Zitiervorschlag: Antonio Piazza (Hrsg.): "Num. 71", in: Gazzetta urbana veneta, Vol.3\071 (1789), S. 561-668, ediert in: Ertler, Klaus-Dieter / Dickhaut, Kirsten / Fuchs, Alexandra (Hrsg.): Die "Spectators" im internationalen Kontext. Digitale Edition, Graz 2011- . hdl.handle.net/11471/513.20.2392 [aufgerufen am: ].


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Num. 71.

Sabbato 5 Settembre 1789.

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Carte Pubbliche.

Con Avviso a stampa del primo corr. furono eccitati tutti li Parrochi, e Curati di queste Contrade ad avvertire li poveri infetti dal Morbo Gallico di prevalersi della Pubblica carità concorrendo nel Pio Ospitale degl’Incurabili alla medicatura accenata in uno di questi prossimi passati Fogli, e ciò per ordine dell’Eccellentissimo Magistrato alla Sanità. Nelli giorni 2. 3. e 4. la mattina dalle ore 12. e il dopo pranzo dalle 22. furono fatti gli esami, ed accettati i più bisognosi. Le donne vennero esaminate privatamente, colle più modeste riserve.

Nel giorno medesimo si rese pubblico colle diffuse stampe il seguente Avviso.

"L’uniforme sentimento delle Mediche facoltà, l’esempio di tutte le Nazioni dell’Europa, quello dei Sovrani medesimi, li favorevoli successi pongono fuori di dubbio, che gli uomini possano garantirsi dalle fatali conseguenze del Vajuolo naturale con una semplice, blanda, e sicura operazione qual è quella dell’innesto. Quindi gl’Illustrissimi, ed Eccellentissimi Signori Sopra Provveditori, e Provveditori alla Sanità, sempre intenti alla salvezza della vita de’Sudditi, dietro anche il fortunatissimo evento delle due ultime Inoculazioni Ottobre 1788., e Maggio 1789., eccitano la Popolazione a prevalersi di quelle opportunità, e veri mezzi relativi alla importanza dell’oggetto, che dalla Sovrana munificenza, senza alcun risparmio, e spesa vengono caritatevolmente offerti.

Sotto la immediata Protezione adunqe, e Presidenza del Magistrato Eccellentissimo alla Sanità, dentro il corrente Mese di Settembre nell’Ospedale dei Mendicanti si effettuerà l’innesto, e saranno accolti in questo Pio Luogo tutti li ricorrenti, che non fossero stati altre volte innestati, o che non avessero avuto il Vajuolo naturale, e verranno trattati con Paterno affetto per tutto il necessario periodo della Medicatura, e saranno ad essi donate, oltre al solito Vestito, all’atto del licenziamento, Lire undici per cadauno.

Restano perciò precisamente fissati li giorni 17. e 18. dopo pranzo soltanto, cioè dalle ore venti fino le ventiquattro, per l’accettazione (premesso [562] sempre l’esame agl’Inoculandi) di tutti quelli, che usando di così caritatevole invito volessero allontanare le conseguenze di una malattia terribile nei Fanciulli, e molto più funesta negli Adulti.“

Nel dì susseguente de’2 gl’Illustriss. ed Eccellentiss. Signori Esecutori contro la Bestemmia hanno riprodotto l’infrascritto Proclama già pubblicato nel 1771., e ripubblicato nel 1775. d’loro Predecessori.

„Rendendosi sempre più intollerabile l’impudenza di quelle Meretrici che abusando della Pubblica sofferenza, escono dalle loro Stazioni e girando sì di Notte, che di Giorno per le Piazze e contorni di esse, non che per le vie tutte della Città, vanno tessendo laccj, e moltiplicando inciampi e pericoli alle Persone più morigerate ed innocenti, e formano uno spettacolo abbominevole agli occhj del Cielo, ed a quelli del Principe; alcune delle quali o caritatevolmente corrette dal Magistrato, o Forastiere espalse dalla Dominante con respettivi adattati Imbarchi sfacciatamente ritornano alle primiere contraffazioni: Quindi è, che gl’Illustrissimi, ed Eccellentissimi Signori Esecutori contro la Bestemmia corrispondendo alle Pubbliche pie intenzioni, ed alle peculiari incombenze del loro gravissimo Tribunale, avvalorando le antiche e recenti Provisioni in tal proposito, terminano, che rinnovati a’Capitanj tutti gli Ordini più risoluti per l’arresto di simili Meretrici, posteggiando fuori delle loro Case, o vaganti per l’odioso accennato oggetto per le Pubbliche strade, cadauna di esse retenta che sarà, oltre la pena di Camerotto ed altre ad arbitrio di loro Eccellenze, e Successori saranno alle Recidive irremissibilmente rasa la testa intieramente: la qual pena respettivamente non potrà a veruna delle contraffacenti esser rimessa, o minorata, se non con tutti i Voti del Magistrato ridotto al suo intero numero.

Metatextualität► Ecco la risposta dell’Autore della Lettera sull’Opera presente di Padova alla prima Critica, che gli fu fatta. L’ebbimo fino dal passato Martedì, ma non a tempo di poter inserirla nel precedente Foglio. S’egli risponderà anche alla seconda la daremo in luce, com’è conveniente, rinnovando però le più ferme proteste di non volere ammetter altro in seguito. ◀Metatextualität

Risposta alla Lettera che comincia il N. 69. della Gazzetta Urbana di sabbato scorso 26. Agosto.

Ebene 3► Brief/Leserbrief► Veneratiss. Sig. Maestro.

Non ò termini bastanti a spiegarle quant’io le deva per la bontà, ch’ella à avuto di farmi arrossire pubblicamente de’miei spropositi. Per darle poi, Sig. Maestro, una prova della mia docilità assoggetterò al suo riverito giudizio le seguenti riflessioni introno alcuni punti della sua correzione, che per mia sfortuna non ò potuto comprendere.

Non è picciola bagatella censurare in aria di acuto osservatore direttamente un Paisello. L’autorità dei nomi fu sempre l’arma prediletta dei pedanti; dal canto mio m’ingegnerò di opporvi quella della ragione, senza per altro citarla, Sig. Maestro, al di lei Tribunale. Sono più generoso, forse di quello ch’ella crede.

Io mi aspettava un parallelo dei tempi nostri con quelli della florida Grecia. Mi rincresce solo, che per la mancanza del suddetto parallelo non potrà il Pubblico dare il minimo giudizio sulla presente questione.

Avete mai domandata ragione al Paisello delle di lui opere per alzar tri- [563] bunale sui scritti suoi? Confesso il vero, io non sapeva, che per decidere die difetti di un’opera fosse necessario di andarne a chieder ragione all’autore; la supplico dunque, Sig. Maestro, d’insegnarmi come si deve fare per censurare le opere di quelli che sono morti.

E il Tomo dell’orchestra dove lo lasciate? E un tempo più accelerato, o più lento? E i piani forti? Che un’esecuzione meno esatta dei tempi, dei piani e forti ec. possa trasformare in seria la musica Buffa questo è un secreto dell’arte ignoto fino ai nostri giorni. L’onore di quest’importante scoperta era riservato al Sig. Maestro.

Convenite che nelle Gare Generose vi sono alcuni pezzi originali, e pieni della vivacità propria dell’autore, e concludete poi ch’egli sia il corruttor del buon gusto nelle opere buffe? Io credeva scioccamente, che l’originalità, e la vivacità fossero pregi proprj egualmente del Buffo, che del Serio; credeva ancora, che in un’Opera Buffa si potesse scrivere dei pezzi di musica originale, e vivace, che non fosse Buffa; conosco adesso l’eccesso della mia ignoranza: sempre più si accrescono le mie obbligazioni verso il Sig. Maestro

Asserite che Paisello confonde il Buffo col Serio, dunque nelle sue opere Buffe vi trovate del Serio e del Buffo. Io asserisco, ch’ella confonde sempre il bianco col nero, dunque gli oggetti che son bianchi a lei sembrano neri, e così viceversa. Mi sono ancora bene spiegato?

Gridate poi all’arme contro l’eccedente quantità di contrattempi ec. voi confondete il contrattempo col giuoco degli strumenti. Non ò la fortuna di capire ciò che voglia dire il giuoco degli strumenti. Sarà probabilmente come il Tomo dell’orchestra; due tesoretti di lingua con cui il Sig. Maestro si è degnato di rimediare alla povertà dell’Italiana favella.

Cosa credete che sia il vero contrattempo? È quella melodia che secondo le leggi del ritmo deve aver le sue desinenze nel primo o nel terzo quarto della battuta nel tempo giusto, e la à invece nel secondo o nel quarto. Oh questa volta bisogna assolutamente farsi coraggio, Sig. Maestro, e dirle ch’ella confonde il contenuto col continente, il tempo cioè colla misura, due cose diverse quanto la Logica e la Pedanteria. Eccole dunque un’altra deffinizione del contrattempo diametralmente opposta alla sua. „Ogni misura è composta di più tempi, alcuni più forti ed alcuni altri più deboli. nella misura di quattro tempi (da noi chiamata tempo perfetto) i tempi forti sono il primo, ed il terzo quarto. Le note dunque, che finiscono in tempo forte, cioè nel primo o nel terzo quarto si chiamano note di contrattempo“. Rousseau. Diction. de Mus. Pag. 305. Ella, Sig. Maestro, decide in contrario, che le note di contrattempo devono finire nel quarto, e nel secondo quarto. Che sfortuna per il povero Rousseau di non aver potuto imparar da lei la vera deffinizione del contrattempo!

Quindi ella passa a descrivere colla sua solita facondia l’innumerabile quantità di effetti, che si possono conseguire dal giuoco degli strumenti, cosicchè sfido perfino il giuoco del Lotto a somministrare un sì gran numero di combinazioni. Viene in seguito l’enumerazione di quanti mali nascerebbero se si tentasse di ricondurre la musica alla sua prima semplicità, sbandindone tutti quei viziosi ornamenti che le sono stati aggiunti ai nostri giorni. Sonnolenza dell’uditorio, solitudine delle Platee, fallimento degli Impresarj, sollevazione universale contro il temerario Riformatore ec. ec. ec. Venite avanti dunque, ombre immortali d’un Leo, d’un Saffone, d’un Pargolesi, e di tut-[564]ti gli altri celebri trapassati compositori. È dunque vero, che le vostre celebri composizioni facevano ronfar altamente l’uditorio, riducevano le Platee un deserto, e facevano fallire tutti gli Impresarj? Come dunque, impostori quanti siete, come avete indegnamente usurpato la fama di gran Compositore, e l’ammirazione di tutti i Posteri? E sarà vero che siate tutti morti tranquillamente sul vostro letto malgrado il furore degli Impresarj, dei patroni dei palchi, dei portinaj, e dei tira scene tutti attruppati contra di voi?

Intorno all’odierna decadenza della Musica vi rimetto all’insigne libgro del Sig. Manfredini intitolato: Difesa della Musica. All’autorità dell’insigne libro del Sig. Manfredini non ò che rispondere.

Egli vi proverà geometricamente ec. Alla geometria dell’immortale Sig. Manfredini non saprei cosa rispondere.

Crede taluno di aver in mano la spada di Scander-begh, e poi s’accorge fuori di tempo d’aver una di quelle spade, che si vendono dai bagattellieri. Oh Dio! sono ben sfortunato! ò da cimentarmi con uno spadino da gala contro lei, Sig. Maestro, che possede la spada di Orlando, la lancia di Astolfo, e la clava di Alcide! Cieli! che mai sarà di me! Gelo tutto solo in pensarlo.

O l’onore di essere quantunque mezzo morto dalla paura.

Di Lei veneratis. Sig. Maestro
Umil. Obb. Ubb. Disepolo M.

Padova 30. Agosto

Causa.

All’Eccell. Consiglio di 40. Civil Vecchio. Mane. 27. Agosto 1789.

Girolamo Zanadio con suo Testamento 1762. 28. Agosto formò varj Legati Vitalizj in num. di 27.

Col Legato XXVI ordinò: che al caso non si ritrovasse facoltà bastante a supplire alli detti Legati, che fossero eseguiti li primi come sono dichiariti; e che li Prò di ciò che ha investito, che sarà da investire, come pur quelli delli Legati, che andassero estinguendosi, siano investiti per supplire alli posteriori Legati; e nulla mancando nella sua Eredità forma un Fideicommisso delli Prò in Girolamo Zanadio e Figli sostituendo alla mancanza delli primi chiamati il Sig. Niccolò qu. Franc. Zanadio suo terzo cugino abitante in Ferrara, con Fideicom. nelli suoi Figli.

In fatti la facoltà dello stesso non bastò a supplire alli Legati: quindi la Signora Pasqua Zanadio li 13 Agosto 1782. annotò la sua parentela al Magistrato del Proprio per succedere in detta Eredità come inordinata, e dietro a questa vennero le altre parentele de’L.L. C.C. Zanadio: indi interdetta dalli stessi la S. a L. praticata li 30 Luglio 1782 dal suddetto Sig. Nic. Zanadio sopra il Legato XXVI. instarono il Taglio negando allo stesso azione, e sostenendo caducata l’eredità medesima.

A detta dimanda rispose il Sig. Nic. Zanadio contestando che con arbitrio fosse creduta caducata detta Eredità, e sostenendo il Taglio delle Parentele Zanadio.

Sopra tal questione nacque li 29. Luglio 1784. Spazzo di Taglio a favore de’L.L. C.C. ch’escluse la pretesa del Sig. Niccolò, sopra il quale usato dallo stesso il Pristino contestò: che non si potesse col pretesto, che non vi fosse facoltà sufficiente a supplire a tutti i Legati, sostenere caducata detta Eredità, ma dovessero li Prò ( soddisfatti per ordine i Legati ( sortire la disposizione ordinata dal Testatore; impugnando con ciò le Parentele de’L.L. C. C.

[565] Anche da questa pretesa essi si difesero, ed ottennero li 21 Marzo 1786. un secondo Spazzo di Taglio a loro favore.

Sopra lo stesso fu usato dal Sig. Niccolò un terzo tentativo col Pristino, contestando, che per la forma della disposizione si debba verificare l’esecuzione del Legato XXVI.

Si difesero lì Signori L.L. C.C. anche da questo ed ottennero nel suddetto giorno il terzo Spazzo di Taglio seguente.

Al Taglio 20 Al Laudo 6. N. S. I.

Avvoc. al Taglio. Ecc. Orlandi e Gromer. Interruttor Facini. Interv. Gir. Spaziani e Nic. Pellegrini.

Avvoc. al Laudo. Ecc. Gallini e Sozzi. Interv. Giuseppe dall’Acqua.

Aggiunta dell’estensore di questo Foglio relativo alla riferita Causa.

Il Signor Girolamo Zanadio Testatore era Mercante da Fettuccie, Veli, e altri generi lavorati con oro falso in Calle della Bissa all’Insegna dell’Ombrella. Dopo aver condotta una vita agiata, e aver fatto del bene a’Luoghi Pii, ed a’Poveri di questa Città, come lo dice egli stesso in fine del suo Testamento, lasciò una facoltà di Ducati 80925: 6 così divisa. Cotanti 4412: 17. Argenti, Gioje, e Mobili 8031: 14. Beni, e Capitali S. Rocco 21762:12. Crediti 46717:11. Lasciò in oltre un florido Negozio in legato co’crediti annessi al suo Agente Bart. Colombana, che passò pur esso all’altra vita. Il grand’uso, che facevasi ne’Teatri de’capi suddetti, e la frequenza e lusso delle Regatte Pubbliche hanno potuto arricchire quel Negozio sussistente da più d’un Secolo sotto la medesima Dita, e colla stessa Insegna.

Nella nota de’Vitalizj Legati egli discese da’suoi parenti, alla gente di sua dipendenza e servizio; non se ne scordò alcuno, e beneficò fino il suo Barbiere, e il di lui giovine di cento Duc. all’anno. Volle che nel termine di giorni 8 celebrate fossero 5 mila Messe a benefizio dell’anima sua, ed essere seppellito nella Chiesa di queste Rev. Monache del S. Sepolcro colla seguente Inscrizione dettatagli dalla divota sua Musa.

Gerolemo Zanadio qu: Francesco, che quì giace

Per le preghiere tue attende pace.

È da riflettere, che per non aver bene conosciuto il suo stato dispose il Testatore dabbene ne’suoi Legati più di quello che aveva, onde i beneficati non potendo tutti ad un tempo godere gli effetti della sua disposizione, cominciarono gli Atti Giudiziarj, insorsero le Liti, e s’inasprirono gli animi de’suoi Eredi. Corso il breve spazio di 9. mesi dal giorno del suo Testamento a quello della sua morte, non si può supporre un decrescimento notabile nell’Asse della sua facoltà. Così ad onta delle sue rette intenzioni, e dopo avere invocate tutte le Celesti Gerarchie prima di scriverle, mancò l’effetto desiderato e voluto dalla sua anima giusta e caritatevole, e le sue sostanze così bene distribuite divennero oggetto di contese, e discordie, e furono in tanta parte divorate dalle spese Forensi.

Sarà sempre un Problema, fin che la stima dovuta agli eloquenti difensori del giusto viene usurpata dagl’ingegnosi cavillatori (evidentissima prova della maggior corruzione de’nostri costumi da cui guaste son le opinioni) se un uomo nel migliore stato di salute e di serenità di mente possa scrivere un Testamento così semplice, e chiaro, che andar soggetto non debba ad attacchi; ma sarà sempre vero, che lo difenderà possibilmente da tal pericolo chi nelle sue disposizioni studierà [566] di prevenire tutti gli ostacoli, e fare un conto esatto di quello che ha, perchè pacificamente possino verificarsi i suoi benefizj.

Avviso al Pubblico.

Martedì 8 del corrente Settembre nella Chiesa detta de’Mendicanti si canterà un’Oratorio intitolato Abigail con Musica tutta nuova del Signor Andrea Favi di Forlì. Questa è la prima produzione del detto Signor Maestro, ch’esce alla luce del Mondo colto.

Castighi Pubblici.

La mattina del prossimo scorso Lunedì soggiacque all’ignominiosa pena della frusta un Falegname, che seppe arricchirsi a forza di latrocinj di capi preziosi in alcune di queste case opulenti ove chiamato fu a lavorare. Era già da non poco tempo nelle forze della Giustizia. Gli fu fatto fare un lungo insolito giro onde passasse dinanzi alle abitazioni ove commise i più considerabili furti, prima che giungesse a Rialto a baciare il gobbo1 meta de’condannati al castigo da lui sofferto.

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Lettera scritta da Murano il giorno primo del corrente.

Brief/Leserbrief► Ad onta del cattivo tempo jeri fu numerosa l’Udienza all’Accademia in questo Seminario Patriarcale, a segno, ch’era piena la Sala. S. E. Reverendissima non ha potuto intervenire a cagione d’un improvviso dolore di gambe da cui fu assalito. Questo esemplarissimo Soggetto, che tanto onora il Sacerdozio e il Cattolicismo colle sue edificanti morali virtù, oltre la perdita della vista, soffre de’gravissimi attacchi di gotta2 onde tutti i buoni ne provano una vera afflizione. Le Composizioni a lui dedicate, recitate furono dinanzi al suo Ritratto.

Queste, e le altre tutte riuscite furono d’universale soddisfazione; e fecero moltissim’onore al Sig. Abbate Dal Mistro autore delle medesime, e direttore dell’Accademia, che fu per sentimento de’dotti la più bella, ch’egli abbia data. La disposizione de’pezzi poetici, la chiarezza, ed eleganza con cui trattò in essi degli argomenti difficili, gli fecero ottenere le lodi comuni. Tanto a di lui gloria sia reso pubblico col mezzo della vostra Gazzetta. Addio.

Vostro Amico B. M. ◀Brief/Leserbrief ◀Ebene 3

Posdomani alle scuole Pubbliche, che ancora conservano il nome de’Gesuiti, da quel Maestro di Rettorica Signor Abbate Dottor Bregolini si darà pure un’Accademia Poetica sotto gli auspizj di questi Signori Eccellentissimi Riformatori dello studio di Padova.

Intorno a quella di Brescia del Sig. Abb. Maceri, è accusato lo Scrittore che ci mandò la relazione da noi stampata di non essere stato un giudice troppo giusto. Dicesi però in una Lettera de’30. Agosto, che l’Accademia generalmente piacque, che S. E. Rappresentante vi assistì con piacere, e che non bisogna ai Recitanti affiggere un’idea di declamatori Greci, o Romani, acciochè piacciano, ma un’idea relati-[567]va al subbietto, e che finalmente gli aspettatori colle loro interrogazioni si unirono al buon esito della medesima.

Se sia vero che il Brolo del Monastero di S. Zaccaria arrivasse anticamente dov’ora è il Broglio vicino al Palazzo Ducale; e se il Principe per la cessione del Terreno passi annualmente de
frutti a quelle R. R. M. M.

Tanto ricercasi dalla nostra Gazzetta per una questione insorta poche sere sono. Uno sosteneva il fatto, l’altro lo negava coll’opinione, che il Monastero non fosse più antico del Palazzo Ducale.

Se parliamo della prima Chiesa di S. Zaccaria essa è d’un’antichità delle più rimote, riconoscendo la sua fondazione dal Doge Ang. Participazio, quello che da Malamocco trasferì la Sede a Venezia, e ciò fu verso la metà del Secolo Settimo. La fabbrica del Monistero fu posteriore. Abbiamo dal Sansovino che nell’anno 407. dall’edificazione di questa Città ed 827. dell’Era Cristiana, Giustiniano Participazio il X. de’nostri Dogi, fabbricò e ristaurò questo Monasterio, pregato da Leone quinto Imp. di Costantinopoli, il quale non solamente gli mandò denari: ma huomini e maestri eccellenti nell’Architettura. Segno dunque che il Monastero esisteva anche allora, e da non poco giacchè aveva di ristauro bisogno.

Quanto alla fabbrica del Palazzo Ducale, secondo lo stesso autore fu cominciata dal prenominato Ang. Participatio IX. Doge dalla parte del ponte della paglia: ecco dunque falsa l’asserzione che il Brolo delle Monache giungesse al sito dov’ora è il Broglio.

Ben è vero, che ad esse il prefato Doge Participazio donò per il loro mantenimento le terre, e l’acque al Monastero vicine, com’è detto nel Tomo Terzo della Storia della fondazione delle Chiese di Venezia. Ivi si assegna la cagione della pubblica visita del Principe nel giorno di Pasqua, per avere queste illustri Vergini ceduto di buon grado porzion di terreno al Doge, che lo ricercava per la fabbrica della Chiesa di San Marco.

Di fatti anche il citato Sansovino asserisce che: Possedeva questo Sacrario gran terreno all’intorno, & era suo quello, dove ora è la Piazza Pubblica di S. Marco: però volendo Sebastiano Ziani Doge XXXVIII. ampliar la Piazza, ottenne dalle Monache il terreno, & all’incontro diede loro possessioni sul Trevisano, & s’obbligò allora (per quanto si dice) di visitar ogni anno in perpetuo il giorno di Pasqua la Chiesa loro.

Apparisce dunque da quanto abbiamo riferito, che il Terreno appartenente a queste RR. MM. estendevasi fino a tutto lo spazio, ch’ora occupa la nostra Piazza; e può darsi ancora che il loro Brolo fosse appunto nel sito del Broglio, non essendovi allora il Canale, che divide il Palazzo Pubblico dalle Prigioni. Ma di questa particolarità non troviamo memoria, e se alcuno somministrarci potesse un certo documento la contesa sarebbe decisa.

Notizie Letterarie.

“Se gli Scrittori del Secolo a favore dell’umanità hanno dato un forte impulso ai Sovrani per correggere la rigidezza delle Leggi penali, e renderle maggiormente proporzionate all’indole, e natura de’delitti, così per la rivoluzione accaduta nei Codici Criminali, e nelle nove riforme sarà di necessità l’avere un’esatta cognizione della Teorica-scienza uniforme a tali regole, in mancanza della quale o non si può comprendere il valore, e lo spirito delle novatrici opinioni, o viene ad esse data un’intelligenza erronea, e non analoga a quelli metodi, che si [668] sono voluti insinuare. A tal oggetto il Sig. Dottor Antonio Pasquale Valli Nobile Toscano e Avvocato Criminale in questo Foro, hà dato alla luce un corso d’instituzioni Criminali diviso in due Tomi, nel quale l’uniformità della sua opera con il dritto delle Genti, e di Natura, l’adesione ai Moderni Scrittori, e la consonanza ai recenti Codici sì nella fabbricazione dell’offensivo, come nel Decretorio, e Cominatoria Penale, vengono ad indicare un sistema sicuro alieno dai pregiudizj sin’ora adottati, e riconosciuti contrarj all’interesse sociale ne’corrispettivi al fine primario delle Leggi, che in tutte le circostanze esigono en ‘adecquata proporzione.

Si vende al Negozio Andrea Folglierini Librajo in Merceria dell’Orologio al prezzo di Lire 3. per ciascun Tomo."

In Senato.

Giovedì 3 Settembre.

2. Rev. e Reg. dell’Entr. Pub.

s. Alv. Morosini qu. Barb. Vic.

s. Alv. Contarini K.

2 Segretarj dell’Eccelso Cons. di X.

173-23 Circospetto Bernardo Gislanzoni

158-37 Circospetto Gasparo Soderini ritornato l’altr’jeri dalla Residenza di Londra.

Savio in Settimana.
Per la prossima ventura.

s. Zuanne Querini K. di s. And.

Li NN. HH. concorrenti all’Auditorato della S. Rota R. e per ciò ad dottoratisi a Padova sono

s. Lauro Costantin Querini

s. Z. Bat. Falier

s. Zuanne Ab. Priuli.

Oggi s’è aperta una Bottega da Caffè sotto le Procuratie Nuove colla Insegna Pitt l’Eroe, nella quale, oltre le solite, si troverà ogni sorta di bibita all’uso d’Inghilterra.

Si ricerca un Cameriere di buona figura, e giovane che sappia ben pettinare, e che abbia qualche abilità per Cucina da valersene una qualche volta se occorresse.

Cambj.

4. Agosto.

Lione e Parigi 57 e un 4to. Roma 63. Napoli 115 e mezzo. Livorno 99 e 5 8vi. Milano 155. Genova 91. Amsterdam 92 e 3 4ti. Londra 48 e 3 4ti. Augusta 102 e 3 4ti. Vienna 196 e 3 4ti.

Prezzi delle Biade.

Formento a L. 31 circa. Sorgo Turco a 17. Segale a 22. Miglio a 18.

Risi da Duc. 34. a 35.

Bastimenti arrivati.

17 Agosto 1789.

Nave La Bella Livia Cap. Giovanni Biondo ven. da S. Maora con 281 Mog. di Sale all’Eccellent. Magistrato. Portata oglio carat. 8.

19 Detto.

Checchia La Speranza Cap. Mat. Vassilevich ven. da Genova. Alli Signori Gius. Treves Legno Camp. Part. 1. Pietro Scipioni detto Partite 1. Simon Carminati Balsamo e Merci cas. 1. Salsaperiglia Fardi 1. Gialappa tarlata F. 1. Antonio Duodo Legno Verzin Part. 1. A chi presenterà Cassia bar. 6. Gial. tarl. F. 15. e colleti 1. Caccao fusti 1. Pasta coffe 5.

20 detto.

Berg. nom. Bettina Capit. Guglielmo Buther ven. da Witbey. Ab Sig. Gius. Treves lume di Rocca part. 1. alla rinfusa.

21 Detto.

Berg. nom. Triton Cap. Roberto Brocher da Londra e Witbey. Alli Sig. Gius. Treves Legno S. Marta pezzi 8371 lume di rocca part. 1. Pietro Scipioni piombo pani 200.

Berg. Odoardo Cap. Giov. Hanphrys da Liverpool e Livellin. Alli Sig. Marc’Ant. Zinelli Latta stagnata cas. 460. Retrigerio Bot. 105. Bandoni neri stagnati cas. 14. Latta nera cas. 16. Bonomo C. Algarotti piombo pani 686. Riesch e Waghner cera bot. 6. Giov. Heinzelmann Birra cas. 1. Denti elefante n. 138. Liquori Bar. 1. Form. pezze 1. Pietro Sermonti cenere Bot. 4. Del Cap. aringhe bar. 20.

Morti.

S. E. la N. D. Elis. Ter. Curti Consorte del N. H. Lancillotto Renier. ◀Ebene 2 ◀Ebene 1

1 Figura di marmo poco lontana del Banco Giro. Dopo aver baciata una croce appresso quella figura i frustati, per la via di Merceria ritornano alle Prigioni.

2 Figura di marmo poco lontana del Banco Giro. Dopo aver baciata una croce appresso quella figura i frustati, per la via di Merceria ritornano alle Prigioni. L'esempio di questo male in un Prelato di sì santi costumi, e di vita così frugale provera maggiormente, che non è sempre, nè in tutti, l'effetto della dissolutezza, e dell’intemperanza.