Zitiervorschlag: Antonio Piazza (Hrsg.): "Num. 60", in: Gazzetta urbana veneta, Vol.3\060 (1789), S. 473-480, ediert in: Ertler, Klaus-Dieter / Dickhaut, Kirsten / Fuchs, Alexandra (Hrsg.): Die "Spectators" im internationalen Kontext. Digitale Edition, Graz 2011- . hdl.handle.net/11471/513.20.2381 [aufgerufen am: ].


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Num. 60.

Mercordì 29 Luglio 1789.

Ebene 2► Ebene 3► Brief/Leserbrief► Sig. Gazzettiere Stimatiss.

Ò letto nel foglio di Sabbato scorso il caso dei filugelli, e sono rimasto scandalezzato della vostra temerità nel voler sostenere le immaginarie ragioni del contadino. Le ò trovate talmente illusorie, ridicole, e discrepanti dalla verità, che spinto dal mio zelo per la giustizia mi accingo al facile impegno di confutarvi, ed incomincio:

Prima di tutto quando il contadino si determinò al gran passo di gettar via i suoi filugelli convien dire, che questi poveri animaletti estenuati dal lungo digiuno a cui li avea condannati la sua impotenza, o piuttosto la sua avarizia, non dessero più nessuna speranza di vivere. È noto abbastanza il naturale avido, ed astuto del1 villano per mettere in dubbio un principio tanto evidente. Il caso dunque volle che cotesti filugelli cadessero nell’Otia dell’umilissima persona del mio cliente: ivi trovarono un alimento abbondante, e confacente al loro temperamento cosicché in breve tempo non solo ricuperarono le forze perdute ma furono in istato di generare delle gallette contro l’aspettazione del deluso villano. Ora si domanda a chi appartener debbano le suddette gallette? bella domanda da farsi davanti ai Tribunali di giustizia! Rispondetemi di grazia, Sig. Avversario stimatissimo, di che cosa si sono serviti i bachi suddetti per lavorare le loro gallette? delle foglie, e delle piante trovate nell’otia del mio cliente, i sughi delle quali elaborati nel loro stomaco si sono poi col mezzo del chilo convertiti nelle gallette in questione; i bachi dunque non an-[474]no somministrato che la sola forma ma la materia era mia, e lo è anche presentemente malgrado l’accidentale trasformazione che à sofferto negl’intestini dei filugelli; se dunque io riprendo il mio dovunque lo trovo non fo che usare dei sacui diritti di proprietà da voi malamente, ed indebitamente allegati in difesa del vostro cliente; ma io sostengo a fortiori che non solo le gallette ma nemmeno i filugelli si possono presentemente chiamar più vostri, e lo dimostro ad evidenza.

Le Leggi tanto naturali che civili accordano ad ognuno la facoltà di donare il suo a chi più gli piace; ora chi getta il suo in mezzo la pubblica strada, ovvero sul fondo altrui, à certamente l’intenzione di darlo al primo occupante invece di donarlo ad una certa, e determinata persona. Questa si può chiamare una spezie di donazione inter vivos le quali dalla legge sono dichiarate irrevocabili. Just. Cod. L. VIII. quando vi siete spogliato per sempre del vostro diritto di proprietà sull’oggetto donato o rinunziato, o abbandonato, non vi si compete più azione di rivendicarlo in qualsivoglia tempo o caso, e contro qualsivoglia persona; nè vi gioverà il dire che nel tempo dell’abbandono, il possesso dell’oggetto abbandonato era per voi oneroso, e che ora vi è divenuto utile; la vostra intenzione in tal caso sarebbe di deludere il vostro prossimo con una di quelle donazioni che il gran Triboniano chiama dolose, ed2 inofficiose, e che sono severamente punite dalle leggi. Ma se non basta per convincervi la Legge vi addurrò anche il fatto, e fra mille casi vaglia per tutti il seguente. Ebene 4► Exemplum► Quando dopo la metà dello scorso secolo la gran Cristina diede quel memorando calcio al Trono di Svezia, e si ritirò a vivere privatamente in Roma, non passò gran tempo che s’accorse dello sproposito che avea commesso a preferire le loggie del Vaticano, e le statue del Campidoglio alla Corona de’suoi antenati. La povera Cristina pianse, strepitò, disse di voler regnare nuovamente, ma le sue ragioni furono trovate così deboli, che non trovandosi nessun avvocato che ardisse di abbracciare la usa difesa, dovette contentarsi di morire Regina in partibus com’è noto ad ognuno. ◀Exemplum ◀Ebene 4

Ecco dimostrato il vostro torto in via di legge, di ragione, e di fatto. Vergognatevi dunque di aver intrapreso una causa tanto ingiusta, e sopra tutto ritrattatevi dei sarcasmi che vi siete lasciato sfuggire dalla penna contro l’ordine tanto benemerito degli avvocati. Senza di questi quanti vostri conoscenti, ed amici col miserabile pretesto che non vogliono pagare i loro debiti andrebbero a rischio di terminare i loro giorni in prigione!

Illuminatevi una volta, e state sano. Sono

Il vostro associato.
N. N. ◀Brief/Leserbrief ◀Ebene 3

Metatextualität► Non poteva essere da noi servito con maggior fedeltà lo spiritoso Incognito autore del riportato Biglietto. Egli trattò la gran causa accademicamente, e sullo stile medesimo speriamo che qualch’altro abbia a confutarlo, e rispondergli. Squarciato il velo dell’ironia si vedrà esser egli del no-[475]stro medesimo sentimento: laonde in vece di riputarci offesi da certe sue espressioni gliene sappiamo grado rivogliendole a nostro vantaggio.

La seguente Lettera poi a noi scritta da Treviso in data de’ 26. non tratta l’affare in aria di scherzo, ma con tutta la serietà. Eccola. ◀Metatextualität

Treviso 26 Luglio 1789.

“Quantunque io non sia nè persona di Foro, nè dilettante di Cause, pure oserei sostenere il contrario circa la vostra opinione sul caso dei Filugelli.

Non farò altro che esporre ancor’io il mio sentimento su tal proposito; ed è il seguente.

Sono anch’io persuaso, che il povero contadino avrebbe potuto ripetere da quel Signore, le Galette nate dai suoi cavalieri da lui abbandonati, se subito quei cavalieri avessero ivi formata la sua Galetta: ma il fatto si è, e quest’è il punto, che nell’Utia vissero più giorni pria di formarla, insegnandogli la Natura di cibarsi, in vece di foglie di Moraro, di foglie di Carpeni, delle di cui piante n’è ripiena l’Utia. Ed in tal caso sarebbe lo stesso, che un passaggero li avesse ritrovati sulla strada, e da lui nudriti.

Poichè ricerco, se quel Sig. ritrovando i cavalieri nella sua Utia, prima che facessero la Galetta li avesse in altro luogo gettati, ove trovato non avessero alimento: il contadino avrebbe potuto forse ripetere giustamente il risarcimento? no certamente. Dunque asserisco, e sostengo, che nemmeno nel secondo caso il contadino ha più azione su quelli. Ancor’io a prima vista ho giudicato al contrario, ma esaminando il fatto, e volendo in via di rigore giudicare, trovai, secondo il mio debil ingegno, tutta la ragione esser dalla parte del proprietario dell’Utia.

Siete pregato di esporre questo mio parere alla pubblica critica, od approvazione; assicurandovi ch’io mi appago della ragione, in conseguenza se mi si addurrà ragion più forte da potermi convincere, avrò piacere di congratularmene con chi l’intende meglio di me. Addio.” ◀Brief/Leserbrief ◀Ebene 3

Metatextualität► Questi due Scrittori, uno da scherzo, l’altro da vero, si dichiarano contro di noi, come se avessimo preteso di decidere la quistione riferendo ciò che direbbe sopr’essa chi non conoscendo l’arte del Foro, si attenesse alla semplicità della Morale. Soggiungendo, che l’accennata contesa và trattata Accademicamente abbiamo inteso di non aver pronunziato giudizio con una ipotesi. Si doveva dire il suo sentimento senza parlare in opposizione, ascoltar le risposte, e lasciar giudicare al Pubblico. Che se poi si credesse, o scherzando, o ragionando sul serio, di farci pentire delle supposte parole dell’uomo semplice ed equo, sarebbe questo un palpabile errore. Sosterremo sempre, che il voto de’giusti sarà favorevole al Contadino raccomandato dalla sua disgrazia alla loro pietà; che il prevalersene della medesima avvilisce l’animo d’un Signore quando ancora tutte le Leggi stessero per lui. Bel capitale poche cadute foglie di carpano ch’hanno nudrito quegli abbandonati filugelli! Se ne faccia un calcolo, e dimandisi un risarcimento di danni contro la restituzione de’Bachi risorti. Se ad uno ad uno interrogati venissero i leggitori di questo Foglio, come si sarebbero condotti se trovati si fossero ne’panni di quel Signore. chi è che non vergognerebbesi di rispondere io avrei fatto quel ch’egli fe- [476] ce? E se la Gazzetta entra ne’loro sentimenti d’equità naturale per dir qualche cosa sul fatto (che forse sarà immaginato) si avrà a condannarla? Oh l’affare non và peso così: si ha a mettere in campo l’ingegno (sì spesso vincitore della ragione) ebbene si disputi pure, si contrasti, si opponga; l’arte, l’eloquenza trionfino; ma da chiunque rispettisi chi sdegnando le torte vie del Labirinto Forense segue per la conoscenza delle cose la retta e breve, il cui disegno è scolpito dalla Natura nel cuore di tutti gli uomini. ◀Metatextualität

Le campagne d’un Villaggio di certa Provincia soggetta al Dominio Veneto, erano ridotte ad uno stato così infelice, che spandevano un suono debole e rauco, e s’è stabilito di prenderne di nuove, in conto delle quali computare il materiale valor delle vecchie.

Incaricato del cambio un Procuratore della Chiesa, o altra persona, come dice taluno, seguì il trasporto, e collocate furono al loro posto le nuove acquistate. Si misero a tutte le prove suonar facendole a festa, alla distesa, e sino ad agonia, ed a martello. Uno di quegli soprantendenti prese a sinistro augurio queste due ultime prove, nè s’è ingannato, come vedremo. Gli altri tutti si compiacquero che ad ogni esperimento corrispondessero bene, e lusingaronsi di non avere loro vita durante ad aver altri pensieri per le campane. I danari del loro costo erano passati in mano di chi diede l’ordinazione, ma tutti restarono ostinatamente appresso di lui, o furono disposti ad altro uso senza che l’artefice creditore avesse un soldo.

Metatextualität► Quì lascieremo un vacuo alla dolorosa Storiella, perchè ci manca un’esatta descrizione delle ragioni ch’hanno determinato il Governatore della Provincia a far togliere da’suoi Ministri quelle campane lasciando mutolo il campanile in un tempo nel quale non avrebbe taciuto nè giorno, nè notte per una prossima passata solennità. ◀Metatextualität Bisogna credere certamente, che la Giustizia permettesse quest’atto il quale afflisse tutto quel Villaggio, apparecchiato a trionfare degli altri vicini con istrepitosi suoni in tal occasione festiva. Alla mancanza de’sacri bronzi sostituite furono le compiere3 della settimana santa. Non ve l’hò io detto, disse quel tale, ch’era di tristo augurio dando prova alle campane in que’tuoni, che servono per i moribondi, e per gl’incendj? Hanno suonato l’agonia per sè medesime, e appena nate, per noi sono morte.

Due righe d’Udine in data de’ 22. rispondono al P. S. della Lettera di Treviso inserita al num. 57. pag. 453. dove chiedesi se negli Spettacoli Olimpici si giuocasse al pallone indirizzando chi fa tal dimanda alla Canzone del Chiabrera num. 61. pag. 3. dell’ediz. del Pasquali in Venezia 1782.

In Senato.

25 corrente.

Inquis. sopra l’esaz. de’crediti pub. dura m. 36.

s. Angelo M. Gabriel.

Del Collegio sulle Pompe dura m. 24

s. Francesco Battaja.

Sopra Prov. alla Giustizia Nuova

s. Renier Zen.

In M. C. 26 Detto.

Censor.

Elez. dello Scrut. conferm. dal M. C.

s. And. Morosini qu. Gir.

[477] Fin. s. Carlo Aurelio VVidmann.

Pod. e Cap. a Treviso Reggim.

c. p. dura m. 16. elez. dello Scrut. conf. dal M. C.

s. Gir. Codognola qu. Zorzi

Fin. s. Z. Bat. Poli li 2 Nov. v. Giud. al Mag. del Mobile.

s. Pietro Soranzo qu. Lor.

Luogo di s. Marchio Balbi eletto 40 C. V.

Giudice al Mag. di Petizion.

s. Marc’Aur. Soranzo qu. Mat.

Fin. s. Giam. Foscarini qu. Zuan.

Del Cons. di 40 C. V. in luogo di

s. Pietro Persico el. Consiglier

s. Vicenzo Tron. Pieggio

s. Zuanne Bon.

5 del Cons. di 40 C. N.

alla riconferma

s. Francesco Mora.

s. Marco Foscolo qu. Dau. Aug.

s. Pietro Zuanne Semitecolo

s. Ant. Loredan qu. Dom.

s. Dom. Muazzo qu. Santo.

Si sà da una Lettera di Brescia del pros. scorso ordinario, che l’autore del Sonetto impresso nel Foglio precedente, è il Reverendis. Sig. Can. D. Gius. Urbani di Coccaglio.

Una seconda copia del medesimo occlusa nella Lettera istessa offre una correzione al settimo verso onde in vece

Che a sè suggella omai . . . leggasi

Che a te suggella omai . . .

L’ultimo Terzetto poi è in questa cangiato, e ci sembra molto in meglio: eccolo

Alto quindi cantar parmi del Mella

I vati udir lungo le patrie arene,

Le tue sconfitte, e nuove tue ritorte.

In un’altra della med. data contiensi la seguente descrizione dell’Opera musicale per la vicina Fiera di quella Città.

Dramma. La Disfatta di Dario.

Musica. Del cel. Sig. Gius. Giordani detto Giordaniello M. Napoletano.

Primo Soprano. Sig. Valeriano Violani.

Prima Donna. Sig. Marg. Morigi Simoni.

Primo Tenore. Sig. Gius. Simoni.

Inv. e diret. de’Balli Sig. Franc. Clerico

Primo Ballerino.

Sua Comp. Sig. Rosa Clerico Panzieri.

Con 40. trà Ballerini e Figuranti.

Primo Ballo Tragico l’Amleto.

Sec. Il Finto Ammalato.

Le Scene del Sig. Ant. Mauri.

Il Vestiario del Sig. Michiel Ang.Boschi.

Orchestra numerosissima.

Le Recite comincierano i primo Agosto, e termineranno il 16 Settemb. Nel tratto di questo tempo vi saranno corse, e feste di ballo.

La notte de’10. Agosto, dopo l’Opera vi sarà Festa di ballo a Teatro illuminato a cera copiosamente.

Il giorno 29. corsa di Barberi.

Il 12. Settembre Corsa di Lacchè.

Nelle sere degli Spettacoli Festa di Ballo in Teatro dopo l’Opera, illuminazione a giorno, e permissione di maschere.

Dopo queste notizie teatrali aggiungesi nella suddetta Lettera.

“Oggi 26. Luglio gran festa nella Chiesa delle Grazie per S. Anna, con scielta musica, vago apparato, e grandissimo concorso. Protettrice della funzione è S. E. la N. D. Alba Maria Zenobio Moglie del nostro Eccellentissimo Capitano e V. Podestà.”

Castighi Pubblici.

Quel Muranese, che uccise il Sarto la cui bottega era al ponte di San Moisè, delitto commesso al ponte degli Assassini, da noi narrato in uno di [478] questi Fogli, fu placitato da S. E. il Sig. Avvogador Curti, a porte chiuse, e difeso dagli Avvocati N. H. Zuanne Cicogna, ed Eccellente Sig. Marchesini. Da questo Eccellentissimo Cons. di XL. al Criminal fu condannato a sett’anni in galera, e in caso d’inabilità a 10 di camerotto all’oscuro. La sentenza è seguita il giorno 27. del cor. Luglio.

Ebene 3►

Esempio di buon Governo.

Exemplum► Il Governatore d’una vasta Provincia sospettò, o fors’ebbe sicurezza, che certo amministratore delle rendite di quel Territorio, e depositario de’suoi denari, fosse in difetto d’un considerabile vacuo nella Cassa affidatagli per dritto della sua carica. Avvisò egli questo Ministro d’essere disposto a farne il bilancio, e gli prescrisse il giorno qualche tempo prima onde accordargli il comodo d’empire il vuoto con certe prestanze delle quali valevasi, all’occasione di render conto, per coprir le sue piaghe. Di fatti trovò le richieste assistenze partitamente da molti, col sacro impegno d’una pronta restituzione scorso il momento pericoloso: e la sua puntualità ne’passati casi gli avrà probabilmente facilitati i favori. All’esame de’Libri, alla noverazione de’denari tutto andò a dovere, e quel Governatore, colmò allora di elogj l’onoratezza del Ministro, lo esortò a conservarsene il pregio, e dissegli delle cose belle, e piacevoli, che sparsero della gioja nell’animo suo. Ma ad una sì ridente serenità successe tosto una fiera burrasca da cui furono sconvolti i suoi affetti, perchè quel saggio Governatore rimettendo in vigore una Legge soggetta da qualch’anno all’abuso divise la custodia delle chiavi dello scrigno onde in avvenire quell’amministratore delle rendite territoriali non possa più cavar e mettere a seno suo, indipendentemente dagli altri, nè esporsi al pericolo d’un tremendo castigo. I suoi creditori delusi da un così sano provvedimento praticarono sopra i di lui beni gli atti legali per il giusto risarcimento, e si manifestò rapidamente lo sconcerto in cui egli trovavasi.

Rientrando necessariamente in quelle regole d’economia, per essersi allontanato dalle quali vacillò sugli orli del precipizio, quest’uomo estinguerà i suoi debiti, e senza il vano piacere di farsi mangiare il suo dormirà tranquilli i suoi sonni. Il colpo, che a prima giunta gli sarà sembrato mortale, cagionerà la civile sua guarigione, e sarà un giorno benedetta da lui la mano che glielo ha vibrato guidata da una perspicace saviezza. ◀Exemplum ◀Ebene 3

A Noi. Treviso 27. Luglio. 1789.

Ebene 3► Brief/Leserbrief► “Sono con voi, il mio Sig. Gazzettiere. Vi voglio bensì fedele, scrupoloso non mai. Negli ortografici campi spacciate pur a talento, trapiantate, svellete, usate l’innesto, non mi dorrò giammai. Son donna, piena però d’impazienza; son donna, nemica però di certi studj stucchevoli. Se scriver si debba perucca, o parucca pose in trambustio e Fiorenza, e Siena. Che importa a me quando (sia poi vergata coll’ , lo sia coll’ ) ognuno intenda che vuol significare sempre un’aggruppata capigliera che passa ad ornare testa non sua? Sarebbe di qualche momento il litigio, se coll’ si caratterizzasse quella di uomo, coll’ quella di donna, giacchè anche a noi passò in gran moda; e allora non mi sfuggerebbe mai nò.

[479] Che c’è di nuovo? Varie coserelle. Dicesi, che le Monache di Castel-Franco travagliate dalla più fastidiosa indigenza, per Sovran Decreto provvidentissimo, sieno per passare in questo nobilissimo Monastero di S. Paolo.

Hò letto un apologo. Alcune foruscite entrarono di soppiatto in un Polajo, si rebeccarono un poco, ma veggendosi tratto poi più abbondante il grano divennero ben tosto le più care amiche.

Ebene 4► Exemplum► Un pover uomo dava la caccia ad un fuggiasco pulcino, volle percuoterlo col calcio dell’inarcato archibugio, vibrossi la pietra focaja, scintillò, s’accese la nitrosa materia, e l’infuocata palla colpì nel cuore il miserello, che cadde vittima innocente di sua scioccaggine. ◀Exemplum ◀Ebene 4

Ebene 4► Exemplum► Pochi miglia da quì un giovinotto nerboruto quanto, è di organizzazion perfetta, altrettanto rozzo e scioccarello condusse in moglie la più brillante cameriera. Il padre di lui, che è un villano benestante; che fu tre volte Sindico, altrettante Deputato, e Massaro di tutte le Scuole; di quegli uomini in somma, che san di Lettra, si pose alla porta dell’affumicato casolare ad aspettar la sposa. Giugne in fatti preceduta da mal accordate cetre, e accompagnata dallo scoppio d’arrugginita moschetteria. Senza punto muover passo il rabbuffato vecchio porge a baciare alla nuora la sua abbronzita callosa mano, e senza profferire, nè ascoltar parola, introdottala nella vicina stanza . . . . ecco, vedete voi, le dice, vedete voi su di quel piumoso letto disposte, e sparse tutte le vesti della buon’anima di mia mogliera, e vostra suocera? Busto, Sorella, grambiale, calzette rosse scarpe nere. Ah poverina! Le portò il giorno delle nostre care nozze. Osservatele bene, se volete viver meco tali hanno ad essere le vostre. Che veli? che gale? Che seta? Che scarpette ricamate? Lasciate, lasciate alle Illustrissime queste stregarie . . . . Voleva dir di più, ma la galante Sposina colpita, come da tanti fulmini, quante erano quelle villane masserizie, in mezzo di quelle cadde, e svenne. ◀Exemplum ◀Ebene 4 Che sia succeduto dippoi lo saprò meglio. Addio

Vostra affezionatis. N. N. ◀Brief/Leserbrief ◀Ebene 3

Bastimenti arrivati. 10. Luglio.

Brac. P. Giov. Magnaron da Trieste con 207 cuoj salati 10 bal. tabacco 3 bar. antimonio 1 bal. libri 2 sac. grippola 25 col. Griso 1 cas. occhi di bue 1 Sac. pel. di lepre 1 cas. pel. d’angora 2 fasci ferro 2 bot. crogiuoli 4 col. chiodi 1 pacco telarie e calzette 1 bar. merci 2 colli ottoni 1 bot. cola 1 bot. colofonio 4 bar. trementina.

Piel. P. Franc. Spolar da Trieste con un bar. draganti 7 bot. e 5 sac. cera gialla 206 cuoj salati 1 fag. crena 14 bar. catrame 1. bar. trementina 130 col. pece ricotta 1 bar. tele 2 bar. fil d’otton 1 bar. rasoj 2 bar. lime 3 bar. fil di ferro 13 col. chiodi 12 cas. acciaj 1 bar. gomma.

11 Detto.

Piel. P. Giov. Pranzosetto da Macasca e Città Vecchia con 1490 ocche ferro grezzo 22 m. strazze 5 m. vetro r. 1 lambicco quint’essenza 4 sac. gripola 1 fag. cera gialla.

Piel. P. Giov. Vianello da Piran con 115 mog. di sale.

Piel. P. Gius. Vianello da Piran con 135 mog. di sale.

13 Detto.

Piel. P. Franc. Curti da Rimini con 2. m. carnuzzo 1 m. gesso 3 ceste formaggette 500 lib. reti, cai vecchi, e solfere in pan.

Piel. P. Giov. Vianello da Piran con 105 mog. di sale 23 bar. sard. salate.

14 Detto.

Brac. P. Ant. Pedicchio da Zara con 3 cai oglio 12 bar. sugo di marasche.

Urca Cap. Simon Bernetich da S. Maora li 18 Giugno rac. al Sig. Andrea Lucovich con 182 m. di sale.

Piel. P. Vic. Dabinovich dalla Vallona [480] 18 giorni rac. al Sig. Giorgio Radimiri con 304 m. pece 8 cai oglio 31 col. cera 4 schiavine.

Piel. P. Gir. Cindrè da Spalato e Zara con 22 fag. cera gialla 3 bar. sevo 2 fag. 3 coffe 1 sac. e 1 cassetta rame v. 3 tocchi legno tauro 2 cas. e 1 baul. robe da uso 1 cassetta cand. di sevo 15 rot. e 7 cav. rassa 2 fag. lana filata 19 sac. lana 2 bal. becchine e tosoni 9 bar. sard. salate 3 cai oglio. Di ritorno 4 pez. panni 1 cas. carste stampate.

15 Detto.

Tartanon P. Gius. Mondaini dalle Case abbruciate con 11953 formaggelle 1 cassetta metallo.

Peota P. Vic. Vianello dalle Case abbrucciate con 4646 formaggelle 500 lib. presciutti e lardi.

Piel. P. Gir. Costnatisich da Capodistira con 6 cas. cand. di sevo 1 bar. tabacco in polv. 1 rot. rassa.

16 Detto.

Piel. P. Pietro Tuccio da Zara con 5 cai oglio.

17 Detto.

Piel. P. Nic. Bonivento da Fano con 755 formaggielle 2 mast. sonza.

Tartanon P. Giov. Capanna da Rimini e Primier con un m. e mezzo porcina salata 17 bal. lana 1 bal. libri 1 balletta seta.

Piel. P. Giov. Rovere da Trieste con 2 bal. griso 6 col. cera gialla 2 bar. latta 5 cas. acqua minerale 3 bar. ottoni 1 bal. pelli di vitello 30 maz. lamarini 11 col. chiodi 1 bar. fil di ferro.

Brac. P. Nic. Spagna da Trieste con 12 bot. tabacco 8 bar. arg. vivo 1 bot. anici 1 bar. cola 1 sac. valonia 5 bot. cera gialla 6 cannoni 19 col. 1 pacco e 1 mez. pez. tele 3 bar. bronzo in pezzi 2 bar. smaltin 1 cassetta sugo verde 1 balletta panni 1 bar. badili 1 fag. fazzoletti e pettini d’osso 4 cas. acque di Boemia 14 bar. chiodi 1 bot. fil di ferro 10 bar. sortiti 34 cas. limoni 3 bot. ferro v.

Peota P. Nadalin Prodoscimo da Sinigagli con 4 bal. Lana 52 cas. acqua di Nocera.

18 Detto.

Bat. P. Dom. Zenaro da Trieste con 5 carat. Zuccaro 850 lib. legno dolce.

Piel. P. Giac. Dalacqua da Sebenico con 40 car. catrame 2. car. e 1. bar. sugo di marasche 1 carat. marasche secche.

Piel. P. Paolo Costich da Pago con 200 m. di sale.

Piel. P. And. Radimiri da Catraro con 12. lib. lino 2820 pezze form. morlacco e cotto 1 Sac. e 1 cassetta orsojo 5 m. e mezzo bavella bianca 150 plachette di pietra.

Piel. P. Giov. Vianello da Piran con 185 mog. di sale.

Piel. P. Gius. Spanio d’Ancona con 20 bot. catrame 4 bal. pelli finimenti.

21 Detto. Piel. P. Giov. Barolini da Pesaro con 1200 lib. carne salata.

Bat. P. Giov. Gavagnin da Trieste con 10 sac. mandole per Chiozza.

Brac. P. Giac. di Giac. Viezzoli da Tireste con 7 cas. acqua di Boemia 16 col. tele 1 bot. legnami 5 bot. e 14 fag. cera gialla 1 cas. cappelli di legno 3 cassette thè 1 cassetta gomma 1 cas. pelami concj 2 cas. acciaj e 2 bar. chiodi.

Brac. P. And. Spolar da Trieste con 4 bot. crogiuoli, 5 bot. e un bar. cera gialla 50 mastelle pece ricotta 1 bar. fil di ferro.

Piel. P. Franc. Veselich da Macasca e Spalato con 4 cai oglio 2 fag. e un baul seta cruda.

Piel. P. Giov. Radoslovich da Cattaro con 1 cassetta Orsojo 110 pez. form. morlacco.

22 Detto.

Polacca Cap. And. Caffiero Napol. manca da Tarpano li 26 Giugno rac. a se med. con 288. salme di sale.

Il Resto nel Foglio Venturo.

Prezzi delle Biade

Formento a l. 32.

Sorgo Turco a l. 18.

Segale l. 20.

Miglio a l. 17.

Risi da 34. 12. ai 35 duc. al m.

D’Affittare.

Casa in due Appartamenti con tutte le sue comodità, con pozzo, terrazzi, e finestre ristaurate di fresco, e bottega d’affittare posta in Contrada di S. Barnaba nella Calle delle Botteghe. Le chiavi sono dal venditore di tabacco in detta calle.

Casa in due Appartamenti con tutte le sue comodità posta in Campo a S. Barnaba. Le chiavi sono appresso il Biavariol in detto campo. ◀Ebene 2 ◀Ebene 1

1Ut quamvis avido parerent arva colono, dice nell’Eneide il celebre Jurisconsulto Virgilio Marone.

2Cod. L. III.

3 Non l’ultima delle ore Canoniche, ma quì intendasi per questa voce quello stridulo stromento di legno che suonano i fanciulli quando le campane sono legate.