Gazzetta urbana veneta: Num. 95

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Num. 95

Sabbato 28 Novembre 1789.

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Libri usciti di fresco da’Torchj Veneti. Tossicologia ossia dottrina intorno i veleni ed i loro antidoti del Signor Gioseffo Jacopo Plenck Chirurgo Chimico Botanico ec. trad. dall’Originale Latino in Italiano 1789. in 12. I dialoghi di Focione. 1789. in 8vo. Publii Ovidii Nasonis Metamorphoseon Libri XV. expurgati, & explanati Cum Appendice de Diis, & Heroibus Poeticis Auctore Josepho Juvencio e Societate Jesu. 1789. in 8vo. Instituzioni di Chirurgia di Giuseppe Nessi Comasco Dottore in Filosofia e Medicina, e Professore di Ostetricia, e Instituzioni Chirurgiche nella Regia Università di Pavia. Tomo quarto.1789. in 8vo. Arte Ostetricia. Teorico. Pratica di Giuseppe Nessi Dottore &c. 1790. in 8vo. I Principj della Morale, e sia Saggio sopra l’Uomo, Poema Inglese di Alessandro Pope tradotto in versi sciolti Italiani dal Cavaliere Anton-Filippo Adami con la Giunta di Critiche e Filosofiche Annotazioni, e di varj egregj Componimenti dello stesso Autore, come può vedersi nella Prefazione. 1790. in 8vo. Tutte queste Opere Presso Giuseppe Orlandelli. Per la Dita del fu Francesco di Niccolò Pezzana. Nella promozione delle Cariche Ecclesiastiche della Ducale Basilica, descritta nel Foglio di Mercordì, passò dal Suddiaconato al posto di Diacono, ch’era vacante, il M. R. Sig. D. Giovanni Corner. S. E. Abb. Gian And. Avogadro eletto al Vescovato di Verona, ritrovasi in questa Città, e faceva l’annuale nella Chiesa di S. Trovaso. Ciò serve a soddisfazione d’una richiesta, che ci venne indiritta. Tosto che avremo la Serie promessaci di tutti i Vescovi di quella Città la daremo in luce. Notizie Sacre. “21 Novembre. Presentazione della Madonna, Chiesa de’ RR. PP. Somaschi detta della Salute. Sua Serenità la visita in tal giorno per voto pubblico fatto per la peste che afflisse questa Capitale nell’anno 1631. Vi si espone l’Immagine di M. V. portata da Candia l’anno 1670. Alla Giudecca Chiesa del Pio Luogo dette delle Zittelle, governato da Nobili, & altre persone di condizione, ove si ricevono le Fanciulle, che sono in pericolo, & al loro maritarsi, o monacato hanno dal Luogo una sufficiente summa di denaro per il loro mantenimento. Fu instituito il medesimo per insinuazione del P. Benedetto Palmio insigne Predicatore della Compagnia di Gesù, che predicando nell’anno 1558. nella Chiesa Parrocchiale di Ss. Apostoli, consigliò la pietà de’Veneziani a fondarlo per ricovero ed alimento delle Vergini pericolanti. Questa Chiesa è dedicata al suddetto Mistero ed è fabbricata sul modello di Palladio”

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Lettre/Lettre au directeur

Sig. Gazzettiere. Il volersi far credere insensibile alle altrui lodi è da pazzo, perchè è un voler mostrare d’essere al di sopra dell’umana natura. Io sono sincero, e perciò lungi dal dimostrami indifferente, vi professo d’essere sensibilissimo all’elogio che faceste a que’quattro miei scarabocchi sul carattere del vero e del falso Medico. Non istà per questo, ch’io non conosca quanto sia meschino il mio merito. Ma voi sarete curioso di sapere di qual sorta di gente sia formata la nostra società. Eccomi pronto a soddisfarvi. Otto sole sono le persone che la compongono, fra le quali c’entra anche una Donna ed un’amabile sua figliolina di circa due anni. Non vi rechi meraviglia il sentire che vi siano delle femmine tra di noi.

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Hétéroportrait

Piacesse al cielo che tutte le donne assomigliassero alla padrona della Casa, dove si raduna la nostra società. Essa è moglie d’uno de’nostri socj. Spoglia di tutti i pregiudicj del bel sesso essa non possede che ciò, che può renderlo caro ed amabile. Senza veruna di quelle miserabili presunzioni che rendono tante donne ridicole, essa sa adempire ad ogni dovere di madre di famiglia, e sa ricreare il cuore di tutti col suo spirito naturalmente fecondo di graziosi concetti, e di riflessioni mature. M’incresce di non potermi dilungare a descrivervi il carattere di questa nostra buona compagna. Ad un tale ritratto non adorno di alcun arabesco della moda arrossirebbono forse quelle graziose farfalle, che non sanno di esistere se non allora quando consuman la vita volteggiando tra i veli, i nastri, e le cuffie, o rovesciando l’ordine della natura tra le veglie, e il frastuono d’una stolta moltitudine. Perchè mai non posso io darvi un’idea della educazione ch’ella dà a questa sua tenera figliuolina!
V’assicuro ch’ella porgerebbe il più utile esempio in affare di tanta importanza, il quale varrebbe forse assai più dei tanti trattati a questo proposito. Ma convien passare agli altri.

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Hétéroportrait

Noi ci abbiamo creato come nostro Preside il più vecchio di tutti. È questi un buon vecchio di circa settant’anni, ma robusto ed agile quanto un giovinotto di venti; che così va per chi non ha scialacquato malamente il prezioso tempo della gioventù. Sia pur benedetto il nostro Sig. Olivo, che così egli si chiama. Non è questi uno di que’vecchi ringhiosi che disprezzano tutto, ed avvelenano di noja interrompendo ostinatamente ogni discorso e ripetendo ad ogni proposito la felicità de’suoi passati tempi. Il Sig. Olivo è sempre pieghevole, e docile alla ragione gli venisse ella detta da un giovinetto. Egli nacque di poche fortune; ma il suo spirito intraprendente ed ardito lo fece sormontare gli ostacoli della povertà. Desideroso di migliore fortuna egli intraprese a’suoi dì molti lunghi e rischiosi viaggi: ma il solo profitto che egli ritrasse dalla sua sorte ora avversa ed ora propizia fu quello di istruirsi a fondo nella scienza difficile di conoscere gli uomini. Nelle popolose Città, e nelle gran Capitali non gli venne fatto di trovare la sua felicitá. Stanco quindi di cercarla dove non è risolvette di ritirarsi, e passare il resto de’suoi di in una picciola possessione quì vicina, unico retaggio de’suoi maggiori. Non gli chiedete però, interrogandolo de’suoi viaggi, di alcune curiosità, ed a suo modo d’intendere inutili produzioni della natura. Egli non volle mai sapere di Vulcani spenti, di petrificazioni, di erbuccie, d’insetti da microscopio. Persuaso di maggiori utilità, egli non potè mai attendere, dic’egli, a queste frivolerie da bamboccio, che pur oggidì rendono tanti uomini illustri e celeberrimi. Ricercatelo sulle affezioni dell’uomo, sulla sua educazione, sulla maniera di renderelo piucchè si può felice; il Sig. Olivo vi sorprenderà; fu quello il suo studio, e la sua continuata osservazione. Fra le scienze secondarie, come dic’egli, gli piacque assai l’agricoltura, e non mancò di raccogliere da per tutto delle utili cognizioni. Se fossimo in que’beati secoli, fra la giornata vedendolo ne’suoi campi a coltivarli di propria mano lo credereste un Serrano, un Fabio, un Catone. Ne’suoi tardi giorni egli forma così la sua felicità, e quella della povera gente, che ha a che fare con lui. Immaginatevi, amico mio, se il solo Sig. Olivo sia un tesoro per Noi. Un’uomo di questa fatta meriterebbe ovunque il primo posto fra gli altri.

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Hétéroportrait

Il secondo è il Sig. Nardino. Egli è lo sposo della nostra Padrona, giovane di buon criterio e d’un’animo senza pari. Egli è ricco assai, ma lontano dal far pompa di sue ricchezze egli le sa computare per quello che sono, e ne fa il più retto uso nel beneficare l’umanità. Egli sa che l’uomo non si rende veramente stimabile che per la sola virtù, e che il resto non è che un falso splendore pegli occhi dello stolido volgo. Egli non si lasciò mai sedurre dall’opinione predominante, che pur troppo! non consiste che nella sola estimazione delle esteriori facoltà. Noi tutti siamo poveri; ma egli non ci lascia accorgere di esserlo meno di noi. Poche parole, modi semplici ma decisi, maturità di pensare, cuore de’più umani e generosi formano il carattere del nostro Sig. Nardino. Lo chiamiamo spesso il nostro Mylord, tanto egli sembra nato in riva al Tamigi. Abbiamo nel nostro numero anche un Maestro di Musica. È questi un degno Religioso di matura età i di cui avvenimenti sarebbono degni di memoria. Anch’egli fu in sua vita errante quà e là trasportato dalla fortuna. Amantissimo sempre dell’arte sua trovò finalmente la sua tranquillità nel ritirarsi fuori del mondo. Egli passa la maggior parte della giornata beandosi della dolce armonia dei Corelli, dei Pargolesi, dei Giomelli, dei Vallotti. Egli dice di non trovare alcun gusto in certe cantatine moderne, che titillano così dolcemente gli orecchi al nostro bel mondo.
Del nostro Medico, di Biscancile, nè di me non vi farò parola, voi avete de’dati per conoscerci. Eccovi tutta la nostra società. Io vi manderei anche la storia de’nostri trattenimenti; ma mi accorgo mio dolce amico, che andando più avanti, eccederei il limite d’una lettera destinata pel vostro foglio. Mi riserverò il resto per un’altra che vi manderò in seguito, se pure non credeste queste bazzecole degne di tutt’altro che della vostra e dell’altrui attenzione. Tutti vi salutano di cuore. Addio. Il vostro Lonvaglia

24. Novembre 1789.
Dal solito luogo.

Metatextualité

Sono così rari in natura gli amabili, e venerandi caratteri descritti nell’elegante spiritoso Foglio qui riportato, che la loro unione socievole verrà riputata da molti una poetica immaginazione da porsi al rango delle Novelle morali. Anche su questo punto di vista la colta gente gradirà sempre, che da noi le si porga ciò che insegna il buon uso della vita, e dipinge con sì vivi colori quella vera giocondità, che invano si cerca ne’trattenimenti delle Cittadi, e nelle numerose adunanze. Quelli poi, che crederanno sotto la finzione de’nomi la realità delle persone, uniranno a’nostri i lor desiderj di conoscere davvicino uno stato così felice, e la nobile invidia di non poterne partecipare. Contentiamoci intanto d’averne delle notizie, e siano questi Fogli onorati da una sì degna corrispondenza.
In Senato.

26. corente.

Savio alla Mercanzia, dura mesi 24. s. Paolo Bembo. Prov. sopra Ogli m. 24. s. Niccolò Michiel. Nobile di Nave s. Niccolò Badoer. In questa Sessione dell’Eccellentissimo Senato fu esaudita con pienezza di voti favorevoli la Supplica di dispensa dal Reggimento di Verona del N. H. s. Marc’Antonio Michiel, come lo fu in prima dall’Eccellentissimo Collegio.

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Lettre/Lettre au directeur

Sig. Gazzettiere. Voi amate di pubblicare col vostro Foglio il Testamento de fù Nobile Sig. Marchese Gio: Antonio dondi orologgio nella parte, in cui dispone delle sue Terme d’Abano a benefizio de’poveri infermi, ed io mi compiaccio di soddisfare il desiderio vostro col spedirvene una Copia fedele. Son certo, che la lettura di detta disposizione spremerà dai cuori sensibili larghi tributi di lagrime alla memoria d’un’uomo, che in vita, e in morte fu tanto proficuo alla misera umanità, e di cui passeranno ai nostri posteri le illustri azioni. Se poi questo ai giorni nostri raro esempio di Religiosa pietà desterà la gara tra le persone doviziose, si vedrà da quì innanzi suffragata con copiosi legati la povertà languente di malattia nelli Spedali, e sarà tutto vostro il merito di averla eccitata. Sono con vera stima. Padova 26. Novembre 1789. Un vostro assocciato.
Punto di Testamento del qu: Nob. Sig. Marchese Gio: Antonio Dondi Orologgio del giorno 3. Gennaro 1789. pubblicato il giorno 27. Settembre detto Anno. Siccome poi tratto dal desiderio di mettere a profitto dell’Umanità le celebri, e non mai abbastanza lodate Terme di Abano, Tesoro dato da Dio Signore, e dalla benefica Natura a sollievo de’mali degli Uomini, ho erette a proprie mie spese, ed ammobigliate alcune Fabbriche ad uso di Locanda di Bagni per Signori, cioè per quelli, che con pagamento volessero godere del benefizio di esse Terme, le quali sono separate dalle altre mie Fabbriche, Beni, e rendite, che possedo in Abbano, così cercando di soccorrere con altre Fabbriche, e Bagni anco quelle persone, che per la loro povertà non potrebbero proffittarne, perciò circa ad esse ordino, stabilisco, e voglio. Che tutte le Fabbriche antedette da Signori ammobigliate con le loro adiacenze tutte, situate nella Villa dei Bagni d’Abbano, e Montaon, coll’Osteria, Scuderia, rimesse, Casini, Bottega da Caffè, ed altre Botteghe, Conserve da Acqua, e da Fanghi, ed ogni altra cosa ad esse aderente, e spettante, e col terreno a’Luoghi sopraddetti confinante, ed ora ad essi inserviente, continuino ogni anno ad affittarsi con quel sistema, che sino ad ora è corso, o con quel migliore, che paresse di darsi dal zelo, e prudenza di chi dovrà dirigere, e presiedere a questa mia ordinazione, li quali abbasso nominerò, e che il tratto della rendita, o sia il ricavato dalle medesime divenga patrimonio per l’anno susseguente, e sostentamento a quel numero, e quantità di Poveri, a’quali possa essere sufficiente per prestar loro bagni, fanghi, goccia, alloggio, e conveniente vitto per quindici giorni, prendendo in cadauna muta quel quantitativo di persone, delle quali sarà comodamente capace il destinato luogo per l’alloggio, e che sarà relativo alla rendita ricavata nell’anno precedente dal luogo de’Signori. Dovrà dunque ogni anno, come dissi, o affittare, o far dirigere la Locanda de’Signori, e luoghi tutti antedetti con quel metodo, che si crederà di maggior interesse, e col ricavato, o sia prodotto de’medesimi siano prima pagati gli aggravj insiti a’loro fondi, indi siano supplite tutte le spese annualmente necessarie nelli ristauri, e conservazione delle Fabbriche, in rimessa, e mantenimento di Biancheria, mobili, ed utensili bisognosi ben spesso di reclutarli, in salario ad un’Economo, o sia direttore del luogo, e Serventi occorrenti al servigio de’luoghi, e finalmente nella provvista de Letti, e sufficiente mobigliatura anche de’luoghi, che servir devono per abitazione de’Poveri. Hanno questi già il lor Bagno, ed alloggio separato dagli altri de’Signori concorrenti a’Bagni, co’quali non deve esservi mescolanza, o comunicazione di sorte, nè per luoghi, nè per mobilia, desiderando, che tanto la mobilia, che la biancheria, ed altri utensili tutti dell’uno, e dell’altro delli due alloggj siano presi in distinto separato Inventario, e se ne schivi la promiscuità. Saranno destinate abili, onorate, e probe persone all’assistenza, e direzione de’Poveri con quel Salario, e dipendenza, che sarà giudicato da quelli, che nominerò alla sopraintendenza, e direzione de’luoghi, li quali avranno l’intiero arbitrio di eleggere le persone, e cambiarle secondo, che giudicheranno opportuno. E perchè si vede, che sin dall’anno 1338., come da Registro di Enrico di Bastiano Nodaro, la Chiesa ora da me rifabbricata aveva il jus della Decima de’Beni nella Villa de’Bagni di Abano, lo che risulta dal Tomo 18. che si conserva nell’Archivio del Pio Ospitale di San Francesco, così riuscendo di poter ricuperare esso jus, sarà la rendita da me lasciata in aumento dell’entrata medesima disponibile come sopra. Siccome però desidero, che questo benefizio sia comune ed agli Uomini, ed alle Donne, così potranno farsi alternativamente delle mute, e degli uni, e delle altre, schivando la promiscuità per evitar li disordini, che quella potrebbe eccitare; ma perchè potrebbe anche darsi, che in qualche anno mancasse la quantità de’poveri, e che perciò sopravvanzasse porzione della rendita suespressa, in tal caso sarà impiegato il sopravvanzo negli anni susseguenti a migliorare la condizione de’poveri, o ad accrescerne il numero. Li Poveri da eleggersi siano prima quelli della propria Parrocchia di Abano, e gl’Infermi del Pio Ospitale di S. Francesco di Padova, indi li Padovani, e finalmente quelli delle altre Città, Terre, e luoghi del Serenissimo Dominio Veneto, dalla di cui Munificenza possono sperare le Terme il loro ingrandimento. Dovranno esser li Poveri muniti delle Fedi del proprio Parroco, e del Medico: Queste, che provino la convenienza del rimedio al male, quelle, che asseriscano la bontà di costume, e la povertà del ricorrente, per cui senza di questo sollievo non avrebbe il modo di curarsi, e ciò perchè li cattivi, e li non realmente bisognosi non abbiano ad escludere li buoni, e quelli, che veramente per colpa di miseria restarebbero privi de’mezzi per risanarsi. Per impetrare perciò la sanità da Dio Signore nella prima festa del loro ingresso in questo luogo dovranno confessarsi, e comunicarsi, ed ogni sera (potendo muoversi) concorrere alla Recita nell’Oratorio delle Litanie, e preci, e di cinque Pater, & Ave per conseguir la Plenaria Indulgenza concessa da Leone Decimo l’anno 1516. 14. Giugno nell’Oratorio da me eretto, pregando per l’ingrandimento della Serenissima Nostra Repubblica, per il risanamento di tutti li concorrenti a’Bagni, e per l’anima di chi proccurò ad essi questo benefizio; dovranno inoltre assistere personalmente alla Santa Messa, che nel tempo de’Bagni si celebrerà, e siccome spero d’ottenere dalla Sovrana Carità, e somma Pietà del Principe l’assegnazione di una Cappellania a tenore anco del Decreto 1779. 27. Marzo, che la prescrive, così sino al conseguimento della medesima, sarà cura de’Signori miei Commissarj Presidenti infranominandi a questa pia Opera di destinar un Religioso, che nel tempo de’Bagni celebri ogni giorno la Santa Messa, stabilendo allo stesso Camera per di lui alloggio nei mesi della celebrazione, ed accordando al medesimo quell’elemosina, che crederanno conveniente.

Metatextualité

(Il resto Mercordì.)
Teatri. Nella recita dello scorso prossimo Lunedì si cangiò a San Moisè il Primo Ballo, e se ne diede un nuovo il cui argomento stancato in prosa, in poesia, in musica, in pantomimo, è quello del disertore. Il suo Compositore Sig. Piatoli ebbe la soddisfazione di sentirsi chiamato fuori, e di segnare la sua gratitudine a passi di riverenze, ed inchini. La nuova Commedia a Sant’Angiolo intitolata La disgrazia prova gli Amici, è una di quelle, che meno dell’altre del Sig. Fedrici provano la sua comic’arte. Un Ministro ingiustamente deposto, è un bel Soggetto per far conoscere la viltà de’cortigiani, che secondano gl’influssi dell’Astro terreno da cui son illuminati, regolando su quelli le riverenze e i disprezzi; e per dar la più vera prova all’amicizia, sentimento il più nobile, che sollevi l’anima umana allorchè regga alle altrui calamità, e dalle vicissitudini della fortuna, riceva nuovo vigore. Ottimo fu il pensiero, ma non vi corrispose l’esecuzione. È mai probabile, che un Principe fedelmente servito da un buon Ministro s’abbandoni al capriccio di precipitarlo, e farlo credere un reo di Stato, per veder com’ei tolleri la sua disgrazia, e per conoscere quali siano i veri, e i falsi suoi amici? È probabile, che un uomo saggio, giusto, benefico, in vece d’esser compianto nella sua caduta resti affogato da un torrente d’inimicizie messo in corso da chi da lui ebbe del bene, o non ebbe del male? Che una Comunità, per non essere da meno degli altri corpi, mandi un Sindaco a querelarlo, e ch’ei non trovi pietà che in un Giovine disgustato di lui, perchè gli ricusò un posto al quale aspirava? Sarà, sempre più facile, che si trovi un’anima grata in un gran numero di persone beneficate, che un eroe in un Giovinetto malcontento il quale voglia virtuosamente vendicarsi col far del bene a chi l’ha umiliato. Tutto in quest’azione è spinto agli eccessi. Il Padre di questo Giovinetto accoglie in sua Casa il Ministro da lui condottogli, gli assegna un Feudo, e le sue rendite come se si trattasse di dargli un pranzo, e la di lui Figlia, ch’è innamorata dello Sventurato senza ch’ei nulla sappia, dona un fornimento di gioje al di lui Figlioletto scacciato dal Collegio, come se fossero tanti confetti. In opposizione a questa estrema generosità è messa l’ambizione d’una Dama di Corte promessa Sposa al Ministro, di cui ella si fa un oggetto di sdegno dopo la sua caduta; e l’ingratitudine d’un Cavaliere, che in mercede d’onori, e pensioni ottenute per mezzo suo dal Sovrano, lo mette con un Madrigale in ridicolo. Nè la vanità della Dama, nè la sconoscenza del Cavaliere può essere di raro esempio alle Corti: ma è bene fuor de’confini d’ogni probabilità, che un Mercante favorito di jus privativo in una sua Fabbrica per beneficenza del Ministro, lo perseguiti quand’è rovinato per un credito di 600 Scudi, lascj spogliare il di lui Figlioletto d’un monile prezioso per cauzione del pagamento, e poi con questo capitale nelle mani tenti d’avere la suddetta summa dal Principe a cui presenta un Memoriale ond’essere doppiamente pagato. Questa malvagità ha un inverisimile così irritante, che dalle scene non può che disgustare l’Udienza, come fece realmente. È fuori egualmente della proprietà di carattere, che un Sovrano, fingendo, o castigando davvero, s’introduca egli stesso in Casa di chi diede ricetto all’uomo, ch’è in sua disgrazia, per ispargervi lo scompiglio, e il terrore, costituire i colpevoli, e fare in uno stesso tempo da Padrone e da Servitore. Si può dire, che l’oggetto di questa Commedia è lodevole se tende alla punizione del vizio, al trionfo della virtù, ma i mezzi che conduconla al suo fine son destituti affatto della comica proprietà, i caratteri non son copiati dalla natura, gli accidenti son strani, e vi manca il pregio, che ritrovasi in altre Composizioni dello stesso Autore, d’un dialogo instruttivo senz’ostentazione, e di certe vivezze, e sali poetici co’quali suole condirle. Si conosce appieno da noi la difficoltà di giungere alla perfezione in una Commedia, non manchiamo mai d’animare chi vi si approssima, ma sarebbe un tradimento tacendo la verità, quando taluno tanto le stà da lontano. Causa. Coll. de’XV. 23. cor. Mane. Dell’Anno 1660. fu dall’Eccellentissimo Sig. Inq. Dolfin formata la Tariffa del Dazio per li Pestrinari o siano Pistori di Crema. In seguito furono fatti varj aggiunti a detto Dazio. Domino Antonio Raguzzi Direttore delli Dazj della Fiscal Camera di Crema per le Condotte 1776. credette che gli Aggionti imposti dopo la Tariffa suddetta, dovessero essere pagati di Aggionti sopra Aggionti, e perciò con tal ragguaglio addebitò li Pestrinari: ma costretto a ricorrere alla via Giudiciaria sostenne con sua Dimanda un tal punto, eseguiti avendo già anco degli Atti esecutivi. Difesisi li Pistori proposero che li Aggionti dopo la Tariffa Dolfin dovessero ragguagliarsi sopra il primo impianto del debito del Dazio, e non con il ragguaglio di Aggionti sopra Aggionti; proponendo anco un punto rapporto alla qualità della Moneta, ed impugnando li Atti esecutivi. In tal questione nacque Sentenza dell’Eccell. Rappresentante a favor del Dazier, che appellata dalli Pestrinari fù con Spazzo P. A. 1785. 23. Agosto del Coll. Eccell. de 15. tagliata a favor delli stessi. Usato del benefizio del Pristino dal Daziere ripropose il proprio punto distinguendolo in Capi sei, e facendo anco la distinzione rapporto al pane di scaffa da quello col butirro. Si difesero li Pestrinari da tal Dimanda, riproponendo in pristino il Punto suddetto. Insorta questione per il pagamento interinale, fù questa sopita con Accordo che stabilisce il Deposito da farsi. Quindi nacque Spedizione absente a favor delli Pestrinari che appellata dal Daziere fù tagliata dal Coll. Eccell. de XV. con il seguente Spazzo. Taglio 8. Laudo 3. N. S. 1. Avv. al Taglio Ecc. Sola e Cromer. Interrut. Seriman Interv. Cardina. Al Laudo Ecc. Silvestrini e Sartori. Interv. Casilini. Cambj.

27 corrente.

Lione 58 e mezzo. Parigi 56 e 7 8vi. Roma 63. Napoli 116 e 3 4ti. Livorno 99 e 3 4ti. Milano 155. Genova 91 e 5 8vi. Amsterdam 93 Londra 48 e mezzo. Augusta 102 e mezzo. Vienna 196 e 3 4ti. Prezzi delle Biade. Formento a L. 35. Sorgo Turco a L. 17.10 alle 18. Segale a L. 22. Fag. bian. a L. 21. Miglio a L. 18. Risi da’Duc. 36. a 36.12 al m.

Savio in Settimana
Per la prossima v.

s. Zaccaria Valaresso. Cosa trovata. Varj Biglietti di Pegno del Monte di Pietà di Treviso. Chi li ha perduti si porti al Caffè della Fortuna in Piazza, che dati li dovuti contrassegni. D’Affittare. Casa in Contrada di S. Samuel in Calle della Commedia composta di due camere grandi, due camerini, tinello, cucina, e due magazzini. All’anno Duc. 80. Chi la vuole parli coll’Agente di S. E. Marc’Ant. Zustinian al di lui Casino al Ponte di Legno vicino al Cavalletto. Un Signore Inglese vorrebbe al suo servizio un Giovinotto, che sapesse la sua lingua. Se c’è chi la possegga, e sia in istato di prevalersi della sua occorrenza si porti dal Sig. Luigi Locandiere all’Albergo Reale a S. Polo, nè abbia riguardo se fosse male in arnese; che verrà subito vestito bene. Dopo la recità d’jeri, il Comico Sig. Belloni fece per Martedì l’invito seguente a S. Gio: Grisostomo. Uno storico avvenimento di questa immortale, e sempre gloriosa Repubblica ha somministrato l’argomento della Tragedia, che m’onoro d’annunziare a questo rispettabile Pubblico. Ell’avrà per titolo: Alessio Comneno o siano I Veneziani in Costantinopoli. L’animo debole di quel Principe raggirato da’maneggj d’un accorto Ministro: la ingenua pittura delle circostanze d’allora: il valore, e la nobile condotta dell’Armi Venete, ne formano l’interesse. Possano i nostri sforzi anche in questo incontro meritarci quel generoso gradimento, ch’è l’unico scopo de’nostri umilissimi voti! Commedie per questa Sera.

A San Luca.

Il Negoziante in Londra.

A San Gio: Grisostomo.

Li quattro Brontoloni.

A Sant’Angelo.

Replica La Disgrazia prova gli Amic