Citazione bibliografica: Giovanni Ferri di S. Costante (Ed.): "I trappensi", in: Lo Spettatore italiano, Vol.4\46 (1822), pp. 284-287, edito in: Ertler, Klaus-Dieter / Fuchs, Alexandra (Ed.): Gli "Spectators" nel contesto internazionale. Edizione digitale, Graz 2011- . hdl.handle.net/11471/513.20.3530 [consultato il: ].


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I trappensi

Livello 2► Livello 3► Racconto generale► Sono io stato ne’miei viaggi, diceva Eugenio, sempre vago di visitare le religioni, e più quelle che regole hanno e professione più rigide e più lontane dalle naturali inclinazioni, come sono i Certosini, i Camaldolesi, e oltre a tutti i Trappensi. È la costoro badia in un gran vallone tra il Perche e la Normandia posto, il quale par sia stato dalla natura a ricettacolo de’nemici degli uomini formato. Chiuso dintorno da foreste e laghi e monti asprissimi è lo sfortunato luogo, che pur nobilmente aggrandirebbe una selvatica fantasia di poeta o di pittore. Non ad altro s’accorge d’approssimarsi alle Trappe il viandante che al buio della vetusta selva, al fischio del vento tra’rami ed al romor dell’acque.

Non è argomento che tanto dimostri sin dove possa un soverchio zelo sospinger gli uomini, quanto la disciplina di que’devoti solitarii. Livello 4► Eteroritratto► Essi conducono i dì loro in lavori ed in orazioni. Grossolani ne sono i cibi, numerosi ed austeri i digiuni; entro un continuo silenzio, essi non ascoltano mai la dolce voce del conforto o dell’amicizia. Sempre sono rivolti a terra i loro occhi, e gli smisurati cappucci in cui tengono inviluppato tutto il capo, non permettono loro di guardarsi l’un l’altro in viso. ◀Eteroritratto ◀Livello 4 Io non posso, disse il mio compagno di viaggio, [285] non provare maraviglia e spiacimento nel vedere così far forza ai diritti della natura da un cieco e smoderato zelo. Il gran Fabbro dell’immagine umana non l’ha ordinata a star sotto a veli ravvolta; poichè per qual fine l’avrebbe vestita d’un sembiante che ne manifesta l’animo, e come rapidi lampi ne discuopre ogni affetto e pensamento? perchè gli avrebbe dato gli occhi di cui parlano gli sguardi e son fatti a significare benevolenza ed amore? Si potria anche domandare, a che servirebbe la lingua idonea pure ad ammaestrare, a piacere, a consolare altrui, se la stravaganza umana a sempre tacer la condanna? Dio non fece l’uomo nel bisogno d’amare i suoi simili perchè egli dovesse sempre render vano questo bisogno sì dolce, e dilettarsi di non amare cosa alcuna; nè gli avrebbe creato intorno i tesori dell’universo perchè egli avesse ad abitar in oscure prigioni. Gli innocenti piaceri che gli fanno cara esser la vita, non furono dal cielo conceduti all’uomo acciocchè di sì buon grado facesse disdetta alla sua bontà; nè tante facoltà meravigliose gli furon largite, perchè a nessun atto ei le recasse. Che se destin dell’uomo fosse ch’egli tutto il tempo della mortal peregrinazione vivesse in lagrime ed in amarezze, avria meglio fatto la Provvidenza ad edificare non un mondo che fosse a veder da ogni parte mirabile, ma una dolente stanza la quale non rendesse mai all’infelice un raggio di benigno lume in conforto del misero suo viaggio, e dove tutte le cose avessero preso sembianza di terrore e di disperazione.

[286] A torto voi biasimate, risposi io, quelli i quali, per meglio attendere alla cose di vita eterna, dalle sollecitudini del secolo si disciolgono, e in religiosa solitudine si ritraggono. Per certo la regola da questi pii solitarii seguíta è d’asprezza piena e di tormenti. Ma quel tenor di vivere non è dalla religione comandato, e quelli per ispontanea elezione l’abbracciarono. Or chi dir potria da quali cagioni furon mossi, e chi ardirebbe dar biasimo a così eccelsa virtù che fa operar con diletto le più aspre cose? Mentre così ragionavamo, uscì a riceverne il padre Cellerario, e ci condusse in chiesa per farvi una breve preghiera; ci fece quindi vedere un’abitazione soltanto per la nuda semplicità considerabile. Era l’ora del lavoro, e que’fraticelli stavano in un orto o campo recinto, la cui coltura formava il loro quotidiano esercizio. Presi meraviglia nel vedere que’santi lavoratori mostrar lena e raccoglimento, come che smorti e vinti dalle astinenze e dalle mortificazioni, senza un tratto pure cessare la dura fatica, alla quale nessun di loro per avventura era nato. Non avvisai in essi un segno pur di stanchezza e di mancamento, quasi che la fantasia levi le membra sopra le leggi della natura, e fornisca i sensi delle forze dell’anima.

Livello 4► Exemplum► Immerso in gravi pensieri io mi stava, quando il padre Cellerario ci guidò verso la sua celletta. Pieni di malinconia per la loro incredibile nudità sono nella Trappa questi tabernacoli della monacal condizione: perciocchè un letticello, se così è da addomandar un poco [287] di paglia posto su quattro tavole e coperto di rozza tela, un inginocchiatoio, un crocifisso, un teschio di morto, una disciplina ed alcun altro istromento di penitenza che pende al muro, sono le robe e le comodità di quelle stanze da scarsa luce rischiarate.

Ecco dunque, dissi alla nostra guida, ciò che forma la vostra felicità? La mia felicità! mi udii, sospirando forte, rispondere. Ah! signori, ricominciò con voce più salda, or quale opinione portate voi del mio stato? Bisogna ch’io vi tragga d’errore: voi il volete sapere, ebbene sappiatelo. Omai sono sei anni da che ritrovomi in questa casa: questi furono per me sei seccoli del più crudele martirio. Ogni cosa mi è noia, m’è afflizione e miseria. I giorni e le notti non mi offrono che una catena di tormenti. Nè alle occupazioni, nè all’abito, nè alle vivande ho mai potuto accostumarmi; e il mio cuore da lutto rifugge, e da sè con orrore tutto respinge. Tremo sempre che la squilla mi richiami all’officio: e tanto m’è grave a durar la manual fatica, che non di rado son io, privo d’ogni sentimento, caduto a terra. O Dio onnipotente, soggiunse, buon Dio, Dio giusto, voi perdonate a’pentiti: raddoppiate in mille modi i miei travagli, i miei increscimenti e i miei affanni, se a tal patto posso impetrar grazia. Al fine di queste parole, giù dagli occhi per i solchi dalla lunga penitenza sulle guancie segnati, gli vennero due ruscelli di lagrime. Parea di quello sciagurato solitario lacerata la coscienza dal rimorso d’alcun grave misfatto. ◀Exemplum ◀Livello 4 ◀Racconto generale ◀Livello 3 ◀Livello 2 ◀Livello 1