Zitiervorschlag: Antonio Piazza (Hrsg.): "Num. 46", in: Gazzetta urbana veneta, Vol.3\046 (1789), S. 361-376, ediert in: Ertler, Klaus-Dieter / Dickhaut, Kirsten / Fuchs, Alexandra (Hrsg.): Die "Spectators" im internationalen Kontext. Digitale Edition, Graz 2011- . hdl.handle.net/11471/513.20.2367 [aufgerufen am: ].


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Num. 46.

Mercordi’10 Giugno 1789.

Ebene 2► Ebene 3►Brief/Leserbrief► Signor Gazzettiere.

Nel vostro Foglio Num. 41. del dì 23 Maggio caduto lessi con mia commozione lo stampato Viglietto diretto a voi da persona, che mi è certamente ignota, ma troppo discreta nel compatire le deboli mie Operazioni non meritevoli di un tal Elogio, che ad altro non aspirano se non se a palesare il vivo mio desiderio di obbedire a Sua Serenità, che con la solita sua Clemenza ha voluto prescegliermi all’onor di servirlo al confronto di tanti altri abilissimi Professori.

Deve la mia riconoscenza di mostrarsi alla modestia vostra per la prudenziale conferma, che al mio riguardo, sottoponeste a quel Viglietto, e più ancora per il cortese suggerimento avanzatomi di valermi cioè della Veneta Istoria, e de’Fasti Nazionali piuttosto, che delle Mitologia, e de’Poeti Epici antichi.

A mia giustificazione però son a pregarvi d’inserire nel vostro venturo Foglio anche queste poche righe, dette dal più sincero mio sentimento, onde persuadere voi stesso, ed il rispettabile Pubblico, che non mancanza di volontà, risparmio di fatica, o vista d’interesse mi allontanano dal compiacervi, ma sola impossibilità, e dovuti riguardi a rappresentare la famosa vittoria, da cui ebbe origine l’annuale solennità dell’Ascensione, da Voi indicatami, che stà con troppa precisione espressa nella Gran Sala del Serenissimo Maggior Consiglio da eccellenti Pennelli, perchè io possa azzardarmi di riprodurla in un modello, che non potrebbe incontrare compatimento se non che ad un patto impossibile, come sarebbe quello di superare l’inarrivabile Originale, tanto vicino.

Al mio pensiere si sono pure presentate, Susa, Sfax, e la Goletta di Tunisi smantellate es ardenti sotto alli fulmini guerrieri dell’impareggiabile K. E Proc. Emo, e le Venere, non [362] che le alleate Bandiere da quell’invito Capitano tutelate, e difese: ma come rappresentar Navali Battaglie in ispazj tanto circoscritti, quanto lo sono quelli destinati alli pezzi d’elevazione frà li Desserts delle Mense per riempiere quei vuoti, che sono poi occupabili dalle Vivande? Spazj che non arrrivano [sic.] a piedi due, e poche oncie di diametro. Come mai modelarvi, e fortificazioni, e Città che in questo incontro dovrebbono costruirsi esatte, e precise, ed estendervi tratti di Mare capaci di tanto numero di Navigli, quanti compongono quella Flott., e situati in competenti distanze, che per renderli proporzionati tra di loro diverrebbero invisibili! Aggiugnete, che sono Fatti operati in Mare, disgiuntissimi per gli ottimi loro rapporti, ed effetti; ma di nessuna apparente varietà alla vista de’Spettato i [sic.] quanto al Meccanismo della loro esecuzione; e che la varietà appunto è il primo oggetto, che si ricerca in quelle manifatture, che servono al puro Spettacolo.

Voi siete illuminato abbastanza per accordarmi, che l’Istoria deve esser esatta, e rappresentante la pura, e nuda Verità: Che inceppato l’arbitrio d’immaginare qualche novità di fabbricati, e di macchinazioni a capriccio, s’arrischierebbe di non piacere al maggior numero, per rendersi graditi a soli pochi ponderatori. Se dunque per uniformarmi al Genio universale sono costretto ad arbitrare, ad onta di qualche studio, e fatica per moltiplicare delle invenzioni, difficilmente posso staccarmi dall’Epica, e dalla Mitologia, per rintracciar li argomenti, che mi permettano d’impunemente favoleggiare.

Del resto assicurato, che siate non essere mancanza di mia estimazione a’vostri suggerimenti il non aderirvi, riscontrerete alla prova in seguito, con quanta sollecitudine mi presterò, ove con l’esteso vostro genio vi compiacerete indicarmi dei Temi, che adattati alle riferitevi circostanze possano rendersi per me eseguibili con buon successo. ◀Brief/Leserbrief ◀Ebene 3

In Senato. 6 cor.

Savio alle Acque.

f. Zuanne Labia.

Patrona delle Navi dura m. 36.

f. Dom. Duodo il Gov. di Nave.

Fin. f. Tom. Condulmer el. Almirante.

In M. C. 7 Detto

Capit. a Zara dura m. 24. con pena.

elez. dello Scrut. conf. dal M. C.

f. Gir. Ant. Dandolo qu: Silv.

F. f. . Carlo Zori qu: Ant.

Pod. a Veggia m. 32

f. Ang. Pizzamano qu: Ant.

F. f. Rodolfo Balbi di f. Ant.

Pod. a Torcello dura m. 16.

f. Spir. Balbi di f. Luc. Ant.

F. f. Franc. Bembo qu: Zorzi.

Pod. a Asolo dura m. 16.

f. Nic. Barbaro qu: Ang.

F. f. Z. Bat. Corner qu: Alv.

Sopr’Atti.

f. Leonardo Valmarana fu Cap. a Bergamo.

Pieggj.

f. Gir. M. Sagredo di f. Z. Bat.

f. Baccalario Zen di f. Renier.

Offiziale al Sopra Gastaldo.

f. Dom. Pasqualio qu: Lor.

F. f. Z. Ant. Zorzi qu: Piero.

5. del Cons. di 40 C.N. alla loro riconferma.

f. Gir. Zorzi qu: Lor.

f. Z. Polo Trevisan qu: Bertucci.

f. Z. Tom. Balbi di f. Nic.

f. Ben. Molin qu: Franc.

f. Ag. Bressa qu: Pietro Gir.

[363] Solo in una Lettera gentilissima de’4 corrente, e non in alcun’altra meno recente ci fu annunziata la partenza da Brescia di S. E. Seb. Ant. Crotta fu Capit. di quella Città. Ecco le precise parole fu questo proposito.

„La di lui gloriosa memoria resterà eternamente scolpita negli animi riconoscenti di questa fedelissima Città. Trà gli evviva ed i singhiozzi fu accompagnato sino alle Porte dal Popolo, che perdeva un Padre, e la Nobiltà più ragguardevole si diede l’onore di servirlo con diciotto tiro a quattro sino a Desenzano dove stava apparecchiato un lautissimo pranzo ordinato dalla generosità di quell’Eccellentissimo Personaggio.“

Metatextualität► Alli conoscitori dell’Originale presentiamo un bello e fedel ritratto morale; a’dilettami di buona Poesia un pezzo degno della loro approvazione nel seguente ◀Metatextualität

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Sonetto

A S. E. il Sig. Alvise Contarini Secondo Cavalier per il suo glorioso Reggimento di Padova.

Zitat/Motto► Iustum, & tenacem propositi virum. ◀Zitat/Motto

Ebene 4► Grand’alma, e forte in sua virtù sicura

Guarda sol di ragion l’auguste norme,

E a sè mai sempre, ed al dover conforme

Opra il ben, serve al giusto, altro non cura.

Tal fu la tua, Signor, che ferma, e pura

Mai dal retto cammin non torse l’orme

Nè forza, o insidia che a mal far non dorme

Su lei prevalse, o bassa voglia oscura.

Dinanzi al volto tuo la testa audace

Chinò l’Orgoglio, e impallidì la Frode,

E strette s’abbracciar Giustizia, e Pace.

Saggio Duce, alto Eroe, vigil Custode

T’acclama Euganea, e se livor non tace,

Biasmo di volgo a cor sublime, è lode. ◀Ebene 4 ◀Ebene 3

Non rincresca al cortese Anonimo, da cui ci vengono le recenti notizie Forensi, se abbiamo ommesso quant’egli scrisse intorno alla Causa decisa a questo Consiglio Eccellentissimo di 40 C. V. Il giorno 26 Maggio p. p. trà li N. N. H. H. Semitecolo e S. E. la N. D. Cavaliera Morosini, perch’esse accennavano soltanto cose da noi riferite circostanziatamente, e prima, e dopo che nascesse il precedente Giudizio.

Ebene 3► Exemplum►

Giunta di nova invenzione.

La mattina de’4 corrente un galantuomo andò da un beccajo di questa Città situato in . . . . . a provvedersi di carne per la sua famiglia. Fatto il taglio, e posta sulla bilancia l’ordinata quantità, il venditore vi mise per [364] giunta un’erbetterava (bien rapa.) Amico, dissegli il compratore, cossa pefeu? Ma! risposegli il beccajo, non avendo altra zonta,1 bisogna ch’ella si contenti dell’erbettarava, e se non le accomoda mi lascj la carne, che mi fa servizio. Ad un complimento tanto sincero non seppe l’uomo dabbene, che rispondere con un sorriso: pagò, prese la carne, e se la portò a casa. Colà pesò tutto ma la sua bilancia, per quante prove le desse, accordarsi non volle con quella del bottegajo, e s’ostinò a dimostrargli, che c’era un divario di due oncie a suo danno. Pesò poi a parte l’erbettarava e la trovò d’oncie cinque. Non potea darsi pace pensando d’aver pagato una mercanzia da sì buon mercato a diciassette soldi alla libbra, ma dopo averci bene pensato sopra tornava a ridere, e se la godeva tra sè. Raccontando il caso a un suo Amico, seppe che questi alla bottega medesima comperato avea un pezzo di castrato a quindici soldi alla libbra il quale al confronto d’un’altra bilancia calava sei oncie di peso. Almeno, diss’egli all’altro, voi aveste un’erbettarava da empire quasi tutto il vacuo: ma io non ebbi quella nemmeno.

Questa inezia farà ridere alcuni, muoverà a sdegno degli altri, e farà forse non inutilmente riflettere de’saggj sulla trista condizione de’poveruomini sacrificati all’interesse, e alla frode di certi venditori al minuto de’generi prima necessità. ◀Exemplum ◀Ebene 3

Notizie Sacre.

2 Giugno. S. Erasmo V. e M. Chiesa di moderna fabbrica sul Lido discosta da Venezia due miglia. La sua Parrocchia, è abitata d’ortolani, che coltivano delle fertili vigne le quali somministrano a questa Capitale quantità d’erbaggj, e di frutta, e ascendono al numero di 250. Essi eleggono il loro Piovano, diritto che aveano ne’passati tempi i Capitolari della Chiesa Matrice di Murano. L’antichità di questa Parrocchia rimonta all’anno 1120 circa. Nel Secolo XVI. gli abitatori di quella terra sottrassero la loro Chiesa dalla soggezione a quella di Murano appropriandosi, come s’è detto, il gius elettivo del loro Parroco, giacch’era mantenuto colle loro elemosine, nè aveva la Chiesa altre rendite, che quelle provenute dalle medesime. A tal epoca dunque perdettero i Capitolari della Chiesa di Murano la facoltà elettiva di questo Parroco restando a loro quella soltanto di nominare l’economo, quando resta vacante il posto.

A S. Giorgio Maggiore si venera le Reliquie del Santo Vescovo Martire.

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Invenzioni dell’arti.

„Il servirsi del truciolo (in dialetto Veneziano pianaure) per formare de’Cappelli, è un Arte da più Secoli inventata nella nostra Italia, la quale grado a grado perfezionandosi rese le sue manifatture poco meno che necessarie per l’uso adottato da molte Nazioni come sono li Tedeschi, i Prussiani, i Moscoviti, i Polacchi, i Francesi, i Spagnuoli, i Portoghesi, gli Olandesi, gl’Inglesi, gli Americani, ed in gran parte gl’Italiani medesimi.

L’Inghilterra però è quella che [365] più dell’altre tutte se ne serve per essere stata la prima a conoscere, che le flussioni di capo, i dolori di denti, ed altri simili incomodi, che tormentavano le sue donne derivano dal tenere scoperta la testa particolarmente la notte. Riconosciuta la causa di tanti mali accettò il costume del Cappello preferendo agli altri quello di truciolo per la maggiore sua leggerezza e candidezza in confronto di quello di paglia.

La sola Italia ha la facilità di fabbricar tali Cappelli, perchè la natura ha voluto che il salice, materia prima di questo lavoro, non allignasse oltremare, nè di là de’monti: il che somministra facilità d’impiego a migliaja di lavoratori, ch’utilmente in tale manifattura si esercitano.

Questa mancava affatto nelli Stati Veneti, ed era riserbato il merito ad un Dalmatino d’introdurla, e migliorarla sopra le altre. Conosciuta dalla Sovrana Sapienza dell’Eccellentissimo Senato l’utilità che derivarne poteva al minuto Popolo ed al Commercio da questa nuova introduzione concesse al Signor Niccolò Parrochi il Gius Privativo per anni 15 in tutto lo Stato Veneto, ed egli piantò la sua Fabbrica in questa Contrada di Sant’Antonino in calle de’Greci.

Dopo lo studio d’anni tre comparve finalmente esposta al Pubblico la sua manifattura in una Bottega della nostra Fiera dell’Ascensione nell’anno scorso, riprodotta anche nel presente.

Gli proccurò questa l’universal applauso dei Nazionali, e la meraviglia e sorpresa de’Forestieri.

Ha egli il merito d’aver ritrovata la maniera ed invenzione non mai eseguita nell’altre Fabbriche, di ridurre il vilissimo Salice ad uso di fingere il più ben inteso ricamo su’Cappelli di truciolo, che inganna mentre da tutti vien creduto di seta.

La minutezza dei pezzi con cui è formato, de’quali n’entrano in un Cappello del maggior prezzo sino 9 mila circa, che resistono all’umido, ed hanno tutti il loro dritto e rovescio, oltre alla finezza e vivacità de’colori, ed ai più vaghi ben intesi disegni, son cose tutte, che formano il sommo pregio di questa sorprendente nuova manifattura, e che rende degni i suddetti Cap delli d’ornare il capo alle nobilissime Dame.

Danno a divedere le cose esposte, che se l’Inghilterra, e la Francia hanno de’Genj, e degl’Ingegni, non mancherebbero questi neppure nella nostra Italia, se le Arti avessero i loro Mecenati, e fosser protette.

Ha il Parocchi il merito d’aver ritrovato il modo di tingere così perfettamente il Salice, ch’entra rozzo in natura nella sua Fabbrica, e viene convertito in tanti Cappelli, che sortono dalla stessa ricamati leggiadramente.

Fec’egli fornire la suddetta Bottega tutta di legno preparato, ed inserviente al mentovato lavoro, tinto di colori vivissimi, a vago disegno disposto all’intorno, e con finissime fettuccie del medesimo erano costruiti gli ornati, festoni, fiocchi, e persino i cordoni degli stessi flessibili, e con varj colori intralciati, locchè la rese la più nobi-[366]le e brillante Bottega della Sensa, d’idea affatto nuova, tutta tappezzata di ricamati Cappelli e copiosamente fornita con molte altre qualità de’medesimi, i più vili de’quali si danno al prezzo di soldi 20, e gradatamente ascendono sino a quello di 4 zecchini l’uno.

La detta Fabbrica, come s’è detto, è a S. Antonino nella Calle de’Greci appresso l’abitazione delle Monache della stessa Nazione.“ ◀Ebene 3

Avviso Tipografico.

Ebene 3► Fremdportrait► „Il nome di Richardson è noto da un canto all’altro d’Europa. Esso è il nome del celebre inimitabile Scrittore che ha saputo mettere la morale in azione portando al punto di perfezion il Romanzo; genere di produzione, che presso tutti i popoli colti, e in tutti i secoli, ha avuto un favore deciso. Coloro che amano le opere di sentimento; che sono avvezzi a gustare la dolce eloquenza del cuore; che leggono per avanzarsi nell’esercizio delle morali virtù, e per assestare il loro spirito con un giust’ordine d’idee, e coll’abitudine al retto giudizio nelle cose della vita, non hanno, che a seguire questo egregio Pittore della vita umana, i cui quadri per la naturalezza del soggetto, per la giustezza dei caratteri, per la spontanea semplicità degli accidenti, pel trionfo della virtù, e principalmente pel costante rispetto alla decenza, al costume, alla Religione incantano soavemente, seducono, e nello stesso tempo istruiscono, ed aprono la miglior pratica scuola di educazione, influendo sulla umana condotta coll’insegnare, e far amare la virtù. Così la Clarissa, il Grandisson, la Pamela, il Sidney dopo avere bilanciata per un momento la riputazione delle nuova Eloisa, ed ottenuta in seguito per mano della ragione su di essa la palma, sono poi divenuti l’idolo delle colte nazioni Europee. ◀Fremdportrait ◀Ebene 3

Mancava all’Italia l’intiera versione di questi quattro capi d’opera. L’Edizione, che tempo fa s’intraprese quì in Venezia per un concorso singolare di combinazioni fù così lenta, che eccitò vie maggiormente, ma non soddisfece il pubblico desiderio. Ora Gio: Antonio Curti qu: Vitto ha preso sopra di sè l’impegno di proseguirla, e questo Avviso non è, che la formula solenne, con cui intende legarsi in faccia della sua Nazione, qualora venghi, come a ragione si lusinga, incoraggito dal concorso de’compratori. Egli ha pubblicato nel p. corso mese di Maggio il IV. Tomo del Grandisson, e nel prossimo venturo Luglio pubblicherà il V. della Clarissa in continuazione degli antecedenti già usciti: in appresso per compensare colla prontezza al ritardo accaduto pubblicherà di esse due Opere alternativamente i Tomi susseguenti ogni due, o al più tre Mesi circa; e così parimenti in seguito della Pamela, ed in ultimo del Sidnei finchè la collezione intera sia del tutto compita.

Ciaschedun Tomo di fogli venti circa, decentemente legato, costa lire 4 Venete. Pubblica inoltre lo stesso Curti per Associazione il Prospetto dell’Asia, Africa, America, Europa di cui sono usciti sin’ora sei volumi.

L’indirizzo in Venezia sarà al Negozio dello stesso Curti in Merceria di S. Giuliano all’insegna della nuova Sorte. Fuor di Venezia si farà capo da tutti li principali Libraj.

[367] Dalle stampe dello stesso Curti è uscito un Librettino che ha per titolo:

Riforma de’nostri Orologj dimostrata ragionevole e comoda.

È questo l’Apologia, e l’elogio dell’Orologio Francese a fronte dell’Italiano già messo in uso a Padova da qualche mese.

Stà per uscire dai Torchj di Carlo Palese un’Opera intitolata Trattato Universale Filosofico politico sopra lo stato dell’Uomo libero ed in società relativamente alle di lui facoltà, sopra la forza die Sistemi, la Disciplina, le Arti, il Commercio e la Economia; di Pietro Mocenigo Patrizio Veneto. Nitida e corretta sarà l’edizione di quest’Opera.

Biglietto.

Ebene 3► Exemplum► „Una Dama, rispettabilissima per le molte continue beneficenze, che spande a sollievo degli sventurati ha dato in favore di un infelice Giovanetto di nazione tedesca, che è appunto la nazion della Dama istessa, una nuova testimonianza de’generosi ed umani sentimenti che la caratterizzano. Era egli l’unico sostegno d’un Padre settuagenario ed infermiccio, la di cui sussistenza stava appoggiata agli scarsissimi incerti lucri, che questo tenero industrioso Figlio, di soli tredici anni d’età, andava procacciando per la via, col suono discordante della sua debol voce, e di uno sdruscito Salterio. Ma la Natura, barbaramente scherzando, sembrava voler metter ostacolo a questa risorsa; poichè un dente incisivo e adunco, nato nel mezzo della volta del palato, formante una curvità semicircolare, la di cui punta piegata verso l’ugola, imbarazzava già a quest’ora l’articolazione e la voce, minacciava, col crescere, di andar a ferire lo stesso palato, o ad isconcertare l’ugola medesima. Commossa al suo solito la pietosa e benefica Dama da tanta miseria, fece nel proprio Casino visitar il ragazzo dal celebre Professore dentista Sig. Pinot, il quale, trovata possibile, sebbene difficilissima l’estrazione di un tal dente in tal luogo situato, già da altri Professori di Napoli, Roma, e Firenze giudicata mortale, assunse l’impegno di eseguirla, il che felicemente seguì il giorno appresso in presenza di molte persone, fra le quali trovavasi un ragguardevolissimo Cavalier forastiere; ma non senza quella pietosa violenza, che fu necessaria a vincere la ripugnanza del timido smanioso Paziente, avvilito dai precedenti prognostici; e fu ammirabile in questo commovente momento l’intrepidezza dell’assistente Benefattrice, che non isdegnò di prestar non solo coraggio agli altri, ma persino l’opera, e la forza delle sue braccia. A questo solo però non si restrinse la di lei carità: un completto e molte decente vestito che coprì da capo a piedi la nudità del Ragazzo; alcune monete d’argento, che gli furono poste in mano, ed uno non mediocre pranzo a cui fu fatto intervenire il buon Vecchio sino allora tremante ed incerto dell’esito della operazione, ristorarono e colmarono di giubilo la languente alemanna famigliuola, la quale se ne partì mandando al Cielo sincere voci di riconoscenza verso la magnanima Benefattrice, e verso il celebre operatore.

Appresso di questo ritrovasi il dente divelto alla cui vista soddisfacendo la propria curiosità può ognuno avere un nuovo saggio del suo valore nella pro-[368]fessione che sì utilmente egli esercita. ◀Exemplum ◀Ebene 3

Bastimenti arrivati li 25 Maggio.

Piel. P. And. Radimiri da Cat. con 6 cai Oglio. 12 cav. Bedena. un fag. Bavela. un cav. tela bianca. un fag. seta. 260 pez. form. morlacco. 2 cas. e un fag. cera gialla. 3 fag. rame vec. 17 cav. e una Pezza Rassa. 2 fag.pelli di Lepre. 920 pelli Boldroni. 874. Mazzi Cordoani, e Montoni.

26 Detto. Piel. P. Mich. Vianello da Pago con 205 mog. di Sale.

28 Detto. Tartanella Cap. Giov. Lazari manca da Napoli di Romania li 5 Maggio rac. al Co: Gius. Bescucchia con 5638 pezze form. moriotto.

Bat. P. Nat. Vianello da Trieste con 27 sac. mandole.

Piel. P. Pietro Vianello dalla motta di Friul con 37 St. miglio.

Tartanon P. Gius. Mondaini da Ancona, case abbruciate e Pesaro, con 22 sac. gripola, un bot. ferro vec. un bar. Tonina. 5 Bal. pelli finimenti. un bar. Alici. una cas. presciutti, lardi, e salami. 385 presciutti. 2205 formaggiette. 140 capocoli. una bot. allume di fescia e pietra di gesso.

29 Detto. Piel. P. Giov. Viezzoli da Trieste con 30 cas. acqua di Cilla. 4 bot e 2 fag. cera gialla 7 cassette pistacchj. 2 bot. sugo di limon. 3 col. e un pacco tele.

Piel. P. Gir. di Niccolò da Trieste con 12 m. Valonia. una bot. cola. 3. bot. cera gialla. 3 bar. Trementina. 2 cas. panni. 2 bar. Antimonio. 26 col. chiodi. 4 bar. arg. vivo. una bot. falci. un bar. fil d’ottone e lime, 6 fascj ferro, una cas. chincaglie. 6 bar. e 2 bazze filo di ferro. 2 bauli biancheria e abiti. 6 cas. acqua minerale.

Piel. P. Bart. Ghezzo da Trieste con 30 fac. mandole per chiozza.

Nozze.

Jeri 9 cor. seguirono i fausti Sponsali trà le LL. EE. N. D. Cont. Chiara Savorgnan, e N. U. Lorenzo Ant. Da Ponte.

Morti.

S. E. il Sig. Alv. Gritti qu. Gasparo.

S. E. il Sig. Franc. Redetti qu. Marco.

Il Nobil Sig. Conte Lorenzo Seriman.

[369] Ebene 3► Brief/Leserbrief► Amico Stimatiss.

Venezia li 10 Giugno 1789.

L’aver letto nel Foglio num. 41. della Gazzzetta [sic.] Urbana alcuni periodi di una Lettera anonima giunta a questo Gazzettiere da Padova, fa ch’io risponda alla vostra, in cui mi parlate sullo stesso argomento sul quale non avevo molto buona disposizione di scrivere; ma odiando il falso da qualunque causa derivi, anche innocente, e più ancora quando si voglia per esso mettere in cattiva vista senza fondamenti delle persone atte a far del bene non posso più trattenermene.

Io non pretendo poi, che mi giudichiate, perchè non tratto la causa di alcuno. I soli fatti che vi esporrò e che non potrebbonsi rifiutare, toglieranno gli equivoci altrui, ed i dubbj, ne’quali, come m’avveggo, siete ancor voi caduto; e questo sia per bastarmi.

Esulta lo Scrittore perchè il Magnifico Consiglio di Padova non siasi lasciato imporre da un Finanziere, che pur aveva saputo prima sedurre avveduti esperimentati Soggetti.

Ammirai ancor io la gran capacità di quel Deputato, che seppe far rifiutare la stessa proposizione che col suo nome portò, nell’esporla coll’indicata finissima politica, come compatii l’effimera compiacenza del Giovane Contradditore, che coll’eloquenza tutta sua propria, di che non se ne deve dubitare, seppe rischiarar l’insidia. Ma veniamo all’assunto di chi scrisse la lettera.

Voleva un Finanziere comprare una franchigia accordata dal Principe durante il tempo della Fiera sopra certi generi soggetti in altri tempi a grave Dazio, e fu rigettata ec. cosicchè fa credere, che il Magnifico Consiglio siasi risoluto non già a rifiutare un dono dell’Eccellentissimo Senato, ma un artifizioso progetto dello stesso Finanziere.

Non si scrive (mi si perdoni) sì oscuramente informando l’Universale sopra un fatto che interessa un intiera Città. Si sarebbe tenuto per più ingenuo Autore se l’avesse esposto in tutte le sue vere circostanze.

Or io supplirò per lui, non temendo di essere da chi si sia riconvenuto, perchè non farò uso che di Carte pubbliche, e di cose universalmente notorie.

Due diverse franchigie ottenne la Città di Padova, che si ridussero pur troppo ad un solo purissimo nome, rispetto all’utile che ne poteva ritrarre la carissima Patria nostra.

La prima sin dal 1596. 26. Aprile nella festività di S. Antonio, simile a quella che godevano le Città di Bergamo e di Rovigo, in que’ben diversi tempi da’nostri, collo specioso titolo di Fiera Franca di Merci, e d’Animali. Questa esenzione però, che pareva generale, si restrinse nel 1615. alli 4. Aprile, alli primi otto soli giorni simile a quella di Brescia, dovendo i Venditori Forestieri, di merci, quanto quelli altresì degli Animali pagare il mezzo Dazio nei restanti otto giorni, e tutto il Dazio quando le merci dopo la Fiera rimanessero in Padova; non essendosi mai privilegiati i Padovani.

Regolatosi a poco a poco il sistema Daziale per tutto lo Stato con varie Ducali, e tra queste con quella 2. Giugno 1668., fu in parte alterato il privilegio, sendosi persin dichiarito, che i Padovani Botteghieri non potessero vendere quel che avessero comprato [370] dagli Esteri, contuttociò si conservarono sempre alle riconferme del privilegio i primi speciosi termini di Fiera franca, che in seguito contrastando col fatto erasi ridotto l’effetto eguale al nulla, come ad ognuno è notissimo, e come proverò. Forse la Città di Padova, per esser anche troppo vicina alla Capitale, non è il Paese più adattato a Mercantili Fiere.

Sino all’anno 1776. la Fiera franca mercantile consisteva nella venuta di poche, e povere Donne venditrici di Cuffie, e di Tele, che con assai poco occupavano qualche spazio nelle Botteghe d’altri nella strada vicina alla Piazza del Santo, ed in due, o tre Banchetti di Messinesi, o di Venditori di Chincaglie. Fiera ben misera, e poco onorevole alla Città, che pur non aveva luogo negli anni, che non aprendosi il Teatro non faceva sperare a quelle Venditrici molto concorso. Che non portasse poi alcun utile universale una simile Fiera franca di Merci tante volte confermata, lo proverà il Costituto de’23. Agosto 1772. dell’Impresario Generale d’Dazj, il quale non ebbe la più lieve difficoltà di accordar dal canto proprio il repristino della Fiera di S. Giustina, nel qual Costituto dichiarì non volere alcun risarcimento, quando la nuova Fiera fosse in tutto e per tutto simile a quella del Santo. Dunque è chiaro, ch’essa non gli portava il minimo pregiudizio nella rendita de’suoi Dazj, dalla quale sol si misura il più, ed il meno del valor d’una Fiera. Si concedette in conseguenza colle Ducali 17. Decembre 1774. il repristino richiesto di quella stessa antichissima Fiera che abbinata coll’altra di S. Prodoscimo erano state sospese per le stesse suppliche della Città sin dagli anni 1503, e 1517. perchè furono trovate dannose, pesanti, non che inutili. Speravasi da’Magnifici Signori Deputati in allora, che ritrar se ne dovessero grandi vantaggi, mentre sulle istanze de’medesimi l’Eccelllentissimo Rappresentante d’allora pubblicando il Proclama 20. Settembre di quell’anno, s’usarono delle generali equivoche espressioni di franchigia; ma avendo chiamato S. E. il Sig. Avvocato Fiscale, e avutene le competenti informazioni, pubblicò subito con altro Proclama 9. Ottobre li Capitoli a difesa del Dazio. Mercanzia, colli quali, ristampati, nel seguente Reggimento sotto li 9 Giugno 1775, furono tolti e dileguati.

Commossi però dopo due anni di sfortunato esperimento i Magnifici Signori Deputati, replicatamente ricorsero all’Eccellentissimo Signor Andrea Memmo Proveditor Estraordinario, ora Cavalier e Procurator di San Marco, perchè col di Lui zelo, e perspicacia studiasse qualche modo, onde render più utile il favorevole Decreto.

Forse bastava a’suddetti, giacchè niente speravano nella Fiera di Merci, che s’invitassero co’nuovi Proclami da pubblicarsi in tutte le Chiese del Padovano, e de’vicini Luoghi i Venditori d’Animali. Ma prevedendo S. E. che non poteva esser facile il concorso d’essi, o per li allagamenti che per anche in quel tempo spesso soprarrivavano nell’Autonno nel Prato, o perchè in que’primi giorni d’Ottobre li Bovini erano sotto il giogo, o perchè i Venditori seguendo il costume portavansi all’antico inviamento della Fiera d’Este, diresse il volo de’suoi pensieri a più alto e nobile scopo.

Dopo molte considerazioni dunque, dopo infinite fatiche per superare tutte [371] le difficoltà, che insorsero ad ogni passo, tentò, ed ebbe la fortuna di ottenere nel 1776. con tre successivi Decreti 28. Marzo, 27. Luglio, e 17. Agosto, e con l’approvazione di più Proclami, la sola Fiera probabilmente utile ed accordabile a Padova, cioè la derivante dall’esenzione dei Dazj-Uscita da Venezia, Porte Padova, e Mercanzia a tutte le Merci del Levante, e del Ponente, delle quali Padova, ed il suo Territorio abbisognavano per li loro consumi, o pel fondo delle loro manifatture, coll’aggiunta del dono del mezzo Dazio negli ultimi otto giorni sopra quelle merci che si portassero da Forestieri relativamente agli antichi privilegj, dalle Leggi però non vietate. Più: tutte queste Merci potevano esser vendute indistintamente anche all’ingrosso ai stessi Padovani, che avrebbero potuto rivenderle nelle stesse Botteghe della Fiera per conto proprio al minuto: privilegio essenzialissimo, e che assolutamente non fu in prima goduto da Botteghieri Padovani nè dopo mai conosciuto, non ostanti i replicati Proclami a stampa, che di Fiera in Fiera, non che di anno in anno si diffusero. Sarebbonsi ancor vantaggiate in progresso le due annuali Fiere, se dietro gli Scritti lasciati da S. E. Memmo, che non pretese che d’aver incominciato con un solo passo, si fossero procurate dopo che allontanossi, delle altre facilità, che suggeriva non difficili da ottenersi.

Ma nate in allora molte fatali dissensioni, nessuno ricordatosi de’lumi che diede negli amorosi suoi Scritti, ed incominciatasi la guerra a’Veneziani da que’stessi Botteghieri Padovani, che trar pur potevano col mezzo loro il maggior profitto, fu poi ridotta al niente quella che pur Egli avea chiamata qual dovea essere Fiera di Venezia in Padova, cioè Franchigia di tutti que’generi che dal porto di Venezia solo ritrae la Città nostra, ed il nostro Territorio nel corso dell’anno.

Ritiratisi dunque i Veneti dalle due Fiere annuali, procurossi da’benemeriti passati Presidenti di sostituire nelle Botteghe alcuni Padovani, che al certo non potevano chiamare quel maggior concorso di Compratori, che per l’opinion del miglio prezzo, pervenendo in una Città privilegiata, vi lasciano il danaro in copia.

Si diminuì poscia il numero delle Botteghe privilegiate nell’Isola, perchè non si vedesse da’Forestieri quasi la metà chiusa. A motivo pur di risparmio nei doppj trasporti che far si dovevano si resero stabili, ma poi esposte a tutte le intemperie, a tale stato si ridussero, che senza nuova, e riflessibile spesa non potevansi sostener in piedi che a forza di puntelli che facevano un bruttissimo vedere.

Nessun voleva entrarvi pagandone l’affitto solito a contribuirsi prima. Dovettero contentarsi i Nobili Presidenti di traer presso a poco la misura dello Stazio ridotto in cinque Ducati, ch’or si perdè per intiero nella necessaria demolizione delle Botteghe medesime.

Dovendo mancar dunque la Fiera in via di fatto, perchè senza l’unione di quelle 56 privilegiate Botteghe nell’Isola, non poteva aver effetto, pensar si doveva prima da chi ama la Patria nostra ad una qualche vantaggiosa sostituzione, non già grande, perchè niente nella perdita della Fiera l’universale perdette, come si dimostrò, ma corrispondente alla perdita degli Stazj che la [372] Nobile Presidenza ritraeva atta a sollevarla dagli aggravj che aveva assunti nella lusinga di contribuire un vero bene alla Città.

Conosciutosi per varj confronti di fatto, e per le varie ragioni che ognun può da sè vedere, che l’Eccel. Senato non potrebbe accordar in Padova una di quelle Fiere mercantili, che come i Porti franchi di Mare riescon di sommo vantaggio ne’Paesi ne’quali mancano prodotti e manifatture, e che i Padovani pur mancano in generale di quel genio intraprendente, ch’è necessario per poter con delle novità portare ad un considerabil grado gli affari mercantili, si credette che la sola Fiera, che fosse per riuscir di qualche vantaggio in Padova, fosse come in altre Città dello Stato quella in cui concorressero le privilegiate Manifatture esenti dappertutti i luoghi sudditi dai Dazj, nella quale si riducessero le Sete, le Biade, ed altri prodotti del Territorio, e nella quale finalmente potesse qualche Botteghiere lontano trar vantaggio nel trasportarsi al luogo divenuto di maggior concorso.

Fiera, che chi superò quanto nel tempo scorso si giudicava impossibile dalla maggior parte coll’aggiunger stabili Botteghe nel restante circuito del nuovo Prato, voleva chiamarla Urbana.

Mirossi dunque relativamente a questi pensieri di aumentar lo spazio, ottenendo che in luogo dell’Isoletta in centro, ed in conseguenza lontana da’Portici ove la moltitudine più facilmente s’avvia, si potess’effettuar la detta immaginata Fiera per tutto l’ampio spazio del nuovo Prato, e particolarmente nelle Botteghe esistenti, o da aprirsi al coperto.

Si pensò pure a facilitare il concorso nell’Isola, per la qual cosa era necessario di abbellirla con quattro Botteghe staccate una dall’altra, e ben disposte ed in elegante forma, le quali pel comodo che recar potessero, e pel piacere fossero atte a ritener i passeggieri.

Due dunque pensavasi che dovessero servire ad uso di Caffè, e di rinfreschi, con Camera sopra onde potervi o mangiare, o suonare; e due simili dirimpetto a queste, che contenessero quelle merci alle quali più facilmente concorrono Uomini, e Donne, cioè di mode, e di chincaglie, ch’esenti da tutto il Dazio potessero invitar forastieri Capitalisti a prenderle in affitto, e pagare alla Nobile Presidenza come le altre due un discreto Stazio.

Trà questi pensieri ondeggiando, dopo essersi ripatriato, ed aver scorti tali disordini nel materiale, e nel formale, che avrebbero disanimato qualunque altro, quel tanto amabile Soggetto che non oso di nominare senza il suo permesso, ma che ognuno per la sua gratitudine facilmente indovina, considerò che le Fiere non avevano portato il maggior beneficio o concorso in Padova, ma altre due sorgenti prime, nelle quali pur ebb’egli il maggior merito, e che cangiarono affatto fortunatamente la Città nostra d’aspetto, cioè riattamento delle strade e la riduzione del gran Prato.

Opinò che se non s’avanzassero, e non si mantenessero lodevolmente, potrebbero decadere rapporto all’accennato concorso non senza danno universale. Dunque, diss’egli fra sè, studiamo ora il modo di prestar utili soccorsi, e possibili a tutte due le Nobili Presidenze, che non hanno al bisogno loro proporzionati fondi, perchè alfine li abbiano.

[373] E preferendo quella del Prato, mentre l’altra con esso tace, cominciò per toglier obbietti d’ordine, non che per sollevare la Cassa dal peso di troppi debiti tra li Capitali presi a censo, e gl’interessi, a’quali nelle descritte fatalità non s’era potuto supplire, a far rilasciare con bella grazia da tutti li Creditori con legali Costituti di rinunzia il credito loro, assistito però dall’Eccel. Sig. Prov. Estraord., K. Contarini, non meno che dagli ultimi passati benemeriti Signori Presidenti.

Niente contando sulla rendita de’Spettacoli, od assai poco, a proporzione di quanto si dee spendere nel seguito per render perfetta l’intrapresa incominciata, benchè si sia condotto a fine il più necessario quando meno creder si poteva, e poco sperando nell’altra rendita del picciolo Recinto, pensò ch’era necessario di aggiunger a queste quali si sieno, o possino divenire, un migliajo almeno di Ducati di rendita, ma certa e fissa.

A chi rivogliersi per questo? Dopo avervi molto pensato, trovò che non si poteva sperar un simil bene che dalla clemenza dell’Eccel. Senato. Esso Senato, rifletteva tra sè, erasi pur contentato, per fare un benefizio alla Città di Padova, di perdere della propria rendita nelle passate ed attual Condotta de’Dazj quanto importar potevano le franchigie accordate; Esso non penserà certamente di ricuperare ciò che volle donarle una volta; ora Padova è per perdere il frutto delle sue largizioni; si tenti di preservarle il dono, dirigendolo ad altr’oggetto forse più utile alla Città, sen a però alterar di molto le già conseguite misure.

L’opera del Prato come utile e decorosa fu pur approvata e lodata dal Senato istesso ne’varj suoi Decreti. Cerchisi dunque, usando le vie naturali e proprie, che s’induca l’Eccel. Senato a donare li mille Ducati in luogo di quelle esenzioni, che nè per ora, nè per lo innanzi non è ragionevolmente da sperarsi che portar possino alla Città alcun vantaggio.

Ma come giungere a questo, se l’Eccel. Senato medesimo non può alterare li suoi Contratti? Vi vorrebbero perciò tre anni di perdita di tempo, quando la Presidenza ha il più immediato bisogno di esser suffragata. A chi spetta il ritratto di queste rendite fino al 1792? All’indicato Finanziere, e Compagni. Si tratta ch’eglino donino giacchè son certi di ricever il pagamento intiero di tutti due i Dazj sopra le Merci venienti in Padova, che con tutte le Botteghe restate in piedi ne’cinque ultimi anni, più non giungevano in Fiera nè più vi sarebbero asportate quando le stesse Botteghe stavano per mancare, non essendo probabil mai che colla sicurezza di non potersi mai rimettere della nuova spesa volessero la Città, o la Presidenza, od i particolari, dopo la sfortunata esperienza d’altri, nè i Botteghieri erigere Botteghe, o Trabacche nell’Isola, che tornassero ancora a levar la bessa vista.

L’impresa era difficile assai; con tutto ciò come siasi condotta S. E. dir nol saprei. So che vi riuscì, e che portossi subito a Padova per comunicar il tutto all’Eccel. Signor Proved., il quale, persuaso della massima, combinò poi ogni cosa col Finanziere, che ordinò i due Costituti, ne’quali s’impegnò con essi a somministrare 300. Ducati V. P. al tempo delle Fiere alla Nobil Presidenza del Prato, co’quali soddisfare a poco a poco con due terzi li debiti dietro il Decreto 12. [374] Sett. 1782, e con il rimanente mantenere le belle operazioni nell’Isola, ed in progresso condurle a più avanzato termine, ed inoltre a continuar l’esenzione sopra le due accennate Botteghe nella stessa Isola, a rilasciare il mezzo Dazio sopra i contratti degli Animali, e tutto ciò in luogo delli 400. Ducati di più che si chiedevano; dichiarando che nel triennio a lui spettante non avrebbe avuta difficoltà alcuna, se si potesse introdurre una Fiera Urbana che si potesse vendere in tutto il circuito del Prato.

Questi è pur desso quel Finanziere, che secondo lo scrittore della lettera sopra della quale ragiono, meditava di comprare con poco la grossa franchigia, che tal sarebbe stata se la Fiera avesse proceduto come ne’primi tempi con fortuna, e per la quale sono certo che nessuno esaminandola sui registri de’Dazj, darebbe la quinta parte della summa cui erasi assoggettato. S’esamini da ognuno le cose nello stato in cui sono, non in quello che avrebbero potuto, o fossero per essere, e decida poi fra sè, se si poteva credere che l’avveduto Finanziere si fosse condotto a porpor per suo vantaggio un simile negozio.

Scrisse l’Eccellentiss. Sig. Proveditor suddetto all’Eccellentiss. Senato, indi al competente Magistrato, accompagnando gli ottenuti Costituti, e ne venne poi il Decreto 16. Aprile.

Or, non dovendo io pormi a riflettere sopra l’estesa della Parte solo dirò che sono certo che il Finanziere accusato ad altro non mirò che a compiacere que’due venerabili suoi Padroni, i quali unicamente eran mossi da quel che credettero bene di Padova.

Se qualch’altro motivo di nascosto suo interesse lo abbia indotto, prego l’Autor della Lettera, ed ogn’altro che ne avesse notizie certe ad esporlo in istampa per disingannarmi, e per meglio provare che non impose con quanto accennò prima.

Il sospetto di nascosto interesse poteva aver luoco a florida Fiera, e sussistente, ma come poterlo concepire a Fiera morta quando fu proposta la parte in Consiglio colla demolizione già eseguita delle sole privilegiate Botteghe? Si desidera la Fiera o la preservazione de’privilegj onorevoli per la Città; va bene.

Studiinsi pure i mezzi di ottener tutto col fatto disponendosi quel che preventivamente è necessario; ma non si accusi da chi stampò la lettera al Gazzettiere chi acconsentiva a facilitare dietro gli eccitamenti avuti la bella impresa del Prato.

Non posso però dispensarmi, prima di terminare, d’esporla vera Causa del movimento popolare, che a taluni del Consiglio fece credere un consenso d’ogni ordine contro la Parte che stavasi per proporre.

Essa derivò dai Sig. Droghieri, che con loro parole commossero alcuni, che senza saper il perchè altri inquietarono.

È dunque da sapersi che quando la Città non avesse rinunziato alla prerogativa della Fiera nell’Isola lusingavansi essi, che potesse sussistere l’esenzione in via di fatto, come era in carta, e che in conseguenza dovesse continuar ad aver luogo il patto tra essi ed il Finanziere. Erasi convenuto innanzi allor quando ottennero la parità co’Veneti un notabile abbassamento di tariffa per tutto l’anno, patto che l’impresa accordò per sottrarsi dalla necessità, e dal dispendio de’Custodi e d’altri che avrebbe [375] dovuto usare per ritener essi Droghieri dall’abusar in di lei pregiudizio.

Poveretti! Erano ben compatibili, se raccomandavansi ai Membri del Consiglio, e se susurravano nel Popolo, mentre avrebbero perduto, secondo essi, se passava la Parte, tutto quell’abbassamento di Dazio ch’eransi ritenuto in proprio sollievo, e mai a favore de’compratori verso i quali non abbassarono i prezzi nè in Fiera nè fra l’anno come provar si potrebbe assai facilmente.

Ma per finirla volete voi toccar con mano il vero benefizio che promosse coll’eloquenza tutta sua il Giovane Sig. Marchetti alla Patria? Eccovelo; mentre voglio lasciar da parte il natural senso di amarezza che con probabilità averà lasciato impresso contro d’esso nell’animo di que’grandissimi Soggetti, de’quali per più cause doveva farsi qualche maggior riguardo dopo le tante spontanee fatiche che aveano usate perchè la Città traesse qualche profitto dalle vanissime, e sol ridotte in ora pompose parole degli antichi, e moderni suoi privilegj; e lasciando pur da parte altri riflessi non lievi su’quali non voglio entrare, solo dirò che senz’ottener dall’Eccellentiss. Senato nuovi privilegj, od adesioni in forza del deliberatosi dall’Eccellentiss. Senato sotto i 19. Settembre 1778. nell’approvar il Capitolo degli ordini stabiliti, e pubblicati dal Magistrato Eccellentissimo de’R. R. che apertamente dice, che: godranno l’esenzioni soltanto quelle merci che giungeranno nel luogo assegnato nel Pra della Valle per uso delle Fiere, e non altrove, cioè nelle 56. Botteghe dell’Isola, come nel precedente Decreto 17. Agosto, 1776 abbinandosi li forastieri a’quali s’era donato il mezzo Dazio negli ultimi otto giorni dell’Isola e non potendo esister quelle in nessun altro sito della Città, la Fiera mancherà per intiero.

Ben sarà sollevata la Pubblica Cassa da quanto s’era indotto l’Eccellentissimo Senato a donare dopo del triennio corrente, perchè gl’Impresarj venturi (che sempre vi saranno in qualunque supposto nuovo Sistema Daziale) non essendo più caricati del peso di dover dare i 600. Ducati, nè sendo più astretti a cedere al mezzo Dazio sopra gli Animali, offriranno tanto di più nelle lor polizze.

Sollevossi poi dalli medesimi aggravj quell’istesso Finanziere, che s’era offerto di portarli mentre riscuoteva senza alcuna tara la rendita tutta de’dazj netta da esenzioni quando non si rialzassero tante botteghe nell’isola che bestanti fossero a meritare il nome di Fiera.

Non potranno più i Nobili Signori Presidenti al Nuovo Prato aver la compiacenza di soddisfar i poveri creditori, nè l’altra d’avanzare a poco a poco gli abbellimenti di quella gran Piazza, ch’è pure in Padova, nè mantenere i già fatti, che sempre più chiamerebbero il concorso non tanto de’passaggieri, quanto di que’vicini particolarmente che potendovi fare lunghe dimore vi lasciano quella maggior quantità di soldo vivo, che certamente prima della riduzione del Prato non circolava.

Scusate il diffuso mio sfogo, che non derivò certamente se non dall’intenso amore che ho per la nostra comun Patria, e per la passione che naturalmente nutro di svelare la verità tanto a quelli che non possono conoscerla quanto ad altri che non la vogliono conoscere. Almen si potesse rimediare al danno che ne provenne! [376] ma vi confesso che non potrei confidare se non nel gran genio di chi ha saputo altre volte recar a noi del bene persino contro le nostre resistenze medesime; come mi lusingo vorrà far questa volta tutto combinando con quell’impareggiabile destrezza ed attività della quale non si potrebbe formar idea se non avessimo fatte le felici esperienze. Invochiamo un tal genio, e riposiamo. Addio.

P. S. Nel frattempo che stavasi sotto il torchio la presente lettera mi giunsero a notizia due spontanei quanto non attendibili costituti comprovanti le cose che vi ho storicamente esposte il primo annotato sotto li 2. Giugno corrente in cotesta Cancellaria Pretoria Superiore comunicato all’Eccellentis. Carica ed a’Magnifici Signori Deputati, del Nob. Sig. Contradditore Antonio Marchetti per il quale si prova che cercò di mettere in sospetto la Parte rigettata ponendo in odiosa vista il Finanziere che fece credere il promotore per altri contratti di cui protesta per la ristrettezza del tempo di aver ignorati i fondamenti ec.

L’altro annotato in questo Eccellentiss. Magistrato de’Revisori Regolatori alle Entrate pubbliche sotto li 5 corrente, e spedito all’Eccellentissimo nuovo Rappresentante nel giorno stesso degl’Impresarj de’Dazj atto pure a provarvi ancor meglio e co’fatti le già da me espostevi verità. Sarebbe utile che ognun che ha parlato, o volesse ancor parlare su questo argomento fosse per trarne copia. Ma io non voglio aggiunger parola. Addio di nuovo. ◀Brief/Leserbrief ◀Ebene 3 ◀Ebene 2 ◀Ebene 1

1S’intende un pezzolino di carne di cattivo taglio, o di cattiva qualità che aggiungesi alla buona ne’tempi in cui questa scarseggia.