La Gazzetta Veneta: N. 80

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N.o 80.

Sabbato addi 8. Novembre 1760.

Che contiene Quello, ch’è da vendere, da comperare, da darsi a fitto, le cose ricercate, le perdute, le trovate, in Venezia, o fuori di Venezia, il prezzo delle merci, il valore de’cambj, ed altre notizie, parte dilettevoli, e parte utili al Pubblico.

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Letter/Letter to the editor

Sig. Gazzettiere Stimatiss.

Citation/Motto

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Citation/Motto

Pro virginibus, quae veterascunt in thalamo, hoc maceror unum.
Mi contristo per quelle Fanciulle che si rimangono in letto sole.

Aristof. nella Lisis.

« Voi siete fatto a posta per far del bene; ed io ricorro a voi, come al pubblico benefattore. Io ho una Sorella, in età di venticinque anni, la quale fino ad ora è Zitella, non per necessità, ma per timore. I nostri buoni Genitori (il Ciel si degni di lungamente conservarceli) hanno di che darle una pingue dote, e se l’amor fraterno non m’adula, la natura non ha trattato con lei da Matrigna, ne’doni di bellezza; e pure con tutto questo (come vi dissi) è per anco Zitella: sentitene la ragione.

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General account

La nostra buona Madre; che è una medaglia di fino e ben purgato metallo, ma d’impronta, come or si dice, antica; l’ha educata a dispetto della moda. Essa le ha istillato nel core, i doveri della Religione, i riguardi della modestia, e l’amore della Virtù. La mia Sorella (e tolleri la modestia le mie parole (sic.), in grazia della verità) sa usare più l’ago da cucire, che le spille da tenere fermi i ricci del tupè. Le faccende di casa, e l’attenzione alla economia sono occupazioni sue le più familiari. Il Ballo, la Musica e la Pittura, sono cose a lei note, solamente di nome. In un civile inchino, nel fare, o nel ricever il saluto da quelle poche Persone, che frequentano la nostra casa; nell’aria d’affabilità colle Persone pari, nel rispetto colle superiori, nella dolcezza e nella discrezione colle inferiori, si contiene tutta la lezione delle buone maniere, che dalla nostra buona Madre le sono state insegnate. La mia Sorella non isparge il veleno delle gelosie sulle feste da ballo, perchè non mai vi si conduce; non getta a terra la Musica d’un’Opera, perchè non affetta d’intendersene, ed il Pittore, che ha dipinto il suo ventaglio, non va soggetto alla sua pittoresca censura. Il nostro buon Genitore, ci conduce in Villa, dove si vive, con tutta la semplicità, nè i fondi del negozio si fan servire al divertimento della villeggiatura. In tempo di Carnevale, io accompagno la mia Sorella, per una volta a cadauna delle Opere in Musica, e a cadauna delle Commedie nuove, di quelle che si rappresentano nel Teatro di S. Luca, addattate per la loro semplicità e naturalezza, alla nostra intelligenza; imperciocchè delle altre Commedie, che sono creazioni sublimi della, così detta; buona Poesia, nè io m’intendo; sebbene e del Greco sappia e del Latino; nè la mia Sorella accostumata a pensare con verità e con principii ragionevoli, sa gustare le focose sottigliezze di un’arbitraria fantasia, l’acqua del nuovo fonte Poetico le fa male allo stomaco. Ella è pulita nel suo vestire, ma questa pulitezza non istà nella magnificenza e nella moda degli abiti, ma è tale, quale si conviene allo stato nostro, ed alla nostra condizione, per dovere di cui si fa quello, che è dicevole, e non quello che si potrebbe fare. Molti sono stati quelli, che l’hanno chiesta per Moglie, ma alcuni sono stati rigettati, perchè solamente della dote erano vaghi, ed altri, perché, vivendo alla moda, pensavano più al servigio dell’altrui, che della propria casa. Questi rifiuti al creder mio e di mia Sorella, saggi, amorosi e prudenti, hanno procurato al nostro buon Genitore il nome di Metodista alla (sic.) nostra buona Madre di stampa antica, alla mia Sorella quello di buona Statua, ed a me quello di Salvatico; imperciocchè sono stato educato colli stessi principii, avendomi il buon Genitore, dopo i buoni studii, piantate nel core le massime di pietà verso Dio, di obbedienza verso il Principe, di onestà verso gli Uomini, e di probità nella mia professione Mercantile.
Ricorro, dunque, a voi Sig. Gazzettiere stimatissimo, e sapendo, che siete Uomo d’onore e di buona e sana intelligenza, vi prego di fare un bene alla nostra Famiglia, col procurare ne’vostri Fogli di far divenire alla moda, i Padri Metodisti, le Madri di stampa antica, le Figliuole buone Statue, e li Figliuoli Salvatichi; altrimenti la mia Sorella è risoluta di morire Zitella, ed io la imiterò, quando non si trovi per lei un Salvatico, e per me una buona Statua. Sig. Gazzettiere Stimatissimo cosa (sic.) mai sarà? Dispense tra Fratello e Sorella, non vi sono; dunque corriam rischio di morire così: Pazienza. Io però sono e sarò sempre Vostro ammirator’e Servitore
Fronimo.
Oh! Son io forse uomo d’assecondare i vostri capricci; e quelli della famiglia vostra? Fronimo mio, io non so chi voi vi siate, e mi rincresce per la prima volta di dovervi essere contrario. Voi mi parete appunto quel vecchio Strepsiade nelle nuvole d’Aristofane, il quale diceva al figliuol suo:

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Citation/Motto

Maladetta sia quella mezzana, che mi trasse a sposare la Madre tua. Io me ne stava costassú in Villa, e facea una soavissima vita. Tutto sozzo, co’capelli negli occhi, mi gittava in terra dov’io volea, e avea intorno un tesoro di mele, d’ulive, e di pecore. Ma poich’io presi questa, da parte di una vecchia sorella, Nipote di Megacle, cioè io contadino una nobile Cittadina, piena di sontuosità, e delicatezze, poich’io la presi dico, e mi convenne dormir seco in un morbidissimo Letto; e io che avea intorno odore di lana, di fichi, di morchia, e d’altri tesori di villa, ebbi a fiutare manteche, acque odorifere, e altre gentilezze di questa qualità.
Credetemi il Mondo è oggidì ad un altra foggia, e se noi siamo al mondo abbiamo a fare, come quelli, che ci vivono dentro. Noi non vogliamo oggidì più cose all’anticaccia, che presentano un aspetto di tristezza da far morire piangendo. Quel vivere misuratamente e, come dire, a compasso non è vivere. Direste voi che il dormire fosse la vera vita? No. Dunque quello stato degli uomini, che più somiglia al dormire, è meno vita d’un altro, in cui l’anima è sempre desta, e in un continuo movimento. Non vedete voi quanta malinconia, inerzia, e finalmente qual sonno regna in una famiglia, i cui Padri sono Metodisti, le Madri stampe antiche, le figliuole buone Statue, i figliuoli Salvatici? Quivi le cose si fanno tanto misuratamente, e con tale ordine cotidianamente, ch’egli è tanto nascere uomini quanto essere Oriuoli. Egli è il vero, che seguendo in una casa un costume stabilito cotidianamente, il capo della famiglia avrà un picciolo impaccio, e potrà prevedere, anzi vedere dinanzi a sè tutto il giro dell’anno, e reggersi puntualmente secondo l’entrata, e l’uscita. La moglie non esce della volontà di lui, i figliuoli ubbidienti, conoscendo il debito della dipendenza, non romperanno gli stabilimenti fatti da lui, e in capo all’anno, egli non potrà forse noverare, in dodici mesi, due giorni avuti da lui di pensiero, e disturbo. Ma qual vita sarà questa? Anderanno tutti in essa casa a letto quieti, dormiranno tutto il corso della notte in pace, si leveranno la mattina, con bella carnagione, senza un pensiero al mondo; ma non potranno dire d’esser vivi, mancando all’anima i necessarii movimenti, introdottivi dalle moderne fantasie, che sono sale, e spirito della Società. In una famiglia moderna, il Marito co’suoi quaderni alla mano fa i conti suoi, e dice: Tanto posso spendere, e non più. La Moglie ha i quaderni suoi, e dice: voglia, o non voglia, tanto spenderà di più per mio amore. I figliuoli, e le figliuole dicono da sè ognuno, come la Madre. Eccoti il movimento, e la vita. Il Padrone contrasta, la Padrona ingrogna, i figliuoli pestano i piedi, un Servo tiene dal Capo di casa, una Serva dalla Moglie, la Balia co’figliuoli, nasce un continuo spiare, riferire, calunniare, scusarsi, gl’intelletti s’aguzzano sempre, si forma una famiglia tutta pensieri, tutta facoltà intellettiva dalle Stanze terrene fino al tetto. Pare bensì talvolta, che i corpi sieno a sedere, o a letto, ma agli occhi aperti, o stralunati, alle parole interrotte, si vede benissimo la continua vivacità dello spirito, e il suo lanciarsi di qua e di là senza mai provare la poltroneria de’Metodisti, delle Stampe antiche, delle buone Statue, e de’Salvatici. Ora poichè noi siamo avvezzi nelle Famiglie nostre a questa squisita sensibilità; come vorreste voi presentare ad un Giovane pieno di garbo, e di vivacità una buona Statua? Qual Suocero, o Suocera potrebbe comportarla, quai Cognati aver seco pazienza? Bello aspetto sarebbe il vederla ad uscire, dove gli altri cantano, suonano, o danzano, con la sua cestellina, coll’Aspo, o coll’arcolajo a lavorare? Queste son cose da tempi di Ulisse, quando Elena venuta alla Cena di Menelao, si facea arrecare innanzi i suoi lavori. Ora che tanti Artefici lavorano in ogni cosa per danari, perchè imparerà più una Donna a cucire, o fare altro, se con quattrini può far fare quanto le bisogna altrove? Il nostro vivere ci rende arguti, disinvolti, atti a proporre, solleciti al rispondere, è (sic.) Maestri d’eloquenza! Io suppongo, che in casa vostra verrà spesso qualche grossa riscossione, e che il Padre vostro riporrà i danari nello scrigno. Questa, scusatemi, è una facchineria dozzinale. Può farlo ognuno. Ma la vita moderna fa, che si sappia fare una garbata accoglienza ad un creditore, trovare ingegnosissime invenzioni, scuse, promesse, e assicurazioni per indugiare un pagamento con tanta civiltà, e fiorito parlare, che quegli il quale veniva a riscuotere, si parta delle parole contento. In somma io vi prego, considerate la proposta materia per questo verso, e troverete, che non solo io non son atto a ridurre alla moda Metodisti, Stampe antiche, buone Statue e Salvatichi (sic.), ma che se Voi, e la sorella vostra non volete morire Fanciulli, avrete a far come gli altri.

Metatextuality

Viene in tante forme, e con tali varietà narrata la disgrazia dell’incendio accaduto la notte de’3. Novembre in Padova, ch’io non ardisco di stendermi in parole. S’io n’avrò esatte, e vere notizie, ne darò la relazione in un altro Foglio.