Zitiervorschlag: Antonio Piazza (Hrsg.): "Num. 35", in: Gazzetta urbana veneta, Vol.3\035 (1789), S. 273-280, ediert in: Ertler, Klaus-Dieter / Dickhaut, Kirsten / Fuchs, Alexandra (Hrsg.): Die "Spectators" im internationalen Kontext. Digitale Edition, Graz 2011- . hdl.handle.net/11471/513.20.2356 [aufgerufen am: ].


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Num. 35.

Sabbato 2. maggio 1789.

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Supplemento
All’Articolo Solennità ordinarie del precedente Foglio.

L’Evangelista San Marco fu sacrificato al furor de’Gentili l’anno 68 di N. S. in un alpestre sito detto Bucoli poco lontano d’Alessandria. Era egli all’Altare offerendo il divin sacrifizio quando assalito ed afferrato dagli empj, legatagli una corda al collo fu strascinato come il più sozzo animale in Città, passando per luoghi scoscesi onde tinse del suo sangue la terra, e per la gravità delle contusioni, e lacerazione delle sue membra morì, può dirsi, martirizzato. Ebbe dagli Cristiani abitanti in quella Città onorevole sepoltura, ove giacque il glorioso suo corpo sino al Secolo ottavo in circa.

Buon Tribuno, e Rustico da Torcello, giunsero con dieci navi cariche delle loro merci nella Soria, e ad onta della Legge inibitiva del Senato Veneto, imposta a’suoi sudditi, d’approdare alle spiaggie d’Oriente possedute; dagli Arabi Maomettani, fosse o per salvarsi dalle minaccie d’un mar burrascoso, o per oggetti di loro interesse contravvenero al comando, e per venerare il corpo del Santo Vangelista già celebre in questa loro Patria portaronsi in Alessandria ove il Califo de’Saraceni ordinato aveva il disfacimento delle Chiese Cristiane affine di servirsi di que’marmi per l’erezione d’un magnifico Palazzo nelle vicinanze di Babilonia. Erano afflittissimi per questo comando Staurazio Monaco, e Teodoro Prete custodi del Tempo in cui giaceva la sacra spoglia del Santo Evangelista, e i due divoti Veneti viaggiatori si prevalsero della loro dolorosa situazione onde averli propizj per trafugarla, e portarla in questa Città. Fu essa destramente cangiata con quella di Santa Claudia, e con un artifizio che deluse la vigilanza di que’barbari trasportata in una di quelle Navi, che si misero tosto alla vela. Giunte ad Umago n’ebbe avviso il Do-[274]ge Participazio, il quale perdonò la trasgressione del comando a Buono ed a Rustico, e colla Nobiltà e Clero, seguito da popolar moltitudine si portò ad incontrare il santo corpo, che fu solennemente deposto nella Cappella Ducale.

Ommettiamo per ora quanto avvenne dappoi per non uscire da que’confini, che la convenienza prescrive all’estensione di questo Foglio, e per discendere al compartimento delle cere che nel giorno di sì gran Santo protettore principale della nostra Patria si fa dalle Scuole Grandi, che visitano la sua Chiesa.

Anticamente erano queste portate sopra bacini d’argento, ed offerite alle quì sottoscritte Cariche. Ora si portano sopra dei Solaj disposte a mazzi con ordine, e vengono poi recate all’abitazione d’ognuno de’seguenti:

Ogni Scuola grande dà dunque al Serenissimo Doge un candelotto miniato col di lui stemma in argento.

Uno da libbre 4 a S. E. Monsignor Nunzio Apostolico.

Uno simile a S. E. Cancellier Grande.

Uno da libbre 3 a S. E. Monsignor Primicerio Ducale.

Uno da lib. 2 al Rev. Maestro di Cerimonie.

Uno simile all’Eccellentiss. Procurator Cassiere della Procuratia De Supra.

Uno simile ad ognuno degli Eccellentiss. Consiglieri.

Uno simile ad ognuno delli tre Eccellentiss. Avogadori.

Tre simili per gli Eccell. Capi dell’Eccelso Consiglio di X.

Tre simili alli tre Eccel. Capi della Quarantia Criminal.

Due simili per gli Eccel. Censori.

Uno simile ad ognuna delle Magistr. Biave, sopr’Atti, Sal, Gov. dell’Entrate Pub., Proprio.

Uno simile al Reverendiss. Vicario Ducale.

Tre simili per il Secretario, Fiscale, e Ragionato del Magistr. Eccellentiss. sulle Scuole Grandi.

Due simili agli Eccellentiss. Procur. De supra.

Sessanta simili per gli Eccell. Senatori della muta d’Estate.

Quattro simili per le LL. EE. Porta Stocco e Compagni.

Uno simile al Ballottino di Sua Serenità.

Da lib. una e mezza num. 21 distribuiti alli Circospetti Segretarj del Senato, e dell’Eccelso Consiglio di X. attuali ed usciti, alli Notaj dello stesso Eccelso Consiglio, ai Fedeli Ragionati Ducali, ai Cancellieri inferiori, ed ai Gastaldi Ducali.

Candele da una libbra.

1. Al Cappellano di Sua Serenità.

2. Alli Rev. Sagrestani di S. Marco.

2. Alli Porta Mitra e Pastorale.

2. alli Rev. Diacono e Suddiacono.

2. Alli Rev. Assistenti.

3. Alli Gastaldi e Notajo Proc. De. Supra. Una al Custode del Santuario di San Marco. Una al Cavalier di Sua Serenità.

7. Alli Fanti dell’Eccelso Consig. di X. Una al Capitan Grande.

Da oncie sei.

1. al Zago di Sua Serenità.

2. Alli Rev. Accoliti.

6. Alli Ministri della Proc. De Supra.

4. Alli Nonzoli di Chiesa.

2. Alli Capitani di Sua Serenità.

6. A quelli dell’Eccelso Cons. di X.

6. Alli Chierici di San Marco che portano Aste e Croce.

Da oncie 4.

Num. 24. alla Corte di Sua Serenità.

Da oncie 2.

Num. 50. alli Comandadori Ducali.

Non abbiamo cangiato l’ordine con cui è stesa questa descrizione indirittaci dalla diligente bontà del solito incognito che ci favorisce queste notizie.

[275] Ebbimo nell’anno scorso a conveniente tempo le relazioni degli onori ricevuti dalle Città ed Isole di Corfù e Zante dal glorioso Ammiraglio K. e Proc. Angiolo Emo, e si appagò la nostra venerazione per un sì illustre Soggetto riproducendole su questi Fogli autenticate da que’pubblici documenti, che colà eterneranno la sua memoria. Seppimo averne Egli pure ricevuti a Ceffalonia, procurammo d’avere le carte necessarie alla stampa; queste ci furono promesse, ma la nostra speranza rimase per lungo tempo delusa. V’è un’avarizia in certuni su questo punto, che fa un gran torto al loro genio, e non si saprebbe come deffinire. Si vorrebbe che la Veneta Urcana Gazzetta fosse molto interessante, s’ode a lagnarsi per non ritrovarla tale, e poi in luogo d’aprire delle vie a chi suda per migliorarla, si oppone tutti possibili ostacoli a’suoi tentativi.

Quello che s’è ricercato invano ci venne ora spontaneamente offerto da mano amica. Senz’indugiare lo diamo al torchio. La data non può rendere meno cara una Parte a chi non la lesse: per quelli che conservano i nostri Foglj sarà grato d’avere in essi la copia d’un monumento di cui mancavano, e di sentire ripetute le lodi d’un merito eccelso, che l’altr’jeri nell’Augusta Assemblea dell’Eccellentiss. Collegio fu oggetto di gentilissimo uffizio a nome d’uno de’maggiori Sovrani d’Europa.

Addì 11. Ottobre 1788. S. V. Presentata nella Cancelleria di questa Magnifica Città dagl’Infrascritti Magnifici Signori Sindici per essere della medesima data notizia ex offitio alli Spettabili Signori Contrad. affine. ec.

Illustrissimo ed Eccellentissimo Reggimento, Nobile, magnifico ed onorando Consiglio.

“L’ammirazione: che risvegliano i Genj estraordinarj, e l’esultanza eccitata ne’cuori fedeli de’sudditi dalla presenza de’grandi utili allo Stato, e preziosi alla Nazione, hanno diffuso una generale sensibilità in tutti gli ordini dell’Isola alla prima sospirata comparsa dell’Eccellentissimo M. K. e Procurator Angelo Emo Cap. Estraord. delle Regie Navi, dopo un glorioso quinquennio di magnanime imprese nella Guerra Piratica dell’Affrica. Noi ricordiamo con gioja di averlo veduto in altri tempi ancora a decorare con le sue Navi il nostro Porto, quando che nodrito negli studj più austeri, e più profondi; consecrato per inclinazione alla scienza della quantità, per cui gli si accrebbe a bella prima lo spirito nativo della combinazione, e del calcolo; guidato dall’irresistibile impulso del genio all’arte sublime, e complicata che ha la Filosofia per fondamento, il mare per soggetto, e la grandezza degli Stati, e il commercio per iscopo, avvezzo a moltiplicare le nozioni dirette con la più profonda riflessione più utile dello studio; nato col talento de’dettagli, e con quel colpo d’occhio rapido, che comprende tutte le relazioni, e prontamente decide, venne egli nelle varie successioni de’navali comandi a renderci spetattori delle traccie luminose del vasto suo genio, del frutto maturo degli studj più estesi, e del solido vantaggio delle più rare osservazioni esperimentali. Allorchè onorato da’Sovrani, commendato dagli Esteri, benedetto da’sudditi, seguito ovunque da’nostri voti ritornò in seno della Reale sua Patria; Noi accolsimo con giubilo la notizia consolante, ch’egli Erede siccome delle virtù Patricie, così della clemenza speciale dell’inclita sua Famiglia verso la Grecia, ne fù in ogni occasione Protettore spontaneo, benefattor generoso, quando seduto trà li augusti Confessi de’Padri Conscritti, o impiegato in amplissime Magistrature occupò la mente [278] profonda, ed il sublime, e tenero senso dell’amor patriotico in gravi consiglj, in energica cooperazione pel vigore del sistema Politico, ed in vittoriosa eloquenza per il maggior bene aristocratico, e per la Pubblica felicità. Pervenutoci poi il lieto annuncio che per fiaccare il feroce orgoglio di quei bar bari, i quali in mezzo a tante forze dell’Europa osano insultare li Paviglioni dei Re fù scelto dalla Pubblica sapienza, e con nuovo luminoso titolo, e con estesa estraordinaria facoltà gli fù confidato il decoro della patria, l’onor dei mari, e la sicurezza dei sudditi: quando raccolsimo, che l’E. S. con nuovi piani, e con luminose direzioni delle forze motrici determinando con peculiari nozioni d’architettura Navale la proporzione, e la solidità de’materiali, faceva sollecitamente approntare le Navi necessarie per la illustre spedizione, quando accompagnato dalla fiducia Sovrana partì dalla Capitale, e comparì di nuovo a noi vicino introducendo con nuove Leggi e con insolita disciplina, l’ordine, il decoro, e l’intelligenza, nel corpo prima negletto, ed oscuro della marina; il nostro giubilo fu estremo, e le nostre benedizioni lo accompagnarono nell’Affrica. Colà egli sviluppò la forza del Genio, e mostrò i vantaggi della riflessione, e dell’esperienza; la superiorità del coraggio, i talenti guerrieri, e la prontezza dell’istinto, che decide, e trova ad ogni sopravvenienza rapidi, e convenienti ripari. Così fulminate le spiaggie Piratiche colla più intelligente direzione di orribili strumenti di strage, ed incendio fatti agire, e slanciati da nuove ideate Galleggianti; rovesciati dal fuoco incessante delle batterie i più forti ricoveri de’nemici, umiliato il barbaro orgoglio, repristinata, ed accresciuta l’antica gloria degl’invitti Vessili della Repubblica; resa libera, e riverita la Nazionale Navigazione; ottenuti gli Elogj di quelle stesse Potenze, di cui la Marina è l’appoggio, ed il vanto; associato il nome famoso a quello de’più grandi ammiragli, lodato da Sovrani, celebrato da Filosofi, registrato da storici ne’fatti del secolo; conservando con profonda, e coraggiosa Politica nella Guerra dei tre imperi nella complicazione delle circostanze, e nelle combinazioni de’sudditi la più esatta, e dignitosa neutralità della Repubblica, avendo ricevuto perpetui contrassegni della piena fiducia, e concorso dell’augusto Senato, e del sovrano gradimento del nobile contrassegno della cospicua veste Procuratoria, la quale con ereditario splendore coprì il Duce vittorioso in faccia al nemico sbigottito, come l’immortal Genitore sotto gli occhi del Sultano; adorato in fine dalla Flotta, acclamato dai Popoli, chiamato co’nomi più gloriosi, per non lasciare defraudati anche i nostri cuori fedeli della consolazione di contemplarlo da vicino, venne ad onorare l’ossequiosa nostra Patria colla sua insigne presenza, accogliendo con estraordinaria degnazione, e con Paterna bontà i sensi di pubblica esultanza, che a nome della Città, e del Popolo gli espresse la Deputazione de’sindici.

Ora perchè sia conservata perpetua la memoria d’un onore tanto prezioso, e perchè i posteri più remoti sappiano che noi abbiamo aspirato di dare una significazione permanente del nostro ossequio, e della nostra ammirazione verso un Soggetto così raro, ed insieme per procurarci il massimo bene di aver con quell’anima eccelsa un rapporto di peculiar rassegnazione fregiandoci d’un nome, che ci consoli.

Va Parte: che acclamato l’Eccellentissimo M. K., e Procurator Angelo Emo Cap. Estraord. delle Navi in Protettore della Città, et Isola sia devotamente supplicato dalli Sindici, accompagnati dalle Cariche principali, e da concorso numeroso de’Nobili di accogliere con ge-[277]nerosa clemenza il pronunciato titolo glorioso per noi, e collocandoci sotto l’ombra del suo distinto Patrocinio degnarsi essere il tutelare nostro Genio. Verrà poi ad eterna ricordanza della nostra dedicazione ed a perpetuo contrassegno agli Esteri eretta nel più cospicuo luoco della Piazza una Nobile Lapide con la seguente inscrizione.

Angelo Emo Euqiti AEdis Divi Marci Procuratori

Classis summo cum Imperio Praefecto viro Justitia

Humanitate litterarum scientia Praeclaro in

Ducenda & Moderanda Classe Facile Principi

Eversis Jam Incensisque Piratarum Urbibus

Fracta Eorum audacia asserta Marium Libertate

Et Venera Virtute, e Bello Tunetano Reduci

Cephalenae monumentum hoc fidei Pietatis

Gratulationis Inclyto Patrono Posuit.

( Gio: D. Crassan Sind.

( Pietro Valsamachi Sind.

( Gio: Franc. D. Zulatti Sind.

( Anzolo Orio P. Spirid. Malacchi Canc. della Magnifica Città

Cariche del prossimo Reggimento di Pod. e V. Capitano di Verona di S. E. Giulio Antonio Mussati.

Vicario Pretorio l’Illustriss. Signor Vicenzo Cogo attualmente incaricato del medesimo Uffizio nel Reggimento di S. E. Barbaro Pod. di Brescia; e in sua vece sino al terminar di questo Reg. l’Illustriss. Sig. Antonio Brocchi Giudice al Griffon e alla Regina nell’attuale Reggim. di Verona di S. E. K. e Proc. Mocenigo.

Giudice al Malefizio l’Illustriss. Sig. Vicenzo Fusi.

Giud. al Griffon e alla Regina l’Illustriss. Sig. Antonio Panciera.

Canc. Pretorio l’Illustriss. Signor Baldis Guerra in attualità di tal posto nel Reggim. di S. E. Barbaro a Brescia; e fino al terminare di questo, in sua vece l’Illustriss. Sig. Gian Andrea Contesini Canc. approvato, e presentemente V. Canc. Pret. a Verona.

Canc. Prefettizio l’Illustriss. Signor Boglich.

Li sud. Brocchi e Panciera suppliranno per il Cogo, e per il Guerra mediante Decreto dell’Eccelso Conf. di X. con cui fu abilitato il supplicante N. U. Mussati ad attender questi compiuto il corso de’loro attuali impieghi.

In questa Chiesa detta de’Gesuiti Martedì dopo pranzo, assistenti S. E. Reverendiss. Monsig. Patriarca, e gli Eccellentiss. Signori Riformatori dello Studio di Padova, sostenne una Tesi di Teologia il M. R. Sign. D. Antonio Cicutto alunno della Chiesa di San Felice sotto la direzione del M. R. Sig. D. Giov. Prodoscimo Zabeo Dottor in S. Teologia, e Lettore della medesima in queste Pubbliche Scuole.

In suo Cappellano elesse il nostro Serenissimo Doge il M. R. Signor D. Pietro Antoniuti della Diocesi d’Udine. Scrive il Sansovino, che a’tempi suoi questo era quasi sempre del numero de’Canonici. “Il carico suo (soggiunge lo stesso Autore) è di celebrar ogni giorno Messa in Palazzo nella Chiesiola del Collegio; alla quale vi interviene sempre il Doge, i Consiglieri, i Capi di XL. i Savj del Consiglio, quelli della Terra ferma, e quelli degli Ordini, coi Segretarj di Collegio; la qual Messa vien celebrata sempre ad hore di terza, e fornita, se ne và il Doge con tutti i predetti in Collegio.

Vestesi a maniche larghe, secondo [278] l’uso antico, e quando il Doge discende in Chiesa, o và co’trionfi in qualche luogo, và vestito di color cremesino. Siede egli in Coro, vicino alla Sede Ducale, per accennare al Doge quando è tempo di sedere, quando di star in piedi, e quando d’inginocchiarsi alla Messa maggiore ed al Vespero. È quello, che insieme con quattro altri Canonici è il primo a far la solita cerimonia avanti il Prencipe così in dir l’Introito, ed il Chirie, come in recitar la Gloria, il Credo, il Sanctus, & gli Agnus Dei. Presenta anco al Doge il cereo acceso all’Evangelio & al Cantico Magnificat.

Chierico del Cappellano eletto da Sua Serenità. D. Zuanne de Santo alunno della Ducale Basilica. Questo serve il Cappellano nelle Funzioni pubbliche in veste violata.

Dalle descritte elezioni si vede non essere queste due Cariche Ecclesiastiche di vitalizio possedimento, come le tant’altre alla potestà Ducale, soggette, ma di nuovo nomina, alla successiva esaltazione de’Dogi.

Ebene 3► Brief/Leserbrief► Signor Gazzettiere.

Un curiosissimo caso avvenne in un Villaggio di questo Territorio i primi giorni di Aprile al Parroco della Villa di N. In una notte avanzata gli parve udire un mormorio di varie voci entro al proprio cortile. Sospettò che fossero persone di mal costume, risolute di dar l’assalto ad un grandioso pollajo, popolato di belle e grasse galline. Pien di coraggio alzasi tosto e con indosso la sopraveste da camera, scende in cortile con in mano una clava lunga e grossa quasi quanto quella di Alcide. Fu egli osservato da due persone, che si diedero prontamente alla fuga, e che non furono conosciute. Sente però le galline svegliate che si lagnavano in lor linguaggio d’essere disturbate nel loro soave sonno. Va pian piano al portello del pollajo e dà de’piedi in un sacco ivi lasciato da quelli che s’erano dati alla fuga. Dal cicaleccio che ancor continuava di quel Pollame, s’immagina che vi sia qualcun nel pollajo. Di fatti non s’ingannò. Quanto più può contraffà la sua voce e, sbrigati, dice al birbantello. Non ne ritrovo di grasse a modo mio, questo risponde. Le grasse soggiunge il Piovano ridendo in cuor suo, le grasse stanno più in là. Il ladro ubbidiente cerca le grasse nel sito indicato, ne afferra una, la stringe al collo, la uccide e portala all’uscio, che vien ricevuta nel sacco ben preparato dal giudizioso Piovano. Insaccata la preda, e una, egli dice, va pur a prenderne delle altre e non temere che qui t’aspetto. Appena lo vedè allontanato chiude il portello col catenaccio e lo puntella con quel bastone che aveva in mano. Contento ritorna in casa e passa le poche ore che restavano all’apparire dell’alba sul balcon più vicino al pollajo, per osservare se ritornavano que’ch’eran fuggiti, o liberare il prigioniere. Alcun non comparve, ed innalzato il Sole restò sorpreso che non ancora fosse suonata l’Ave Maria, che per costume suonavasi tutti i dì al comparire dei primi albori. Teme l’affettuoso Piovano che un grave male ed improvviso abbia assalito il Campanaro. Va alla di lui casetta, e vedendo mesta sull’uscio la di lui Moglie, la interroga cosa sia del Marito? Con semplicità ella risponde che dalle tre ore della notte antecedente non lo avea più veduto. Ebbene, soggiunse il Piovano, meco venite che vi farò vedere quel buon galantuomo di vostro Marito prigione poco di qua lontano. La poverina, ch’era una di quelle poche Donne che amano i loro Mariti, si sbigottì, tremò, ma assicurata che non v’era alcun male, giunse al portello del pollajo, ed apertolo il Parroco disse: Ga- [279] latnuomo ecco qua tua Moglie afflitta per essere stata soletta tutta la notte. Va pure, per questa volta io ti perdono. Corri a suonare l’Ave Maria che il Sole è già avanzato. Sortì dal pollajo confuso e a capo chino il Campanaro, che ubbidì prontamente il suo Piovano e consolò l’afflitta e cara Conforte.

Treviso li 29 Aprile 1789.

Vostro Amico N. N. ◀Brief/Leserbrief ◀Ebene 3

Padova 1. Maggio 1789.

Lo Spettacolo Teatrale, che si sta apparecchiando per la prossima Fiera abbiamo ogni lusinga di credere, che sarà per ottenere l’aggradimento del Pubblico. Consisterà questo in un Dramma Eroico intrecciato con Balli, e Cori, il che formerà tutto insieme, uno spettacoloso complesso; e se l’effetto corrisponde alle cure, ai pensieri, ai dispenaj, che vi s’impiegano, è da sperare che debba riuscire degno dell’aspettazione, che giustamente se ne ha conceputa fin da questo momento. La Musica sarà scritta di nuovo dal rinomato Sig. Maestro Francesco Bianchi, ed eseguita dal Sig. Pacchierotti, dalla Signora Casentini, Signor Mafoli, e la Signora Nettèlèt. La invenzione e direzione de’Balli sarà opera del Signor Francesco Clerico. Lo scenario, è già da qualche tempo che si sta lavorando dal celebre Signor Antonio Mauro; e perchè tutto corrisponda all’effetto, fu anche pensato dalli Nobili Compatroni di moderare provvisionalmente la tinta esterna del Teatro, aggiungendovi qualche picciolo fregio di chiaro scuro. Più distintamente sarà informato in appresso il Pubblico, col solito Cartello d’Opera. Per gli altri spettacoli ordinarj non s’è presa ancora alcuna deliberazione. ◀Brief/Leserbrief ◀Ebene 3

Primo Maggio.

Oggi dalli NN. UU. LL. CC. dell’Ecc. Famiglia Semitecolo s’ è ottenuto al Cons. Ser. di 40. C. V. il Pender de Vacui nell’importantissima Causa pendente in pristino trà il NN. UU. sud. e l’Ecc. K Pietro Manin come Procuratore di S. S. assuntor di Giudizio, e la N. D. Loredana M. Grimani Kra Morosini assuntrice di Giudizio, e questo sopra l’appellazione interposta contro li stessi li 14. Ag. 1788 della Spediz. absente seguita a loro favore al Mag. del Superior li 8 di detto mese, colla quale vennero tagliati gli atti d’intromissione 8 Luglio 1660 e vendita 2 Giugno 1661 fatta dal fu N. U. Ant. Grimani K e Proc. di S. Marco.

Nel dì 6 Maggio dell’anno p. p. seguì in questa Causa in Vacui lo spazzo di Taglio a favore delli NN. UU. Semitecolo con 19 al. T. 10 al L. 3 N. S. ed annotato dalle Parti soccombenti il Pristino ora forma il soggetto del Giudizio pure di Vacui, i quali comincieranno il dì 9 cor. ed il secondo Consiglio ai 26 dello stesso.

Lo Spazzo di Taglio a favore delli NN. UU. Semitecolo fu preceduto da due Giudizj d’Ordine in due Terzi Conf. ordinarj, il primo li 2 Decembre 1786 di Patta essendo al Taglio li NN. UU. Semitecolo con intromis. Avogaresca d’uno spazzo absente 15. Maggio 1682 contro li loro autori per capo d’ordine, e la ballottaz. fu al T. 15. al L. 14. N. S. 1. Il secondo in disputa seguì a favore delli NN. UU. Semitecolo con v. 19. al T. 8. al L. e 4 N. S. dal che poi derivò che fu posta e decisa a favor Semitecoli la Causa di Vacui dell’anno sc. nella Pendenza che rimase sopra la quale era seguito lo spazzo 1682 tagliato.

Gli Avvocati ne’prossimi Vacui di giorni 6 saranno. Taglio.

[280] L’Eccel. C. Alcaini per il 2do Consiglio. L’Ecc. C. Santonini. Di riserva l’Ecc. Campiuti. Interv. li Signori Gio: Ant. Derenni, e Gas. Aix. Interrut. Faccini.

Al Laudo per li NN. UU. Semitecolo. Ecc. Stef. Stefani. Per il 2do Cons. Ecc. Giambat. Cromer. Di riserva per i Vacui Ecc. C. Gir. Medini. Per il 2do Cons. Ecc. Gir. Bagolin e C. Nic. Sola. Interv. Stanislao Bonzio e Gius. Tabacchi.

Nella promozione alle Porpore Cardinalizie, e ad altre inferiori Dignità della Chiesa, fatta da Sua Santità il dì 30 Marzo, vi fu per questo Stato l’elezione del M. R. P. M. Giacinto Pellegrini Domenicano Inquisitore del S. Offizio a Zara al Vescovato di Veglia: e a quello di Cattaro del M. R. Signor D. Giov. Baccolo Veneziano.

Oggetti di loro utile, o soddisfazione, determinano alcuni di Terraferma ad iscriverci. Non basta per certi tali l’esenzione da quegli aggravj, che son imposti dagli altri Gazzettieri in simili ricorrenze, vogliono incaricarci in oltre della spesa delle Lettere. Non possiamo sottrarci a questo discapito, ma possiamo bene lasciar inedite, almeno quelle che non contengono cose interessanti, e cominciamo da quest’ordinario.

Cambj primo Maggio.

Lione 58 e un 8vo. Parigi 58. Roma 62 e un 4to. Napoli 115 e 3 4ti. Livorno 100 e mezzo. Milano 156. Genova 92 e un 4to. Anversa 97 e 3 4ti. Amsterdam 92 e mezzo. Londra 49. Augusta 102 e un 4to. Vienna 197.

Prezzi degli Ogli.

Di Corfù a Duc. 139. Di Zante a 134. Mosti a 135.

Delle Biade.

Formento a L. 36. Sorgo Turco a L. 26. Segale dalle 25 alle 26. Miglio a 21.

Risi da’Duc. 35 e mezzo a’36.

D’affittare.

Un Appartamento fornito in Contrada di S. Moisè in Calle dell’Ascensione.

Le chiavi son appresso Niccola Furtariol.

Un Magazzino in Corte di Cà Semenzi sulle Fondamente Nuove. Paga all’anno Duc. 36.

Le chiavi sono appresso il N. U. Zorzi Semenzi al suo Casino in Canonica.

Capi dell’Eccelso Cons. di X. per il mese presente.

( s. Lunardo Emo.

(. s. Bernardo Memo.

( s. Antonio Boldù. ◀Ebene 2 ◀Ebene 1