Zitiervorschlag: Antonio Piazza (Hrsg.): "Num. 54", in: Gazzetta urbana veneta, Vol.3\054 (1789), S. 425-432, ediert in: Ertler, Klaus-Dieter / Dickhaut, Kirsten / Fuchs, Alexandra (Hrsg.): Die "Spectators" im internationalen Kontext. Digitale Edition, Graz 2011- . hdl.handle.net/11471/513.20.2375 [aufgerufen am: ].


Ebene 1►

Num. 54.

Mercordì 8 Luglio 1789.

Ebene 2► Metatextualität► Benchè in data delli 28 scorso, la Lettera che pubblichiamo non fu portata al Caffè di Florian che il p. p. Sabbato, onde non era possibile prima d’ora di darla in luce. ◀Metatextualität

Vicenza 28 Giugno 1789.alle ore 8 Vicentine, o 5 1s2. Padovane.

Interrogato della mia opinione intorno l’Opera di Vicenza, appena terminata la prima Recita, rispondo sinceramente col seguente dettaglio.

Lascio il giudizio del Libretto ai benigni Lettori.

’Orchestra è ottima.

La Musica è quasi tutta composta con varietà, novità, ed espressione.

Le Sinfonie sono maestrevolmente combinate con una distinzione decisa di Piani, e Forti, che mi diletta, e trasporta.

Li Recitativi non sono ne’buoni, nè cattivi.

Li Cori nulla ricordano di Ecclesiastico, non sono monotoni, non ingombrano l’udito; anzi molto interessano, e magnificano l’Azione.

La Donna non disgusta, e nell’aria d’agilità si fa onore; madov rebb’essere migliore.

Roncaglia è esattissimo, non manca di voce, ed ha la sortita, ed il Rondò, che bastano a renderlo celebre.

Babbini non può essere bastanetemente lodato. Fa la figura principale, e può sostenerla avendo una Musica tutta buona, ed eseguindola in grado superlativo di perfezione.

Il Duetto, ed il Terzetto sono capi d’Opera.

Le Scene del Cav. Fontanesi sono belle.

Il Vestiario, e le Decorazioni non possono essere nè più ricche, nè più brillanti.

Il Ballo è poco rappresentativo, ma è sostenuto da gambe molto buone.

La Pitrò non ha bisogno de’miei elogj.

Gioja merita d’esserle compagno.

Tutti gli altri fanno il loro dovere.

[426] Ecco il mio sentimento a norma della prima impressione, che in me fece lo spettacolo or ora veduto.

A. M. ◀Brief/Leserbrief ◀Ebene 3

Verona Imo. Luglio 1789.

Ho veduta una Fanciulla pochi giorni sono in Calmasino Territorio Nostro, circa dieci miglia da qui distante, nata da gente di Campagna, col corso naturale di nove mesi, la quale in un solo corpo ne mostra due, cioè raddoppiati i suoi membri; Ella ha 4 occhi, 2 bocche, 2 nasi, 4 orecchi, due de’quali sono un poco più piccioli delli supposti naturali, e nella testa si scorge anco un segno figurato di divisione; così pure ha 4 braccia due molto più picciole dell’altre, in una mano delle quali vi sono 4 dita, e nell’altra soli 2. Li piedi sono 4 similmente, 2 sono più piccioli, ha due parti generative, e capaci, perchè perfettamente formate. Essendole state levate l’interiora per imbalsamarla le fù trovato un solo cuore, lo stesso di tutto il resto; Ella à vissuto ora 24 circa; ora si trova appresso il mio Sig. Santolo D. Niccola Bongiovanni Protomedico di questa Città. ◀Brief/Leserbrief ◀Ebene 3

Creola 3 Luglio 1789.

Oggi nella vicina Villa di Saccolongo avvenne un lagrimevole caso. Un povero Contadino sentendo, che altri non avevano il coraggio di prendere un Bue non per anco da lavoro si mise all’azzardo, e nell’atto di afferrarlo restò in pochi momenti vittima della fierezza di quella Bestia, che presolo sulle corna, e trapassato da parte a parte restò morto senza poter aver tempo di confessarsi. ◀Brief/Leserbrief ◀Ebene 3

Nel comunicarci questa disgrazia lo Scrittore della Lettera soggiunse:

“Si desidera da alcuni di sapere, a quanti Tomi sieno ridotte finora l’opere, delle quali ella n’è l’Autore; quale ne sia il loro ristretto prezzo, e da quale Librajo se ne faccia la vendita”

Risposta.

La maggior parte di queste è di Romanzi de’quali non si ritrovano che quelli ristampati, e ne mancano molti. L’intera Raccolta sarebbe certamente di 30 in 40 tomi. Il Librajo Giamm. Bassaglia ne ha alcuni, ed a lui ricorrendo potrà facilmente esser servito a discreto prezzo di tutti quelli ch’esistono, chi volesse farne l’acquisto. Si trovano pure da esso i due tomi delle Commedie in 8vo, e un’altra Operetta intitolata l’Ozio ingannato ec. in 3 volumi, che serve di continuazione alla Tacita Società dello Spirito, ma contiene cose separate originali, e tradotte.

Prolungato in quest’anno, per Pubblica concessione, il corso ordinario alle recite dell’Opera di Padova, i cui applausi con un pienissimo concorso sostengonsi, alle due solite Corse nel Prato della Valle si aggiungerà la sera de’10 cor. il nuovo Spettacolo d’una Macchina di fuochi d’Artifizio Il Sepolcro d’Antenore opera del Sig. Gius. Mellina autore di quella pure che s’è veduta in Treviso ad onore del Serenissimo Doge regnante. Comincierà il fuoco della medesima a un’ora di notte nella Piazza del Castello, e sarà preceduto dallo scherzoso trattenimento di razzi e granate, che co’loro voli, e scoppj divertiranno gli spettatori per lo spazio d’un ora che loro riuscirebbe di noja, Descrizione della Macchina

[427] Primafronte.

Comparirà sopra magnifico Piedestallo un Leone alato Stemma della Serenissima Repubblica di Venezia, con le lettere iniziali del PAX TIBI MARCE ec. Al di sotto sarà lo Stemma Gentilizio di S. E. Pubblico Rappresentante, quale verrà ornato da vago contorno di Rosette movibili di fuoco brillantato a varj colori, e terminerà con diversi getti di fuoco, giuochi d’aria, e strepito di batteria.

II. Si accenderanno lateralmente due Giuochi di fuoco falistrante, chiamati Capricci, dal variato moto de’quali risulteranno diverse piacevoli figure, a cui succederà il dilettevole getto di Candele Romane.

III. Si vedrà nel mezzo un Giuoco, chiamato le Pazzie, tutto illuminato a fuoco bianco, e formato da gran numero di Raggi, il di cui moto irregolare prenderà varie forme, ed aspetti, e terminerà col solito strepito di batterie.

IV. Si accenderanno dalle parti due brillanti Soli, il fuoco de’quali nel loro giro anderà sempre crescendo, e mostreranno nel mezzo un Globo di fuoco verde, e terminerà il tutto con varie altre figure, e vario strepito.

V. Comparirà nel mezzo un vago, e lucido contorno, una parte del quale sarà movibile, e l’altra stabile, tutto a varj colori, e con diverse Rosette movibili con moti opposti fra loro. Nel mezzo vi sarà una luminosa Rosa circondata da diversi Raggi, la quale si muterà in altra figura di fuoco falsitrante.

VI. Due gran Ventagli laterali di fuoco cristallino a cui daranno risalto altre mutazioni, e Candele Romane.

VII. Verrà in questa rappresentata una gran Rosa Cinese circondata da molti raggi, la quale nel suo movimento prenderà diverse Figure, e terminerà con li soliti colpi.

VIII. Si vedranno lateralmente due Parasoli alla moda, sulla cima de’quali compariranno due gran Globi di fuoco celeste, quali prenderanno figure diverse.

IX. Sarà oggetto di questa un Giuoco chiamato la Stella di Gelosia di color giallo, contornata da un fuoco che imita lo splendore delle stelle, e da diversi raggi, e terminerà con il solito strepito.

X. Mostrerà lateralmente due Soli Verticali di vaghissimo colore, i quali dopo diversi cangiamenti finiranno con istrepito tramezzato da raggi, e fontane.

XI. Verrà in questa rappresentato un intreccio a varj fogliami, vagamente contornato da varie brillanti rosette, il quale conterrà nel mezzo lo Stemma della Città di Padova, sotto del quale si vedrà a caratteri trasparenti il seguente passo del Metastasio nell’Ezio Atto I.

Zitat/Motto► Chi mai non sà qual sia

D’Antenore la prole? ◀Zitat/Motto

XII. Si vedranno lateralmente accesi due luminosi giuochi che col loro impetuoso, e violento moto rappresenteranno i fulmini di Giove.

XIII. Rappresenterà questa tre giuochi con gran numero di corpi movibili, che col loro movimento, e velocità daranno l’idea d’una Marcia militare. La varietà dei movimenti ora lenti, ora veloci verrà secondata da quella del colore del fuoco.

XIV. Spazioso piano elevato, a cui s’ascende per alcuni illuminati gradini, sopra del quale giusta la più esatta simmetria, e le leggi fondamentali della prospettiva s’innalza un superbo loggiato, formato di due diversi ordini d’Architettura, uno inferiore, l’altro superiore. L’inferiore, che sostiene il superiore, ed alquanto più in avanti die quello, vien sostenuto da sedici grandi colonne stabili d’Ordine Composito, ed il superiore che è tramezzato dall’inferiore, mediante una luminosa scalinata che termina in una vaga balaustrata, è sostenuto da sedici colonne spirali movibili, d’Ordine Corintio. Quattro Guglie, ed altri Ornamenti renderanno più pomposo il suddetto Ordine Superiore, in cima del quale si vedrà la Statua di Pallade. Tutto questo magnifico Loggiato servirà di contorno, ed ornamento al Sepolcro d’Antenore, il quale si vedrà nel mezzo isolato, e sostenuto da quattro picciole colonne, ed avrà nel prospetto, in vece dell’Iscrizione Gottica il seguente passo di Virgilio, risguardante Antenore

Zitat/Motto► . . . . Placida compostus pace quiescit.
Aeneid. lib. 1. ◀Zitat/Motto

[428] I diversi colori del fuoco imiteranno al naturale gli Ornati che fregiano questa brillante veduta, la quale terminerà con strepito di batteria, raggi, palle lumate, ed altri pezzi d’aria.

Bergamo.

Passato agli eterni riposi in Roma l’Eminentiss. Giovanni Cornaro Cardinale e Principe di S. R. Chiesa Abate Commendatario dell’Abbadia di S. Benedetto di Valalta posta nel territorio Bergamasco, eretta sino nell’anno 1135. da S. Bernardo, furono nella suddetta Chiesa alli 9 del passato mese di Giugno celebrate solenni esequie al defunto Porporato. Era la Chiesa tutta riccamente parata a lutto, celebraronsi in ogni altare divoti sacrifizj, d’ogn’intorno ardevano numerosi cerei doppieri, davano frequenti luttuosi segni dall’alta torre i concavi bronzi, da distinto esemplare sacerdote fu cantata la gran Messa accompagnata da scelta Musica composta ed eseguita da’più celebri Professori, l’eloquentissimo sacro Oratore, universalmente noto a tutta la Repubblica letteraria, il Sig. Abate Jacopo Rodegario degnissimo Rettore dell’accennata Abbadia recitò la funebre orazione in lode del defonto Porporato, la quale si spera che il dotto Oratore, per non defraudare la comune brama de’letterati, in breve sia per renderla pubblica con le nitide stampo di questo Signor Francesco Locatelli.

Nella notte del vicino passato Venerdì si sparse una voce, che nell’Isola di Murano trà genti divise in fazioni seguita fosse una baruffa di durata d’ore sette, colla morte di 30 in 40 persone. Chi diceva che l’armi impiegate, furono da punta e taglio, e chi da fuoco. Asserivasi, che le porte de’campanili occupate furono da alcuni ad oggetto d’impedire il suono di campana a martello, e che molti muranesi erano venuti a Venezia per sottrarsi a’pericoli, o allontanarsi dagli orrori di quella strage. Questa notizia passata rapidamente di bocca in bocca, e narrata con sicurezze, agitò gli amici degli uomini, che nella seguente mattina rallegrati si sono all’udire che tutto il male riducevasi ad una guanciata data da un uomo temuto ad un suo compare bravo anch’esso, e che ha un forte partito colà. È ben vero, che senza il pronto ricorso di quell’attento e benemerito Piovano da cui provenne un ordine supremo, che frenò gli spiriti mal disposti, poteva succedere una rovina, ma è vero non meno che nulla successe; e si raccontò il fatto d’armi con tutte le circostanze come se non ammettesse alcun dubbio.

Quale stupore se tanti sottoscriver non vogliono la polizza de’morti e feriti le mille miglia lontani da noi, se uno schiaffo passando mezzo miglio di laguna diventa una battaglia, e per il disinganno ci vogliono delle ore, come ci vorrebbero de’mesi per quello delle cose tanto lontane, se al caso fossimo di prendere giuste informazioni!

In Campagna dove non istà in ozio l’amore, e le rivalità, le gelosie, i torti cagionano delle risse, e delle discordie: ove nella stagione corrente i vizj e le astuzie cittadinesche seducono la semplicità de’Titiri, e delle Cloridi: ove veggonsi tanti padroni a comandar meno de’servitori, e tante mogli a non ricordarsi nemmeno d’aver marito, frequentemente succedono degli aneddoti curiosi, che somministrerebbero a questo Foglio copiosa [429] materia nell’attuale scarsezza, se ci venissero comunicati, come lo fu quello ch’ora narriamo.

Ebene 3► Exemplum► Una Signora di condizione civile, di fresca età, di non mediocre avvenenza, e di spirito colto e moderato, ha il marito più comodo che dar si possa per fare a suo modo, ma della libertà in cui la lascia ella non abusa, e a’nostri giorni questo é dir molto a sua gloria: tanto più che ad esso piacciono tutte le donne fuori che lei. Amica della Società, e del bel Mondo non ha voluto mai accordar privilegj esclusivi ad alcun cavaliere servente: và ora coll’uno, ora coll’altro, e tanto più è contenta quando se ne vede molti d’intorno, compartendo a tutti con eguale misura le sue cortesi attenzioni, e così piacendo a quelli che la corteggiano senza secondi fini, ma disgustando gli altri che se le avvicinano per innamorarla. Un tale contegno le stabilì il concetto di donna saggia, e fece calar l’ali a certi Sparvieri che delle penne di colombo vestivansi per ingannarla.

Un giovinotto di primo pelo, alle cui attrattive, secondo lui, non v’ha femmina che possa resistere; che vanta un’arte, e uno spirito da sconfiggere la ritrosia di qualunque Penelope, trovò agevolmente la maniera di farsi amico il marito per trionfare della moglie: e dicesi che giungesse a scommettere con un suo parente d’impossessarsi della Piazza in capo ad otto giorni sbaragliando tutti quelli, che l’assediano.

Fu la Signora compiacente e gentile seco lui, come cogli altri, alle prime visite ch’ebbe, e le riuscì grata la sua conversazione; ma tosto che fù avvisata del suo carattere pensò prudentemente a scartarlo dalla partita de’suoi amici, e lo fece con tutt’accortezza fingendosi, o incomodata, o fuori di casa quand’egli andava a trovarla, onde intese il tacito non ti voglio, e fece una ritirata da scaltro. Sin quì non ci è male, ma o punto da’motteggj del suo parente, con cui aveva scommesso, o dalla di lei insensibilità tanto oltraggiosa a’personali suoi meriti, compose un Sonetto sotto titolo di Ritratto (se pur egli n’è l’autore come si crede) nel quale dipinse una donna abbandonata a’suoi capriccj da un marito indolente, che fa della sua abitazione una scala franca a tutte le bandiere, non per conservare una perfetta neutralità, ma per estendere il suo commercio.

I colori indicavano l’originale a chi non conoscevalo ch’esternamente, ma quei che l’avevano in pratica sapevan bene che ad esso punto non somigliavasi il morale Ritratto. Dovevan essi persuadere quella Signora a non appropriarsi ciò che non le apparteneva, a lasciare il colpo a chi meritavalo. Ma fecero al contrario attizzando il suo risentimento ed animandola alla vendetta. Uno s’offerse di sfidar l’offensore a duello, ma interrogato se ne sapesse di scherma, e rispondendo, che nò, svanì il progetto. Un altro risolse di farlo bastonare, poi riflettendo sul rischio, e le conseguenze d’un Processo, cangiò pensiero. Vi fu chi propose di parlargli nel tuono che meritava: ma quando seppe che il fervido Giovinotto era facile a menar le mani abbandonò saviamente l’impegno.

Ella non fomenta lo sdegno altrui, cerca d’assicurarsi di ciò che sospettasi con fondamento intorno all’autore del Sonetto, e sembra ferma nella risoluzione di vendicarsi dappoi. ◀Exemplum ◀Ebene 3

[430] Metatextualität► Senza l’onor di conoscerla le presentiamo una lezione nel seguente aneddoto antico, che fa proprio al suo caso, e di cui la sua saviezza lusingaci che vorrà approfittarne. ◀Metatextualität

Spargevasi per la Città di Yorck un infame Libello intitolato La Regina impudica, e quantunque non vi fosse nominata, nè si parlasse nulla dell’Inghilterra, non si lasciò per questo di riconoscere in esso era presa di mira Elisabetta.

Ebene 3► Exemplum► Un tale nominato Roberto Typai, figlio d’un artigiano, fu accusato d’essere l’Autore di quello Scritto. Condotto nelle carceri, ed interrogato, negò costantemente il suo delitto.

La Regina instrutta, che colà raccoglievansi col maggior impegno tutti i lumi, e le prove possibili per la formazione del suo Processo, lo fece condurre a Londra.

Esaminato dal Consiglio, e resistendo egli con forza nelle sue negative, non si trovarono le prove tali da poterlo convincere. Allora la Regina prese in mano il Libello, e disse a’Giudici, senza scomporsi:

“Signori, noi ci affanniamo tanto ad interrogare questo miserabile, come s’effettivamente egli m’avesse offesa. Sembrami, che quei che l’accusano siano di lui più colpevoli, poich’essi pretendono che l’Autore di questo Libello, qualunque ei siasi, abbia voluto disegnarmi: il che non può essere, perchè in esso parlasi d’una Regina impudica, ed io pretendo di essere casta. Così non può darsi che sia fatto contro di me.”

Questo avviso fu un ordine, che aprì le porte alla prigione di Typai, e miselo in libertà. Ebbe egli un dono di cento scudi in risarcimento del torto che gli fu fatto.1 ◀Exemplum ◀Ebene 3

Jeri alle ore 17 circa al cader d’una lenta minuta pioggia, e al leggiero soffio del vento, un fulmine strepitosissimo squarciò il nubiloso velo che ci toglieva la luce del Sole, ed arrestò l’abbagliante suo volo in questa Parrocchia di Santa Sofia penetrando in alcune case nel sito detto la Cà d’oro, ove sparse il terrore, e cagionò de’danni per altro di poca considera-[431]zione. Un Sacerdote, che leggeva il Breviario nella sua camera fù sì prossimo ad essere incenerito, ch’una manica del suo abito arsa e fumante rimasegli. Il suo giusto spavento è più facile da immaginare, che da descrivere.

Ebene 3► Exemplum► Un bello spirito, che si trovava in una parte di questa Città molto lontana da quella, e si ride di chi ha paura de’tempi cattivi vantasi d’aver confortata la sua Bella a cui stava spiegando Ovidio De Arte Amandi, col dirle mentr’Ella palpitava allo scoppio della saetta: non temete nulla, non restano che le vittime pure incenerite da’fuochi celesti.

Da ciò fece argomentare, che la sua vittima fosse di razza diversa.

Uno di que’Francesi, che nulla veggon di bello, o di buono, fuori della loro Nazione, e all’Italia non vogliono cederla neppure nella Musica, o nella Pittura, ebbe su questo soggetto poche sere sono una forte contesa contro alcuni dotti di questa Città.

Metatextualität► Egli ci scrisse nella sua Lingua un elegante Biglietto onorando di lode la nostra imparzialità, e promettendosi la compiacenza di vedere su questo Foglio, che: ◀Metatextualität La Francia ebbe due secoli sono un Cousin fondatore delle Scuola di Pittura Francese, e che Niccolò Pussin che fiorì nello scorso Secolo fu uno de’Pittori più dotti ch’abbia avuto l’Europa, per testimonianza di tutti gl’intelligenti delle più colte Nazioni. Che furono celebri dopo lui Claudio Gelèe, Lorenzo de la Hire, Sebastiano Bourdon, Eustachio le Sueur, Carlo le Brun, Giacomo Courtois, li quattro Coypel, Antonio Vatteau, li due Vanloo, Antonio Pesun e molti altri, i quali si distinsero in varj generi di Pittura. Conchiude che la sola sfavorevole prevenzione ha fatto dire motteggiando a quell’Italiano che vide un quadro Francese il cui soggetto era tratto da Omero: Monsieur Achille, Monsieur Agamennone.

Rispondiamo che se quì trattasi di confessare il merito di questi famosi Pittori chiniamo il capo, ma se coll’averli citati si voglia poi contrastare la superiorità di quello degl’Italiani non possiamo essere d’accordo seco lui. Egli rammenti che la scuola Francese nacque sotto il Regno di Francesco Primo nelle cui braccia spirò il nostro Leonardo da Vinci, e che per introdurla quel gran protettore dell’arti chiamò dall’Italia i Maestri, e fece studiare sulle nostre Pitture. Rammenti che Luigi XIV stabilì l’Epoca sua più gloriosa, perchè la maggior parte de’Pittori Francesi fece a Roma i suoi studj.

Per dargliela vinta bisognerebbe ch’egli provasse, che li scolari hanno superato i loro Maestri. Se questo impegno non lo sgomenta s’accinga egli a sostenerlo, che non mancherà trà noi una valida convincente difesa. ◀Exemplum ◀Ebene 3

Sentesi, che l’eredità di questo Pio Ospitale della Pietà, per la morte di Sua Eccellenza Il Signor Francesco Maria Celsi ascenda non a tre mila ma ad otto mila ducati, oltre alcuni stabili.

Aggiungesi, che la Famiglia de’suoi Parenti dell’Ordine de’Segretarj resi capaci, per una Parte del Serenissimo Maggior Consiglio di concorrere al fregio della Nobiltà Patrizia, come abbiamo accennato ne’passati Fogli, sia positivamente al caso di contendere l’eredità all’Ospitale suddetto.

Metatextualität► Promessi ci vengono delli documenti su questo punto da informare il Pubblico con sicurezza. ◀Metatextualität

[432] Ebene 3► Brief/Leserbrief► Sig. Gazzettiere

Udine 5 Luglio 1789.

“Il cortese accoglimento, che avete dato nelle vostre Gazzette ad altre notizie scrittevi da Udine, mi stimola ad impennare la presente, onde ragguagliare il Pubblico del divertimento che godesi in questa Città. Il Giuoco del Pallone fin da qualche anno forma un gradito spettacolo nella State, per gl’abitanti d’essa e per i forestieri, che vi concorrono; ma in quest’anno specialmente con ragione a sè chiama l’attenzione di tutti. La fama del Sig. Malucelli già sparsa per tutta l’italia [sic] si riconosce per giusta e vera; e il valoroso Atleta ha destato in tutti gli spettatori la meraviglia: V’è un altra schiera di valenti Giocatori della Romagna, e d’altrove, i quali hanno per guida il destro e prode Sig. Lazzaro Cantoni Asolano che è direttore e capo di tutta l’impresa. La nostra Patria altresì madre feconda di tali Eroi ne’tempi andati, seguita a produrne anche al presente, e la vista del Signor Giovanni Contieri ci risveglia l’idea dei Guerra, e degl’altri rinomati, che tanto un giorno condecorarono questo Gioco. Egl’è nel fiore dell’età sua, e se al presente ha superato, e l’età e l’espettazione, quai felici progressi non si dovrano da lui sperare? Già non mancagli Mecenati che cerchino d’animarlo, mentre v’è ancora chi in Pubblico lo arricchisce di Premi all’occasione di qualche colpo maestro. La gloria è il premio del valore. Immaginatevi gl’evviva ed i plausi degli spettatori che risuonan d’ogni parte, ed invitano a godere i circonvici in un sì dilettante spettacolo. L’effetto che fanno le acclamazioni per i vicini, forse lo faranno le vostre Gazzette per i forestieri, e lontani, e concorrerete così a rendere più brillante uno spettacolo, che ci richiama alla mente i tanto celebrati giochi Olimpici. Scusate, e sono.

Vostro Umiliss.
N. N. ◀Brief/Leserbrief ◀Ebene 3

Metatextualität► Giuntaci la riportata Lettera poche ore sono, trovò lo spazio sufficiente da cacciarsi in questa pagina, e l’abbiamo lasciata entrare. ◀Metatextualität

Supplemento

all’articolo sul fulmine d’jeri.

Tutti accordiamo ch’una sola fu la scoppiata saetta, che il suo baleno abbigliò la Città tutta, e il suo fragore straordinario assordò in ogni parte, tanto che ha non meno temuto d’esser colpito chi trovavasi a castello di chi era a S. Job. Nondimeno è certissimo ch’oltre le case colpite a Santa Sofia, questo fulmine, o una sua divisione recò qualche danno, e uno spavento grandissimo anche nella Contrada di San Samuele. Che siasi spaccato in aria come le granate d’artifizio, ed abbia lanciati i suoi fuochi in diverse parti?

Avviso.

Si è resa libera la casa sopra il Canal Grande, ch’era abitata dal Signor Residente di Napoli; e però quelle persone, che si fecero finora riguardo d’andar a vederla potranno adesso soddisfarsi liberamente.

Ricapiti per questo Foglio a Venezia.

Dal Sig. Paolo Colombani Librajo a San Bartolommeo.

Dal Sig. Gio. Ant. Curti Librajo in Merceria di S. Giuliano.

Si dà volante al prezzo di soldi 5 al numero, e in associazione si manda alle abitazioni de’Signori Assocciati per un zecchino all’anno anticipato. ◀Ebene 2 ◀Ebene 1

1 Questo sciagurato, uscito felicemente da’pericoli d’un affare sì serio; trattennesi a Londra, ove non ebbe difficoltà di confessarsi l’Autor del Libello, e gli parve di farsi un merito scrivendo un’apologia della Regina in forma di confutazione di quella scandalosa Operetta. Elisabetta ne fu avvertita, lo fece andare dinanzi a lei, e gli disse: “Voi siete dunque l’autor del Libello, quantunque l’abbiate con tanta ostinatezza negato? E chi è la Regina di cui voi avete preteso di parlare? Secondo il vostro Libro, è questa una Regina vivente, che vuol passare per casta quantunque non lo sia. Ciò basta per far conoscere la grandezza della vostra colpa. Noi vi abbiamo fatto un dono credendovi innocente; ma poichè vi gloriate al presente d’essere il reo, tocca a’Giudici il darvi la ricompensa che meritate.” Fu egli condannato alla frusta, e alla berlina col suo Libello appeso al collo.