hanno per lo stato, in cui sono posti dalla Provvidenza. Se così facessero, apporterebbono al Genere umano uno de’ maggiori serviggi, che potesse ricevere da’ loro studj; e contribuirebbono pure non poco alla gloria dell’Autore supremo.

E’ vero, che questa storia naturale, dopo tutte le diligenze de’ Sapienti, riescirebbe sempre assai mancante, e lontanissima dall’estensione del soggetto: I mari, e i Deserti ci nascondono millioni d’Animali, le astuzie, ed i strattagemi de’ quali mai verrano a nostra cognizione. Vi sono pure infinitamente più numerose specie di creature, che non si ponno vedere senza il soccorso de’ microscopi, o pure per mezzo de’ più esatti vetri, di quelle che ci cadono sotto gli occhi. Che che ne sia, dalla considerazione di quegli animali che ci fossero palesi, potressimo facilmente dedurre quella degli altri e concludere che da per tutto risplende la stessa sapienza, e la stessa bontà di Dio, il quale mette ciascuna Creatura in istato di provvedere alla propria Sicurezza, ed alla propria sussistenza, nel rango, in cui l’ha collocata.

Cicerone ci da un meraviglioso abbozzo della storia naturale nel di lui secondo Libro della natura de’ Dei, e l’ha scritta, con uno stile così elevato, con sì nobili metafore, e con si vive [19] Descrizioni, che ha sfuggiti gli scherni, ed il ridicolo, in cui cade chi maneggia questa materia, con un dozzinale talento. ◀Nivel 2 ◀Nivel 1