La Gazzetta Veneta: N. XCIX

Permalink: https://gams.uni-graz.at/o:mws.6351

Nivel 1

N.o XCIX.

Mercoledì addi 14. Gennaro 1761.

Che contiene Quello, ch’è da vendere, da comperare, da darsi a fitto, le cose ricercate, le perdute, le trovate, in Venezia, o fuori di Venezia, il prezzo delle merci, il valore de’cambj, ed altre notizie, parte dilettevoli, e parte utili al Pubblico.

Nivel 2

Metatextualidad

Per dimostrare altrui in parte quell’impaccio, in cui si ritrova, chi si prende obbligazione di scrivere al Pubblico, darò alla luce quì sotto alcune brevi Lettere, che mi furono mandate da otto giorni in quà; con quelle risposte, ch’io lasciai ad esse nelle Botteghe, alle quali mi vennero date. Egli è impossibile a dire quante sieno le contrarietà degli umori, e de’gusti. E quello, che più mi fa maraviglia, e mi move a riso di me medesimo si è, che rivedendo ora le proposte e le risposte, ritrovo nelle stesse mie Scritture tanta contraddizione, che pajono dettate da più Uomini, e non da me solo. Di che fo una considerazione, che un Uomo è un centinajo, secondo i giorni, l’ore, e i momenti della sua vita. Oh! perchè quando nasce un Uomo vien chiamato con un nome solo? Io gliene metterei quanti ne sono in sul Calendario: e vorrei, che secondo ch’egli si cambia d’oppinione, fosse ora Pietro, ora Giovanni, ora Bartolommeo, e altro, e ch’egli medesimo avvisasse altrui del nome, ch’egli ha, quando si va a parlargli, perchè avendo egli mutata intenzione, al mutato nome, potessi sapere, ch’io non ho a fare oggi con quel medesimo, con cui avea a far jeri. Orsù. Non altro. Ecco le Lettere, e s’io non ho cagione d’impazzare, mio danno.

Nivel 3

Carta/Carta al director

Sig. Gazzettiere~i, Le censure, che si sono vedute sull’opere altrui nelle vostre Gazzette, hanno annojato il Pubblico. Io sono uno de’vostri Associati; ma tralascerò, perchè se volessi fare il Letterato, ricorrerei a’Libri. Il vostro Foglio si prende per trovare di che dilettarsi. Regolatevi, e sono vostro buon Amico. Ernesto M.~i

Nivel 3

Carta/Carta al director

Sig. Ernesto~i Stimatissimo. Avrei creduto, che la varietà dovesse esser piacevole più d’ogni altra cosa. Pure poichè le censure vi sembrano nojose, tralascerò in grazia vostra di metterne ne’miei Fogli. Siate certo di quella stima, con cui mi dico Tutto vostro Il Gazzettiere~i.

Nivel 3

Carta/Carta al director

Sig. Gazzettiere~i, Oh! così! Al nome del Cielo! La Gazzetta comincia ad avere qualche sostanza. Le censure, che vi si leggono piacciono a’Comperatori, e vi consiglio a proseguire. Io son certo, che a poco a poco si conoscerà il buon gusto, e n’avranno giovamento le buone Lettere. Non vi staccate da questo principio, e assicuratevi, che m’avrete vostro Associato sempre, come sono Vostro Amico Angelo P.~i

Nivel 3

Carta/Carta al director

Sig. Angelo P.~i Carissimo. Non lascerò di mettere ne’miei Fogli qualche onesta censura di tempo in tempo, secondo, che caderà a proposito. Non cerco le occasioni da ciò; ma quando crederò di poter giovare, vi mostrerò con l’esecuzione quanto stimo gli avvisi vostri, e ch’io sono Vostro Amico il Gazzettiere~i.

Nivel 3

Carta/Carta al director

Sig. Gazzettiere~i. Le Lettere di Sofronia sono il migliore argomento, e il meglio trattato delle vostre Gazzette. Per me vorrei; che lasciaste andare ogni altra cosa, e che v’atteneste a quello solamente. Ho due Figliuole, alle quali io le fo leggere due, o tre volte il dì; e le leggo io medesima. Credetemi quelle sono un gran benefizio al Pubblico, e non vi stancate di pubblicarne, che n’acquisterete lode, e onore. Addio. Tutta vostra Margherita S.~i

Nivel 3

Carta/Carta al director

Signora mia., Se la Persona, che mi favorisce delle Lettere di Sofronia, non cesserà di graziarmi ella sarà servita. Suo buon Servidore il Gazzettiere~i.

Nivel 3

Carta/Carta al director

Sig. Gazzettiere~i, Le Lettere di Sofronia hanno ancora a far disperare il Gazzettiere. Se non volete che le Donne vi facciano, come ad Orfeo, tralasciate di metterne ne’Fogli vostri. Io sono Donna, e se non cessate, vi risponderò io, e vi farò vedere, che avete il torto. Abbiate paura del nostro sesso quando s’adira. Se voi sentiste quello, che vien detto di voi nelle conversazioni, chiedereste pubblicamente perdono alle Donne. Io vi dò questo avviso in grazia delle Gazzette, in cui si leggevano alcune Novelle piacevoli. Sappiate valervene, e sono Vostra Serva, o nemica secondo che vorrete Ippolita R.~i

Nivel 3

Carta/Carta al director

Sig. Ippolita~i. Mi raccomando alla sua grazia. Fino a quì ho creduto di far bene, da quì in poi mi reggerò, secondo che le Signore Donne andranno dicendo del fatto mio. Intanto le sono obbligato, e mi dico Suo vero Servo il Gazzettiere~i.

Metatextualidad

Queste, ed altre infinite Lettere ho sullo scrittojo mio; nelle quali, chi mostra un desiderio, chi un altro; ed io medesimo, secondo il sentimento, in cui mi trovai, mi sono palesato or d’una, e ora d’un’altra opinione. Vorrei dar nell’umore a ciascheduno; ma non è possibile. Se tutti i capi avessero un pensiero solo, sarebbe cosa facilissima l’incontrare il genio di tutti: ma dall’altro lato il Mondo avrebbe un’uguaglianza, e una quiete universale siffatta, che viveremmo per dormire, e non altro. I varii umori fanno bello il Mondo; e ognuno dee essere diverso da un’altro, perchè da questa continua contradizione nasce il movimento delle faccende, e quello della vita.

Nivel 3

Carta/Carta al director

Al Sig. Gazzettiere~k
Sofronia. S.~i Soffro di buon’animo tutto quello, che di me si dice, e che voi m’accennate nella vostra gentilissima Lettera. Io non voglio fare la mia Apologia; dacchè riguardo colla più fredda indifferenza la opinione, in cui sono appresso le mie Leggitrici, di vecchia, d’abbandonata, e di malinconica. La verità delle cose, delle quali scrivo, non dipende dalla mia età, dal mio temperamento, o dalla buona o cattiva fortuna nel Regno della Galanteria. Il bene ed il male morale non è soggetto al cambiamento delle stagioni, delle mode, e de’capricci. Una Giovane che và scivolando nella via de’suoi doveri, col brio del suo portamento, colla porpora delle guancie, e colli vezzi d’un’occhio ardito ed insidioso, non fa cangiare d’aspetto al vizio; nè le verità dette, o per malinconia, o per dispetto, perdono lo spirito della utilità, che seco recano. La varietà fa la bellezza del Mondo: egl’è vero, ma nel Mondo Fisico, non nel Mondo Morale, e nel Mondo de’varii costumi delle Nazioni, non nel Mondo del buon costume degli uomini. V’è un’ordine in tutte le cose e tutte le cose tendono a qualche fine. Nelle Società Civili vi sono le Famiglie, e le Famiglie tendono alla felicità delle Società. E (sic.) permesso nelle Famiglie l’uso delle mode nel vestire, ma è ordinato alle Famiglie di non dilapidar’il Patrimonio nelle mode. Del fondo di quel Patrimonio, si dee la sua porzione a tutti i membri di quella Famiglia, e quando la porzione della Signora Madre non è sufficiente a tutti i suoi capricci, si mette mano nella porzione altrui, e la grande Magnanimità di promover’il bene degli artefici, de’lavoratori, e delle lavoratrici, finisce nel non pagarli. Credetemi, Signor Gazzettiere Stimatissimo, che il viver in piena corrente della moda, diviene un’abito, che va ogni giorno prendendo forza e vigore, ne mai viene il momento filosofico, ma si va in sepoltura colli merli di Fiandra, e colli nastri di Parigi. Egl’è vero, che il Mondo è sempre andato così, e così anderà finchè dal giorno della consumazione sarà svelto da suoi cardini. Ma è vero, altresì, che sempre si sono veduti, e provati effetti perniciosi da un tal’andamento, quando non è stato moderato. I Quadri antichi variano nella foggia del vestire, dai quadri moderni, ma il vizio e la virtù sono stati, e saranno sempre della stessa Natura. Si dice oggidì, a’tempi andati s’usava così, ma adesso non s’usa più. E bene: se si parla de’costumi civili e socievoli, se si parla della foggia de’vestiti, va bene. Si vestan’oggi le Donne, de’colori che sono alla moda, non si faccian brindisi a Tavola, si viva, si tratti con pulizia. Ma se si parla de’costumi morali, per questi non v’è moda che vaglia ad alterarli. La fedeltà d’Andromaca~i, la castità di Lugrezia~i, la risoluta costanza di Porzia~i, la prudenza di Cornelia~i sono Quadri vecchi ed antichi, ma in ogni tempo pregiati ed imitati dalla parte savia del Mondo. Le Messaline~i e le Poppee~i sono egualmente Quadri antichi, ma in ogni tempo, dal Mondo tutto riguardati, e tenuti in abbominazione. Cosicchè, a tempi nostri sono fuori di moda i vestiti antichi, ma non le virtù morali, ed a tempi futuri saranno fuori di moda le nostre usanze, ma non le virtù morali. Io non pretendo di convertire le Città in un Eremo, di bandire le Arti, d’escludere gli Spettacoli, il Ballo, la Musica, e l’altre piacevoli distrazioni, ma vorrei solamente una proporzionata moderazione, che possa conciliarsi colli doveri dello stato di ciaschedun uomo, e di ciascheduna Donna. La Maritata memore degl’impegni contratti all’altare, memore d’esser Madre, memore de’suoi doveri. Il Maritato memore di quelche deve, alla Moglie, alli figliuoli, alla Società Civile. Ciò posto vedremmo nel buon ordine delle Famiglie, facilitata la felicità comune. Se dunque questo sarebbe un bene, l’esortar’a questo bene non è fuori di proposito. Sia malinconia, sia dispetto, che un faccia parlare, poco importa, se dico il vero. Non vivo ne men’io fra quattro mura. Mi divertisco ammaestrata dal passato, metto a profitto il presente, e provvedo al futuro. Vecchia così come sono creduta, sono persuasa, che qualche Ente moderno mi prenderebbe in Isposa, e malinconica così, come vengo riputata, m’ingegnerei di far sentire la Virtù Eletrica dell’allegria, a chi meco conversasse. Ma non mi sento di prender’un Marito, che si vergognasse di venire con me, o che m’esponesse a perder la mia pace. Dunque, Signor Gazzettiere Stimatissimo, diremo e scriveremo, viveremo e godremo della nostra pace. Qualche d’uno riderà della mia pedanteria, ma io, o Vecchia o Giovane, o allegra, o malinconica mi vò goder la mia tranquillità, e piuttosto dire, che udire. Sono placida Spettatrice dal sicuro lido, della burrasca altrui, e sono, e sarò sempse (sic.) vostra buon’Amica, e Serva. Addio. P. S. Scrivo alla mia Eufrosia, e vedrete opportunamente la mia Lettera.

Nivel 3

Novella.

Metatextualidad

In una Terra, ch’io non nominerò, ma che pure non è molto da questa Città lontana, avvenne a’passati dì un caso, che merita d’aver luogo in questi fogli.

Relato general

V’avea un Giovanetto d’anni diciannove in circa, e dotato da natura di tutte quelle bellezze, e grazie, che può aver Giovane; imperocchè la faccia sua avea un certo, che di virile mescolato in una carnagione, che parea di donna, e una guardatura così soave, e bruschetta ad un tempo, che penetrava nel cuore delle riguardanti fanciulle. Il corpo suo era de’più ben fatti, che si vedessero mai; diritto in sulla persona, con certe polpe di gamba nerborute, e che verso alla caviglia s’assottigliavano, ma senza perdere la proporzione, e la forza; e oltre a ciò avea i capelli crespi, e biondi, come oro filato; in somma parea il bellissimo Adone, tanto amato anticamente da Venere. Non fu meno amato costui da una fanciulla del Paese sua pari, la quale non vedea al mondo altro fuorchè lui, e le parea di non esser viva quel dì, che veduto non l’avesse; ed all’incontro era ella amata da lui, quanto si possa amar femmina. Ma, come suole avvenire, che la dove è bellezza, molti sono i concorrenti ad amarla; accadde, che due altre donzelle della medesima età s’innamorarono anch’esse del Giovane, e tanto fecero l’una di quà, e l’altra di là, che senza saputa l’una dell’altra, ognuna gli dichiarò l’affetto suo, e il Giovane che di buona pasta era, e pietoso dell’altrui dolore, prestò benigno orecchio alle parole di tutte, e non volle togliere loro affatto la speranza, perchè non perissero due così garbate fanciulle; sicchè alle volte si ritrovava a ragionamento ora con questa ora con quella, e dava a tutte buone parole, e speranza del suo possedimento. Non potè stare lungo tempo occulta questa tresca alla prima delle amanti fanciulle, la quale si querelò amaramente al Giovane dell’infedeltà di lui, e gli rimproverò la sua crudeltà, non senza spargere varie lagrime, e mescolarvi parecchi singhiozzi. Di che il Giovane addolorato, le rispose, ch’ell’era il solo suo bene, e le promise, ch’ell’era quella sola, che sarebbe stata sua moglie; aggiungendo, che l’altre due erano due pazze, e sfacciate, le quali con importunità l’assediavano, e ch’egli andava a casa loro talvolta solamente per non dar loro cagione di spiare il suo vero amore, e di cianciarne pubblicamente. E quì con sì belle parole, e con tanti giuramenti assicurò la sua amante, che per quel giorno la fu contenta. Ma quando la gelosia ha incominciato ad intorbidare il cervello, quantunque sembri, che presente l’amante, e mentre, ch’egli favella, il cuore vada acquistando la prima tranquillità, non è però vero, e rimane la radice del sospetto, la quale germoglia, e fa nascere mille pensieri. Sicchè la fanciulla cominciò a fantasticare da sè a sè, e non potea patire, ch’egli di quando in quando andasse a visitare ora questa, ora quella delle due concorrenti. Per la qual cosa prese per ispediente di volersi chiarire del vero, e non potè ritrovare via migliore, che l’appiccare amicizia con esse medesime, ed esaminare più da vicino, come fosse la verità della faccenda. Per abbreviarla, così fece, e in pochi giorni tanto si strinse con esse in tale dimestichezza, che incominciò a ragionare di questo suo amore, ed usò tant’arte, che la fece scoprire all’altre due il segreto loro; sicchè in breve le intesero l’una dall’altra, ch’egli prometteva a ciascheduna di sposarla, e che ad ognuna diceva, che l’altre due erano sciocche, e importune, e ch’egli si trovava con esso loro solo per fuggire gli scandali, e le parole. Quale fosse il dispetto di tutte, e tre si può piuttosto pensare, che dire. Pure le rimasero d’accordo di voler essere ciascheduna testimonio del vero, e accordatesi insieme, stabilirono, che l’una di loro lo lusingasse a parlar seco in una stanza segreta, mentre che l’altre due si stessero quivi appresso nascoste ad udire. La Prima non volle essere quella, che a ciò l’invitasse, onde una dell’altre due s’obbligò a tendere questa trappola. Per quel giorno le si divisero, e fra pochi dì la trama fu all’ordine, tanto che in sul far della sera, il Giovane fu alla casa di colei, che invitato l’avea, la quale con un lumicino, lo trasse seco in una stanza, e lo chiuse, mentre che l’altre due non vedute stavano ad un usciolino in ascolto. La Giovane dunque, che seco era, incominciò gravemente a querelarsi, ch’egli n’amasse altre due, ed egli rispondeva altamente giurando, che quelle erano due senza cervello, che gli assediavano le calcagna; ma ch’ella era il solo diletto suo, e per farsi prestar fede più facilmente, aggiungeva tutti i difetti dell’altre due, chiamandole torte, losche, e aggravandole quanto potea con le parole. Qual fosse la furia delle due celate Fanciulle,

Metatextualidad

la mia penna non è atta a descriverla.
Solo dirò, che le balzarono fuori, come due aspidi, gridando. Traditore, lo stesso dicesti a noi di quella, a cui tu parli al presente. Il Poveretto non potè più aprir bocca, e rimase come una figura intagliata, mentre, che le tre Fanciulle non altrimenti infuriate, che le Baccanti, con gli occhi travolti, e borbottando per lo furore, gli furono tutte, e tre addosso con le pugna, co’graffi, e co’morsi, per modo, ch’egli perdette le forze alla difesa, e finalmente andò tant’oltre la tempesta, e il romore, che una maledetta forbice . . . Ma che descriverò io orribili Tragedie? Il povero Giovane, se mai camperà dopo tanta disgrazia, avrà acquistata la vocina di soprano.
Libri nuovi fuori di Venezia. Il Signor Giovanni Sografi Professore dell’arte Chirurgica in Padova, dopo la difficilissima prova da lui fatta dell’estirpare un Polipo nel Naso d’una giovane; per universale benefizio, ha pubblicata una Dissertazione sul Polipo del Naso. In Padova per li Conzatti 1760 in 8. L’argomento di quest’Operetta è brevemente spiegato nella sua dedicatoria al nobilissimo e dottissimo Personaggio, a cui è indirizzata, dove dice:

Cita/Lema

« In questa avendo raccolto, quanto sopra una malattia spesse volte pericolosa, e sempre molestissima, fu insegnato dalli più celebri Critici d’ogni tempo, e ciò che mediante la mia osservazione ho potuto avvertire in parecchie occasioni, ch’ebbi di felicemente trattarne, ho procurato di ordinare le cognizioni appartenenti a questa materia, come non trovai fatto da altri, in modo che possa ognuno facilmente, e pienamente informasene ».
Il Libro è lodatissimo pel metodo, e per la sostanza dagl’intelligenti della sua professione, e vendesi in Venezia dal Sig. Giambatista Pasquali L. 1. :10. Cose perdute. Chi avesse ritrovato un Sigillo di Cristal di monte con quattro arme intagliate, e legato in oro, lo porti alla Chiesa di Sant’Agnese, che gli sarà data la cortesia. Case da Fittare. Una Camera d’affittar in Corte di Kà Correr in Contrada di San Giovanni Novo in principio di Rugagiussa. Si domandi la Signora Catina Moglie dell’Orbo alla porta del restello, avanti d’arrivare in detta corte. Camera fornita d’affittar in calle del Paradiso a S. Maria Formosa, in casa del Sig. Antonio Bonetti. Legni arrivati. Adi 5. Gennaro 1760. M. V. Pieligo, Patron Zuanne Madoniza, venuto da Piran, con 9. cai Oglio. 39. Bar. Sardelle Salate. Detto. Pieligo, Patron Giacomo Mlinarich, venuto da Traù, con 11. cai Oglio. 6. Miera Fighi. 9. Bar. Sufini. 2. Mazzi Bechine, e Boldroni a refuso. 2. cassette Candelle di Seo di Tramesso. 1. Rodollo Rassa in più cavezzi. Detto. Pieligo, Patron Zuanne Tomaseo, venuto da Spalatro, con 4 cai Oglio. 1. Rodolo Rassa in più cavezzi. Detto. Pieligo, Patron Anzolo Scarpa, venuto da Fiume, con 18. Bar. Miel. Detto. Pieligo, nominato Madonna de Loreto, e S. Antonio di Padova, Patron Cristofolo Giancovich, manca da Corfù 16. giorni raccomandato a sè medemo, con 32. Botte, e 18. car. Oglio. Detto. Trabacolo, Patron Domenico Grandich, venuto da Lissa, e Zara, con 4. cai Oglio. 1. cassetta Rosolin per Transito. 134. pezzi Porcina Salatta (sic.). Detto. Nave, nominata Demastron, Capitan Giacomo Veer Olandese, manca da Amstardam (sic.) il 1. Settembre, e da Falmauth li 10. Ottobre, raccomandato a sè medemo, con 600. Bar. cospettoni, 4318. pezzi Legno Giappon. Detto. Nave, nominata Sicurtà, Capitan Hans Holders Svedese, manca da Stocolm 6. Mesi, da Lisbona li 12. Ottobre, e da Livorno li 26. Novembre, raccomandata a sè medemo, con 1300. Bar. catrame. 72. colli Lin. 631. Sacho (sic.) Pignoli.