Zitiervorschlag: Francesco Grassi (Hrsg.): "Num. 34", in: Spettatore piemontese, Vol.1\34 (1786), S. 375-396, ediert in: Ertler, Klaus-Dieter / Fuchs, Alexandra (Hrsg.): Die "Spectators" im internationalen Kontext. Digitale Edition, Graz 2011- . hdl.handle.net/11471/513.20.3636 [aufgerufen am: ].


Ebene 1►

N.o 34.

Zitat/Motto► Extremum hunc. Arethusa, mihi concede Laborem:
Pauca meo Gallo
(sed quae legat ipsa Lycoris)
Carmina sunt dicenda! – neget quis Carmina Gallo?
◀Zitat/Motto

9. Aprile 1787.

Ebene 2► Puossi avvicinare all’uman Cuore più accensivo Fomite per suscitare scintille di Sensibilità, che dipingerli espressivamente una Pietà filiale in un tenero Oggetto, in cui Bellezza, Innocenza, e più splendente in mezzo a’rari Talenti Modestia tenga inesorabil Sorte duramente oppresse tra le sovraddensate Nubi di sforzato Lutto! Ebene 3► Allgemeine Erzählung► – Ma quale Dilicatezza di Stile limato potrà dipingere al vivo le dilicate Situazioni, nelle quali sviluppò favorevole Natura la bell’Indole di Rosilla, intessendo sperimentatrice Fortuna di assai patetiche Vicende una sensibilissima Vita! – Avezzaronsi i primi Affetti della crescente Fanciulla a germogliare nella Tenerezza verso una amorevolissima Madre; che Vedova rimasta, sul Fiore stesso dell’Età sua, di prediletto Marito (Morte onorata lo [376] rapì prode Officiale combattendo sopra marzial Campo pel suo Principe, e per la sua Patria) dimenticatasi affatto d’ogni particolare Interesse, che sue promettevoli Circostanze poteanle far trovare in novello Accasamento, tutto il suo Affetto convertì ad accarezzare coltivando, in Nalduccio, e Rosilla, due carissimi Pegni dell’infelice suo Talamo. Laonde poco sensibile di cittadineschi Piaceri, che di partecipare seco lei dato non fu al suo frequentemente compianto Consorte, aveasi in qualche distanza dalla Capitale prescelto sua Dimora vicino un nitido Villaggio: dove sull’insensibile Pendio d’oriental Collina, in sito assai ameno, e dalla rigida Tramontana avverso, occupava con sua dolce Famigliuola una netta Magione, che specchiavasi sopra vago attinente Giardino, lieto d’Ombre, d’Acque, e di Fiori. – In somigliante luogo lungi dagli Strepiti, e dalla Corruzione, proposesi la saggia Madre di formare ellastessa le tenerelle Menti de’suoi Pargoletti: e quando da sì dolce Incombenza, e dal mettere in sesto le Bisogne della Famiglia sopravvanzavale di Tempo, parte ella a’pii Esercizj, parte ad istruttive Letture, parte eziandio concedevane a qualche necessaria Ricreazione. Ebene 4► Fremdportrait►Eufrasia (tale era il Nome [377] della Gentildonna) figliuola unica d’assai illuminati Genitori, avea con profitto corso applicata Carriera di elegante Educazione: nè v’era forse altra far le sue Coetanee, che (non parlo già solamente dei femminili Lavori d’Ago, Nodi, Ricami, o Trapunti) meglio sapesse di lei od animare un Pianoforte, o sciogliere al Canto una Voce soave, o disegnare al naturale un benassortito Mazzetto di Fiori, un Fregio, un Groppo di trescanti Puttini, una Prospettiva &c: o finalmente danzare con più Leggiadria. Ma oltre a ciò ell’era piucchè mezzanamente istrutta nella Geografia, nella Civile, e Naturale Storia, e nella Mitologia (per tacere di sua esatta Perizia nelle Cose concernenti la Religione, il Costume, e la Politezza): e con una Memoria ben guernita di scelti Passaggi d’eleganti Autori scriveva ellastessa con giustezza di Stile, e nitidezza di Carattere la propria Lingua. La quale Riunione di Talenti dalla sua Conversazione trapelava amabile; senz’essere ostentata stucchevole: e dotata di tutta la Squisitezza di Gusto per giudicare finamente delle Cose d’Ingegno; non mostrava d’averne più, che quanto bastasse per gioirne. ◀Fremdportrait ◀Ebene 4 – Ora allato d’una tal Madre, onde mai si dipartiva, succhiava Rosilla il più raffinato [378] Spirito della più gentile Educazione, sopra l’eloquente Esempio modellandosi di Persona sì cara e mentre, senza nemmeno avvedersene, l’Intelletto della Fanciulla, saggiamente guidato, polivasi alla Dilicatezza, il Cuore formavasi alla Sensibilità: e le Grazie de’Talenti d’Acquisto crescevano in lei con quelle di Natura; Nalduccio (altra Delizia del Cuore materno, forse perciò all’appassionat’Occhio della Madre ancor più caro, perchè più viva ai ricercanti Sguardi riproduceva sul volto la dolce Immago del tanto spesso sospirato Consorte!) d’un Temperamento focoso, e d’Immaginazione vivace, irrequieta, espansibile, ottenuti alla Presenza materna i primi Rudimenti d’Ingegno, appena maturo invogliossi, ed impetrò dalla ripugnante intenerita Mare la licenza di passare alla Capitale per iniziarsi negli Accademici Esercizi. – Mio Fanciullo (disse a Nalduccio abbracciandolo la forse troppo accondiscendente Madre) tu cerchi, impreparato ancora, di staccarti già dall’amoroso mio materno Seno! – Era Intenzione mia, che tua troppo tenera Età maturata ancor di qualche anno, avesse meno esposto te ai perniciosi colpi d’anco a te ignoti Rischi del Mondo; e me più rassicurata nell’Anzietà mia intorno alla tua Sor- [379] te! Ma, giacchè tue Lagrime forzano pure l’opponentesi Provvidenza mia, vattene, mio Figlio, a renderti degno (coll’approfittata Coltura delle Liberali Arti) della onorevole Memoria del buon Padre tuo! – Raccomandato con ogni più viva Istanza ai Superiori tuoi, cui tu dovrai prestare la più docile Obbedienza, non cesserà l’Occhio mio materno di sorvigilare anco da quì ad ogni tuo Uopo, e Condotta: e richiamato di quando in quando da’tuoi Studi, ed Esercizi, ne verrai a ricevere ne’materni Amplessi meritata Ricompensa ai testificati Progressi tuoi nella onorata Carriera d’una colta Educazione. – Ciò detto l’amorosa Madre consegnò piangendo il suo caro Nalduccio, che varcato non aveva ancora i dodeci anni, ad un suo Parente, che aveasi addossato l’Incarco d’invigilare alla Città sopra l’educabile Fanciullo. – Rosilla frattanto accesa di quel soave Ardore, con che le vaghe Scene di Natura (svelandosi a poco a poco agli allettati novelli Sensi) inspirano la rapita Fantasía ad invaghirsi d’una nonanco determinata Idea di Perfezione, andava avidamente cogliendo, per abbellirsene, i più bei Fiori de’moltiplici Talenti Materni: ed Eufrasia nel vedersi, dirò così, sviluppare dinuovo così felicemente nell’animato Genio [380] di sua Figliuola, tralucente ora dagli aggraziati Modi nella Danza, ora dalla soave Espressione degli animati Colori, o Suoni, nella Pittura, o nella Musica, ora dal ripetere con memoria fedele quanto le venisse insegnato d’istruttivo, sentiasi internamente risaltare di giubilo il materno Cuore. – In somma Rosilla, applicata così accesa Disposizione ad Istitutrice tanto efficace, fin dall’Età di quindeci anni un vero Modello divenuta era di Perfezione: con Bellezza in guisa rara, che l’occhio soddisfatto non avesse a ricercare alcun altro Ornamento d’Ingegno; e con Talenti in guisa raffinati, che il Giudizio esaminatore non avesse a badare ad accessoria Prerogativa d’allettatrice Beltà! – Ma al vago Accoppiamento di squisiti Talenti ad arridevole Bellezza qual lustro non accrescevano ancora le amabili Virtù dell’animo? – Una serena Dolcezza, che sorrideale graziosamente negli Occhi! – Un vergineo Pudore, indivisibile Compagno di prelibata Innocenza! – Una verace Modestia, che (qualunque fossero gli Applausi, che meritassero o suoi dilicati Lavori d’Ago, o Trapunto, o l’Eleganza dei Disegni ne’suoi Sbozzi, o la Soavità delle sue Esecuzioni musicali) allontanava dal puro suo Cure ogn’Idea di Vanità, animandola emolatrice [381] Diffidenza a sempre maggiore Perfezione di sue belle Doti! – Del resto da un tenero Studio, che incessantemente aveasi fatto, della Volontà sempre a lei intrasgressibile di sua dolce Madre, assai di rado accadeva, che, con Grazia sovrobbligante al Dovere, non ne prevenisse i Cenni, o non n’antivedesse i Bisogni: e tutta accesa di zelante Attenzione lieta era di alleggerire il Cuore materno di buona parte delle domestiche Faccende. – Così la buona Eufrasía viveasi (per quanto la Rimembranza ognor viva permetteale del diletto suo Sposo!) felice in quella Villereccia Magione: mantenendo un Maneggio di decente Abbondanza con assai scelta, e morigerata Servitù. E passate le Veglie della vernale Stagione con quanto o per Commendazione di Bontà, o per Sceltezza di Carattere, o per Propensità ad alcuna delle belle Arti somministrar potesse alla scrupolosa Introduzione nel famigliare suo Ceto l’aggiacente Villaggio (che del resto per Benefizi privatamente contribuiti tutto erale ottimamente affetto): quando poi il Fiore della Città spargeasi nella State pei lieti Poggi, e per le colte Pianure a villeggiare, ognuna delle circostanti onorate Famiglie pregio facevasi d’avere colla Gentildonna Relazione alcuna d’Amistà. [382] Nalduccio frattanto ad opportuni tempi veniva a soggiornare colla Madre, e Sorella per Intervallo: il quale, proseguita secondo l’Usanza comune la Carriera di sua Educazione, tuttochè della Parte Teorica mostrato fossesi alquanto intollerante, non lasciò però di distinguersi assai nella Ginnastica, od Esercitativa. Del che quantunque non paga la Sollecitudine materna, tuttavia, credendolo Effetto d’irresistibile Temperamento, piegò suo Desiderio alla sforzante Necessità: non senza rincrescimento di non avere lasciato più maturare tra le domestiche Pareti un Ingegno per irrequietezza incapace di fissarsi: un Giudizio assai invero, per prevalente Calore, decisivo; ma sovente, per Leggerezza di Base, vano: un Cuore finalmente, che, alquanto ostrutto negli attivi suoi Principj, lussureggiava bensì in sovragermoglianti Passioni: ma di cui l’alterato Fervore esaltar non poteasi in maturabile Frutto. – Ottenne peraltro ad idonea Età (atteso il noto Merito del Padre) desiata Commissione nell’Armata. Onde officiale avvenente, ed al Servizio disinvolto: aggradevole per Giovialità agli Amici; per Galanteria al Belsesso: non senza Coraggio (di che già dato avea colla Spada, nell’opinione d’
alcuni, tanto [383] men lieve Prova, quanto eccitata da più lieve Cagione): sapea e giurare, e milantarsi a proposito: era professo seguace del Piacere: ed avea quanta Spensieratezza bastasse, per purgarlo appieno del Difetto d’essere fuor di Moda. – Tale Carattere in un suo amato Figlio tenea il materno seno della sensibile Eufrasia in Agitazione perpetua! E ben non tardarono guari i verificati tristi Presagi a convertire l’Ansietà sua nella più viva stoccata del più accorante Cordoglio! – Passeggiava Eufrasia pensiva, e solinga sotto la folt’ombra d’un Boschetto: che, in piccola distanza di sua elevata Magione, avallavasi giù d’ambo i lati della Strada maestra in una profonda Balza, impenetrabile ai raggi della allor fervida Nona. In quel fosco, e malinconioso Recesso una incognita lagnante voce di Tristezza pareale flebilmente risonare dal fondo stesso dell’allarmato Cuore; che, ai materni Sensi in quella cupa Solitudine offoscando il mormorar del Ruscello, il garrir degli Ussignuoli, ed il medesimo sussurrar dell’Ora fra le frondi in un lugubre Concento, inspiravale all’Alma agitata una inesplicabile Inquietudine? – Chi spiar potrebbe l’occulta Cagione degli umani Presentimenti? – Appena l’ansiosa Eufrasia uscita era dall’ombroso [384] Bosco per recarsi sollecita alla volta di suo Albergo, che, sopraggiuntala anelante Messo, se vivo ancora riveder volete (le disse) vostro Figlio, non avete, Signora, che poche ore da affrettarvi: perchè mortalmente ferito in un Duello, sen giace moribondo mezzomiglio dalla Città in un contadinesco Tugurio. – Poco mancò, che morta sul suolo non abbattesse l’infelice Madre quell’acerba Nuova: al cui Annonzio di pallido color tinta, offoscatesi le vacillanti pupille, e mal reggendosi sopra le tremanti ginocchia, sopra aggiacente Sasso assisesi svenuta! – Quando ritornò in sestessa, e dell’urgenza del funesto caso le sovvenne, spedito al Villaggio il Messaggiero medesimo per tenere allestito un Calesso, ella con un Famiglio (trovato alcun pretesto per non isbigottire Rosilla) colla maggiore celerità possibile venne a raggiungerlo. – Ah chi potrebbe immaginare, nonchè descrivere l’Agonia d’una tenera Madre, che portavasi a vedere atroce Tragedia nella persona d’un suo diletto Figliuolo! – Dovea l’Orrore di vedere sì temuta Scena farle trovare troppo il Cammin corto? – ovvero troppo lungo, l’Ansietà di non apportare tardivo Soccorso all’abbandonato suo pericolante Figlio? – Ma già l’imprudente [385] Messaggiero additava alla tremante madre il fatal Campo (ahi!) rosseggiante ancora di fresco Sangue! – Campo di cieca Illusione, non d’Onore! – Dove chiamasi Fortezza la Frenesía sovente d’appendere in ugual Bilancia una Vita (imprestataci solo dall’Autore della Natura per essere con Gloria impiegata a pro della Patria, del Principe, de’Parenti, e degli Amici) contro un vano Fantasma d’Immaginazione! – un ridicolo Puntiglio! – Erano i Romani? – erano i Lacedemoni (per tacer di tante altre Nazioni) privi affatto d’ogni Senso d’Onore? – o poteansi que’guerieri Popoli tacciare di Codardia, non prevalendo presso loro un così barbaro Costume? – Oh quanto Sangue ti costò, Europa, e tuttavia ti costa un Spirito gladiatorio, che con fatale equivoco barbare Nazioni in te accesero quasi Spirito fosse di Cavalleria! – Non sono le Leggi per vendicare i tuoi Torti, ove questi siano d’alcuna reale Importanza? – o meritano i medesimi altropiù del tuo Disprezzo, s’altra non hanno Consistenza, che nelle vane Chimere di delirante Prevenzione? – Sarà l’Onore, o la Vita dell’Onestuomo all’Insensatezza precario d’ogni scervellato? – Od appellerassi valore la Demenza combattente o per la [386] Vanità, o per l’Imprudenza, o per la sovrafervida Immaginazione, senzache o Divieto di Legge, o Rispetto di Religione, o Rimorso di Natura, od Obbligo di Gratitudine, o Vincolo d’Amicizia, od Istinto di Sociabilità possano preponderare ad una capricciosa Tirannia di freneticante Falsonore? – Ma interrompiamo omai un’inutile Digressione, che ascoltabile dal riflessivo Giudizio, tenterebbe invano l’otturato Orecchio della Passione precipitosa! – Entrò l’infelice Eufrasia palpitando sotto il funesto Tetto, dove tra le braccia di minacciosa Morte giaceasi il suo languente Nalduccio: ed al primo scontrarsi delle materne, e filiali Pupille (ah perchè più pietosa Prudenza evitar non seppe così periglioso Incontro!) cadde esangue la sventurata Madre sul Letto medesimo dove agonizzava suo Figlio! – Tentò all’Istante Nalduccio di sollevare il moribondo Fianco; e cogli imploranti Occhi sollecitò i pietosi Astanti a soccorrere l’amata sua Madre: e tutto intento con Lagrime grondanti, quasi obbliata la Situazione propria, pendea dall’Effetto del pietoso loro Officio! – Come la deplorabile Madre fu richiamata a’suoi Sensi, domandando gli Astanti se ogni Soccorso dell’Arte erasi adoprato intorno a suo Figlio, tutta [387] stillante di Lagrime tenea, dalla Sponda rivolta, gli Occhi fissi sopra il suo Nalduccio con una sì animata Espressione di Tenerezza! di Cordoglio! di Rimprovero! di Compassione! d’Ansietà! che tutti i Circostanti si discioglievano in dirotto Pianto! – Desiderò Nalduccio d’essere dagli Astanti lasciato solo colla Madre sua: ed allora, con una Fermezza degna di chi morisse per la Patria, non già per Illusione di vano Puntiglio, stretta al suo languido Labbro la sempre onorata Mano (non avea tempo a rasciugarsi gli occhi la liquefacentesi Madre) Ogni Soccorso dell’Arte è vano (diss’egli) alla mortale mia Ferita! – Già la fredda mano di Morte, che ognorapiù mi stringe, m’annonzia in pochi Istanti il Decesso mio, pel quale (ah l’Assistenza dell’amata Sorella esige vostra Preservazione!) voi dovete tenervi apparecchiata! – Ma, oh mia cara Madre! – che mai siete voi ora per udire da me, se questa fievol voce ancora non m’abbandona! (quivi stette egli alquanto quasi posando sua gelida fronte sulla materna Destra: e l’afflittissima Madre rimosse alquanto dagli umid’occhi suo molle Lino!) D’Orghio (ripiglia quegli) vi priva, o Madre, di vostro Figlio! – Ah! il tuo più caro Amico? (diss’ella singhioz-[388]zando) – Io non l’incolpo (continuò Nalduccio) d’avermi egli fatto in quella Illusione fatale, quanto gli avrei fatta io medesimo se per me si fosse la Sorte dichiarata! – Ora il povero Amico smania tra’Supplizi del più acerbo Pentimento! – ah egli me (salvo un torbido Istante offoscato dalla Passione, irritato da scambievoli Onte, ed attratto da crudele Impegno nel Labirinto fatale di puntiglioso Onore) sempre amò sinceramente! – Io vidi, o Madre, sue lagrime dopo il fatal colpo! – vidi sua Disperazione, che frenai appena co’prieghi dall’attentare contro sestesso con sanguinoso scempio le mie Vendette! – infine dopo d’avermi quivi scorto così ferito io prevalsi appena sopra di lui di lasciare il mio fianco per consultare a sua propria Salvezza! – Or questa, o Madre, è la Conclusione dell’ultime Preghiere mie! – L’Infelice D’Orghio ama mia Sorella, quanto più onestamente amar puossi? – Deh non imputategli mia Morte a Delitto, che solo fu Combinazione fatale di Circostanze funeste! – ed accettate da mia mano l’Amico mio a servirvi (per quanto da voi dipende) in mio luogo di Figlio! – Negherete voi a mie moribonde Voci quest’ultimo Favore? – La desolata Madre (piangendo ancopiù dirottamente sopra sì infelice Amicizia, Vittima deplorabile [389] della Tirannia di quel, che chiamasi Onore!) non dovette dissentire allora così commovente Richiesta del moribondo suo Figlio! – Ma la Circostanza del Tempo (diss’ella) richiede, o mio caro Figlio, più grave Cura! – Ah l’ingiusto Disprezzo delle Vita davanti un Puntiglio vano può convertirsi in giusto Sacrifizio d’Espiazione col sommettere la Volontà rassegnata al supremo Decreto del meritato Castigo! – ah pensa, o mia diletta Prole (continuò la sollecita Madre bagnandolo di sue lagrime!) quali Speranze! – quali Desideri! – quali Pentimenti convengasi d’avere in questo Momento fatale! – Il Mondo, che sottraesi al guardo, esca solo d’una vana Illusione, merita forse Rincrescimento alcuno dall’uomo costante? – Ah con acceso zelo, amato Figlio mio, tu dei mirare ora soltanto quel Sole immenso di benefici Raggi, che bea gli appurati Spiriti nel Grembo inalterabile d’immota Eternità! – No! – tu non devi avere in quest’istante Brama, che colà non tenda! – amore, che colà non trasporti! – Fiducia, che colà non t’inviti! – né concepire Prego alcuno nel tuo rassegnato Cuore, che per essere fatto degno di così bella Speme! – In tal guisa la saggia Eufrasia, tuttochè sommersa nell’Affanno, disponea l’intenerito Giovine [390] a rinascere morendo ad una inestinguibile Vita; ed ad accogliere i Conforti d’illuminato Ministro sopra i confini del Varco stesso dal Tempo all’Eternità: e nell’Intervallo di poche ore (giacchè ogni Tentativo di medica Mano non potè rispingere l’inesorabil Morte) egli con maschile Fortezza tra le Braccia della desolata sua Madre morissi sul Fiore stesso dell’Età sua, trafitto dalla mano medesima dell’Amicizia, armata empiamente dall’Illusione d’un vano Fantasma, cui Prevenzion fatale malapprende per l’Onore! – Di D’Orghio più non udissi novella, finchè (come nel seguito dirassi) ordinò morendo, che suo Cadavere sepellito fosse allato di Nalduccio. – Divulgatosi l’acerbo Caso fu da tutti assai compianto: e la Tirannica Legge d’un vano Puntiglio venne meritamente esecrata! – L’infelice Eufrasia staccata dalla Pietà degli Amici dal freddo Cadavere di suo Figlio ridonata fu agli anziosi Amplessi di sua omai inquieta Rosilla, per divenir Bersaglio (seguonsi perlopiù le une all’altre innanellate le Sciagure!) a’nuovi Colpi di Fortuna. – Devolvendosi per la morte di Nalduccio buona parte de’Beni ad altra Linea della stessa Famiglia (così erasi ordinato nel Testamento d’un Zio): la ri-[391]manente Porzione del Patrimonio poco tempo dopo ruinò complicata nel Fallimento d’insigne Casa mercantile! – Quantunque ben preparato agli Accidenti della sorte, e premunito da soda Virtù nutrisse un Cuore nel petto Eufrasia: tuttavia il dover lasciare la dolce sua consueta Abitazione campestre per rinserrarsi in un meschino Allogietto della Città: il dover dismettere suoi antichi Famigli, che piangevano d’aver a separarsi dall’amata Padrona loro (permettendo solo alla supplicante affezionata Cameriera di seguirla nella sua disgrazia): il dovere finalmente abbandonare sprovveduti que’deploranti meschini, che oppressi da strignente Miseria o per decrepita Età, o per inabilitante Malattia, o Magagna, o finalmente per Ostinazione d’imperversante fortuna nel rendere insufficiente ogni industria loro, aveano titolo alla generosa Sensibilità sua, che faceanela Madre, non potea nel sensibil seno non sentirsi impressa qualche profonda Traccia d’Amarezza. – Già da due anni viveasi Eufrasia con l’amabile Figlia in malfornito appigionato Albergo in uno appartato angolo della Città, procurando la Cameriera da un Mercante alcune Fatture di Pannilini: alle quali lavoravano unite per capacitare la tenuissima rimasta Provigione col Travaglio delle [392] lor mani a somministrare i Capi di pura Necessità: senzachè la virtuosa Rosilla, che colla speditiva Dilicatezza de’bei Lavori d’Ago, o Ricamo era la principale Cagione del loro piccolo Guadagno, mostrasse ombra di Rincrescimento in tanta mutazione di Fortuna; mentre la tenera Madre sorpresa era talvolta a tergersi furtive lagrime dopo d’aver sospeso inosservato guardo sopra l’applicata sua confortativa Figliuola. – Ah ben erano giustificate tali Lagrime d’una sì sensibile Madre! – occorreva all’afflitta sua Mente la passata, e l’attuale Condizione di sua Figlia virtuosa! – quale trista sorte per così studiata Educazione! – nell’abbandono, che sparge d’attorno la Povertà, ragionevole Dilicatezza le togliea perfino di mendicar per la Nubile assistenza alcuna! – Tolta ogni speranza di accettabile partito all’infelice sdotata, che mai avvenuto sarebbe dell’abbandonata Orfanella, quando chiudesse Morte le sue materne Pupille! – Simili cocenti Pensieri aderendo fitti alle più sensitive fibre del materno cuore d’Eufrasia corrodevano insensibilmente giorno, e notte suoi vitali Principii: e lo scemamento di sua salute appariva sullo smunto Viso manifestamente. Laonde, aumentando il creduto Avvicinamento del suo Fine sua Ansietà per Ro- [393] silla, poco mancò, che, giuntata la Prudenza materna dall’astuta altrui Frode in sì critica Circostanza, non ispignesse ella stessa sua amata Figlia in Precipizio sottilmente preparato! – Ah perchè non poss’io quì dipingere narrando le commoventi Scene, che machinate dagli Artifizi d’una Donna, che celava sotto l’apparenza della più illibata Onestà la prezzolata infame Agente della brutal Passione d’un Libertino, esposero la Virtù di Rosilla ai più immediati Cimenti! – Necessità di prefinito Spazio m’obbliga a tirare involontario Velo sopra interessante parte del Quadro mio, riserbandomi forse in più propizia Occasione a scoprirlo intiero agli occhi del mio curioso Lettore! – Ma già m’appellano le più cocenti Lagrime dell’infelice Rosilla, che invitta ugualmente alle indegne Offerte, ed alle brutali Minacce, avrebbe continuato a cibarsi lieta dello scarso Frutto de’suoi Lavori sotto il povero materno Tetto: senonchè a vista d’occhio scorgea dileguarsi la tarlata Sanità di sua amorosa madre, che già da due mesi giaceasi immobile nel proprio Letto. – Ah dovea perseguitante Fortuna privare ancora l’addolorata Figlia dell’Aiuto sì necessario in sì fatale momento della fedele sua Cameriera! – Legata la [394] povera Giovane di verace Affetto verso le sue Padrone avea voluto partecipare della lor trista torte: e con quello instancabile zelo, che germoglia da Radici abbarbicate nel sincero Amore, prestati loro sostanziali Servigi, adopravasi in lor pro oltre la cura necessaria di sua propria Complessione. Onde cedendo alfine sua stanca Natura ai continui sforzi complicossi repentinamente in una violenta Malattia, che strozzolla in tre giorni. – Che dovea fare frattanto la desolata Rosilla in quella deplorabile situazione? – Ella divideva con acceso affetto le sue tenere attenzioni tra la cara Madre languente, e la fedele Amica: e stretta dai loro Bisogni, nè potendo avere altro mezzo (ah qual Cuore sensibile potrà negare giusto Tributo di Pianto alla filiale Pietà!) troncossi per trovar danaro, sue proprie bellissime Chiome! – Ma giunta l’Amarezza della virtuosa Figliuola al grado estremo di Sensibilità volle rimuneratrice Provvidenza far sopra lei risplendere un più liet’Ordine di Cose. – Stava Rosilla alla sponda del materno Letto, inclinata sul proprio Gomito, col Viso al Viso rivolto: da suoi begli Occhi, che avrebbe voluto celare, grondavanle traboccando sforzate stille d’amarissimo Pianto: stendendo l’altro eburneo [395] Braccio verso il seno dell’amata sua Genitrice, che non avea più altro senso di vita, che non fosse Espressione di sua materna Pietà verso sì tenera Figliuola! – in un angolo della Cameruccia funestava la Vista ferale dell’esangue Cadavere della poco prima spirata fedel Cameriera! – In tale sì patetico Istante entrò il Fratel di D’Orghio, che arrivava allora allora da chiuder gli occhi all’infelice Giovane (ritiratosi dopo il funesto Caso in un remoto austero Romitaggio, dove morì di Pentimento): il quale recò alla buona Eufrasia a nome del moribondo la seguente Carta – Se mia prematura Morte non vi fa sufficiente Fede del Rincrescimento mio d’avervi così funestamente danneggiata, tutti miei Beni liberi, ascendenti a cinque Mila Lire d’Entrata (che per mio Testamento lasciativi in Proprietà assoluta niuno potrà contestarvi) potranno nel tenue Risarcimento avvalorarvene l’Indizio! – L’essere sepellito allato del caro Amico; e qualche compassionevole sovvenire in vostra Casa, è tutta la Ricompensa, che morendo osa domandare l’infelice D’Orghio – Letta la Lettera alzò suoi languid’occhi al Cielo la buona Eufrasia: indi guardando alternativamente ora sua diletta Rosilla; ora l’istesso Giovine, che le stava davante, sem-[396]brava ondeggiare nell’Incertezza! – Di che dubitate (le disse il generoso Giovine)? – eccovi l’istesso Testamento di mio Fratello, che Padrona vi rende degli specificati fondi. – Il Motivo, che lo stipulò, reputo giusto, e sacro! – L’Eseguimento del fraterno Volere sarammi sempre inviolabile! – e quanto allo Smembramento de’miei Ereditari Beni tanto mi rimane ancora da non dover fare la menoma Attenzione a quanto v’appartiene per sì giusto titolo! – Disse: e, lasciate per poco Eufrasia, e Rosilla, tornò accompagnato d’una sua officiosa Parente, che rimase in compagnia loro, finchè egli facesse preparare decente Appartamento in Casa dell’istessa sua Parente: e la Conclusione del fatto fu che, addossato Eufrasia suo Lascito sulla Persona di Rosilla in un Contratto di felice matrimonio col Fratello stesso di D’Orghio visse ancora lungamente per gioire della Felicità di sua meritevole Figlia. ◀Allgemeine Erzählung ◀Ebene 3 ◀Ebene 2

Fine del primo volume