Zitiervorschlag: Antonio Piazza (Hrsg.): "Num. 41", in: Gazzetta urbana veneta, Vol.3\041 (1789), S. 321-328, ediert in: Ertler, Klaus-Dieter / Dickhaut, Kirsten / Fuchs, Alexandra (Hrsg.): Die "Spectators" im internationalen Kontext. Digitale Edition, Graz 2011- . hdl.handle.net/11471/513.20.2362 [aufgerufen am: ].


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Num. 41.

Sabbato 23 Maggio 1789.

Ebene 2► Metatextualität► Piuttosto che scegliere delle bellezze di dettaglio nella Cantata del Nob. Sig. Butturini pensato abbiamo di riprodurla in due Fogli cioè la prima Parte in questo e nel susseguente la seconda. Così quei che non la lessero, e gustano le produzioni del felice suo ingegno ce ne sapran grado, e non avranno a lagnarsi come nella passata occasione d’essere rimasti privi d’una compiuta lettura. ◀Metatextualität

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Parte Prima.

Zitat/Motto► Coro. Mille canti di gioja e di gloria

Innalziam sulle Venete sponde,

Ove il Cielo ogni bene diffonde,

Ove regna la Pace, e la Fe.

Tu Città, che torreggi sull’onde,

Tu, che sei lo splendor de’Regnati,

Odi i voti – de’Popoli amanti,

Che devoti – si volgono a Te.

Tempo. Quali festose grida

Ode per l’etra risuonar! Ah questi

Sono i Geni custodi

Delle Città soggette all’Adria. Oh come

In mezzo all’onde altero

Questo Dominio gode

I comuni ascoltar inni di lode!

Oh come in sè sicuro egli disprezza

Gli oltraggi miei! Dopo trecento lustri ancora gli fiammeggia

Il cimiero sul crin: ancor con l’ombra

Delle tremanti piume

Della Terra e del Mar gran spazio ingombra.

Eccolo: ma che veggio? Ha suoi seguaci

Il Senno, e la Fortuna. Io fremo invano:

D’atterrar quel superbo

Più non mi resta speme,

Se questi contro me s’armano insieme.

Io tutto spargo al vento,

Io tutto stendo al suolo;

E questo Impero solo

Meco a contrasto vien?

Se con Fortuna il Senno

[322] Congiura a danni miei,

L’invidia vostra, o Dei,

Deh mi protegga almen.

Senno. Signor, udisti i tutelari Geni

Delle suddite sponde? Ah lieto in volto

Accogli sempre i voti lor. Ah regna

Sempre a te stesso egual. Del Tempo avaro

I fremiti e gli oltraggi

Non dei temer; invano

A queste auguste Loggie erra d’intorno:

Invano sulle cime

Delle tue Torri orme di sdegno imprime.

Quì con le dotte Muse

Albergan l’Arti; e queste ognor sapranno

Del Tempo edace riparar il danno.

Dominio. Sempre egual mi vedrai. Ma tu costante

Assisti al fianco mio. Del Tempo all’onte,

È ver, resister sanno

L’Arti e le Muse: ma de’regni miei

Il presidio maggior, Senno, tu sei.

Senno. Ognor in tua difesa.

Attento io veglierò. Tu mi vedrai

Nella gran scelta del futuro Duce

Regger i Figli tuoi. So che Fortuna

Presiede all’urne; ma le sorti alfine

A me spetta approvar. Ah perchè mai

Questa instabile Dea

Non seguì sempre i miei pensier! Oh come

Di mille altre Città lieti vedrei

Volarti intorno i tutelari Dei!

Oh come belle ancor sotto il suo freno

Sarian Corinto, Atene,

Sparta, Megara, Olimpia, Argo, e Micene!

Ma tu, Fortuna, ora mi guardi e taci? . . .

Che dir mi vuoi? . . . Deh meco

T’arresta alfin su queste sponde: altrove

Scherza, vola, t’aggira:

Altrove a tuo talento

Spargi la gioja, e lo squallor. Io lascio,

Se meco sempre assisti a questo Impero,

Soggetto alle vicende il Mondo intero.

Fortuna ridente,

Che scherzi d’intorno,

In questo soggiorno

Deh regna con me.

Quì versa i tesori

Sui Padri e sui Figli:

Seconda i consigli,

Corona la fe.

Fortuna. Ah degli oltraggi antichi

Il Senno con ragion oggi m’accusa.

Dominio. Che pensi?

Senno. Che risolvi?

Fortuna. Io son confusa.

Dominio. Deh sempre questi figli

Proteggi, amica Dea.

Senno. Deh li accompagna

Sempre con fausti auspizj

Nel Foro, nella Curia, e nei Comizj.

Fortuna. Non più: tutto farò. Meglio non posso

Versar i doni miei

Che sopra questi Figli. Il genio avaro

Più non mi sedurrà del Vecchio alato:

Più non ascolterò l’invidio Fato.

Prove di mia costanza

Io darò nella scelta

Del nuovo Duce. Ah tu prescrivi, o Senno,

Come l’urne agitar, come le forti

Io debba regolar: uniti insieme

Potrem dell’Adria secondar le speme.

Tu mi detta le leggi

Delle future cose,

Tu guida i passi miei, tu mi correggi.

Altro non posso dir. In questo istante,

O Senno, m’abbandono

[323] A’tuoi consigli, e tua ministra io sono.

Tu sarai su queste sponde

La mia guida ed il mio Nume:

Io da te nuovo costume,

Nuovi affetti apprenderò.

Volgerò la ruota altrove,

Cingerò di bende il volto,

E col crine all’aura sciolto

Sol altrove io scherzerò.

Dominio. In questo punto tutti i torti antichi

Io ti perdono.

Senno. Ed io

Le tue promesse accetto. Ah vieni, e meco

Alla comun felicità consenti:

Tu reggi l’urne, io reggerò le menti.

Fortuna. Imponi, e ne’consigli

Costante mi vedrai:

Seguirti ognor saprò.

Senno. M’assisti: a questi Figli

Deh volgi i dolci rai:

Più dirti il cor non può.

Fortuna. A chi tu serbi il Trono?

Senno. A chi tu amica sei?

Fort.) Deh coronate, o Dei,

Senn.) L’oggetto del mio cor.

Fort. (Intendo in questo istante,

(Mio Nume, i cenni tuoi:

(Già l’Adria applaude a noi,

(Già il Cielo assente ancor.

Senn. (Approvo in questo istante,

(Mia Diva, i voti tuoi.

(Già l’Adria applaude a noi,

(Già il Cielo assente ancor.

Il fine della Prima Parte. ◀Zitat/Motto ◀Ebene 3

Metatextualität► (Il resto Mercordì.) ◀Metatextualität

L’occasione della presente Fiera per cui si trova in questa Città una gran quantità di Nobili d’Esteri Stati, e delle Provincie a Questo soggette, ha dato una tale pienezza al concorso per lo spettacolo della Cantata, che ad onta dell’ampiezza della Sala, e del comodo delle non poche Stanze, che servono a’trattenimenti Accademici della Nob. Società Filarmonica la calca affannò e rispinse molti; e malgrado l’apertura delle tante finestre che lasciava all’aria il passaggio, la copia de’lumi, e la numerosissima unione di tanti nobili spettatori e delle persone d’esecuzione, e di servizio produsse un calore cocente a ristoro del quale girar frequentemente si fece un abbondante, e squisito rinfresco accompagnato da scelti dolci, e da’più belli odorosi fiori. L’apparato di quel luogo sempre magnifico, ornato di nuove pitture fù degno d’ammirazione, e sorpresa. Il vederlo poi pieno di Cavalieri e Dame in abiti di gala, e risplendenti di gioje era il maggior piacere che offerir potesse una riduzione di grandezza socievole. Ogni parte accessoria dello spettacolo corrispose al suo oggetto; e per l’ottima direzione onde tutto seguì con bell’ordine, e colla dignità conveniente, n’ebbero lode ed onore il prenominato Ms. Andrea K. e Proc. Memmo, e le LL. EE. Giulio Donà e Alv: Mocenigo Primo K. del qu: Serenissimo, l’uno Presidente, l’altro Cassiere della preclarissima Accademia.

Ebene 3► Brief/Leserbrief► Signor Gazzettiere Stimatissimo.

Padova 18. Maggio 1789.

Post tenebras Lux.

Il Decreto nato pochi giorni sono di riforma per le riscossioni delle pubbliche Gravezze, oltre d’essere di sommo sollievo a tutta la popolazione del territorio Padovano, ha anche fatto il bene di risvegliare il Patrio fervore da tanto tempo perduto, con grave danno di tutti gli abitanti. Non sarà mai possibile benedire abbastanza la Clemenza del nostro Adorato Sovrano, nè d’encomiare lo zelo instancabile degli [324] Eccellentissimi Presidi eletti a tale riforma; non potevasi attendere che un felice successo, quando si sapeva essere uno de’Membri, l’Eccellentissimo K. e Proc. Pesaro: egli sarà da noi sempre risguardato come nume tutelare della nostra città, come il Padre amoroso de’poveri villici liberati da un sì grave peso. Contribuisce non poco a far risorgere dall’avvilimento in cui eravamo immersi l’altro Decreto nato per il trapianto delle Dogane interne, a’confini dello Stato: queste erano la desolazione di tutti i ceti di persone. Sia prova che anche tra noi baleni un raggio di luce, il Consiglio tenuto la scorsa settimana; non poteva essere più illuminata l’elezione delli sei Presidi all’esazione delle pubbliche Gravezze, essendo la loro integrità senza attacchi, la loro condotta commendabile per ogni riguardo. Altra prova sia l’aver rigettata una proposizione fatta da un Finanziere, che cercava di comperare una Franchigia concessa dal misericordioso nostro Sovrano a questa Città per l’introduzione di certi generi, durante il tempo della Fiera, che in altri tempi sono soggetti a grave dazio. Fu esposta la proposizione del Finanziere, politicamente dal Nob. Sig. . . . Deputato, ma opposta con tutta la forza dal Nob. Sig. Antonio Marchetti contradittore del nostro Consiglio, ed ebbe questo valente Giovane la consolazione di vedere a pro della proposizione soli 20 Voti, e per la rigettazione 115.

Fece gran piacere l’elezione di cinque Regolatori, destinati a togliere molti abusi introdotti tanto nel politico che nell’economico. Questi Signori sono di molta capacità e si sperano grandi avvantaggi dalle loro Riforme; posso in somma con mio sommo giubilo sperare peo tutti noi, in avvenire una felice esistenza come pure lusingarmi di vedere de’Giovani Cittadini prestarsi pel bene della loro Patria, che fino ad ora ricusarono d’interessarsi, disanimati dall’Angarie pubblicane, e dallo spirito di partito che solo deliberava in ogni circostanza.

Ella è pregata inserire nella sua Gazzetta questa mia relazione, acciò tutti possano benedire il nostro amoroso Sovrano, lodare chi lo compone, e far ovunque nota la nostra indelebile riconoscenza, madre di un’eterna fedeltà.

P. S. Se è necessaria una spesa per la stampa, basta che al fine di questa relazione stampata ella faccia marcare con un numero la quantità delle lire, senza altro segno sarà da me prontamente supplito.

Suo Affez. Associato trà primi. ◀Brief/Leserbrief ◀Ebene 3

Lire _ _ _ 000000

S. E. Antonio di s. Andrea K. Renier accettò il Reggimento di Podestà di Vicenza.

Metatextualität► Con rincrescimento dobbiamo escludere una Lettera di Verona in data 18 cor. che troverebbe certamente opposizione all’esame de’Censori Pubblici de’nostri Fogli, non per il caso in sè stesso ma per il grado del tristo Attore messo in iscena. Creda il nostro dispiacere il gentile anonimo, e dia prova alla sua veracità comandandoci in ciò che da noi si possa eseguire senza difficoltà. ◀Metatextualität

Delitti.

A Pianiga Villa distante 5 miglia da Padova la notte del p. sc. Martedì fù sforzata ed aperta la porta della Casa di certo Pinton fittajuolo, o com’altri dice fattor di campagna di S. E. [325] la N. D. Cornelia Gradenigo, e se gli sono presentati in numero di dieci o dodici de’malviventi armati, che gli chiesero i suoi denari. Uno d’essi alla testa degli altri rivolsegli al capo una pistola. Il Pinton uomo grande di statura, forte, e coraggioso gli afferrò il braccio, e la mano avente quell’arma la quale scaricandosi nell’atto del dibattimento ferì mortalmente l’assalitore, e cader a terra lo fece. Prevalendo la forza ad un disperato furore egli e tutti gli altri di sua Famiglia rimasero sopraffatti, e furono legati onde quegli empj ebbero senz’impedimento veruno tutto il comodo d’impossessarsi de’soldi, e del meglio e buono ch’hanno colà ritrovato caricando 4 cavalli condotti per il trasporto. Fosse morto dal colpo il loro compagno, o veramente l’avesser eglino estinto per non lasciarlo semivivo in istrada a rischio d’essere da lui palesati, gli recisero il capo, perchè riconosciuto non fosse, lo portarono seco loro e gettarono il busto in un fosso. Ebbero la precauzione di mettere in guardia del campanile persone della loro truppa onde impedire che suonata non fosse campana a martello. Il valore del bottino, la cui massima parte in contanti, ascende, per quanto comunemente dicesi a una gran summa. Si aggiunge ch’uno de’Figli del Pinton si nascondesse sotto un letto mentre suo Padre azzuffavasi, e ch’usciti i ribaldi dopo l’assalimento, da lui venissero sciolti gl’infelici annodati; che il predetto suo Genitore (e ciò molto è probabile) languente fosse dalle percosse ricevuto (o dalle ferite) circostanze che variano passando il racconto di bocca in bocca.

Nella seguente mattina narravasi l’avvenimento funesto in un Caffè al Dolo. All’udirlo un Forastiero, che colà trovavasi, diede segni di trepidazione, e d’affanno. Questi si presero per indizio di colpa onde fu arrestato e condotto a Padova nelle forze della Giustizia. Dietro al suo seguì l’arresto d’altre due o tre persone colte in sospetto.

Metatextualität► Il fatto è vero pur troppo ma vi saran forse delle ommissioni, o delle alterazioni negli accidenti, che l’hanno accompagnato, e nelle conseguenze derivate da esso. Raccolto da relazioni vocali ne attendiamo una purgata in iscritto con cui meglio instruire il Pubblico. ◀Metatextualität

Al Cons. Eccellentissimo di XL.

Criminal 13. Maggio.

Nel 1786 il Sig. Dem. Ceffalà acquistò all’incanto in questa Città la Carica detta di Mandatorum di Corfù il cui offizio e di registrare i Mandati del Reggim. di quell’isola, e le relaz. dell’esecuzioni; le utilità della quale furono prescritte da Tariffa approvata da quel Consiglio.

Vi sono certi Mandati Greci che vengono rilasciati dalla Corte Minore di Corfù, ch’è un Offizio della Città sostenuto da Cittadini eletti dal suo Cons. e questi vengono rilasciati e registrati dall’esercente il sud. Carico, come Cogniti, Citaz. ec. ma solo al caso dell’esecuz. ed è per questi fissato il prezzo di soldi 12 per cadauno s’anche fosse di più nomi. Il Ceffalà vegliante sul decoro, e sull’utile della sua Carica pensò al duplo registro de’med. e prima e dopo l’esecuz. e il 30 Giugno 1786. ottenne favorevole Generalizia Terminazione.

Li Nob. Sindici di Corfù non comportando il duplice aggravio della Popolaz. col mezzo di questo Eccellente Tabacchi loro Interveniente impetra-[326]rono citaz. Avvogaresca per Intromis. che fù accompagnata da Scrittura contestativa l’effetto d’escludere la duplicità del registro stabilito ad uno all’atto esecutivo con provvedimento del 1768.

Il Ceffalà citò per annullaz. di tale scrittura, che da’Sindici venne rimossa per ordine; ma essi sostennero la citaz. Un comandam. d’esso Ministro loro intimò di dichiarire le cause della med. in esecuz. del quale adussero le riferite ragioni. Anche di questo Costiuto fu citato per annullaz. e dopo alcuni Atti seguì spediz. absente a favor delli Sindici confermativa il Costituto. Si citò in oltre per Intromis. di questa, e la materia fu portata a questo Cons. Ecc. di XL. Criminal a cui seguirono le prime dispute il giorno 13. L’Avvocato Bagolin al Taglio sostenne l’invalidità del Costituto, e accusò d’ultronea l’accusa alla Terminaz. che non parla de’Greci Mandati; e chiamò improcedibile il Costituto perchè concretavasi a negar il registro all’Offizio Mandatorum delli Mandati Greci, lo che autorizzava anche molti altri Mandati abusivi della Corte Minore spettanti al Reggim. Rispose l’Av. Lorenzoni al Laudo per la Città di Corfù ch’esaminata la Terminaz. comprende il registro di tutti i Mandati indistintamente. Che quanto all’effetto del Costit. impugnato siccome fu concretata la pretesa a’soli Mandati Greci quelli fossero competenti per Legge alla Corte Minore, e se correva abuso nel rilasciarne di non permessi erano questi ineseguibili per un’apposita Terminaz. 1768 di S. E. Donà Prov. Generale per la cui esecuz. s’obbligò il Ministro con volont. Costit. e la Città a sostenerne il valore.

Nel dì 15 seguirono le Repliche. Disputò al Taglio l’Av. Gallini, e risposegli al Laudo l’Orlandi.

Giudizio Taglio 18 ( L. 9. N. S. 2. onde vinse il Ceffalà per cui fu Interruttore il Facini ed Interveniente il Cardina.

Ebene 3► Biglietto a Noi. 22. cor.

Brief/Leserbrief► “Il Banchetto del giorno dell’Ascensione fù oltremodo magnifico, tanto per la rarità, e squisittezza delle vivande, quanto per la profusione di tutto ciò che potè renderlo degno del Sovrano confesso che vi si assise. L’Apparato delle Tavole detto volgarmente li Trionfi fù aperto come il solito l’antecedente sera. Quale spettacolo per le anime sensibili alla Patria felicità! Veder le arti ingigantirsi di giorni in giorno ed arrivare alla perfezione! riconoscer Genj capaci di superare le più vantate Nazione e . . . . lo specchio, li smalti, e le porcellane, non Oltremontane, ne Oltremarine, che formavano li dessert diedero una certa prova della perfezione de’nostri nazionali lavori; Le Mezzarie delle mense erano occupate da Gruppi del più terso Cristallo rappresentanti varj fatti d’Enea Trojano, secondo l’esposizione dell’immortale Virgilio; l’espressione delle Figure di cera era vivissima, il disegno vago, l’architettura correttissima, e robusta, e l’esecuzione fù la più finita in un così difficile materiale. Il pezzo più rimarcabile fù quello che servì a riempiere lo spazio di mezzo nella Tavola Ducale; Rappresentava questo l’esterna fronte della Regia di Eolo Padre dei Venti; che si vedeva assiso sopra magnifico Trono: Una quantità di duplicate, e ben distribuite colonne spirali formavano un nobile atrio sovra del quale un superba [327] loggia parte ornata d’un secondo ordine di Colonne, e coperta, e parte scoperta alla quale si ascendeva per due magnifiche scale laterali isolate, e di figura Elittica che vi si univano nella sommità, con una balaustrata molto elegante. Veramente il nostro celebre Sig. Antonio Codognato solo Autore, ed esecutore di quell’apparato diede in quest’occasione una nuova testimonianza delle architettiche sue facoltà, e di quel genio universale nelle arti, che non iscortato dal fanatismo, ma dal merito proprio e reale gli attrasse altre volte gli applausi della nostra Venezia, e l’ammirazione di tante forastiere nazioni, ch’anno voluto impiegarlo. Non crediate, Sig. Gazzettiere, ch’io esageri su quanto vi scrivo: ne è testimonio quell’infinito numero di spettatori, che ivi furon chiamati dalle voci imparziali di chi conobbe il merito di quell’Opera --: che vorreste di più? Sua Serenità medesimo, in abito di maschera ed attorniato da nobilissima compagnia del più squisito gusto, e capace del più sano giudizio, vi passò nella sera di mercoledì un’ora e mezza disaminando a parte a parte quel sorprendente tutto, e compiacendosi di riconoscerne anche li più minuti pregi, onorò l’Autore con non equivoci segni del clementissimo suo aggradimento.” ◀Brief/Leserbrief ◀Ebene 3

Credere i pregj degli descritti lavori del Sig. Codognato è un render giustizia al singolare suo merito riconosciuto a tante prove passate; ma sarebbe desiderabile, che senza stancare la Mitologia, e senza rappresentare fatti antichi e stranieri, egli facesse conto della Veneta Istoria in simili occasioni, che può somministrargli una lunga serie d’argomenti gloriosi alla nostra Nazione. P. E. con quale soddisfazione non si sarebbero vedute le recenti imprese dell’inarrivabile K. e Proc. Emo! Senza mostrarci il Padre de’Venti, e il pietoso Enea, perchè non farci vedere la famosa vittoria di questa Repubblica contro la flotta d’Ottone1 a sostegno del Romano Pontefice dalla quale appunto ebbe origine la solennità del giorno dell’Ascensione? I Banchetti d’un Doge dovrebbero ricordar qualche volta le glorie de’suoi Predecessori, giacchè l’arbitrio delle manifatture lo concede.

Libri Nuovi.

Giornale Poetico, o sia Poesie inedite d’Italiani viventi: Tomo II. Venezia presso Pietro Marcuzzi 1789. Questo e il secondo trimestre dell’opera, che il desiderio comune ha anticipato di due mesi. Cinquantacinque sono gli autori che lo compongono. I nuovi che amarono di farsi conoscere col proprio nome sono i seguenti. I Signori Lorenzi, Villa, Sibiliato, Grillo Cattaneo, Vaninetti, Lastri, Modoni, Manara, Girsmondi, Gentilini, Pindemonte, Bertola, Rezzonico, Affò, Visconti, Marini, Aldini, Baruffaldi, Bargagli, Salodino, Zambelli Mocini, Trissino, Calzabigi, Aldrovandi, Tomitano, Guidi. I quattro tomi annui senza le spese del porto costano agli associati autori Paoli otto; agli altri Paoli dieci. E si distribuiscono dai principali Libraj.

[328] Bastimenti arrivati

14 corrente.

Piel. P. Gius. Vianello da Pago con 160 mog. di sale.

Piel. P. Pietro Bagatella da Pago con 200. mog. di sale.

Tartanon P. Gius. Re da Fano con 6. Bal. pelli lanute. 191 sac. tartaro. Una Bal. strazze. 2 ceste carne salata.

15. Detto.

Piel. P. Giov. Rovere da Trieste con 12 Bal. Tabacco. Una Bot. gripola. 60 cas. limoni. Una Bot. galla. 2. Bot. sugo di limon. 4 Bar. argento vivo. Una cas. orologi. 6. cas. oglio di vitriolo. 18 Bal. Griso. Una cas. acqua di Cilla. 4. Bar. chiodi. 3 Bar. fil di ferro. 3 fasci ferro. Un Bar. falci. 3 bauli abiti usati. 2 cas. e 5 pezze tele.

Piel. P. Ant. Pescante da Volani con 800 fasci brula. 11 m. strazze. Un m. form. Morlacco.

Cambj. 22 Maggio

Lione 57 e 7 8vi. Parigi 57 3 4ti. Roma 62 e 3 8vi. Napoli 115 e 3 4ti. Livorno 100 e 3 8vi. Milano 155 e mezzo. Genova 92 e 3 4ti. Amsterdam 93. Londra 49 e mezzo. Augusta 102 e 3 8vi. Vienna 198.

Prezzi delle Biade.

Formento a L. 32. Sorgo Turco dalle 23 alle 24. Risi da Duc. 35 36. Dell’Oglio di Corfù a Duc. 139. di Zante 135. Mosti 134.

Chi avesse ritrovato una cagnetta bianca, riccia, da Bologna, con macchia rossa sulla schiena, con cordelle color di rosa agli orecchi, la porti alla Malvasia in calle del rimedio a Santa Maria Formosa, che gli sarà data una generosa cortesia.

Nello spettacolo di questo Nob. Teatro a San Benedetto fu posto un nuovo a solo della celebre Mademoiselle Bacelli.

Addizione all’Art. Delitti.

La summa rubata al Pinton è di 2 mila ducati in denari. Di roba non fu tolto ad esso e a’suoi figli che le fibbie d’argento tratte dalle scarpe; gli si lasciò una panattiera e le posate d’argento, che pur coloro aveano in potere. Il coraggioso Pinton disarmò propriamente uno di quegli assassini e lo ferì colla pistola strappatagli. Costui si mise una mano al petto; uscì, vidde in istrada, e al partire fu trovato semivivo da’suoi compagni che nulla sapevano, e l’hanno scannato perchè non parli, ma non gli recisero il capo. Non fu finora riconosciuto per quanto venisse esaminato da molti. Ora s’intende come il Pinton avesse potuto serbarsi in vita. Que’masnadieri ignoravano il colpo della sua arditezza contr’uno di lor compagnia. È per altro sempre prodigiosa la salvezza sua e de’due suoi figli, perchè gli empj scaricarono le loro pistole, i segni di molte palle son in quella casa visibili. Oltre i soldi presero e portaron via le armi da fuoco di quel Fattore. Questa relazione è autentica. Nel resto s’accorda col detto in prima. Il delitto seguì a un’ora e mezza.

Morti.

S. E. la N. D. Marina Riva Sangiuntoffetti. ◀Ebene 2 ◀Ebene 1

1Nel foglio v. riporteremo le autorità d’alcuni gravissimi Storici sulla veracità di tale vittoria contrastata dall’incredulità, o dalla maligna prevenzione, di cui non mancano eredi.