Zitiervorschlag: Antonio Piazza (Hrsg.): "Num. 55", in: Gazzetta urbana veneta, Vol.3\055 (1789), S. 433-440, ediert in: Ertler, Klaus-Dieter / Dickhaut, Kirsten / Fuchs, Alexandra (Hrsg.): Die "Spectators" im internationalen Kontext. Digitale Edition, Graz 2011- . hdl.handle.net/11471/513.20.2376 [aufgerufen am: ].


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Num. 55.

Sabbato 11 Luglio 1789.

Ebene 2► Metatextualität► Se avessimo a render ragione pubblicamente delle ommissioni, che disgustano alcuni di que’che ci scrivono, la metà del Foglio ingombrato sarebbe ogni volta da particolari giustificazioni intese soltanto da’ pochi che le pretendono. In primo luogo non ci giungono tutte le Lettere, che dirette a noi sono, e spesso ne và smarrita qualcuna. Secondariamente non tutte passano alle licenze, nè tutte son da stampare, prescindendo ancora da tale ostacolo. In terzo luogo quando abbondano le materie si sceglie il meglio, e si scarta il meno interessante. In tempo di penuria, si accetta per empire il Foglio anche ciò che in altre occasioni si condanna all’obblio. Ora si pone senz’eccezioni le cose, ora se ne raccoglie la varia sostanza in un articolo senz’alterazioni, a norma delle circostanze. Finalmente non è dovere di ripetere fuori di tempo degli elogj già accordati al merito altrui, per secondar le premure di chi non si conosce. Il nostro eccitamento di cui siamo rimproverati ingiustamente, non è per avere delle notizie che non interessano che qualche particolare, e secondano le sue viste, ma di quelle che ponno piacere ed esser utili a tutti.

Frequenti sono i motivi ch’abbiamo d’accusare l’altrui indiscretezza fu questo punto. Si tace, si tace, ma non si può tacer sempre, nè tener ferma la massima d’una costante dissimulazione, e d’un perpetuo silenzio, perchè il dir qualche cosa, se non varrà a convincere del loro torto i nostri accusatori potrà prevenire almeno quei che pensano al loro modo onde non molestarci con ineseguibili commissioni, o con indiscreti rimproveri vibrati a man salva da chi non si fa mai conoscere.

E però sappiasi che la spesa di due soldi per il franca a una Lettera non accorda a tutti il diritto di vederla [434] stampata; che non siamo servitori venduti all’interesse, o al capriccio di chiunque vuol comandarci; che non mancando di gratitudine verso chi ci somministra delle cose buone, siamo in dovere di scartare le cattive, e di scegliere tra le indifferenti quelle che più ci accomodano; che finalmente è un abusare dell’arbitrio lasciato a tutti di scriverci anonimamente tentandoci a de’colpi il rischio delle cui conseguenze sarebbe tutto per noi, e insultandeci in maschera quando non secondiamo certe premure. Per essere condannato a metter il suo qualunque ingegno a profitto, non merita dunque riguardo alcuno trà noi uno Scrittore che proccura di farlo colle migliori viste di pubblica utilità? Così certamente non pensano i saggi il giudizio de’quali ci è sempre d’un gran conforto. ◀Metatextualität

Ebene 3► Fremdportrait► Gli autori, in generale, che danno a leggere le loro produzioni agli uomini dotti si raccomandano d’essere avvertiti sugli errori commessi, e di vederli segnati col carbone d’Orazio, ma se trovano chi li tratti liberamente si erigono contro il loro giudice, e confessar non vogliono il loro torto; o se sono convinti in modo da non poter contrastare, restano almeno disgustati e mal disposti contro chi glielo fece conoscere. Per questo in vece di dire: pregovi del vostro parere dir dovrebbero mi raccomando alle vostre lodi.

Fosse per dolcezza d’animo, o per non farsi inimici, un gran Poeta del nostro Secolo, conoscitore perfetto del cuore umano, e delle sue dominanti passioni, a cui ricorrevasi come all’Oracolo della Poesia, s’era ridotto a lodar tutto ciò che mandavaglisi in luogo di giudicarlo, e tanti dozzinali Scrittori che prendevano per giusti dovuti elogj il ricambio d’urbani uffizj espresso in Lettere famigliari, le premisero all’edizione delle lor opere come salvocondotti e presidj contro la critica, e la censura pubblica. Sciocchi! Il lume di Sole che traeste a fronte delle spazzature del vostro volgare ingegno, non ha fatto che maggiormente scoprirne la loro sozzura. Bisogna far conto di quei che sindacano ragionevolmente, non di quei che lodano per costume. Al paradiso della gloria letteraria non si giunse senza passare per il purgatorio della correzione; e quei che soffrir non vogliono il suo tormento non godono altri applausi che quelli che danno a se stessi in casa propria mentre il Popolo li fischia al di fuori, come il pazzo descritto dal citato Orazio.

Ebene 4► Exemplum► Un certo Giovinotto uccello da nido, che ha l’ardire dell’Aquila senz’averne le penne, se contentato si fosse di saltellare e non tentar un altissimo volo, caduto non sarebbe in un precipizio. ◀Exemplum ◀Ebene 4 Non ha egli studiato con metodo, non sà le regole della Poesica, non ha stile, e soltanto ricco d’una fantasia stravagante, s’è posto a scrivere una Rappresentazione Teatrale intitolata Il Re Amico, e la condusse a termine senz’ordine, senza condotta, senza rispetto alle prescritte unità, dove soltanto balena qualche lampo d’ingegno, che abbaglia ma non illumina il suo soggetto. La lesse agli amici suoi con della vivacità, e dell’energia, che servì molto bene a farla comparire quale non era alla parzialità degli stessi. Fu da loro chiamata un capo d’opera, sollevato alle stelle il suo autore, coperto di bacj, stretto d’amplessi. Si giurò che l’Italiano Teatro non aveva mai avuto un pez-[435]zo sì grande; che quel solo bastar poteva a far la fortuna d’un Impresario colle recite, e d’un Librajo colla stampa, e se ne disse tante, che riscaldossi la testa al povero Giovine a segno di credersi un genio creato dalla Natura per onorare la nostra Nazione. Conoscitore d’un uomo dotto, che senz’aver mai dato nulla al Teatro, è un ottimo giudice delle Composizioni, che per esso si fanno, con finta modestia gli presentò la sua chiamandola un parto meschino di giovanile talento, e pregandolo a dirgli liberamente la sua opinione per correggersi in avvenire. Questi d’esuberante sincerità, dote funesta, particolarmente a chi non è in ricco stato, la lesse, e nel restituirgliela lo consigliò a non darla alla luce del Teatro, nè del torchio, guidandolo a mano a mano alla conoscenza degli enormi difetti di quell’aborto poetico anatomizzato dalla sua intelligenza. L’autore si mortificò, ma non si persuase; ostentando allora della docilità, lo ringraziò, e raccoltosi nella sua stanza scrisse cento versi da colascione contro del suo censore accusandolo insolentemente di malignità, e d’ignoranza, ed eccitandolo ad una risposta. Egli è un gigante, che non si degna di misurar le sue forze con un fanciullo. Vuole soltanto sostenere pubblicamente per nostro mezzo, che l’unica situazione di quel Dramma mostruoso, che sia tollerabile, è presa dalla Storia di Cromwell. L’autore lo nega assolutamente, se ne vanta inventore, e a spada tratta sfida il suo avversario a provagli il contrario, il che egli fa col seguente Articolo.

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Gli occhi del tiranno.

Traduzione.

Exemplum► Zitat/Motto► “Dopo ch’ebbe, Oliviero Cromwel, usurpata l’autorità sovrana, e che il giovane Carlo abbandonata avea l’Inghilterra, un Gentiluomo avrebbe molto azzardato uscendo dal Regno senz’averne ottenuta licenza dal Protettore, che temeva moltissimo i rigiri dei Nobili. Questi credettero, che non vi fosse per loro, mezzo migliore, che quello di fargli la corte”.

“Un Signore, di fresca età, interamente dedicato agl’interessi di Carlo, un giorno andò a riverirlo. Il Protettore, col solito suo sangue freddo, lo ringraziò di quella visita, lo stimolò a lasciarsi vedere da lui, quanto più spesso potesse, e l’avvertì di non avere con Carlo Stuard commercio alcuno. Vi giuro sull’onor mio, risposegli il Cavaliere, che io non lo veggo mai”.

“Essendo ritornato da lì a non molto, Cromwel gli strappò il suo cappello di mano, ne scucì con un coltello la fodera, e dentro vi ritrovò molte lettere indirizzate agli amici di Carlo. Che vergogna! esclamò Oliviero. In questo modo i gentiluomini Inglesi rispettano l’onore? Non m’avete voi promesso di non veder mai Carlo Stuard? Io non l’ho punto veduto, dissegli il Cavaliere. Và benissimo, soggiunse Cromwel; ma chi spense il lume? Voi, o Carlo?”

“Bisogna credere, che Cromwel avesse una spia in qualche persona, che viveva col Re, da cui seppe, ch’egli aveva smorzati i lumi, quan- il giovine Lord tornò a visitarlo, dopo la proibizione del Protettore”. ◀Zitat/Motto ◀Exemplum ◀Ebene 4

[436] Siamo assicurati dall’onesto e sapiente critico dell’accennata Rappresentazione, che una Scena della medesima sostenuta dal Protagonista, e da un suo confidente, non è che una copia fedele del riportato tradotto articolo.

Se verrà recitata, egli dice, o stampata, si vedrà se nel giudicarla sono stato maligno ed ingiusto. Non posso desiderar questa prova senz’augurare al Pubblico una noja da stancare la sua sofferenza. Il giovine autore mi ha detto freddamente, dopo aver intesa la mia opinione, ch’egli non avrà fortuna se non cangia Paese, perchè nessuno è Profeta in Patria. Io gli risposi, che se non partirà con migliori capitali troverà la sua Patria per tutto il Mondo. ◀Fremdportrait ◀Ebene 3

A soddisfazione d’una ricerca, e per seguire l’intrapreso metodo diamo la nota delle Cariche ministeriali dell’attuale Reggimento di Brescia di S. E. Alessandro Albrizzi Capit. e Vice. Podestà, coperte da questi illustrissimi Signori, che si conciliano l’amore, e la stima di quella magnifica Città, e san degni d’un sì ottimo Rappresentante.

Vicario Sig. Girolamo Perrucchini

Giud. al Malefizio Sig. Ant. Fortis

Giud. alla Ragione Sig. Fel. Lanzi

Canc. Pretorio Sig. Paolo Gambaroni

Canc. Prefettizio Sig. Marco Paleocopa

Libri.

Da’torchi di Gio. Antonio Curti qu. Vitto è già uscita la promessa Commedia Il Pittore Naturalista ossia lo specchio delle umane passioni del Barone Ottone Ghemingher tradotta dal tedesco, ch’ebbe tanta fortuna alle rappresentazioni che ne fece la Comica Compagnia di questo Teatro a Sant’Angiolo.

E il Tomo IV delle nuove Lettere Inglesi ovvero Storia del Cavalier Grandisson, che viene ad essere l’ottavo Volume delle Opere del celebre Richardson. Il nono sarà il tomo quinto della Clarissa, ch’è sotto il torchio.

Questo Librajo il cui Negozio è nella Merceria di S. Giuliano vicino al Caffè di Menegazzo non cessa di somministrare copiosa materia a’dilettanti delle Opere di sentimento, che formano la delizia de’leggitori sensibili.

Da Brescia 9 Luglio 1789.

“Li due fatti esposti nella sua Gazzetta num. 53 con lettera in data di Brescia, in cui si dichiarano due uomini stati ne’giorni scorsi mortalmente feriti, sono su tal punto alterati, giacchè non furono che lievemente offesi. Il primo di questi, fumante dal vino al momento che con certo puntone venne di ferro colpito, siccome difficilmente reggevasi in piedi cadde a terra, e da fiero accidente sorpreso fu dallo stesso Chirurgo creduto spirante, ma dileguatosi Bacco tra l’ombre notturne, la seguente mattina era in istato, se li fosse piaciuto di sortire dall’Ospitale. L’altro poi offeso dal Sarte con forbice, non lo fù che di semplice lacerazione. Sia detto a gloria della verità.

La indefessa, e costante vigilanza, che scorgesi in questo umanissimo nostro Rettore, sempre più ci conferma nella concepita speranza di godere nel saggio suo Governo una perfetta tranquillità. ◀Brief/Leserbrief ◀Ebene 3

Altra di Brescia nella stessa data

Ebene 3► Brief/Leserbrief► “Martedì scorso 7 Luglio corrente capitato un povero villico in questa Città con una Bestia carica di Biada [437] ebbe come costumasi a legarla ad uno de’ferri fissi nel muro, o siano colonnette di una casa in vicinanza al Teatro, sin tanto che esitava la sua mercanzia sul mercato, che si fa giornalmente in detto luogo. Un giovane oste abitante in essa casa comandò bruscamente al Villico di dover immediatamente levar via la Bestia da quel luogo, e mentrechè il pover uomo scusavasi verso l’Oste protestando che non aveva creduto chi offenderlo, ed era per levarla, infierito il giovane, dato di mano ad un coltello, lo immerse per ben due volte barbaramente in seno dell’infelice villico, che portato al vicino Ospitale sarà forse a quest’ora estinto. L’oste si sottrò con la fuga ai rigori della Giustizia.

Certo capo muratore abitante in fondo alla contrada di Ronconfettora solito ubbriacarsi ogni sera, che nelle ore cadde s’immagina di esser uffiziale marciando con un palozzetto al fianco ha sempre mai da contendere colli affittuali di sua casa nella quale esso parimenti abita, nè vi è sera che non si odino schiamazzi, e rumori grandissimi per il soverchio vino di cui sempre è ripieno. Capitato a casa la sera del dì suddetto sette corrente incominciò a vituperare, ed a percuotere secondo il solito alcune sue affittuali dalle quali voleva del soldo in anticipazione d’affitti per il che accorsa al rumore persona che di là passava procurò d’acquietare il riscaldato muratore, ma fattosi questi maggiormente baldanzoso dato di mano ad un trombone, che sempre tiene in cucina, carico per altro di sola polvere, lo scaricò contro la suddetta persona mediatrice, la quale trattener non potendosi diede tanti pugni nella faccia a detto Capo Muratore, che trovasi tutto contraffatto, nè valse a sottrarsi dalla tempesta l’esclamar come fece con voce sonora, esser egli un ufficiale.

Costui una sera gonfio di vino passando con la di lui moglie dalla Beccheria di San Giuseppe verso le ore 4 voleva che la stessa stendesse il collo su di un zocco di detta Beccheria, assicurandola desiderare soltanto di tagliarle la testa; agli urli della quale accorsa gente del vicinato risparmiarono l’orrida scena.

A momenti avrà il dettaglio de’virtuosi che agiranno nell’opera seria che si sta preparando per la prossima fiera, non risparmiando il nostro Impresario Rossi spesa, nè fatica onde riesca lo spettacolo grandioso, e magnifico in ogni sua parte. ◀Brief/Leserbrief ◀Ebene 3

Ebene 3► Brief/Leserbrief► Sig. Gazzettiere Stimatiss.

Vicenza 6 Luglio 1789.

“Ho letto mal volontieri nella sua Gazzetta num. 53 una lettera in data di Vicenza 2 corr., e con ragionevole presunzione devo dire esser stata piuttosto scritta da un Emulo della mia Patria, che da un Patriotto.

Egli ha proceduto con troppo mordace censura contro un affare, che merita lode.

Da principio mi mosse quasi a sdegno, ma ponderando poi la cosa colle mie riflessioni, trovai l’Autore degno più di compassione, che di biasimo, caratterizzandolo di cervello garrulo, e bizzarro, ed inesperto, capace soltanto d’intraprendere il pellegrinaggio di S. Servolo.

La prima lettera, inserita nel numero stesso della sua Gazzetta de’ 4 corrente, chi la scrisse fu uomo prudente, abbenchè qualche piccolo sba-[438]glio egli abbia commesso nel superlativo; pur nonostante egli si è tenuto sempre sodo alle verità.

Nell’anno passato, se le sovviene, io l’ho servita più volte de’dettagli dei nostri pessati spettacoli senza esagerazione, attaccato soltanto alla verità.

Mi prendo dunque la briga d’informarla co’medesimi sentimenti anche della presente nostra Opera, per ismentire nel tempo stesso l’ingiusta calunnia dell’anzidetta fastidiosa lettera 2 corr.

La Musica è bella, spiritosa, e bene eseguita dalla scelta numerosa truppa di professori componenti l’Orchestra. Il primo uomo, e la prima donna eseguiscono assai bene le loro parti. Il primo Atto non può essere più spettacoloso adattato al carattere del Dramma, e non per Opera buffa, come scrisse quel degno Signore, che con ridicola censura tacciò d’antichità anche la nuova invenzione del celebre Pittore Sig. Cav. Fontanesi, che riscosse tanti applausi nelle più cospicue città d’Europa, e che in tanta ristrettezza di tempo fece i Scenarj di quest’Opera, che sorprendono tutti i spettatori.

Il Sign. Babbini al solito canta con tanta soavità e leggiadria, che rapisce tutto l’uditorio. Il duetto del medesimo col Sig. Roncaglia è una cosa rara; e le loro arie piacciono a dismisura. Il Vestiario tutto nuovo è veramente magnifico. I Balli, rapporto all’invenzione, non incontrano gran fatto, ma i Ballerini sono di una bravura tale, che riscuotono grandi applausi.

La Musica del Ballo è assai brillante. In somma abbiamo uno spettacolo degno d’esser veduto. Li molti Forestieri, che quì si portano, restano contentissimi. Eccola servita colla solita mia sincerità. E pieno di stima riverendola sono

Antonio Scopino
Sul Corso
. ◀Brief/Leserbrief ◀Ebene 3

Metatextualität► Questa Lettera non ci fu consegnata che alle ore 14 di questa mattina del corrente Sabbato 11 Luglio. ◀Metatextualität

Bastimenti arrivati.

Divisione delle Mercanzie venute col Trabacolo di Patron Gabriele Scarpa il dì 25 del passato Giugno, posto nella lista stampata al numero 52.

Al Signor Giuseppe Reali

Origano Fagotti 5.

Al Signor Menachen Vivante

Valonia migl. 105 e lib 229.

Oglio cai 10.

Al Signor Elia Todesco

Oglio cai 5.

Al Signor Stefano Renzoli

Detto cai 4.

Alli Signori Marco Malta e Jacob Semo

Detto cai 5.

Al Sig. Daniel Maurogonato

Detto cai 2.

Alli Signori Isacco Ancona e Salamon Costantini

Detto cai 2.

Al Signor Jacob Mulli

Detto cai 5.

Al Signor Pietro Favro

Detto cai 2.

Al Sig. Ang. Papadopoli

Detto cai 3.

Al Sig. Emanuel Jacur

Detto cai 2.

Alli Signori Costantino e Fratelli Catriva

Detto cai 5.

Al Sig. Benedetto Ciatto

[438] Detto cai 2.

Al Sig. Franc. Zenembissi

Detto cai 2.

Portata e Grazie del Patron e Marinari.

Detto Carattelli 5.

Cipolle cagnine num 1500

Vetro rotto lib. 1500

Di quelle venute lo stesso giorno da Corfù e Durazzo sul Pielego di Patron Biagio Petovich

Ad Islam Casapra

Lana Balle 7.

Ad Islam Craja

Detta Balle 20

A Sali Carrazzini

Detta Balle 7.

Cera colli 9.

Al Sig. Giovanni Tarma

Lana Balle 46.

Cordovani e montoni Balle 25 in pelli 5 mila.

Al Sig. C. Nat. Yripcovich

Detti Balle 27. Pelli 5341

Al Sig. Menachem Vivante

Oglio cai 30.

Portata del Patron e Marinati

Oglio Carattelli 6.

Proseguimento.

28. Giugno.

Polacca Capitan Giovanni Babassi venuto dal Zante

Al Signor Giov. Domeneghini

Oglio cai 33.

Al Sig. Demetrio Damigliano

Detto cai 36.

Al Sig. Giorgio Gasparacchi

Detto cai 15.

Al Sig. Salamon Costantini

Detto cai 3.

Al Sig. Giovanni Rastopolo

Detto cai 3.

A chi presenterà

Detto cai 4.

Portata del Capit. e marin.

Detto Caratelli 17

Valonia m. 18

Limoni num. 600

Una sporta d’erbe medicinali

Un migliajo cipolle cagnine.

Piel. Pat. Matteo Lucovich venuto da Santa Maura.

Al Mag. Eccellentiss. al Sal, Sale moggia 156 e misure 10.

Al Sig. Jacob Jacur

Sem. di Lino staja 845.

Piel. P. Giorgio Sbutega venuto da Santa Maura

Al sud. Eccellentiss. Magistrato

Sale moggia 169 e misure 9.

30 Detto

Nave nominata Il buon Consiglio Cap.

Dom. Daltin ven. da Genova e S. Maura.

Allo stesso Eccellentiss. Magistrato

Sale moggia 268.

Al Signor Antonio Duodo

Legno Campeggio Pezzi 2655

Zuccaro casse 3.

Al Sig. Giuseppe Treves qu. Eman.

Zuccaro casse 50.

Al Sig. Giacomo Pezzi

Sale di Spagna Bar. 8.

Del Capitano

Oglio cai 22

A chi presenterà

Caccao Bar. 8

Zuccaro Botti 3.

2 Luglio

Trabacolo Patron Giorgio Caime venuta da Santa Maura e Corfù

Al predetto Eccellentiss. Magistrato

Sale moggia 146 e misure 6.

Al Signor Giovanni Lazzaro

Oglio cai 8

Alli Signori Scataglia e Gervasoni

Detto cai 3.

Al Signor Menachem Vivante

Detto cai 1.

Al Capit. Domenico Daltin

Detto cai 3.

[440] Portata del Patron e marinari

Detto cai 4.

3 Detto.

Cipolle cagnine m. 1.

Checchia nominata La Foruna Capit. Franc. Paolo Fedrigo venuto da Salonicchio e Zante.

Alli Signori Spiridion Taraculli e Niccolò Vianello

Tabacco comune Balle 200.

Detto Gingè Balle 40.

Al Signor Cristofolo Martini

Detto Balle 160

Detto comune Balle 100

Detto Caradà Balle 50

Detto Negrocopo Balle 34.

Portata del Capit. e marin.

Moscato d’uva passa cai 5

Ferramenta vecchia lib. 400.

Checchia Cap. Ang. Favro venuto da Santa Maura

Al Mag. Eccellentiss. predetto

Sale moggia 202 e moggetti 19

Al Sig. Simon Carminati

Cera colata Ballotti 1

Portata del Capit. e marin.

Oglio carattelli 5.

4 Detto

Piel. Pat. Giov Verona venuto dalla Canea e Corfù

Al Sig. Marco Verona

Oglio cai 37

Al Sig. Salomon Costantini

Detto cai 1.

Al Sig. Ang. Papadopoli

Detto cai 9

Al Sig. Giov. Heinzelmann

Detto cai 7

Al Sig. Jacob Mulli

Detto cai 4.

Al Sig. Panno de Cristodolo

Detto cai 3.

Alli Signori Fratelli Catrivà

Detto cai 7.

Al Sig. Menachem Vivante

Detto cai 14.

Al Sig. Emanuel Jacur

Detto cai 10.

Al Sig. Bart. Rizzotti

Detto cai 2.

Al Sig. Biagio Lazzari

Detto cai 6

Portata dal Patron e marin.

Detto carat. 7.

Pielego Pat. Luca Radonisich venuto da Patrasso

Al Sig. Nat. Radonisich

Formaggio Moriotto pezze 6400 compreso rottame. 5 Detto.

Pielego Pat. Giorgio Lazzari venuto da Santa Maora

Al prefato Eccellentiss. Magistr.

Sale moggia 80

Portata del Pat. e marin.

Oglio caratteli 3.

6 Detto.

Pinco Capit. Antonio Longone venuto da Catanea e Messina

Al Signor Giacomo Mini

Cenere in sacchi e alla rinfusa cantata 1834.

Mandole sacchi 39

Limoni casse 12

Oglio di Lino arnasi 2

Al Sig. Giov. Heinzelmann

Pistacchj sacchi 24

A chi presenterà

Sugo di Limon Botti 3.

Portata del Capit. e Marin.

Pasta fagottini 4 e 10 ceste

Oglio di Lino arnasi 2

Limoni m. 4

Mandole sacchi 10.

Cambj Venerdì 10 cor.

Lione 57 e mezzo. Parigi 57 e mezzo. Roma 63 Napoli 115 e 3 4ti. Livorno 100 e 5 8vi. Milano 155. Genova 91 7 8vi. Amsterdam 92 e un 4to. Londra 48 e mezzo. Augusta 102 e mezzo. Vienna 197 e 3 4ti. ◀Ebene 2 ◀Ebene 1