Citazione bibliografica: Gasparo Gozzi (Ed.): "N. 27", in: La Gazzetta Veneta, Vol.1\027 (1760-05-07), edito in: Ertler, Klaus-Dieter (Ed.): Gli "Spectators" nel contesto internazionale. Edizione digitale, Graz 2011- . hdl.handle.net/11471/513.20.3638 [consultato il: ].


Livello 1►

N.° XXVII.

Mercoledì, addì 7 Maggio 1760.

Che contiene

Quello, ch’è da vendere, da comperare, da darsi a fitto, le cose ricercate, le perdute, le trovate, in Venezia, o fuori di Venezia, il prezzo delle merci, il valore de’cambj, ed altre notizie, parte dilettevoli, e parte utili al Pubblico.

Livello 2► Io (sic.) non so qual nuovo e strano capriccio, anzi qual bestialità e pazzia sia questa, che ci sieno Persone, le quali non abbiano pazienza alcuni pochi anni che si dee vivere; e vogliano sbrigarsi dal Mondo prima del tempo. Livello 3► Citazione/Motto► Diceva già un accattapane pieno di miseria, senza fuoco, nè tetto, nè altro, ch’egli sapea benissimo, che qualche pazzo si farebbe disperato. Ma egli avea altra opinione del suo stato, e dicea, che la fame, la sete, il freddo, e l’altre necessità della vita fanno appunto le delizie di quella: e che se queste non fossero al Mondo, egli avrebbe forse risoluto di partirsi. Io non conosco, dicea egli, maggior diletto, che una grandissima fame, e lo sperar un pane, che finalmente in un dì la Provvidenza lo manda, e me l’accosto alla bocca con una smania di dolcezza, che non vorrei esser morto in quel punto per quant’oro ha il Mondo. Ho sete, e questa mi fa dilettevole anche l’acqua, e ne ritrovo in ogni luogo, ma se la grazia liberale del Cielo mi manda un bicchiere di vino, qual rapimento di dolcezza è quello quando me l’accosto alle labbra, e succio! Chi vorrebbe esser morto in quel punto? In somma questo Mondo è pieno di consolazioni e di diletti; e beato chi li conosce, diceva egli, ed era sempre lieto e contento. ◀Citazione/Motto ◀Livello 3 Tutte queste ciance l’ho dette a proposito di due pazzi, che ne’passati giorni si sono privati di vita da sè medesimi. Livello 3► Exemplum► L’uno fu un’Ostiere nove miglia più sù di San Vito, il quale essendo debitore di cinquanta ducati ad un Mercatante, e avendo perciò mandato a vendere un pajo di buoi, salito sopra un Asinello e andando dietro a quelli, considerava che per pagare sarebbe senza i buoi rimaso; e tanto entrò in tal pensiero, che giunto in un verde prato, tutto dall’acque circondato, smontò dalla sua cavalcatura, e detto, che chi volesse anche l’Asinel suo lo si prendesse, si ficcò un coltello vicino al cuore, e di là a poco morì, coll’assistenza d’alcune Donne che quivi lavavano, le quali corsero ad un Sacerdote, che appena fu a tempo. Un Contadino vicino alla Piave, ricco e benestante trovandosi nella Cantina una buona quantità di vino, e non avendo voluto di quello mesi fa un prezzo convenevole, trovandone nell’assaggiarlo alcune botti andate a male, pensò di non sopravvivere a tale disgrazia, e con uno sparo di pistola colpitosi, si sbrigò in un subito dal pensiero, che gli dava la roba in questo Mondo. ◀Exemplum ◀Livello 3

Livello 3► Racconto generale► Nacque una disputazione poche sere fa tra alcune Signore di spirito, e certi garbati Giovani in un’adunanza, quale de’due colori rosso, o verde si debba preferire. Tenevano le donne dal primo, e i giovani dal secondo. Fu la quistione trattata con gran calore dall’una parte, e dall’altra, senza mai cedere nè l’una fazione, nè l’altra, come si fa quando nascono tali quistioni. Le donne si spiccarono quanti fiorellini, e nastri aveano intorno per notomizzare i colori, furono arrecate innanzi le Stagioni, l’erbe, i fiori, i frutti, la Luce, e quanto vermiglio, e verde si trova dall’un capo del Mondo all’altro in pietre, in tele, in legni, e in ogni cosa, finalmente rimanendo ognuno nella sua opinione si dipartirono, concordandosi solo in ciò, di mandare una polizza allo Scrittore della Gazzetta, perch’egli dica il suo parere. ◀Racconto generale ◀Livello 3 Io debbo a forza essere o Guelfo, o Ghibellino, senza mia colpa. Livello 3► Eteroritratto► Ho dunque per la prima cosa esaminato le qualità de’due partiti, cioè uomini, e donne, e conoscendo la condizione di queste, e di quelli, ritrovo; che natura ha fatto le donne per giudicare d’alcune cose più a proposito degli uomini. Quello, che cade sotto a’sensi dee essere sentenziato da chi ha il senso più dilicato, e più fino; e certamente, che quegli il quale è di più morbida tessitura, sente maggiormente. Tal qualità non si può negarla alle donne. Un’alito leggierissimo d’aria le fa raffreddare, laddove un uomo a pena sposto ad un gagliardissimo Garbino infredda: ecco il tatto più dilicato. Un flauto, o un violino, che suona un minuetto, fa ch’elle movano le ginocchia di subito per danzare; noi siamo alquanto più resistenti, ecco ch’ell’hanno l’udito più sensitivo; e così diremo degli altri sensi, e principalmente dell’occhio. Quanto più i sensi sono acuti, e più fanno puntualmente l’ufficio loro, e quanto meglio essi fanno l’uffizio loro, tanto più retto sarà il giudizio della mente. Nè viene dunque in conseguenza, che la maggiore sensibilità nell’occhio delle donne, le rende più atte a sentenziare della bellezza de’colori, de’maschi, i quali sono manco sensibili. Posto questo principio, e detto dell’attività delle donne in tal proposito, aggiungo, che il piacere, ch’esse trovano nel color rosso più che nel verde dovrebbe a noi esser legge, e non più soggetto di quistione. Tuttavia alquante cose dirò, per dimostrare più apertamente la loro ragione. Dicono i Filosofi naturali, che Natura abbia vestita tutta la terra di verde, perchè quello è un colore ammaccato, che col suo soverchio splendore non tocca molto la vista. La mancanza di splendore, e l’ammaccatura non è bellezza; e se noi medesimi credessimo, che il verde fosse più bello del vermiglio, perchè non dovremmo piuttosto comperare un ramicello di rosajo, che una rosa? Se quello è verde, e questa vermiglia? Certo noi facciamo il contrario. Se vi si presentasse una Donna in tutte le sue parti armonizzata, come se la fosse fatta per mano di Fidia, e con le sole labbra verdi, che vi parrebbe? Una donna verderognola, che pure non è verde affatto, voi dite, ch’ella è malata; e se all’incontro è vermiglia, dite ell’è sana. Qual è miglior colore, quello, che nasce da malattia, o da salute? Il sangue vita dell’uomo di qual colore è desso? Se fosse verde Iddio ne guardi. Tutte le Donne Americane, che giudicano delle cose senza preoccupazione di mode mutabili, universalmente si forniscono di coralli; e non mi ricordo mai, d’aver letto, che si forniscano di verdume. Un pezzo di zendado verde s’adopera per l’infermità degli occhi, è vero; ma solo in caso di malattia si lodano le medicine, e non si prendono per ispasso, ne s’apprezzano più del Moscadello, o del vin di Canarie, o di quel di Cipro. In somma, sia con buona pace di chi stima il contrario, io lascio Giudici de’colori le donne, le quali hanno buon conoscimento, e squisiti sensi; e veggono per prova, che noi medesimi siamo più inclinati al vermiglio delle loro guance, che al verdastro, e peggio se fosse verde perfetto. ◀Eteroritratto ◀Livello 3

Che gli Uomini entrino nelle Osterie, e ne Magazzini, dove si vende il vino, è cosa che si vede continuamente; ma che ne’Magazzini entrino oggidì anche le barche, non l’avea più nè udita, nè veduta; e tuttavia Lunedì alla Crosera di San Pantaleone avvenne, ch’io fui vicino a vederla, se non mi rovinava la fretta. Livello 3► Racconto generale► Nacque fra due Barcajuoli quistione, perchè l’un di loro sosteneva che la barca sua sarebbe benissimo entrata nel Magazzino, e l’altro sosteneva, ch’egli era un voler far passare un cavallo per la cruna dell’ago. La disputa si riscaldò; e che sì che v’entra? e che nò, che non v’entra? che ci giuochi tu? che ci giuoco io? vennero a patti, e fu giuocata una bigoncia di vino. Il Padrone della barca convocò subitamente un congresso di Facchini, e disse loro la cosa; i quali ne la trassero incontanente fuori dell’acqua, gridando issa, tira, lascia, cominciarono a tirarla per terra con una concorrenza di Popolo, che parea una Fiera. La via era lunga, molte le genti intorno che impedivano l’opera, e la barca penava ad andare innanzi, benchè con ruotoli di sotto, e funi di quà e di là, e con lo spingere da lati e di dietro la fosse grandemente ajutata. L’operazione andava lunghetta, e l’ora si facea tarda, ond’io che avea qualche fretta d’essere altrove, lasciai la calca e andai a’fatti miei, bastandomi d’aver veduto l’intenzione fantastica, e l’incominciamento della funzione. ◀Racconto generale ◀Livello 3

Livello 3►

Le Civette.

Favola.

Eteroritratto► Dicono gli Storici degli Uccelli, che un tempo vedendo le Civette la bellezza de’Carderini, le variate penne delle Colombe, e le dipinte code de’Pavoni, ebbero di ciò dispetto; e per non confessare, che al paragone degli altri Uccelli esse erano sozze e defformi, con quelle piume bige, e con quegli occhiacci gialli e rotondi, incominciarono a dire un gran male delle fattezze degli altri uccelli, e a biasimargli quanto poteano. Ma vedendo, che gli ascoltanti si stringevano nelle spalle, o ridevano, o diceano loro villania, stabilirono di ritrarsi in solitudine e di sfogare fra sè la loro maligna intenzione. Elessero dunque per luogo di loro congresso un’antica Colombaja, per quivi raunarsi, e lontani da tutti gli uccelli tenere a modo loro una conversazione di maldicenza. Intanatesi colassù, e affacciatesi a’finestrini, non vedevano mai a passare innocente Colomba, o Tortorella semplice, dalle quali non aveano mai ricevuto offesa veruna, ne l’avrebbero mai ricevuta, che la motteggiavano, con certi rozzi scherzi, e con un certo ululato, che dimostrava la loro trista natura. Alcuni uccellini, che nella stessa Colombaja aveano la loro abitazione, udito il mal costume delle novelle bestie, si spiccarono di là, e abbandonarono il luogo disonorato dallo sparlare delle importune Civette: e tanto si sparse la fama dell’immondo luogo, che non v’era uccello, che più passasse di là, credendo, che fino alla maladett’aria lo dovesse appestare. Vedendo gli uccellacci strani, che non poteano più svillaneggiare il prossimo, si diedero per passatempo a dir male de’proprj Padri, che gli aveano ingenerati, delle Madri, che aveano covate l’ova, dond’erano usciti, e non bastando loro, quand’uno d’essi andava fuori per cercar cibo o per altro, diceano male di lui, e non potendo altro fare, rendettero sè medesimi berzaglio della lor maldicenza. ◀Eteroritratto ◀Livello 3

Metatestualità► Una gentilissima Lettera ho ricevuto da Vicenza, nella quale un’incognita Persona mostra di gradire i presenti Fogli, rendendo diverse ragioni del suo sentimento. Desidera, ch’io le risponda; ma io non potrei altro dirle, se non che le sono grato della sua cortesia. S’io sapessi dove indirizzare una lettera privata, lo farei volentieri, per dimostrare, che parlo cordialmente. Intanto si contenti di questa pubblica testimonianza dell’obbligo mio, se il presente Foglio le capiterà alle mani. ◀Metatestualità

Cose da vendere.

Titi Livii Patav. Histor. Ab Urbe condita Decad. I. Libri IX.

Idem Histor. De secundo Bello Punico Decad. 3. Libri X. 1470. in due Tomi Foglio grande.

Chi lo vuole vadi dal Signor Paolo Colombani.

Cose perdute.

Chi avesse ritrovato un pajo dʼorecchini piccioli, e un Recordino di Diamantini, lo porti al Reverendiss. Sig. Piovano di San Moisè, che gli saranno dati Duc. 10. di cortesia.

Cose ritrovate.

Fu ritrovato un Cagnuolino bianco con pelo lungo ad uso di Bologna, con una picciola macchia nera sopra la schiena, quando si ritrovasse il suo Padrone vadi al Ponte dellʼAngiolo dal Casseller appresso alla Malvagia, che li sarà restituito.

Persone desiderate.

Un Gastaldo, che abbia cognizione dʼagrumi, di far incalmi, ed altro, che appartiene ad un buon giardiniere; che sia attivo, fedele, e di buona direzione, e condotta; di anni 40. in circa; che sia ammogliato, e che ancora la moglie sia attiva, diligente, e attenta ad aver cura della roba, che le si consegna. Chi avesse notizia di una tal Persona potrà farla abboccare col Sig. Lorenzo Zanoni abita in Rio Marin nella Calle vicino al Ponte della Latte; o pure a Mestre col Sig. Gio: Battista Pastrello Caffettiere alla Croce di Malta.

Libri in Venezia.

Dizionario Storico, portatile, che contiene la Storia deʼPatriarchi, deʼPrincipi Ebrei, deglʼImperadori, e deʼgrandi Capitani; degli Dei, degli Eroi dellʼAntichità Pagana ec. deʼPapi, deʼSanti Padri, deʼVescovi, e deʼCardinali più celebri; degli Storici, Poeti, Grammatici, Oratori, Teologi, Giureconsulti, Medici, Filosofi, Matematici ec. con le loro Opere principali, e con le migliori Edizioni dʼesse. Delle femmine sagge, dei Pittori, Scultori, Intagliatori, deglʼinventori dellʼarti, e generalmente di tutte le persone illustri, o famose di tutti i Secoli, e di tutte le Nazioni del Mondo. Nel quale si dà unʼidea di tutto ciò che vʼha di più interessante nella Storia Sagra, e Profana. Opera utile per l’intelligenza della Storia Antica, e Moderna, e per la conoscenza degli Scritti, e delle azioni deʼGrandi Uomini, e delle Persone Illustri. È Libro utilissimo del Sig. Abate Ladvocat, tradotto in Italiano, e con giunte, e note arricchito. In Venezia nella Stamperia del Remondini Tomi VI. in 8. val Lir. 15.

Il Passatempo civile, ovvero racconti piacevoli, e curiosi fatti in villa nelle ore del divertimento da diverse persone in onesta, e allegra compagnia radunate. S’aggiunge in fine il modo di far danari. In Venezia appresso Paolo Colombani. Tomi 3. in ottavo si vendono Lire 4.

Libro piacevole, e ottimo per le Villeggiature. Non so se la giunta, che insegna a far danari gioverà a chi lo legge; ma il Librajo desidera almeno, che giovi a lui.

Libri nuovi fuori di Venezia.

Veterum Scriptorum de re rustica praesepta in dialogos collecta ab Adriano Kembter. Sumptibus Josephi Wolff 1759. in 8. Di questo Libro pochi mesi fa uscito in Augusta sʼavrebbe a fare una puntuale, ed esatta relazione. La materia della coltivazione, si può dire fra noi quasi trascurata, e pochi Scrittori ne trattano. QuestʼAutore ne scrive con molta perizia, e fondamento; e principalmente è squisitissima la sua Scrittura Latina, avendo egli, posti nel suo Dialogo tutti gli squarci di quegli Autori antichi, i quali di tale arte trattarono. Lascia però le usanze vecchie, e riduce la sostanza del suo Libro agli usi presenti. E (sic.) diviso questo in 24. Dialoghi; ma non è però quanto egli abbia scritto in tale argomento; che molte altre cose egli tiene appresso di sè manoscritte, e lʼesibisce a qualche Librajo Veneziano, se volesse proseguire.

Della diligenza di sue ricerche veggasi solo un saggio intorno al terreno:

Se la terra sia oggi men fertile, che in altri tempi. Varia natura di quella. Qual sia la migliore. Qual sia di pessima qualità. Tre diversità neʼterreni. La qualità si conosce aʼfrutti. Non ogni bene si dee attribuire alla bontà della terra. Effetti del terreno troppo caldo, freddo, umido, secco, grosso, raro, grave, leggiero, grassissimo, e magro. Perchè la terra sia detta madre!qual terreno fosse dagli antichi detto carioso? colore, e sapor dolce nel terreno. Terra salsa. Qual sia amica, o nemica alle viti. Quai segni dimostrino la terra essere da frumento. Come si possa conoscere la terra amara, magra o fredda! Come la grassa, la greve, la grossa e la leggiera; e la tenera. Qual sia odore ottimo di terra? qual terreno egregio? il secco e grosso, e il magro e freddo essere il pissimo (sic.) di tutti. Ogni altra ricerca è fatta con la stessa diligenza. La stampa di questo Libro è eseguita con tutta la diligenza, ed oltre allʼessere di grande utilità, e (sic.) grato a vedersi per lʼedizione.

Case da Fittare.

A San Marcilian Casa da fittar con due camere, portico, cucina, Pozzo, e Magazzino, paga Duc. 24. Le chiavi sono dal Marcer vicino.

Chi la vuole vada a Cà Erizzo a S. Martino, che gli sarà quivi fatta la fittanza.

A San Barnaba in Corte del Luganegher Casa da fittar con tutte le sue comodità, paga allʼanno Duc. 36.

Le chiavi sono dalla Signora Laura Marcera in detta Corte.

A San Barnaba al Ponte dellʼAvogaria Casa grande da fittar in due appartamenti con due Rive, due Pozzi con Orto, e tutti i comodi, che fanno bisogno, paga allʼanno Duc. 235.

Le chiavi sono dal Barbier in detta Calle.

A Castello a San Giochin in calle, Casa da fittar con tutte le sue comodità, e Pozzo, e magazzino, paga Duc. 30.

Le chiavi sono appresso la casa vicina.

Casa da fittar vicino al Ponte della Panada, paga Duc. 48.

Le chiavi sono dal Gallinajo vicino.

Camera, cucina, entrata e pozzo, dʼaffittar in calle delle ballotte; paga allʼanno Duc. 30.

Chi la vuole ne parli al Signor Filippo Lancerotti Caffettiere in Merceria.

Casa Grande dʼaffittar, con tutte le due comodità, in Corte delle Candelle alli Gesuiri, paga allʼanno Ducati 85.

Le chiavi sono dal Sig. Domenico Asin Mercante da Specchi in detta Corte.

Legni arrivati.

Aprile. Pieligo, Patron Marco Vianello, venuto da Palma, con 17. Sachi Orzo. 175. Stera Farina zala.

Detto. Trabacolo, Patron Domenico Bori, venuto da Muggia, con 50. Mozza Sal.

Detto. Pieligo, Patron Zamaria Rigo, venuto da Rimani, con 2. Fagotti Libri. 12. Cestelle Formagielle.

Detto. Pieligo, Patron Francesco Vianello, venuto da Palma Nova, con 48. Stera Farina zala.

Detto. Polacca nominata la Toscana, Capitan Paolo Felippo Gargani di Livorno Imperial, manca da Algieri li 5. Marzo, da Malta 27. giorni, e da Corfù 15. giorni, raccomandata a sè medemo, con 56. Balle Lana. 1. coffa Cera, 6. Botte. 1. Car., e 1. cassa Cascia. 120. Botte Buei Salati di Inghilterra. 3. Botte Pevere Garofolà.

Detto. Pieligo, Patron Antonio da Zara, venuto da Sebenico, con 1300. Stera Formento.

Detto. Trabacolo, Patron Nadal Scropanich, venuto da Lissa, e Zara, con 4. cai Oglio.

Detto. Pieligo, Patron Zuanne Battista Ciurani, venuto da Primier, con 57. Mazzi Canevo. 1. cassetta Panni.

Detto. Pieligo, Patron Marco Vadagnin, venuto da Sebenico, e Zara, con 3. cai Oglio. 3. Miera Formagio Salato.

Detto. Pieligo, Patron Mattio Franich, venuto da Sebenico, e Zara, con 5. cai Oglio.

Detto. Nave nominata Aquila, Capitan Alessandro Cristal Inglese, manca da Monte Cristo in Lamerica 85. giorni, raccomandata a sè medemo, con 4. Botte Endego. 272. Botte, e 65. Bar. Zuccaro. ◀Livello 2

Vendesi la presente Gazzetta a 5. soldi, e si ricevono le Notizie.

A San Marco. Nella Bottega da Caffè di Florian.

In Merceria. Nella Bottega di Paolo Colombani Librajo.

Giù del Ponte di S. Polo appresso la Calle dei Savoneri. Nella Bottega di Gasparo Ronconella Librajo.

In Venezia. Per Pietro Marcuzzi Stampatore.

Con Privilegio. ◀Livello 1