Zitiervorschlag: Antonio Piazza (Hrsg.): "Num. 82", in: Gazzetta urbana veneta, Vol.3\082 (1789), S. 649-656, ediert in: Ertler, Klaus-Dieter / Dickhaut, Kirsten / Fuchs, Alexandra (Hrsg.): Die "Spectators" im internationalen Kontext. Digitale Edition, Graz 2011- . hdl.handle.net/11471/513.20.2403 [aufgerufen am: ].


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Num. 82

Mercordì 14 Ottobre 1789.

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Libri recentemente proibiti dalla Sacra Congregazione dell’Indice.

Discorso Storico Politico della origine, del progresso, e della decadenza del potere de’Chierici sulle Signorie temporali: con un ristretto della Storia delle due Sicilie. Filadelfia

Raccolta d’Opuscoli interessanti la Religione. Pistoja nella Stamperia Bracali.

T. XV.

Continuazione dell’Appellante.

Caratteri dei Giudizj dogmatici della Chiesa. Piacenza 1784.

Elementi del Diritto naturale dell’Ab. Gregorio Aracri. Napoli 1786.

Esame critico di una Lettera di D. Franc. Spadea contro gli elementi del Diritto naturale dell’Ab. Aracri. Napoli 1787.

Nuovo esame di alcuni testi del Concilio di Trento relativi all’assoluzione dei Confessori di Giamb. Guadagnini Arciprete di Cividale di Valcamonica.

Pavia. 1787

Appendice al nuovo esame contro alcuni impugnatori di Monsignor Litta.

Appendice II. dell’autorità dell’Angelico Dot. S. Tommaso, e degli altri Scolastici intorno all’assoluzione dei Casi riservati del suddetto Giamb. Guadagnini. Pavia 1789.

Lettere d’un Teologo Piacentino a Monsignor Nani Vescovo di Brescia sul timore eccitato da alcuni suoi Teologi contro l’analisi del Libro delle prescrizioni di Tertulliano. Senza nome dell’Autore.

Thadaei S. R. I. Comitis de Trautmansdorff Metropolitanae Ecclesiae Olomucensis Canonici Imperialis Collegii Germ. Hung. Ticinensis Alumni de tollerantia Ecclesiastica, & civili. Ticini 1783.

Il Dormitanzio del Secolo XVIII. ossia esame critico del P. Ubaldo Brandi Lettore Teologo Min. Rif. Catechista della Cattedrale di Chiusi sulla Dissertazione intitolata Lasciamo stare le cose come stanno. Firenze 1789

Pensèes de Paschal avec les notes de Monsieur de Voltaire. T. 1. e 2do. Geneve 1788.

Il Matrimonio di F. Giovanni. Commedia. Senz’Autore nè luogo. 1789.

Gl’Illustris. ed Eccellentis. Sig. Deput. alla regolaz. delle Tariffe Mercantili di Venezia, e della Terra-ferma in un Proclama pubblicato Sabbato p. p. richiamarono alla loro osservanza varie [650] Terminaz. e Proclami avvalorati da Sovrani Decreti per togliere li disordini a pregiudizio dell’industria nazionale, dell’Arti, e de’Pub. Dazj.

Hanno per ciò fatto sapere, che tutte le Mercanzie, esenti e non esenti, privilegiate e non privilegiate, e quelle ancora che fossero appaltate per le occorrenze del Pubblico debbano levar Bolletta alle Cancellerie, e passar recto tramite a queste Dogane onde sottostare al Dazio quelle che non son esenti, ed essere licenziate le appaltate o privilegiate.

È concesso indulgentemente il periodo di mesi due dal giorno della pubblicazione in Venezia del detto Proclama alle manifatture suddite privilegiate, e alle Mercanzie appaltate per servizio pubblico, le quali finora soggette non furono all’obbligo d’essere scortate dalla Bolletta, spirato il qual termine, e trovate senza tale cauzione verranno sottoposte alla Legge del contrabbando.

Metatextualität► Tale è l’essenza di questo Proclama, di cui ommettiamo, per amore di brevità, come negli altri, le condizioni accessorie. ◀Metatextualität

L’altr’jeri la stessa Eccellentis. Magistratura pubblicò un altro Proclama intorno al debito di rassegnare alle Pubbliche Dogane tutti li generi e merci venienti dall’Estero nelle Provincie della Terraferma.

Di questo daremo l’estratto nel Foglio venturo.

Bisogna che lo scrittore della Lettera a noi diretta in data degli 8 corr. da Padova, letti non abbia i recenti Fogli, che questo precedono, quando ci stimola a dar luogo in essi a ciò che già s’è stampato con tutta sollecitudine. Li cerchi, e troverà esposto succintamente quanto fu comandato da questo Eccellentis. Mag. alla Sanità circa l’introduzione, la perizia, e l’approvazione, o l’esclusiva della China-China.

Per la morte della egregia Dama Contessa Margherita Mazzucchelli figlia del su Conte Cav. Durante Duranti, nome caro alle Muse, il Nob. Sig. Antonio Brognoli compose quattordici Sonetti. In lode de’medesimi il Sig. Giuseppe Marini di Brescia del quale abbiamo avute occasioni in passato di far conoscere il valore nella poesia lirica, ha scritto il seguente Sonetto.

Ebene 3► Prode cantor, che della cetra eburna

Il suon leggiadro in tristi metri or cangi,

E ti raggiri in fra i cipressi, e l’urna

Di chi rendi immortal mentre la piangi:

Poichè col lungo lamentar non frangi

L’eterna, che la cinge ombra notturna,

Che non t’acqueti al fato, e di diurna

Doglia la mente, e ‘l tristo cor sì t’angi?

Co lo stil Tibullian con cui ti lagni

Abbastanza, Signor, dal duol trafitto

Del Mella il lutto, e i gemiti accompagni

E rallegrasti il genitore invitto,

ch’era [...] in sui [...] stagni

Di rivederla innanzi tempo afflitto. ◀Ebene 3

Stabilimenti utili.

“Dopo l’epoca fatale a quasi tutta l’Italia, ed in conseguenza anche alla numerosa popolazione di S. Martino de’Luperi, Terra, che risiede accosto a Castel-Franco, attesa l’enorme carestia delle biade, che cominciò l’anno 1782 1783, moltissime delle commercianti famiglie di quel vasto abitato se ne rimasero distrutte, e ridotti quindi i loro individui alla dura necessità di andar questuanti per le strade, onde procacciare a sè stessi, e a’loro teneri figliuolini uno scarso alimento, ed un disagiato ricovero, consumate avendo le loro sostanze non meno, che i fondi del loro commercio. Un sì disperato ripiego, non mai acconcio a rimetter l’uomo nello stato di sua floridez-[651]za primiera, costrinse queste desolate colonie, disperse quà, e là senza riparo, a continuare fino al giorno d’oggi ad accattarsi questuando gli umani sollievi; di maniera che superato il primo riguardo, riescivano, come per lo più suole avvenire, d’incomodo, e di aggravio agli altri abitanti.

Male soffrendo un tale disordine, e penetrato da uno spettacolo sì commovente il vigilantissimo Pastore di detta Terra il Sig. Arciprete Dottor Antonio Tonati, bramoso del bene di tutto il popolo a sè commesso, che va sempre riguardando con occhio di paterna, ed amorosa sollecitudine, personaggio adorno di tutte le sociali virtù, co’proventi del suo medesimo Benenefizio (sic.) ha istituita una pubblica Scuola, stipendiando un Maestro, ed una Maestra, il primo, che insegni a’fanciulli maschj vagabondi il leggere, lo scrivere, il conteggio, ed i doveri della Religione, e l’altra che si presti alle miserabili fanciulline, per far loro apprendere i ministerj proprj al loro sesso; e tanto agli uni, che alle altre fino all’età di anni dodici: sicchè sottratti in tal guisa ad una vita vagabonda, di periglio, e d’incomodo, possano agevolmente procacciarsi da sè stessi il proprio sostentamento, ed essere utili allo Stato. La pietà di molte famiglie unendosi di concerto allo zelo del già lodato, benemerito Arciprete, va porgendo frequenti sovvenzioni pel giornaliero alimento de’medesimi fanciulli.

Non contenta di ciò la pietà dello zelante Pastore, con la compera di un fondo competente va divisando di erigere uno Spedale, il quale servir debba di gratuito ricovero a’poveri del luogo ridotti in età cadente, ed infermiccj.

Il Senato Augusto, sempre intento a promuovere, e ad assecondare quegli utili stabilimenti, che riguardano il bene de’suoi Sudditi, onde abbiano a divenire cittadini utili a sè stessi, e vantaggiosi allo Stato, in data de’ 4 Aprile 1789. rilasciò un Decreto, che fa onore alla pietà dell’amorevolissimo nostro Pastore non meno, che alla munificenza del Sovrano, col quale intende concorrere alla verificazione d’un’opera sì pia, ed esemplare, comprendente oggetti plausibili di umanità, e Religione. Possa l’esempio d’una pietà sì illustre eccitare l’animo di que’benefici personaggi, che ne tengono i modi, a seguirne le tracce con tanto vantaggio di quella porzione di umanità, che si piange a’giorni nostri ridotta all’ultimo della infelicità, e della miseria.”

Domenica 18. Ottobre nel Teatro Olimpico di Vicenza vi sarà un’Accademia Poetica con illuminazione, e rinfreschi, che certamente terminerà in Festa di Ballo: e tutto ciò in onore del N. H. Pindemonte, e di lui Consorte.

Teatri.

S’aprirà a’ 17 cor. il Nob. Teatro Astori a Treviso col Dramma Eroico Gernando e Rosimonda posto in musica dal Sig. M. Gius. Gardi Napoletano le cui recite termineranno a’ 15 del Mese v.

Primo Soprano Sig. Valeriano Violani. Prima Donna Sig. Mad. Masi. Primo Tenore Sig. Ang. Franchi. Seconda Donna Sig. Maria Ang. Acquasaliente. Secondo Uomo Sig. Luigi Montanari. Secondo Tenore Sig. Franc. Cafforin.

Primi Bal. Serj Sig. Fil. Beretti composit. e ditet. de’Balli colla Sig. Cat. Villeneuve. Primi grotteschi a vicenda Sig. Gaet. Ghilardini, Sig. Ter. Dolci Bollini, Sig. Pietro Marchisi, Sig. Felicita Ducot. Primo Bal. di mezzo carattere Sig. Gius. Herdlitzka con 16 Bal. del corpo di Ballo. Primi Bal. fuori de’concerti Sig. Luigi Olivieri, Sig. Luigia Olivieri.

[652] Primo Ballo Eroitragico di lieto fine.

Il Tempio della Morte. Secondo Divertimento Pubblico.

Il Vestiario del Sig. Antonio Dian, lo Scenario del Sig. Gius. Camisetta Pittor Milanese.

La nuova Commedia Un riparo peggior del male posta in iscena a Sant’Angiolo la sera dello scorso Sabbato non ebbe molto concorso per l’apertura del Teatro d’Opera Buffa, e per il cattivo tempo, ma fu ascoltata con molt’attenzione, e vivamente ed universalmente applaudita. Essa è una Scuola in azione a’mariti troppo condiscendenti, a’padri soverchiamente indulgenti sulle mancanze de’loro figli.

Ebene 3► Un onesto Cittadino cassiere delle Finanze, è ammogliato con una Dama che le recò una dote considerabile. Co’frutti della medesima, colle utilità del suo impiego, e con altri particolari interessi egli ha potuto per il corso d’alcuni anni mantenerla in aria di grandezza senza sconcertarsi. Un fallimento disordina i suoi affari, da lui n’è celato il danno, e non ha coraggio d’intimarle una riforma nelle spese ordinarie per timor di ritrovarla resistente ed indocile. Poco a poco consumasi la sua dote senza ch’Ella lo sappia; il di lui Figlio con cui ha divisa l’amministrazione della sua carica è vizioso, scorretto, sviato, ed ecco le sorgenti della melanconia che lo aggrava. Alla violenza amichevole delle interrogazioni di sua Consorte cede la sua ripugnanza, e le manifesta il suo stato ridotto alle pure utilità dell’impiego. Con suo stupore trova in Lei la più amorosa, saggia e discreta delle Mogli, che punto non isgomentasi all’udire la perdita della sua dote, e con intrepida virtù si esibisce ad un cangiamento di vita per sollevarlo dalla superfluità delle spese. Non s’intende come questa Dama d’ottimo carattere, e di cuor nobile quale comparisce in tutto il corso dell’azione, aver potesse il tristo concetto che s’ode sparso contro di Lei, per mezzo d’alcuni Interlocutori: tanto che prima di vederla in iscena l’Udienza è quasi disposta contro di essa; e dopo ancora averla veduta si teme della sincerità del suo amor conjugale, per quanto s’ode dire a suo aggravio.

Calmato riguardo a Lei l’animo del Marito, accresconsi in questo le agitazioni per i vizj del Figlio, ch’egli tenta di correggere, non colla severità, e col castigo, ma colla dolcezza, e colla più prudente condotta; mezzi per lo più inefficaci quando si applicano alla guarigione d’un male, che s’è radicato nel cuore. Nondimeno per la conoscenza e confessione della sua debolezza, per quel vigile affetto paterno, che mai di vista non perde il suo amato Figliuolo, per la rettitudine de’suoi sentimenti, per la saviezza delle sue massime, non può l’uditore giungere al disprezzo contro di lui, e sente una certa compassione di vedere tante ottime qualità inoperose per la mancanza di quella fortezza d’animo tanto necessaria al freno de’figlj discoli.

Al difetto della sua impossente prudenza s’aggiunge una predilezione della di lui Sorella per lo scostumato Nipote, che sospetta si rende in principio della Commedia, e fa credere positivamente all’Udienza, ch’ella ne sia innamorata sino alle ciglia. L’Autore ha in certo modo delusa l’aspettazione pubblica, e con soddisfazione distrutto il timore di vedere delle scene pericolose tra questa Zia sviscerata ed un Nipote vizioso: timore che ha veramente un gran fondamento in tutto ciò ch’è detto da Lei prima che seco lui ella ritrovisi. Quando poi vi si trova non pare più quella di prima, e se prescindasi da un dono di 30 scudi fattogli perch’egli alla conversazione possa giuocare, sembra che a suo riguardo ella [653] sia indifferente, ad onta delle sue precedenti appassionate espressioni. In questo caso è meglio un’incoerenza, che delle situazioni di scandalo.

Rinforzasi l’azione, e cresce l’interesse degli spettatori al comparire del Commissario delle Finanze, incaricato per dovere d’uffizio di rivedere la Cassa al Cassiere. È questo un uomo del miglior cuore del Mondo, ma d’un’esuberante sincerità che gli porta sul labbro quanto sente nell’animo contro tutte le regole della politica delle Corti. Padre d’un Figlio da lui destinato ad altro matrimonio, monta sulle furie quando lo scopre innamorato della Figlia del Cassiere al cui partito assentire non vuole, perchè senza conoscerla la crede mal educata da un Padre debole, al fianco d’un Fratello vizioso, e particolarmente sull’esempio d’una madre da lui chiamata prodiga e vana. Minacciagli il suo rigore, s’accende di sdegno, ma cede all’udire ch’egli abbia impegnata la sua parola d’onore, e rispetta sin negli arbitrj, e nelle mancanze d’un Figlio, la forza d’un nome sì sacro.

Mercè le sue veglianti attenzioni secondate da un fedel Servitore, il Cassiere scopre il pericolo di suo Figlio d’esporre la vita accettando un duello; l’ardente Giovine mette in campo le massime del fals’onore per correre a battersi, suo Padre le combatte colla soda eloquenza dell’onor vero, e gli riesce di vincerlo. Sottratto al rischio di morte viene rimproverato di viltà dal suo sfidatore, che per un suo Lacchè manda a chiedergli 200 scudi vintigli al giuoco. Lo stringono al tempo medesimo gli altri suoi creditori, e lo riducono all’estremo della desolazione. Un Ministro della Camera del Commercio gli presenta una cambiale scadente, e gl’intima di pagarla sul fatto, o lasciarsi condurre in prigione. Se le Leggi civili di Napoli, dove si finge la Scena, giungono a questo rigore in proposito di cambiali, l’Autore sarà ingiustamente accusato d’aver peccato contro il costume. Ma se potess’egli mai difendersi da tale accusa non potrà certamente discolparsi da quella d’aver peccato contro l’unità del carattere nel suddetto Servitor Isidoro, che dopo essersi mostrato al suo Padrone tanto fedele per iscoprire gli andamenti del Figlio seconda questo nel suo riparo peggior del male, ch’è quello di togliere dalla Cassa Pubblica i denari occorrenti a pagare i suoi debiti di giuoco, e di prestanze ridotte dall’usure a summe eccessive. Egli lo fa diventar un imbecille, che trema col peso in mano de’soldi trasportati, e se li lascia cadere per debolezza. Quello era il caso di fargli azzardare la vita per opporsi al delitto, o di farlo gridare e mettere la Famiglia sossopra per impedirne l’effetto. Ma in vece egli tace, e s’incarica di portare un Biglietto al Segretario delle Finanze debitore della vita al suo Padroncino, che gli chiede nello scritto una prestanza di denari, e la spera per gratitudine. Quest’uomo sconoscente delude, come Isidoro previde, le sue lusinghe, aggiunge al rifiuto gl’insulti, e nella sua risposta esibisce una piccola summa da servirgli a fuggire. Di più. Argomentando dalla dimanda il disordine della Famiglia del Cassiere fa concepire de’sospetti al Ministro delle Finanze per i quali comparire in fine si vede un Auditor Criminale incaricato di riscontrare la Cassa.

La gran scena d’agitazione, di scompiglio, d’affanno, è quella in cui se ne scopre il vuoto. Accordato già il matrimonio trà la Figlia del Cassiere, e il Figlio del Commissario, che di buon grado acconsente a ricevere in Casa la Sposa senza dote, passano i due Genitori nell’interno scrittojo all’esame de’Libri, e alla noverazione de’ [654] denari, e ci trovano una mancanza di nove mila Scudi. Cade il Cassiere in uno svenimento profondo, esce il Commissario gridando da disperato, accorre la Famiglia tutta allo strepito, se ne manifesta il motivo, la Moglie del Padre tradito è caricata d’ingiuriosi rimproveri dal fervido Commissario, il Figlio si palesa il colpevole, la Zia esibisce tutto il suo stato a salvezza della vita, della libertà, della riputazione di suo Fratello, che comparire si vede anch’esso languente e mal fermo, e conserva anche in qeull’orribile situazione, verso chi l’ha assassinato la dolcezza del suo carattere.

I furori del Commissario, le agitazioni della Zia disposta al riparo di sì gran male, il pentimento crucioso del Figlio, la disperazione amorosa di sua Madre, l’orrore espresso nel volto e negli atti del suo Genitore, la commozione universale, disegnano un prospetto comico, che a sè rivoglie dell’Udienza gli affetti, e mirabilmente tiene viva e sospesa la sua curiosità.

Non riesce alla Zia di ritrovare, tra tanti che ve ne sono, colla necessaria prestezza, uno di coloro che sulle altrui rovine s’innalzano acquistando i beni de’disperati. Comparisce l’avvisato Auditore Criminale che verificando il conceputo sospetto, e intendendo la vera origine del disordine, non ha cuore d’esercitar il suo uffizio coll’ordinario rigore de’pari suoi.

Torna il Commissario affannato, e rinnova le ingiurie alla povera Moglie del Cassiere, sempre da lui presa di mira, anche dopo aver saputo che il solo reo era suo Figlio. Si mette in dialogo coll’Auditore, e colla più franca alterezza lo rimprovera d’essersi introdotto colà per la revisione de’conti ad un Ministro onorato. Si accusa d’un arbitrio d’essersi prevalso egli stesso de’nove mila Scudi per una sua occorenza, e traendosi anelante de’sacchetti pieni dalle tasche, e chiamando degli uomini carichi d’altri maggiori, ch’eran di fuori, riempie il vuoto della Cassa, richiama alla vita una famiglia vacillante sugli orli del precipizio, e fa terminar l’azione con universal contentezza. ◀Ebene 3

Il piano, la condotta, gli episodj della medesima, la varietà de’caratteri, la morale ben maneggiata, la critica sparsa a tempo, i sali comici che tratto tratto saporitamente fan rider, la vivezza del dialogo, dovevan bene assicurare quel destino felice che da’voti favorevoli degli uditori ebbe questa Commedia. La conoscenza de’suoi difetti non ha da far chiudere gli occhi sulle sue bellezze. Dobbiamo saperne grado ad un Autore, che chiamandoci al Teatro ci fa vedere in iscena degli uomini, messe in moto le loro passioni, dipinti al naturale i loro costumi, prefisso lo scopo alla loro correzione. Chi seguirà queste traccie trionferà sempre nel concetto delle illuminate e saggie persone sul merito fittizio degli scrittori di Fiabe, e di quelle Drammatiche Composizioni che s’aggirano su delle virtù impossibili, confondono con degl’intreccj da labirinto, non si sviluppano che con prodigii, e finiscono senz’aver nulla insesegnato (sic).

Qualunque sia l’Autore del riparo peggior del male, che si crede il Sig. Federici Poeta della Compagnia, egli accolga cogli altri i nostri sinceri applausi, e non si offenda se abbiamo messe in vista alcune delle cose che ci dispiacquero, mentre rendiamo la dovuta giustizia alla sua immaginazione, al suo discernimento, al suo stile. Egli ha un gran vantaggio nel ben conoscere i suoi Personaggj, onde coprirli dell’abito che lor conviene. Sarebbe un torto tacendo la bravura, se non di tutti, certamente della maggior parte de’Personaggj, che la rappresentano. Il [655] Sig. Martelli sostiene un carattere di servitore sciocco col solito suo comico valore, e frappone alla serietà dell’azione un ridicolo ben collocato, che tratto tratto rallegra l’Udienza.

Le repliche che continuano sono seguite a Teatro pieno, e tutte onorate tra gli atti, e in fine di comuni sonori applausi.

Che il ritardo dell’apertura di questo Teatro a S. Moisè derivasse da malattia della Prima Donna, come abbiamo accennato, è pur troppo vero. Leggesi in fine del Dramma che la Parte di Gentilina fu scritta per la Sig. Irene Tomeoni Dutillieu, la quale ha mancato alla propria Scrittura onde s’è dovuto sostituirle la Sig. Maria Caracci Caravoglia, e necessariamente cambiare alcuni pezzi di poesia e di musica per adattarli alla maniera del Personaggio, le parole de’quali sono stampate sotto l’avviso.

Del Libretto non si può in coscienza dirne bene, e non è tale da meritar la pena di farne conoscere le ragioni. Non dobbiamo però tacere il nostro rincrescimento di veder fermo l’Autore nel suo sistema d’impiegar quell’indecente ridicolo, che per forza si soffre nelle Commedie dell’Arte. S’egli si ricordasse una volta, che il Pubblico concorrente a’Teatri d’Opera è composto di Dame, Cavalieri, e d’altra gente costumata, e civile, avrebbe certamente quegli onesti riguardi, che meritano, e recitar non farebbe o cantare de’sozzi equivoci, delle parole da bettola.

La Musica non ha corrisposto al grido del Sig. Astaritta, e a tutte le interrogazioni che fatte vengono su questo spettacolo non s’ode risponder che male. I più discreti distinguono dall’universale disapprovazione il Sig. Morelli personaggio ben noto che tante volte sostennesi col suo merito nello stesso Teatro, e la Prima Ballerina, che fu chiamata fuori la prima sera a ricevere particolari applausi gratulatorj.

Si pensa a rinforzare la Compagnia d’una Donna di carattere giocoso, e a richiamare il mancante concorso con tutti que’ripieghi, cangiamenti, e miglioramenti, che saranno possibili.

Sappiamo da Brescia, in data de’9 che colà pure da due Settimane cadono dirotte pioggie onde temesi d’una scarsa raccolta del Sorgo Turco quarantino. Quel Teatro è aperto con una passabile Compagnia di Commedianti. Dell’Opera di Crema colà non parlasi con molto vantaggio, secondo le relazioni d’alcuni Bresciani, che v’intervennero, riportate nella Lettera ch’abbiamo sott’occhio. Le lodi riduconsi a questo: Che la Signora Mara canta bene: Che lo Scenario del Sig. Gonzaga è sorprendente, magnifico il Vestiario, copiosa l’illuminazione, numerosa l’Orchestra, buona la Musica.

Metatextualität► Noi però in Lettere di Crema ad altri dirette leggemmo degli avvisi più di questi onorevoli.

Dalla stessa mano ci viene descritta una contesa nata all’Osteria del Paesano in una compagnia di Nobili, e di civili persone, la quale passò dalle parole a’fatti, e in grazia de’mediatori non produsse altro male che d’un cazzotto di mano forense in uno stomaco nobile. ◀Metatextualität

Il male maggiore fu per l’Oste di cui volar si fecero i vetri, i piatti, e le sedie. Chi lo risarcirà de’suoi danni? È questo un punto di contesa riserbato al giudizio degli avventori costanti degli Osti.

Un’altra Lettera degli 11 è del seguente tenore.

Ebene 3► Brief/Leserbrief► Metatextualität► Eccovi un aneddoto curioso. ◀Metatextualität Ebene 4► Exemplum► Uno di questi nostri Cappellaj che non è dei più mal accorti, essendo andato a Verona [656] a provvedere dei Cappelli, da un Fabbricatore, ne fece allestire una Cassa, e dopo averne pagato l’importo consegnolla ad un Facchino da portare all’osteria dei Mori dov’era alloggiato. Trovata la Cassa all’alloggio stesso la fece collocare dietro il Legno da Vettura con cui dovea restituirsi a Brescia, e dopo pochi momenti partì. Capitato Venerdì sera alla Porta Trolonga ivi ne fece la consegna per poterla tradurre in Dogana ed ivi pagarne il Dazio. Scaricata la Cassa in Dogana, ed apertala in presenza del Cappellajo, dal Ministro con istupore videsi contenere la medesima invece di Cappelli due grossi pezzi di Legno corrispondenti al peso, de’Cappelli. Ognuno può immaginarsi quanto restasse sorpreso il Cappellajo: ma quel ch’è peggio dovette pagare istessamente l’accordata condotta al Vetturino, il quale sentendo far molto rumore la detta Cassa nel viaggio non sapeva persuadersi, che fosse piena di Cappelli. Ha però risparmiato il Dazio, ma non può risparmiare la continua burla che da diversi suoi Amici gli vien data. Egli crede di poter ripetere dal Fabbricatore: ma egli è più probabile, che il Facchino sia stato quegli, che lo abbia servito, e un tal ristesso gli fa crescere il suo rammarico. Quand’anche giugnesse a ricuperare la sua roba, gli servirà d’esser un pò più accorto nell’avvenire, e di badare alla Marca delle Casse prima di seco condurle a Brescia.◀Exemplum ◀Ebene 4 ◀Brief/Leserbrief ◀Ebene 3

Addizione all’Articolo Teatri.

Un’altra novità. Kirck e Jaskar o sia Il trionfo della Verità Rappresentazione Tragica posta in iscena a S. Gio: Gris. la sera del passato Lunedì. Essa è scritta in versi: la scena è in America, le parti principali sono i due fedeli Amanti che dannole il titolo, un Tiranno avido di stragi, e di sangue, il virtuoso suo Figlio innamorato di Kirck esso pure ma difensore della sua vita contro i furori del di lei Padre, e del suo, prodotti dal ricusare la di lui mano. V’è in questo Componimento il suo bene, e il suo male, ottenne degli applausi, e sino la replica d’un scena di scoprimento. Sembra nondimeno che il genio degli uditori non sia stato generalmente colpito: son essi rimasti più disgustati de’suoi difetti, che allettati dalle sue bellezze. Questi argomenti, questo carattere Americano, queste conquiste Spagnuole sono sì spesso ripetute in Teatro che più non si conciliano l’attenzione, e la stima.

Savio per la presente Settimana.

s. Pietro Zen.

Da vendere.

Campi 33 alloincirca con Fabbriche vicini a Vicenza, e Bottega in Città. Una Vigna a Sant’Erasmo, e due Case alla Croce Grande in questa Città. L’Illustris. Sig. Giambat. Airoldi Marcellini ha i documenti necessarj per queste vendite.

Rinnovasi l’avviso esservi Persona, che si privarebbe con una discreta perdita delli 65 Tomi in 4to dell’Enciclopedia, che stampasi a Padova, sotto però certe condizioni, che sono note al compilatore di questo Foglio, onde a lui potrebbe ricorrere chi avesse volontà d’acquistarli.

Commedie per questa Sera.

A S. Angiolo

Replica del riparo peggior del male.

A S. Gio: Grisostomo.

Replica del Trionfo della Verità.

A San Luca.

Florindo, e Traccagnino sepolti vivi.

Si ricevono le Assocciazioni a questo Foglio in qualunque tempo da’Libraj Curti a S. Giuliano, e Colombani a San Bartolommeo. ◀Ebene 2 ◀Ebene 1