Zitiervorschlag: Antonio Piazza (Hrsg.): "Num. 100", in: Gazzetta urbana veneta, Vol.3\100 (1789), S. 793-800, ediert in: Ertler, Klaus-Dieter / Dickhaut, Kirsten / Fuchs, Alexandra (Hrsg.): Die "Spectators" im internationalen Kontext. Digitale Edition, Graz 2011- . hdl.handle.net/11471/513.20.2421 [aufgerufen am: ].


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Num. 100

Sabbato 16 Decembre 1789.

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Cause.

30. Nov. Mane. Al Cons. Eccellentis. di 40. C. N.
Nel 1645. a’27. Ot. il Sig. Cav.

Pietro Pola, di Capodistria dispose in Testamento l’usufrutto di tutti i suoi beni mobili, e stabili, a favore della Sig. Isabella sua moglie di lei vita durante, sostituendo alla morte di questa in erede libero ed universale delle sue facoltà il suo nipote Sig. Raimondo Fini, prescindendo dalla Possessione di Sermino e dalla Casa di Statio delle quali non gli assegnò che le rendite per tutto il corso della sua vita; volendo che alla sua morte tali nominati beni passino a Pietro figlio suo primogenito, e da lui ne’suoi discendenti maschj legittimi. E in di lui mancanza senza figli, ordina che questa porzione della sua eredità sia goduta colla condizione medesima da altro figlio maschio in età maggiore del predetto Sig. Raimondo, e così successivamente in perpetuo sott’obbligazione di fideicommisso ne’maschj, e in loro mancanza nelle femmine. Prescrive che il marito della erede esser debba Nobile del Consiglio di quella Città, e chiamarsi della Famiglia Pola, volendo che tale denominazione comincj nel suddetto Pietro, e continui ne’suoi successori al Legato.

Dichiara in oltre, che l’erede di tale Possessione, e Casa non possa mai pretendere altri beni paterni e materni, lasciando questi agli altri Fratelli, ed obbligandolo a pagare gli aggravj della sua facoltà.

In Codicillo 9 Marzo 1651 dopo alcune regolazioni ed aggiunte al riferito Testamento rivoca la condizione privativa d’altri beni materni, e paterni nell’erede della Casa e Possessione, e ciò a vantaggio del suo pronipote Nob. Sig. Pietro Fini lasciandolo al paro degli altri suoi fratelli in capacità di percepire la divisione.

Il Nob. Sig. Conte Carlo Fini nato a’20 Giugno 1720, ed accompagnato in matrimonio nel 1749 coll’Illustris. Signora Giovanna Eleonora dell’Argento nata Baronessa Doremberg, Figlio del Sig. C. Andrea morto nel 1754, con estragiudiziale 21 marzo 1785 si espresse.

“Che per forza d’amor fraterno, per le viste d’armonia, di decoro, e di lustro di Famiglia, in circostanze [794] molto diverse di quelle d’allora aveva negletta al caso della morte del Padre l’evidente sua azione di concorso al benefizio di speziale fideicommisso disposto con marca di perpetuità nel quì riportato Testamento; benefizio goduto dal qu: Orazio suo Fratello, quantunque, o per vocazione, o per caso, a lui competesse un’eguale compartecipazione.

Aggiunse, che lasciò godere l’intero benefizio al prenominato Conte Orazio suo Fratello, indi a’di lui Figli G. D. Stefano Canonico, e C. Giambatista ed il nunc defunto C. Pietro, colla ragionevole lusinga, che ad ogni suo cenno fossero pronti a retribuire alla gratuita sua tolleranza col rilascio della contingente metà, al qual passo protestò d’essersi ridotto per trovarsi padre di sette figli in tenera età onde non poteva più trascurare un’azione per lui divenuta della maggiore importanza.

Accenna gli amichevoli uffizj fatti lor praticare, senza veruno effetto, prima di stendere la Stragiudiziale; li prega a rendere prontamene soddisfatta una ricerca di tanta equità, onde non vedersi ridotto all’ingrata necessità di dover calcare le vie del Foro, con dispiacenza dell’animo suo, per aver giustizia.

Nella Risposta in data 31 Marzo cosi è detto dal Sig. C. Can. D. Stefano Fini Pola di lui Nipote.

“Ch’essendo sino dagli 11. Ot. 1761 passata in lui per la morte del qu. C. Orazio suo Padre la Primogenitura comandata senza equivoci nel Testamento del Sig. Cav. Pietro Pola 1645 26 Ottobre, e non avendo mai saputo che in giorni posteriori a tal data avesse avuta una legge diversa tale sua testamentaria disposizione, gli rincresce di ritrovarsi inscientemente in possesso di ciò che non gli conviene, sollecitando riverentemente il nobil suo Zio, a produrre autentici documenti che provino l’illegalità del suo benefizio, e dichiarandosi pronto alla cessione della ricercata metà qualora consti una posteriore disposizione che cangi quella contenuta nell’accennato Testamento.

È chiusa questa risposta da proteste di riverenza, ed affetto, e di ferma risoluzione di difesa, al caso che si volesse attaccarlo senza le ricercate prove necessarie a convincerlo della illegittimità, dell’intero benefizio fideicommissario da esso lui posseduto.

Prodotta in data 9 Aprile altra Estragiudiziale del Sig. Conte Carlo Fini reprimesi in questa il tuono ironico della risposta alla prima, e si protesta che le di lui ragioni consistono appunto nel solo Testamento 1645 in cui chiaro esprimesi il Fideicommisso discensivo di diramazione, intimandosi non meno all’opponente Sig. Can. Conte Stefano, che al di lui Fratello, che nulla rispose, la rinunzia, nel termine di 3. giorni, della metà de’Beni dipendenti da tale Fideicommisso.

La risposta a questa seconda Estragiudiziale non contiene che una ratificata risoluzione di nulla cedere sinchè l’appoggio Avversario stia nel solo Testamento 1645.

A’ 15. Aprile seguirono citazioni per Stridore per sentenziare a legge i punti del Testamento suddetto a favore del Sig. Conte Carlo, e a’20. dello stesso mese praticata fu la sentenza a Legge per la metà di que’Beni sotto il Reggimento di S. E. Nic. Minio.

Nel seguente giorno corsero citazioni Avversarie per stridor per sentenziar a Legge, e a’ 27. seguì altra Sent. a L. per il Sig. C. Car. Stefano.

Successero a questi altri atti Forensi reciprochi sino al 26. Luglio in cui assunse Giudizio col di lui Fratello Canonico il Sig. C. Giambat. Fini.

Il 28. Agosto seguì a Capodistria Spediz. absente a favore del Sig. C. [795] Carlo, e l’appellazione Avversaria il dì 31. Alli 26. Aprile 1786. fu esteso Costituto di Taglio in l. C. del Sig. C. Carlo a questo Mag. dell’Auditor Novo, e fu presentata la sua Scrittura in Pristino il 23. Giugno in quell’Offizio di Comun di Capodistria; poi a’ 27. Luglio Supplica nell’Eccellentissimo Collegio per Delegazione di Causa dallo stesso Sig. C. Carlo. In conseguenza di questa furono commesse le informazioni al N. H. Flaminio Corner allora Pod. e Capit. a Capodistria, e fu presentato Memoriale Avversario al Serenissimo Principe de’ 13. Settembre.

Nel 1787. a’ 21. Marzo seguì sentenza absente a favore del Sig. C. Carlo sotto il Reggimento di S. E. Matteo Dandolo. Agli 11. Aprile si segnò l’Appellazione Avversaria a questo Mag. dell’Auditor Novo, e nel giorno 30. dello scorso mese fu trattata la Causa eloquentemente dagl’infrascritti celebri Avvocati, e decisa a favore del Nob. Sig. Conte Carlo col seguente Spazzo di Laudo.

Laudo 25. Taglio 8. n. s. 2.

Av. al Laudo Eccellenti G. Santonini e Orlandi. Interv. Bonfadino Bonfadini.

Al Taglio Eccellenti Stefani e Gallini. Interv. Niccolò Pellegrini.

“Lunedì della scorsa settimana fu esposto nella Camera d’Udienza del nostro Serenissimo Doge il di lui Ritratto egregiamente dipinto dal celebre Signor Vincenzo Guarana socio del liberale Collegio di Pittura dell’Accademia di Venezia, e della Clementina di Bologna, Soggetto ben noto per altre belle sue produzioni, che accrescono gli ornamenti non meno di questa, che d’altre Città.

Questo Ritratto merita i sinceri elogj di chi sà impartirli a quei, che ne sono degni.”

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Sonetto

Cesare le tue glorie, ed i portenti

Dell’armi tue cosa mortal non sono;

Ma del gran Dio delle guerriere Genti

A tue Virtù predestinato dono.

Ed appar ben ch’a presagirsi senti

Dal cuor dimesso, in lamentevol tuono,

Il Trace altiero gl’ultimi momenti

D’un ferreo scettro, ed usurpato trono.

Il maomettan Vessillo infranto cade

A piè de’tuoi Campion: valor, e zelo,

Lor cuori infiamma, e lor fulminee spade.

Interprete febeo quinc’io ti svelo

Ch’il nome avrai di Grande in ogni etade

Sopra la Terra, e quel di Divo in Cielo.

Del N. H. N. N. ◀Ebene 3

Elezione delle Cariche di quest’Uffizio de’Fedeli Corrieri della Serenissima Signoria seguita nel p. p. giorno di S. Caterina

Corrier Maggiore

Il Sig. Paolo Feretti Vanalli.

Gastaldo

Il Sig. Marco Marconi

Deputato alli Tramessi

Il Sig. Giuseppe Salice.

Corrieri deputati alle Cavallerie

Sig. Giammaria Calvi

Sig. Bartolommeo Rinaldi.

In Senato.

Sabbato 12 cor.

Prov. Sopra Beni inculti

s. Bened. Civran 3zo.

Prov. Sopra ori e monete

s. Pietro Carlo Beregan.

La mattina del p. p. Lunedì fecero la loro prima comparsa in Broglio colla Veste Patrizia li NN. HH. s. Alessandro Zen di s. Luigi, e s. Antonio Marin Priuli di s. Antonio.

Teatri.

La sera dello scorso Lunedì si rappresentò a S. Gio: Grisostomo una nuova Commedia con questo titolo: Il mal genio e buon cuore ossia il frenetico virtuoso. Mancando allora due sole recite al cominciamento della Novena per il corso della quale si tengono chiusi i Teatri, che poi riapronsi in tempo di festa, niuno di quelli, che intendono gli affari delle Comiche Compagnie, si persuase di trovare una Commedia sperimentata altrove di buon esito, o di quelle in cui fondano i Comici le loro speranze. Ma non tutti intervengono alle Rappresentazioni con questi lumi, onde la parte dell’Uditorio, che ne fu priva, rimase più disgustata all’udire una cattiva Composizione, e que’genj maligni e torbidi, che vanno espressamente al Teatro per far del male ogni volta che possono, divertiti si sono co’falsi applausi di voci, e di mani, che interrompevano i dialoghi degli Attori, co’fischj, cogli sbadigliamenti, colle insultanti risate; e sono riusciti a far calare il Sipario prima che la Commedia finisse. Fu data per supplimento una Farsa.

Noi confessiamo, che questa nuova produzione non poteva piacere. Il carattere del Protagonista non ha originale in natura; si cangia cento volte da un momento all’altro; ora sembrava udendolo d’essere all’Ospital di San Servolo, ora ad una cattedra di morale. Questi sbalzi dall’uno all’altro estremo fecero rider gli sciocchi e disgustarono il comun senso. Ma finalmente la parte massima degli spettatori tollerò, con quella decenza, che caratterizza un Pubblico docile, e colto, qual che si fosse la Rappresentazione, e tutta si ristrinse la gloria di farla troncare a pochi insolenti, cha abusando del privilegio de’quindici soldi di tela incerata, s’unirono ad avvilire gli Attori, ed a fomentare l’inquieto genio d’altri loro seguaci, che in diversi siti trovavansi. Si dice che il Pubblico col diritto d’applaudire quel che gli piace, ha quello ancora di fischiare ciò che non trova degno della sua sofferenza; ma sinchè tutti quelli, che coperti dalla maschera insultano a mano salva gli Attori, e disturbano la quiete degli altri, senza mai osar di confessare d’averlo fatto, noi terremo per certo che l’azione sia bassa, e plebea, degna delle censure di chi conosce, e rispetta la dignità d’una Pubblica adunanza.

La privazione de’Teatri per questi pochi giorni non lascia senza Musica que’dilettanti sensibili, che fuori d’essa non trovano altre delizie da ricreare lo spirito. Quest’illustre Accademia degli Orfei sempre grande, e luminosa [797] ne’suoi trattenimenti avrà il merito Domenica prossima ventura si far unitamente sentire il canto della Signora Banti, del Sig. Babbini, e del Sig. Senesino.

Intanto si studiano le due Opere Serie. Quella del Teatro a S. Samuele ha per titolo La conquista del Vello d’ovo composta dal Sig. Simon Antonio Sograffi, e messa in musica dal Signor Maestro Gazzaniga. La poesia di quella del Teatro a S. Benedetto intitolata Zenobia di Palmira, è del Sig. Ab. Sertor con alcune mutazioni del Nob. Sig. Mattia Butturini, che adattando per necessità di circostanze i suoi cangiamenti al Soggetto, non avrà certamente difformato l’Originale. Sarà la Musica del Sig. Maestro Anfossi.

Se ne abbiamo sinora udite di belle dal riscaldato spirito di partito nelle sue divisioni, e contrarietà, apparecchie. amoci a qualche cosa di più strepitoso e grande per la riapertura di questi due Nobilissimi Teatri. Certi viaggiatori del nostro Paese, che mai giunti non son nemmeno ai confini dello Stato Veneto, osano profferire: che non si dà un fanatismo simile in niun altra città del mondo, come le tutte vedute le avessero. Questi bietoloni non sanno, che ovunque ci siano due Teatri aperti ad uno spettacolo di genere eguale, le opinioni, i genj son sempre divisi, e che le fantasie riscaldate nelle lodi, e ne’biasimi, ed agitate nelle contese giungono per tutto a quegli eccessi, che in lontananza motteggiati son e derisi dal freddo raziocinio, e dalla tranquilla Dottrina.

Ebene 3► Brief/Leserbrief► Amico Carissimo.

Brescia 13 Decemb. 1789.

Colle Lettere di Verona giunte venerdì si è intesa la morte del Sig. Vicenzo Cogo seguita nella sera degli 8. improvvisamente, e nel mentre che stava in discorso confidenziale con que’Signori Cancellieri Pret. e Presetizio. Fù colto da un colpo, ed appena potà profferir poche parole. Egli copriva il carico di Vicario, e la società ha perduto un valente soggetto. Nei 30. e più anni che esercitò la Profession dell’Assessore si distinse sempre sopra d’ognuno e si procurò l’amore, e la stima di tutti i buoni. La sua bella maniera, l’affabilità con ognuno, l’indefessa di lui attività, la retta giustizia, e sopra tutto una totale disinteressatezza lo resero ammirevole, e da tutti desiderato.

Noi quì lo piangiamo nel recarci a memoria il glorioso Reggimento che egli fece sotto l’Eccellentissimo Barbaro in qualità pure di Vicario, rammentandoci tutte le qualità suddette e massime la parzialita che mai sempre dimostrò a questa Città, e la buona maniera con cui accolse tuti queli che a lui si presentarono, e specialmente gl’individui componenti il nostro Foro. Egli lascia un vuoto difficile a potersi rimpiazzare.

Ecco la decisione sulla contesa trà i Maestri di Musica, ed i Suonatori.

Noi Zambattista Aibrizzi 3zo per la Serenissima Reppublica di Venezia ec. Capitanio e vice Podestà di Brescia, e sua Giurisdizione.

Insorte da qualche tempo fra li Maestri di Musica, e li Suonatori delli Strumenti da Corda, e da Fiato, differenze turbative quell’armonia, e pace, che dalla Pubblica Autorità sono essenzialmente raccomandate alla Carica Nostra fra li Sudditi, ed ordini tutti di questa Città, e Provincia; abbiamo esaminate le cause della insorta discordia. Riconosciuto derivare lo sconcerto da pretese delli Maestri di Musica, non appoggiate ad alcun immaginabile fondamento, e solo contemplare essi Maestri, di invadere quel libero dritto, che fu sempre accordato alli [798] Suonatori nell’esercizio della loro professione; così veniamo ad ordinare, e stabilire, che non possa arrogarsi da chiunque esercita le funzioni di Maestro di Musica alcuna ingerenza, od arbitraria autorità sopra li Suonatori medesimi, che resteranno liberi nel mai interrotto loro esercizio, di suonare nelle varie Musiche, che si fanno nelle Chiese, e di percepire da quelli, che sanno eseguire le Musiche stesse quella mercede, che piacesse ad essi Patroni di dare a qualunque Suonatore, sì d’Istrumento da corda, che da fiato. Però resta proibito alli Maestri di Musica di cercare con studiato artifizio di escludere li Suonatori medesimi, che non hanno che la loro professione onde trarre il sostentamento della propria vita, e delle loro famiglie; e di coltivare l’introduzione de’dilettanti, che vadino ad occupare il posto delli professori. Quindi li patroni delle Musiche saranno tenuti a dare una Nota alli Maestri di Musica del numero de’Violini, e di altri Istrumenti, dalli quali vorranno eseguite le rispettive Musiche; liberi sempre di corrispondere alli Suonatori quella qualunque mercede che piacesse ad essi contribuire per premio della opera di ciaschedun Suonatore: di modo che non vi sia il caso, che li Maestri di Musica arbitrando, defraudino li poveri Suonatori di quella Moneta, che li patroni delle Musiche avranno voluto dare in premio alli Suonatori. Fatta nota tale precisa volontà della Carica, non opponente ad alcun dritto, o privilegio delli Maestri di Musica, che solo hanno recentemente introdotto pretese ingiuste, ed arbitrarie a puro danno, ed aggravio de’Suonatori, egualmente liberi che essi Maestri di Musica nell’esercizio di una Professione, che non ha altre leggi, che quelle della ragionevole, ed onesta consuetudine; saranno tolte tutte le cause di mal contentamento fra le due Classi, e mantenuto ogni dritto rispettivo, e difesi li pregiudizj, che l’una volesse intentare a danno dell’altra, sic &c. ◀Brief/Leserbrief ◀Ebene 3

Brescia 11. Decembre 1789.

Pubblicato il presente per Pietro Ambrosetti pubblico Trombetta molti presenti.

Dalla pietosa liberalità dell’Eccellentissimo Senato nella Sessione dello scorso Sabbato fu secondata colla pluralità di voti favorevoli la mozione degli Eccellentissimi Savj per un soccorso caritatevole agl’indigenti, che perdettero tutte le loro sostanze nel fatale incendio del giorno 28 Nov. p. p. e fu questo di 3 mila ducati d’argento.

S. E. il Sig. Giulio Corner, che a Treviso ritrovasi negli estremi della sua vita1 penetrato da un sentimento di compassione per questi miserabili ha disposto a loro sollievo di due mila ducati.

Questo Nobile Casino detto di San Samuele, la cui Società è composta di sole Dame, generosamente concorse all’opera di pietà coll’offerta di duecento zecchini.

Altra Famiglia Nobile accrebbe la summa di questi suffragj, e si dà per certo, che alcuni altri Casini, e diversi Signori abbiano contribuito al suo aggrandimento. Noi però attendiamo maggiori lumi per rendere la dovuta giustizia alla altre anime benefiche, che onorano la loro grandezza con simili tratti d’umanità; lusingati intanto d’avere quì riferite le sole disposizioni pubbliche e private, ch’hanno l’impronta della sicurezza, e di dover quanto prima riportare gli effetti delle ulteriori a conforto di chi non po-[799]tendo soccorrere i miserabili sente almeno de’loro beni una vera compiacenza.

La conoscenza de’maggiori, o minori bisogni, la distribuzione proporzionata dell’elemosine, saranno fatte incontrastabilmente con tutta esattezza ed equità, come promette la vigilanza ed il zelo della L. L. E. E. Gritti, Vendramini, Balbi, e Gheltof eletti Presidenti della Fraterna de’Poveri di S. Marcuola, e del Nob. Sig. Barone de Ferrari che assunse il carico di Cassiere. ◀Brief/Leserbrief ◀Ebene 3

Invito Sacro.

Nota universalmente l’orribile Strage cagionata dal fatalissimo Incendio nella Contrada di S. Marcuola, non vi è anima sensibile, che non sia stata vivamente penetrata, e commossa al riflesso di quei tanti infelici, che col subito irreparabile incenerimento delle loro sostanze sono ridotti alla più luttuosa indigenza. A favore dunque di questi miseri resta invitata la pietà de’Fedeli al bacio del Sacro Manipolo, che si farà nella mattina e dopo pranso della Dom. 20. corrente nelle Chiese di S. Marcuola, S. Giuliano, . Giovanni in Bragora, e . Polo. Il ritratto di tutte l’Elemosine passar dovrà nelle mani del Signor Carlo Ferrari, Cassiere deputato a tale oggetto, dal quale coll’intelligenza delli due Procuratori di Chiesa pura a ciò destinati, e de’Presidenti di quella Fraterna de’Poveri dietro le Fedi del Reverendiss. Piovano, dovrà esser dispensato con equa e pesata misura ad esse infelice Famiglie, relativamente però alle loro circostanze, e alli danni sofferti per l’Incendio medesimo. L’umanità parla abbastanza al cuore di tutti in vantaggio di un numero sì grande di sventurati, ed un’Opera così insigne di carità, e beneficenza sarà con celesti copiose benedizioni da Dio Signore retribuita.

Proclama degl’Illustris. & Eccell. Signori Cattaveri, ed in ciò Avvogadori del Serenissimo Dominio ripubblicato il dì 9. del corrente.

Da replicate Leggi del Serenissimo Maggior Consiglio, e dell’Eccellentissimo Senato commessa al loro Eccellentissimo Magistrato la materia dell’Eredità giacenti, cioè delle Persone, che mancano senza Eredi, e senza Testamento, oppure di quelle Eredità, che, quantunque testare, venissero quindi a rimanere per qualsivoglia motivo caduche, ed inordinate; e commessa egualmente dalle Leggi predette l’altra gelosa inspezione degli Effetti, Dinari, ed altro, che da chiunque rinvenuti fossero sopra, e sotto Terra, sopra, e sotto Acqua; E finalmente l’altra importante inspezione di conoscere li usurpi, e detenzioni di Fondi, Stabili, e Terreni che fossero stati di privata ragione, e poscia abbandonati, e da altrui senza giusto, e legittimo titolo di possesso detenuti; Ed osservandosi dall’autorità di loro Eccellenze neglette in gran parte, tanto in questa Dominante, quanto nella Città, ed altri luochi, da Terra, e da Mar, quelle avvertenze, che con moltiplici Proclami, e Terminazioni furono altre volte comandate; a correzione perciò dell’indisciplina arbitraria che con pregiudizio del pubblico Regio diritto, e molte volte a grave danno delle private Persone succede, fanno loro Eccellenze pubblicamente intendere, e sapere.

Che succedendo così in questa Città, come nelle Città, Terre, Ville, e Luochi tutti del Serenissimo Dominio la Morte di alcuna Persona senza Eredi certi, e senza Testamento ovvero con Eredi absenti, e lontani (a favore de quali è destinato il loro Eccellentissimo Magistrato, Custode, e Deposita-[800]rio delli effetti, a quale Eredità appartenenti) sarà obbligo dei Parrochi, o Cappellani Curati, a’quali rendonsi necessariamente note tali morti, di far prontamente tenere con loro Lettere sottoscritte la notizia al loro Eccellentissimo Magistrato, cosicchè ricevendosi tal notizia prima che da altra Persona resti l’eredità denonciata, abbiano li stessi il premio, che dalla Legge 1427. 29. Febbraro fu a favore dei Delatori prescritto.

Potranno perciò nei luoghi destinati rassegnare le notizie stesse a’ N. N. H. H. Pubblici Rappresentanti, del zelo benemerito de’quali sarà ordinare li Funerali al Defonto nelle misure adequate alle forze dell’Eredità, e far quindi seguire diligente Inventario delli Effetti, Contanti, Capitali, Beni, Crediti, ed altro ad essa Eredità appartenenti, ragguagliando con sollecitudine il loro Eccellentissimo Magistrato di quanto fosse stato correlativamente eseguito.

Mancando poi li Parrochi o Curati a tali precise incombenze saranno assoggettati al risarcimento di quanto fosse per risultare il defraudo al Pubblico Fisco, ed a quelle ulteriori correzioni, che fossero adequate alla loro inobbedienza.

Perchè poi restino le legali prescrizioni sopra tale argomento adempiute resta conseguentemente estesa la facoltà a chiunque avesse cognizione della Morte di Persone senza Eredi, e senza Testamento in qualunque luogo del Dominio di apportarne le Denonzie al loro Eccellentissimo Magistrato, o nella Cassella esposta fuori del loro Magistrato a Pubblica vista, o in mano di loro Eccellenze, per lo che oltre di esser tenuti secreti conseguiranno ancora il premio surriferito.

Metatextualität► (Il resto Sabbato) ◀Metatextualität

Dalla stessa incognita mano cortese, che ci favorì nell’anno scorso, abbiamo ricevuto domenica in dono il bell’Almanacco di Gotha. È per non mancar a un dovere, non per jattanza, che ringraziamo in istampa chi ci regala senza farsi conoscere: unico mezzo di fargli sapere il ricevimento della gentile sua offerta, e il grato sentimento del animo nostro. Glielo proveremo col secondare in avvenire i suoi desiderj relativi alle notizie di questo Foglio, se non interamente, almeno a quel maggior segno a cui potrà giungere la nostra diligenza.

L’uomo trovato morto, e che rimase sei mesi insepolto, chi amavasi Orazio, ed esercitava il mestiero d’Astrologo. Questo Eccellentissimo Magistrato alla Sanità fece abbruciare sul campo erboso di S. Andrea i pochi arredi della sua piccola Casa. Dicesi che gli siano stati trovati quaranta taleri ammassati Dio sà in quanto tempo a forza di predire la buona ventura agli creduli sciocchi.

Si ricerca un cameriere giovine, di bell’aspetto, abile da pettine, e capace di far da mangiare. La persona che vi applicasse si porti dal Sig. Valentin Florian Caffettiere sotto le Procuratie nuove. La persona che lo ricerca è vicina ad intraprender un viaggio di qualche mese.

Casa d’affittare al Traghetto della Madonnetta consistente in un Portico, cinque Camere, un Camerino, Cucina, Magazzino, Pozzo, e Riva; il tutto ristaurato con pitturate tele ec. Paga all’anno Ducati Cento. Recapito alla spezieria della Madonna in Campo a S. Bartolommeo.

Morti

Il Reverendo D. Bart. Graziani Curato in S. Salvatore. ◀Ebene 2 ◀Ebene 1

1Le più recenti relazioni recano un peggioramento del suo fisico stato.