La Gazzetta Veneta: N. 86

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N.o 86.

Sabbato addi 29. Novembre 1760.

Che contiene Quello, ch’è da vendere, da comperare, da darsi a fitto, le cose ricercate, le perdute, le trovate, in Venezia, o fuori di Venezia, il prezzo delle merci, il valore de’cambj, ed altre notizie, parte dilettevoli, e parte utili al Pubblico.

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Lettre/Lettre au directeur

Al Sig. Gazzettiere. Oreofilo. S. Le delizie semplici della Villeggiatura, mi tengono ancora quasi incantato sopra il più ameno de’Monti, che vanta l’Italia; ma non perciò sono privo delle notizie cittadinesche, perchè la vostra Gazzetta, in parte, e in parte le Lettere di molti miei amici, mi ragguagliano di tutto. So, che la Tragicommedia intitolata Zoroastro Re de’Battriani~i, non è stata da spettatori, troppo gradita, e che l’Autore non è stato con troppa carità trattato dagl’amici suoi medesimi, i quali si sono dimenticati, che Zoroastro doveva essere Astronomo. Li Cortigiani suoi, pare a me, che Astronomi dovessero essere, come in fatti sono rappresentati, e che fra questi vi fossero molti, che l’Astronomiaconfondessero coll’Astrologia. Doveva, dunque, l’Autore come ha fatto, lodare la prima, e metter’in ridicolo la seconda, come quella, che viene chiamata fraudulentissima artium, deliratio incredibilis. Se gli Spettatori fossero andati al Teatro colla ragionevole prevenzione di vedere, e di sentire una Tragicommedia Astronomica e Astrologica, avrebbero trovati i Personaggi secondo che dovevano essere, e il loro ragionamento al loro essere corrispondente; e quelli che hanno fatto applauso alla descrizione dell’Ecclisse, in bocca d’un’Americana, non avrebbero trovato strano il vocabolario Astronomico, in bocca d’un Rè Astronomo, e in bocca delli Cortigiani di lui. L’Autore ha mantenuto quello, che aveva promesso, e non con poca fatica ha camminato, senza inciamparsi, per la spinosa via d’una seria Scienza, dagl’ignoranti, e dalli creduli nella falsità degl’influssi de corpi celesti, sopra le libere azioni degli uomini, malamente intesa. Voi col solito vostro discernimento avete dato nel segno, col dire, che la Tragicommedia, componimento per sè mostruoso, non può essere, nè sublime tutto, nè tutto piacevole; onde trà le cose serie, non bene da tutti intese, e trà le cose piacevoli, ma non con sale vulgar condite, dee per necessità un tal componimento riuscire poco dilettevole. E ciò succederà sempre, quando sia scritta da penna ragionevole, la quale voglia tenersi lontana dalle assurdità maravigliose, e conservar voglia la verità dei caratteri. Semiramide è Donna scaltra in grado, che degenera in somma malizia, e malvagità, ma tale, quale in fatti era. Le persone per quanto siano grandi, quando sono malvage, sono di tutto capaci, e quando loro giova, avviliscono il loro grado, e mettono in non cale il decoro, a proporzione di quello, che esiggesi per giungere ad ottenere l’inteno. La sferza Comica è appunto come la tasta medica de Chirurgi, la quale tanto più riesce di dolore, quanto più la piaga è nel vivo, ma il dolore è necessario mezzo per arrivare alla guarigione. Se io fossi amico confidente dell’Autore, vorrei pregarlo, di far sempre uso della sua propria fantasia, la quale in genere Comico è impareggiabile, e tenersi lontano da fatti Storici, nelli quali l’abito da lui fattosi del verisimile, non mai gli permetterà di maneggiare la verità con quella forza che senza degenerare nel maraviglioso, e nell’inverisimile, in fatti veri, e di loro natura non forti, non può urtare, e mover gli Spettatori. Il fatto Storico vuol’esser condotto con quel grado di forza, che è sua. Si può piacere col prendersi degl’arbitrj, ma gl’arbitrj non sono qualità includenti del merito d’uno Scrittore. Voi sapete per esperienza, che una Testa ben fatta, e abituata nel ben pensare, in forza dell’abito non può, sebben’anche il voleste, far delle cose sfigurate. Uno Scrittore, che sappia quel che scrive, conserva il filo dell’azione, e del Dialogo, sebbene il soggetto sia sterile, sia infelice, sia poco interessante, e sia anche mal scelto. Non così s’usa da quelli, che per urtare gl’animi de Spettatori, e quadre figure e rotonde metton’insieme, senza saper’essi, ne gl’altri, qual sia il Protagonista, e qual’il Personaggio Episodico, qual sia nel principio, e qual in fine dell’azione il carattere delli Personaggi. Se voi, dunque, siete amico confidente dell’Autore, ditegli, che non potendo indurre l’animo suo a far delle cose sfigurate e contradittoriamente maravigliose, tralasci d’assecondare è (sic.) le Novellette degli amici, e li fatti Storici, e faccia uso di quell’impareggiabile pennello, che la Natura gli ha posto in mano, e che egli collo studio è (sic.) coll’arte ha perfezionato, e dipinga la Natura, in quella prospettiva, che senza mancar’al verisimile per sua dote particolare, possa colorire con quella forza di tinte, con le quali da tanto tempo ammaestra è (sic.) piace. Al scendere che farò dal mio Monte delizioso spero di trovare di che compiacermi, e frattanto mi vò divertendo colle analisi che ricevo dalle cose Teatrali, e colla vostra utile è (sic.) piacevole Gazzetta, per cui, oltre alla stima, e considerazione in cui sempre v’ho avuto, cresce in me il sentimento di vera e sincera amicizia, che è lo stesso, che sono amore e rispetto, con li quali mi dichiaro Vostro Amico, e Servidore.

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Lettre/Lettre au directeur

Al Gazzettiere Carlo Goldoni~i. Permettetemi, che io vi dica, che voi parlate di me con troppo avantaggio. Non vorrei, che per la stima, che sapete aver io di voi, vi credeste in debito di onorarmi più, ch’io non merito. Vi ringrazio del molto bene, e del poco male, che avete detto del Zoroastro. Che le Scene, che parlano un po (sic.) troppo alla lunga di Astrologia sieno riescite stucchevoli mi dispiace, ma non mi offende. Che la fine della Commedia non sia stata debitamente sviluppata, chi lo dice avrà la sua ragione per dirlo, nè io presumo di vedere di più al Tavolino, di quello, che veder possano gli Uditori in Teatro. Circa al carattere di Semiramide, voi sapete qual è, e quale ce la dipinge la Storia. Savissimo è il vostro riflesso, che la Tragicommedia fa diventar mezzano un carattere grande, e quelli, che pensano, come voi pensate, non ne saranno contenti. Mi fece per altro grandissima specie la prima sera della rappresentazione un certo mormorio di voci nell’Uditorio, che mi parvero mosse da irritamento, e disapprovazione, allora quando Semiramide aggiunse alle altre sue macchine quella di accusare Nitocri. Pare a me, che a una Donna, a cui dalla compiacenza del Popolo perdonate si erano tant’altre maliziose invenzioni, questa dovesse essere meno dell’altre condannata, tanto più, ch’ella aveva un principio di verità, su cui appoggiare la sua vendetta, avendola sorpresa in atto di rapirle l’Amante. Tuttavolta il Pubblico è un Giudice assai rispettabile, e se la condanna, sul fatto, è partita da bocche sincere, ad animi spassionati, li lodo, li ringrazio, e studierò di approfittarmene. Benedetti coloro, che dicono la verità. Da essi ho appreso più d’una volta a migliorare le cose mie, e so di non aver imparato abbastanza, e chiunque m’illumina fa cosa grata a me, al Pubblico, ed a se stesso, sendo interesse, e compiacimento comune, che le rappresentazioni Teatrali sieno, il più, che si può, corrette, castigate, e piacevoli. Supplico voi pertanto, Sig. Gazzettiere amatissimo, non cessare di dirmi la verità, e d’istruirmi; ma, per amor del Cielo, vi prego altresì non pormi in sì mala veduta presso le Signore Donne, addossandomi, che col carattere di Semiramide abbia inteso di satirizzare sopra di esse, sendo io rispettosissimo, e tenero ammiratore del loro Sesso, siccome sono di Voi Obbligatiss. Serv. e Amico.

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Lettre/Lettre au directeur

Amico stimatissimo. Che risponderò io, essendomi dato così breve tempo? La lettera da voi scritta fa onore al vostro ingegno, e al costume. Le poche parole da me dette intorno al Zoroastro furono stimolo della mia amicizia. Vorrei che le cose da voi dettate fossero tutte splendore, e quali ne ho vedute tante uscire della vostra penna; ed essendo avvezzo a sentirvi commendare universalmente, vorrei, che così fosse sempre. Parlo di cuore, sono sincero, e spero che mi crediate ora, e sempre tutto vostro Servidore, e amico Il Gazzettiere.
La Navigazione d’Enea~i. Azione Scenica rappresentata in San Giangrisostomo Giovedì sera per la prima volta. È tratta dall’Eneide di Virgilio. Disjecti membra Poetae.

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Lettre/Lettre au directeur

Al Gazzettiere. « Può benissimo aver luogo nella Gazzetta vostra un picciolo accidente avvenutomi poche sere fa nel Teatro di San Lucca.

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Récit général

È capitato in Venezia un Forestiere raccomandatomi caldamente dal Padre di lui, al quale io ho molti obblighi, e fra l’altre cose mi fa molta istanza nelle sue lettere, perch’io gli faccia godere di tutti gli onesti diletti di questa Città, con quella minore spesa che far si possa, essendo egli Persona di nascita molto civile, egregiamente educata; ma non ricchissima; siccchè per fare un’onorata figura dee misurare giudiziosamente la borsa. È questo Giovane dabbene innamorato della gentilezza del Paese, de’bei costumi, che vi regnano, delle cortesie, che in ogni luogo riceve; passa felicemente molte ore in buona compagnia alle Botteghe da caffè, è soprammodo contento delle finezze, che gli vengono usate da ogni genere di Persone. L’altra sera dunque, desiderando egli di vedere il Zoroastro~i, che per la prima volta si rappresentava in san Lucca, andammo egli ed io per comperare una chiave, ma trovando, che il Venditore ci domandava assai più di quello, che nè egli nè io avevamo voglia di spendere, per non isconciare i fatti nostri, gli dissi: Noi siamo soli, a che non ci vagliamo noi della libertà nostra? Oggidì anche quella parte del Teatro, che chiamasi Udienza è ripiena di civilissime Maschere; e quivi forse più, che ne’Palchetti s’ode facilmente la rappresentazione. Anzi parecchi sono quelli, i quali a bella posta vanno a sedere costà, per non essere importunati dalla garrulità altrui. Un tempo fu che quel luogo era pieno d’ogni genere di Persone; ma dappoichè le Commedie si sono ingentilite, s’è ingentilita anche l’Udienza, e in tal parte del Teatro concorrono infinite Maschere pulite, e nobili. Sicchè andiamo. Il consiglio fu preso, andammo, e trovatoci un buon luogo ci ponemmo a sedere. Fu alzata la tela, si cominciò a recitare, e l’Amico mio stando quivi con grandissima attenzione, si godeva i Personaggi, che rappresentavano, e applaudiva, che fra tante Persone regnasse tanto silenzio, e di quando in quando diceva, che non avea mai avuto tanto diletto ne’palchetti. Era appunto Semiramide in sul punto, in cui s’affatica con dolcissime lusinghe d’adescare il cuore di Zoroastro, quando l’Amico mio gridò: oi: e levò gli occhi in alto. Ch’è stato diss’io. Non so, risponde, io m’ho sentito un gran colpo quì dietro sulla nuca. Sarà, diss’io qualche cosa caduta dall’alto per caso. Guardo, veggo, che è: e dico: nulla, nulla, e solo lo prego a proseguire con attenzione. Lo fa: e di là a poco ritorna: oimè: il picchio gli avea dato sul cappello: se lo tragge di testa, e guarda. Questo è uno sputo: a pena se n’è avveduto che un altro gliene fiocca sul cuccuzzolo del capo. Il Giovane vedendo ch’io avea qualche vergogna di quello, che avveniva, si volse a me con buon viso, come quello, che gentilissimo è, e mi disse: Io ho più volte dubitato, che l’aria di questo Paese ristringendosi in queste vie così ristrette, ferisse gagliardamente il petto delle Persone, sicchè mi parea impossibile, che le non fossero tutte raffreddate. Questa continua pioggia, che cade da’palchetti me ne fa chiaro più che mai. I polmoni di tutti sono stimolati con tanta veemenza, che non possono fare a meno di non cacciar fuori quello, che si sente ora sul cappello, ora nelle tempie, e ora sull’una spalla, or sull’altra. Come mai, se non fosse un’infermità potrebbe darsi, che quella infinita civiltà, ch’io ammiro in tutti gli altri luoghi di questa così bella, e sì gentilmente accostumata Città, non fiorisse anche qui; e che quanti quì siamo a sedere fossimo presi per iscodelle da sputarvi dentro. Così detto si rise; e ad ogni colpo, che gli veniva addosso, diceva: Dio vi dia la vostra salute: il Cielo vi liberi il petto dal catarro; finchè terminò il Zoroastro, e ce n’andammo coperti l’uno, e l’altro co’segni del raffreddore universale ».

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Lettre/Lettre au directeur

Al Gazzettiere. Sono molti anni, ch’io vado affaticandomi per mettere insieme di che vivere comodamente nella mia vecchiaja; e m’è riuscito, se non d’avere gran ricchezza, almeno di vedermi innanzi il mio bisogno. Trovo però d’aver cambiato temperamento. Io era una volta allegro, e ora sono malinconico, e pieno di pensieri. Ho fatto fin quì come la formica, la quale alloga la State, quello, che dee mangiare il Verno. Conosco, che il costume s’è cambiato in Natura, e mi dispiace, perchè vorrei avere un poco di buon tempo. Vorrei, che m’insegnaste, come debbo fare. Mi raccomando, e vi saluto di cuore.

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Lettre/Lettre au directeur

Risposta. A proposito di formica, io non posso negarvi, ch’essa non sia un animaletto giudizioso, e ricordato da tutti per esempio della fatica. Con tutto ciò a me pare, che il Gatto sia quella bestia, che abbia più cervello di lei. Una favoletta vi mostrerà se ho torto, o ragione.

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Fable

Oh! poco cervello, o veramente bestia, disse un giorno la Formichetta al Gatto. Che fai tu, pazzo? Vedi un poco me. Io non mi lascio correre il tempo in vano. Quando ho preso un granellino di frumento, o qualche guscio di fava, vado a riporlo nel mio granajo, e come se non l’avessi, esco fuori a provvedermene d’un altro, e così fo del terzo, e poi del quarto, senza mai arrestarmi, tanto che fra gli uomini sono mostrata per un esempio di cautela, e di giudizio. Tu all’incontro, quando hai preso un topolino, in cambio di attendere a far nuova caccia; ti dai ora a miagolare, poi lo lasci correre, e lo ripigli, di là con una zampa lo fai balzare all’altra, e fai mille giuochi, e saltellini, e pazziuole, sicchè prima di dargli la stretta, perdi qualche ora di tempo. Ti pare prudenza questa? Bada a’fatti tuoi, e non gittar via l’ore in frascherie, sciocco, e cervellino, che tu sei. La sciocca, e la cervellina sei tu, rispose il Gatto. Quanto è a me credo d’essere maggior Filosofo, che Aristotile. Credi tu che sia maggior segno di giudizio l’affaticarsi sempre al mondo per avere assai, o sapere in quel poco che si ha trovare la contentezza, e la consolazione; tirando in lungo qualche tempo senza pensieri?
Non mi pare, che il Gatto parlasse male: sicchè se vi pare, ingegnatevi d’imitarlo da quì avanti, come avete finora imitata la Formica.
Avviso V’è una persona, che possiede un rimedio, il quale ha giovato a molti ne’casi più disperati per il cervello voltato, e fino per la rabbia. Esibisce a qualunque avea se mai simile disgrazia, di dare il suo segreto. Chi n’avesse bisogno, lasci un biglietto dal Sig. Paolo Colombani Librajo in Merceria all’insegna della Pace. Cose perdute. Una Persona perdè una Scatola di Cera bianca involta in Carta con entrovi Diamanti ballette tredici, poste in figura d’anello rosetta, quale portandola all’Orefice all’insegna di San Nicolò a Rialto li saranno datti (sic.) i contrasegni è (sic.) Duc. dieci di Cortesia.

Persone ricercate.

Un Patricio Veneto abbisogna d’un’onorato, capace, attivo, e civile Fattor Generale, e d’un eguale Sottofattor, o Scritturale, così d’un Mastro di Casa, e d’un Credenziere. Il Sig. Paolo Colombani Librajo darà le informazioni, che occorrono.

Casa da Fittare fuori di Venezia.

Chi applicasse a prender in affitto per lungo tempo una grossa Tenuta di Beni alla Cava Zuccarina nelle pertinente delle Piave. Chi a due altre mediocri Tenute, l’una a’Masi, e l’altra alla Frassinella nel Polesine, al Sig. Paolo Colombani Librajo si rivolga, il quale gli additerà il Padrone di quella, e di queste, con cui trattando averà motivo di soddisfarsi, e di restar contento. Chi applicasse a prendere in affitto una Tenuta di Campi ducento settanta in circa Arativi Prativi nominata il Serraglio delle Gradenighe con Fabriche Coloniche, Stalla, Pozzo, Forno, Ara, ed altre adiacenze posta sotto Castel Baldo, e più, Campi sette in circa Prativi situati nella Val Cavazzona sotto Casale distretto di Montagnana in confine alle suddette Gradenighe. Potrà in Venezia farsi intendere col Signor Paolo Colombani Librajo a San Salvadore. E fuori col Sig. Giuseppe Ongarelli abitante alle Masi.

Cambj per le Piazze Estere, corsi addi 28. Novembre 1760.

Lione Ducati- 59 2/3 Banco per Scudi d’Oro Sole N. 100. da Lire 3. l’uno. Bolzano Soldi- 133 per un Scudo da Carantani 93. Roma Scudi Oro Stampe 63 ¾ per Ducati 100. Banco. Napoli Ducati Regno 121 ¾ per Ducati 100. Banco. Firenze Scudi- 80 1/8 Oro da Lir. 7 ½ per Ducati 100. Banco. Livorno Pezze da 8/r 104 per Ducati 100. Banco. Milano Soldi- 155 per un Scudo di Soldi 117. Imperiali. Genova Soldi- 93 ¼ per un Scudo da Lir. 4: 12 Fuori Banco. Anversa grossi- 94 ¼ per un Ducato Banco. Amsterdam grossi- 91 per un Ducato Banco. Amburgo grossi- 83 per un Ducato Banco. Londra Sterlini- 52 ¾ per un Ducato Banco. Augusta Taleri- 100 ½ per 100. Ducati Banco. Vienna Fiorini- 193 ½ per Ducati 100. Banco.