Zitiervorschlag: Antonio Piazza (Hrsg.): "Num. 50", in: Gazzetta urbana veneta, Vol.3\050 (1789), S. 393-400, ediert in: Ertler, Klaus-Dieter / Dickhaut, Kirsten / Fuchs, Alexandra (Hrsg.): Die "Spectators" im internationalen Kontext. Digitale Edition, Graz 2011- . hdl.handle.net/11471/513.20.2371 [aufgerufen am: ].


Ebene 1►

Num. 50.

Mercordì 24 Giugno 1789.

Ebene 2► Proclama degl’Illustrissimi, ed Ecellentissimi Signori Deputati, ed Aggionti alla Provision del Danaro, e Savio Cassier dell’Eccellentissimo Collegio comandato dal Decreto dell’Ecellentissimo Senato del dì 24. Maggio 1789. ed approvato coll’altro 4. Giugno susseguente per la Riaperta del nuovo Imprestito, instituito con li Decreti 30. Aprile, e 7. Maggio 1785., e chiuso alle investite con l’altro 21. Gennaro susseguente.

Deliberato avendo l’Eccellentissimo Senato col suo Decreto 21. Gennaro 1785. di stabilire il corrente metodo di affrancazione annuale, che ad onta di qualunque eventualità vuole costantemente continuato nelle fissate misure per mezzo delle assegnatevi immancabili Rendite, ebbe con ciò in mira di soddisfare non solo li Capitalisti, ma eziandio di minorare il Pubblico Debito già ribassato dagli otto Millioni di quell’epoca di altri due circa, e quindi chiuse il Nuovo Imprestito con le sole somme che nel medesimo erano state introdotte. Ma sostenutisi dal Regio Erario fino al presente molti estraordinarj dispendj senza aggravare li Sudditi con nuove Imposte, obbligato dalla sussistenza dei pesi medesimi, devenne l’Eccellentissimo Senato col Sovrano suo Decreto del di 23. Maggio cadente a prescrivere, che sia riaperto il suddetto Nuovo Imprestito con la cauzione di que’fondi stessi, che gli furono da principio assegnati. A maggior allettamento però de’Sovventori, e per rendere in pari tempo più semplici li modi della Prestanza, discese al alcune modificazioni dell’in allora corso Piano, che a comune intelligenza, e notizia vengono ora pubblicate con la Stampa.

I. Nell’Offizio del Conservator del Deposito, sarà riaperto nel giorno primo Agosto venturo il Nuovo Pubblico Imprestito affrancabile, per ricevervi entro il periodo di Mesi sei, unicamente in Contanti, quelle sole Somme, che mancano a compiere il Millione di Ducati effettivi richiesto nella sua instituzione.

II. Non saranno però accolti in detto Pubblico imprestito que’Capitali, che o per condizioni proprie, o per Decreti di Massima si dovessero investire nel Novissimo Deposito alle Tre per Cento; come nemmeno quelli di ragione di altri Depositi, che dapprima fu permesso di trasportarvi; ma in sostituzione di que’vantaggj, ch’esser potevano contemplati in quel tem-[394]po dalli Sovventori, viene accordato ai nuovi Concorrenti l’annuo Prò del Quattro per Cento in vece del Tre e Mezzo assegnatovi nell’istituirlo.

III. A maggior comodo di chiunque amasse di tener celato il proprio nome, verranno rilasciati Gratis dal detto Offizio uno o più Biglietti d’Investita non minore cadauno, nè superiore di Ducati Cento effettivi, per li quali soltanto sarà ammesso l’esborso del Danaro in qualsivoglia spezie di Veneta Valuta, esclusa quella di solo Rame, e tutti numerati progressivamente giusta la quì sotto impressa Formula; dovendo gli stessi Numeri, come verrà spiegato in appresso, servire alla verificazione delle respettive Affrancazioni, ed anche per la esazione dei Prò corrispondenti.

IV. Sarà libero ad ognuno l’investire, anche con la dichiarazione della Dita proprietaria, qualunque Somma di Soldo, ed a di lui cauzione gli verrà dall’Offizio suddetto rilasciata la Copia di Partita; e in questo caso il numero della Pagina del particolare Quaderno, in cui si troverà nel suo primo Impianto accreditata, verrà egualmente, che quello de’Biglietti usato, nelle Estrazioni, che servir devono di norma alle stabilite affrancazioni.

V. Li Proprietarj delle Investite con Biglietti, che saranno effettuate sin tutto Ottobre, goderanno il vantaggio di percepire dalla Cassa General Prò dell’Offizio Proveditor Ori ed Argenti in Zecca il Censo del Quattro per Cento dal dì primo Agosto. Quegli altri poi della Classe stessa, che verificassero le Investite da primo Novembre sino a tutto Gennajo parteciperanno dello stesso benefizio dal giorno primo Novembre suddetto. Indi con egual metodo di Anno in Anno verrà sì agli uni, che agli altri respettivamente corrisposto lo stesso Censo nelli dì primo Agosto, e primo Novembre.

VI. A dette scadenze gli Azionarj de’Biglietti d’Investita si produranno al Quaderniere dell’Offizio Conservator del Deposito, affinchè praticativi li dovuti confronti, abbia ad apponervi nello Scontro della respettiva scadenza inserviente all’esazione del Censo la data corrispondente, e la Firma col di lui Nome; con che verranno gli Azionarj stessi autorizzati ad esigerlo dalla Cassa General Prò suddetta. In riscontro poi dell’effettuato pagamento sarà dal Contador dell’Offizio Proveditor Ori ed Argenti tagliato lo Scontro medesimo, il quale rimaner dovrà a di lui particolare cauzione.

VII. Stessamente quelli, che rappresenteranno le Azioni de’Capitali investiti con la dichiarazione del nome del Capitalista conseguiranno con gli ordinarj metodi dallo stesso Offizio Proveditor Ori ed Argenti, dal giorno dell’investita, il respettivo Prò, pagabile di Semestre in Semestre nelle scadenze, che in cadaun Anno vengono fissate nelli giorni primo Febbraro, e primo Agosto.

VIII. L’affrancazione delle Somme esborsate da Sovventori per compiere questo Imprestito avrà principio dopo un ottennio; e ciò per mezzo di un annua Estrazione per la Somma di Ducati sessantamille effettivi, da effettuarsi questa nell’Eccellentissimo Collegio con l’intervento del Magistrato de’Deputati, ed Aggionti alla Provision del Danaro. La prima Estrazione però seguirà nel Mese di Marzo 1798., nel qual tempo si troveranno interamente affrancate le precedenti Investite nell’Imprestito stesso; e nelle misure sopraddette verrà poi ripetuta immancabilmente l’Estrazione medesima in ogni Mese di Marzo di cadaun Anno susseguente sino alla total estinzione delle Azioni.

IX. Un Mese prima della Estrazione suddetta, cioè in Febraro di ciaschedun Anno, si porterà, il Magistrato de’Deputati alla Pubblica Lozzetta dove, a vista universale, e giusta il metodo delle correnti Affrancazioni, saranno riposte in particolar Urna altrettante palle quante le Azioni. Queste Palle dovranno esser marcate con Numeri esprimenti la progressione 20. 40. 60. ec. Sicchè ciascheduna di esse rappresentando venti Biglietti, ogni uno di Ducati 100., estenderà l’Affrancazione per un egual numero de’medesimi; cioè la Palla marcata 20. comprenderà l’Affrancazione de’Biglietti numerati dall’uno suo al venti inclusive, quella marcata Num. 40. dal 21. sino al 40., e così dell’altre.

[395] X. Nella stessa Urna saranno egualmente riposte altrettante Palle, quante le Investite con apposito Nome. Cadauna Palla rappresenterà una delle Dite de’Capitalisti, e sarà marcata col Numero della pagina del Quaderno, e della Somma del Capitale corrispondente all’impianto della primitiva Investita (nonostante qualunque variazione che fosse occorsa) e verrà considerata nell’Estrazione per la Somma relativa alla Dita de essa indicata.

XI. Riposte tutte le Palle dell’una e dell’altra Classe nella predetta Urna, sarà questa tosto chiusa con tre Chiavi da custodirsi da tre de’N. N. H. H. componenti il Magistrato surriferito, per esser riaperta nell’Eccellentissimo Pien Collegio solo nel giorno divisato per la Estrazione. Nel caso che tutti li venti Biglietti addetti al numero della Palla ultima Estratta non potessero partecipare della respettiva Affrancazione, il benefizio della medesima si verificherà con ordine retrogrado sopra quelli soli, che rimarranno per compiere li predetti Ducati sessantamille; e lo stesso dovrà intendersi per le Dite de’Capitalisti; sicchè non potendo coll’ultimo numero sortito conseguire l’intiera Affrancazione del Capitale, sarà per il restante del medesimo nuovamente ammesso il numero alle successive Estrazioni; ritenendo sì gli uni, che le altre sempre fermo il rispettivo numero sino alla total estinzione.

XII. Seguita nel Mese di Marzo l’Estrazione, a notizia degli Azionari de’Biglietti verranno tanto nel Magistrato de’Deputati, che nella Pubblica Zecca, ed in Rialto esposti in particolari Cartelli di numeri sortiti, e per li Capitali delle Dite dichiarite si osserverà il metodo solito delle intimazioni, onde possano tutti prodursi all’uffizio Proveditor Ori, ed Argenti per prontamente ricevervi l’importo del proprio Capitale; dichiarandosi, che spirati tre Mesi, dal giorno dell’Estrazione, cesserà loro totalmente la contribuzione dei Prò.

XIII. Qualora nel termine del Trimestre suddetto non fosse dalli Proprietarj, o Rappresentanti verificata la riscossione ei loro Capitali, saranno questi passati senza alcuna remora nella Cassa de’Depositi Particolari del predetto Offizio Proveditor Ori ed Argenti, dove parimenti senz’alcuna corrisponsione di Prò resteranno alle loro disposizioni.

XIV. Perchè li Rappresentanti li Biglietti d’Investita sortiti nelle Estrazioni possano liberamente, e senza spiegare il lor nome conseguire li proprj Capitali, resta dichiarito, che prodotti da essi all’Offizio suddetto li Biglietti stessi, sarà loro praticato il Pagamento, senza chiedere ulterior riscontro, o altra Pubblica cauzione; salve sempre per le Dite de’Capitalisti, che sortiranno nelle Estrazioni, le discipline, e metodi attualmente praticati nelle ordinarie affrancazioni degli altri Depositi.

XV. E perchè li Biglietti d’Investita non contengono, che otto soli Scontri per la esazione del Prò nello stabilito ottennio, saranno con particolar Proclama avvertiti li Possessori de’medesimi, che al momento di ricevere il Prò dell’ottavo Anno, conseguiranno pur Gratis un nuovo simile Biglietto d’Investita, che riterrà l’ordine del precedente, ed avrà altrettanti Scontri per la riscossione successiva dei Prò.

XVI. Sarà sempre riguardato come Proprietario del Capitale quegli, che si troverà in possesso del Biglietto d’Investita.

XVII. Se li Possessori de’Biglietti volessero dichiarire il nome nella respettiva proprietà, ed apponervi qualunque condizione, potranno darvi effetto per mezzo di un Costituto nell’Offizio del Quaderniere del Conservator del Deposito; dovendo in tal caso depositare nell’Offizio stesso, a Pubblica cauzione, il relativo Biglietto, e ricevere la Copia di Partita del passaggio, che si verificherà dal Quaderno del primitivo suo impianto in quello delle Dite de’Capitalisti, come nell’Articolo IV.

XVIII. Tali Biglietti saranno eziandio accettati in Ipoteca de’Pubblici Dazj, qualora però nel consegnarli al sopraddetto Uffizio sia manifestata la Dita Proprietaria, e ne segua della medesima il passaggio nel Quaderno de’Capitalisti, come si è spiegato nel precedente Capitolo.

XIX. Se nelle Estrazioni sortissero numeri indicanti Capitoli destinati a cauzione de’Pubblici Dazj, ogni qualvolta a [396] questi non si sostituissero altri Capitali liberi, verranno essi prontamente trasportati nel Novissimo Deposito con le condizioni delle Ipoteche, per aver a conseguire in quello il Prò del Tre per Cento, e per ottenere l’affrancazione, tostoché siano sciolti dal vincolo dell’Ipoteca suddetta.

Svincolati essi Capitali cesserà, dopo il susseguente Trimestre, sopra i medesimi qualunque corrisponsione di Prò; e non presentandosi il proprietario per effettuare l’affrancazione dentro il periodo medesimo, passeranno nella Cassa Depositi Particolari nell’Offizio Proveditor Ori, ed Argenti, come si è indicato nell’Articolo XIII.

XX. Tanto li Capitali di dichiarata proprietà, che quelli in Biglietti d’Investita di questo Pubblico Imprestito, potranno esser impiegati negli acquisti de’Beni dipendenti dal N. H. Aggionto Sopra Monasterj, e godranno delli Privilegj, e condizioni tutte già accordate, e sempre godute dai Capitali di ogni altro Deposito della Pubblica Zecca.

Data dal Magistrato de’Deputati, ed Aggionti Sopra la Provision del Danaro, e Savio Cassier del Collegio li 30 Maggio 1789.

Venezia 1789. Primo Num.

Gratis Biglietto d’Investita

nel Conservator del Deposito

di Ducati Cento Val. Corrente.

Affrancabile, col Prò del 4 per Cento

(N. N. Proveditor Ori loco Conservator Deposito.

(N. N. Scontro Conservator Deposito.

Nro.

Anno 1797. Primo Ducati 4:

(N. N. Quadernier Conservator Deposito.

Così gli altri sette sino al 1790. discendono.

Brescia li 21 Giugno 1789.

Signor Gazzettiere.

Il reggimento di S. E. Giambattista Albrizzi 3zo. nostro Capitanio, e Vice Podestà ha principiato con ottimo effetto, e specialmente nella costante proibizion dell’armi non solo con Proclama, ma eziandio coll’esecuzione del medesimo, mandando la Cavalleria in Campagna in traccia dei delinquenti, e continuando le visite alle porte della Città, ed anco entro la medesima; cosicchè sono quasi persuasi anche li più ostinati di dover cedere alla retta intenzion del Principe, e di chi con vero amore saggiamente ci governa. Jeri mattina portossi colla scorta, alla visita d’alcuni Fornaj, ed alcuni ne trovò in dolo, spezialmente il primo venditore di pane che incontrò uscito dal Palazzo, a cui fece pesare tutto il pane, e perchè molto mancava del giusto peso fu gettato a’Poveri. Restituitosi a Palazzo, e posto appena in libertà il Contestabile, questi con pochi uomini portossi in una certa Casa, e legarono cinque ladri traducendoli alle carceri aventi seco loro il corpo del delitto. Si dice, che siano tutti Milanesi. Se si potesse purgare la Città dal soverchio numero [397] di malviventi, ed oziosi che c’infestano le Contrade saremmo ancor più felici: tuttavia speriamo molto nei lumi del vigile nostro Rettore, mediante i quali manderà più facilmente ad esecuzione gli ordini da lui emanati.

Rimango pertanto

Vostro aff. Amico

N. N.

P. S. Parlasi non senza fondamento d’una imminente riforma nell’Offizio di questo nostro Malefizio: se ciò succede, e che vengano tolti tutti quegli abusi anche in detrimento del Pubblico Erario introdottisi, oltre gli altri di cui è ripieno, certamente non potrà darsi opera più utile e sagrosanta anche in benefizio della numer sa popolazione di questa Città e Provincia a videbimus. ◀Brief/Leserbrief ◀Ebene 3

In un’altra di Brescia nella medesima data siamo avvisati: Che l’Eccellentissimo prellodato Albrizzi decise una Causa a favore della Comunità di Lenno contro il Nobile Signor Pietro Longhena Famiglia delle primarie di quella Città. Trattavasi d’un fosso scavato ne’di lui beni, che ricever doveva le acque di proprietà della Comunità suddetta. Seguì il giudizio il giorno 19 corrente. Gli Avvocati che vinsero furono li Signori Giambattista Chiaramonti e Giuseppe Beccalossi: i loro Avversarj li Signori Faustino Cinelli ed Alessandro Dossi.

Il pubblico divertimento, ch’ora abbiamo in questa Città, soggiunge lo scrittore di questo Foglio, ci viene da una Comica Compagnia ambulante le cui rappresentazioni si fanno ogni sera in un Teatro provvisionale introdotto da alcuni anni in questa stagione, sulla Piazza Vecchia accanto al Palazzo Pubblico. Le recite cominciano a un’ora e tutto è finito alle tre. Il concorso delle persone d’ogni grado è numerosissimo.

Biglietto.

Costante nelle sue promesse prosegue con fervido zelo questo nostro vigilantissimo supremo Pastore la visita Apostolica della sua Diocesi da alcuni anni incominciata, e a tal’uopo incamminossi giorni sono con la sua corte verso la .....

In una Carrozza di seguito entrarono il Sig. Cancelliere Episcopale, il Cerimoniere ed il Cappellano di Monsignore, e quivi nacque tra essi una contesa tale, che per alcune ore dovette fermarsi la Carrozza in istrada, ove accorse la gente curiosa per saperne la cagione, ed era, che il Signor Cancelliere ed il Reverend. Cerimoniere entrambi pretendevano la mano dritta, il primo perchè necessario, e componente il Magistrato, il secondo per essere Ecclesiastico, e non voler sottostare ad una persona secolare. Sosteneva pure il Cerimoniere anco il Cappellano, che benissimo pretendeva stare accanto al medesimo per la medesima ragion Ecclesiastica. In somma dovette alla perfine cedere il Cancelliere, ma con protesta di non pregiudicare in nessun conto ai diritti, che gli competessero, ed il Reverend. Cappellano dovette federsi all’indietro per comando espresso di Monsignore.

Resosi oramai pubblico questo accidente v’ha chi sostiene il dritto del Signor Cancelliere, altri degli Ecclesiastici. Viene perciò eccitata l’imparzialità del Sig. Gazzettiere o di chi ne potesse avere fondata decisione in tale proposito di pubblicarnela colla Gazzetta onde acquietare una moltitudine di fanatici, che sosterranno forse contro la comune regola dell’equità e [398] della Giustizia: e ciò a scanso di simili disordini per il de cetero.

Metatextualität► Da un sito frequentato di villeggiatura ci venne il seguente racconto, scritto in carattere semi-gotico, imbarazzato e confuso ne’suoi periodi, ma di massiccia veracità, secondo le replicate proteste di chi lo scrisse. Per ridurlo a chiarezza è necessario cangiar le parole senz’alterar la sostanza, il che di buon grado facciamo. ◀Metatextualität

Ebene 3► Allgemeine Erzählung► Un benestante, che passò per sessant’anni di vita, che sà far talvolta del bene ma con mano dura da percosse anzi che da doni, ereditò un Palazzino unito ad una Possessione vicino al quale villeggiano alcune ricche Famiglie, che in Campagna diffondono tutto il lusso, il brio, e tutta la vivezza della Metropoli. La comodità, il risparmio, la maggior vicinanza alla Capitale, lo persuasero a villeggiare nella corrente stagione in cotesto sito di concorso e di chiasso abbandonando l’antica sua semplice abitazione di Campagna alle falde d’un monte ove tutta la conversazione possibile riducevasi ad un vecchio Parroco, e ad un Medico dozzinale. Nimico per massima della splendidezza, e del lusso colà tra rustica gente era nel morale suo centro, e secondato veniva nelle sue continue declamazioni contro il gusto moderno di scialacquare in villa le sostanze, e la vita. Al contrario dove al presente ritrovasi tutto insulta e ferisce il suo genio. Assordato dalle vibrate sferze, dalle sonanti trombette, dalle ruote correnti, chiama la sua situazione un inferno, e maledisce l’eredità, che lo ha chiamato in quel luogo. Abbagliato dalle dorate carrozze, dalle ricche livree, dagli abiti sfarzosi, dagli ornamenti donneschi, tutti gli sembrano in violenza di fasto, in isforzo d’emulazione, e i legni più belli che vede li chiama i carri della malora. Quello, secondo lui, dovrebbe tener meno servitori e pagar i suoi debiti: quell’altro dar meno pranzi a discapito della numerosa suo figliolanza a cui non resterà pane da vivere. A udirlo, ogni ministro privato o pubblico, è un ladro del suo padrone, o del Principe, che gode in campagna i denari rubati: ogni donna corteggiata una civetta che invesca merlotti, o una Messalina insaziabile che distruggerebbe il genere umano: i suoi colpi son bastonate da cieco, ch’egualmente toccano agl’innocenti ed a’rei: nella sua mormorazione i sacri nomi s’involgono della Religione, e del Cielo, e con sospirose interjezioni, beati chiamansi, innocenti, felici i tempi passati; e corrotti i nostri, perversi, maledetti, esecrati: onde ogni tristo accidente di Natura è da lui preso per un giusto castigo del Cielo, o cada il fulmine sul lupanare più sozzo, o le pareti squarcj d’un tempio.

Egli è piccolo di statura, malfatto, di carnagione rossiccia, d’occhio serpentino, di folte ciglia canute, e di malcontenta e sdegnosa fisonomia. Il vestito ch’usa per casa gli serve ancora al passeggio. Cammina sempre in pantofole, si copre d’una vesta rigata di tela che fu in bucato cinquanta volte, porta i calzoni a la matelote, un farsetto logoro, un fazzoletto colorito annodato al collo, si ripara dal Sole con un cappellaccio di trucciolo ma di quello con cui si fanno i crivelli da porre l’infarinato pesce da friggere, e in vece di canna d’India se ne và con un nodoso bastone di corniolo lungo e pesante. Quand’è sdrajato nella [399] Sala del suo Palazzino lasciata come la trovò elegantemente fornita, sembra Diogene nella Casa di Platone, ch’era la delizia d’Atene.

Sua Moglie, che segli avvicina d’età non istenta ad adattarsi alla semplicità del suo vestiario, ma è sempre in guerra colle sue massime, perchè egli pensa male di tutto ed ella pensa bene; eccede nella lode com’egli nel biasimo, e se non può difendere i rei almeno li compiange, e li compatisce. Così s’accordano come l’acqua col fuoco.

Hanno tre Figlie tutte belle e fresche come rose asperse di mattutina rugiada. La prima d’anni diciotto non coltiva la sua avvenenza, ed è molto inclinata a leggere, ma non le piacciono che i Romanzi detestati da suo Padre, che d’altri Libri non dilettasi che del Prato Fiorito per cui ella non ha la menoma disposizione onde sono sempre in contrasti. La seconda di lei minore d’un solo anno accoppia alle personali bellezze uno spirito de’più vivi e brillanti da cui una fanciulla esser possa animata. Detesta egualmente la rustichezza di suo Padre, che il genio di sua Sorella, ha un’anima fatta per amore, e non ha idea più consolante che quella d’un matrimonio. Fa sputar veleno al suo Genitore, perchè ad onta de’suoi precetti, e delle sue minaccie, vuole a tillarsi, e secondare le mode quanto più le è possibile. La terza è una brace coperta a cui molto giova l’esser creduta docile e sciocca. Non è mai in contesa, dà ragione a tutti, e impunemente fà più dell’altre a suo modo: serve occultamente al genio di sue sorelle, e mostra di detestarlo uniformandosi però internamente più a quello della seconda che della prima.

Il dolce di questo miele Ibleo attrasse, com’era bene da prevedere, i mosconi, e il loro ronzìo le smanie accrebbe del Brontolone sessuagenario. Certi giovanotti da buon tempo, sparvieri rapaci d’amore, ora con uno ora con altro pretesto, vollero introdursi in quel Palazzino, e per quanto fossero mal accolti non desistevano dall’impresa di superare la ripugnanza del vecchio a vivere allegramente con loro. Condussero sino le loro femmine accordate al puntiglio ma, ad onta d’una prevenzione apparecchiata a soffrire, non poteron esse reggere alle aperte insolenze, che da esso lui ricevettero. Il frutto che colsero que’Giovinotti dalle doro mal tollerate visite fu di conoscere nella Madre delle Fanciulle una buona donna, che gliele avrebbe affidate senza temere di nulla, ed in esse delle Ragazze, che col mezzo de’Libri, e colle dolci parole potevano agevolmente indursi ad amare. Ebbe il loro Padre replicati inviti in iscritto pieni d’espressioni gentilissime per intervenire colla sua Famiglia a pranzi, a cene, a trattenimenti. Rispose a tutti con un asciutto non voglio venire. Per farlo maggiormente arrabbiare gli si mandava ora un Servitore ora l’altro ad avvisarlo che il tal Signor, la tale Signora venir voleva in quel giorno a prendere la zuppa da lui. Se non avea buone gambe uno di questi provava un giorno colle sue spalle il peso della di lui canna d’India. Rimasti inutili tutti i tentativi non si pensava che a vendicarsi di quella oltraggiosa rusticità. Si fecero delle serenate, e il suono degli stromenti, e de’canti chiamò alla finestra le tre Grazie di quella villeggiatura. Il vecchio turbato nel suo riposo minacciò di scaricare un trombone da far [400] tacere la musica. Gli si credè, e l’adunanza si sciolse. Vedendo che la Fortezza resisteva agli aperti assalti si pensò di vincerla colle insidie. Guadagnata una Contadina co’doni, porta di nascosto Romanzi alla maggiore, e Biglietti infiammati a tutte e tre, ne riceve le risposte e serve fedelmente alla triplice amorosa alleanza.

Vantasi il vecchio d’aver deluso tutte le astuzie di que’Giovani seducenti; la furberia della minore sua Figlia lo addormenta nella sua supposizione, ed egli dalle tesegli insidie trae nuovi argomenti di scatenarsi contro del nostro Secolo, e di predicare che gli uomini non sono stati mai tanto scelerati quanto al presente. ◀Allgemeine Erzählung ◀Ebene 3

Alcuni, che con tutta la loro bellezza, non ci pensano un fico delle sue Ragazze, ma si reputano offesi da un costume che insulta il modo con cui essi pensano, e da quell’acre maldicenza onde sono presi di mira, vogliono in qualche modo rifarsi col metterlo in canzone, e col farlo oggetto di satiriche composizioni. V’ha un bel Sonetto tra queste, ma non è da stampa, nè a questo fine ci fu diretto da chi bastantemente conosce il nostro dovere. Siamo stimolati a dire la nostra opinione sulla stravaganza di questo carattere. Ci sbrigheremo in poche parole.

Le talpe ch’odiano la luce hanno a vivere sotterra. Chi non lascia il Mondo quale lo trova aggrava la sua esistenza d’inutili affanni. I nostri vecchi dicevano del loro tempo quello che noi diciamo del nostro. Vede tutto verde chi adopra gli occhiali di vetro verde. Il dominio più rispettabile d’un Padre è quello del cuore de’figli suoi: chi tiranneggia i loro affetti si fa in essi tanti inimici. Come si può essere grande senza fasto così si può essere semplice senza rusticità. Chi se la prende contro di tutti ha sempre tutti contro di lui. Giuvenale augurava ad un suo nemico che avesse de’monti d’oro, ma non amasse alcuno, e da alcuno non fosse amaro. Orribile imprecazione!

In quanti Romanzi bestemmiati dal vecchio intrattabile, e severamente vietati a sua Figlia, trovate egli avrebbe di queste massime da meglio dirigersi nel cammino della sua vita dura e spiacevole ad onta de’favori della Fortuna!

D’affitare

Casa in Campo di San Baldo in 4 Appartamenti cioè: mezzadi ed appartamento nobile con sala, e porta promiscua col timanente della Casa, e con altra scala e porta separata, che mette nel campo suddetto; ed appartamento di sopra, camerini, pozzo, matto, magazzini, e riva in casa, per il prezzo d’annui Duc. 290 da l. 6.4.

Avvertesi che li proprietarj di essa atteso il comodo di porta e scala separata, non sarebbero lontani dal fare due separate affittanze.

Le chiavi sono in Cà Busenello a S. Silvestro.

Alle 9 circa di questa mattina 24 corrente certo fruttajuolo irritato contro que’capi, che o per diritto, o per abuso, dispongono dell’erbe e de’frutti, che vengono di giorno in giorno in questa Città, andò armato in Erbaria colla ferma risoluzione d’ammazzarli tutti, e gli riuscì di ferirne alcuni, ma poi la fuga, e la forza opposta impedirono maggiori mali.

Un’ora prima il famoso Gioseffone Re delle Montagne, con 6 de’suoi compagni tentarono la fuga da queste carceri. Tre di essi hanno potuto esegurila e ricoverati si sono sulla lista del nunzio Apostolico, 4 furono fermati dalli custodi, e rinserrati: trà questi il predetto Capo. ◀Ebene 2 ◀Ebene 1