Zitiervorschlag: Antonio Piazza (Hrsg.): "Num. 36", in: Gazzetta urbana veneta, Vol.3\036 (1789), S. 281-288, ediert in: Ertler, Klaus-Dieter / Dickhaut, Kirsten / Fuchs, Alexandra (Hrsg.): Die "Spectators" im internationalen Kontext. Digitale Edition, Graz 2011- . hdl.handle.net/11471/513.20.2357 [aufgerufen am: ].


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Num. 36.

Mercordì 6. maggio 1789.

Ebene 2► Ebene 3► Brief/Leserbrief► Mio Signore.

Siete pregato di stampare nella vostra Gazzetta Urbana un breve Articolo come sta, e giace. L’autore ha studiato la possibile brevità per non riuscirvi di troppo incomodo. Eccovelo:

Ebene 4► Brief/Leserbrief► Signor Gazzettiere.

Abbian luogo alcune mie osservazioni al Sonetto: No, non tinse la Grecia ec. L’obbiezion dell’Aquila fatta dal giudiziosissimo censore è giustissima, nè non la potrà sciorre il Sig. Butturini fin che ci vive. Senza che il Dormit di Pindaro importa forse, non che l’Aquila si sia addormentata proprio al canto, o al suon della cetra d’Apollo, ma che, lui cantando, o sonando, tutte le cose eran quete, e l’Aquila stessa tranquilla come chi dorme. Dove l’Aquila del Butturini mi rassembra, non vaga di musica, ma cotta come una bertuccia, e peggio. Nè di baldracca disonestamente lassa io direi altro, che quel ch’egli di questa Aquila: in molle sonno ebbra s’avvolse. I medici poi non elessero Apollo a lor Padre perchè fosse Dio del canto, ma sì perchè inventò, o ritrovò proprio egli la medicina. V’ha pure una contraddizione. Il Poeta chiude col dire, che quando ascolta la voce miracolosa della sua Donna si risolve a tener per veri tutti i prodigj, che del canto si narrano. Questo modo di dire mostra, lui fuor di ciò non essere veramente persuaso di tai prodigj. E come dunque cominciò il Sonetto asserendo non aver punto la Grecia mentito nelle sue Favole? Oltre di che non par buon senno che un Poeta sospetti delle tradizion dei Poeti.

Non fa poi luogo gran cognizione di Poesia a scorgere l’ineguaglianza dello stile. È gonfio dove non è prosaico. A chi non muove uno sfinimento di cuore la poggiatura del menzogne? Chi non sente la prosa spezialmente della prima terzina? Chi la languidezza, e la riempitura del saggio e [282] pio? Quale scolare direbbe, con ragione accolto? Librati i versi a bilancia d’orafo, non trovo che l’ultimo di giusto peso.

Brescia 26. Aprile 1789.

Vostro Amorevole Associato N. N. ◀Brief/Leserbrief ◀Ebene 4 ◀Brief/Leserbrief ◀Ebene 3

Sicuri della disposizione d’un Associato a questo Foglio di rispondere alla seconda Lettera di accusa contro dell’assalito Sonetto quando non vegga comparire la difesa dell’Autore nella settimana corrente, dilatiamo il campo all’esercizio del suo spirito onde possa farsi più onore.

Ebene 3► Brief/Leserbrief► Stimatissimo Signor Gazzettiere.

Brescia li 26 Aprile 1789.

A due oggetti sembrano dirette le vigilanze indefesse del nostro zelantissimo Pastore Monsignor Giovanni Nani nell’assistere ogni Domenica all’Esercizio della Dottrina Cristiana, ora in una Chiesa, ed ora in un’altra, tendenti uno al buon esempio, e l’altro all’Ecclesiastica disciplina. Le Chiese suburbane, affidate per lo più a Cappellani Coadiutori, per esser soggette alle Parrocchie di Città, sono senza dubbio le più bisognose della caritatevole vigilanza del Pastore. Ivi sono appunto tanto più frequenti le sue visite, quanto più ne conosce il bisogno. In una di queste, dove suol quasi sempre condur seco il Parroco di Città, fu da Monsignor proposto il Tema dell’istruzione al Cappellano da farsi, versante sugli effetti del segno esterior del Cristiano, e dopo varj interrogatorj, fatti dal detto Cappellano a’fanciulli, volle anche il Parroco far ispiccare il raro suo talento, interrogando il Coadjutor Catechista: In qual guisa il Cristiano deve portar la Croce? A tale inaspettata dimanda rispose francamente il coadiutore. Distinguo Padre. Due sorta di Croci vi sono la materiale, e la formale. Di quale intende che io parli?

Della materiale disse il Parroco confuso. La materiale riprese il Coadjutore, si porta in quella guisa, che un Giumento o Padre, porta la Somma, e quindi tutta l’udienza in uno scoppio di risa rompendo il silenzio, terminò l’esercizio Cristiano; nè più ha osato il Curato di provocare la maliziosa sagacità del suo Coadjutore. Si lascia il riflesso morale a chi può far apprendere qual debba essere il debito, e la prudenza de’Parrochi, e de’Coadjutori al cospetto del rispettabile Superiore in luogo sì venerando. Sono con vera stima ec. ◀Brief/Leserbrief ◀Ebene 3

Ebene 3► Brief/Leserbrief► Stimatissimo Sig. Gazzettiere.

Brescia 3. Maggio 1789.

Venerdì scorso primo corrente anche noi abbiamo avuta la consolazione di sentire una brillante Accademia in lode dell’Eccellentissimo Cavalier e Procurator Mocenigo. Vi intervennero in essa anche gli Eccellentissimi nostri Rappresentanti e quasi tutta la prima Nobiltà. Eccovi in succinto il mio giudizio

Che la Sala era bene e vagamente illuminata

Che la musica era del nostro Signor Bresciani, e che era passabile fuori che il Rondeau, perchè rancido e sentito delle altre volte; ma fù cantato benissimo.

[283] Che l’orchestra era numerosa e buona, ma in principio poco ben eseguita.

Che li Signori Castelli, e Dotti cantarono benissimo.

Che il Duetto fù bello e buono.

Che li rinfreschi furono abbondantissimi

Che il Concerto di Violino fù suonato a meraviglia

Che la Poesia era buona, secondo il mio debole modo di pensare.

In somma tutti li Venerdì ci vorrebbe un qualche trattenimento di tal sorta. Sono a’vostri comandi sempre disposto

Affez. Vostro Associato e vero Amico. ◀Brief/Leserbrief ◀Ebene 3

Altra di Brescia 2 Maggio 1789.

Ebene 3► Brief/Leserbrief► Signor Gazzettiere Stimatissimo.

Perchè non abbiate ognora a lagnarvi, che i vostri Corrispondenti di Brescia altro non sanno scrivervi che lettere grondanti sangue, ed inspiranti orrore, e funestume, permettetemi o Signore, che con piacere vi avanzi la seguente lieta notizia. Jeri sera fummo doppiamente divertiti da chi si prese la cura di nobilmente supplire al divertimento del Teatro, quale per essere giornata di Venerdì era chiuso. Il primo divertimento fu a noi somministrato dall’Eccellente Signor Bartolomeo Bianchi, il quale a proprie sue spese ci fece godere una Cantata in onore di S. E. Procurator Mocenigo, eseguita da ben abili persone, quale a tutti riuscì per ogni titolo gratissima. Ci preparò il secondo graziosa compitissima Dama, quale per tener vive le proprie Ragazze, e divertire le altrui, volle in propria sua casa darci una Festa da Ballo, in cui nulla mancava per renderla in ogni parte gradita. Malgrado la femminile segretezza, che gelosamente s’era procurato di usare perchè privata riuscisse la conversazione, nullameno la gran Sala al Ballo destinata fù ripiena di spiritose brillanti Ragazze amabili, e Novizze, e Maritate, e Vedovelle ancora; nè mancarono mai agli attenti Zerbinotti, che a gran folla concorsero, per la danza le Ballerine. Sarei troppo lungo se volessi dettagliarvi la doppia illuminazione, la scelta orchestra, il generoso rinfresco; vi basti per ora sapere che il tutto corrispose alla nostra aspettativa. Intanto sono

Allegro vostro associato G. L. ◀Brief/Leserbrief ◀Ebene 3

Vicenza 3 Maggio 1789.

Signor Gazzettiere.

Martedì prossimo scorso essendo il giorno di San Vitale Epoca felicissima per noi, si portò secondo il consueto l’Eccellentissimo Podestà con il Deputati della Città processionalmente alla Chiesa di San Pietro, ove udirono la Santa Messa in rendimento di grazie all’Altissimo per esser corsi trecento e ottantacinqu’anni dacchè questa suddita fedelissima Città s’è dedicata spontaneamente all’inclita Serenissima Repubblica.

Giovedì venturo seguirà l’ingresso di S. E. Girolamo Antonio Pasqualigo, nostro Capitanio. Se vi saranno cose singolari, o almeno sufficienti da inserire nella sua Gazzetta non mancherò, secondo l’assuntomi impegno, di renderla servita sopra questo argomento.

A norma d’uno stampato avviso, [284] questa Comica Compagnia pose in iscena Jersera una novissima Commedia La Donna assassina seguita da una Farsa La Fiera delle Fate; e questa sera rappresenterà la Favola Tragicomica Zeim Re de’Genj, ossia La Schiava Fedele. Dicesi in questo Manifesto, che le superbissime decorazioni nuove affatto sono tutte del Sig. Pietro Gonzaga Veneziano, e ch’una delle più grandiose e magnifiche sarà un orrido sotterraneo illuminato soltanto dallo splendore d’un ricchissimo tesoro ivi sepolto.

Corpo di Bacco! chi potrebbe trattenere le risa ad un annunzio di questa sorta? Se questo tesoro fosse ancora un monte di brillanti appena usciti dalle mani degli artefici quand’è sepolto come può illuminare un orrido ed ampio sotterraneo? Bisogna che sia un tesoro di bitume e di zolfo, un mongibello, ch’esali fiamme, fuoco, faville, ed io son bene in curiosità di veder questa scena, che del celebre Signor Gonzaga non può essere invenzione, o così da lui certamente non fu intesa e denominata.

Domani poi avremo una novissima Rappresentazione tolta da un fatto vero (parole del Manifesto) accaduto a’tempi nostri trà i Russi e gli Ottomani, e che porta per titoto [sic] la presa di bender fatta dall’armi moscovite.

Ecco le notizie, che di quì posso darle. Avendone di più interessanti non mancherò di somministrargliele. Intanto mi protesto sinceramente

Umilis. Devotis. per sempre

Il suo incognito Corrispondente. ◀Brief/Leserbrief ◀Ebene 3

In Senato.

30. Aprile.

Prov ai Feudi

s. Antonio Cappello Primo.

2. Sopra Prov. alla Giustizia Nuova

s. Annibale Gambara.

s. Alvise Renier qu. Bernardin.

Prov. agli Ogli

s. Domenico Marcello.

2 Maggio.

Inquisitore ai Roli

s. Antonio Cappello.

Prov. Sopra Ospitali

s. Gabriel Marcello.

In M. C.

3 Maggio.

Pod. a Bergamo elez. dello Scrutinio confermata dal M. C. Reggimento con pena dura m. 16. s Pietro Pisani qu. Vettor 1 .

Fin. s. Zuanne Widmann.

Offiz. all’Estraordinario

s. Mich. Minotto qu: And.

F. s. Pietro Alv. Bembo.

Prov. al Cottimo di Londra

s. Vic. Fer. Bon qu: Carlo.

Luogo di s. Andrea Catti (

Prov. al Cottimo di Damasco

s. Zuanne Cicogna qu: Nic.

F. s. Paolo Riva.

Prov. Sopra Conti di Suppositi

f. Bernardin Renier il Savio agli Ordini.

Offiz. alle Beccarie

s. Mich. Ang. Riva qu: Marin.

F. s. Alvise Mosto.

Ai X Savj di Suppositi

s. Giac. Bolani il Savio agli Ordini.

[285] Del Cons. di Pregadi

Luogo di s. Ales. Ant. Barziza eletto Consiglier.

s. Nic. Venier qu. Seb. Proc.

Della Giunta al Pregadi

Luogo di s. Nic. Contarini 370, che non accettò il Reggimento di Brescia.

s. Ant. Rambaldo Collalto di Ant.

Del Cons. di 40 C. V.

Luogo di s. Z. Bat. Benzon el. Consiglier.

s. Ant. Baseggio di Z. Bat.

Pieggio s. Giac. Benzon qu: Cam.

* * * *

* * *

Parte ballottata e presa nel Consiglio de’60. di Corfù il dì 12 Marzo anno cor.

Fatto riflesso a quanto di compassionevole, e di commovente è accaduto nel giorno sempre memorando ultimo Febbr. S. V. per l’accensione di uno dei Pubblici depositi delle polveri posti in questa Fortezza Vecchia, quando inesprimibili disastri colpir potevano, e la divota Popolazione ed il Fabbricato di questa Città, e Fortezza, ripetendo dalla Divina Clemenza la temperanza degli orrendi effetti:

Va parte costì maturata, e presa, che ricercato sia Monsig. Protopapà, che in domani coll’accompagnamento di tutto il suo Clero, e coll’intervento di queste Presidenze siano con Religiosa pietà rese le dovute grazie a Dio nella Chiesa del Glorioso Protettor nostro S. Spiridione per la preservazione della vita, e salute di S. E. Francesco Falier nostro Proveditore Gen., il di cui veneratissimo nome risveglia ne’Cuori nostri ossequio insieme, e rispettosa tenerezza, che intrepido versò su tanto prossimo, e evidente sommo pericolo, non che per le risparmiate innocenti vite de’sbigottiti abitanti.

Sarà sempre della cura di esso Mons. Protopapà, e successore, e della costante Pietà di questa Città ripeter in ogn’anno il rendimento di Grazie in memoria di tanto successo.

E perchè alla Paterna Carità della Repubblica Serenissima nostra Sovrana fu sempre a cuore la preservazione di questa Popolazione, Città, e Fortezza, sia supplicata l’E. S., che nel porger all’Ecc. Senato le infauste notizie dell’accaduto, impetriamo a nome nostro, sempre ossequioso, ma sviscerato, e fedele quei provvedimenti che la Pubblica adorata Sapienza crederà conferenti, affinchè, come in un secolo non compito per ben tre volte scoppiarono Pubblici Magazzini di polveri, non ne segua ulterior ripetizione, o l’apprensione del successo con tanta intrinseca prossimità di Cause, e di pericoli non faccia scorrere con funesti immagini sempre angustiati i giorni degli abitanti.

Notizie Sacre.

3 Maggio, Invenzione di S. Croce. Fu questa scoperta nell’anno 326, allorchè S. Elena Madre di Costantino Imperatore si portò in Terra Santa, unitamente a quelle de’due Ladroni, cogli chiodi ed altri strumenti della passione di G. C. i miracoli ne diedero il segno per distinguere quella di N. S.

In molte Chiese di questa Città si celebra una tal Festa, e particolarmente in quella della Nazione Armena. V’interviene in tal giorno l’Eccellentissimo Procurator Cassiere della Procuratia De Citra, e dal Piovano di S. Giuliano si celebra la Messa, ch’egli [286] ascolta co’suoi Ministri. È questo un segno di Parrochiale diritto.

Sopra questa Chiesa ha il Jus Patronato la Procuratia suddetta come commissaria di Marco Ziani Conte d’Arbe, figliuolo del Doge Pietro Ziani, che con suo Testamento 5 Luglio 1253 lasciò una sua Casa posta nella nominata Contrada alla Nazione Armena per fabbricarvi un Oratorio onde uffiziare nel suo rito.

Fu questa rifabbricata di nuovo a spese di certo divoto Ghiroch qu. Gregorio Mizman di Persia nell’anno 1675, a condizione ch’egli e il suo Figliuolo facessero pubblica professione di Fede Cattolica alla presenza di Monsignor Patriarca; e ciò colla permissione dell’Eccell. Procuratia, a’cui diritti non fù derogato.

Il dopo pranzo d’un tal giorno viene visitata questa Chiesa da S. E. Reverendiss. Monsignor Patriarca.

Metatextualität► Sia finta o vera la storiella seguente essa merita fuor di dubbio di servire al trattenimento de’nostri Leggitori, che vi troveranno una critica ben maneggiata, delle vivezze, e de’fali, che condiscono ingegnosamente il racconto. ◀Metatextualität

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Avventure
D’un Comico ambulante scritte da lui medesimo, e dirette all’estensore della Veneta Gazzetta Urbana.

Exemplum► Io discendo da una famiglia, che ha fatto qualche strepito al mondo: mia Madre gridava Zucca e mio Padre era Tamburino. Ho anche udito dire, che trà i miei Antenati posso contar de’Trombetta. Quanti uomini di qualità stenterebbero a provare una genealogia più rispettabile! Na non è questo di cui si tratta.

Io era Figlio unico, l’occhio dritto de’miei Genitori, il sollievo de’loro affanni, il pegno del loro reciproco amore. Mio Padre m’insegnò a batter il tamburo, e ben presto fui Tamburino delle Marionette, e passai la mia giovinezza essendo il compare di Polcinella. Stanco di questi onori mi feci soldato. Non mi piaceva l’esercizio del tamburo, e mi son presto annojato di portar il fucile. Aveva una grande smania di fare il Gentiluomo; era sforzato d’obbedire ad un Capitano, che aveva i suoi capriccj com’io aveva i miei, conclusi ch’era meglio seguire le sue fantasie che quelle degli altri. Chiesi il mio congedo, mi fu negato, ed io disertai. Liberato dal militare, cangiaj il mio abito da soldato contr’uno peggiore, e per non esser preso battei le vie meno frequentate. Entrando di sera in un Villaggio scopersi un uomo che dibattevasi nel pantano, e ch’era sul punto d’affogarsi. Volai al suo soccorso, e gli ho salvata la vita. Era questo il Pastore spirituale di quel paese: questo accidente concepir mi fece delle speranze. Egli se ne andava dopo avermi ringraziato, ma io volli accompagnarlo fino alla porta della sua Casa. Camminando meco egli mi fece alcune dimande: chi era mio Padre, d’onde venissi, ove andava, e se fossi un giovine d’onore, e fedele ec. Io lo soddisfai sopra tutti questi punti, e vantai particolarmente la mia sobrietà. Alle corte, egli aveva bisogno d’un domestico, presemi al suo servizio, vissi tre mesi con lui, ma non istavamo bene insieme, perchè il mio appetito era grandissimo, e mi si dava poco assai da man-[287]giare. Mi piacevano le belle Ragazze, e la sua Serva era brutta e cattiva. Avevano congiurato insieme per affamarmi, ma io presi la ferma risoluzione d’oppormi a questo omicidio. Inghiottiva tutte le ova fresche, vuotava tutte le bottiglie che avevano qualch’avanzo, e faceva sparire tutto ciò ch’esser poteva mangiato. Mi si diede un zecchino per mesi tre di salario; nel riceverlo mi preparai alla partenza. V’erano due galline attaccate al rampino con alcuni pollastrelli, per non separare le madri dai loro figli misi tutto nella mia bisaccia. Fatta questa impresa andai col bastone alla mano, e colle lagrime agli occhi a prender congedo dal mio Benefattore. Non aveva dati che trenta passi fuori della sua abitazione, quando udii gridare: arrestate il ladro. La voce della Serva, che ho conosciuta, misemi l’ali alle piante. In capo ad alcuni giorni m’incontrai in una truppa di Comici ambulanti. Al loro aspetto mi s’empì il cuore di gioja: io aveva un’invincibile inclinazione per la vita errante. Le offersi il mio servizio, che fu prontamente accettato. Essi cantavano, ballavano, mangiavano, bevevano, e viaggiavano allo stesso tempo. Cominciai a contar di vivere da quel momento; divenni allegro, gagliardo, e risi dal mattino alla sera delle arguzie de’miei Colleghi. Io lor piacqui, quant’essi piacevano a me. Non sono di brutta figura, e sebbene fossi un pitocco non avvilivami per modestia. Per uno che ama la vita vagabonda non c’è migliore partito. Si stà ora bene, ora male, si mangia quando si può, e si beve quando il vino non manca.

Arrivammo a . . . . . ove si prese ad affitto un granajo per rappresentare Romeo e Giulietta, colle decorazioni necessarie, e la scena della fossa, e del giardino. Un Commediante, che aveva calcati i Teatri delle Capitali d’Italia doveva rappresentare Romeo. Una zittella di quarant’anni, che non era mai comparsa sulle scene, era la nostra Giulietta. Io doveva smoccolare i lumi. Ciascun di noi era eccellente nel suo genere. Non mancavamo di personaggi, ma la difficoltà consisteva in vestirsi. Io fui il solo, che avesse propriamente ciò che dicesi abito di carattere. La nostra rappresentazione fù universalmente applaudita. Tutti gli spettatori furon sorpresi da’nostri talenti.

V’ha una regola ch’ogni Comico ambulante deve osservare, s’egli aspira al buon esito di sue fatiche. Agire e parlare naturalmente non è recitare. 2 Per piacere ne’luoghi di Provincia bisogna essere ampollosi, spalancar gli occhi, stravolgere le pupille, prendere delle attitudini sforzate, aver in una parola l’aria di spiritato. Tali sono i mezzi d’un’infallibil riuscita. Come noi fummo colmati d’elogj, era naturale ch’io me ne attribuissi una parte. Io smoccolava i lumi, e quando una sala non è illuminata, bisogna convenire che l’azione perde la metà della sua vaghezza.

Fecimo quattordici recite con pieno concorso. La vigilia della nostra partenza annunziammo una rappresentazione eccellente nella quale dovevamo tutti metter in campo i nostri talenti. Il prezzo d’entrata era raddoppiato, e speravamo una copiosa raccolta; sven-[288]turatamente il primo uomo fu attaccato da una febbre ardente, e continua. Tutta la truppa consternata radunasi, e maledisce replicatamente l’attore, che s’era riserbato ad ammalarsi in un momento di tanto bisogno. Io colsi l’occasione favorevole, e mi son offerto a sostener la sua parte. Il caso era disperato: si accetta la mia offerta. Io prendo in mano la mia parte, bevo un gotto di vino, e arricchisco la mia memoria di cinquecento versi. Stordito io medesimo di questa prodigiosa facilità, sento che la natura mi ha destinato per un impiego più sublime che quello di smoccolar le candele. Vado trionfante a ritrovar i miei compagni, e li sorprendo ripetendo seco loro la mia parte. Mi presento al Pubblico due ore dappoi, e rapisco tutti suoi voti. La truppa esultante al paro di me, differisce la sua partenza, ed espone un avviso: che ad instanza di molte persone di distinzione, essa farà un soggiorno d’alcuni altri giorni in quel paese. ◀Exemplum ◀Ebene 3 Metatextualität► (Il resto Sabbato.) ◀Metatextualität

Addizione alla nota della Pag. 284.

Il Bambino del N. H. Pietro qu: Vettor Pisani fu battezzato da S. E. D. Alv. Priuli Abbate di S. Gallo, e gli furono imposti i nomi di Pietro Daniele. Li Patrini furono questi Eccellentissimi Soggetti Girolamo Zulian Caval. Paolo Bembo. Zuanne Dolfin. Francesco Boldù. Marc’Ant. Michel. Franc. Calbo.

D’affitare.

Due Camere, o luoghi terreni in Frezzaria nella Calle del Sartor.

Chi vi applicasse parli col Signor Marc’Ant. Giacomelli giojelliere da falso in detta Contrada.

Un magazzino in Corte di Cà Semenzi sulle Fondamente Nuove, paga all’anno duc. 36.

Le chiavi sono appresso S. E. Zorzi Semenzi al suo Casino in Canonica.

Bastimenti arrivati

10. Aprile.

Battelo, Patron Felice Pescante, venuto da Ravena, con 2. Balle Tabacco. 8. Casse Candele di Seo- 1. Fagottin carte diverse.

Detto. Pielego, Patron Vicenzo Vianello, venuto da Piran, con 135. Mozza Sal.

Detto. Battelo, Padron Nadalin Vianello, venuto da Trieste con 12 miera Limoni per Chiozza.

12. Detto.

Pielego, Patron Alessandro Rosada venuto da Piran; con 156. mozza Sal.

15. Detto.

Bracera, Patron Francesco Romano, venuto da Capodistria, con 4. casse Candele di Seo. 2. Rod. Griso. 1. Sacco cera Zalla. 1. cassa e 1. Fag. cera brusata.

Detto. Bracera, Patron Zuanne Bernardi, venuto dalla Motta di Friul, con 195. stera Formenton.

16. Detto.

Tartanon, Patron Francesco Davanzo, venuto da Ancona e Pesaro, con 60 Bar. Salamoni. 23. Balle Tabacco. 135. Sacchi polvere di Gripola. 3. Balle pelle Finimenti. 4. Sacchi Gala 2. Botte balle da gioco. 1 Bal. Merci. 1. Balla pelle Salvatici. 1. Balla Tele. 1. Cassa acqua di Nocera. 1 Fag. Pelami. 2. Casse Vetriol.

Detto. Tartanon, Patron Vicenzo Mondaini, venuto da Ancona e Pesaro, con 50. Miera detta a refusa. 17. Bar. Seo. 4. Ballette libri. 1 Balla balle da Gioco.

Metatextualität► (Il resto Sabbato.) ◀Metatextualität ◀Ebene 2 ◀Ebene 1

1Nella scorsa settimana la di lui Eccellentissima Sposa Laura Zusto, diede in luce un bambino, che fu l’altr’jeri battezzato colla maggiore solennità in questa Chiesa Parrocchiale di San Geminiano.

2Questa regola non è particolare a’Comici ambulanti.