Zitiervorschlag: Antonio Piazza (Hrsg.): "Num. 80", in: Gazzetta urbana veneta, Vol.3\080 (1789), S. 325-640, ediert in: Ertler, Klaus-Dieter / Dickhaut, Kirsten / Fuchs, Alexandra (Hrsg.): Die "Spectators" im internationalen Kontext. Digitale Edition, Graz 2011- . hdl.handle.net/11471/513.20.2401 [aufgerufen am: ].


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Num 80.

Mercordì 7 Ottobre 1789.

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In Senato 3 Ottobre.

Deput. al ritratto delle Valli Veronesi m. 36.

s. Pietro Maria Bonfadini.

Inquis. alle Appuntadure m. 24.

s. Gir. Asc. Zustinian K.

Aggiunto Inquis. alle Acque m. 24.

s. Andrea Querini.

Inquis. ai Roli m. 24.

s. Francesco Foscari

Savio alle Acque m. 24.

s. Antonio Boldù.

In M. C. 4. detto.

Patron all’Arsenal. Và in Senato con

Voto mesi 32.

s. Leonardo Zustinian

Luogo di s. Giac. Zustinian el. Savio di Terraferma.

Pod. a Budua m. 32.

s. Zuanne Zorzi di s. Pietro Marco

F. s. Paolo Emilio Canal.

Pod. a Muggia m. 17.

s. Girolamo Marin qu. Carlo

F. s. Cattarin Balbi qu. Ant.

Castellan ad Asola m. 24.

s. Niccolò Barozzi di s. Seb.

F. s. Ant. Maria Marin.

Giud. al Mag. del Piovego.

s. Giacomo Pasqualigo qu. Fr. Ant.

F. s. Tranquillo Zane.

Prov. alle Legne.

s. Angiolo Longo

Luogo di s. Dom. Loredan 40. C. N.

2 Prov. al Cot. d’Alessandria.

s. Ant. Franc. Contarini

s. Alv. Antonio Zorzi

F. s. Gir. Marin e Z. And. Pasqualigo

Consolo de’Mercanti.

s. Lodovico M. Soranzo

F. s. Zuanne Moro 3zo.

Offiz. alle Beccherie.

s. Bertucci Pizzamano

F. s. Niccolò Longo qu. Vic. 2do

Ebene 3► Exemplum►

Una Burla di nuova invenzione.

Ad uno di questi più frequentati Caffè ove i Giovinotti da buon tempo radunansi, vi fu chi si fece capo d’un’impresa l’aggettivo della quale lasciasi all’arbitrio dell’intelligente lettore. Fu questa di raccogliere L. 120 in tante parti da 4 da 6 e da 8. a cui tassati furono alcuni di quegli avventori di sua conoscenza senza che niuno saper potesse a qual uso servir dovessero i soldi raccolti. Soffrì la loro curriosità (sic.) sino alla p. p. Domenica in cui finalmente si seppe ch’erano destinati ad un Pranzo ad uno de’primi de’nostri Alberghi. Niente di meglio nè di più soddisfacente per tutti se tutti quei che allo esborso soggiacquero fossero stati [634] invitati, ma non lo furon che in parte, e gli esclusi ebbero ben ragion di lagnarsi. Uno di questi pensò di rifarsi e ci riuscì. Mandò alla Locanda a prendere 12 de’beccafighi provvisti per quella talvola usando, o del nome del direttore della compagnia, o del proprio fingendosi convitato, il che non sà bene chi ci scrisse l’aneddoto. Certo è che li ebbe, e valendo dieci soldi l’uno s’avvantaggiò di due Lire, perch’era del dipartimento di quei dalle 4. Egli s’affacciò alla porta della Camera ove gli eletti sgridavano chi si aveva lasciato portar via i beccafighi, loro fece un ironico complimento, e andò tranquillamente a mangiarseli. ◀Exemplum ◀Ebene 3

Se il fatto è vero, come protesta chi ce lo ha scritto, resta ancora a saper prima di giudicarne se l’intera summa fu spesa in quel pranzo, o se una parte s’è riserbata per una seconda tavola da trattare il resto de’contribuenti. Forse per questi erano, o son destinati degli altri compensi, perchè non è da credere che la civil Gioventù del nostro Paese, così bene educata, studj di mangiare con aggravio altrui quel che val 8 per 4. Lo scherzo sarà stato innocente nel suo oggetto; ma sulla incertezza del suo fine, quello da’beccafighi non ha voluto che alla gioconda tavola si bevesse Domenica alla sua salute.

Nell’Eccellentissimo Collegio la mattina de’2 corr. fu deliberato il Dazio Grassa per i nomi che dichiarirà all’Interveniente Signor Giacomo Grifalconi per anni sei coll’obbligo di contribuire al Pubblico Erario Duc. 38 m. 666. 12. all’anno.

A comune intelligenza si avvisa che varj sono i generi compresi sotto il nome di Grassa a questo Dazio soggetti, come formaggio, carne porcina salata, castradina, aringhe, cospettoni, baccaladi, salamoni, caviale ec.

Venerdì 2 corr. alle ore 18 è giunta a poca distanza da questo Porto di Malamocco la Tartana di Cap. Andrea Tripovvich, Parc. Ant. Camenarovich venuta dal Zante con 140 botti d’Oglio. Non potè essere rimurchiata subito in Porto per mancanza della necessaria altezza d’acqua ch’esigeva il suo carico, e per la corrente contraria. Fu consigliato il Capitano a mettersi all’ancora in quel sito ed aspettar ivi qualch’ora; ma l’agitazione del mare, la debolezza del suo Legno, la sua immersione, temer lo fecero d’esporsi a qualche pericolo, onde pensò di ritornare in Istria, e licenziare le barche de’rimurchianti sciolse le vele. Era già avanzato nel viaggio quando il vento contrario torcer gli fece il cammino, onde ritornato dov’era in prima fece de’tiri di chiamata, e non vedendo accostarsi alcuna barca si risolse d’entrare in Porto senza guida; ma urtando in uno scanno vicino alla palata, per mancanza di pratica, gli si sgangherò il timone, e balzò in mare, e il Legno senza governo fu trasportato alla spiaggia ove ruppesi colla perdita totale del carico, salvati essendosi solo i Marinaj. La disgrazia successe verso la sera del giorno suddetto.

Oltre l’Oglio di cui 25 botti, dicesi, che trovate se ne sieno a’Lidi e in queste lagune, v’era sul Legno perito miele 50 m. lib. e 2 grosse Partite d’uvapassa, e di sem. di Lino.

L’altr.jeri fu pubblicata una Terminazione dell’Eccell. Magistrato alla Sanità regolativa per l’avvenire l’introduzione della China China onde giunta a queste Dogane debba esser data in nota da’loro Governatori al Nodaro del Magistrato, che ne terrà registro con tutte le indicazioni e regole prescritte.

Rese note le Partite, gli Eccellentissimi Proveditori col loro Notajo, e [635] Proto Medico, e Professori da Medicine e da Droghe assisteranno alla perizia del genere fatta colla maggior esattezza, onde admessa unicamente la China di gentile e perfetta qualità, sarà rigorosamente esclusa la mancante de’due prescritti caratteri, e al Mercante introduttore della non buona verrà intimato che colla scorta di Lettere del Magistrato a’Consoli Veneti debba essere rispedita al luogo di sua derivazione dovendo li Consoli stessi assicurare il Magistrato colle loro Risponsive del ritorno del genere al luogo di sua derivazione.

Verificandosi poi in qualunque tempo nelle visite del Magistrato l’esistenza di China diversa dalla voluta perfetta, o deteriorata, quantunque licenziata nelle Dogane, sarà irremissibilmente condannata alle fiamme.

Tale è la sostanza di questa Terminazione con cui sempre più manifestasi il vigile zelo di sì illustre Magistratura diretto alla comun salute degli uomini.

Nella mattina del giorno stesso l’Eccellentissimo Pieno Collegio confermò nel suo posto di Console d’Alessandria il Sig. Conte Stefano Cigovich con voti 24 di sì e 5 di nò.

Annuale assegnamento di questo Consolato Ducati 4260.

Causa.

All’Eccell. Coll. de’XXV.

3 Settembre 1789. Mane.

Nel 1682 a’19 Settembre gli Eccellentissimi Signori Deputati alle Vendite hanno deliberato dall’Illustrissimo Signor Marco Arrigoni sulla vita del suo Figlio Santo Giacomo, che poi si fece Carmelitano Scalzo, la Carica di Notajo nell’Offiz. Illustrissimo di Proprio per il prezzo di Duc. 4025. corr. Morto ab intestato il Sig. Marco, ne divennero possessori i di lui Figli D. Gio: Ant., Giorgio, e Leonardo, attesa la professione Religiosa dell’altro loro Fratello. È da notarsi che a’12 Febbrajo 1685 dal suddetto Acquirente fu comperata ancora l’aspettativa della stessa Carica dopo la morto del nominato Santo Giacomo per Duc. 3605. 18, come maggior offerente al Pub. Incanto.

Questi Ereditarj possessori nell’anno 1717 a’15 Set. hanno venduta la Carica suddetta all’Illustrissimo Sig. Giorgio Dante, coll’annessa aspettativa dopo la morte del R. P. sulla di cui vita era posta, per il prezzo di Ducati 3605. 18 in cauzione de’quali il Sig. Dante assegnò a’Venditori 13 Casette alla Zuecca da lui fabbricate ascendenti in tutto all’annuo affitto di Ducati 132. E queste per il corso d’anni 12 a comodo ed incomodo de’Sig. Arrigoni obbligati a tenerle in acconcio e colmo, e pagar le Xme, ed obbligato il Dante alla loro manutenzione. Dichiarasi nell’Istrumento che nel termine degli anni 12 il Sig. Dante dovrà sborsare li Duc. 3605. 18 anche in 3 volte alli Sig. Arrigoni; e se a caso spirato un tal tempo non fosse estinto l’intero debito dal Sig. Dante o suoi Eredi abbino facoltà li venditori d’ottenere il libero possesso di quelle Case per il prezzo di vendita, de’Ducati 3605. 18, o conseguirlo per quella parte fosse il pagamento in difetto.

Agpiungesi che il Sig. Dante dovrà risquotere li Prò delli Duc. 3605. 5. investiti al Magistrato del Sal per tal causa dal qu. Marco Arrigoni nel 1686 e ciò a suo comodo & incomodo ec. sin che verrà il caso del libero possesso in lui della carica; dovendo ogni volta che sarà fatto l’esborso in rate d’un 3zo per volta essere rilasciate da’Sig. Arrigoni il terzo delle Case five affitti al Sig. Dante.

Seguita divisione del Fratello Leonardo dagli altri due che rimasero uniti, nel 1732, e divisi i Beni in 3 parti comprese furono nella prima a Leo-[326]nardo 7 delle Casette preaccennate di Duc. 84 d’affitto in tutte, e nella terza a Giorgio di 6 da 8 Duc. d’affitto l’una.

In Feb. 1737 si unì in Matrimonio il Sig. Leonardo colla Sig. M. Mad. Marchiora che le recò in dote Duc. 2500 in roba e 500 in denari. Morto egli nel 1765 lasciò 2 Figli cioè li Rev. D. Zuanne e D. Gaetano i quali ripudiarono la paterna eredità. Nel pagamento di Dote della sua Vedova gl’illustr. Giud. del Proprio hanno tra le altre cose assegnate 7 delle prefate Casette il cui valore, secondo stima, di Duc. 1383. 8.

Con Estragiudiziale 22 Agosto 1768. dichiarò la sud. Vedova agli Eredi di Zorzi Dante, cioè alli Sig. Felice, e Fratello, che non essendo mai seguito lo sborso nè in tutto nè in parte del Capitale de’Duc. 3605. 18 come fu prescritto nell’Instromento 1717, non volendo nè Lei nè il Sig. Marco Arrigoni per i suoi titoli, a pregiudizio del loro innocente interesse, più continuare nel godimento di tali Case, eccitano li Sig. Dante ad effettuar il pagamento delle Case predette nel termine d’un mese altrimenti passeranno alla loro vendita per quel prezzo che sarà dalla Giustizia deliberato, e con riserva &c.

Morta la Signora Marchioro successero a’titoli possessivi di quegli stabili il Sig. Marco qu. Zorzi, e Gaet. qu. Leonardo Arrigoni i quali nel 1777. intimarono altra Estragiudiziale al Sig. Fel. Dante ed alla Sig. Catterina Vespesiani allora rel. del quondam Giacomo suo Fratello, onde nel termine di giorni 15. restituito lor fosse il Capitale a fronte della restituzione delle case. Si accenna in questa che la Estragiudiziale del 1768. a nome della Vedova e del Sig. Marco, inoperosa rimase per offiziose lusinghe, e per grado di cogniazione.

Nell’avversaria Risposta s’è detto: che bastò un assoluto protesto all’Estragiudiziale della Sig. Marchioro, perchè essa s’aquietasse, e confessasse col suo silenzio destituta d’ogni fondamento la sua pretesa; pretesa riprodotta ingiustamente, e per quanto appare dal fatto, e per il tenore dell’Instromento, e per tutte le cose seguite, onde protestata inadmissibile, il Sig. Felice e la Sig. sua Cognata s’impegnano a difendere contr’essa le loro ragioni.

Tale è la base della questione che per il corso d’anni agitò le due Parti contrarie. Nel 1782. la Sig. Vespesiani Dante laudò in F. C. l’Estesa 1777. e la susseguente Scrittura Arrigoni e L.L. C.C. e ciò per la parte riguardante il suo nome, rimovendosi dagli Atti praticati.

Se ne dolse il di lei Cognato in Estragiudiziale 2. Maggio anno suddetto e chiamò la sua direzione insidiosa, ingiusta, irregolare ed inconveniente protestando l’uso delle sue difese non solo contro de’suoi Avversarj ma pur anche contro di Lei.

Passato egli ad altra vita e lasciando erede delle sue facoltà la Pia Fraterna secolare de’Poveri di S. Lucia fu de’Deputati della medesima contentato che l’eccellente Marco Generini assumesse Giudizio per il qu. Felice Dante contro il Sig. Arrigoni. A’20. Novembre 1787. seguì Spedizione absente a favor di questi al Magistrato di Petizion, che fu appellata sei giorni dappoi, e a’24. Febbrajo intromessa al Consiglio Eccellentissimo di 40. C. V.

Altra Scrittura della Sig. Catterina Dante contiene, ad onta del suo Costituto di Laudo in F. C., delle forti diramate pretese contro li Sig. Arrigoni, redarguite in risponsiva Scrittura de’12. Giugno anno corrente.

Per istanza del Notajo dell’Eccellentissimo Collegio de’XXV. attesa [637] a questo scarsezza di Cause, gli Eccellentissimi Capi della Quarantia C. V. concessero la presente al suddetto Collegio in ordine alla Parte del Serenissimo M. C. quanto alla summa non eccedente li Duc. 3500.

Così soggiacque al Giudizio del predetto Collegio unito al numero di 18 Individui, 10. de’quali decisero il Taglio a favore della Fraterna Erede del qu. Felice Dante, contro 8 per il Laudo.

Avv. al Taglio. Eccellenti Sartori e Silvestrini. Interveniente Generini Padre. Interruttor Generini Figlio.

Al Laudo. Eccellenti Orlandi e Bernardini. Interv. Giacomo Poli.

Addì 2. Ottobre 1789.

Eseccutivamente alla Terminazione di questo Eccellentissimo Magistrato 6. Giugno 1769. comandano gl’Illustrissimi, ed Eccellentissimi Signori Sopra Provveditori, e Provveditori alla Sanità, che dal Pubblico Stampatore Pinelli sia stampata la seguente Ricetta del Sal di Canale, o sia del Piemonte ad uso del Bestiame approvato con Terminazione del giorno 8. Maggio passato.

Modo d’adoperare il Sal di Canale, o sia di Piemonte a prò del Bestiame, il quale si dispensa con privilegio, e jus privativo per Venezia, e tutto lo Stato del R. P. Francesco Saverio Sona; ricapito al Caffè del Signor Antonio Franceschetti sul canto della Calle de’Fuseri.

Questo Sale il più semplice, ed Omogeneo rimedio per li Bovi, Cavalli, e Pecore, è stato da loro medesimi accidentalmente scoperto all’occasione di pascolare in certa terra pregna di esso Sale, ed attaccati da qualche male interno con comune stupore in pochissimi giorni ne restavano liberi del tutto.

È desso un preservativo dietro la Sperienza approvato specialmente per quelle Epidemie, che provengono da cattivi pascoli, o dalle Acque stagnanti, e corrotte, che alterano pure colle loro esalazioni la stessa Atmosfera. In questo caso ai primi segni, che darà l’Animale di malattia Epidemica gli si darà una dose del suddetto Sale, ed impossessatosi il male (prima però che li venefici Miasmi abbiano preso di mira il Ventricolo, e gl’Intestini) si ripeterà la stessa dose ogni due, o tre giorni più, o meno secondo il bisogno con Bevanda bianca, ed e regola di cibo.

L’uso di questo Sale è anche utilissimo per allontanare il Glossantrace, male Epizootico conosciuto col nome di Cancro volante, il quale però formata che abbia la Vesica devesi curare dal Veterinario.

Le purgazioni ad ogni Specie d’Animale da se procciatesi, o dall’uomo somministrate sono sempre un ottimo Preservativo, e Curativo per varie malattie. Tra li dolci purganti appunto avvi questo Sale, che senza produrre il menomo sconcerto ha la facoltà di placidamente separare le grosse materie Fecali; promove anche blandamente le orine; ed assottigliando il Sangue, e la linfa glutinosa, e tenace, caccia fuori tal volta per la diafora gl’infetti umori, che insidiano le parti più nobili dell’Animale.

Dal nostro Serenissimo Doge con quella saviezza e rettitudine che hanno sempre mai regolati i suoi giudizj, e le sue decisioni, fu eletto al vacante posto di Canonico di S. Marco il Reverendissimo Don Pietro Bernardi del numero delli sei sotto canonici.

L’origine di questo Canonicato rimonta alla fondazione della Ducale Basilica, e all’antichità del rango di Primicerio. Per il corso di cinque secoli ebbero il titolo di Cappellani que’che ne venivano insigniti, e da tale dignità talvolta salivano al sublime grado di Primicerio, di Vescovo, o di Patriarca. Il lustro della loro dottrina fece in que’tempi, che i Dogi li im-[638]piegassero in Ambasciate a’Principi, e nell’incarico di Cancellieri Ducali. Non si sà il loro preciso numero allorchè furono instituiti. Sembra però che fosse di 26., qual’è al presente, sino dal 1393. Il sacro fregio delle zanfarde fu loro concesso ad instanza del Doge Foscari dal Papa Martino V. nel 1427. Anticamente portavano un cappuccetto pavonazzo sulla veste talare. A quest’Epoca furono nominati Canonici ne’Decreti Pubblici. Non furono allora compresi nel privilegio della zanfarda li due Sagrestani ma l’ottennero questi ancora dal Papa Alessandro VI. sotto il Dogado di Leonardo Loredano.

Della lor divisione in Residenti e Di Fuori, delle loro Cariche, e della formula con cui vengono investiti da’Dogi parleremo nel Foglio di Sabbato.

Notizie Scientifiche.

“Fedele alla sua promessa l’editore dell’opere del d’Aguesseau Cancelliere di Francia, ha pubblicato il secondo tomo prima del terminar dello scorso Settembre; e veniamo assicurati che quest’edizione sarà inalterabilmente proseguita. Noi abbiamo il piacere di far noto al pubblico che quest’Opere cotanto celebri, che furono universalmente applaudite nell’edizione francese, nulla perdono delle loro originali bellezze, tradotte in italiano, e dobbiamo esserne grati al traduttore, il quale ha il merito d’averci data una versione, che a giudizio de’conoscitori, unisce i due più difficili pregi dell’arte del ben tradurre, di esser fedele, cioè, senza saper nulla di traduzione.

Attribuiscasi la dovuta lode a chi impiega le sue fatiche, non già in volgarizzar romanzi, o altre consimili scipitezze, ma opere come queste dirette a promovere l’universal bene sociale.

Questo secondo volume, oltre tre discorsi, produzioni dei celebri oratori Tartarin, Terrasson, Cochin, noti non solo al Foro, ma anche alla Repubblica Letteraria, fatti all’occasione che il d’Aguesseau fu eletto Cancelliere di Francia contiene cinque Istruzioni, le quali sono dirette a formare il sublime oratore, il solido jurisperito, e l’ottimo maestrato. Que’giovani che sono destinati ad essere un dì utili alla patria, o nella scienza della Legislazione, o nella carriera dell’eloquenza non saprebbero scegliere miglior maestro del N. A.

Quanto poi la raccolta di queste Opere sia interessante, nulla meglio dir se ne potrebbe di ciò che ne scrisse il celebre Maestrato Morlhon, ed i nostri lettori ci sapran grado di quì leggere trascritto uno squarcio della più robusta eloquenza, che sembra superare sè stessa per lodar condegnamente.

“Il d’Aguesseau nutrito (così egli scrive) di quanto v’ha di più sensibile nella Poesia, di più solido, e di più istruttivo nella Storia, di più giudizioso, e di più grave nella Filosofia, di più fiorito, e di più sublime nell’Eloquenza, con qual forza non s’esprimeva egli allorchè dal suo ministero era obbligato a parlare? Una maschia eloquenza era il distintivo carattere de’suoi discorsi; la sua immaginazione sapeva far bello il tutto; le materie le più aride maneggiate da lui divenivano piacevoli. Le sue aringhe erano tanti modelli: chiaro, e metodico nel piano, vivo e forte nel ragionare, esatto, e giusto nelle prove, puro e preciso nell’elocuzione, adattava gli ornamenti alla qualità delle cause, sapeva, quando faceva d’uopo, impiegare le grazie del Flechier, e i fulmini del Bossuet: l’errore, la frode, l’artifizio vi erano dipinti con tratti sì odiosi, che eccitavano l’indignazione degli ascoltatori, mentrechè la verità, il candore, e la semplicità vi si mostravano con tanta evidenza, e con tante grazie, che colpivano gli animi de’Giudici, e si strascinavano i loro suffragj. (E poco dopo [639] soggiugne) que’che non hanno avuto la sorte di ascoltarlo consultino le opere preziose che la sua penna ci ha lasciate. E che non dobbiamo noi aspettarci da queste per la gloria delle Lettere, per l’istruzione delle Magistrature, per l’amministrazione della Giustizia, e pel bene dello Stato?

Si avverte il pubblico che di quest’edizione si è stampato soli cinquecento esemplari, e che l’Assocciazione resterà aperta fin che sarà compiuto questo numero.

Chi vorrà assocciarsi potrà dirigersi quì in Venezia alla stamperia del Sig. Antonio Curti a San Niccolò, o al Signor Antonio Curti Librajo in Merceria. Nelle altre Città a’primari Libraj. Nel susseguente tomo comincieranno le Aringhe.

Carico de’Bastimenti annunziati nel precedente Foglio.

Sulla Nave di Cap. Regazzi, Sale all’Eccell. Magistrato Mog. 279. Portata oglio carat. 6.

Sulla Nave C. Antonio Colludrovich a’Frat. CC. Revedin zuccaro verzin cas. 95. Mascabà c. 24. Caccao sac. 60. Fazzoletti fag. 1. Vino di Marsiglia, e Madera bot. 2 e un bar. Salnitro sac. 750. Zuccaro cas. 10. Rittagli d’Avorio bar. 9. Vino cas. 9. Al Sig. Seb. Sentazzi zuccaro cas. 41. Al Sig. Val. Comello 28. Al Sig. Giov. Heinzelmann Endego cas. 8. Al Sig. Gir. Cambiasio caccao sac. 30. Al Sig. C. Bon. Algarotti 109. Vino di Malvasia bar. 1. Al Sig. C. Nie. Bianchini Caccao sac. 49. A chi presenterà zuccaro cas. 85. Port. Cap. e Marin. zuc. verzin 1 cassetta e 1 mezza cassa. Mascabà mez. cas. Vino di Spagna e Portogallo barilotti 6. e 14 cassette. Sevo bar. 1. Di ritorno Fazzoletti un pacchetto, Occhiali pacchetti 4. crocette di Legno pacchetti 1. Tele da vele pez. 2.

Sulla Checchia C. Franc. Nordio.

Al Mag. Sale Mog. 284. Port. Oglio carat. 8.

Sulla Nave C. Gradara. Al Signor Marco Garganego zuc. cas. 35. al Sig. Gio: Cor. Rech 154. e un fascio. Al Sig. Val. Comello 27. Garofolate panieri 53. Caccao sac. 200. Al C. Bon. Algarotti 306. Al Sig. Ant. Duodo 224. zuccaro cas. 40. A’Frat. CC. Revedin Rittagli d’avorio bar. 9. Al Sig. Dom. d’Apel Vino bottiglie 30. A chi presenterà zuccaro cas. 189. caccao sac. 50.

Sul Bergantino Capit. Smith. Agli Eredi Rubbi Gomma in sorte cas. 2. piombo pezzi 200. Alli Signori Lod. Grassi pez. 100. Pietro Scipioni 166. Gabriel Cornet merci di lana Bal. 1. Mozzi, e Marangoni 2. Isac Loria 1. Legno S. Marta una partita. Merci di bombace una cas. Alb. Pezzi 1. Merci di lana una Balla. Riesch e Waghner Pepe 25. balle. Retrigerio bar. 20. Giam. Ruberti Birra cas. 1. ferram. lavor. bar. 1. Gir. Ippoliti 1 e 1 cassetta. Ant. Ballico un pacchetto. Gius. Reali Droghe 4 cassette e 2 botti. Giov. Heinselmann Birr. bar. 5 ferram. lav. una cassetta, e un tappeto. Cherubini una cas. Istrum. da Musica. Chi presenterà panni una cassetta, pepe bal. 30. birra cas. 1. ferram. lav. bar. 1. e 1 cas. merci di lana una bal.

Sulla Nave C. Gambillo Sale mog. 169 al Mag. Port. Oglio carat. 6.

Sulla Nave C. Pietro Zane. Alli Eccellentis. Censori Lastre di ritorno cassette 80. Alli Sig. Seb. Battaggia cera gialla bot. 7. Menach. Vivante 11 e una bal. Carlo Uccelli 3. Giam. Ruberti 1. Giorgio Braicovich Bal. 1. Giac. Panciera bot. 2. Franc. Redolfo 1. Giam. Bora 1. Ant. Gaggio carat. 2. Marco Malta bot. 24. cuoj salati 549. Pietro F. Lubencovich 2332. Vitriol di Cipro bar. 7. Lana bal. 4. Giov. Calvi 9. Pelli di Lepre 8. d’Angora 1. Pietro Tironi. Bottane Bal. 4. Cera gialla bot. 2. Gir. Gelmi pelo di Gambel-[640]lo bal. 12. cuoj salati 309. Gio. Torre Mussoline cas. 1. Il resto Sabbatto.

In M. S. 6. Settembre.

Prov. al Zante. dura m. 24.

s. Paolo Paruta.

F. s. Z. Franc. Manolesso.

Camerlingo a Brescia. m. 16.

s. Zuanne Longo qu. Vic.

F. s. Claudio Avogadro.

Castellan a Corfù. m. 24.

s. Giac. Balbi qu. Lod.

F. s. Maffeo Badoer di s. Z. Ant.

Aud. Novo delle Sentenze.

s. Pietro Ales. Manolesso.

F. s. Vic. Balbi 6.

Sig. di Notte al Crim. Sest. di Castello.

s. Alv. Mosto qu. Z. Bat.

F. s. Andrea Vitturi.

Del Sest. di Canalregio.

s. Polo Michiel.

F. s. Sebast. Soranzo.

Offiz. alla Ternaria Nuova.

s. Franc. Dandolo qu. Fantin.

F. s. Ben. Ant. Balbi.

Offiz. alle Ragion Vecchie. In Senato con V. m. 16.

s. Tom. Corner qu. Flam.

F. s. Cost. M. Bragadin.

X. Savj. In Senato m. 12. S. V.

s. Pattaro Buzzacarini.

Luogo di s. Franc. Calbo el. Sav. agli Ordini.

Teatri.

È assicurata da Scrittura la venuta della Sig. Mara per questo Teatro a S. Samuele. Non s’è ancora aperto quello d’Opera giocosa a S. Moisè, e si accerta non esserne cagione la malattia della Prima Donna, ma altre mancanze per cui succeduti sono de’cangiamenti.

Intanto agiscono le tre solite Comiche Compagnie. Quella a S. Gio. Gris. ebbe il merito della preferenza nel darci jersera una novità L’uomo si conosce alla prova. Essa è di quel genere anfibio che confonde colla tristezza della Tragedia il ridicolo comico. Quest’azione però non ebbe la facoltà nè di far piangere, nè di far ridere gli intelligenti uditori. Un ammasso d’accidenti inverisimili che rompono i confini delle prescritte unità; uno scialacquo di morale che in un milione d’inutili parole si ripete e si sfibra, non colpiscono que’cuori che soltanto sedurre si lasciano dalle bellezze dell’arte imitatrice della Natura. Un Colonnello in iscena da far la prima figura in un Ospitale d’Invalidi, Rodomonte sguajato, che i perbo leggia continuamente le sue prodezze non è carattere da muovere al riso chi gusta i comici sali, e molto meno per esser addossato ad un Inglese. Lo stesso può dirsi della Servetta che seco lui s’è introdotta per mescolare il faceto colla mestizia del Dramma, la quale ha delle scene convenienti soltanto alle Commedie dette dell’arte.

Speriamo di poter avere nell’altre nuove produzioni di questa Comica Compagnia argomento di lodi non imposto dallo strepito delle mani, ma dal nostro sentimento, e da’voti favorevoli di que’che sanno.

Abbiamo sino dalla scorsa settimana in questa Città S. E. il Sig. Conte de Pombelles nuovo Ambasciatore della Reale Corte di Francia a questa Repubblica Serenissima.

D’Affittare.

Due Case con tutte le loro comodità in Campo a San Barnaba. Annuo Affitto Ducati 45 l’una.

Altre due ristaurate di fresco nella Contrada medesima in Calle delle botteghe. Annuo Affitto Duc. 40. l’una.

Bottega nella detta Calle. Annuo Affitto Duc. 30.

Le chiavi delle prime sono dal Naranzer in Campo, e quelle dell’altre dal venditor di tabacco nella suddetta calle.

Altra Casa Grande d’affittar a San Stae in faccia Cà Pesaro con tre appartamenti e Mizzadi e Magazzeni con pozzo di acqua buona, scale di pietra e Terrazza. Paga a l’Anno D. 185.

Le Chiavi dalli Sigg. Tiozzi a S. Stae.

Commedie per questa Sera.

A S. Gio: Grisostomo Replica.

A S. Luca Gli Amici d’oggidì Farsa orig. Ital. e Il ritorno dalla Corte Com. di Carat.

A S. Angelo Il gran Faxal di Parigi. ◀Ebene 2 ◀Ebene 1