Zitiervorschlag: Antonio Piazza (Hrsg.): "Num. 43", in: Gazzetta urbana veneta, Vol.3\043 (1789), S. 337-344, ediert in: Ertler, Klaus-Dieter / Dickhaut, Kirsten / Fuchs, Alexandra (Hrsg.): Die "Spectators" im internationalen Kontext. Digitale Edition, Graz 2011- . hdl.handle.net/11471/513.20.2364 [aufgerufen am: ].


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Num. 43.

Sabbato 30 Maggio 1789.

Ebene 2► Al Cons. Ecc. di 40. C. N. 19. Maggio. Mane.

Li Sig. Marchesi Maruzzi nel 1772 erano creditori di summe considerabili dalla Dita Michel Careggiani, e per affetto allo stesso acquistavano effetti col proprio soldo dandogli compartecipazione negli utili. Al primo Giugno dell’anno sud. suggerita e desiderata da essa Dita un’impresa d’arbitrio nella compra di Caffè a prezzi correnti onde opportunamente rivenderlo, condiscesero alla proposizione li Sig. M. Maruzzi, per far cosa grata: com’è detto nella Scrittura, al Careggiani, e co’proprj contanti acquistarono cinquanta migliaja di Caffè per conto compagnia con carico alla Dita Careggiani della vendita dipendendo sempre da’proprietarj, perchè fossero rimborsati, e ripartito l’utile trà essi ed il venditore. Abbassato il prezzo del Caffè rimase nelli magazzini delli Maruzzi fino al 1779 la grossa comperata Partita al qual tempo ne furono da essi affidati otto migliaja al Careggiani per venderli, fatti passare ne’di lui magazzini unitamente a sedici Botti di Galla comprate dal Sig. March. Costantino Maruzzi ed egualmente affidate al sud. per la vendita. Anche in quell’anno furono fatti grandiosi esborsi, dalli Sig. Maruzzi, la maggior parte in partita di Banco a favore della prefata Dita, che godeva somma riputazione nella Società Mercantile, sicchè il loro credito verso d’essa ascese a duc. 50 mila.

Per varie vicende accadute alla Dita Careggiani, nello stesso anno 1779 si dispose d’assoggettarsi come fallita al Mag. Eccellentiss. de’sopra Consoli, onde pensò di restituire alli Sig. Maruzzi li 8 m. di Caffè, e le 16 Botti di Galla di loro ragione consegnando ad essi le chiavi de’magazzini ov’esistevano, e la carta di retrocessione. Ad estinzione poi di parte del loro considerabile credito, nel Settembre di detto anno fu ad essi con-[338]segnate altre carte di cessioni di crediti della med. Dita. Seguito il trasporto delle mercanzie, nel mese d’Ottobre la Dita Careggiani mancò di credito assoggettandosi al Mag. predetto.

In Novembre 1780 alcuni pochi creditori del decotto Careggiani si son uniti contro li Sig. Maruzzi e con Giudiziaria Scrittura hanno contestato, che in tempo prossimo al fallimento non potessero seguir le fatte cessioni, e che la professata proprietà degli effetti, per mancanza delle legali formalità non dovesse aver luogo, onde col Taglio delle Carte si avessero questi a rimettere ne’magazzini Careggiani ov’erano prima. Sostennero in difesa li Sig. Maruzzi la validità delle cessioni, e della ritrocessione de’generi di loro ragione, e proposero Capitoli comprovanti la loro proprietà sopra d’essi. Nacque spediz. absente a favor delli creditori il dì 5 Ottobre 1781 quale fu appellata dalli Sig. Maruzzi all’Ecc. Cons. di 40 C. V. e in istato di Pendenza con accordo delle Parti seguì la vendita degli effetti.

Rimasta giacente la Causa per anni sei, fu trattata poi in Terzo Consiglio Post, e nacque Spazzo di Laudo a favore de’creditori con voti 17 contro 13 al Taglio. Furono depositati li Capitali e l’importare di alcune cessioni ch’ebbero effetto, il tutto formante la summa di Duc. 45 m. da essere ripartita nella massa de’creditori con quelle condizioni e riserve ammesse nel sud. Giudizio.

Prodotta dalli Sig. Maruzzi la loro Dimanda al Mag. de’Sopraconsoli per sentenziare li loro grandiosi crediti verso la decotta Dita, fu questa opposta dalli altri creditori, e s’instituì una Pendenza. Essi in oltre pretesero che li Sig. Marchesi non avessero eseguito lo Spazzo di Laudo, ed instituirono una Causa con estesa gli 18. Feb. 1787 dinanzi agli Eccellentis. Capi di 40 C. V. in quattro Capi. Nel primo in esecuzione dello Spazzo proposero il repristino delli 50 migl. Caffè non disposto, e comperati per conto Compagnia; e cogli altri tre: che in dipendenza del Giudizio siano essi Sig. Maruzzi sentenziati al pagamento del prò di 6 per cento tanto sull’importar degli effetti, quanto sopra di crediti ceduti ad essi dalla Dita Careggiani colle carte tagliate dallo Spazzo di Laudo; con alcune altre significanti riserve accennate nella med. estesa. Le pretese di detti capi importerebbero duc. 45 m. senza sapere a qual confine giunger potessero le riserve.

Si son difesi li Sig. Maruzzi contestando la licenza delli Capi proposti; e che siccome lo Spazzo di Laudo non decise che il ripristino degli effetti esistenti ne’magazzini del Careggiani al tempo prossimo al suo fallimento, e passati in loro potere colle chiavi de’magazzini, e colle carte firmate, ed avendo essi adempito il deposito, così non si potesse abusare del Giudizio volendolo esteso ad ispogliarli di quel Caffè acquistato col proprio soldo, e sempre appresso loro rimasto, nè possa aver luogo l’indebita pretesa de’prò.

Nacque la spediz. absente degli Ecc. Capi di 40 C. V. a favore delli Creditori. Fu questa dalli Sig. March. Maruzzi appellata al Cons. Eccellentis. della C. N. a cui si trattò la Causa nel predetto giorno.

Sostennesi al Taglio che collo Spazzo di Laudo seguito contro di loro non avevano li Sig. Maruzzi perduta la proprietà che degli 8 migl. Caffè e delle 16 Botti galla date al Careggia-[339]ni; e in conseguenza insostenibili i capi di pretesa estesi contro di essi. Si disputò al Laudo, che siccome perduta avevano la proprietà sopra gli 8 migl. e la Galla, così ne veniva in conseguenza che perduta l’avessero anche sul resto dell’acquisto fatto in conto compagnia. Il Giudizio a favore delli Nob. Sig. Maruzzi fu di 24( al Taglio. 4 al Laudo, 3 non S.

Metatextualität► Parole del Gazzettiere.

Le recenti Cause poste su questi Fogli ci son venute dalla mano d’un Incognito, che merita i nostri ringraziamenti. Non possiamo però a questo proposito dispensarci dal riprotestar il nostro stupore di trovarci abbandonati dal cortese Forense, che ci favoriva con tanta sollecitudine, e gentilezza. Si sarà egli forse disgustato, come alcuni altri, di noi, senza che ne abbiamo la menoma colpa. Questi sono i più frequenti incerti della Carica. ◀Metatextualität

Ebene 3► Exemplum► Nel Polesine, forse per il descritto assassinamento seguito a Pianiga, si vive in sospetto ne’luoghi isolati, e si stà coll’armi. pronte per difendersi da qualche violenza. A Vescovana un oste situato ne’Beni di Cà Pisani nominato Ant. Cavallarin detto Masanetta udendo i suoi cani che abbajavano nel cortile s’alzò di letto, e si portò pian piano al balcone d’una camera in cui dormiva con suo Figlio orecchiando se mai colà introdotto fossesi qualche ladro. Questo suo Figlio, o per fatale accidente, o per essersi svegliato a qualche movimento (forse era di sonno leggiero) vedendo aperta l’imposta di quel balcone, e una non conosciuta figura trà l’ombre della notte, prese una pistola carica a palla e gliela scaricò contro: ma fortunatamente non lo colpì. Il povero uomo si voltò dicendo: oh Dio! e non avendo suo Figlio riconosciuto il suono della sua voce, è ben da credere, che fosse mezz’addormentato. Pres’egli uno schioppo carico a Ballettoni e lo ferì mortalmente. Svegliossi allo sparo un altro suo Fratello che accorse a quel sito con un pistone teso ma non successe di peggio perchè conobbe nel ferito il suo genitore.
◀Exemplum ◀Ebene 3

Il tristo caso successe la notte delli 18 cor. e potrà avvertir quanto importi l’essere meno precipitevoli quando si tratta della vita degli uomini. Sperasi la guarigione di quel Padre infelice.

Continuazione de’passi Storici sulla vittoria de’Veneziani contro la Flotta di Ottone.

Benvenuto de Rambaldi nel suo Libro intitolato Augustale così dice:

Friderieus Primus, nepos Conradi II. sepè fuit infestus Ecclesie. Et Alexandrum Papam persecutus est apud Venectias. Victus, pacem fecit. Tandem cum iuisset in subsidium Terre Sancte, suffocatus est, &c.

Frà Giacomo Vescovo Capitense scrisse al Doge Giov. Dolfino l’anno 1356.

Nos Frater Jacobus de Urbe, Dei Gratia Episcopus Capitensis locumtenentes &c. Illustri D. Joanni Delfino Dei gratia Duci Venet. Inclito, & Consiliarijs, nec non Nobilibus viris Dominis Marco Lauredano, & Nicolao Justiniano Procuratoribus Ecclesie Sancti Marci Civitatis predicte salutem. E poi. Paratisque Stolis ex utraque parte & mutlis galeis ampliori numero excedente Imperactoris exercitus, cui preerat legitimus Imperatoris filius, iuxta Venetorum littora ad bellum concernentes, exercitus, crudeli pugna peracta, tandem magis Deo faven- [340] re quam gladio, succumbit. Et capti ipse Imperatoris natus, & Barones multi, &c.

Bernardino Corio nella Prima Parte della sua Istoria.

“In questo medesimo tempo, havendo inteso il Barbarossa, come Alessandro Papa era venuto a Venetia, grandemente si sdegnò contra quel Senato. Onde mandò Otto suo Figliuolo con 75 navi lunghe, & fornite di Soldati contro i Venetiani. Della qual cosa Alessandro & il Ziano Doge della Città, havendo la nuova armarono 30 navilj di gente scelte. Le quali essendo giunte in Istria, & avvicinatosi al nemico, poco discosto dal promontorio di Salborio, con grand’animo fu commessa la battaglia. La quale finalmente voltandosi favorevole alle genti Venitiane, quarantaotto navi, con la galea reale, rimasero prigioni. In modo che Otto con molti Principi prigioni, fu condotto a Venetia.”

Leggesi, dice il Sansovino nella sua Venetia, in un sasso antico a San Giovanni di Salboro territorio di Pirano nell’Istria questa pubblica Inscrizione.

Ebene 3► Zitat/Motto► Heus populi celebrate locum, quem Tertius olim

Pastor Alexander donis clestibus auxit;

Hoc etenim pelago Venete victoria classis

Desuper eluxit, cecidtique superbia magni

Imduperatoris Federici, & reddita Sancte

Ecclesie pax alma fuit, quo tempore mille

Septuaginta dabat centum, septemque supernus

Pacifer adveniens, ab origine carnis amicte. ◀Zitat/Motto ◀Ebene 3

Metatextualität► (Il compimento nel Foglio venturo.) ◀Metatextualität

Jeri in questa Ducale Basilica celebrati si sono i funerali del Cardinale Giambat. Zeno nipote per linea femminile del Papa Paulo II. Essendo egli Protonotario fu fatto Vescovo di Vicenza, e creato alla Porpora Cardinalizia l’anno 1468 di cui fregiato visse 33 anni. Morì in Padova nel 1501 lasciando in testamento molti denari e gran quantità d’argento lavorato a’suoi parenti, alla sua Famiglia, a diverse Chiese, ed a questa Repubblica, che in segno d’eterna riconoscenza gli eresse la Cappella in cui ammirasi il superbo altare ornato di figure di bronzo opere compiuta nel 1515 dal celebre scultore Pier Giov: Campanato. Scrive il Sansovino: che que’due gran leoni di pietra rossa Veronese che veggonsi a’lati di detto altare erano in avanti al di fuori della porta maggiore. Giace nel mezzo della Cappella dinanzi allo stesso altare un gran Cassone di bronzo lavorato con somma intelligenza e fatica, a’lati del quale tre per parte sei belle figure rappresentano la Fede, la Speranza, la Carità, la Prudenza, la Pietà, e la Munificenza. Virtù che ammiravansi nel desunto Cardinale la cui figura similmente di bronzo giace stesa sul cassone in abito pontificale, colla mitra in capo, a cui son sottoposti i guanciali, come a’piedi. Dinanzi al cassone due Angioletti tengono in mano lo stemma della Casa Zeno; e alla parte posteriore fu d’ordine del Senato scolpito:

Joanni Baptistae Zeno Pauli Secundi ex sorore Nepoti, S. S. Romane Ecclesie Cardinali meritissimo, Senatus Venetus, cum propter eximiam eius sapientiam, tum singularem pietatem, ac [341] munificentiam in patriam, quam amplissimo Legato moriens prosecutus est.

M. P. P. C.

Aetatis anno LXIII. Obijt. M. D. I. Die VIII. Maij. Hora XII

Questa funebre annuale solennità non fu costantemente eseguita ne’tempi prossimi alla disposizione testamentaria del Cardinale; e ciò dimostrasi nel seguente passo della vita del Doge Francesco Donato, che morì alla metà del Secolo XVI, scritta dal citato Sansovino.

“Nell’ultimo anno del suo Principato, si rinnovò la memoria del Cardinal Zeno nella Chiesa di San Marco. Perciochè trovandosi all’hora capo di XL. Pietro Zeno, che fu figliuolo di Gieronimo Procuratore di San Marco, operò di maniera con la Signoria, & con i Capi del Consiglio di Dieci, che esseguendosi il testamento di esso Cardinale, si continovò di celebrare ogni anno nel mese di Maggio, le funerali secondo la dispositione del predetto Cardinale. Perciochè essendo ricchissimo, lasciò bello & honorato legato in perpetuo al Principe, alla Signoria, al Senato, a gli Oratori esterni, al Clero, & ad altri, si come in quello si contiene, per la somma di due mila, & cento Ducati l’anno. La qual cosa si come apportò splendore al nome di quel grande & molto potente Prelato al suo tempo, così fu di molta soddisfazione a tutta la famiglia sua, poichè il predetto Pietro all’hora assai giovane, procurò che si rifuscitassero nella famiglia gli honori intermessi di tanto huomo, sì per l’essecutione di così fatta cerimonia & sì per l’orazione che vi si recita ogni volta alla presenza del Senato in commemorazione delle cose fatte dal sud. Cardinale.”

Quell’amor del vero, e del giusto che si rese sempre accessibili alle ritrattazioni, alla diversità de’racconti, o alla loro modificazione, ora ci determina ad inserire nel presente Foglio le notizie sopra un fatto narrato al Num. 40 inviateci in Lettera di Brescia 24 corrente.

“Intorno al Testamento del Caravaggio è da sapere, ch’ei non disse mai, nè confessò d’aver fatto l’aggressor di strada, ma di avere solamente esercitata sempre la onorata vita di ladro: eccone un dettaglio in ristretto.

Trasse i suoi natali in un Paese del Territorio Veronese. Suo Padre fu uno da Corticelle Bresciano, già bandito, e nel Veronese rifugiatosi, e sua Madre pur Veronese. Fatto adulto il mal educato Giammaria si trasferì a Capriano indi ad Azzano sempre esercitando l’onorato suo mestier di ladro, non solo nelle campagne, ma nelle Case ancora ec. Siccome oriondo però da Corticelle ivi avea un suo zio Prete, che rifiutò sin dapprincipio la sua famigliarità, troppo notoria essendo al mondo la sua vita e miracoli prodotti dalla proibizione del settimo Comandamento Divino. Ed ecco in contraddizione la di lui esemplarità, e che godesse del migliore concetto.

Verificatasi la morte di detto suo Zio prete, e pervenuta in esso l’eredità dello stesso benestante religioso, fece anch’egli negli ultimi periodi di sua vita il suo Testamento, e tralle altre cose dispose: alcune centinaja di scudi alla Comunità di Azzano per danni recatile. Scudi 50 al suo vicino per risarcimento di roba in più volte rubatagli, Scudi cento al Solsino da Corticelle per tanti involatigli fuor di tasca un giorno ch’era questi sover [342] chiamente ebbro dal vino, ma non colla forza, ed altri legati fece pure a diverse altre persone da lui danneggiate. Del restante poi delle sue facoltà dispose a favore de’poveri; ma tutti per altro suoi parenti. Si dica mò in contrario se si può?

Ebene 3► Brief/Leserbrief► Da S. Gottardo.

27 Maggio 1789.

“Un Medico Vicentino rispettabile egualmente per le sue cognizioni, come per la sua nascita, e che esercita il suo mestiere in Campagna, trovò alla finfine uno specifico per una delle più incomode e nojose malattie, che soffra l’umanità, e per cui il tanto pregievole senso dell’udito ne resta in parte scemato, o totalmente cancellato. Egli è vero, che nè voi nè io crediamo troppo agli specifici nelle malattie spezialmente che dipender possono, benchè simili in apparenza, da mille diverse cagioni, ma non istà per questo che metter si possano in dubbio i salutari effetti ottenuti dal nostro Sig. Dottore nelle più ostinate sordità. Il rimedio n’è semplicissimo, e quel ch’è migliore non istà rinchiuso negli alberelli delle spezierie, nè si prepara a fatica dentro i vetri infocati dei Chimici. Lo sterco d’Asino somministra l’innocente specifico, ed il più sicuro rimedio fra quanti egli n’abbia tentati giammai. Basta solo che si tolga di fresco appena uscito dalla ventraglia dell’Animale, onde non isvapori il balsamico, ed il sugoso. Ciò fatto conviene comprimere ben bene la materia fra un grosso pannolino, e farne sortire tutto il stuido possibile. Eccovi il facile modo con cui il Sig. Dottore ottiene lo specifico portentoso; nè di questo è più malagevole la maniera di servirsene al caso. Fa d’uopo soltanto trarne alcune goccie dall’ampolla in cui si dovrà tenere ben chiuso, ed introdurle di quando in quando nell’organo male affetto finchè se ne ottenga il desiderato fine, che sovente tra pochi giorni con certezza succede. A chi non è ignota la medicinale virtù dell’erbe, allorchè spezialmente siano i loro fughi mirabilmente mescolati ed alterati da quelli degli organi digerenti dell’animale, non sarà di sorpresa che da un sì vile prodotto venire ne possano così pregiati vantaggi. In molte occasioni servesi tuttodì la Divina Arte di guarire di mezzi non molto da questo dissimili, anzi ne ha persino fissata l’epoca delle scoperte, come quelle che la fecero crescere in maggior lustro e splendore. Non è da ignorare ancora che ne’colli Vicentini di Montecchio e di Brendola (luoghi nei quali il Sig. Dottore fece le sue sperienze) specialmente negli esposti al Mezzogiorno, pullulano in copia da ogni lato varie spezie di erbe Balsamiche, delle quali può cibarsi ogni sorta di Bestiame. Quanto mai non dovranno intanto restar obbligate alle sagaci fatiche, ed alle mirabili ed utili scoperte del Sig. Dottore tutte le anime sensibili! equanto mai non dovrassi pregiar da qui innanzi lo sterco de’nostri buoni Somari in confronto di quello di alcuni strani animali, che pure a tanto prezzo si compera, ed il di cui odore spiacevole emanando sovente dalla capigliatura e dalle vesti di un qualche Zerbino oltremontano, appesta ed ammorba gli organi dilicati delle nostre gentili Signore, non che talvolta il naso di tanti galantuomini! Ho l’onore ec. ◀Brief/Leserbrief ◀Ebene 3

Metatextualität► Grato si mostra alla nostra diligente condiscendenza in un Biglietto pieno di gentili espressioni l’incognito da cui [343] ebbimo lo stimolo di riferire le testimonianze onorevoli sul carattere, e sulla morale in pratica di Voltaire. Dallo squarcio eloquente dell’Elogio di M. de la Harpe nacque in esso la volontà di leggerlo interamente. Se mai avess’egli d’uopo d’un maggiore impulso per effettuare la sua disposizione glielo presentiamo nel seguente passo dell’Elogio medesimo, ch’è d’un tuono diverso dall’altro ch’abbiamo tradotto, e con uno stile pieno di movimento, di calore, e di vita, ci mostra quel bel giorno d’entusiasmo, quella scena di trionfo per il talento, e d’umiliazione per l’invidia, alla quale, per cosi dire, assistì tutto Parigi, o come attore, o come testimonio. Intendesi del suo ritorno in quella Capitale ove in età d’ottant’anni lo trasse la passion della gloria, ad onta delle sue infermità, abbandonando il suo tranquillo ritiro, e forse per ciò precipitando gli ultimi momenti della sua vita. ◀Metatextualität

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Traduzione.

. . . . . Zitat/Motto► “Egli viene, e reca alle Scene l’ultima sua Tragedia l’Irene . . . Ma che importa allora d’Irene? Egli viene dopo un’absenza di trent’anni: egli è desso! È Voltaire! O voi, adoratori dell’arti, e della gloria, Voi che avreste seguito il Tasso al campidoglio, dove oh Dio! non è salito: Voi che cercaste trà i rovi d’un campo deserto la pietra negletta che copre Racine; Voi che lasciaste cadervi alcune lagrime sull’angolo di terra ove insieme risposano Moliere e La Fontaine; che vi siete prostesi a’piedi delle loro statue che da una tardiva riconoscenza finalmente furono decretate; venite, questo spettacolo è fatto per Voi. Mirate questa folla che stringesi sotto questi portici; i capi di queste vie pieni d’un Popolo immenso; udite queste grida che annunziano l’avvicinamento del carro, carro veramente trionfale, che porta l’oggetto delle pubbliche adorazioni. Eccolo! . . . Le acclamazioni raddoppiansi; tutti vogliono contemplarlo, seguirlo, toccarlo, e tutti rispettando la fragile e tremante caducità, che potrebbe perire in seno di tanta gloria, lo coprono, lo proteggono contro di loro proprj trasporti, assicurano la sua marcia, e gli aprono la via. Tutto rimbomba dello strepito de’suoi applausi, tutto è trasportato dall’ebbrezza del giubilo. Gli si portan dinanzi le corone, e gli allori: egli se li strappa di fronte, e gli cadono a’piedi . . . Qual giorno per l’umanità, è quello in cui i ranghi, i titoli, le ricchezze, il credito, il potere, tutte l’esterne decorazioni, tutte le distinzioni passeggiere, tutto è insieme confuso nella calca ch’un grand’uomo strascina appresso di sè! In questo momento qui altro non v’ha che Voltaire, e la Nazione.” ◀Zitat/Motto ◀Ebene 3

Santo Bertolini Speziale da Medicine in Venezia all’Insegna di S. Girolamo si onora di render avvisato il Pubblico che dopo le indefesse diligentissime cure da esso impiegate per il corso di molti anni, avendo già stabilite le opportune, e fedeli corrispondenze in rapporto alle Acque Minerali infrascritte con l’oggetto di averle sempre fresche dalle respettive loro fonti, ne ha egli fatta per la presente nuova stagione un’abbondante provvista in servigio di tutte quelle persone, che per riguardi di salute hanno la consuetudine di valersene. Queste si trovano vendibili nel proprio di lui Negozio sulla Riva detta del Ferro ove potranno indrizzarsi a lor piacere li Ricorrenti con piena [344] sicurezza della genuina qualità, delle Acque medesime, non meno che d’una costante moderazione ed onestà di prezzi.”

Nota delle Acque suddette.

Acqua di Recoaro

-------- di Cilla

-------- di Boemia

-------- delle Vergine

-------- di Montegrotto

-------- della Brandola

-------- Subamara di Modena

-------- della Salvarola

-------- di Nocera

-------- del Tettuccio

-------- di Caldiero

Libri Nuovi.

“È uscita di fresco da questi Veneti trochj di Giuseppe Rosa, la vita, e le lettere d’Abegliardo, e d’Eloisa, per la prima volta dal Francese tradotta dal Sig. Andrea Metrà; spera egli che questa preziosa raccolta, in due tomi divisa, incontrerà il genio delle persone erudite, e di buon gusto, nulla avendo ommesso, per renderla dilettevole. Si vendono li sud. due volumi in ottavo, al prezzo di Lire 4. Venete, alla abitazione del medesimo in calle lunga S. Maria Formosa; e il suo recapito si è alla Bottega da Caffè della Fortuna oppure a quella della Pace a S. Marco.”

Spettacolo di Vicenza.

Giovanna d’Arco Dramma di genere spettacoloso con i Cori, composto dal Sig. Sograffi di Venezia, di cui ne fa egli dono a questa Nobile Società.

Attori. La Sig. Marchetti, il Sig. Roncaglia, il Sig. Babbini.

La Musica del Sig. Maestro Andreozzi. Le Scene del Sig. Cavalier Fontanesi.

Balli. La Sig. Carolina Pitrot. Il Sig. Gioja. Inventore il Sig. Beretti.

Comincieranno le Recite al 25 Giugno. Vicenza 25 Maggio.

Da Rovigo. 26 Maggio 1789.

Vorrei esser utile anch’io alla Società; per questo vi dirò, che oggi abbiamo avuto un Mercato franco con istrepitoso concorso di bovi a prezzi molto onesti, sicchè gli acquirenti ebbero campo di sfogarsi nelle loro comprede. Le biade sono precipitate di prezzo; il formento più bello da l. 28 alle 30 il sacco nostro, e il sorgo Turco a l. 23. Se li vostri assocciati di tutte le Piazze vi avviseranno de’prezzi de’comestibili sarà bene per il commercio senza la replica di tante Lettere scritte da Corrispondenti, e sarà cosa utile per tutti. Addio.

Quel Letterato di cui con tanta ragione s’è creduto il suicidio, vive, e ritrovasi in una Città d’Italia d’Estero Stato. Gli spiriti forti insulteranno la sua debolezza: ma gli amici degli uomini, le anime illuminate della Religione, che non veggono nel sepolcro il confine de’mali, godranno che la ripugnanza dell’umanità abbia superato la fermezza della sua crudele risoluzione.

Cambj 29 cor.

Lione 57 e mezzo. Parigi 57 e un 4to. Roma 62 e mezzo. Napoli 117. Livorno 100 e 3 8vi. Milano 155 e mezzo. Genova 91. Amsterdam 93 e mezzo. Londra 49 e mezzo. Augusta 103 e mezzo. Vienna 198 e mez.

Prezzi delle Biade.

Formento a L. 31. 10. Sorgo Turco a L. 22. Risi da’Duc. 35. ai 36.

Nell’Ecc. Coll. 30. Maggio.

Per Console in Aleppo.

(21. 5 Salessio Rizzini attuale riconfermato.

9.17 Girolamo Bianchi.)

6.20 Alvise Vettorelli.) da Bassane ◀Ebene 2 ◀Ebene 1