Zitiervorschlag: Antonio Piazza (Hrsg.): "Num. 42", in: Gazzetta urbana veneta, Vol.3\042 (1789), S. 329-335, ediert in: Ertler, Klaus-Dieter / Dickhaut, Kirsten / Fuchs, Alexandra (Hrsg.): Die "Spectators" im internationalen Kontext. Digitale Edition, Graz 2011- . hdl.handle.net/11471/513.20.2363 [aufgerufen am: ].


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Num. 42.

Mercordì 27 Maggio 1789.

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Parte Seconda.
Della Cantata.

Zitat/Motto► Dom. Udite, Figli, udite,

Qual della loro union soave pegno

Il Senno e la Fortuna

Vi diero in questo dì.

Quel che vi adora,

Quel che ne’patrii uffizj

Sì provido vegliò, quel che sì caro

Alle provincie, e a me sempre si rese,

Lodovico Manin il Trono ascese.

Io lo presento a voi:

Tutti onorate in lui

L’immagine di me. Voi lo vedrete

Regger sempre sull’orme

Di ragion conduttrice

Quanto fa, quanto pensa, e quanto dice.

Voi lo vedrete in Trono,

Egual sempre a se stesso,

Col Merto in fronte espresso,

Con l’Innocenza in cor.

Le patrie Leggi in soglio

Ei serberà primiero:

Ei del comun Impero

Proteggerà l’onor.

Fortuna. Oh quanta gioja a questi Figli in volto

Io veggio sfavillar! Oh come anch’io

Esulto all’altrui ben!

Tempo. Oh quanto sei

Da te stessa diversa in questo istante!

Tu che affetti e sembiante

Sempre amasti cangiar, come ora puoi

Gioir al ben altrui? Come dal Senno

Puoi lasciarti guidar? Meco solevi

Rapida quà e là volar disciolta:

Meco potevi pur . . .

Fortuna. Taci una volta.

Più non ti voglio udir, Vecchio severo,

Distruttor delle cose,

Nemico di Natura, invido, atroce,

Degno ministro del Destin feroce.

Io quì voglio restar. De’doni miei

Quì non abusa alcun. Quì servo al Senno,

Quì premio la Virtù. Nel nuovo Duce;

Per cui l’Adria tu vedi in gioja e in festa,

Un luminoso esempio a te si appresta.

[330] Tempo. Se quì restar tu vuoi,

Se quì gioisce ognun, per mia vendetta

Io degli anni fugaci

Il corso affretterò.

Fortuna. Ma sempre invano.

Tu quì vedrai succedersi a vicenda

E le gioje, e gli onor. L’Adria vedrai

Pria l’alte rinnovar pompe solenni:

Poi co’raccolti Figli

Il Commercio esultar, e offrir divoto

Di gloria inni veraci

Gli Adriaci Figli d’Armonia seguaci,

Della gioja comun mostrarsi a parte,

E con regali modi

Del Duce amico celebrar le lodi.

Sarà su queste sponde

Sempre del dì che parte

Più lieto il nuovo dì. Da questo istante

Io mille all’Adria annunzio illustri eventi.

Io le Venete antenne

Sull’onde seguirò. Pronuba io stessa

Quì spargerò di fiori

I talami secondi

De’pacifici Eroi. Quì sorgeranno

Nuove scene, nuove Arti, e nuove Scuole:

Sempre maggior, e insieme

Più felice sarà l’Adriaca Prole;

E degli ospiti Re sempre alle ciglia

Sembrerà tutta l’Adria una famiglia.

Bell’Adria riposa

Tranquilla e sicura:

Fortuna ti giura

Costanza e favor.

Degli anni sul fiore

Tu sempre vivrai:

Tu sempre sarai

De’Numi l’amor

Senno. No, Fortuna non mente, Ah troppo certi

Sono gli augurj. Alla gran scelta arrise

Con benefico lume

Ogni stella nel ciel, ed ogni Nume . . .

Ma qual novella luce

S’apre dinanzi a me! . . . L’alma mi sento

Agitata da un Dio . . . Già spingo il guardo

Nelle venture età . . . Già mille io scopro

Nel gemino emisfero opposte scene

Di gioja, e di terror . . . Pugnano insieme,

Europa, i tuoi Ministri,

I tuoi Duci, i tuoi Re . . . Fremer ascolto

Mille di guerra procellosi nembi . . . .

Un s’innalza . . . un sovrasta . . .

Un con l’altro s’addensa . . . un cede . . . un torna . . .

Chi minaccia, chi fulmini disserra,

Chi navi affonda in mar, chi rocche atterra.

In mezzo alle procelle

Sempre quà e là s’aggira intorno al soglio

O il pallido Sospetto, o il fiero Orgoglio . . .

Ma nell’Adria la Pace

Veggio sempre regnar . . . Di questo Duce

Molti Nipoti in Trono

Veggio seder . . . Provoca il Tempo invano

L’invidia degli Dei . . . Sempre io governo

I Veneti pensier: sempre Fortuna

Nuovi tesori e nuove glorie aduna.

Nel mirar fra le procelle

Sempre avvolto il Mondo intero,

Si confonde il mio pensiero,

Freddo gel mi stringe il cor.

Ma se miro questo Impero

Che non cede alle vicende,

Il piacer, che in me discende,

D’ogni affetto è vincitor.

Tempo. Numi, che intesi mai! Dunque immortale

[331] Questo Impero sarà? Dunque volete,

Che in Terra io più non sia

De’sogli lo spavento,

E le moli più ricche e più superbe

Più non possa coprir d’arene e d’erbe?

Senno. Frena l’ire impotenti.

Se meco la Fortuna è sempre unita,

Se la virtù sempre s’innalza al Trono,

Se tutto è caro al Ciel, tu fremi invano.

Questo Dominio alfine

Lascia in pace fiorir: alfin rispetta

Quest’augusta Città. Dell’onde in seno

L’han fabbricata i Dei,

E questi ognora veglieran su Lei.

Non furon mai le stelle

Più fauste, o più ridenti:

Già de’futuri eventi

Si tolse il denso vel.

Dom. Gioite, o Figli miei:

Già vi seconda il Ciel.

Fort. Mai non regnò fra Dei

Concordia più fedel.

Tem. (Di sdegno avvampo, e fremo:

(Ho mille smanie in sen.

Dominio, Senno, Fortuna.

(Il tuo furor non temo:

(Io son felice appien.

Tem. L’esser eterni in Cielo,

O Numi, a voi non basta?

Quì meco si contrasta

Sopra la Terra ancor?

Sene (El vostro, o Dei, l’Impero:

Fort. (Voi lo serbate ognor.

Senno. Ma quali voci io sento

Da lunge risuonar!

Sente. (Che placido concento

Fort. (S’appressa a noi dal mar!

Coro. Viva l’Adriaco Impero,

La gloria d’ogni Trono,

Per cui beate sono

Le suddite Città.

Viva l’Adriaco Padre,

Che questo Trono ascese,

Nunzio d’illustri imprese

Alle venture età.

Tem. (Volate, o Geni alteri,

(A questi lidi intorno:

(Mirate in questo giorno

(L’altrui Felicità.

a 4 Dominio, Senno, e Fortuna.

(Volate, o Geni amici,

(A questi lidi intorno:

(Mirate in questo giorno

(L’altrui Felicità.

Coro. Viva ec. ◀Zitat/Motto ◀Ebene 3

Al Consiglio Ecc. di 40 C. N. Mane.

Li 15. corrente.

Marc’Antonio Moretti di Brescia nel 1725 fece il suo Testamento, e prescrisse nell’instituire un Fideicommisso, che dopo la vocazione di due Gradi abbia a succedere il primo degli altri discendenti nella medesima forma.

Li casi verficati furono questi. Domenico Figlio del Testatore fu il Primo Grado, e Lodovico Prete il Secondo. Per la morte di questo si verificò il caso per il Maggiorasco delli discendenti del primo beneficato, nel Rev. D. Giacomo Moretti.

Ad un certo Sig. Antonio Moretti estraneo di questa Famiglia (che dicesi faccia a Brescia l’Interveniente) è venuto il pensiero di colà interdire la sentenza a Legge, e contestare il punto, che non possa continuare il Fideicom. sud. oltre li due Gradi; e per ciò ad esso competa l’azione di succedere al benefizio.

Si difese con Scrittura l’impetito D. Giacomo attendendosi al senso litterale del Testamento. Seguì a Brescia spedizione a suo favore, che fu appellata dal pretendente al suddetto Eccel. Cons. il quale non avendo trovato Avvocati che volesse difenderlo in un [332] punto sì disperato trattò egli med. la sua Causa. Gli rispose al Laudo l’Eccellente Cromer che fu nella sua Disputa interrotto dallo stesso cliente oratore il quale rinunziando al benefizio della Terza risparmiò la fatica all’Eccelente Orlandi ch’era per la quarta.

Giudizio. Taglio 1. Laudo 30. n. s. 2. Int. al L. Maello. Al T. Minelli.

Sabbato dall’Eccel. Cons. di 40 al Criminal fu condannato in galera per dieci anni il Capeto, che soggiacque all’accennato Placito. Questo, come s’avvisò, fecesi a porte chiuse onde non abbiamo una giusta informazione de’suoi delitti nè alcuna idea delle dispute in accusa dell’Eccellentissimo Dolfin sostenitore de’diritti del fisco, nè delle difese degli Avvocati.

In Senato. 23 cor.

Capitan delle Navi dura m. 36.

s. Ant. Marin Priuli di s. Alv.

Fin. s. And. Querini di s. Zuan. K.

In M. C. 24 detto.

Conte e Prov. a Liesina m .24

s. Z. And. Corner qu: Nic.

F. s. Zuanne Venier qu: Is.

Pod. a Dignan m. 16.

s. Nic. Balbi qu: Z. Ant.

F. s. Zorzi Balbi qu: Z. Ant.

Pod. a Castel Baldo m. 16.

s. Zorzi Balbi qu: Marc’Ant.

F. s. Alv. Minio qu: Alv.

Prov. in Asso m. 24.

s. Lancillotto Bon qu: Carlo

F. s. Zorzi Bon di s. Nic.

Giudice al Mobile

s. Annib. Badoer di s. Piero 1mo.

F. s. Vic. Tron di s. Zuanne.

Offiz. al Formento a S. Marco.

s. Santo Contarini di s. Franc.

F. s. Valerio Dolfin qu: In.

Visdomino alla Tana

s. Eman. Venier qu: Cam.

F. s. Dan. Condulmer di s. P. Ant.

Offiz. alla Ternaria Nuova

s. Telemaco Corner qu: Ulisse.

F. s. Zorzi Barbaro di s. Is. M.

Visd. al Font. de’Tedeschi.

s. Val. Soranzo qu: Ant. Lor.

F. s. Lor. Contarini qu: Ben.

Offiz. alla Messetteria.

s. Franc. Balbi qu: Z. Bat.

F. s. Vic. Donà qu : Marin.

Offiz. al Dazio del Vin.

s. Ang. Cassetti qu. Flam.

F. s. Polo Michel.

Della Giunta al Cons. di Pregadi.

Suppositi. s. Giac. Grimani il Sav. di T. Ferma.

Anzi che ripetere quanto s’è detto nell’anno scorso intorno alla solennissima Festa del giorno dell’Ascensione, meglio conviene all’occasione di rammentarla, di riportare, come si promise, gli storici documenti degli autori più accreditati che parlano della famosa vittoria ond’ebbe l’origine.

Alberto Grantzio al Lib. 6. Cap. 37. della sua Sassonia. Annus erat septuagesimus septimus, & ut Eusebij continuator tradit octavus (est alij nonus) post mille centum; quum Imperator, iam Othone filio, quem Classi prefecit; Veneta classe intercepto, Venetias (ubi erat summus Pontifex Alexander) perducto, de pace, ac reconciliatione efficaciter cogitavit ec.

Mat. Palmiero nel Cronico continuatore di quel d’Eusebio Cesariense:

Alexander Pontifex timens Imperatorias vires Venetias refugit. Quapropter Imperator armavit contra Venetos classem, cui prefecti Othonem filium suum, & ad reposcendium Pontificem misit. Verum Otho, primo concursu navali prelio superatus, & captus, Venetias adducitur, & caetera.

[333] Nella Ist. Germanica in Latino del Mutio. “Imperator Federicus, uhi audivit Alexandrum Venetijs esse, & loco Summi Pontificis coli, mittit Othonem filium suum, cum armata Classe Venetias; ut reposcat Pontificem. Otho, primum patris mandatum, per nuncios in Urbem mittit: sed Veneti recusant daturos se Pontificem Ecclesie, legittime creatum caput, in manus bostis. Otho bellum indicit ut pater preceperat. Veneti Classes suas adversus illum mittunt. Superatum, & captum, vinctumque Othonem, in Urbem ducunt ad Pontificem, ec.

Giov. Nauclero nel 3zo. Volume della quarantes. Generazione. Imperator audiens Summum Pontificem Venetiis esse, Othonem filium suum, cum armata Classe, ad reposcendum Summum Pontificem Venetias misit. Qui, & Venetis ob id, bellum movit. Cui statim Sebastianus Dux Venetorum occurens, facto congressu, ipsum superavit, & Venetias vinctum, perduxit, &c.

Metatextualität► (Il resto Sabbato.) ◀Metatextualität

Con lett. di Bergamo in data de’22 ci venne scritto “Siamo alla vigilia di veder quì terminato un corso di Recite della Comica Comp. detta di S. Gio. Grisostomo; la quale ottenne i plausi universali, e se chi la dirigge avesse avuto più giudizio nella scelta delle Rappresentazioni il suo interesse sarebbe stato di molto maggiore. Il Pubblico ha fatto giustizia alle poche buone, che ci hanno dato, ed al merito di tutti i personaggj espertissimi, che la compongono. Anno però distinta la non ordinari abilità della Sig. Luigia Belloni la quale ha destate le Muse de’nostri Poeti che scatenati si sono a celebrarla. Lunedì scorso ebbe una serata a suo benefizio, e alle ore 23 uno stuolo di colte persone, fra quali molti Accademici eccitati e P. A. si portarono al Teatro per aver luogo; e questo alle 24 fu pieno.”

Ebene 3► Exemplum► Il favorito d’un gran Signore, che beneficò co’suoi uffizj molte persone sinchè godea la sua grazia, per ignote cause fu privato della medesima, e in capo ad un anno si ridusse ad aver bisogno di quelli che aveva impiegati appresso il perduto suo Protettore. A differenza degli altri tutti, che colla compassione sul labbro, e colla ingratitudine in cuore gli negarono qualunque assistenza, si trovò il Segretario collocato in tal posto per di lui mezzo che fu riconoscente, e gli somministrò tutti i soccorsi, che il suo stato poteagli permettere. Fu accusato al suo Padrone, probabilmente da una di quell’anime ingrate, ed egli lo scacciò dal suo servizio rimproverandolo di vivere in istretta amicizia con uno che meritata aveva la sua indignazione. Il Secretario strinsesi nelle spalle, chinò il capo, ubbidì, e coraggio non ebbe di difendere la bella causa della sua gratitudine. Ci fa egli sapere il caso onde la Gazzetta lo sparga, e moralizzi sopr’esso. Lasciando farlo a’leggitori, è meglio tradurgli il seguente passo di Storia. Ei lo legga, e vergognisi della sua debolezza. La virtù, l’innocenza, hanno un linguaggio, che si fa talvolta rispettare sin da’tiranni. Così tutti usarne sapessero con intrepidezza eloquente!

Ebene 4► Exemplum► Il Cardinal Wolsey Ministro e favorito d’Enrico VIII. Re d’Inghilterra ebbe la sventura di spiacere al suo Padrone, onde videsi esposto al disprezzo de’Cortigiani, ed all’odio del Popolo. Il solo Fitz-VVilliams, che da lui ricevuti aveva alcuni benefizj, osò [334] difendere la sua causa, e far l’elogio de’suoi talenti. Fec’egli di più: gli offrì la sua casa di campagna, e lo scongiurò di passarvi almeno un giorno colà in sua compagnia. Il Cardinale, sensibile a questo tratto di riconoscenza vi si portò, e fu ricevuto con quella svisceratezza, che caratterizza un’anima pura ed ingenua. Enrico lo seppe, fece venire dinanzi a sè VVilliams, e gli chiese in tuono di sdegno com’egli avesse osato di ricevere in casa sua un uomo accusato, e dichiarato colpevole di lesa Maestà.

Sire, rispose VVilliams, io son penetrato per V. M. dalla sommissione più rispettosa. Non son nè cattivo cittadino, nè infedel suddito. Non è il Ministro disgraziato, nè il reo di Stato, che accolsi nella mia abitazione; è il mio antico e rispettabile benefattore, quello che diedemi il pane, ed a cui son debitore della fortuna, e della tranquillità, ch’ora godo. Ed avrei potuto abbandonare nella sua disgrazia un padrone sì generoso, un protettor sì magnanimo? Sarei stato il più ingrato degli uomini. ◀Exemplum ◀Ebene 4

Queste parole pronunziate con energia scossero l’animo d’Enrico, e lo costrinsero ad ammirare la sua riconoscenza. Egli lo creò Cavaliere sul fatto, e poco dopo lo nominò Consigliere privato. ◀Exemplum ◀Ebene 3

Notizie Sacre.

20 Maggio. S. Bernardino da Siena Francescano. Venne in Venezia nel 1443. Scelse per sua abitaz. il povero Convento di S. Giobbe ove da numerosi divoti fu venerata la sua santità. V’ebbe trà questi il Senatore Crist. Moro, che si strinse in riverente amicizia coll’uomo Santo, e nell’anno susseguente alla di lui canonizzazione celebrata nel 1450 da Papa Nic. V. gl’innalzò a proprie spese nella sud. Chiesa una Cappella magnifica, e dilatò poi la fabbrica del Monastero. Passato poscia a Roma Ambasciatore per questa Repubblica ottenne dallo stesso Pontefice nel 1454 delle perpetue spirituali indulgenze per l’eretta Cappella; e innalzato poi al Soglio Ducale, secondo le predizioni del Santo, operò sì efficacemente in Senato a di lui onore, che nel dì 15 Maggio 1470 fù ascritto frà i protettori della Città, e la di lui festa dichiarata solenne com’erano quelle de’Ss. Teodoro, e Magno. Nel 1450 per concessione dell’eccelso Cons. di X. fu instituita nella sud. Chiesa una Confraternita sotto gli auspizj di questo Santo nella cui matricola così leggessi in primo Capitolo.

E Sta comenzado questa benedetta Scuola coprrenda i anni dal Signor 1453 adi 20 di Mazo nella Ghiesia di Missier S. Giobbe. in la qual Ghiesia si è fabricato una capella ad honor de Missier S. Benardino confessor nostro spetial Advocato della devotion nostra la qual Capella fece edificar il N. H. Missier Christoforo Moro Procuartor de Missier S. Marco devoto del Biado S. Bernardin.

Brescia 24 Maggio 1789

Oggi ha fatto il solenne ingresso S. E. Alessandro Albrizzi nostro Capitanio, essendosi con treno superbo di carrozze, ed accompagnato da S. E. Barbaro Podestà, da’Sign. Pubblici, e dal fiore di questa Nobiltà, in mezzo alla Milizie Urbane, portato alla solita Chiesa di S. Maria delle Grazie ad udire la Messa, seguito sempre da una folla di gente che continuamente gridava evviva S. E. Capitanio. ◀Brief/Leserbrief ◀Ebene 3

Libri nuovi.

Quella Commedia, che in questo [335] Teatro a Sant’Angiolo s’è tante volte replicata con pienissimo concorso, ed universale applauso; ch’ebbe lo stesso felice destino in tutti gli altri Paesi ovunque fu recitata dalla Comica Compagnia del Sig. Pelandi, intitolata Il Duca di Borgogna o siano i falsi galantuomini s’è stampata da questo Librajo Gio. Ant. Curti in Merceria di S. Giuliano vicino al Caffè di Menegazzo, e si vende al prezzo di soldi 30. Darà questo in luce trà poco l’altra intitolata il Pittore Naturalista non meno fortunata, e compilata dallo stesso Autore Sig. Friderici.

Io venero, ci scrive un Incognito, la memoria del gran Voltaire, come autore; la lettura delle cui opere ricreano il mio spirito, ed illuminano il mio intelletto; ma per quanto lesse su certi Opuscoli, e ho udito dire di lui, sono tentato a detestarlo sul punto de’suoi costumi.

Questo Signore non ha letto per quanto scorgesi l’Elogio di quel grand’uomo scritto da M. de la Harpe. Il seguente passo potrà trarlo d’inganno.

“Colà, (a Ferney) o miseri figli di Calas, e tu sventurato Sirven, coperti de’cencj dell’indigenza, e bagnati dalle lagrime della disperazione, vittime d’un atroce fanatismo, e d’una barbara Giurisprudenza, abbracciaste le sue ginocchia, gli raccontaste i vostri disastri, ed imploraste i soccorsi della sua pietà. E chi vi conduceva nella campestre solitudine d’un canuto Filosofo? Non vi fu detto, ch’egli fosse un uomo possente per i suoi impieghi, e per i suoi titoli. Voi non gli vedeste intorno alcun di que’segni fastosi di pubbliche funzioni, che annunziano un sostegno ed un salvaguardia a chiunque fugge l’oppressione, e foste a’suoi piedi! e l’invocaste come un Dio tutelare! Forse non si conosceva da voi che il suo nome, e la sua fama; e solo avendo inteso dire che la Natura creato avevalo superiore agli altri uomini, pensato avete, che fatto per illuminarli, lo fosse ancora per soccorrerli. Colla sola raccomandazione delle vostre disgrazie, senz’altro sostegno che quello della vostra coscienza, sperato avete di trovar in esso lui un giudice superiore a tutti i pregiudizj, un difensor vincitore di tutti i timori. Non vi siete ingannati. Gioiste delle lagrime ch’egli mescolò colle vostre. Accolti nelle sue braccia, nel suo seno, vi rendeste sacri, e la persecuzione cominciò ad allontanarsi da voi. Ah quel momento gli fu più dolce, e più caro di quello in cui vide trionfare la sua Zaira e la sua Merope, e a dismisura l’aggrandì al nostro guardo. Oh com’è bello il vedere il genio cagionare agli uomini radunati delle possenti mozioni! e quant’è più augusto allorchè s’intenerisce ei medesimo sulle altrui sciagure, e giura di vendicar l’innocenza!”

Ecco come originalmente si esprime su questo passo il Giornalista di Parigi.

“Quel pathétique! quel abandon! quel charme entrainant daus ce tableau! comme le coleurs y sont habilement ménagées! l’art n’y est qu’accessoire; il est subordonné à la nature: c’est elle qui commande; aussi le double sentiment d’admiration & de pitié qu’on éprouve. semble-t-il n’être produit que par la situation des personnages.“

Domenica p. p. li Povegliotti1 se-[334]condo l’annua costumanza si presentarono a S. S. che li ricevè in berretta a tozzo, e dopo il solito complimento loro permise il bacio alla faccia d’uso antichissimo. Furono poi trattenuti a pranzo col suo Cavaliere.

Nella mattina del Lunedì susseguente passò S. S. alla visita dell’Arsenale.

Sabbato v. nell’Eccellentissimo Collegio si ballotterà la riconferma dell’attuale Console d’Aleppo, che però ha due concorrenti.

Accennò la Lettera di Padova in data 18 corrente l’elezione di quel Nobil Consiglio delli sei Presidi all’esazione delle Pubbliche Gravezze. Questa si fece per ordine dell’Eccellentiss. Senato, e mandati li sei nomi alla ballottazione di questo Eccellentiss. Collegio li tre scelti con tutti i 27 voti che lo composero furono li Nob. Sig. Conte Cittadella, March. Scovin, Co: Zacco Lion.

Non potendo resistere ad un’obbligante ricerca limitata discretamente, avvisiamo che nel fatto di Verona da noi escluso ci entra un Predicatore Genovese.

Trattenimenti Nobili.

Nel corso di questi passati giorni le illustri Accademie che decorano la Società di questa Metropoli diedero de’grati spettacoli a’quali intervennero i Forastieri di qualità, che quì si ritrovano. La notte dello scorso prossimo Lunedì seguì in questa superba Sala de’Nobilissimi Filarmonici una Festa di Ballo, che durò sino allo spuntare del giorno, e fu come l’altre tutte date da questa splendidissima Società di compiuta magnificenza.

Jeri seguì il Giudizio della Causa di Vacui al Cons. Eccell. di 40. C. V. trà i NN. HH. Semitecolo, e S. E. la N. D. Kav. Morosini a cui fu favorevole con voti 18( al Taglio 14 al Laudo N. S. 1.

Il Sig. Le Noble si esibisce per insegnare la Lingua Francese con un metodo breve e facile, onde uno scolaro diligente possa nel corso di mesi sei leggerla, scriverla, e parlarla. Insegna pure agli oltremontani la lingua Toscana, secondo l’agevole metodo del Veneroni, traduce dal Francese, Lettere, Libri, Scritture ec. Dà lezioni ancora di bel carattere.

Il suo ricapito è dal Parrucchiere a canto la Locanda della Regina d’Inghilterra al Ponte de’Fuseri.

D’affittare.

Casa grande in Contrada di Santa Margarita in Corte del Formaggier, con tutte le sue comodità, pozzo, e riva.

Chi la desidera parli col Luganegher in Campo vicino al traghetto.

Casa posta in Contrada di San Boldo giù del Ponte Storto, chi vi applicasse parli con il Marangon in Campo a San Salvador. ◀Ebene 2

Si Ricevono le associazioni per questo foglio da’Libraj Colombani a S. Bartolommeo, e Curti a S. Giuliano. ◀Ebene 1

1Abitanti d‘ un‘ Isoletta vicina a Malamocco.