Sugestão de citação: Gioseffa Cornoldi Caminer (Ed.): "Num. V", em: Donna galante, Vol.1\05 (1786), S. 131-160, etidado em: Ertler, Klaus-Dieter / Fuchs, Alexandra (Ed.): Os "Spectators" no contexto internacional. Edição Digital, Graz 2011- . hdl.handle.net/11471/513.20.4247 [consultado em: ].


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Num. V

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Pensieri di pope sopra le donne.

Due donne di rado divengono amiche intrinseche, sennon a spese di una terza. Si uniscono fra loro, come fra loro si collegavano i Re degli antichi tempi, i quali sagrificavano un povero animale per preludio delle loro alleanza; così due donne dopo aver lacerato qualcuna del loro sesso si uniscono in una viva amicizia.

Una donna galante tratta gli uomini come un bravo giuocatore di scacchi fa coi suoi pezzi: ella non si attacca tanto ad un solo, che non abbia nel tempo stesso l’occhio sopra un altro; che le possa procurare vantaggi maggiori.

Le donne sono come gli enimmi, e generalmente parlando hanno questo di comune cogli enimmi, che cessano di piacere quando sono indovinati.

Le donne guardano gli amanti coll’occhio stesso con cui guardano le carte. Se ne servono qualche tempo per giocare, quando hanno guadagnato le gettano: ne domandano di nuove, e spesso con queste nuove perdono ciò, che hanno guadagnato colle vecchie.

Un uomo che vede una bella donna, non ha maggior ragione di desiderare di essere suo mari-[132]to, di quello che un uomo dopo aver ammirato i pomi d’oro del giardino delle Esperidi, ne avrebbe avuto di desiderare d’essere il dragone che li custodiva.

Nível 3► Exemplum► Il Sig. Lichtawer volendo provare, che non v’è al mondo una donna che non sia buona per qualche cosa riferisce la seguente graziosa storiella. Un povero paesano di sette figlj, che aveva avuti dal suo matrimonio non gli restò che una femmina, e questa della più orribile figura. E’ facile dunque immaginarsi quanta pena gli costasse il trovarle un marito. In fatti chi mai avrebbe voluto incaricarsi di un oggetto sì deforme? Un conduttore di orsi però passò dal luogo in cui abitava, la vide, e la chiese in matrimonio. Il padre era un uomo onesto, un uomo fatto all’antica, che ingannar non voleva nessuno. Signore, diss’ egli al pretendente di sua figlia, io devo parlarvi schietto: voi forse non avete osservato bene, che mia figlia è molto mal composta, e che io non ho nulla da darle per dote? -- Oh Suocero caro, rispose l’altro, questo non è quello che m’inquieta -- Ma ella è storpia da ogni parte à -- Questo appunto è quello che desidero -- Ma essa è priva eziandio del naso -- Ne ho ben piacere, ella [133] non è altro che tre piedi -- Molto bene -- essa ha le gambe del tutto storte, ha il viso contrafatto, le braccia lunghe un piede é -- Meglio ancora --- Sappiate finalmente, giacché non bisogna nulla tacervi ch’ella è quasi muta e del tutto sorda -- Ed è possibile, esclama lo sposo? Voi mi cagionate una contentezza assai grande: era molto tempo che cercava una donna appresso a poco formata su questo modello, ma non ardiva di lusingarmi a trovarla, e son ora più felice: e soddisfatto di quello che mi credeva. Ma io non v’intendo, interruppe il Suocero, che volete fare d’una donna così brutta, così mal fatta, quasi inferma, e che non ha un soldo? -- Cosa ne voglio fare mi dite! Io giro sempre e guadagno il pane a far vedere dei mostri: io metterò questo in una cassetta, la farò portar meco, e conto di fare la mia fortuna. ◀Exemplum ◀Nível 3

Invenzioni per la toletta.

Pomata alla Creme

Per fare questa pomata si prende una mezza dramma di cera bianca, altrettanto di bianco di balena, un’oncia d’olio di mandorle dolci, e se [134] dramme d’acqua. Tanto la cera che il. bianco di balena si mette a fondere sopra la cenere calda in un vaso di majolica, e quindi si versa una tale fusione in un mortajo, mischiandola col suo pistone che sia di sasso, finchè diventi fredda e bene incorporata. In seguito vi si versa sopra dell’acqua a poco a poco mischiando di nuovo il tutto col mentovato pistone: In tal guisa diventa essa facilmente una pomata bianchissima simile al creme, ed ha l’attività di ammorbidare la pelle, e ne allontana le rughe: qualche volta vi si aggiunge qualche olio d’odore per renderla più grata; e invece di acqua comune si usa acqua rosa o di fior d’arancio. Una tale pomata si adopera pure per scancellare le macchie del vajuolo, aggiungendovi nel composto di essa un poco di zafferano polverizzato.

Cipria odorifera di nuova Invenzione.

Si prende una libbra di giglj di Firenze, una libbra di fiori di rosa secchi, un’oncia di storace, un’oncia e mezza di sandalo, due dramme di chiodi di garofolo, un poco di scorza di cedro, e il tutto si pista in un mortajo; vi si aggiunge dopo venti libbre d’amido o di cipria, che si mesce ben [135] bene insieme, e si fa quindi passare per un setaccio finissimo. Questa diviene una polvere sana, e molto grata,

N.B. La cipria ordinaria si fa molto buona quando si bagna con dello spirito di vino; in seguito si fa seccare, si sminuzzola, o si fa pur essa passare per un setaccio.

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La pantera

Favola.

Chi vol espagnare il cuor d’una bella dee tradire la verità; fa d’uopo ch’è, sappia lisciare lusingare, mentire, che metta la sua Dea nel Cielo e interpreti per esquisite prerogative i più decisi difetti, poiché la verità le offende gli orecchi, ed i tratti sinceri sono ormai impolitezze così grossolane che non possono tollerarsi. Sì, io dico ciò che penso, la verità discuopre delle cose disobbliganti.

Exemplum► Son io ben dunque infelice adorata mia Cloe, io che v’amo e che non posso mentire! Ed anzi, onde ancor meno m’amiate, accresco il mio demerito con osar di correggervi. Ma forse che uno sciocco [136] imbecille nascer farà nel cuor vostro il più dolce dei sentimenti, mentre un sincero amante, il quale v’espone la verità e le tracce addìta alla vostra giovinezza di vero onore, vedesi in premio del suo zelo proscritto, e posto in un cale.

Sappiate pure mia cara, che molto più agevole mi sarebbe secondare il vostro genio colle lusinghe. E non potrei io forse a molte cattive rime una filastrocola annettere interminabile immensa di belle comparagioni, che a lucicar si vedrebbono quai lucciolette nel seno di cupa notte? Se per esempio dicessi che le coraline labbra spirano divina ambrosia, che le fresche guancie s’infiorano di giglj e di rose, che piene avete di giacinti le mani, di fulmini le pupille, che in somma voi siete il fiore più bello d’amore, intorno a cui quali auree pecchie intente a fare di dolce mele tesoro, sempre a volazzare si veggoono le grazie più gentili e più nobili; sarebbe egli perciò forse men vero che questo fiore disseccherassi fra poco, e che il tempo distruggerà finalmente ogni singolare bellezza? La farfaletta sì varia di colore, sì vivace e brillante vi rassomiglia ancor più del fiore. Questo piccolo insetto leggiero, vago, ed ardito, che vola sull’ali del piacere, trastullasi leggiadramente a brieve tempo per perire tutto ad un tratto, e cadere in eterno obblio.

[137] Amate voi di rendere stabili le splendide attrattive di un’amabile giovinezza, prevaletevi dei vincoli della virtù. Una condotta semplice non selvaggia, non incostante, prudente nell’allegria, ingenua di cuore, non artificiosa negli sguardi, abbastanza docile per riconoscere le debolezze che sa osservare un amico, e tanta grandezza d’animo che basti a distinguere il pregio, ed i vantaggi della virtù: ecco la solida beltà che giammai non vien meno, quantunque la gioventù, e le grazie s’involino, e cui lo stesso tempo distruggitor d’ogni cosa rispetta a segno, che anzi continuamente le presta nuove vigore.

La vostra fronte s’arruga … Voi mi chiedete a qual proposito così insipida apostrofe? Io vi protesto in succinto, che vi lusingherei se meno v’amassi; ma schernite, rimproverate, doletevi, io sarò insolente sino a tanto che voi vana sarete.

Nível 4► Fabel► Sotto il pacifico regno d’un Lione, nel tempo in cui gli animali s’incontravano amichevolmente nella pianura, una Pantera la più superba femmina della Corte, rimarchevole pel suo contengo pieno di grandezza, per la macchiata sua pelle, e pe’ suoi occhi di fuoco, eccitava dei desiderj in ovunque ella s’aggirava: truppe di vili galanti s’umiliano e prostransi d’avanti a lei. L’orgogliosa [138] (come le belle dei nostri tempi) teneva circolo tutte le settimane, ed ivi vedeva ai suoi piedi quei damerini imbecili, che la regalavano d’impertinenze. Le smorfie, le menzogne, gli aneddoti scandalosi facevano tutto il loro trattenimento.

Rappresentatevi questa spiritosa e romanzesca creatura attorniata dalla numerosa sua Corte. Il Simio dopo di essersi inchinato fino a terra, e mostrando un’aria d’importanza le addirizza per primo questo complimento: Poffare bacco, Madamigella, vi giuro, che siete più bella d’una Venere: perdonate alla mia rustichezza, se vi confesso, che mai non mi sembraste così brillante: che membra! che sembiante! che occhi! Ah chiudeteli per pietà, o altrimenti è mestieri, che cada conquiso chi vi contempla! — Eh via, acchetatevi, pazzarello, vi protesto che mi fate arrossire; mi lagnerò se più seguitate, ciò che voi dite rassomiglia all’adulazione che io odio…

Il Volpe più scaltro si estende sopra la bellezza dell’anima, e parla delle cognizioni, del gusto, e del senso squisito della bella. In una parola fa sì bene la sua parte, che diviene pel Simio un formidabile rivale.

Il Montone fa senza riguardi la confessione dell’ [139] amorosa sua fiamme, e dichiara, che arde . . . .per ciò che non ardisce nominare! spera non pertanto un trattenimento privato nel bosco ove sarebbesi forse meglio spiegato. – La Pantera mezzo irritata ad un siffatto complimento increspa la fronte; ma conviene dippoi, che la sua bellezza potea ben accendere il di lui sague non ostante che lo stile ne sia alquanto brutale.

Il Porco ammira l’elegante proprietà. L’Asino cirimonioso và pazzo del portamento leggiadro. In una parola tutti codesti vili galanti pascono la loro follia, e si fanno amare a proporzione dei loro elogi.

Il Cavallo, il cui carattere generoso sdegna qualunque accoglienza mendicata con basse adulazioni, osa coraggiosamente interrompere quel fetido crocchio d’insipidi adoratori, e grida in tuono di sdegno: quando ridicoli Simj vezzeggiano la beltà con insulsi complimenti deono riportarne disprezzo ed odio. Egli è un mettere in dirisione il merito, lasciandolo applaudire dalle sozze smorfie d’un pazzo. Il Volpe artificioso loda il vostro spirito per tirarvi al suo intento. Schifate questi indegni panegiristi, poiché i vili sanno tradir l’amicizia. Scacciate questo sciame di scimuniti ed impertinenti, ed alle regole attenetevi della saviez-[140]za. La vostra bellezza potrebbe interessare il Lione, se la stoltezza vostra non ne dissipasse i vezzi, ed il pregio. Chi vorrebbe sospirare per voi per diventar rivale ad un Simio?

Dice, e altamente russando con aria di disprezzo, lancia replicati calci contro la folla galante, e guadagna il piano. ◀Fabel ◀Nível 4 ◀Exemplum ◀Nível 3

Scherzo d’ un filosofo sopra la moda.

Io non starò a cercare se la varietà delle Mode sia di profitto o di nocumento al commercio; ma esaminerò bensì quanto in certi casi sia assurda, e ridicola. Shakespeare dice in un luogo, che il poco cervello di un uomo si scuopre assai dalla stravaganza del suo vestire: onde se la pazzia di un secolo si conosce da certi segni esterni, certa cosa è che l’Italia non ne diede mai altrettanti.

Le Signore si affaticano tutto il giorno ad abbigliarsi per aver il piacere di essere riguardate con amirazione, e siccome questa cessa al mancare della novità, quindi ne nasce in loro la continua smania di variare e mutare l’abbigliamento, e la manìa in tutte di accomodarsi al gusto, ed alle invenzioni di quelle che danno il tuono. Tut-[141]to questo è ben naturale; ma il grande errore nell’acconciarsi alla moda tanto negli uomini che nelle donne si è, che ognuno vuol vestire alla moda, non perchè quella moda particolare gli dà risalto, ma solamente perchè tal’ è la moda universale. Una vezzosa Signorina, un bel Cavaliere può scherzare sicuramente nel giro delle mode, ma questi medesimi abbigliamenti quanto stanno male indosso a quella piccol donna, brutta, e scontraffatta, o a quel grasso paffuto che con una borsa pendentegli sul groppone più grossa d’una piva, ed un cappellino che si nasconde in mano viene a far ridere il mondo colla sua sciocca abbigliatura? Dicasi lo stesso delle piume; queste sul capo della vezzosa Glori rialzano maestosamente la bellezza, ma quanto poi rendon deforme la sventurata Gorilla, quel miserabile pimmeo, che che non arriva a tre palmi? Che trista figura a vedere la cornacchia colla coda guarnita di penne di pavone, o un bel gruppo di fiori esprimente la più ridente primavera sopra un volto grinzoso, il vero ritratto dell’inverno? Perchè una vaga e leggiadrissima Signora si è adornata il capo di leggiadrissime piume: ecco che subito tutte le moglj dei cittadini voglion a gara fargli la scimia, e fino le stesse serve scappan fuori col capo svolazzante [142] di penne. Sono assicurato che le ali delle ocche che prima si serbavano per spolverare la casa, in oggi si sono convertite in ornamenti da testa per le cuoche, e le sguattere.

Non è possibile l’immaginare a quale altissimo prezzo faccia salir la moda tutte queste bagatelle. L’introduzione delle penne ha fatto nascere nel capo di un Chincagliere l’idea di comprare tutte le bambole chinesi, che hanno la testa movibile, ed a tale effetto ha inviate persone in tutti i porti del Mediterraneo, e altrove per comprarle tutte dalle navi che giungono dall’indie. Allorchè ne avrà fatta una buona raccolta, l’adornerà di piume, e di poi mettendole in moto imparerà a conoscere il vario giuoco delle teste impiumate. Terminato che avrà le sue esperienze; ne darà avviso al Pubblico, e darà alle Signore un corso pubblico, esperimentale per insegnar loro come abbiano a maneggiare la testa, affinchè possano giuocare un massimo vantaggio le loro piume in conversazione. Questo ingegnoso Chincagliere ha già scoperte le regole dellazione, ed ha già preparato una specie di esercizio generale per facilitare prontamente alle Dame il maneggio delle piume. Io ne riporterò un saggio.

Primo. Una Signora quando tace non deve mai movere le sue piume.

[143] Secondo. Quando poi parla ha da tener sempre il capo in moto, ed a guisa dell’eco le sue piume hanno ad essere sempre in consonanza.

Terzo. Quando uno della conversazione parla, la Dama deve tenere il capo più fermo che sia possibile.

Quarto. Quando suona sul cembalo o sul leuto, le sue piume devono battere esattamente il tempo.

Quinto. Quando le Dame ballano, le piume hanno a stare dirittissime; ma nell’incrociare o nel dar mani, con una gentile ed insensibile piegatura di testa hanno a far cadere tutte le piume in avanti.

Queste in sostanza sono le regole principali nel grazioso maneggio delle piume, che questo ingegnoso galantuomo dopo un’indefessa applicazione di sei mesi ha ridotte in metodo per l’uso, e vantaggio del bel sesso; onde non v’è dubbio che tutte quante le Dame non gliene sappiano buon grado.

Amena letteratura

Lettres eritiques &e., cioè: Lettere critiche, morali, e politiche del Sig. Conte Massimiliano di Lamberg. Prima Parte in 8. Pag. 124. Amsterdam 1786.

[144] Non è questa la prima produzione del Sig. Conte di Lamberg, il quale brama di riunire ciò che la sua immaginazione, la sua memoria, le sue letture, e le sue riflessioni gli forniscono di più interessante per formare delle raccolte che partecipa al Pubblico. Era tale il suo Memoriale di un Mondano. Così questa prima parte ne promette un’altra, se sarà favorevolmente accolta: egli può esserne certo; e per convincerne il Pubblico noi ne levremo il seguente anedoto curioso:

Il Ventriloquo, o l’ Ingastrimita, Opera erudita, e tutta nuova, tradotta per la prima volta dal Francese nella volgare nostra favella dal Sig. Descotti di Cassano. Venezia 1786. Appresso Gio. Antonio Pezzana. Il Ventriloquo! che Diamine, un ventre che parla! Ingastimità! Cos’è questo? Sì amiche Ventriloquo è un’ Uomo che parla non col ventre, ma dal ventre; ed è una parola latina infranciosata, ed italianizzata. La seconda poi è tutta Greca, ed è lo stesso che parola nel ventre. Oh le belle cose che si potrebbero dire a questo proposito! Oh le sucide che ne diranno i bei spiriti! Io mi ristringerò a dire, che questa nuova Opera, è dì nuovissimo Argomento, era opportunissima per smascherare le imposture antiche, e moderne. I recentissimi Ventriloqui di Parigi, e [145] di Vienna vi sono talmente annalizzati, con tanta precisone, e verità esposti, che nulla v’ha di meglio.

Memorie, ed Avventure di un’ Uomo di qualità, che si e ritirato dal Mondo; nuovamente recare nell’Italiana favella dall’ultima Edizione Francese. Tomo V. in Venezia 1786 presso Domenico Pompeati. Bravo Sig. Domenico, e bravo il lodevole Figliuol suo che con questa traduzione piacevolmente dà un’ esempio a cert’uomini del come dovrebbero diportarsi! Se Pamela è una scuola per il sesso feminile; quest’Uomo di qualità è ottimo esemplare per il maschile. Ecco sorelle mie, ecco Signori Uomini belle lezioni. Vi approffittarete di sì graziosi Esemplari?

Nível 3► Exemplum► Un Signore nativo del Kamascatka, trasferendosi a Vienna, si trovò in una specie di gondola a quattro ruote in cui v’erano nove persone con un grosso lupo, due cani, e quattro gatti d’Angola sull’imperiale. I domestici che si trovavano sul sedile di dietro, e su quello d’avanti gridavano in latino, che nessuno si avvicinasse, ma gabellieri destinati alla visita, non credettero per [146] questo di mancare al loro dovere, ed aperta la portiera rincularono sorpresi d’un sì strano equipaggio. Dopo le ordinarie domande fatte a porte chiuse alle quali nessuno sapeva rispondere, tutti si lupi che gatti, uomini, e donne non intendendo se non il Russo ed il latino, un secondo Commesso che aveva fatti i suoi studj all’Università prese la parola, e domandò in bel latino se S. E. null’aveva di dazio. Ignoro, rispose il Russo: currus hic continet lupum, feles, canes, uxorem, liberos. Ergo soggiunse subito l’Assistente che prese liberos per libros, ergo in hoc casu currus abibit ad censuram librorum prohibitorum. ◀Exemplum ◀Nível 3

Erudizione

Nível 3► Exemplum► Pennans nella sua Istoria degli Ebridi fa menzione d’ un’usanza, che nella Scozia era in vigore anche un secolo fà. Nella montagna di Eckdele si teneva ogni anno una Fiera, a cui si portava un concorso prodigioso di persone de’due sessi. Li giovani non ammogliati vi scieglievano le loro compagne, s’impegnavano congiungendosi scambievolmente la mano, ceremonia, che chiamavasi Handsisting, e ritornavano accoppiati. Abitavano assieme fino al ritorno della Fiera susseguente, a cui [147] ricomparivano, ed avevano la libertà di confermare, o di disciogliere la loro unione. Se le due parti continuavano ad accordarsi, la cerimonia dell’Handsisting si rinnovava allora con un matrimonio, che durava per tutta la vita, ma se l’una delle parti si ritrattava l’impegno preso dinanzi diveniva nullo, e le due parti avevano la libertà di fare una nuova scelta a condizione però che la parte incostante s’incaricherebbe del fanciullo, che fosse nato nell’anno di pruova. Sotto il Regno di Giacopo II il Conte di Murray ebbe un figlio da Innes figlia del Lord d’Innes, a cui non era unito sennon dalla ceremonia di Handsisting. ◀Exemplum ◀Nível 3

N. B. In Italia presentemente . . . Penna mia, ti ferma. Tu diresti troppo. Perchè hai da prendere una tal cura!

Aneddoto.

Nível 3► Exemplum► Unito ai Figurini che diamo in questo V. Libretto, ci perviene una notizia storica, che assolutamente non possiamo ommettere, poiché non è il rovescio, ma il vero dritto della Medaglia. Un giovinotto scende di sedia al Caffè di P……, nella Città di...... e c’entra vestito a puntino come dimostra il Figurino, cui avea ricevuto da Parigi; anzi [148] avea qualche cosa di più; vale a dire, una grossa crovatta al collo; era arricciato con ricci enormi, impolverati solamente per metà, con un frac a larghi bottoni, aventi tutte le lettere dell’Alfabetto; un giubettino del miglior gusto, rosette ai legaccj, ed alle scarpe, nulla in somma gli mancava per brillare. Entra senza salutare, corre a riguardarsi nello specchio, e gorgheggia un’aria d’Opera buffa, misurando ogn’uno degli astanti dal capo al piede. Un' altro giovane Signore, vestito semplicissimamente leggeva in un angolo, e non lo aveva nemmeno guardato; lo saluta leggermente, e gli dice: Il Signore legge? come voi vedete, gli risponde freddamente il da lui sconosciuto. Posso ardire di dimandarvi qual libro? -- Delle Commedie --- E qual'è quella, che in simil modo ci priva della vostra conversazione? ----- Il curioso impertinente, gli risponde il Leggitore, fissandogli gli occhi in faccia con un disprezzante sorriso. Il stuchevole interrogatore intese perfettamente il significato, arrossì, e disse, un pò balbettando. Potrei io sapere il nome di chi mi risponde in simil tuono di derisione? — E’ il Cavaliere di . . . .  Colonello del Reggimento di . . . .; voi dovete conoscere un tal nome, Signor G….., poiché il padre vostro veniva sovente a [149] portare a mia casa merci della sua bottega. Tutti quelli ch’erano nel Caffè diedero in un scoppio di risata. Il Sig. G….. impallidì, ed è sortito senza pronunziare una parola. ◀Exemplum ◀Nível 3

Meravigliosa scoperta fatta in questi ultimi Secoli, ed ora (presso che) perfezionata, ed aumentata.

Mi è indispensabile raccontarvi i fatti miei, quand’anche non voleste saperli, dolcissimi miei Leggitori. Jer l’altro sui a visitare uno di que’ burberi saccentoni, che all’occasione però non sono inimici del nostro sesso, nè astemj dalla bevanda non fanciullesca. Oh benedetta vista! Fra una dozzina di nuovi Libri gravi, e leggieri, ce ne trovava uno che volentieri divorerei con la lettura, se non vi si dovesse inciampare in cose, quali è bene che dalle femmine, e dalle teste loro simiglianti, s’ignorassero. Ecco il titolo: Compendio Istorico di Memorie Cronologiche concernenti la Religione, e la Morale della Nazione Armena suddita dell’Impero Ottomano; Opera divisa in sei libri, ec. L’Autore è il Sig. Abate M. ed il promotore il Sig. Marchese Giovanni de Serpos. Questo libro benchè di tre tomi in 8 da più di [150] 500 pagine per ognuno, e molto bene stampato in Venezia dal Palese, si dona, e non si vende, essendosene fatta l’Edizione a spese del Sig. Marchese suddetto. Oh quante belle cose vi ci leggono! Amiche mie sapete voi dove di certo era situato il Paradiso Terrestre? La questione di tanti dotti uomini ecco finalmente decisa. Era situato nell’Armenia. L’Autore lo prova con testi irrefragabili, Argomenti sottili, giudiziosissime Osservazioni, e critico esame di quanto su tale Argomento scrissero i Sapientoni; vissuti però non meno di cinque, o sei mila anni dopo l’esistenza di quel deliziosissimo soggiorno. Io muojo di voglia di portarmi nell’Armenia. Volete venir meco? Se ci fu Eva nel Secolo primissimo, cagione di tutte le conseguenze funeste dell’uman genere, ci possiamo ben’ andare anche noi nel dieciottesimo, che cooperiamo a rendere felici gli uomini; e ciò con tanti buoni effetti!

L’oca ed il cigno.

Favola

O Dio una bella quando sa l’affettata. Il parlare smorsioso, lo studiato contegno, gli artificiosi sguardi, i compassati movimenti, la finzione in [151] somma d’un carattere, che non è naturale, sono tutte sciocchezze, le quali non fan altro, che nuocere a quella grazia, di cui si vuole far pompa.

Quel divino incanto non reca un sembiante abbellito dalla semplice mano della natura! Occhi che brillano senz’arte, interpreti sinceri del cuore: aria sciolta, allegra, gentile annunziatrice dello spirito ingenuo e tranquillo: maniere affabili, graziose, e linde carateristiche del buon costume, e dell’innocenza. Se tutto ciò non forma una perfetta beltà, se non vi si trova quell’ultimo finito, e quei gran tratti che la distiuguono, che importa? Ogni sguardo, ogni atteggiamento rapisce, e fa che tutte avvampino d’amabile incendio le anime degli spettatori. La bellezza checché se ne dica, abbaglia più di quello che tocchi; là dove leggiadra femmina ferisce a colpo sicuro, e conquide senza rimedio.

A che dunque, o mia cara, tante frivole cure per rendervi men bella? Se la natura ha dipinto le vostre guancie di un vivo colore che fa invidia alle rose, se simile forma celeste non si è mai presentata al penello d’Appelle, volete voi avvilirla per un assurdo capriccio di fare la leziosetta? Quand’anche la natura ingrata condannata v’avesse alla bassezza di meschini natali, e ad industrie, le [152] quali non sarebbero che accrescere il suo disprezzo. Allorché veggonsi cotai proscritte figure tutte sfolgoreggianti per fuoco d’orientali tesori a pavoneggiarsi dovunque, e a presentarsi sfacciatamente, e in aria ridicola, come in spettacolo all’universo, un così sozzo apparato offende la vista, e dà risalto alla deformità.

Nível 3► Fabel► Un’ Oca vanarella, sciocca, ed affettata aspirava alla preminenza sopra tutti i volanti. Mi fan pur ridere gli uomini che beffeggiano la mia andatura. Osservate miserabili che siete, e arrossitene mentitori insolenti? Neppur l’uomo stesso che và di se cotanto fastoso, ha una presenza più bella. Gnaffe, che l’Oca esser potrebbe la rarità più singolare fra gli augelli. Ecco là il Pavone: corpo di bacco! come va mai altiera la povera bestia di quella sua comica coda; la natura per coprire le sue mancanze mette un fornimento brillante sulle difettose sue opere. Se le Oche avessero la metà solamente di quell’ornamento, si resterebbero forse gli uomini a vagheggiare con tant’ammirazione il Pavone?

Era appunto il fervido meriggio, quando un festevole stormo di Cigni godea scherzoso attuffarsi nel limpido seno del fiume. La nitidezza delle lor piume, e i loro maestosi aspetti irritano la di lei [153] bile. Ho a veder anche questa, grida la rauca Ocaccia? E d’onde tant’ arroganza? Ah quelle stolide creature vogliono contrafarmi. Che dunque? Tutti gli augelli avran eglino la mania di svolazzare a fior d’acqua, perchè le Oche sanno nuotare? ma impareran ben essi assai presto ad essere più modesti, e a convenire umilmente della loro insufficienza.

Appena detto, spiega l’ali, slanciasi nell'acqua. Stende il più che può insuperbindo le penne, e sforzasi d’imitare il nobile ed imponente contegno dei Cigni. Una così fatta comparsa era veramente grottescha. Dapprincipio fu riguardata con una sprezzante pietà; ma in seguito le grandi risate onorarono il trionfo dello sciocco uccellaccio.

Allora il più rispettabile fra i Cigni facendosi avanti, così parla a quella solle: non vedi, creatura presuntuosa e stolta, e che la tua affettazione eccita la derisione universale: la tua superbia ti rende ridicola, e fa veder chiaramente chi tu ti sei. Tra tuoi eguali dei meritar qualche stima, perchè non manchi di buone qualità. Apprendi dunque ad esser saggia; persuaditi pure, che la mania di volersi rendere singolare è un folle orgoglio, e il voler migliorare la natura è lo stesso che manifestare i proprj diffetti. ◀Fabel ◀Nível 3

[154] Novelle né letterarie, né politiche.

Una Madama di Cout… suocera del Primo Presidente del Parlamento di Rennes, vedova ricchissima, essendosi innamorata del S. di B....Militare e Poeta, lo sposò secretamente a condizione, che il suo matrimonio resterebbe occulto, e che conserverebbe il suo nome. Il S. di B. . . . avendo avuto qualche differenza con la sua Sposa clandestina si è permesso alcuni atteggiamenti militari, c

onjugali, come schiaffi, pedate, ed altri simili, e per giustificarsi fu obbligato di prendere la sua qualificazione di marito, come sganarello nella Commedia. La Scena essendo succeduta nel Giardino di Luxemburgo, Madama di Cout…., o piuttosto Madama di B...., prese motivo da un tal caso di dimandare separazione. Tutto Parigi, com’è di dovere, è in somma curiosità dell’esito di una tal Causa.

[155] Gabinetto
Delle mode di Francia.

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Tavola IX.

Retrato alheio► Abbiamo rappresentato nel N. II. un uomo in abito di montare a cavallo, ed avressimo dovuto in seguito raffigurare una donna pure in abito da cavalcare, ma altre novissime mode ci hanno fatto ritardare a rappresentare quest’ultima, come facciamo.

Bisognerebbe ripassare tutti gli Archivj del mondo sempre retrocedendo sino al primo per vedere dove comincia l’uso per le donne di montare a cavallo: sembra egli tanto antico quanto quello per gli uomini. Noi non faremo su di ciò pompa alcuna di erudizione, perchè avressimo un bel rimontare ai secoli più lontani per fissarne l’origine.

La Dama qui rappresentata per montare a cavallo è abbigliata con una veste di Pekino color pulce a tre colletti, a falde alquanto lunghe, e con maniche alla Marinaja (a)1 . Le partite da-[156]vanti, le saccoccie, e le maniche sono guarnite di piccioli bottoni piatti di avorio bianco. Ogni partita ne ha dieci, le maniche tre, e cinque le saccoccie.

Sotto una tal veste portano un gilet di Pekino verde pomo incrocicchiato e ribalzato al petto, e guarnito a due ordini di piccoli bottoni simili a quelli della veste.

La sottana è di un stofa simile a quelle del gilet all’estremità bordata d’un largo nastro color di rosa.

Girale al collo una larga crovatta di piccardia biancha, con cui formasi un largo nodo davantì al collo, e le due estremità restano cadenti sul petto.

Ha in capo, un cappello feltrato (b)2 di lana co-[157]lor canino guarnito all’intorno di due grandi nastri color di rosa, che formano una larga rosa alla sinistra dello stesso capello: dal mezzo di questa rosa si alzano fra di esse flottanti quatro (sic!) grosse piume verdi e bianche.

I capegli davanti sono acconciati a grossi ricci, e di dietro annodati in un grosso catogan a foggia degli uomini, o nella guisa che abbiamo accennato nei precedenti Numeri.

Ha coperte le mani con guanti di pelle gialli. Tiene nella destra il suo fouet, ed ha fermata la sinistra alla cintura della sua sotrana, cioè al borsellino dell’orologio, a cui pende un semplice cordone con una larga chiave in oro attaccata all’estremità del cordone (c)3 .

Le scarpe sono di pelle color di rosa a larghi taloni piatti e d’avanti coperte d’un gruppo formato da un largo bendello verde pomo.

Molte Signore comparvero al passeggio con dei carachi, il di cui corsetto era bianco, i colletti, [158] le falde, e le maniche color pulce, rosa, violetto, nero, e giallo, verde, o lila.

Se in ogni tempo le donne hanno seguito l’uso di andare a cavallo, da poco in quà hanno adottato quello di andare sole in cabriolet senza Cavaliere, Ve ne va una, due insieme, ma con uomini giammai: si conducono da se medesime, e non sono seguite che da un domestico, che grida ai passaggeri di pitirarsi. ◀Retrato alheio ◀Nível 3

Nível 3►

Tavola X.

Retrato alheio► Gli abiti, che sembrano essere di moda per l’Autunno, che sì rapidamente c’involò la bella stagione, sono quelli di panno color pulce. L’uomo qui rappresentato ne porta uno di tal colore colla fodera simile. A autti gli orli è attaccato un bordino, il quale talvolta è fatto a ricamo, e ne forma la pistagua. Questa è una moda in passato sconosciuta, poichè la fodera stessa serviva all’abito di pistagna. Tale moderno raffinamento ci presagisce imminente la soppressione della pistagna: strappato il bordino ella è svanita, e già siamo vicini a questa piccola rivoluzione; ma non si spaventino i nostri seguaci, poichè la fodera di coler simile all’abito resterà ancora per molto tem-[159]po di moda, ammenocchè gli abiti non venghino a listarsi in una foggia grotesca, giacchè è pur troppo noto, che talvolta una piccola, e ridicola aggiunta può far ecclissare sull’istante una moda, che prometteva un lungo dominio.

Li bottoni dell’abito dell’uomo quì segnato sono di madreperla con un cerchìo di oro scolpito nel mezzo: porta sotto l’abito un gilet color di rosa di moerro a righe violette.

I calzoni sono di un panno Casimir color canino, e le calzette di seta a righe bleu, e bianche.

Le fiubbe sono perfettamente ovate: ha due orologi: da uno pende un semplice cordone nero con una larga chiave in oro, e dall’altro una catena d’oro con qualche bijoux pure d’oro.

Ha i guanti di leggier camoscio giallo; una mano è appoggiata ad una canna di Bambou (d)4 molto forte guarnita di un cordone di seta con nappi.

I capegli sono acconciati in largo grecque con quattro grossi ricci per parte: di dietro gli ha [160] avvinti alla panurge, come abbiamo altrove osservato.

Il suo cappello à l’Androsmane è posato sopra di un zoccolo su di cui s’appoggia egli stesso per profondamente meditare. ◀Retrato alheio ◀Nível 3 ◀Nível 2

Tavola

Delle Materie contenute in questo V. Numero.

Pensieri di Pope sopra le Donne. Pag. 131

Non v’ha Donna, che qualche cosa non vaglia .

Storiella. 132

Invenzioni per la Toletta. 133

Cipria odorifera di nuova invenzione. 134

La Pantera. Favola. 135

Scherzo di un Filosofo sopra la Moda. 140

Amena Letteratura. 143

Erudizione. 146

Aneddoto. 147

Meravigliosa scoperta. 149

L’Oca ed il Cigno. 150

Novelle nè letterarie, nè politiche. 154

Gabinetto delle mode di Francia. Tavola IX. 155

Tavola X. 158 ◀Nível 1

1(a) Dacchè le nostre Signore hanno preso nel giorno 8. dello spirante mese l’abito d’Autunno s’abbigliano sovente con vesti e sottane di panno scarlato, violetto, bleu di re verde dragone, bleu celeste, bigio americano, ed altri colori carichi.

2(b) Sì fabbricano adesso dei cappelli di lana leggierissimi e di diversi colori, i più alla moda sono i gialli propriamente color di coda di canarino, di bleu celeste, e di verde pomo, sono essi larghissimi ed hanno, sette polici di bordo: si guarnisce il giro della tsta con due larghi nastri di colore, che si annodano formando una larga rosa alla sinistra. Col cappello color canino si portano i nastri violetti, col verde pomo i nastri color di rosa; e sotto alla rosa si attaccano tre o quattro grosse piume di colore.

3(c) I semplici cordoni sono stati adottati dalle nostre Signore per la sola mattina e per montare a cavallo: portandoli di mattina rinserrano il loro orologio nel borsellino situato sotto alla cintura, che legasi sopra la veste: il cordone dell’orologio molto lungo ricade poi sopra la cintura.

4(d) Specie di canna Indiana che serve in più lavori come l’altro legname. Quest’albero getta una quantità si grande, e sì vicino l’uno all’altro di rami, che formano delle foreste quasi impenetrabili.