Zitiervorschlag: Antonio Piazza (Hrsg.): "Num. 97", in: Gazzetta urbana veneta, Vol.3\097 (1789), S. 769-776, ediert in: Ertler, Klaus-Dieter / Dickhaut, Kirsten / Fuchs, Alexandra (Hrsg.): Die "Spectators" im internationalen Kontext. Digitale Edition, Graz 2011- . hdl.handle.net/11471/513.20.2418 [aufgerufen am: ].


Ebene 1►

Num. 97

Sabbato 5 Decembre 1789.

Ebene 2► Compimento della Carta Pubblica dell’Eccelso Cons. di X. inibitiva le Lotterie, e particolarmente la Tombola.

Si’della Terra Ferma, che delle Provincie Oltremare, e massime nei Pubblici Teatri, sotto pena chi, di qualunque condizione esser si voglia, contravvenisse, non avendone ottenuto il Pubblico permesso, che solo dovrà dipendere dall’autorità di questo Consiglio con le strettezze delli nove, e cinque Sesti dei Voti del medesimo, previa lettura della presente Deliberazione, di dover, provata la colpa, immediatamente esborsare Ducati cinquecento V. C. d’applicarsi in premio al Denonziante, o di passare in una Prigione serrata alla luce per istarvi per Anni cinque continui, quando alla condizione del Delinquente non fosse proporzionata la sopraddetta Pena pecuniaria; e nel qual caso dovrà il Denonziante soltanto percepire la metà della sopraddetta summa per riscuoterla dalla Cassa di questo Consiglio; dall’una o dall’altra delle quali pene non potrà esser assolto esso delinquente, se non per Atto di Grazia da questo medesimo Consiglio con Parte presa con le suddette strettezze.

E perchè la presente sia ad universale notizia, sarà stampata, e pubblicata in questa Città sopra le Scale di S. Marco, e Rialto, e trasmessa dai Capi di questo Consiglio alli Rettori Principali della Terra Ferma, e da Mar, perchè da essi sia diffusa in qualunque Luogo alla loro Giurisdizione soggetto; particolar cura dei Capi stessi esser dovendo l’invigilare, perchè in ogni sua parte a riportar abbia l’immancabile sua esecuzione.

Excel. Consilii Decem Secretarius
Joseph Imberti.

Addì 30. Novembre 1789

In Consiglio di Dieci.

Frà le materie, che per loro gravità, ed importanza sono particolarmente dalle Leggi raccomandate alla vigilanza del Consiglio di Dieci, quella degli Incendj in singolar modo fu sempre considerata, e considerar devesi interessante la sua Autorità per le luttuose desolatorie conseguenze, che ne [770] derivano, e come in qualunque caso di consimili partecipazioni, che pervengono dalla Terra Ferma pronte sono le providenze dello stesso Consiglio per riconoscere se malizia, o negligenza sia concorsa a produrre un tale infortunio, onde punire li Rei, le providenze stesse esser devono più sollecite, e più efficaci per li casi, che facilmente si vedono succedere in questa Dominante, ove le conseguenze sono maggiori, trattandosi di una numerosa Popolazione, di una raccolta di doviziose facoltà, di Merci, e decoro della Dominante medesima. Non estendendosi però le providenze stesse, se non nel caso, che venghi l’infortunio reclamato, il medesimo Consiglio volendo esser informato qualunque volta egli venga sfortunatamente a succedere per riconoscere con una pronta Inquisizione, e per severamente punire tutti quelli, che per negligenza, o per malizia ne fossero stati gli Autori, risolutamente ingionge l’obbligo alli Capi di Contrada di presentar immediatamente al Tribunal dei Capi del Consiglio medesimo la Denuncia del Caso avvenuto, e di tutte quelle circostanze, che potessero riconoscere, qual obbligo sotto le più severe pene dovrà dal Magistrato degli Esecutori contro la Bestemmia, qual a ciò resta incaricato, essere dichiarito nel Mandato, che dallo stesso Magistrato viene rilasciato a’Capi di Contrada medesimi. E perchè l’argomento, è di somma gravità, ed importanza dovranno in oltre li Parrochi di cadauna Contrada, di questa Dominante in qualunque Caso portarne la partecipazione allo stesso Tribunale dei Capi individuando il numero preciso delle Case incendiate, li nomi delle Persone, che le abitavano, e delli Proprietarj delle medesime, non che da qual motivo sia succeduto l’Incendio. Con tali preventivi lumi, sarà del zelo dei Capi di questo Consiglio presenti, e successori far estendere nei loro Camerini quelle maggiori indagini, che crederanno opportune, onde riconoscere, se per malizia, o per negligenza sia l’infortunio avvenuto per produrre a questo Consiglio quanto nel proposito sarà loro risultato a lume delle ulteriori deliberazioni.

E il presente sia stampato, pubblicato, e diffuso in questa Città, a chiara intelligenza di ogni uno, e per la sua esecuzione.

Excel. Consilii Decem Secretarius
Joseph Imberti.

La seguente circolare a stampa di S. E. Alessandro Albrizzi Cap. e V. Pod. di Brescia presenta un nuovo saggio del fervido zelo, che anima le sue operazioni al buon governo, e al miglior essere della Città e Provincia affidate dalla Sovranità dello Stato alle paterne sue cure.

Ebene 3► “Ridotte le Strade della fertile e bella Provincia Bresciana a tanta rovina, che difficoltato qualunque trasporto di generi di consumo, e di transito, deviato il passaggio di tutti li Forastieri provenienti dalla Lombardia, diretti per la via di Verona nella Germania, e nell’Italia Meridionale, incomodato, il passaggio da luogo a luogo a qualunque Bresciano, a ragione tutti si querelano del danno, e dell’indecoro Nazionale. La Città, il Territorio, e tutti li Buoni con li loro voti concordi, perchè in preferenza delle altre, fosse sollecitamente riattata la Postale, che attraversa la Provincia conducente dal Confin Bergamasco hanno condotto, e riscaldato l’animo di chi dal Veneto Serenissimo Governo tanto affettuoso alli Sudditi, è incaricato di procurare li possibili comodi e vantaggi di questa Provincia. [771] Compindo a tal dovere si è Egli prestato a conciliare Consiglj, e volontà, che ispirati da vera Cittadina virtù, ben facilmente è riuscito a vedere dati esempj lodevolissimi di amor patrio nelle tante adesioni ad accordare spontanei, porzioni di terreno da lunghi anni godute, per dare alla Strada regale la statuaria larghezza di dieciotto braccia. Così con offerte di dinaro tutti gli Ordini della Città, e del Territorio hanno già dato, o promesso di dare qualche somma per poter supplire alla grave spesa indispensabile a ridurre quaranta miglia di strada ad una solidità, durevolezza, e soddisfacente vista, che compier potessero li desiderj dell’universale. Per invitare anche li Sacerdoti Beneficiati lontani dalla Città, che per istituto della loro edificante professione, più degli altri sono abituati a giovare alla Società, ad entrare più profondamente nelle viste di pubblica beneficenza, si è scelto dall’Eccellenza Sua il mezzo di questa Circolare, ad oggetto che più facilmente ogni uno venghi a sapere quello, che gli altri hanno fatto, e quello, ch’essi pure sono invitati a voler fare. Il Signor Giuseppe Grandini Cancelliere delle Monache di S. Giulia, noto per singolare probità, e capacità, raccoglie qualunque contribuzione venga fatta alla Cassa strade, ch’Egli custodisce, e con la quale a norma delli più cauti concertati modi, và soccorrendo gl’Impresarj de’lavori. Questo Signor Grandini riceverà pure quella qualunque summa piccola, mediocre, o grande, che la potenza, e la generosità di qualunque Beneficiato Sacerdote volesse fare giungere in di lui mani, scrivendo, a scanso di ogni maggior incomodo, in Brescia a qualche corrispondete di contare cioè in mano di quello la somma che piacesse ad ognuno offerire alla benemerita opera. Al Grandini fu fatta tenere la Nota di tutti li nomi delli Beneficiati, alli quali resta spedita la presente Circolare, affine di registrare li nomi, e la somma di tutti quelli, che condotti dalli lodevoli esempj indicati, e da zelo perchè non manchi li necessarj mezzi di condurre a fine un’opera di tanta pubblica utilità, vorranno dare alla Nazione prova di affetto pubblico. Saranno dal Principe conosciuti li Sagrifizj, che ognuno si condurrà a fare, ne sarà custodito il Registro, e ciascheduno sia sicuro del sovrano aggradimento. La nobilità dell’animo, le viste di bene universale, e di affetto al Nazionale vantaggio e decoro formano il pregio maggiore degli uomini costituiti nell’Ecclesiastico ceto tanto rispettabile, e che fu sempre riverito dalli Sovrani, ed ossequiato dalli Popoli colti. Questi principj invariabili hanno condotto la mano di chi scrive, e dirigerà il cuore di chi vorrà accogliere in buona parte questo eccitamento, ad accordare con il fatto la propria approvazione all’opera disegnata ed incominciata.” ◀Ebene 3

Ebene 3► Brief/Leserbrief► Amico.

Eccomi pronto a mantenere la mia parola ed a mandarvi uno sbozzo de’nostri trattenimenti. Voi mostrate di compatire sì gentilmente le mie lettere, che il mancare sarebbe doppio delitto. Consumato il giorno ad attendere a’nostri relativi affari, ci uniamo verso sera nel luogo accennatovi nell’altra mia. Quì non c’è bisogno di certe cerimonie di moda al nostro arrivo. Un addio di cuore basta per tutto. La nostra Padrona istessa è dispensata da ogni sorta di riverenze. Essa le conserva tutte per le visite di formalità, e per far complimenti, come s’usa, allorchè si trova in Città. Il Sig. Olivo vuole così. Non gli piacciono, dic’egli, le sconciature di corpo alla Chinese. Così pure è tra di noi bandita tutta spezie d’inutili ricer-[772]che. Mai che si dimandasse al Sig. Olivo com’egli sta. Il suo carattere focoso sarebbe, ch’egli tosto vi rispondeste bruscamente: Non mi vedete Signore! Stusatemi, questa è una impertinenza; non mi vedete che sto ottimamente, vorreste voi pormi in dubbio il principal bene ch’io m’abbia? Di fatto egli ha ragione. Io sono stato, diss’egli, così tormentato a’miei giorni da tali inutili dimande, che ad esse ho acquistato un’odio mortale. Possibile che il mondo non s’abbia a disingannare di queste vanità senza proposito, di queste scempiaggini che fanno male! Ma ohimè, ch’io non lo spero se prima non s’abbia imparato universalmente a porre delle idee reali nel capo degli uomini in luogo di queste bolle di aria. Noi perdoniamo ben volentieri al nostro Preside queste sue scappate impetuose, perchè poi alla fine tutte derivano da un buon fondo, e da principj che ci rendono istruiti. V’ho detto, che la nostra compagnia è composta di otto persone; ma non si escludo no però alcuni altri conoscenti del vicinato, ed alcuni giovinotti, che vengono alla festa spezialmente per sentire le novellette, e i varj casi che il Sig. Olivo è solito raccontar loro per istillare in que’cuori innocenti l’amore della virtù. Se sentiste come il buon vecchio sa condire di mele ogni sua storiella, e sa fare gustare l’utilità della morale! La sua vita, che fu quasi un continuo in treccio di curiosi accidenti gli porge un vasto campo da cogliere gli aneddoti più a proposito per il suo fine. Fra questi concorre talvolta alla nostra conversazione anche qualche impertinente presontuoso. La carità e la compassione che si deve avere per i suoi simili ce lo fa tollerare, benchè sovente non isfugga alle sferzate che il Sig. Olivo va dispensando gentilissimamente. Al nostro Sig. Nardino arrivano spesso di queste derrate importune anche da qualche lontano paese. Un desinare, una cena è per tal sorta di gente un zimbello a cui cedono assai di buon grado. Ma che ci fare! Il nostro Mylord dice che in compagnia dell’uomo, e degli altri animali fu messo dalla Natura anche l’asino e il ciacco, e che quindi fra tutte le società se n’ha a trovar qualcheduno. Gli argomenti de’nostri discorsi, sono sovente tratti dal caso. Non ci fermiamo però a parlare ogni sera del freddo, del caldo, della pioggia, del tempo sereno, nè di altre simili fanciullaggini. Oibò, questi luoghi topici noi li lasciamo al Zerbino, che non sa come introdur discorso con una bella, che vede la prima volta, o a quell scipita gente che crede delitto il tacersi; ma che non sa poi aprir bocca se non parla di ciò che ad essa tocca ben bene i sensi. Abbiamo anche noi i discorsi della stagione; ma il Sig. Olivo li dirige tutti all’instruzione, alla filosofica discussione. Lungi da noi ogni sorta di maldicenza. Non v’è peggiore veleno nella società. Essa proviene da un cuor guasto e maligno, il quale ripieno d’un colpevole amor proprio cerca a’oscurare in altri quel merito, che a causa d’un’indolente pigrizia non ritrova in sè stesso. Parlando delle buone qualità personali di qualcheduno non v’ha fra noi chi ardisca di aggiungere un di quei ma maliziosi che l’invidia vorrebbe pur suggerire. Non è però che sia bandita la cirtica dolce, e le facezie gentili. L’Attico sale condisce il più insipido argomento, non offende il buon gusto, nè reca danno a chiecchessia. I pregiudizj della moda, i costumi nocevoli, il lusso irragionevole sono per lo più il soggetto de’filosofici riflessi del Sig. Olivo. Se vi potessi mandare per disteso qualche suo discorso su tali propositi, quanto lo gustereste! I suoi progeti tendenti al bene della società non sarebbono forse inutili, tuttochè di un’assoluta impossibilità in certe circostanze. Non si lascia d’altronde di entrare talvolta [773] nel regno delle belle arti, e delle scienze. E perchè non ci sarà lecito di parlarne? Sapete già, che quì abbiamo un Maestro di Musica, ed un onesto Medico, e che gli altri tutti si dilettano di leggere qualche cosa, il Sig. Nardino tra gli altri. Quì si vuol parlare liberamente di gusto di stile, di lingua, e di tutto ciò che di letterario ci giunge alle mani. Spogli del nome noi non teniamo la stizza di que’letterati di professione, di quelle cicale schifose che nauseano il mondo colle loro impertinenze. Costoro sono il vero flagello del buon gusto, e la vera causa della decadenza della Italiana letteratura. Noi non curiamo corrispondenze Accademiche, noi non vogliamo vedere quà e là stampato il nostro nome; ma vogliamo in tutto pronunciar senza riguardi il parer nostro. Anche la vostra gazzetta ci porge spesso il motivo a de’lunghi ragionamenti. Vedeste già la risoluzione al problema del Medico. 1 Così ci fece discorrere seriamente quell’ultimo esposto, se non erro, nel foglio dello scorso Mercoledì. La povertà e le ricchezze sono due opposti, che formano veramente un grande ostacolo a chi vuol seguire le traccie di Minerva. Il Sig. Olivo ed il nostro Mylord dissero da una parte e dall’altra dele ottime cose. Chi sa che fra poco non vi mandi anche su ciò un ristretto de’loro eruditi discorsi . . . Metatextualität► Ma anche questa volta la lettera è giunta alla sua giusta misura prima ch’io lo volessi. Lasciatemi dunque far punto per ora. Tornerò poi a dirvi della nostra conversazione. Non crediate intanto che sia immaginario quanto io vi scrivo. Il Sig. Olivo ha detto di volervene accertare col fatto presto, o tardi. Tutti vi salutano di cuore, e vi dicono un cordialissimo Addio: ◀Metatextualität

Il vostro Lonvaglia.

Addì 13. Novembre 1789.

Dal solito luogo ◀Brief/Leserbrief ◀Ebene 3

Ebene 3► Brief/Leserbrief► Sig. Gazzettiere.

Leggendo la vostra Gazzetta del passato Mercoledì, pietà e compassione mi hanno destata le povere Muse erranti, e ramminghe per Venezia in così rigida stagione, in traccia del loro fratello e Signore fuggitivo. Se in tutte nove avessero posseduto un mezzo Ducato, una tra de esse sarebbe andata nel Teatro di S. Benedetto, ed avrebbe scoperto il Dio del Canto appiattato invisibilmente presso la Banti: Ma Poesia e Danaro furono, e sono irreconciliabili nemici. Se però le sempre Vergini Sorelle non avessero ancora avuto notizia del disertore di Parnasso, fate loro sapere: che Apollo mosso dalle varie opinioni altrui sul merito delle due Donne, Banti, e Marra, volle egli stesso udirle in persona; che si portò più volte in ambidue i Teatri; e che con quel Diritto divino, che lo costituisce supremo inappellabile Giudice in argomento di Musica, prima di fare al suo Regno ritorno, pronunciò il seguente Giudicio.

Nunc ima, nunc tota emissa voce canendo

Dura Britannorum pectora Marra quatit.

Mollia sed dulci Venetum modulamine corda

Allicit, atque animam Bantia voce rapit.

Quae victrix? Quae victa? tulit certamen Apollo:

Mulceat Illa Homines, Dixit, at Ista Deos. ◀Brief/Leserbrief ◀Ebene 3

Proseguimento della descrizione del terribile incendio de’28 prossimo passato.

Tanto è vero, che l’origine di questi fatalissimi avvenimenti, per lo più resta sempre nell’incertezza, e si fa oggetto d’opinioni discordi, ch’ora si dice, essere per accidente sceso del fuoco nell’oglio all’alto d’una stanza soprastante ad uno de’magazzini, per sconnessione, e difetto di pavimento. La conoscenza della cagione di tanti mali, apparirà, qualora sia possibile, agli esami della Giustizia, in vigore della Legge, che riprodotta abbiamo su questo Foglio.

Presi sicuri lumi sul numero delle fabbriche perite possiamo ora dire che ascende a 63 case ed a 15 botteghe. Le Famiglie, che le abitavano, erano 150, c. e da ciò si comprende, ch’esser dovevano di povera gente. Molte perdettero tutto, altre ricuperarono parte delle loro sostanze. L’ampia Corte del Palazzo Vendraminù servì alla salvezza d’una gran quantità di cose, e la carità di questa Eccellentissima Famiglia sottrasse alla rapina ciò che si salvò dalle fiamme. Evvi molta roba in altri luoghi, che non si sà di chi sia, e i loro miseri proprietarj la crederanno forse incenerita, o rubata. Non mancano mai nella confusione di simili disgrazie delle anime basse, e venali, che le rivolgono a loro profitto, ed a queste più che alle fiamme attribuisce la perdita di quanto avea al Mondo certo Francesco Alfarè capo di Famiglia, che in un Biglietto a stampa si raccomanda alla pietà de’Fedeli. Sono pure invitate le anime caritatevoli al bacio del Sacro Manipolo per domani, nella Scuola vicina alla Chiesa de’SS. Apostoli a suffragio dello Speziale da Medicine di Rioterrà, che restò nella più nuda miseria. Dicesi che altri pur di quegli sventurati ricorrino con tal mezzo alla compassione degli uomini. Se tutto sapessimo si darebbe da noi una direzione alle anime ben disposte per giovare a chi tanto merita l’umana assistenza.

Certi Ebrei levantini tenevano un magazzino in affitto la cui porta era sulla piccola corte, che trova asi al man sinistra giu del Ponte di Rioterrà. Avevano costoro fitto in un collo di cera un sacchetto di 1500 zecchini in varie monete. Accordati alle loro instanze quattro operaj dell’Arsenale questi diressero lo scavamento nel sito da essi insegnato, e sotto a quello fumanti rovine trà i rimasugli della cera liquefattta trovarono i denari. In mercede delle loro fatiche gli Ebrei assegnarono 4 zecchini, e dicesi che gli Arsenalotti malcontenti li abbiano assolutamente ricusati.

Non è vero, che ne’precipizj d’un tanto incendio siasi perduta qualche vita. Oh Dio! quante se ne sarebbero perdute se incominciato avesse di notte! Qual doloroso offizio sarebbe stato per noi quello di presentare alla sensibilità de’nostri leggitori la strage d’intere Famiglie martiri delle fiamme! E se mentre queste si sollevavano fino a’secondi piani delle Case spinte a volo dal contrasto che l’oglio ardente facea coll’acqua, soffiato avesse un gagliardo vento, a qual segno mai limitate sarebbonsi le loro rovine? L’immaginazione si spaventa al pensarlo. Abbiamo per il Foglio venturo un tremendo esempio della distruzione che può cagionare un incendio quando fatalmente sia reso giuoco de’venti, a fronte di cui resta un nulla la disgrazia, che presentemente dimanda la nostra pietà.

Di fatti non si può scorrere col guardo sulla nuova scena di tante rovine senza sentirsi gelare il sangue. Avendo giù detto che soggiacque alla di-[775]struzione anche il Volto Santo trascriviamo il seguente Articolo sull’antichità di tal Luogo, tratto dal Dizionario Pivatti.

“L’Oratorio del Volto Santo della Nazione Lucchese la quale venne ad abitare in Venezia l’anno 1309, perciocchè avendo Castruccio Tiranno di Lucca scacciate 450 Case Guelfe della Città, le quali si ritirarono frà diverse Terre della Toscana con isperanza di potere un giorno ripatriarsi; quattro fra questo numero vennero a Venezia, ed ottenuta dalla Signoria la Cittadinanza originaria, e di poter comprare de’Stabili, avvegnache ciò far non poterono i Forestieri, e di poter navigare, condussero dalla Toscana 30 Familgie, e 300 Arristi colle loro arti di seta, e specialmente Filatoj, Tintori, e Testori. Stabilitasi adunque la Nazione in Venezia eresse questo Oratorio, o Scuola. “.

È obbligo finalmente del nostro uffizio l'avvertire, che i facchini della Casa Heinzelmann non furono ne'magazzini, nè all'accennato lavoro nel giorno de'28, e che l'anima sensibile del loro Padrone, è penetrata dal più vivo dolore, non per la gran perdita da lui particolarmente sofferta, ma per la desolazione di tante meschine Famiglie.

Teatri.

Nell'idea presentata nel Foglio precedente del nuovo Dramma Il Vero Cittadino seguì uno sbaglio, e una confusione di nomi. Ernesto è il Padre, Rodrigo, non Roberto il Figlio. Sono corsi ancora molti errori di stampa; li Signori Assocciati furono serviti ad ora assai tarda, e alcuni soltanto la mattina del Giovedì. Questi disordini, ad onta delle diligenze, e delle fatiche da noi impiegate, ci turbano l'animo, e provar ci fanno un aspro rincrescimento; ma sono talvolta inevitabili, per chi non ha un torchio in proprietà, come gli altri Gazzettieri. Per ciò preghiamo li degnissimi Signori Assocciati ad accordarci in simili casi la benignità del loro compatimento.

Mantiensi il pieno concorso, e l'applauso alle recite del Dramma suddetto. Gli attori si fanno uscire ogni sera, dopo la rappresentazione, e si vuole costantemente la replica di quella scena vicina al termine dell'Atto quarto in cui lo strepito d'armi del Ribelle invita Ernesto alla difesa. La situazione è in fatti delle più appassionate ed interessanti. Il Ribelle al suo campo non fidandosi di Rodrigo gli dà a credere di voler differire l'assalto. Rodrigo entrato, per un sotterraneo, in Castello ne da’la notizia a suo Padre: Questo sempre in dubbio della sua fedeltà si crede da lui tradito all'udire il romore dell'armi nemiche, e lo minaccia e rimprovera severamente. L'innocente Figlio scongiura il Padre a dargli un ferro per seco unirsi alla difesa. Dal contrasto d'una resistenza irritata, e d'un'insistenza disperatamente affettuosa, risulta un'azione, che agita, commuove, ingrandisce la curiosità, e poi soddisfa colla risoluzione promossa da un Confidente per cui Ernesto arma il braccio del Figlio, e questo unito a lui vola a combattere. Questi colpi di scena non restano mai senza buon effetto, quando siano maestrevolmente eseguiti, e in quello di cui parliamo il Sig. Martelli si fa molt'onore, e l'eccesso de'suoi trasporti è necessario alla sua riuscita.

Replicasi pure con molta fortuna la Tragedia Alessio Comneno a S. Gio: Grisostomo. Sono così esauditi i nostri sincerissimi voti, che anche questa Compagnia, per alcuni Individui della quale sentiamo una vera amicizia, abbia finalmente trovato una cosa che a suo [776] giovamento interessi la curiosità nazionale.

Ecco la traduzione italiana, d'incognita mano, delli due versi latini a lode della Sig. Banti.

Muse chi ricercate? Febo che il nostro canto

Lasciò per ritrovarsi sol della Banti accanto.

Sulla nuova Osella jeri comparsa leggesi da una parte ov'è impressa la figura col corno ed un Libro in mano

Effulsit, ergo effulgeat

E sotto della Figura

Libertas

Dall'altra parte

Ludovici Manin Princ. Munus

Anno I. 1789.

In Senato.

3 corente.

Esecut. contro la Bestemmia

s. Leonardo Dolfin

s. Ben. Marcello 2do.

Scansador alle spese superflue

s. Niccolò Valier.

Savio in Settimana

Per la prossima v.

s. Franc. Lippomano

Cambj.

4 Novembre.

Lione 58 e 3 4ti. Parigi 56 e 3 4ti. Roma 63. e un 8vo. Napoli 116 e mezzo Livorno 99 e 3 4ti. Milano 155. Genova 91 e 3 4ti. Amsterdam 92 e 3 4ti. Londra 48 e 3 4ti. Augusta 102 e 3 4ti. Vienna 197

Prezzi delle Biade.

Formento a L. 35. Sorgo Turco a L. 16. 10 Segale a L. 22. Fag. bian. a L. 21. Miglio a L. 18. Risi a Duc. 38.

Oglio Di Corfù Duc. 130. Di Zante 120. Mosti 122.

D'affittare.

Casa grande vicina a Cà Pesaro in due Appartamenti, con mezzadi, magazzini, pozzo d'acqua buona, scale di pietra, e terrazza. Annuo affitto Duc. 185.

Le Chiavi son appresso li Signori Tiozzi a S. Stae.

Quesito contenuto in Biglietto.

Si desidera sapere sotto a qual Dogado siano state usate le bombe, e li fusili, e altre armi da fuoco.

Forastieri a questa Locanda della Regina d'Inghilterra.

Li Signori Baslers e Blanghengar di Lifflande Russi, co'loro servi.

Il Sig. Barone di Hastroag Fiammingo.

Morti.

Il Sig. Franc. Marinoni della Par. di S. Cassiano. Mancò di vita a Pola nell'Istria.

Il Sig. Ant. Benitendi Caffettiere e mercante di vini da bottiglie. Beneficò con varj legati la gente di suo servizio, e lasciò erede residuario della pingue sua facoltà, e de'Prò di 8 mila Duc. da lui recentemente messi in Zecca, (e questi sua vita durante) un di lui Cugino. Dopo la di lui morte vuole che passi un tal capitale messo a prò alla Scuola del SS. a S. Moisè perchè i frutti siano disposti a beneficio de'poveri infermi di tal Parrocchia.

Il Sig. Pietro Marcuzzi onorato ed intelligente stampatore.

Commedie.

A S. Luca replica del Vero Cittadino.

A S. Angiolo Il Pittor Naturalista.

A S. Gio: Grisostomo replica di Alessio Comneno. ◀Ebene 2 ◀Ebene 1

1 Su questo Problema abbiamo da alcuni giorni uno Scritto opponente tal risoluzione, ma per la sua lunghezza lo riserbiamo ad uno de’prossimi venturi Fogli in cui potra trovare lo spazio conveniente.