La Gazzetta Veneta: N. 63

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N.° 63

Mercoledí, addí 10 Settembre 1760.

Che contiene Quello, ch’è da vendere, da comperare, da darsi a fitto, le cose ricercate, le perdute, le trovate, in Venezia, o fuori di Venezia, il prezzo delle merci, il valore de’ cambj, ed altre notizie, parte dilettevoli, e parte utili al Pubblico.

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Io non so al Mondo chi meglio l’indovini, se coloro, i quali fanno ogni cosa misuratamente, e si studiano a prevedere il bene, e il male, che può avvenire, o quelli, i quali pigliano il Mondo, come viene, e lasciano la briga d’ogni cosa alla fortuna. Sarei piuttosto inclinato a dare la ragione a questi ultimi; perchè gl’indovini sono pochi; e veggo per prova, che le cose infine succedono, come le vogliono, e s’hanno due danni, l’uno del male, che accade, e l’altro dell’essersi stillato il cervello ad antivederlo per non potervi poi riparare. Oltre a questo i sangui di cotesti Uomini pensosi si fanno malinconici, onde travagliano sè, e altrui aombrando sempre di tutto quello, che può essere; laddove gli altri sono una lieta compagnia, e quasi sempre di buon umore. Poi, che vale il pensare, se avvengono al mondo di quelle cose, che non si potrebbero sognare non ch’altro.

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Exemplum

Io vidi per esempio, pochi giorni fa quattro Persone, che sedevano sopra una panca fuori della Bottega dello Speciale in Campo a San Salvatore, e non dubitavano di nulla. Intanto certi Fanciulli sopra il capo loro in una casa altissima, frugarono tanto in una finestra molto ben grande, che mezzo balcone uscito de’gangheri, ne venne giù tempestando, e percuotendo per la muraglia, con un romore, che parea la fine del Mondo. Que’poveri Uomini tra per lo fracasso del balcone, e tra le voci, che gridavano guarda guarda, si sbandarono chi quà chi là impauriti, tanto che furono a tempo di salvarsi. Sicchè anche da’casi improvvisi si può fuggire, senza avervi pensato prima.

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Exemplum

Peggior caso avvenne poche sere fa in una famiglia, dove il Padrone vuole ogni cosa vedere con diligenza, e provvedere, che non vi sia chi lo inganni. Una Fanticella presa in mano la lucer netta, e il boccale n’andò pel vino; e il Padrone n’andava seco con le chiavi, per vedere di non essere truffato. Spillasi il vino: ritornano indietro. Dice il Padrone alla Fanticella: Va innanzi tu, ch’io chiudo, e lasciami il lume. Ella va di pratica, ma mentre, ch’erano stati in cantina, era caduta la scala da due o tre scaglioni in fuori di sotto, e due o tre di sopra. La Fanticella, che non potea immaginare questa disgrazia, monta sicuramente in sul primo, in sul secondo, in sul terzo, alza il piede per metterlo sul quarto, lo mette in aria, e si sprofonda. Poco mancò, che non si rompesse il collo. Parendole d’esser caduta in Inferno mette uno strido, il Padrone spaventato corre, senza saper che sia, e sbalordito piomba nella caverna anch’egli. Il romore si raddoppia, la Moglie del Padrone corre in capo alla scala, e mentre, che dice che è? misericordia, fa tre gradini, e fu a un dito per cacciarsi le costole in corpo, perchè cade dall’alto; ma azzoppò malamente; e a tutti e tre parea d’essere in una Sepoltura. Sentendo il vicinato le strida credendo, che vi fossero Ladri, e uccisioni accorsero in frotta con lanterne, lumi, e con arme, atterrarono l’uscio, e udendo le voci, che pareano uscire di sotterra, alzano le lanterne, e veggono la scala caduta. Trassono fuori que’poveri pericolati, e gli condussero zoppicando chi ad una casa chi ad un’altra fino a tanto, che fosse riedificata la scala.

Metatextualität

Un Giovane mio Amico di natura pacifica m’ha pregato, ch’io gli pubblichi questo Sonetto. Non occorre spiegarlo con argomenti essendo chiaro da sè, e contenendo esso un accidente, ch’io credo sarà avvenuto fino a quì ad ogni Uomo.

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Zitat/Motto

Non posso farmi all’uscio, o alla finestra, Ch’io non sia colto in mezzo, ed assediato, I’vengo di battaglie domandato A un tratto alla mancina, e alla destra. In ogni Piazza, in ogni via maestra, Dice ognun: che fu scritto? Che è stato? E a mio dispetto debbo esser Soldato; O quando taccio, v’è chi m’ammaestra, E dicemi: Vien quà, ch’io te la spiani: Poi rompe l’ossa alla Geografia, Mettendo i Monti, dove sono i piani. Spara Cannoni con la fantasia, Chi vuole ammazza, e gli altri lascia sani; Mi spinge, m’urta, m’assorda, e va via.

Zitat/Motto

Or odi, che bugia!
Mi dice un’altro all’orecchio pian piano;
Se tu nol sai costui, è Partigiano.
E afferrami la mano;
O mi ghermisce gli Ucchielli, e i Bottoni,
E spara nuove bombarde, e cannoni.
Udite le ragioni
Attentamente di questo, e di quello;
Innalzo gli occhi, e traggomi il cappello,
Dicendo il mio cervello
Salvami, o Cielo, e gli orecchi mi guarda.
Ch’io non dia in altro cannone, o bombarda.

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Fremdportrait

Jeri verso le ore quattordeci fece il suo Solenne Ingresso Sua Eccellenza il Sig. Tommaso Quirini Proccuratore di San Marco per merito. Fu secondo il consueto ammirata la grande attività de’Signori Mercatanti della Merceria nel guernire le loro Botteghe con rappresentanze di figure, di castella, palagi, boschi, giardini, grotte, monti, fontane, valendosi in ciò ognuno delle merci sue proprie, e formando in questo modo una bella varietà. È indicibile il buon gusto d’alcuni, i quali sono anche vantaggiati dalla materia. Mirabilmente riescono le telerie, le quali con quella loro leggerezza, e candore hanno la più grata vistosità del mondo, e si possono facilmente per la loro pieghevolezza ridurre ad ogni figura. Venne giudicato comunemente bellissimo il ritratto di S. E. disegnato dal Figliuolo del celebrato Sig. Giambatista Tiepolo (sic.), e intagliato con isquisita finezza dal Sig. Pitteri.
Avviso Obligato l’Ospitale della pietà dall’officio di sua instituzione a somministrare ricovero, ed alimento indistintamente a tutti gli esposti, che consegnati gli vengono, incapace si rendette di contenere l’eccedente moltitudine, a cui erano pervenuti, e che tuttavia sempre maggiore diventa per il continuo loro sopravvenimento. Riguardi importantissimi però al buon governo, ed alla pubblica salute rendettero necessaria la dilatazione del di lui antico ricinto, ed ugualmente fu importante l’erezione d’un nuovo Tempio, che fosse capace d’ammetterli all’adorazione di Dio Signore, ed agli Esercizj della Cattolica Religione. Non ostanti le compassionevoli angustie, dalle quali trovavasi oppresso per il pesantissimo aggravio del loro mantenimento, superiore di tanto alle naturali sue forze, pose mano all’una, ed all’altra impresa, giustamente fondando la propria sicurezza nella Carità de’Fedeli, e nella protezione dell’Altissimo, innanzi al di cui aspetto comparir dovendo accettabili opere di tanta Carità, e di così perfetta Religione, dalla di lui clementissima protezione doveano sperarsi li mezzi del loro compimento. Preferita, siccome si conviene, la Gloria di Dio, e li doveri della santa sua Legge alli comodi dell’umana vita, e perciò rimasto giacente il proseguimento della Fabbrica dell’Ospitale fu ridotta la nuova Chiesa a termine di poter esser posta in officiatura; per la qual cosa resta partecipata alla pubblica notizia l’apritura della medesima, che seguirà nel giorno 14. del corrente Settembre, e verrà decorata con le solennità, che vengono quì sotto descritte.

14. Settembre di mattina.

Benedizione della nuova Chiesa. Processione per il trasporto del Santissimo, e delle Reliquie. Messa Solenne. Dopo pranzo. Esposizione del Santissimo. Discorso recitato dal Rev. P. Valatelli. Cantata a due Voci. Te Deum. E presiederà a tutte le funzioni, Monsignor Illustrissimo, e Reverendissimo Primicerio.

15. Detto di mattina.

Visita della Sereniss. Signoria. Messa solenne.

Dopo pranzo.

Vespero nuovo.

16. Detto di mattina.

Messa Solenne. Dopo pranzo. Oratorio. E in tutti li tre sudetti giorni vi sarà Indulgenza Plenaria, concessa dal Regnante sommo Pontefice CLEMENTE XIII. Persone, ch’esibiscono la loro capacità. In calle dello Scuero a S. Moisè, vi sono due Maestri associati, Sacerdote uno, l’altro Secolare; da’quali insegnasi a leggere, scrivere, e far Conti; le Lingue Latina, Toscana, e Francese; Rettorica, Geografia, ed Istoria Sacra, e Profana; e si prendono anche dei Scolari a spese. Chi volesse approffitarsi di questo avviso per il vantaggio de’suoi figliuoli, potrà dimandare all’uomo della Malvagia in detta calle; dal quale gli sarà indicata la casa, e la Porta dell’accennata Scuola. Libri nuovi forestieri, sotto il Torchio. Alla fine del prossimo Mese di Settembre sortiranno da Torchi di Filippo Carmignani in Parma i Sonetti Enimmatici di Catone l’Uticense, i quali ora sono stati novellamente tradotti da un valente Autore de’nostri giorni in versi Latini Elegiaci. L’Opera è non meno dilettevole, che erudita; onde può egualmente servire di studioso esercizio ai belli ingegni, che di soave pascolo alle giornaliere conversazioni; il Volume sarà di Fogli trentasette in quarto, il Carattere di nuovo Getto, la Carta candida, la correzione esattissima, si venderà al prezzo di tre pavoli da pagarsi al ricevere del Libro in mano del Sig. Paolo Colombani Librajo a S. Salvatore. Bastando per ora, che quei, che se ne vorranno provvedere si diano in Nota al suddetto, perchè quando dovrà farsi la spedizione, si sappia il preciso numero delle copie occorrenti; Unitamente all’Opera suddetta, che conterrà nell’una pagina il Volgare, e nella sua contrapposta il Latino, si Stamperà (sic.) in un’(sic.) Foglio Volante, la Chiave ò sia la spiegazione degli Enimmi, che dovrà tenersi separata dal Libro, e che poi si darà in dono ai Sig. Associati. Libri da vendere. Libri che si trovano appresso il Signor Giambatista Pasquali. Haller, Albertus. Disputationes Physico-Medico-Anatomico-Chirurgicae. Neapoli 1756. 4. vol. 10. Teocrito volgarizzato da Antonmaria Salvini. Arezzo 1754. 8. Bembo, Pietro. Le Rime, con le Annotazioni di Antonfederigo Seghezzi. Bergamo 1753. 8. Clereaut. Elementi di Geometria, tradotti dal Francese. Roma 1755. 8. Molza, Francesomaria. Poesie volgari e latine, illustrate da Pierantonio Serassi. Bergamo 8. vol. 3. Lupi, Antonmaria. Dissertazioni e Lettere. Arezzo 1753. 8. Poli, Reginaldi Card. Epistola. Brixiae 1755. 4. Vol. 5. Spolverini, della Coltivazoine del Riso. Poema. Verona 1758.4. Rudimenti della Lingua Italiana. Milano 1756. 8. Torre, Giammaria della. Istituzioni Aritmetiche. Napoli 1752. 8. ---Storia, e Fenomeni del Vesuvio. Napoli 1755. 4. Capello, Bernardo. Le Rime. Bergamo 1753. 8. Vol 2. Carmina quinque illustrium Poetarum. Bergomi 1753. 8. Petrarchae, Francisci Epistolae. Genevae 8. Discursus inter confratres Curatos. Francofurti 1752. 8. Legipontius, Oliverius. Methodus peregrinationis nobilis & eruditae bene instituendae. Aug. Vind. 1751. 8. Elegentiae Poeticae ex optimis auctoribus collectae. Col. Agrippinae 8. Boschii, Jacobi. Ars Symbolica. Augustae Vindel. 1701. sol. cum figuris. Case da Fittare. Una Camera in calle Larga a S. Marco in faccia il Mantoani da quel dalle Acqne (sic.) Casa d’affittare di nuovo restaurata, con terzazzi nuovi, e tutte le sue comodità in Barberia delle Tole, paga all’anno Duc. 110. Le chiavi sono in Barberia delle Tole dal Marrangon vicino alla detta casa. Legni arrivati. Adì Primo Settembre. Nave nominata Reynsburg, Capitan Cornelis Crabendam Olandese, manca da Amsterdam li 24. Maggio, e da Livorno li 4. Agosto, raccomandata a sè medemo, con 239. Panni Piombo. 110. colli Pevere, 6. colli, 1. cassa, e 10. botte Droghe. 1. cassa Pippe. 1. cassettina Tabacco. 7. Bar. 6. Botte, e 4. casse Vin. 15. Botte Mandole. 4. Botte Cacao. 1. car. , e 1. Bar. Oglio. 1. Botta Goma. 25. Botte Caviaro. 20. Botte Catrame. Botte Terra. 1. coletto Canella. 1. Botta Feramenta. 1. collo Magioliche. 9365. Pezzi Legno da Colori. Detto. Peota, Patron Vicenzo Balarin, venuto da Ancona, con 47. Sacchi cera. Detto. Tartana nominata Madonna Adolorata, e la Potenza, Capitan Gerolemo di Micio Napolitano, manca da Trapano li 2. Agosto, raccomandata a sè medemo, con 345. Salme Sal. 31. Bar. Tarantella. 35. cantara cenere in Sacchi a refuso. Detto. Tartanon, Patron Nicolò Nascinben, venuto da Pesaro, con 6. colli Arnesi. 25. Sacchi Peri a refuso. 10. Balle Lana di Spagna. Detto Pieligo, Patron Marco Scagliarin, venuto da Cattaro, con 250. Stera Semenza di Lin. 1434. Pezze Formaggio Moriotto. 921. Pezze detto Morlacco.

Vendesi la presente Gazzetta a 5. soldi, e si ricevono le Notizie.

A San Marco. Nella Bottega da Caffè di Florian. In Merceria. Nella Bottega di Paolo Colombani Librajo. Giù del Ponte di S. Polo appresso la Calle dei Savoneri. Nella Bottega di Gasparo Ronconella Librajo. In Venezia. Per Pietro Marcuzzi Stampatore. Con Privilegio.