La Gazzetta Veneta: N. 73

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Livello 1

N.o 73.

Mercoledì addi 15. Ottobre 1760.

Che contiene Quello, ch’è da vendere, da comperare, da darsi a fitto, le cose ricercate, le perdute, le trovate, in Venezia, o fuori di Venezia, il prezzo delle merci, il valore de’cambj, ed altre notizie, parte dilettevoli, e parte utili al Pubblico.

Livello 2

Due nuove rappresentazioni Teatrali furono poste sulla Scena la sera del Sabbato scorso, l’una in San Lucca, e l’altra in San Giangrisostomo. È la prima una Commedia Intitolata Un curioso accidente~i, e la trasse il Signor Dottor Goldoni da una Storia, che gli venne dagli Amici suoi raccontata, dandole corpo, e azione Comica, e vestendola d’un Dialogo naturale e vivace. La seconda è una Tragicommedia del Signor Abbate Chiari, nel genere del mirabile, che sempre ha forza nel Pubblico, piena di caratteri gagliardi, e colpi da Teatro, con uno stile che gli asseconda. L’una e l’altra hanno il Pubbico gradimento; e benchè sieno fra sè di carattere differentissimo, tanto le bellezze dell’una quanto dell’altra fanno il desiderato effetto di piacere agli Spettatori. Io sono invitato da alcuno con Polizze a rispondere a varii quesiti intorno all’una, ed all’altra.

Metatestualità

No. Sono risoluto a tacere. Chieggo scusa a chi mi scrive; e in cambio gli rispondo con questa Favola.

Livello 3

Utopia

Dicesi che ne’tempi antichissimi Giove, Netnuno, (sic.) e Minerva, volendo dimostrarsi valenti più l’un che l’altro nel fare qualche cosa notabile, fecero ognuno di per sè un’opera. Giove fece l’Uomo con bellissimo ingegno, e pieno di movimenti nel cuore. Netunno un Toro, e Minerva una Casa. Poich’ebbe finito ciascheduno il suo lavoro, gli posero insieme, e gli vagheggiavano, chiamando tutti gli altri Iddii a lodare, e ad ammirare così belle imprese. Eravi fra gli altri un certo Momo, d’acutissima perspicacia, che vedea il pelo nell’ovo, ed era piuttosto malveduto dagli altri, perchè in ogni cosa, quando v’era difetto lo ritrovava, e comecchè più volte avesse migliorate con la sua sottigliezza, e avvedutezza le intenzioni, e l’opere de’Numi, pure ognuno lo guardava bieco, e a pena si degnava di dirgli due parole. Ora parendo a’tre Dii, che nell’opera loro non vi fosse macula, sì lo chiamarono a se, e gli dissero. Lingua d’oro, io non so se tu troverai a questa volta, che ridire. Vedi quà. Ecco un Uomo, un Palagio, e un Toro. Che ne di tu? Momo gli guardò attentamente, e come quegli che considerava ogni cosa secondo quel fine per cui era fatta, ghignò un pochetto, e fece quasi con quel ghigno adirare i tre Artefici. Tuttavia stimolandolo essi, e volendo pure, ch’egli dicesse la sua opinione rispose. Secondo l’intelletto mio a ciascheduno di questi vostri artificii manca qual cosa, e non è perfetto qual voi vi credete. Che è? che è dunque? Io so, rispose, che quest’Uomo viverà un dì con altri Uomini; e tu vedrai che di questo suo grande ingegno, e di queste sue passioni si servirà per sottomettere il prossimo, mascherando quello, che pensa con le buone parole. E però io gli avrei fatto un finestrino costà su nel capo, e uno al petto, perchè potesse essere veduto di dentro. Il Palagio dee essere un dì abitazione degli Uomini, i quali poichè sono così fatti, qual io veggio questo, io l’avrei fatto con le ruote sotto, perchè ad un bisogno si potesse fuggire dalla mala vicinanza. Quanto al Toro poi, dovendogli quelle corna, ch’io gli veggo in fronte servire per arme, pensate, ch’io gliele avrei collocate di sotto agli occhi, acciocchè vedesse bene dove avesse a ferire. S’adirarono gravemente i tre Numi della censura fatta da Momo all’opere loro, e senza indugiare altro, Giove gli diè bando giù dal Cielo; e ne lo confinò sulla terra, dove a poco a poco si multiplicarono poi Uomini, Tori, e Case, e avvenne tutto quello, ch’egli avea preveduto. Di che Giove, chiamatolo a se di nuovo, gli disse: di quello ch’è stato, Fratel mio, non ne parliamo altro. Tu hai veduti oggimai, e conosciuti gli Uomini; e io vorrei, che là dove fosti prima sbandito dalla corte nostra; ora dimorassi qual Maestro, e insegnassi a que’nascenti ingegni a migliorare le cose loro, ad affinare arti, e in somma a far bello il Mondo. Ubbidì Momo, e presa incontanente figura di Femmina, per essere meglio gradito, scese sulla terra, e fecesi chiamare Censura, la più utile, e nobile di quante Matrone sieno mai state al Mondo. Incominciò adunque ella con buon animo a dire: questo si fa così: questo non si fa; e quì si digrossa, e quà si ripulisce, e quà si raschia, e costà si cambia; tanto che a poco a poco l’opere degli Uomini divennero di goffe, e rozze, buone e belle, e il Mondo si ricreò tutto, e parea essere ringiovanito. Se non che uscita fuori de’regni di Plutone l’Invidia, e fattasi anch’ella chiamar Censura, la cominciò a dire a diritto, ed a traverso, e a mordere con quella carità, che potea avere una cosa Infernale; tanto, che la sua maldicenza fece venire a noja l’una, e l’altra, e gli Uomini prendendole spesso in iscambio, si tenevano ugualmente ingiuriati da questa, e da quella. Momo, veduto questo fastidio, giurò fra sè di non volersene più impacciare pubblicamente, e scrisse a Giove, ch’egli di là in poi avrebbe fatto l’ufficio suo; ma solo agli orecchi degli Amici, e di quelli, che non l’avessero creduto maldicenza, ed invidia. Rispose Giove: Tu hai ragione: fa come puoi: ma spiacemi, che tu non conoscerai gli Amici, poichè sono senza finestra.

Metatestualità

Non sò come dietro ad una cosa, porti fortuna, che ne venga un’altra che le somigli. Appena terminata la Tragedia della Morte d’Adamo~i, mi capitò alle mani un Poema intitolato la Morte d’Abelle~i. È questo Poemetto frutto d’un Giovane d’anni venticinque, Svizzero di Nazione e Librajo, chiamato il Signor Gessner, la cui fantasia è ripiena di grazie, e leggiadrie naturali. I componimenti fatti da lui prima di questo Poema, furono tutti pastorali, ed hanno un maraviglioso garbo, per quanto ne mostra l’esempio di due favolette riferite nella Prefazione d’esso Poema tradotto in Francese. Per darne un saggio al Pubblico ho trasportato in Versi volgari un pezzo d’Inno cantato da Abelle nel primo Libro in sullo spuntare del giorno; in cui fa ricordo della Creazione del Mondo.

Livello 3

Citazione/Motto

Sulla disabitata, e vota faccia Di nostra terra alto silenzio, e cupo Ampiamente regnava; allorchè intorno Tuonò voce Divina. In un baleno Lieve, dipinta, variata, e bella Surse una schiera, in aria salse, scosse Le dipinte ale, e roteando in giro, Volossi in alto, o riparossi in Selve. Ammirarono i Boschi il nuovo Canto, Ch’uscia de’rami; e strepitando l’aria Le lodi anch’essa ripetea di Dio. Nè prodigio minor fu quand’ei venne Sulla terra di nuovo a chiamar Belve. Tuonò la voce, e repentina forza Mosse le zolle, e mille aspetti, e mille Nuovi n’usciro: movimenti, e vite Ebbe la terra. Quà destrier divenne, Squassò il Crine, annitrì, pei prati scorse Palleggiando, innaspando agile, e destro. E là non bene ancor terra, nè belva, L’indomito Lione, impaziente D’uscir d’impaccio, mandò fuori all’aura I suoi primi ruggiti; e più da lunge Si scuote un colle; e già da sè s’avanza, Fatto Elefante maestoso, e tardo. In tal guisa ad un punto innanzi a Dio Il tuono andò di mille voci, e mille.
E più sotto.

Livello 3

Citazione/Motto

Certo un giorno verrà (poichè si schiude Agli occhi miei dell’avvenire il velo) Ch’amplierassi per la terra tutta L’umana Stirpe; e tu, Nume immortale, Avrai per tutti i colli altari, e voti. Tal che quando il mattin caccerà il sonno Da’Popoli del Mondo abitatori, Suoneran sulla terra Inni devoti Da tutti i lati, e salirà rimbombo Dall’Oriente all’Occidente in Cielo.

Livello 3

Gli Uomini piccoli, ovvero l’Isola della ragione.

Metatestualità

Questa è una commedia del Signor Marivaux Autore del Romanzo Intitolato la Vita di Marianna, d’una assai nuova invenzione. Per la sua novità merita che se ne faccia una breve descrizione.

Livello 4

Eteroritratto

Finge dunque l’Autore, che vi sia un’Isola, detta della Ragione, alla quale ciascun Uomo, che approda sì picciolino diventa, che appena giunge ad un palmo, e quale ad un dito o meno. Gli Abitatori d’essa Isola sono d’una ordinaria statura, e cresciuti quanto può crescere un Uomo; e sono tutti molto ragionevoli (sic.) giusti, e buoni; stando in ciò l’allegoria, che gli Uomini dalla ragione illuminati sono cresciuti quanto doveano, quando gli altri rimangono picciolini. All’Isola dunque tratti da una tempesta giunge una compagnia di Persone, fra le quali sono un Uomo, una Donna innamorati, un Filosofo, ed un Contadino, ed una Serva. Non sì tosto hanno questi messi i piedi a terra, che diventano quai più picciolini, e quali meno, onde condotti dinanzi a’Padroni dell’Isola, vengono fra loro distribuiti, e tenuti per ischerzare, come si fa con gli scojattoli, o con le bertucce. Tuttavia sentendo, che parlano movonsi a compassione e si pongono all’impresa d’educargli. Vien fatta loro la Scuola, e secondo, che vanno imparando ingrandiscono a poco a poco. Il Villano, più semplice di natura, s’arrende tosto alle ragioni, e agl’insegnamenti, onde più presto degli altri perviene alla sua naturale statura, appresso ingrandisce la Serva, e dopo di lei gl’Innamorati. Il Filosofo solo è così ostinato, e combatte così lungamente contro alle ragioni degl’Isolani, che a pena con un insofferibile pertinacia a gran fatica giunge a confessare d’essere un Nano, e ad acquistare la dovuta statura. Il Dialogo di questa Commedia è finissimo, e pieno d’un’inestimabile vivacità. A leggerla dà un gratissimo diletto; ma sulla Scena non ebbe effetto veruno buono. Era impossibile il poter trasportare la fantasia degli Spettatori a travvedere in maniera, che si potesse immaginare piccioli quegli Uomini, che si vedea grandi innanzi agli occhi; e far sì, che l’immaginata picciolezza dell’intelletto non ragionevole, potesse fare apparir tale anche il corpo.
Questo genere di Commedia allegorica fu in grande uso tra i Greci, ed Aristofane riuscì in essa mirabilemte. Molti Romanzi di questa qualità sono al Mondo noti, ed acquistarono lode; fra gli altri i Viaggi del Gulliver, e il Viaggio sotterraneo del Klimio.
Quanto a nuove di cose accadute non ho risaputo altro, fuorché un caffettiere, chiamato con quindici caffè ad un luogo, nel ritornare alla sua bottega, si riscontrò in alcuni, i quali, non si sa per qual ragione, gli furono addosso e lo maltrattarono gravemente; onde si può pensare ch’anche le chicchere n’andarono fracassate. Una persona, ritornata dalla villeggiatura della villa di Montà, narra, che da un villano fu con un’archibusata ucciso un soldato, il quale con altri compagni andava spogliando i pollai di galline. Gli fu dopo la morte ritrovato un sacco, col quale andava ed insaccarle. Cose da vendere. Pezzi 7. Quadri dipinti in rame di Solimento da vendere, chi ne volesse applicare parli con il Sig. Tomaso Boarotoo, Caffettiere a S. Basso. Cose perdute. Un Anello di Diamanti di pietre, e quella di mezzo groppida al peso di grani 6. in 7. in tutto. È stato perduto, onde chi l’avesse trovato lo porti alla Locanda di Pesaro in Ghetto, che gli saranno dati zecchini due di cortesia. Libri da vendere. Exercitationes Cronologicae-Criticae Historico legales de Feudis Praeseritim Italicis Camilli Manetti Utinensis, Augustae Vindelicorum 1756. in 4. Si vende dal Sig. Paolo Colombani Librajo in Merceria, all’Insegna della Pace. Libri da vendere appresso il Sig. Pietro Bassaglia in calle degli Stagneri. Traità du bon choix des medicamens de Daniel Ludovicus, commentè per Michel Etmuller. 8. 2. Vol. Lyon 1710. Oures de Iean Racine le fils. 12. 6. Vol. Paris 1747. Le Babillard du Nuvelliste Philosophe. 8. 2. Vol. Basle 1737. Histoire de Thamas Koulikan Roi de Perse. Milan 1747. Le Theatre Ouvert au public du Traitè de la Tragedie, & de la Commedie. a Paris 1750. Traitè de la Chymie par le Febure. 2. Vol. Leyde 1669. Histoire Letteraire de l’Europe. 6. Vol. Haye 1726. Voyages de Robert Boyle. Amsterdam 1730. Droit de la Guerre, & de Paix par M. Grotius Traduit par M. de Courtin. 8. 3. Vol. Haye 1703. Homme de Cour de Balthassar Gracian. 8. Roterdam 1728. Case da Fittare fuori di Venezia. Casa in Soler in Este con riva sopra la Brenta, che serviva di Dogana con Magazzeni, due Canevoni, Stalla, e sei casette; paga all’anno Duc. 140. e sue regalie. Chi la vuole parli col Sig. Mattio Verdelli Careghetta in Este.

Vendesi la presente Gazzetta a 5. soldi, e si ricevono le Notizie

A San Marco. Nella Bottega da Caffè di Florian. In Merceria. Nella Bottega di Paolo Colombani Librajo. Giù del Ponte di S. Polo appresso la Calle dei Savoneri. Nella Bottega di Gasparo Ronconella Librajo. In Venezia. Per Pietro Marcuzzi Stampatore. Con Privilegio.