Zitiervorschlag: Antonio Piazza (Hrsg.): "Num. 69", in: Gazzetta urbana veneta, Vol.3\069 (1789), S. 545-552, ediert in: Ertler, Klaus-Dieter / Dickhaut, Kirsten / Fuchs, Alexandra (Hrsg.): Die "Spectators" im internationalen Kontext. Digitale Edition, Graz 2011- . hdl.handle.net/11471/513.20.2390 [aufgerufen am: ].


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Num. 69.

Sabbato 29 Agosto 1789.

Ebene 2► Risposta alla Lettera inserita nel Numero 67. della Veneta Urbana Gazzetta in data di Padova 18 Agosto 1789.

Ebene 3► Brief/Leserbrief► Pregiatissimo Signore.

Leggo nel N. 67 della Urbana Gazzetta una lettera vostra, che in coscienza non si può lasciar correre liberamente le poste senza fermarla un pocolino per farvi sopra qualche ragionevole osservazione. Capperi! Non è picciola bagatella censurar in aria di acuto Osservatore direttamente un Paisello; azzardare delle proposizioni che in fatto musicale esigono i più accertati confronti, e concludere finalmente la odierna decadenza della nostra musica. Io mi aspettava un parallelo dei tempi nostri con quelli della florida Grecia; ch’è quanto a dire: conghietture e deduzioni intorno alla musica antica o false, od oscure, ma sempre incerte sopra rimoti cenni a noi tramandati dagli scritti di qualche autore senza l’idea sicura, di quelle note che si è affatto perduta col tempo. Ma in nome del Cielo questa volta tacque la Grecia, e parlò un’uomo dei nostri giorni sopra cose presenti a noi, e quindi soggette al pro e al contra più evidente e sicuro.

Paisello forse non apparirà attualmente così vivace come si palesò nella Frascatana, ed in altre sue celebrate produzioni. Avete per altro mai domandata ragione al Paisello delle di lui Opere per alzar tribunale sui scritti suoi? Siete molto crudele a pronunziar una sentenza francamente, senza accordargli un poca di difesa. Con tutto questo accennatemi una sola delle sue Opere Buffe, o quella d’alcun’altro dei Maestri di vaglia (escludo dal mio ragionamento que’piccioli insetti, che infestano il mondo musicale con opere vuote d’idee, e di sentimento) trasformata in funerale, ed i finali in meste salmodie, e funebri cantici. ma voi asserite gratis, e tirate innanzi [546] alla ricca. Soffermatevi di grazia un tantino. E il tomo dell’Orchestra diretta dal Maestro in persona dove lo lasciate? E la esecuzion delle parti? E un tempo più accelerato, o più lento? E i piani e forti? E il levar arie dallo spartito d’un’autore per sostituirne d’altro autore? Datemi il Maestro al Cembalo: l’Opera quale fù scritta, e quale fù sotto la sua direzione suonata, e cantata, e poi la discorreremo sulle salmodie e i funebri cantici.

Avete conosciuta pure anche voi questa intrinseca differenza: e perchè dunque venite ad un’assoluta proposizione che Paisello è il corruttore dell’Opera Buffa, concludendo ciò sopra le Gare generose cantate a Padova? Io non vi capisco. Convenite che nelle Gare generose vi sono alcuni pezzi originali veramente, e pieni della vivacità propria dell’autore: accordate per principio che la vivacità è propria di Paisello, e concludete poi ch’egli sia il corruttor del buon gusto nelle Opere buffe? Questa è una contraddizione. Asserite che Paisello confonde il Buffo col Serio: dunque nelle sue Opere buffe vi trovate del Serio, e del Buffo. Come regge tale vostro supposto coll’assoluta proposizione, che le sue e le altrui Opere Buffe sono trasformate in funerali? In un funerale io non ci trovo mozione alcuna d’ilarità; anzi tutto spira la più funesta tristezza. Ma voi avete avuto in veduta in tai supposti funerali l’allegria dei pizzicamorti, delle cappe nere ec. che ridono saporitamente, perchè dal funerale traggono il loro guadagno, e formano quindi la parte buffa in quel serio sì grande. Conveniva spiegarlo senza lasciarne fare un’indovinello.

Gridate poi allarme contro la eccedente quantità di contrattempi che si rimarca in questa ed in tutte l’ultime composizioni di questo Maestro; spiegando simili contrattempi col dire: che i violini giuocano di scherma con gli istrumenti da fiato, e che i corni e le violette si corrono dietro continuamente senza potersi mai raggiungere. Voi confondete il contrattempo col giuoco degli strumenti. Cosa credete che sia quello che si chiama vero contrattempo musicale da potersi condannar come errore? È soltanto quella melodia, la quale secondo le Leggi del ritmo deve aver le sue desinenze nel primo o nel terzo quarto della battuta nel tempo giusto, e la ha invece nel secondo o nel quarto; e così vice-versa. Il giuoco degli istrumenti si rende necessario particolarmente nelle Opere buffe, e forma una parte essenziale del loro bello. Provate un poco a fare che gli istrumenti accompagnino sempre secchi secchi la parte cantante, e poi vedrete all’aria prima sbavigliar l’uditorio, alla seconda terribilmente contorcersi per sonnolenza, ed alla terza ronfare altamente. Da questo giuoco ben usato dai giudiziosi moderni maestri ne nacque il maraviglioso effetto che dall’uditore in un Teatro s’udì il mormorar dei ruscelli, il cantar degli augelli, il ruggir dei leoni, il fischiar impetuoso dei venti; si videro le onde a rivolta, le folgori (che il cielo da voi tenga lontane) e tutti gli altri fenomeni, ed effetti naturali: le quali cose tutte senza che i violini (come diceste) giuochino di scherma ec. non si farebbero certamente sentire e vedere. Guai a chi colla bocca aperta, e colle ciglia inarcate assorbisse la dettatura delle vostre Leggi per il moderno Teatro! Dove vi slavereste dal furore degli Impresari se venissero elleno addottate, poichè il Teatro (a det-[547]to vostro riformato) diverrebbe un’agghiacciato deserto! E i padroni dei palchi? e i portinaj? e i tira-scene? ec. che sarebbero attruppati contro di voi? Misericordia!

Mi venite poi fuori coll’odierna decaenza della nostra musica. Intorno a questo punto io vi rimetto al Libro insigne del Sig. Manfredini intitolato: Difesa della musica moderna. Egli vi proverà geometricamente, che i rigidi censori, e pretesi riformatori della moderna musica non altro sono che genj particolari di volersi distinguere per singolarità d’opinione. Crede taluno d’aver in mano la spada di Scander-begh, e poi s’accorge fuori di tempo d’aver una di quelle spade, che si vendono dai bagatellieri. Non è meglio prima di tentar manrovescj furiosi, e mortali ferite esaminar di qual tempra o valore sia l’arma, che si vuol adoprare?" Sono a’vostri comandi

Aff. Servitore. ◀Brief/Leserbrief ◀Ebene 3

Verona li 22 Agosto 1789.

“Il Nob. Signor Marchese Giulio Carlotti quale volle verificare fin dal suo principio la Invenzione del Sig. D. Gio: Battista Omizzolo sul proposito del fornello Economico, scrisse come già si enunziò ne’ vostri fogli allo stesso inventore, e ne riportò due lettere che lo assicurarono del buon effetto, e gli diedero anche un Ragguaglio della spesa necessaria. Ora lo stesso Cavaliere con ottimo pensiero volle anche prender cognizione col mezzo de’Sigg. Conti Remondini di Bassano se bene siano riuscite le fornelle eseguite in quella famiglia Compostella. A lume della verità, e a gloria del Sig. abbate Omizzolo ecco la lettera scritta in risposta dai Nob. Signori Remondini.

Ebene 4► Brief/Leserbrief► Nobiliss. Sig. Marchese Padron Colendissimo.

A seconda delle di lei premure, le diremo, che non solo il noto Sig. Abbate Omizzolo ha eretto nella Famiglia Compostella le Fornelle Economiche; ma bensì anche nella Casa nostra stessa, e in tutte quelle di Campagna con un’ottima riuscita a segno che ne sperimentiamo un vantaggio assai considerabile, e non solo nella Fornella della Carne ma anco in tutte le altre per le piccole Pignatte, e Cazzarole. La Pignatta per la Carne, che tiene quattro secchi di acqua, questa non ci consuma che il valor di soldi otto Carbone appena; anzi ne abbiamo fatto fare anche una per l’acqua calda, che ci riesce di sommo comodo, e vantaggio; onde toltone per l’arrosto non si adopera più Focolare. ◀Brief/Leserbrief ◀Ebene 4

Dobbiamo per altro render avvertita V. S. Illustrissima, che il suddetto Religioso non essendo dotato di certa comunicativa, abbisogna della assistenza di un Maestro muratore, che abbia una qualche abilità; di più che le Pignatte di Rame stagnate debbono aver nel coperchio un piccolo buco, che dia un respiro al fumo del brodo, perchè non resti troppo soffocato, il qual buco si possa anche chiudere volendo.

Tanto le sia detto in risposta al venerato di lei Foglio 12 corrente, mentre con piena stima umilmente inchinandola ci protestiamo.

Di lei Nob. Sig. Marchese umilissimi divorissimi obbligatissimi Servidori Giuseppe Remondini, e Figli.

Resa certa in tal modo una sì utile e comoda Invenzione, entro il prossimo mese di Settembre si porterà il Sig. Abbate Omizzolo in Verona, ove spera di trovare varj concorrenti ad abbracciarla.” ◀Brief/Leserbrief ◀Ebene 3

[548] A Tramonti nel Friuli il giorno tre del corrente s’è sentita una gagliarda scossa di Terremoto, che molto sconcertò le case di quegli abitanti, e si rinnovò nel dì susseguente verso le ore 22 con tal forza, che non v’è più colà stabile alcuno, che notabilmente non sia danneggiato. Non pochi son quelli che atterrati rimasero, e v’è in questo numero il Palazzo del Signor Avvocato Giacomo Facchinetti. Le Chiese son mal sicure a’consueti uffizj di Religione; li Campanili minacciano rovina. Le scosse succedonsi frequentemente, e quello sventurato Paese presenta una scena d’orrore.

Tanto si ha da una Lettera de’ 5 riportata nell’ordinario prossimo scorso dal nostro Foglio il nuovo Postiglione.

Suicidj.

1 A Verona in Piazza dell’Erbe, da quello Speziale da Medicine all’Insegna delle Colombine abitava a dozzina, il M. R. Sig. D. . . . Ferrari dottore, e confessore. Era da qualche giorno ammalato. La mattina de’ 24 del mese presente due ore dopo Terza andò gente di casa nella sua camera a vedere se occorrevagli qualche cosa, e non trovando che i suoi vestiti sul letto concepì degli orridi sospetti i quali guidarono a tutte le ricerche possibili onde si scoprì, che l’infelice Religioso s’era gettato in un pozzo rompendosi il collo prima d’affogarsi.

Così è scritto in una Lettera de’ 24. È ben da credere, che un pio Sacerdote fosse tratto dal male fuori di sè stesso, per giunger a tanto eccesso.

Qualunque sia la cagione, questi delitti contro di sè medesimi son divenuti tra noi meno rari di quello, ch’erano un tempo, e le sponde del Tamigi non son le sole che diano esempj di queste morali mostruosità. Una delle più strane e celebri trà gl’Inglesi, riportata ne’loro Fogli pubblici fu il ragionato suicidio di certo Giovanni Brulumann, il cui racconto qui cadendo in acconcio farà conoscere l’atrocità più bizzarra, che sia mai stata inventata.

Era questi un Orefice di Filadelfia. Abbandonò il suo mestiero per farsi soldato, e divenne uffiziale nel Reggimento Reale Americano. Essendo stato in appresso in sospetto di fare, o di spendere della falsa moneta, fu licenziato. Ritornò a Filadelfia. Diedesi in preda ad una profonda melanconia; la vita divennegli insopportabile, ma il suicidio lo spaventava. Il timor dell’Inferno l’impedì d’incrudelire contro di sè medesimo, e pensò che fosse meglio per lui di commettere qualche colpa, che meritasse la morte, perchè gli sarebbe rimasto tempo di pentirsi, e di salvarsi. Con quest’idea, egli prese un fucile, lo caricò di due palle, e chiese al suo Ospite se volesse andar a caccia con lui. Questo ricusando la proposizione si sottrasse alla morte. Uscì solo Brulumann: s’incontrò in un uomo, che fu sul punto d’uccidere; ma lo lasciò passare riflettendo, che non v’erano testimonj da poter attestare il fatto. Entrò egli in una casa di giuoco ove facevasi una partita di bigliardo. Si mise a parlare con quei, che vi si trovavano, e mostrò ilarità, e buon umore. Uno de’giuocatori nominato Scull, avendo fatto un colpo bellissimo, Brulumann dissegli: Signore voi siete un gran giuocatore, voglio anch’io farvi vedere un bel colpo alla mia maniera. Nel tempo medesimo costui accomodò il suo fucile, e scaricandolo contro Scull gli cacciò le due pal-[549]le nel corpo. Allora Brulumann s’approssimò tranquillamente al ferito, che restò in libertà di sentimento, e non morì che alcune ore dappoi, e gli disse: "Signore, io v’assicuro, che non vi voglio alcun male; voi non m’avete mai offeso: io non v’aveva nemmen mai veduto; ma presi il partito d’uccidere un uomo per farmi appiccare. Mi rincresce che la sorte sia caduta sopra di voi, e vi compiango, perchè mi sembrate un giovine amabilissimo."

Scull ebbe tempo di fare il suo Testamento; perdonò al suo uccisore, e dimandò in oltre grazia per lui, ma questo preferiva ad essa la morte, si lasciò prendere senz’alcuna resistenza, e confessò freddamente il suo delitto, e il motivo per cui l’aveva commesso. Fu condannato alla forca; ricevè la sentenza come un termine delle sue noje, e fu eseguita il giorno 8 Ottobre del 1771.

Metatextualität► Queste non sono novelle patrie; ma qualora certi nostri avvenimenti le chiamano, non lascieremo mai d’appropriarsele, perchè siamo certi non meno, che alcuni le sdegnano, e che le aggradiscon molti altri. La riflessiva crudeltà di Bruluman contro un suo simile, e contro di sè medesimo fissa un punto nuovo nella Storia degli umani delitti; la grandezza d’animo dello spirante Scull è un esempio d’Evangelica virtù degno dell’ammirazione, e delle lodi del Mondo Cattolico. ◀Metatextualität

Disegno dell’Accademia da tenersi il dì 31 Agosto 1789. nel Seminario Patriarcale di San Cipriano di Murano diretto dai Cherici Regolari Somaschi alla presenza di Sua Eccellenza Reverendissima Monsignor Federico Maria Giovanelli Patriarca di Venezia, e Primate della Dalmazia ec.

Tema. Intorno al retto uso ed all’abuso dello spirito filosofico nelle belle lettere.

Presentando un mazzetto di fiori a S. E. Reverendissima il Ch. Vincenzo Trona, Strofette Anacreontiche.

Prefazione, che sarà recitata dal Ch. Bonaventura Mozer.

1. L’abitudine d’esercitar la ragione e di scegliere i mezzi più opportuni per ottenere un qualche fine, nel che consiste lo spirito filosofico, essero necessaria anche nell’Arti che si propongono d’imitare, di dilettare, e di persuadere. La mancanza di questo esercizio negli artisti aver dato origine ad opere imperfette, e disordinate. Esempio nella Farfaglia di Lucano, e nell’Adone del Marini.

Sonetti VI. Ch. Gio: Battista Rebellin, Francesco Gilli, Gaetano Bottarini, Giuseppe Pulieri, Antonio dal Negro, Giuseppe Scoffo.

II. Il talento del Filosofo, che analizza posatamente gli oggetti, e da pochi principii passa di grado in grado alle più remote conseguenze difficilmente s’accoppia col genio proprio dell’arti, e dell’eloquenza, che passa rapidamente sopra le cose, e d’un colpo d’occhio ne afferra le qualità più brillanti, ed interessanti. Il primo produce de’primi declamatori; il secondo de’valenti Oratori: l’uno servili Disegnatori, l’altro eccellenti Pittori. Quadro delle nozze d’Alessandro, e Rossana descritto da Lucano nel Dialogo l’Erodotto.

Ottave Parti due. Ch. Giovanni Martinoni. Giovanni Brombana.

III. Que’Filosofi, che svilupparono la nozione generale del bello, come Platone fra gli antichi, Mr. Crousa fra i moderni, porgere il mezzo opportuno per riconoscere le bellezze individuali, che formano il soggetto delle arti imitatrici; non essendo altro la bella natura, che quella forma primitiva applicata agli esseri dell’universo.

Quadernarj. Ch. Pietro Bettio.

IV. Non per mezzo delle astrazioni metafisiche formarsi i modelli di perfetta bellezza, a cui si riferiscono le produzioni dell’arte imitatrici, ma per mezzo del sentimento, che sceglie in tutta la na-[550]tura le particolari bellezze, e unendole insieme, constituisce un tutto perfetto. Così aver tratta dal naturale Zeusi la sua Elena, accoppiando le grazie di varie donzelle le più avvenenti della Città.

Elegia. Ch. Giuseppe Rigoni.

V. Essendo impegno dell’Oratore il ragionare sopra qualunque soggetto, ciò non potersi eseguire senza un’estesa, e profonda cognizione delle cose, e delle loro cagioni. Cicerone modello della perfetta eloquenza latina, fu ancora il più dotto filosofo de’suoi tempi.

Canzone. Ch. Domenico Durbiani.

VI. Le materie sopra le quali versa l’Oratore non suscettibili di evidenza, ma soltanto di probabilità, e di più la qualità delle persone, alle quali parla, render superfluo qualunque apparato dottrinale, e scientifico. Quello esser il miglior Oratore, ch’è il più popolare; ed il secolo degli Oratori non essere stato quello de’Filosofi.

Epistola a Rosmino Delio. P. A.

Ch. Salvator dal Negro.

VII. I Poeti negli antichissimi tempi essere stati i Filosofi, e legislatori delle nazioni; e nelle opere de’medesimi trovarsi indicati i principali fenomeni fisici, e morali dell’Universo, che costituiscono una gran parte della Mitologia. Così lo sviluppo delle cognizioni, l’invenzione dell’arti, la coltura de’popoli, e la loro depravazione esprimersi colle favole di Prometeo, e di Pandora.

Sciolti Parti due. Ch. Giovanni Facchina.

Giuseppe Codognato.

VIII. Anzi l’ignoranza delle cause Fisiche ha data origine a una gran parte delle favole de’poeti. Se tuona, e lampeggia nell’aria è Giove, che dal Cielo manifesta il suo sdegno: se apparisce un’Iride dopo la pioggia è la Messaggiera degli Dei, che si presenta a’mortali; se l’aria ripercossa ne’monti fa sentir l’Eco, è una Ninfa, che si querela del suo Narciso.

Selva. Ch. Giacomo de Mattia.

IX. Gli scrittori di Storia mancano al loro impegno, se nel descrivere la vicende delle nazioni, non rimontano alle cause loro, e non sanno conoscere le connessione degli avvenimenti, la qual cosa richiede in chi scrive spirito ragionatore, e filosofico. Elogio del secolo di Carlo V. del Robertson.

Carmen. Ch. Giuseppe Tonello.

X. La vaghezza appunto nello storico di ridurre i fatti particolari al suo sistema, e di far dipendere ogni avvenimento da alcune generali cagioni lo induce spesso ad alterare i racconti, a confonder l’epoche, e a tinger le cose di colori fitizii, ed estranei; dal che bene spesso risultano de’romanzi in cambio di storie.

Anacreontica. Ch. Tomaso Grapputo.

XI. La nobiltà dello stile di Platone cotanto encomiato da Cicerone risulta in gran parte dalle espressioni filosofiche, che in quello s’incontrano, e dalle allusioni alla matematica, alla musica, ed all’altre scienze più sublimi.

Ode. Ch. Domenico Bertucci.

XII. Il prurito di esprimere le cose più comuni con un linguaggio scientifico, e le frequenti analogie tratte dalle scoperte degli scienziati avere introdotto fra gli Scrittori moderni uno stile così ricercato, ed oscuro, che formerà lo stupore, e le risa de’posteri, e ne tenderà loro pressochè impossibile l’intelligenza.

Sermone. Ch. Vincenzo Lazari.

Delle lodi di Sua Eccell. Reverendiss. Egloga Pastorale. Ch. Gio Battista Ongato. Antonio Borghi. Vincenzo Fadiga.

Ringraziamento alla nobile udienza.

Endecassillabi. Ch. Ulderico Bonajutti.

Notizie sull’Opera attuale di Bergamo.

Pacchierotti è quello che è, e piace. La Casentini piace anch’essa sotto la sua scuola. Bianchini non dispiace. Introdusse un’aria nell’Atto secondo, abbandonando quella dello spartito con pessima riuscita. Le seconde Parti buone. Li Balli son aggraditi Villeneuve sorella e fratello, Beretti, la Franchi, li due Mariotti, son degni di qualunque Teatro. L’illuminazione scarsissima, le decorazioni miserabili. L’Arena di Verona ripiena di Popolo non si sà se sia un Inferno [551] co’dannati, o un Giardino d’ogni sorta di fiori: un colonnato poi di cariatidi sembrano tanti giganti appiccati, e pigmei mal disposti. La musica ottima sì dell’Opera, che de’Balli, ben eseguita nell’una, malissimo negli altri, e vi ci si desidererebbero almeno due altri violini, un violoncello, e due contrabassi. Il vestiario de’balli non potrebb’esser più bello, e ricco; non vi corisponde quello dell’Opera, benchè non sii brutto. Dopo tutto ciò si può forse sperare un fanatismo? Non c’è apparenza, anzi sembra che avverrà il contrario, per varj estrinceci degl’Impresari, ed alcune novità volute da loro introdursi, non solo senza profitto, ma con isvantaggio.

Questa descrizione sincera, e senza prevenzione (per quanto protesta chi ha scritto), è appoggiata al sentimento di varie Persone di buon gusto, e imparziali.

Ebene 3► Brief/Leserbrief► Signor Gazzettiere Stimatiss.

Vicenza li 26 Agosto 1789.

“L’altra sera in una nobile, e colta conversazione insorse una contesa tra un dilettante di Violoncello, e l’altro di Violino, la quale spero, se vi contenterete inserirla nella vostra ventura Gazzetta, sarà da qualche Anonimo, o Associato gentilmente disciolta, ed è

"Se un Suonatore concertista incominciando il suo Concerto col tempo prescritto dal Compositore allor quando arriva al solo sia in potere di affrettare, o adagiare insensibilmente il tempo, onde ridurlo a comodo suo, ovvero debba prendere un tempo, e sempre immancabilmente conservarlo.

Sentiremo l’opinione di qualche esperto, e se non sarà conforme alla nostra, produrremo le ragioni al contrario.

Vostro Amico
N. N. ◀Brief/Leserbrief ◀Ebene 3

In Senato 27. cor.

Prov. Sopra Monasteri. m. 24.

s. Mich. Priuli qu. Renier

Sopra Prov. alle Biade m. 12.

s. Alvise Morosini

Esec. contro la Bestem. m. 12.

s. Bart. Grimani

In M. C. 28 Agosto.

Censore. dura m. 16. elez. dello scrut. conf. dal M. C.

s. Zuane Gritti qu. Franc.

F. s. Giac. Gradenigo

Conte e Capit. a Sebenico elez. dello scrut. conf. dal M. C.

Reggim. con pena m. 24.

s. Zuan. Bragadin qu. Ales. fu Sopracomito.

F. s. Camillo Benzon

Pod. a Cavarzere. m. 16

s. Z. Bat. Piazzamano qu. Ant.

F. s. Zuanne Contarini

Pod. e Cap. in Adria dura m. 16.

s. Pietro Ant. Riva qu. Marin

F. s. Rizzardo Balbi

Offiz. alla Messetteria

s. Leon. Querini qu. Vic.

F. s. Matteo Longo

7 del Cons. di Pregadi

s. Pietro Zusto qu. Ang.

s. Franc. Lippomano qu. Gasp.

s. Prospero Valmarana qu. Trif.

s. Gir. Zustinian qu. Seb.

s. Franc. Vendramin qu. Nic.

s. Girolamo Diedo qu. Ant. K.

s. Filippo Calbo qu. Z. Marco Pr.

Soggiacque al Bando il N. H. s. Girolamo Codognola per non aver accettato il Reggimento di Pod. e Cap. a Treviso.

[552] Ebene 3► Brief/Leserbrief► Sig. Gazzettiere

Metatextualität► “Recovi la notizia d’un fatto accaduto qui in Venezia, e che pregovi di render pubblico col vostro Foglio. ◀Metatextualität

Ebene 4► Exemplum► Jeri sera alle ore due di notte sul nuovo molo in vicinanza della Bragola, e precisamente in faccia a quel Viottolo che conduce direttamente al Tezon venendo dalla parte di Castello un Giovine Bassanese d’anni 34, di condizione civile, unitamente alla propria di lui Moglie, e ad una giovine di 18 anni statagli affidata per essere restituita a’di lei Genitori che aveanle permesso di andare in quel giorno a pranzo fuori di casa, le fu questa da un giovinastro di decente figura rapita improvvisamente dal braccio senza il benchè minimo strepito, e senzacchè il buon condottiere, e custode facesse la più piccola resistenza, mentre restò sì sbigottito insieme colla buona Moglie, che potè appena dopo l’intervallo d’un minuto profferire ad alta voce queste sole parole oh Galiotto!

A questo grido accorsero alcune persone, che si trattenevano passeggiando al fresco in quella situazione, ricercando al meschino cosa gli fosse accaduto, ed egli corrispondendo gentilmente alla ricerca raccontò il fatto ◀Exemplum ◀Ebene 4 quale ve lo descrivo senza nulla aggiugnere, o diminuire.” Credetemi

Vostro parzialissimo
Associato. ◀Brief/Leserbrief ◀Ebene 3

Venezia 28 Agosto 1789.

Sentesi che S. E. Tomasso Condulmer Almirante delle Navi destinato da questo Serenissimo Governo alle coste della Barbaria contro la piratica Tunisina canaglia siasi impossessato d’uno Sciabecco d’ottant’uomini in cui però non ve ne trovò che due di morti dalla sua artiglieria, avendo potuto gli altri salvarsi colla fuga in piccole barche senza poter sottrarre il legno alla preda inutilmente difeso dal foco della Goletta. ◀Brief/Leserbrief ◀Ebene 3

Avvertimenti.

Dal Prospetto dell’Accademia di Murano in questo Foglio stampato si vedrà, ch’errò nell’informarci chi la disse problematica.

Non creda l’Autore d’una lettera di Verona in data de’ 26 del corrente, che non l’abbiamo ricevuta, o non si voglia rispondere. Anche d’altra parte seppimo quanto egli ci scrisse, ma vogliono delle ragioni, che riserbato sia ad altro Foglio.

Si esibisce all’altrui servizio

Un giovine di bella figura, e di piacevole fisonomia, Milanese di nascita ma dimorante in questa Città da qualch’auno ov’è conosciuta la sua onestà nè mancagli chi di lui possa favorevolmente informare. Avvertasi chenon sà adoperare il pettine nè il rasojo.

Se c’è chi voglia conoscerlo, e prender maggiori lumi, avvisi dall’uno, o dall’altro de’Libraj di nostro ricapito, o al Caffè di Florian.

Savio in Settimana per la prof. v. Ms. Franc. Morosini K. e Proc.

Jeri di notte dalle prigioni dell’Isoletta di S. Spirito, ov’erano in castigo, sono fuggiti un Prete ed un Secolare.

Cambi 28. cor.

Lione e Parigi 57 e un 4to. Roma 63 e un 8vo. Napoli 116. Livorno 99. e 3 4ti. Milano 155. Genova 91. Amsterdam 92 e un 4to. Londra 48 e 7 8vi. Augusta 102 e 3 4ti. Vienna 196 e 3. 4ti.

Prezzi delle Biade

Formento a l. 31. circa. Sorgo Turco a l. 18. Segale a l. 21. Miglio a l. 18.

De’Risi. Da’ duc. 34 a’ 35 al m.

Morti. Il N. H. s. Gir. Cicogna di S. Marcilian uno delli Degni Ottuagenarj in vita nato a’ 30 Nov. 1707. ◀Ebene 2 ◀Ebene 1