Citazione bibliografica: Anonym [Eliza Haywood] (Ed.): "Libro Primo", in: La Spettatrice, Vol.1\01 (1752), pp. NaN-77, edito in: Ertler, Klaus-Dieter / Fuchs, Alexandra (Ed.): Gli "Spectators" nel contesto internazionale. Edizione digitale, Graz 2011- . hdl.handle.net/11471/513.20.2261 [consultato il: ].


Livello 1►

Libro primo.

Livello 2► Metatestualità► La scelta de’nostri divertimenti sopra tutte le altre cose distingue un gusto purgato, e delicato da un gusto grossolano, e triviale: la lettura si considera generalmente come unʼoccupazione utile, e dilettevole insieme, ma perchè ella possa recare questi due vantaggi, si dovrebbe scegliere tra i libri che di continuo si stampano, quelli che meglio corrispondo a questo fine. Io per me schivo al possibile dʼingannarmi su questo punto, e desidero di sapere tutto ciò che si può di un Autore, prima di mettermi al pericolo di perdere il tempo a leggere la di lui opera. Io mi persuado, che la maggior parte degli uomini, che leggon libri, pensino come io penso; e però ad imitazione di mio fratello, la di cui memoria non può essere se non illustre e prezio-[8]sa, io voglio render conto di me, e dell’altre persone, chʼentrano in questa impresa, come pure del fine principale, che si propone in questʼopera. Così il Lettore non avrà se non a gettar gli occhi su le prime quattro o cinque pagine, per giudicare a qual segno possa divertirlo questo Libro, soddisfare il suo gusto, o in leggerlo, o in trascurarlo. Nel ritratto, che farò di me, e delle mie compagne, io prometto di non dar luogo all’adulazione, e starò in tutta l’attenzione di non donare ad alcuna di noi qualche qualità, che veramente non ci convenga, e non cercherò di mettere la vernice su i nostri difetti. ◀Metatestualità

Livello 3► Autoritratto► Per dare al Lettore una pruova perfetta della mia sincerità, comincierò da una confessione che dʼordinario le persone del mio sesso non fanno se non suo malgrado: io non sono stata giammai una bellezza, nè al presente son tanto giovane, e ben conosco d’essere caduta in tutte le follie e leggerezze, quanto può farlo la donna più vana del mondo. Gli abbligliamenti [sic] , il seguito degli amanti, e l’adulazione, erano glʼidoli del mio cuore, ed avrei creduto perduto quel giorno, in cui non avessi potuto comparire. Per alcuni anni fu la mia vita una serie continua di ciò, che allora chiamava piacere, e tutto era impiegato il mio tempo nella confusione dʼuna moltitudine di divertimenti. Ma per quanti sieno glʼin-[9]convenienti natimi da una tale condotta, mi resta la consolazione di pensare, che il Pubblico possa ritrarne qualche vantaggio. Confesso, che la mia più frequente compagnia non è sempre stata di quella sceltezza, che avrebbe voluto il mio interesse, e la mia gloria; ma dallʼaltra parte, siccome io praticava con molti, così ho imparato molte cose, che in altra maniera non avrei mai saputo, e quando son giunta a moderar coi riflessi la troppa vivacità del mio temperamento, ho potuto facilmente penetrare ne’principj più nascosti, donde hanno avuto origine varj avvenimenti da me veduti, o uditi raccontare, e formare un sano giudizio su le differenti passioni, che agitano lo spirito umano, e discernere per quali gradi impercettibili elle si rendono arbitre del cuore, ed usurpano lʼimperio su la ragione. Quante straordinarie avventure, che a suo tempo han fatto una leggera impressione sul mio spirito, e alle quali non ho più pensato dopo i primi momenti della mia sorpresa, mi si presentano in oggi alla memoria, come se fossero accadute di fresco, anzi col vantaggio di comparirmi spoglie di quel misterioso, che aveva creduto di trovarvi per mancanza di attenzione, e di poter facilmente render ragione delle cause, che lʼhanno prodotte! ◀Autoritratto ◀Livello 3

Metatestualità► Con questa esperienza e con una certa penetrazion naturale, unita ad una edu-[10]cazione migliore di quelle, che ordinariamente si danno alle persone del mio Sesso, mi lusingava di poter dare qualche utile divertimento al Pubblico, il che accordavasi tanto bene con quegli avanzi di vanità, di cui non era ancora libera affatto, che deliberai di accingermi allʼopera, e cominciai a considerare sul fatto qual metodo fosse più atto a riuscire. Ristringermi ad un soggetto solo, sapeva, che non poteva piacere, se non ad una sola classe di Leggitori, e la mia ambizione mi portava a desiderare, che le mie opere, se fosse possibile, fossero lette universalmente. Con le osservazioni fatte su lʼumana natura aveva imparato, che in ogni spirito si trova più o meno curiosità, onde pensai di far meglio i fatti miei approfittandomi di questa generale disposizione, di maniera che i miei Leggitori prendessero piacere di leggere le avventure degli altri, e con ciò imparassero a regolare la propria condotta.

Stabilito tra me stessa questo punto principale cominciai a farmi Autrice, scrivendo molte cose, che m’immaginava dover piacere a tutti; perchè piacevano a me; ma esaminandole il giorno seguente, le trovai imperfette, tanto per la materia, quanto per lo stile, e credetti assolutamente necessario chiamare in ajuto alcune Dame di mia conoscenza, che avessero le qualità convenienti a questo disegno. ◀Metatestualità Livello 3► Eteroritratto► La prima su cui fissai gli occhi [11] e le darò il nome di Mira, nasce da una famiglia, in cuì lo spirito è ereditario: ella è maritata ad un Cavaliere degno per tutti i riguardi di possedere donna così eccellente, ed ella vive con esso lui in una perfetta armonia, talchè nessuna cosa può interrompere la tranquillità di cui gode, nè confondere quelle idee luminose, chʼella ha portato dalla natura, e dalla sua educazione, la onde ho pensato che il Pubblico potesse gradir sommamente le cose, chʼella avesse voluto comunicarmi. ◀Eteroritratto ◀Livello 3

Livello 3► Eteroritratto► Lʼaltra e una Vedova di qualità, la quale non ha seppellita la sua vivacità nella tomba del suo illustre sposo, e che continua a godere di tutti i divertimenti, quanto son compatibili con la sua innocenza, e con la sua gloria; Ella non affetta la menoma austerità nella sua condotta, nè è rigida su que’difetti, di cui ella va esente; perciò le persone, che la conoscono, e che non sono state molto circospette, non hanno avuto riguardo di confidarle que’segreti, che vorrebbero tener occulti al Mondo tutto. La terza è una figlia di un ricco mercatante, bella come un Angiolo, e adorna di tante perfezioni, che a conoscerla a fondo meno si resta sorpreso dalla sua perfetta bellezza, che dalle qualità del suo animo. Chiamerò Eufrosina questa graziosa giovane Dama, poichè ella ha tutte le grazie, e tutta la dolcezza, che viene attribuita a questa Deità. ◀Eteroritratto ◀Livello 3

[12] Metatestualità► Queste tre persone approvarono il mio [dis] egno [sic] , mi promisero tutti i possibili ajuti, e me ne dieder la prova, portandomi ogn’una i suoi diversi Saggi. Ma poichè chi legge non si prenderà pensiero di conoscere la persona, che lo diverte, purchè vi riesca, io mi contenterò di pubblicare sotto il titolo generale di spettatrice tutte le cose, che mi veranno comunicate da queste Dame, o da altri che possono aver corrispondenza con noi: e qualunque possa essere il numero di quelli, che contribuiranno a quest’Opera, devesi considerarli come membra di un solo corpo, che parla per bocca mia.

Devo pure informare il Pubblico, che per assicurarmi delle intelligenze, che non mancano mai, ho messo esploratori non solamente ne’luoghi più frequentati di questa Capitale, e deʼsuoi contorni, ma ancora 1 ) a Bath, Tunbridge, e Spaw, e che ho trovato maniera di stendere le mie corrispondenze fino in Francia, a Roma, in Alemagna, e in altre parti del Mondo, di maniera che non può sfuggire alla mia attenzione alcuna cosa curiosa, [13] e degna di osservazione. Così io credo di aver trovato un mezzo migliore di penetrare i misteri delle camere più ritirate, glʼintrighi del gabinetto, i passatempi di campagna, di quello che se potessi rendermi invisibile, e portarmi da per tutto con la maggiore celerità; poichè con tutto questo privilegio sovranaturale non potrei essere giammai se non in un luogo solo, nel medesimo tempo, laddove così mi basta di scorrere qualche foglio mandatomi da miei emissarj per iscoprire in un colpo dʼocchio tutti i secreti d’Europa, o quelli almeno, che convengono al mio disegno.

Non vorrei però, che su le mie relazioni si credesse aver io disegno di censurare certi fatti scandalosi col pubblicarli. Si troverà ingannato di molto, chiunque si metterà a leggermi con questa idea. Egli è vero, ch’io non introdurrò su la scena se non fatti realmente accaduti, ma avrò cura di mascherare le persone, e i nomi, che han relazione al loro carattere: la mia intenzione si è solamente di mettere in vista il vizio, e non il vizioso. Nè pure mi ristringero a i fatti deʼnostri tempi, ma se troverò tra gli antichi un esempio, che possa illustrare la mia materia, non avrò scrupolo alcuno di adoperarlo. In qualunque secolo siasi veduta risplendere la Virtù non si può mai proporla troppo spesso per modello, nè imprimere quanto basta [14] profondamente nello spirito della gioventù dellʼuno, e dell’altro sesso le conseguenze fatali dʼuna sregolata condotta; e siccome lʼoggetto di questʼopera è di correggere chi è facile a fallare, e di proccurare agli altri un innocente diletto, si eviterà attentamente tuttociò che potesse servir di alimento al veleno di un cuore guasto, e di un naturale corrotto. Se qualcheduno per tanto avesse coraggio di addossare a taluno il disonore di quelle azioni, di cui parleremo in progresso, o di fare ciò che chiamasi una chiave di questo libro, si aspetti dʼessere trattato con quel rigore, che merita un procedere così ingiusto.

Ho detto quanto mi è paruto necessario intorno il mio disegno: sottometto dunque lʼopera alla censura del Pubblico senza avere troppa confidenza, nè troppa inquietudine dell’esito. ◀Metatestualità

Livello 3► Citazione/Motto► Di quanti affetti in noi desta natura,

Il più dolce, il più nobile è lʼAmore. ◀Citazione/Motto ◀Livello 3

Dice uno de’nostri più rinomati Poeti; e non ho difficoltà dʼaccordare, che 1’Amore per sè medesimo, quando sia diretta dalla ragione, dà per così dire alla nostr’anima certa armonia, facendola piegare alla dolcezza, ed alla generosità. Livello 3► Satire► Ma non approvo poi quelle definizioni, che si trovano di questa passione comunemente nelle Commedie, nelle Storiette, o ne’Romanzi, gli Autori delle quali Opere pare, che impieghino tutta [15] la sua abilitià per maggiormente imprimere un carattere, che nulla cura quelle obbligazioni, il solo osservar le quali può fare di Amore una virtù. Adornan di rose il loro Cupido, lo chiamano il Dio de’teneri desiderj, e deʼpiaceri, che sempre rinascono; e poi gli attribuiscono nel medesimo tempo lo spirito vendicativo, e ‘l furore di Marte; e lo rappresentano tale, che non possa tollerare alcuna contraddizione, trascura tutti i vincoli del dovere, dell’amicizia, dellʼaffetto naturale, e pretendono per fino che il motivo sia una scusa alla colpa. ◀Satire ◀Livello 3 Quanto fatali e perniciose devon esser massime di tal natura ad uno spirito giovane, e senza esperienza, e particolarmente se vengono espresse con parole magnifiche, e con termini pomposi? La bellezza dell’espressione asconde tutto il veleno di esse, e per quante traversie, e disgrazie cagioni lʼAmore, comparisce ancora pieno di vezzi. Chi è invescato in questa passione, tanto è lontano dal volersene liberare, o da vergognarsi d’un attaccamento il più delle volte contrario alla ragione, che prende per giuoco le rimostranze degli amici più sensati. Ma è più dannoso ancora, e mostra chiaramente il cattivo effetto dell’Opere di questa natura, il veder sovente delle figlie, ancor troppo giovani per sentire parlar d’amore,o per sapere cosa sia questa passione, affettare le tenere maniere imparate dalle loro letture, girare [16] amorosamente gli occhi, sospirare, e trascurare le più utili cognizioni, per attendere unicamente ad acquistarsi la fama di conoscere, al pari di ogni altra donna, tutte le pene, e le delicatezze dʼAmore.

Livello 3► Exemplum► La giovane Tenderilla è una di quelle, di cui parlo: giorni sono fu invitata ad una festa, e tosto che incominciò la Musica, gridò con un languido tuono di voce, ma tanto alto da farsi sentire alla maggior parte degli astanti. Suonate dunque, se la Musica è lʼalimento dʼAmore. Era in sua compagnia una Dama giovane, vicina a stabilire un matrimonio, ma che si contenta di comunicare i teneri sentimenti, che ha per lo sposo futuro, solamente a quelli, che vi hanno qualche interesse. Questa arrossì eccessivamente della stravaganza della vicina, e molto più, quando si accorse, che tutti a lei si rivolsero, e da i sorrisi, e dal bisbiglio della compagnia intese, che tutti credettero, che la giovane figlia avesse dette quelle parole alludendo a sè. Un giovinastro, che lʼera vicino, prese da ciò argomento di scherzare, a suo parere con spirito, di che tanto si confuse questa povera Dama, che quella, che non era stata la cagione, dolendosi di vedere chʼera mal inteso il suo pensiero, e che a lei non badavasi, fece tali stravaganze, che non restò più dubbio alcuno di chi meritasse d’essere messa in ridicolo. ◀Exemplum ◀Livello 3

Quanto facilmente uno di questi Ven-[17]turieri, che cercan fortuna, potrebbe fare sua preda di questa fanciulla Eroina? Quanto meno egli avesse di qualità per giustificare la scelta, ch’ella ne facesse, quanto più si opponessero i di lei parenti a tale unione, tanto più ella si pregierebbe di una nobile ostinazione a disprezzare i loro consigli, e a sagrificare la sua persona, e la sua fortuna ad una passione puramente immaginaria: e non è necessario essere un gran Profeta per predire, che se presto non si tolga dalle mani di quelli, che stanno attualmente osservando la di lei condotta, e non si prende un metodo tutto diverso per avvezzarla a pensare, e a riflettere, quelle ricchezze medesime, che hanno ammaffato i di lei parenti per procurarle una durevole felicità, saranno 1’occasione di sua rovina.

Osservo con dispiacere, che da qualche anno questa disposizione si è manifestata maggiormente tra le nostre giovani Dame; alcune delle quali giunte appena al tredicesimo anno, diventano impazienti d’avere degli ammiratori, d’essere 1’argomento d’una Poesia, o dʼuna Canzone amorosa, s’aspettano una gran folla di persone che le corteggino, e chi primo si studia di persuaderle, che le ama, è quasi sicuro di riuscire nella sua impresa. L’ardore de’loro desiderj fa, che sembrino più graziosi gli amanti; quindi nasce, che una giovane, la quale siasi [18] esposta a restar vittima del suo amante preteso, e della propria balordaggine, e che viene finalmente a conoscere il suo errore, non può riflettere su la sua passata condotta senza maraviglia, e senza vergogna: allora detesta l’oggetto della sua prima immaginaria passione, e vivamente desidera di vedersi per sempre disciolta da quello, per cui altre volta aveva dimostrata tanta premura.

Non è dunque la naturale incostanza, dagli uomini rimproverata al nostro Sesso, che ci porti a scuotere un giogo da noi stesse impostoci con tanto precipizio, ma piuttosto una disposizione romanzesca a far credere a noi medesime di amare, quando neppur vi è principio. Quando una volta amiamo da vero, cangiamo di raro, e tolleriamo con costanza, e con coraggio i colpi di fortuna. Con tutti i dispiaceri, che posson nascere dalla scelta fatta, non ci pentiamo, e solo una serie continuata di sprezzi, e di cattivi trattamenti, che ci vengano dall’oggetto amato, può farcelo meno caro.

Una massima, che dʼordinario si raccomanda con ragione ad una Dama giovane, si è, chʼella debba veramente persuadersi della sincerità del Cavaliere, che deve prendere per marito: ma io aggiungo, che molto importa al suo bene, e a quello dello Sposo futuro, chʼella ben possa assicurarsi del proprio cuore, ed esamini con tutta l’attenzione possibile, se in-[19]fatti sente per lui una real tenerezza, ovvero un puro gusto; e come questo esame non può farsi, come dicesi, su due piedi, io non posso approvare questi matrimonj precipitati, nè quelli che si fanno, prima che le parti contraenti sien giunte a quella età, in cui si suppone, che sien capaci di conoscer sè stesse .

Livello 3► Exemplum► Se in questa età, fosse possibile il conoscere sè stesso, e giudicare di ciò che conviene, chi ha conosciuto in questa età la bella Martesia, non si sarebbe egli intieramente fidato della di lei condotta. Livello 4► Autoritratto► Martesia nasceva da una famiglia nobilissima, pensava con dignità convenevole allʼalta sua nascita, era dotata dalla Natura dʼuno spirito, dʼun giudizio, e d’una penetrazione meravigliosa, e tutte queste qualità naturali erano perfezionate da una educazione eccellente. ◀Autoritratto ◀Livello 4 Martesia la meraviglia, e le delizie di chi la vedeva, e la sentiva parlare, dava ad una quantità di Ammiratori le maggiori speranze, che distinguerebbesi ancora un giorno con quelle virtù, che rendono soave lo stato conjugale, come distinguevasi allora con quei pregi, che fanno onore al bel Sesso. Ma ahi! come sono svanite queste dolci speranze! Molti giovani di qualità, a lei eguali per nascita e per fortune, temendo, che quelli, i quali dovevano di essa disporre, non rigettassero le loro offerte a cagione della di lei troppa giovinezza, aspettavano, ch’ella fosse [20] in età più matura, per dispiegarle la loro passione, ma un rivale più ardito, di cui mai non temevano, arrischiò quello, che per rispetto e timidità non osarono essi di tentare, e riuscì nel disegno. Martesia senza sperienza si compiacque di questo ammante, ed ascoltò con diletto le di lui proteste dʼamore; trovava delle nuove grazie in tutti i suoi detti, e non provava maggior piacere quanto nella di lui conversazione. Finalmente le frequenti visite diedero qualche osservazione; a lui fu tolta la libertà di vederla, e Martesia non poteva uscir di casa senza essere accompagnata da persona, che dovesse osservare la sua condotta. Siccome ella era d’una grande vivacità, e non poteva tollerare contraddizione, questa ristrettezza servì appunto ad accrescere lʼinclinazione concepita per il Cavaliere. Ella si formava idee le più romanzesche del merito, e della passione di questo amante: la sua immaginazione riscaldata lavorava mille teneri e melancolici soliloquj, e li distese in iscritto, come se fossero stati fatti dal suo amante nel caso di questa separazione. E’vero ch’egli restò molto mortificato da questʼostacolo alla continuazione delle sue visite, ma nè ella, nè alcun altro ha potuto mai sapere, sʼegli nella stessa maniera si consolasse della sua afflizione. Impiegò egli bensì de’ mezzi più efficaci per arrivare alla meta de’suoi desiderj: a forza di [21] regali, di promesse, di preghiere potè per mezzo di persona, che frequentava quella casa, far capitar sue lettere, e averne risposta. A lui fu forse più vantaggiosa tale corrispondenza, di quello che se avesse avuto sempre la libertà di vederla. Ella acconsentì di sposarlo, e per mantenere la parola, si espose a pericolo della vita, calandosi di notte da una finestra ben alta, coll’ajuto de’materazzi, delle coperte, e d’altre cose attaccate insieme. L’aspettava il suo amante in su la strada, e la condusse alla sua casa di campagna, dove arrivarono a giorno, ed il suo Cappellano li unì con un nodo sì stretto, che da nessuna autorità potè mai esser disciolto.

Siccome il Cavaliere era d’una famiglia illustre ed antica, e godeva beni considerabili di fortuna, i parenti della Dama acconsentirono senza ritardo a un fatto, ch’era irreparabile, e per qualche tempo furono questi due creduti la coppia più felice del mondo. Ma questi passaggeri piaceri come presto svanirono, per lasciare in loro vece angoscie, ed amarezze! Martesia, nell’andare alla visita d’una Dama sua amica, s’incontrò per fatalità col giovane Clisandro, il quale era di fresco ritornato da suoi viaggi, ben fatto, pieno di brio, e con un certo non so che nel suo portamento, e nelle sue maniere, che poteva facilmente turbare la tranquillità di più cuori.

[22] Egli era naturalmente inclinato molto all’amore, e sentì in quel momento tutta la forza di quelle grazie meravigliose, che avrebbero potuto commuovere l’uomo più freddo, e più moderato ne’fuori desiderj. Fatto ardito dalla sua buona fortuna non si astenne dal dichiarare la sua passione a Martesia, benchè sapesse non esser ella più libera; ed ella trovando un segreto compiacimento in ascoltarlo, e per la sua giovinezza incapace di prevenir il pericolo, non pensò di ammorzare questa passione nel suo nascere, fino a che si avanzò essa cotanto, che non era più possibile raffrenarla con tutte le violenze, che si facesse. Veramente ella sentiva allora una fiamma reale, quando era stata solo immaginaria la provata per il suo sposo, ed aveva troppa ripugnanza a voler vincere un’inclinazione, dalla quale pareva, che non dovesse aspettare se non delizie, quando l’avesse secondata.

La casa, dove s’erano conosciuti, diventò ben presto il Teatro delle lor tenerezze. La padrona di casa amava troppo la galanteria per disturbare i loro trattenimenti. Quanto è debole la virtù quando si uniscono contro di essa l’Amore, e l’occasione! Quantunque Martesia pensasse con tutta la delicatezza, con cui può pensare ogn’altra donna, non potè resistere alle sollecitazioni d’un amante che adorava, e un solo fatal momento [23] distrusse tutte le idee sublimi di onore, e cancellò i principj di virtù di buon ora impressi nel di lei animo.

Una dimenticanza total del suo sposo, della sua casa, e della sua famiglia fu la conseguenza di questo amore. Tutti que’ che la conoscevano, s’accorsero ben presto di questo cangiamento, e sovra tutti il suo sposo, che vi aveva maggior interesse. Egli veramente l’amava, e credevasi corrisposto, nè potendo creder per anco vera la sua disgrazia, cercava qualche altro motivo dell’avversione, ch’ella dimostrava per trattenersi in casa con lui, o per andare insieme in altre compagnie, come soleva. Ma o non sapesse ella dissimulare, o non si curasse di farlo, fu suo mal grado convinto, essere cessato quell’affetto, di cui ella poco fa gli aveva date tante prove. Esaminava egli inutilmente tutte le sue azioni, nè vi trovava, donde potesse nascere una sì dolorosa mutazione. Lamentossi un giorno con essa con le più tenere espressioni, dolendosi, che sì di rado lo facesse godere della sua dolce conversazione, e la pregò di avvertirlo del suo fallo, se mai per inavvertenza ne avesse commesso, assicurandola di guardarsene in avvenire. La interrogò, se voleva mutar qualche cosa nelle condizioni del suo Contratto, o di sua Contra dote, con promessa di soddisfarla immantinente che avesse rilevata la di lei volontà.

[24] A questo discorso ella non rispose, se non con un’aria dʼindifferenza, chʼegli lʼaffliggeva, e ch’ella non intendeva cosa volesse dire; chʼella non sʼera mai lagnata di niente, ond’ egli non doveva figurarsi mai, chʼella fosse poco contenta; che non sempre si poteva essere dello stesso umore, e che lo pregava di risparmiare ad amendue il dispiacere di andar più innanzi con tali ricerche.

Se fosse stato 1’uomo il più insensibile del mondo, che pur era da tutti conosciuto sensibilissimo, doveva aprire gli occhi ad un tale procedere: non dubitò più della sua disgrazia, e risoluto di scoprirne 1’Autore, se fosse possibile, fece spiare dov’ella andava, e prese così bene le sue misure, che riconobbe la verità. Voleva ne’primi movimenti della sua collera mandare una sfida al Distruggitore della sua felicità, ma ritornato un poco in sè stesso abbandonò questo pensiero, per non offendere la riputazione di Martesia, che gli era ancor cara, e si lusingava di ridurre un giorno al dovere. Egli mise certamente in pratica tutti que’teneri stratagemmi, che gli suggeriva il suo genio, secondato dall’ amore per essa; ma in vece di lasciarsi vincere da i di lui discorsi, e dai di lui trattamenti, ella diventò sempre più severa con esso. Finalmente venne egli alle querele, e ai rimproveri, e le fece intendere di ben sa-[25]pere la di lei condotta,e benchè pronto a perdonarle il passato, non conveniva al suo carattere di Marito tollerar più a lungo affronti di tal natura. Questo discorso le fece perdere la pazienza, gli rimproverò aspramente il concepire anche un menomo sospetto della sua virtù, e trattar da colpevoli i più innocenti divertimenti; e forse ella colse questa occasione per dichiargli il suo pentimento d’averlo una volta ascoltato, e per poter maledire in sua presenza il giorno, che s’erano insieme spolati.

Continuarono a vivere sì male insieme, che mancando sufficienti prove per un divorzio, si separaron di letto, e quantunque abitassero nella casa medesima, si trattavano come se fossero stranieri, non mangiavano alla medesima tavola se non quando avevano compagnia, e lo facevano solamente allora per non dar occasione alle ricerche degli altri, studiando del pari tenere al possibile occulti i loro dispareri.

Ma nel tempo ch’essi continuavano a trattarsi scambievolmente in una maniera cotanto contraria alle loro prime speranze, e al vincolo con cui sʼeran legati a piè dell’Altare, Martesia divenne incinta. Con tutta lʼindolenza mostrata prima, ella cominciò ad inquietarsi: suo Marito veniva ad esser padrone di fare un divorzio, e bench’ella avrebbe avuto piacere di separarsi da lui per qualsivo-[26]glia cagione, non poteva però tollerare il pensiero di veder perduta la sua fama. Ella sapeva benissimo le mormorazioni, che correvano della sua condotta, ella aveva avuto il coraggio di non curarle fino a che non v’era pruova d’assicurarle, ma veniva a darne una sì chiara, che non poteva riflettervi senza sentirsi lacerare dalla vergogna, e dalla confusione. Tentò il possibile per distruggere questa prova del suo delitto, ma non potendo riuscirci, ricorse alla sua amica, la sola confidente della sua funesta passione. QuestʼAmica perniciosa la consolò quanto potè, le esibì di portarsi alla sua propria casa, quando si avvicinasse il tempo di partorire, assicurandola di provederla di tutto il bisognevole.

Ella finse d’essere indisposta per nascondere quelle alterazioni, che le comparivan sul volto, si lasciava vedere di rado, e portava vestiti larghi. Finalmente venne di mezza notte a sorprenderla quel terribil momento: agitata da i più vivi dolori, resi ancora più orribili dalle sue inquietudini, e dalle sue angoscie, s’alza dal letto, chiama la cameriera le dice di aver fatto un sogno spaventevole sopra quella Dama, chʼella stima più di qualunque altra al mondo, come in diversi incontri ella medesima ha potuto accorgersene, le ordina di far venire una lettiga, perchè non può starsi quieta se non va a trovarla in persona. Arriva la [27] lettiga e con la sola compagnia del turbamento, e dellʼagitazione de’suoi pensieri si fa condurre in quel luogo, dove sʼimmaginai di trovare un asilo contro l’infamia. Con la prevenzione di tener colà pronta una levatrice, sgravossi felicemente d’una bambina, la quale morì pochi momenti dopo. Bisognava in oltre studiare al possibile, che non traspirasse la notizia di quellʼavventura, perciò la nuova puerpera si fece ricondurre la mattina medesima alla propria casa, dove postasi a letto, vi si fermò parecchi giorni col pretesto di un contorcimento in un piede.

Con tutte queste precauzioni si seppe il fatto, e se ne mormorò pubblicamente. Quelli, che per ragione di parentela potevano apertamente parlarle, le dissero tutto ciò che di lei si discorreva in pubblico; e queʼche non ardivano prendersi tal libertà, col loro contegno, e con certe riserve, quando s’incontravan con essa, le fecero conoscere di non approvare la di lei condotta. Ella aveva quanto discernimento bastava per accorgersi de’loro pensieri, e con tutto il suo orgoglio naturale compariva mortificata. Per colmo della sua disgrazia Clisandro si rimostrava ognj giorno più raffredato verso di lei, e in pochi giorni seppe ch’egli era per maritarsi con una Dama a lei molto inferiore nello spirito, ed in bellezza. Veggendosi finalmente abban-[28]donata daʼsuoi parenti, e dalla maggior parte deʼsuoi conoscenti, non essendo amata, nè stimata da alcuno, divenuta oggetto di compassione per quelle medesime, chenon potevano vantarsi senon dʼuna maggiore circospezione, prese la rivoluzione di abbandonar l’Inghilterra per sempre. Nello stesso tempo suo Marito aveva cominciato a gustare altri divertimenti, e senza dubbio si trovava contento di mettersi in libertà con la lontananza della moglie; trattò per tanto con essa di buona grazia, e accordò di farle pagare, dovunque ella fosse, la somma di denaro tra loro stabilita. Allora ella prese congedo da un paese, dove era stata idolatrata, e chʼella condannava dʼingiusto, perchè non aveva chiuso gli occhi a ciò, che avrebbe voluto tener nascosto.

Eccola al presente in un bando volontario, priva de’suoi amici, ridotta andarsene per il mondo raminga, cercando quella tranquillità, che avrebbe facilmente goduto in sua casa, in seno d’un marito, che teneramente lʼamava. Amabile, e sventurata Dama! nata con tutte le qualità più degne dell’amore, e dellʼammirazione di tutti, basta un solo passo falso per rovinarla; ella perde tutto quello chʼè il più prezioso agli occhi del mondo, e fu più strepitosa la sua disgrazia, appunto perchè fu più luminosa la figura che aveva fatta. ◀Exemplum ◀Livello 3

[29] Sarebbe a mio credere un troppo rigore addossare alle Dame giovani tutta la colpa de’matrimonj fatti senza considerazione. I loro parenti le costringon tal volta a far cose, alle quali esse non avrebbero pensato giammai, quando sovra di esse non si fossero praticate precauzioni eccessive. Io credo, che se alcune di qualche Nazione s’arrendono facilmente ai primi progetti che lor si fanno, non sia già effetto dʼuna complessione più vivace in confronto di quelle d’altri paesi; ma nasca dallʼessere loro crudelmente interdetta qualunque conservazione cogli uomini. Siccome le occasioni si presentan di rado, è forza ch’elle aprano il suo cuore al primo incontro. Livello 3► Exemplum► In Turchia, dove i nostri viaggiatori si vantano delle loro avventure con le femmine, io ne ho conosciuto molte, che hanno sposato degl’Inglesi, e vivendo con la libertà del nostro costume, son divenute le donne più ammirabili. Livello 4► Eteroritratto► I Franzesi sono senza contraddizione il popolo tra tutti il più gaio, il più vivo, e che permette alle donne la maggior libertà; e pure presso di loro è un prodigio il sentire un matrimonio clandestino; e quantunque tra loro sieno più frequenti che altrove le scene di galenteria, io credo che non vi sia paese, dove si faccia meno di passi falsi, e dove i mariti abbiano meno ra-[30]gione di lamentarsi, che le loro mogli manchino al suo dovere. ◀Eteroritratto ◀Livello 4 ◀Exemplum ◀Livello 3 In tutte l’età si abborrisce naturalmente la suggezione, ma sovra tutte la gioventù, come più impetuosa ed ostinata, tenterà tutto per liberarsi da quelle leggi, che se le impongono. È dunque un mancar di prudenza, ed un usare ingiustamente della sua autorità, tener chiusa una dama giovane, e privarla d’ogni conversazione cogli uomini, per paura che non s’attacchi a qualcheduno. Il caso può in un momento distruggere un’opera, che abbia costato fatica infinta. Una donna, che continuamente si veda d’intorno diversi oggetti i più dilettevoli, corre minor pericolo di un’altra, che per accidente si trovasse da sola a solo. Una giovane che senta di continuo espressioni galanti, le considera come parole di usanza: ben può compiacersene per vanità, ma non riportarne alcuna impressione nel cuore. Dall’altra parte chi non è avvezza alle maniere galanti delle persone polite trattando col nostro sesso, crede leggermente alle prime politezze, prende per una dichiarazione d’amore un puro complimento, e vi risponde in maniera di esporsi alla risa della compagnia, o alle mire di chi parla, se pur è vero, che n’abbia qualcheduna. Per questa ragione le Dame di campagna, cui non si permette mai di venire in Città per paura, che il vajuolo [31] non alteri il loro colorito, o che una qualche galanteria non offenda la loro riputazione, restan più facilmente preda degli artifizj degli uomini, che le altre allevate con minor ristrettezza. Siccome elle di rado passano il recinto del parco della sua casa, quando non sia per andare alla Chiesa, se un uomo ardito ha coraggio di gittare dentro le mura una canzone amorosa, o qualche poesia indirizzata alla nobile giovane, o segretamente dargliela quando vada a fare una visita in quella casa, egli ha un occasione favorevole per far fortuna,e si può contare per buona forte, che non arrivi di peggio. Quante figlie di Gentiluomini di campagna non han passate le siepi, e i fossi per mettersi in braccio ad un contadino giovane, e ben fatto?

È cosa rara, che le nostre Dame di Londra sieno custodite con tanta riserva, ma se ciò mai addiviene, siccome la Natura è la medesima da per tutto, le conseguenze pure saranno le stesse! Livello 3► Exemplum► Si sarebbe abbassatta mai la giovane Lageretta a sposare il succido Lacchè, che correva dinanzi alla sua carrozza, se costui non fosse stato il solo uomo, a cui suo padre le avesse permesso di parlare? Avrebbe Arminia trovato di che compiacersi in un uomo della più vil condizione, se le fosse stato permesso di vedere persone di qualità? ◀Exemplum ◀Livello 3

Livello 3► Exemplum► Seomanta è stata per sua disgrazia, allevata sotto la tutela di sua zia Negra-zia, [32] donna di cattivo umore naturalmente, e molto più per cagione dellʼetà, e delle infermità. Per essa erano di già passati tutti i piaceri di questa vita, e per malignità vendicavasi sopra di quelli, che per l’età potevano ancora gustarli: ella censurava severamente i più innocenti divertimenti, e riputava scandalosa all’ultimo grado la menoma compiacenza per un Cavaliere. Era tanto noto il di lei carattere, che alla sua casa non capitava se non qualche affettata modesta, la di cui deformità era un antidoto contro ogni tentazione amorosa, o qualche grinzo spossato dagli anni, sopravivuto a tutti i sentimenti del piacere, o qualche ipocrita assuto . Seomanta, ch’era giovane, amabile, e naturalmente allegra, fu condannata a tal compagnia, dove non sentiva che condannare i piaceri, di cui godevano le sue pari di nascita, e di fortune; Ma ella era di tal buon senso, che non sapeva giudicarli colpevoli, e pensava che con tutta lʼinnocenza si potesse andare qualche volta alla Commedia, e all’Opera, nè poteva persuadersi essere tanto pericolosa la Corte, quanto la rappresentavano. Più che sentiva predicare contro gli abiti guerniti, e contro le conciature alla moda, più le piacevano; se vedeva passare una carrozza piena di Dame e di Signori, desiderava di essere in lor compagnia, e se vedeva qual-[33]che Cavaliere ben fatto, bramava ardentemente di conoscerlo.

Si adempirono finalmente i suoi desideri: la fama, che trovavasi in casa di Negrazia una giovane, erede, e padrona d’una grossa facoltà, giunse all’orecchio d’una di quelle arpie, le quali miserabilmente vivono di furberia, rovinando le persone inconsiderate. Questa disgraziata era stata adoperata per mezzana da un di quegli uomini, che non hanno altro titolo che non la loro infingardaggine, e si mettono in dosso quanto hanno, con la speranza di piacere a qualche femmina ricca; e sʼaccorse facilmente costei dʼaver trovato in Seomanta quel che cercava. Venne dunque in sua casa sotto pretesto di venderle a buon mercato de i merli, della tela d’Olanda, del Tè più squisito. Negrazia donna di ristretta economia, e attenta a comperar a buon prezzo, lʼaccolse con piacere, e avvicinatasi alla finestra per esaminare le merci portate da questa donna, cortei sʼapprofittò del momento per dare in mano a Seomanta una lettera, aggiungendovi, che questa veniva da un Cavaliere il più bello del mondo, e che morrebbe disperato, quando ella non gli accordasse il solo piacer di rispondergli. Arrossì la giovane dama nel prenderla, se la pose in faccoccia senza aver tempo di replicare, poichè le sopraggiunse in quel momento Negrazia. Siccome questa femmina sape-[34]va il suo mestiere a meraviglia, disse di ritornare il giorno seguente per far vedere alle dame diverse altre merci; e in tanto che piegava i suoi fardelli, fece a Seomanta cenno cogli occhi, e con tanta espressione, che questa povera vittima ancorchè giovane, e senza sperienza, ne intese perfettamente il significato, e divenne impaziente dellʼesito dʼuna avventura, dal di cui principio le nasceva tanta soddisfazione.

Si ritirò immantinente in camera, e aperto il viglietto trovò che in esso si parlava di fiamme, di dardi, di ferite, d’amore, e per sino di morte; vi lesse i più ampullosi elogj di sua bellezza, e le più violente imprecazioni di non sopravivere alla disgrazia di trovarla indifferente, con uno stile, e con espressioni, che avrebbero mosso alle risa una donna di mondo, ma’che cavaron le lagrime alla semplice Seomanta. Sʼimmaginò ch’egli 1’avesse veduta in Chiesa, o alla finestra, non essendole permesso di comparire in altri luoghi, e tenne per una delle più certe verità 1’amore, e la disperazione espressa nella Lettera. Per corrispondere a sì tenero amore, gli fece unʼobbligante risposta, che consegnò di nascosto alla finta mercatantessa ritornata il giorno seguente.

La Domenica prossima vide in Chiesa un forastiere in un banco vicino al suo, e dal guardarla ch’egli continuamente fa-[35]ceva di soppiato, si figurò esser questo il Cavaliere medesimo, che le aveva dichiarata la sua passione, e si confermò in questa opinione, quando egli presa opportuna occasione di non esser veduto, lasciò cadere una lettera sotto al di lei banco. Ella se nʼaccorse sul fatto, e lasciando cadere il suo fazzoletto su la Lettera se la ripose soddisfatta in faccoccia. Le occhiate continue la persuasero della verità del di lui amore, e s’accorse pure il Galante, che la sua presenza non aveva distrutta l’impressione fatta dalla Lettera.

L’uno e 1’altra conchiusero di dover essere soddisfattissimi di questo incontro, ma la povera Seomanta era presa dalla più violenta passione. La figura del Cavaliere era passabile, anzi direi Angelica in confronto di quelli, che Negrazia lasciava vedere a sua Nipote, almeno tale pareale per la prevenzione concepita a favore di lui. Le pareva un secolo ogni momento per arrivare a casa, ed essere in libertà di leggere questo secondo viglietto; vi trovò presso poco le cose medesime, ch’eran nel precedente, v’era aggiunto solamente quasi per postilla, che la scongiurava di procurargli unʼoccasione favorevole, in cui potesse a viva voce esprimerle la sua passione. Le ricordava la femmina, ch’era stata a vender le merci, adoperata la prima volta per iscoprirle la sua passione, le indicava il sito del-[36]la di lei abitazione, la supplicava, se fosse mai possibile, di accordargli una visita in questa casa, o almeno che gli rispondesse, sʼegli potesse o nò lusingarsi di questa buona fortuna, e ch’egli sarebbe la mattina vegnente sotto la sua finestra; aspettando la di lei risposta, s’ella volesse fargli grazia di dargliela.

Sospirò più volte leggendola, e pensando alla sua sventura di non potergli accordare la prima domanda, non esìtò un momento ad accordar la seconda. Preparò la risposta, e lo avverti in questa Lettera della impossibilità di uscir di cafa, ma lo espresse con tali parole, che non era difficile conghietturare, che sarebbe cosa facile impegnarla ad esporsi ad ogni rischio.

Continuò la sua corrispondenza col mezzo della Consigliera, fintanto che la credula Seomanta acconsenti di lasciar per sempre Negrazia, e mettersi sotto la protezion del suo Amante: e finalmente stabilita una notte per eseguire il disegno, ella raccolse tutti i suoi abiti, e le sue gioje, gittò quelli dalla finestra alla femmina pronta a riceverli, si pose in faccoccia questʼaltre, e scampò da una casa, dove viveva con dispiacere, per gittarsi in un precipizio, donde non potesse più uscire. Si sposarono la mattina, e forse passarono qualche giorni in que’trasporti ordinarj de’sposi novelli, ma quando i pa-[37]renti, e gli amici di Seomanta, afflittissimi per la di lei fuga, trovarono finalmente il luogo dov’era, dopo scorsa tutta la Città, in quale stato compassionevole la trovarono! Il scellerato aveva venduto tutti i suoi beni, le aveva rubato tutte le gioje, e le vesti più preziose, e sʼera imbarcato senza chʼella sapesse per dove. Il padrone della casa, in cui alloggiavano, accortosi della partenza di chi doveva pagare, per risarcirsi del danno, sʼera prese alcune bagatelle, che il furfante non aveva potuto seco portare, ed era in procinto di mettere su la strada Seomanta.

Nè la vista della sua miseria, nè le sue lamentazioni, capaci dʼamollire i cuori più duri, commossero punto quello di Negrazia. Questa inesorabil persona pensava non esservi castigo sufficiente per chi aveva disubbidito alle di lei disposizioni, ma altre più caritatevoli 1’accolsero in sua casa, e alla meglio la consolarono. Ella vive ancora con esse, dipendente dalla loro generosita, e obbligata a conservarsene la continuazione collʼassoggettarsi a i loro voleri. Non si è potuto sapere ancora quale strada abbia preso il suo perfido sposo; si suppone che siasi ritirato in Francia, o in Olanda, lasciati quì de i debiti considerabili, che potrebbero pagarsi appena con tutto quello di Seomanta, ch’egli ha rubato; onde non è verisimle, ch’egli ritorni più, o se ri-[38]torna, possa recare sollievo alcuno alla infelice sua Sposa. ◀Exemplum ◀Livello 3

Metatestualità► Era in procinto di riferire molti esempj di tal natura, per dimostrare, come una troppa ristrettezza è stata fatale alle giovani del nostro Sesso, quando entrò Mira nella mia camera, e vedendo ciò che faceva, mi tolse di mano la penna, e mi disse, che se più a lungo mi stendeva su tal proposito, era facile, che venissi imputata d’inclinare all’opposta estremità, sovente più fatale ancora al nostro Sesso.

Mʼarresi alla superiorità del di lei giùdizio, ed ella non ebbe difficoltà a persuadermi, che se alla gioventù si accordasse tutta la libertà, chʼella vuole, non si vedrebbero se non tristi ed infelici oggetti, prima di giugnere allʼetà matura. ◀Metatestualità

Si è avanzato in questi ultimi tempi a tal segno il lusso in tutte 1e cose, che le persone, destinate alla istruzione della gioventù, non possono usare lʼattenzione che basta. La Natura abborrisce per sè medesima il vizio, ma chi ha inventato i nostri divertimenti alla moda, ha saputo con tal arte nascondere la deformità di questi piaceri, che i giovani non se ne possono accorgere. Lʼapparente bellezza, ch’essi dimostrano, colpisce anche in lontano, e se non si discopre il serpente, che vi sta nascosto, se non quando vi si va troppo vicino, si va a pericolo di restare infetto del suo veleno. I nostri an-[39]tichi non passavan le sere in quella sorta di divertimenti, come sono le nostre Mascherate in Inverno, e i nostri Ridotti al fresco in Estate. Ancorchè tal genere di piaceri possa sul fatto solleticare i nostri sensi, sono più volte origine de’più amari disgusti in tempo della riflessione. Io li considero tutti, e particolarmente il primo come un’ardita intrapresa di roversciare l’ordine della natura. Di fatto il primo incomincia a quell’ora, in cui dovrebbero finire le nostre ricreazioni, usurpandoci il tempo, di cui abbiamo bisogno per ristorar col riposo le forze del nostro spirito, e del nostro corpo. Quelli, che sono di più robusta tessitura, son sicuri di perdere un giorno di vita dopo ogni Mascherata, ma gli altri di più delicato temperamento vi guadagn delle flussioni, ed altri incomodi, che li travagliano lungo tempo, e forse tutta la vita. E pure quai lamentazioni non farebbe la nostra gioventù dell’uno, e dell’altro Sesso, se si venisse a togliere loro un divertimento, al detto loro, di sì buon gusto! Che può darsi di più innocente, essi dicono, quanto veder insieme raccolte tante persone, tutte diversamente occupate, chi in discorsi, chi al ballo, chi al giuoco, e goder tutto questo tempo il piacer della musica? Che più serve ad acuire lo spirito, quanto queste varie conversazioni? Egli è vero, che molte famiglie nobi-[40]li, le quali passano l’Inverno in campagna, hanno spesso nelle loro case quel ch’essi chiamano Mascherate: vi è invitata tutta la nobiltà del vicinato, e nessuna cosa è più dilettevole di questa sorta di divertimento. Quando una compagnia di scelte persone si mascera per non farsi conoscere l’un l’altro, uno scherzo spiritoso trattiene l’assemblea, e le graziose finzioni, ch essi fanno, servono a tenere in viva la conversazione: ma siccome, finito il ballo, ogn’uno deve levarsi la mascera, e farsi conoscere, si può star sicuro, che nessuno dirà, o farà cosa impropria e indecente. Ma è ben altra cosa nei nostri divertimenti, dove si paga: l’uomo più mal educato, e più dissoluto, quando abbia denaro da comperarsi un biglietto, è in libertà di dire le cose più indegne alle orecchie più caste, e poi ritirarsi col benefizio della mascera, senza patir la vergogna, o la pena che merita il suo procedere. Ma oltre che le dame sono esposte agl’insulti di qualunque sciocco, il quale quanto si crede più spiritoso, viene più ad offendere la loro modestia, io mi meraviglio, ch’elle possano rifletter senza arrossire con quali persone del loro medesimo Sesso vengano ad incontrarsi spesso in questa sorta d’assemblee, dove è permesso a tutti d’entrare.

Livello 3► Mi raccontò un giorno un uomo di spirito, ma un poco stordito di non es-[41]sersi tanto mai divertito in tutta la sua vita, quanto una sera, a spese della più affettata donna modesta di tutta la Nazione. Livello 4► Exemplum► Un Cavaliere si avvicinò a questa Dama, prendendola per un’altra, e le disse alcune parole un pò troppo libere: ella offesa di questo discorso, e volendosi liberare dalle di lui importunità, corse da una certa donna da partito, cui l’Autore di questo racconto aveva dato un biglietto, e le disse, Madama, avete inteso questa infame creatura ? ◀Exemplum ◀Livello 4

Io ben intesi, aversi questa Dama meritato la derisione di tutti, poich’ella non doveva in alcun conto portarsi in un luogo così poco conforme allʼausterità, che professava; ma colsi quest’occasione per mettergli in vista, che le donne dʼonore erano poco obbligate a lui, e ad ogni altro Cavaliere, che introduceva queste prostituite in una Compagnia, dove non avrebbero mai osato di avvicinarsi, se non fosse loro stato donato un biglietto; e gli dissi, che a mio parere non si poteva fare al nostro Sesso maggior affronto, che questo era un mancar di prudenza, perchè conducendo in queste assemblee le sue innamorate, poteva far lʼaccidente, che avessero a trattare colle proprie mogli, o con le sorelle. Nò, Madama, egli disse con un malizioso sorriso per rispondere alle mie ultime parole, a queste non diamo giammai biglietto di Mascherata; volendo dire, ch’essi non approvavano [42] mai, che le loro Dame di casa frequentassero luoghi tali, e che se vi andavano, e vi ricevavano qualche affronto, non avevano a dolersi se non di sè stesse. ◀Livello 3

Livello 3► Racconto generale► Ciò mi fa sovvenire d’un uomo di mia conoscenza, considerato da tutti per un buonissimo marito, come in fatto lo è, ancorchè siasi servito d’un mezzo assai straordinario per guarire sua moglie dalla passione, che ne’primi tempi del suo maritaggio mostrava per entrare in questi divertimenti notturni. Appena ella sentiva parlare d’una Mascherata, che gli occhi le scintillavano d’allegrezza: si faceva chiamar sul fatto il sarto, non si parlava, non si pensava ad altro che all’abito da mettersi questa notte felice. Era ben persusaso il marito dell’innocenza delle di lei intenzioni, poichè senza di lui ella non mai cercava di andarvi, e lo pregava instantemente di andar seco a quel divertimento, di cui ella prendeva un piacere sì grande. Ma egli conosceva troppo ben la Città, e i pericoli incontrati da molte donne in tali adunanze. Non si sentiva in oltre di far questa spesa, e temeva di passare per un incivile, o per un geloso, se le adduceva l’una o l’altra di queste ragioni per dissuaderla di andarvi; laonde pensò uno stratagemma, con cui distornarla dal fequentar questo luogo. ◀Racconto generale

Pregò uno de’suoi più confidenti amici, da lei sconosciuto di mettersi un abi-[43]to affatto simile al suo, tal che non si potesse distinguerli sotto la maschera, rassomigliandosi per altro nella statura, e nel portamento. Nel calor d’una danza si avanzò questo Cavaliere, e si pose nel sito del marito, il quale si ritirò immantinente, e s’andò a nascondere, fino a che il ballo fosse finito. La povera Dama non sospettando mai dell’inganno, non s’allontanò mai dal creduto marito, e quando separossi la compagnia, egli la fece entrare in una carrozza a nolo, cui aveva dato ordine di condurli in una Osteria2 nel Pall-Mall. Ella restò sul fatto sorpresa di trovarsi in questo luogo, ma credendola una bizzarria del marito, stimò bene di non resitere, e si lasciò condurre in una camera. Allora il Cavaliere levatasi la mascera, la pregò a levarsela ella pure, e con parole che non convenivano a quello, per cui ella prendevalo, di che spaventossi ella a tal segno, che non potè contenersi di altamente gridare. La seguiva il marito in un’altra carrozza, e arrivò in quel momento, ch’ella chiamava gente per aver una lettiga da farsi condurre alla propria casa, in tanto che il Cavaliere faceva il possibile per persuaderla a smascherarsi. Egli faceva così bene la sua parte, che se ne [44] compiacque all’eccesso chi lo aveva pregato di farla, e avrebbe lasciato durare più a lungo la scena, se l’eccessivo spavento di sua moglie non l’avesse obbligato a finirla; levossi per tanto la maschera, ed abbracciandola, la pregò di acchetarsi. Questo accidente, le disse, avrebbe potuto terminar malamente, se non vi fosse avvenuto con un mio amico distinto. Io l’ho veduto, e vi ho seguitato, risoluto di vendicarmi dell’ingiuria, che voleva farmi, ma vedo benissimo, chʼegli e voi vi siete ingannati. Vedete, continuò levando alla moglie la maschera, vedete chi è quella, cui avete fatte tutte queste galenterie, e con cui, volevate prendervi tanta liberta.

Il Cavaliere mostrò una estrema sorpresa, e grande confusione per quel che avea fatto, domandò perdono alla Dama, e allʼamico; disse, che se lʼera accostato prendendola per una bella donna, e vedendo, che in vece di ributtarlo, ella stavasi sempre a lui vicina, e schivava di attaccarsi con altri, aveva con ragione potuto lusingarsi, chʼessa non avrebbe avuto dispiacere di trovarsi con esso lui in un altro luogo. Ma ora mʼaccorgo, egli soggiunse, che la rassomiglianza de’nostri vestiti 1’ha ingannata, e che se io mi figurava di farmi un’innamorata, ella credeva di seguitar un marito.

Quest’avvenimento li mise in allegria, e fece su la Dama tutto il buoneffetto, [45] che il mio amico desiderava. Ella fu tanto spaventata dall’immaginario pericolo scorso, e dalla paura reale ch n’ebbe, che deliberò di non metter più piede in un luogo, dove erano cotanto esposte la riputazione, e la virtù. Il marito tenne inviolabilmente segreta la burla fattale, per timore, che s’ella mai la risapesse, ne concepisse un risentimento più pregiudicievole alla sua tranquillità, di quello che se ella avesse continuato ad amar con tanta passione questo divertimento. ◀Livello 3

Ma ciò che fu finto in quest’incontro, pur troppo fu vero in un’altra occasione. In due nobili famiglie si è perduta la pace, anzi è nata una reciproca eterna inimicizia, per cagione d’un inganno fatale, prodotto da una sfortunata rassomiglianza d’abito in una di queste Mascherate.

Livello 3► Exemplum► Alcale e Palmira si maritarono insieme in tenera età, e senza che i loro cuori avessero deliberato in questo affare, i parenti soli avevano fatto tutto. Non lasciaron però di vivere in buona armonia, e non avvene mai per molti anni cosa, che potesse dare la menoma ombra, o fosse puro caso, ovvero effetto della loro prudenza. La lettura, il passeggio, la Commedia erano i pù favoriti divertimenti del marito; la Dama si divertiva in reciproche visite, all’Opera, e alle Mascherate. Egli non ricercò mai chi ella praticasse, ed ella non si prese mai [46] cura di sapere in qual maniera egli impiegasse il suo tempo. Ella era sommamente allegra, e libera nella conversazione, ma trattava con tutti con tanta eguaglianza, che la malignità medesima non sapeva trovare in che censuare la sua condotta. Alcale si diportava nella stessa maniera, faceva giustizia al merito di tutte le Dame, ma non aveva passion per veruna. Sin allora questa fortunata e insensibile copia non aveva provata gelosia. Quanto tranquillamente sarebbero vivuti, e qual onorevole fama avrebbero lasciata dopo morte, se qualche anno ancora lo avessero passato allo stesso modo! ma diversamente dispose la loro cattiva fortuna, e quando appunto pareva più soda la lora unione, era più vicina a finire.

Palmira si trovò una notte a una Mascherata, nè mai mancava ad alcuna, che Alcale fu strascinato da suoi amici per forza, dopo ch’ella era partita. Ancorchè egli non avesse il menomo gusto per questa sorta di divertimento, avrebbe creduto di comparire ridicolo, se non avesse fatto come gli altri, e s’attaccò con una Dama, piena di spirito, e di buone grazie. Un’altra Dama, chʼera stata in compagnia di Palmira, trovandosi in poca distanza, lo riconobbe alla voce, e corse immantinente a portarne la nuova alla di lui moglie, la quale da principio non voleva crederlo, ma alle replicate proteste, chʼegli [47] trovavasi all’assemblea, che pareva molto attaccato con una Dama, colla quale certamente aveva qualche concerto, Palmira finalmente si lasciò persuadere di andare, per sincerarsene, in quella parte della Sala, dove, secondo la relazione dell’Amica uffiziosa, doveva trovarlo ancora occupato con la sua Dama. Sentì allora quella passione, che non aveva mai provata in passato, vide d’essere ingannata, distinse benissimo la voce del marito, e trovandolo in un luogo, per il quale egli aveva sempre mostrata una totale avversione, vie più si persuase, ch’egli fosse un dissimulatore, e fingesse questa ripugnanza per tener più secreti i suoi raggiri. In somma ella si formò di lui le idee più disavvantaggiose, figurandosi non solamente d’essere offesa, ma ancora ingannata, di tratto in tratto voleva parlargli, e fargli conoscere, che lo aveva scoperto, ma il suo Genio cattivo la trattenne da fare ciò, che avrebbe messa in chiaro l’innocenza di questa faccenda: si figurò, che in luogo pubblico manifestando il suo risentimento si esporrebbe alla comun derisione, onde giudicò meglio stare in osservazione di lui durante la festa, e seguitarlo poscia anche al luogo appostato, caso che non fosse tornato a casa. Con questo disegno non lo perdè mai di vista per quanto le fu possibile; e finalmente le parve di vederlo uscir della [48] Sala, prima che l’assemblea si sciogliesse. Aveva prima perduta di vista la Dama, con cui egli parlava, nè dubitò di qualche stabilito concerto, onde vedendolo entrare in una sedia, ella ne prese un altra, e lo seguitò fin che lo vide entrare in una casa vicino a Convent Garden. Senza molto riflettere ordinò di battere alla porta, e venuto il servo ad aprirla domandò dʼessere introdotta da quel Cavaliere, che aveva veduto entrare. Credendo il servo esser questa una visita aspettata dal suo padrone, la condusse di sopra, dove le venne incontro un uomo di bella presenza, vestito affatto come suo marito, ma allor senza maschera, il quale pregolla con tutta la civiltà di esporgli quanto desiderava.

Rimase a tal vista piena di confusione, e di rabbia; borbottò dʼaverlo preso per un altro, e si voltò impetuosamente per discendere dalla scala: ma egli la prese per la veste, dicendo, che sarebbe indegno della buona sorte, che presentavagli la fortuna, se la lasciava partire senza darle pruove, chʼella non avrebbe potuto ritrovare un altrʼuomo, che più di luì apprezzasse il menomo favore, ch’ella volesse fargli. Con tutto il suo trasporto furioso ella trovò nella persona, e nelle maniere di questo straniero qualche cosa che le piacque, e figurandosi chʼegli avesse poputo [sic.] cambiar abito con Alcale (il che tal volta si fa nelle Mascherate o [49] per bizzarria, o per (meglio riuscire in qualche raggiro) gli domandò, se aveva portato quell’abito tutta la sera. Egli rispose che sì, ond’ella fu ancora più inquieta, ma era però sicura di non essersi ingannata nella voce, che aveva ben distinto, di suo martio, e ben diversa da quella del Cavaliere, che le parlava. Continuò per tanto ad interrogarlo, se avesse osservato un altro Cavaliere vestito alla stessa foggia. Replicò egli d’averlo veduto, e che la persona, di cui ella parlavagli, era molto attaccata con una Dama, ma questa Dama, soggiunse con certo sorriso, non era già quella, che ora si dimostra tanto inquieta per lui.

Queste parole toccaron sul vivo Palmira, e sperando di poter in progressi rilevar qualche cosa, si lasciò persuadere di prender una sedia, e palesatasi per la moglie di quello, di cui cercava informarzioni, levossi la maschera, per fagli vedere, che non meritava l’affronto, che le veniva fatto, e lo scongiurò di palesarle quanto sapeva della infedeltà di suo marito. Il Cavaliere, ch’io chiamerò Lisimone, l’assicurò di non conoscere assolutamente la persona, che portava un abito simile al suo, benchè, per questa somiglianza appunto lo avesse esaminato con attenzione, ma insieme esaggerò i complimentni, che aveva inteso fare da lui a questa Dama, così che Palmira non poteva più di gelosia, e di dispetto. In que-[50]sti ragionamenti andava egli scaltramente frammischiando elogj della di lei bellezza, esclamazioni contro l’ingratitudine dello Sposo, che avendo sì bella moglie potesse aver occhi per altre donne, a segno tale che la vanità da una parte, dall’altra il desiderio di vendicarsi la disposero a non resistere ad una nuova fiamma, e tanto s’inoltrò la faccenda, che prima del giorno egli ottenne il possesso intiero d’un cuore, che non aveva sino allora provato nè le pene, nè i piaceri d’amore.

Era il giorno avanzato, quando ella giunse a casa: Alcale non aveva potuto prima dʼallora liberarsi dalla sua compagnia, siccome non era ritornato se non un momento prima di lei, non erasi ancor messo a letto. Egli non mostrò la menoma ammirazione, chʼella fosse restata sì lungo tempo contro il solito alla Mascherara, e non le fece parola su tal proposito: ella era troppo impressa di Lisimone per ricordarsi, che vi fosse stato ancor suo marito. Tutto per altro sarebbe passato felicemente, se la sorella dʼAlcale, che abitava di rimpetto a Lisimone, non avesse veduta per disgrazia la cognata alla finestra un momento prima, che partisse da quella casa. Questa Dama aveva una segreta passione per quel Cavaliere, e cercava tutte le occasioni d’incontrarsi con lui per ottenerne corrispondenza, ma non fu mai ascoltata, anzi [51] sempre negletta, sicchè vedendo Palmira in casa di lui, s’immaginò essere questa Dama la vera cagione, per cui egli mostravasi tanto stupido, e così ingrato. Trasportata da tutto il furore, che può accendere la gelosia, il desiderio di vendetta, e ‘l dispetto di vedersi delusa di sue speranze, venne il giorno seguente da Alcale, e alla presenza della stessa Palmira si scatenò contro la medesima, come contro una donna, che avesse disonorata la sua famiglia, e fosse indegna di avere un marito sì buono. Riferì quanto aveva veduto di questo fatto, e in prova della sincerità del racconto esibiva il testimonio della sua cameriera, e d’un staffiere, da essa chiamati per vedere a quella finestra Palmira. Un’accusa sì forte, fatta da una sorella, risvegliò Alcale da quella indolenza, in cui era stato fin allora. S’accese in volto, ardeva nel cuore, Palmira negava tutto; ma trovando troppo forti le prove contro di sè, rivoltò sul marito tutto il biasimo di questa crudele censura. Confessò per tanto, che la gelosia e’l dispetto di vederlo impegnato in certo raggiro alla Mascherata avean fatto, ch’ella tenesse dietro a una persona presa in iscambio di lui; ma negò assolutamente di avere alcun attaccamento col Cavaliere, e di sapere neppure il suo nome.

Alcale senza proferir la parola lasciolla dir tutto, e finito ch’ella ebbe di parlare, [52] soggiunse con un certo sorriso, indizio di malizia, e di sdegno: È molto strano, Madama, che l’eccessivo amore, che mi portate, e’l timore che una rivale si togliesse il mio cuore, v’abbian potuto condurre a questi estremi, e che sul fatto, e senza essere convinta della falsità de’vostri sospetti, possiate mostrarvi tanto imperturbata; bisogna che abbiate un imperio straordinario su le vostre passioni, poichè non avete mai detto parola di ciò, che vi aveva data tanta inquietudine.

Palmira non sapeva che allegare contro un’osservazione così pungente, ma in vece di ragioni si sfogò colle ingiurie, procuarando, come in simili casi addiviene, di giustificare il suo fallo coll’esaggerare quel del marito. La contesa si riscaldò a tal segno, che Palmira si ritirò precisamente nella sua camera, raccolse le sue gioje, e si ritirò immediate a casa di suo fratello, dove si lamentò altamente dell’ingiustizia ricevuta, e protestò con le più amare imprecazioni di non tornare mai più a casa d’Alcale.

In questo fra tempo egli persuaso pienamente dell’affronto ricevuto, mandò una sfida a Lisimone nel bollore della sua collera. Questi non la ricusò; si batterono insieme, e restarono amendue pericolosamente feriti. In tutto il tempo che Alcale fu obbligato al letto, nè Palmira, nè altri della sua casa, mandaron mai a informarsi del dui lui stato. Questa man-[53]canza di attenzione, la più comune, offese Alcale, e i suoi parenti a segno, che non hanno potuto mai perdonargliela, e particolarmente quando seppero, che si aveva avuto maggior attenzione per Lisimone. Non si è data mai nemicizia più irreconciliabile di quella, che fin d’allora si è conservata tra queste due famiglie. Palmira mantenne la parola, e più non vide il marito, il quale, ben persuaso della di lei infedeltà, non ne dimostrò verun dispiacere. Le pruove però non eran sufficienti per un divorzio; quindi furono scelti Avvocati d’ambe le parti, i quali accordarono, ch’ella avesse il frutto de’suoi beni, per disporne a suo talento. Si separarono con la medesima indifferenza, con cui s’erano uniti, ma con minore tranquillità. Alcale si è ritirato alla sua casa di campagna, dove continua a vivere in una solitudine ignota. Palmira è andata in Francia, seguita dal suo Lisimone, guarito che fu dalle ferite, ma non si fa, s’ella trovi ancora nella compagnia del suo Amante di che risarcire la perdita della sua innocenza, e della sua riputazione. ◀Exemplum ◀Livello 3

Ma di quante hanno incontrato male per motivo di curiosità, nessuna è più degna di compassione della sventurata Erminia. Livello 3► Exemplum►Nasceva questa giovane Dama, e un suo fratello da una felice coppia di genitori, e godevano amendue del pari della tenerezza, e della indulgenza di es-[54]si. Erano stati allevati sin da’ primi anni con tutta l’attenzione su le più sode leggi di pietà, e di virtù, ed avevano ricevuto dalla natura quelle ammirabili disposizioni, per cui prendevano diletto in praticando quei doveri, che ad altri sembrano troppo rigorosi. I lor genitori soggiornavano alla campagna, nè venivano a Londra se non ogni due o tre anni per qualche giorno, fino a che avendo il figlio terminati i suoi studj a Cambridge, vollero ch’egli imparasse a conoscer il Mondo, meglio di quello che avrebbe potuto fare nel suo ritiro: ma per timore, ch’egli potesse darsi in preda a i vizj della sua età, se lo lasciavano in libertà, deliberarono di venir essi pure ad abitare in Città, per vegliare su la di lui condotta.

Presero a pigione una casa in una delle piazze di questa Città; vi si trasportò la famiglia tutta, e per non parer troppo particolarizzarsi, furono costretti di uniformarsi alla maniera ordinaria di vivere. Erminia non aveva più di sedici anni, ed era l’oggetto dell’attenzione di molti. Ella però, benchè giovane, non si lasciava trasportare da superbia, o da vanità; e con tutta l’allegria inseparabile dalla innocenza, e da un buon temperamento, ella non arrivò mai a prendersi, o permettere alcuna di quelle libertà, di cui non vedeva le altre farsi scrupolo alcuno.

[55] Sopravvenne l’Inverno, e da per tutto, ove la Dama andava e il Fratello, non sentivano parlare se non di Mascherate. Nessun di loro v’era mai stato, e la premura che ne vedevan negli altri, risvegliò in loro la curiosità. Non si opposero al loro desiderio i genitori, permisero che vi andassero insieme, raccomandando vivamente al figlio di aver l’occhio alla Sorella, e non perderla di vista fin che l’avesse ricondotta a casa. Ancorchè questo divertimento non si usasse in Inghilterra a suoi tempoi, e non sapessero precisamente cosa fosse, avevano sentito parlare dei pericoli, che vi si possono incontrare, e replicarono più e più volte gli stessi avvisi al giovane, il quale promise la più esatta osservanza de’loro comandi.

Ah! ch’egli non conosceva quanto fosse impossibile osservar la promessa! Furono appena entrati, che si trovaron perduti in quella tumultuosa assemblea. La bizzarria degli abiti, il precipizio, il disordine, che regnava in quel luogo, occuparono la loro attenzione: stettero qualche tmepo uniti, ma furono in breve separati dalla folla di chi si metteva tra loro, chi attaccandosi alla Sorella, e chi al Fratello. Que’che parlaron con essi, facilmente s’avvidero, che non eran pratici de’raggiri soliti di quel luogo, e dicendoselo l’un l’altro, i nostri giovani provinciali [56] furono il trastullo di tutta la compagnia.

Erminia aveva perduto suo fratello; vedevasi attorniata da persone dell’uno e dell’altro sesso, e non sapeva come risponderre al loro linguaggio, che non le piaceva molto: si rincorò finalmente vedendo un Dominò turchino, ch’era l’abito di suo fratello; corse alla persona che lo portava, e prendendolo per mano, ritiriamoci, disse, caro fratello, io sono atterrita da questo tumulto. Non so qual piacere quì si possa trovare.

Nulla rispose la persona, cui ella aveva parlato, ma presala sotto il braccio, la condusse fuori com’ella desiderava, e entrò con essa in una carrozza da nolo. Non sospettando della disgrazia che la minacciava, ella non badò punto agli ordini dati al cocchiere, e contenta d’essere partita da un luogo poco gradito, trattenne per viaggio il suo creduto fratello, raccontandogli tutto ciò che le avevan detto, sino a che la carrozza si fermò alla porta d’una Casa grande. Non era ancor giorno, ond’ella non seppe distinguere se fosse la casa de’genitori, e uscita di carrozza con tutta l’innocenza era di già passata l’entrata, prima di scoprire il suo errore; ma accortasene, Dio buono! Esclamò, dove mit avete condotta, fratello. Lo seguitò in tanto sopra la scala, dov’egli levatasi la maschera mostrò un volto, ch’ella non avea mai veduto.

[57] Io non credo, che alcuna mai sia stata sorpresa tanto, e tanto spaventata, quanto fu allora questa giovane, sfortunata Dama. Ella pianse, lo pregò, lo scongiurò, per quanto v’è di più sacro e rispettabile, di lasciarla partire; ma quando ancora ella fosse stata men bella, la sua sola innocenza sarebbe stata per lui un invito gagliardo. Quanto più d’avversione ella mostrava, quanto più si difendeva contra il crudel trattamento, che colui le minacciava, più s’accendevano le voglie sfrenate di quello scellerato, e avendola in suo potere in una casa, dov’eran inutili le sue grida, i pianti, e le preghiere, soddisfece finalmente la sua infame passione con una estrema barbarie, e per un momento di proprio piacere rovinò una giovane, caduta nelle sue mani per la sola ignoranza del mondo. Venuto al termine de’suoi empj disegni era imbrogliato sommamente, non sapendo come disimbarazzarsi di lei. Ella lo pregò mille volte di coronar quell’azion scellerata col darle la morte; ma non sarebbe stato sicuro dopo un tal fatto, o forse, per quanto scellerato fosse, non era capace d’un’azione sì nera. Si figurò, che questa fosse una figlia di condizione, e pensò, che i parenti di questa sventurata avrebbero cercato di vendicare l’ingiuria fattale, se ne avessero scoperto l’autore; sicchè vedendo di non poter accetarla, e meno molto di persuaderla a [58] continuare seco un commercio secreto, l’obbligò a lasciarsi bendare gli occhi, perchè non potesse descrivere la casa, nè la strada, dove era stata sì indegnamente tratta, poscia la fece entrare con lui in una carrozza da nolo, e ordinò al cocchiere di condurli in uno di que’sporchi Viottoli di Strant3 dalla parte del fiume, dove la pose a terra, e voltò addietro con tutta la celerità de’cavalli.

Non sì tosto ella fu in libertà, che si levò la benda dagli occhi . Volse dʼintorno lo sguardo, non sapeva distinguere dove fosse, ma vedendo il fiume poco distante, fu in procinto più volte, come confessò di poi, di gettarvisi dentro. Ma ritenuta da i principj di Religione andò lungo tempo errando or da una parte or dall’altra, non sapendo ove andare; finalmente arrivata ad una più popolata contrada, e trovata una sedia, si fece portare a casa in uno stato più facile da immaginarsi, che da descriversi.

Suo fratello in questo tempo era stato nella maggior agitazione del mondo: lʼaveva appena perduta di vista, che lʼaveva incominciata per ogni parte a cercare; girò più volte la Sala, esaminò tutte le strade, per le quali si poteva venirvi, descrisse il di lei vestito ai domestici, in-[59]terrogandoli, se avesser veduto la Dama che lo portava, ma riuscendo inutili tutte le sue ricerche, corse a casa, lusingandosi di trovarla. Non trovatala corse di nuovo a4 Haymarket per cercarla ancora, ma riuscendo del pari infruttuosa questa seconda ricerca, diede in una disperazione eccessiva. Egli veramente amava la sorella, e temeva per lei di qualche accidente fatale; ma raddoppiavansi le sue angoscie, quando pensava come aveva mal adempite le commissoni dategli da i genitori, e qual conto avrebbe potuto rendere ad essi. Temendo i loro rimproveri, e molto più il dispiacere, che avrebber provato vedendolo ritornare solo, correva per le strade come un forsennato; finalmente essendo il giorno avanzato, e vedendo che tutti si fermavano ad osservarlo, deridendolo come un ubbriaco, o un pazzo, superò il suo dolore a segno dʼesporsi ad una cosa, che temeva più della morte medesima. I genitori inquieti di non vedere i figliuoli ritornati a casa sani e salvi, non s’erano messi a letto: sentivano certe interne apprensioni, di cui non potevan render ragione, poichè nessun dimestico ebbe corraggio di avvisarli, ch’Erminia s’era per-[60]duta, e che suo fratello molte ore prima era venuto alla porta a domandare s’ella era tornata. Ma quando lo videro entrare con un’aria confusa, ed afflitta, e non videro sua sorrella con lui, tutti e due gridarono in quel momento, agitati, e sdegnati, dov’è vostra Sorella? Cosa è d’Erminia? E voi, tanto coraggio di venire senza essa?

Sarebbe difficile rappresentare lo stato di questo povero giovane; tremante, e col capo chino versava un torrente di lagrime, e non aveva forza di esprimer parola. Finalmente il Padre impaziente di sapere cosa fosse accaduto, ancorchè fosse il maggior male del mondo, gli comandò di raccontarlo, o di levarsi dinanzi a lui per non vederlo mai più. Ah! Padre mio, egli gridò, che mai posso dirvi è Mia Sorella è perduta, è stata vana tutta la mia attenzione per ubbidirvi, non sò come sia accaduta questa disgrazia.

Appena aveva proferite queste parole, che comparve questa giovane sventurata. Padre, Madre, Fratello, tutti corsero ad abbracciarla, ma nella estrema debolezza de’suoi spiriti ella non potè reggere, svenne; e restò più ore in tale stato, benchè spogliatala immantinente l’avessero messa a letto, e adoperati tutti i rimedj per farla rivenire.

Ella non ripigliò l’uso de i sensi, se non per fare le più tristi lamentazioni, ma finchè il Padre e il Fratello restaron [61] nella camera, non fu possibile che ne volesse dire il motivo. La Madre accortasi della suggezione che aveva di essi, li pregò a ritirarsi; e usando ora la sua autorità, ora numerando tutti i mali, che potevan venire alla fantasia, tanto ottenne su lo spirito della figlia, che fu rivelato il fatale segreto.

Non vi fu famiglia più desolata, e la disperazione era maggiore, non essendo possibile discoprire l’Autor scellerato della loro disgrazia; le di lui precauzioni resero inutili tutte le sue ricerche, e qualche giorno dopo andati con Erminia in carozza per quasi tutte le strade di Londra, non fu possibile a questa sventurata di mostrare la casa, o la strada, dove il suo rapitore l’aveva condotta.

Finalmente l’arrivo d’un giovane Cavaliere, che da gran tempo l’amava col consenso de’suoi genitori, e per il quale ella provava tutta la passione, di cui è capace un cuor virtuoso, portò all’ultimo segno la sua disgrazia. Per alcuni suoi affari non aveva potuto accompagnare in Città la famiglia d’Erminia, e vi giunse di poi pieno di speranza di appagare fra poco le sue brame, sposandosi con questa amabil figliuola.

Funesto, e fatal cambiamento in vece d’essere ricevuto a braccia aperte, in luogo del solito accoglimento grazioso, e di quello che con ragione sperava, scopre sul volto di quelli, che gli è permesso [62] vedere, l’aria più triste, e melanconica che possa darsi; Erminia particolarmente, quando seppe il suo arrivo, andò a racchiudersi nella sua camera, nè volle mai lasciarsi persuadere di comparigli dinanzi. Si addusse per iscusa di questo ritiro qualche indisposizione, ma egli lo giudicò un pretesto, perchè fin allora non gli era mai stato interdetto di fare una visita ad Erminia nella sua camera. Fece qualche lamentazione di questa novità di procedere, e congetturò d’avere un rivale, cui si dasse la preferenza. In tanto la ragion vera non potè restare occulta gran tempo, si cominciò a parlarne, e la seppe egli pure. Non è difficle concepire, quanto egli fosse sensibile a questo colpo, ma dopo un poco di riflessione andò a trovare il Padre d’Erminia, per comunicargli la notizia del funesto accidente, e per assicurarlo nel tempo stesso, che il suo amore essendo fondato principalmente su la virtù di questa giovane amabile, nè potendo a quella recar pregiudizio un atto di violenza, egli era disposto a sposarla, quando ella vi acconsentisse.

Questa generosità singolare calmò in parte la desolata famiglia, ma Erminia non seppe mai risolversi ad accettar questa offerta, quanto più ella lo trovava degno di quell’affetto, che aveva avuto per lui, prima della sua crudele avventura, tanto meno poteva tollerar il pensiero di [63] diventar sua moglie dopo il disonor ricevuto. Protestò a’suoi genitori di non volersi più maritare, e domandò loro permissione di ritirarsi in casa d’una sua Zia, che viveva in una delle Provincie più lontane dalla Capitale. Ancorchè l’amassero teneramente, trovarono certo che di nobile in questa sua maniera di pensare, che non vollero opporsi alla sua risoluzione; e’l suo amante medesimo fu suo malgrado costretto di applaudire a ciò, che gli trafiggeva il cuore. Partì poco dopo Erminia per il luogo destinato al suo ritiro; non vi fu scena più lugubre di quella nel prender congedo da i genitori, e dal fratello; ma tutte le istanze fattele a nome dell’Amante, nè le lettere appassionate, ch’egli le scrisse, poterono superare la sua modestia a vederlo; ella gli scrisse una lettera piena de’più teneri ringraziamenti per il suo amore, e per la sua generosità, nè fu per lui possibile ottenere di più. ◀Exemplum ◀Livello 3

Forse molte donne non avrebber risentito un’offesa di questo genere come Ermina, e bisogna riconoscere delicate all’eccesso le di lei idee di virtù, e d’onore. Quanto il mondo ha perduto, privo di questa virtuosa persona? ella sarebbe stata un illustre esempio di affetto, di fedeltà, e di tutte l’altre virtù coniugali. Come può mai riflettere il suo rapitore brutale, ed infame, (ed è impossibile [64] che qualche volta non vi pensi) alle sventure da lui cagionate, senza provar que’rimorsi, che devono rendergli oddiosa la vita? Quantunque egli sia ancora ignoto, e non possa il mondo trattarlo come egli merita, deve però ne’proprj pensieri trovare de’vendicatori del suo misfatto più terribili di tutti i corporali castighi, che avesse potuto patire.

Egli è vero, che sono assai rari gli accidenti di questa natura, e faccia il cielo, che non sieno mai più frequenti! ho però qualche timore, che molti ne accadono, i quali restano occulti. Penso per tanto, che la gioventù non può guardarsi a bastanza, anche da que’pericoli, che minaccian da lungi. L’occhio più penetrante non può sempre discernere le insidie, che le vengon tese, e vi cade spesso prima dell’altre chi si vanta di avere il discernimento più fino. Quelle che non conoscono il pericolo, e non stanno su la difesa, meritan compatimento; ma chi vi si espone deliberatamente, come se volessero sfidare tutte le tentazioni, quantunque restino illese, non meritan se non rimproveri dal nostro Sesso, poichè danno un cattivo esempio a quelle, che forse non saranno tanto fortunate.

Io non dico, che si corra lo stesso pericolo in que’ luoghi pubblici, dove si va a passare le sere d’Estate, trai i qua-[65]li Vauschhall5 è il più delizioso, e ‘l più frequentato. Tutti vi vanno col suo volto naturale, nè vi può essere alcun raggiro, se non d’accordo le parti. E pure quante pericolose istigazioni (com’è la Musica, i deliziosi boschetti, i viali ameni, e ritirati) si uniscono per addormentare i custodi del nostro onore! Livello 3► Eteroritratto► Un uomo assai noto, col quale ogni menomo attaccamento non presagisce niente d’onesto alle giovani, si è vantato più volte, che Vauschall era uno de i Tempj della dea Flora, e ch’egli da molto tempo vi faceva la funzione di Gran Sacerdote. Per me vorrei che fosse falso quanto egli dice, ma per vendicare le Dame, che si dilettano di ridursi in quel luogo, racconterò una mortificazione, ch’egli ebbe, per la quale perdette anche la grazia de’suoi protettori più illustri. ◀Eteroritratto ◀Livello 3

Livello 3► Racconto generale► Siccome la sua occupazion principale si è il cercare le belle giovani, osservò una sera una Figlia, la quale secondo lui aveva tutte quelle grazie, che pos-[66]sono accendere una passione. Flavia, che con questo nome la chiamerò, aveva seco due altre compagne. Egli scaltramente s’introdusse in conversazione con esse, e trovò non meno spiritosa che bella quella, su cui aveva fissato l’occhio. Pensò seco stesso, che questa conquista fosse degna di lui, si accinse all’impresa, colla speranza, che la buona riuscita gli aporterebbe una ricompensa proporzionata.

Flavia e le sue compagne non avevano seco alcun Cavaliere, per altro egli trattava con esse con tal modestia e ritegno, che si compiacquero d’essere da lui accompagnate alla barca, quando si sciolse la compagnia; ed egli fu loro così opportuno in quella folla e confusione, che regna sempre in quel luogo, che senza una manifesta rigida affettazione non poterono negargli di passar il fiume in lor compagnia. Così egli imparò la casa dove abitavano, avendo con estrema politezza voluto accompagnarle ogn’una alla propria casa.

Flavia era la sola fatta scopo de’suoi disegni; andò a visitarla il giorno seguente, col pretesto d’informarsi di sua sanità, dicendo, che essendo stata più fresca del solito la sera passata, temeva di qualche male ad una complessione sì delicata come la sua. Questa giovane, che non aveva sospetto alcuno delle mire pericolose di costui, lo ricevè gentil-[67]mente, ma sua madre gli fece un accoglimento ancor più grazioso. Era stata costei in sua gioventù portata molto alla galanteria, e lusingandosi, che non fosse del tutto passato il tempo per essa, era sempre disposta a tirar in sua casa le persone, che facevano qualche figura. Lo ringraziò mille volte della cura, che aveva avuta di sua figliuola. Incoraggito egli da questo accoglimento le domandò permissione di andarla a visitar qualche volta, ed ella lo accertò di ricevere per onore, e per grazie poter fare amicizia con un Cavalier del suo merito.

Da questi principj concepì fondate speranze di buon esito nel suo disegno, e dalle disposizioni della madre giudicò di non aver a trovare molta difficoltà su la figlia. Si confermò tanto più in questo pensiero, quando informatosi del loro stato seppe, che si trovavano in qualche angustia, che il padre di Flavia aveva lasciato morendo una famiglia numerosa, senza le sufficienti rendite per mantenerla, che avevan distribuiti gli altri figliuoli per le case di diversi suoi parenti, non potendo la madre mantenere se non la sola Flavia. Pieno di confidenza andò immantinente a trovare l’illustre Rinaldo, gli espose il suo zelo, e la sua abilità in servirlo ne’suoi piaceri, e gli disse di aver discoperto un tesoro, che il solo Rinaldo era degno di possedere, e [68] con tanta enfasi gli dipinse tutte le qualità della bella Flavia, che Rinaldo s’accese di desiderio di vederla. Se la trovo qual voi la rappresentate, gli disse, e per vostro mezzo possa averla in mio potere, non vi negherò cosa alcuna, che mi chiediate. Costui s’inchinò in atto di riverenza, e assicurò il suo Padrone di condurlo il giorno seguente6 al Mail, dove avrebbe potuto cogli occhi proprj accertarsi della verità. Si portò la mattina dietro dalla madre di Flavia per pregar l’una e l’altra di favorirlo della sua compagnia nel Parco; non aveva coraggio di ricercare la figlia sola per non esporsi a una negativa, e giudicava imprudenza lasciar traspirare le sue intenzioni, fino a che non si fosse assicurato del genio di Rinaldo

Queste Dame lo consideravano allora per una buona amicizia, e non avevano dispiacere di vedersi corteggiate da un Cavaliere, che faceva figura. In una parola, vi andarono. Vi si trovò pure Rinaldo, che più volte passò loro dinanzi, e trovò in Flavia tutto degno della sua ammirazione. Finalmente passando vicino al suo Agente per l’ultima volta, tu sei, gli disse, chiamandolo per nome, l’uomo più fortunato del mondo, che hai a [69] tua disposizione una sì rara bellezza. Si compiacque infinitamente quel mezzano infame degli altrui piaceri, in sentire approvata la scielta fatta. Flavia arrossì, ma sua madre non capiva dentro sè stessa per allegrezza. Fin che furono al passeggio, altro non sentirono dalla bocca di colui, che lodi di Rinaldo. La sua bella statura, il suo bel portamento, e sovra tutto il suo buon naturale, la sua generosità, la sua liberalità colle Dame, furono rappresentate colle più magnifiche espressioni.

Non disse di più per allora; ma andato il giorno seguente a casa di Rinaldo per ricevere i suoi comandi, lo trovò impazientissimo di posseder Flavia. Tanto bastò a colui; andò immantinente alla di lei casa, e non ebbe riguardo, in presenza della madre di rappresentarle la passione amorosa, ch’ella aveva destato nel cuor d’un Signore di sì altro rango, e finì consolandosi con l’una e con l’altra della loro buona fortuna.

La madre estatica lo ascoltava, e lavoravasi in testa mille idee stravaganti di grandezze, e di magnificenza. Gli rispose di conoscere il suo dovere per non opporsi a i desiderj del gran Rinaldo, e lusingarsi, che sua figlia avrebbe con piacere incontrato l’onore, ch’egli voleva farle. Flavia non aveva ancora detto parola: sorpresa da principio da tale proposizione, attonita di poi alla risposta [70] della madre, non aveva potuto aprir bocca. Arossì, e quel che realmente era un effetto della sua indignazione, fu interpretato per un segno di modestia. L’uno e l’altra la stimolarono a parlare, e particolarmente l’Agente di Rinaldo la scongiurò, per sentire dalla sua bocca, la risposta, che doveva portare al suo Padrone. Vinta finalmente dalle replicate istanze, Signor, gli rispose, io non merito per nessun conto, che un Signore di quella condizione abbia alcun riflesso alla mia persona; nè so in qual altra maniera corrispondere a quest’onore, se non colle mie preghiere, e i miei buoni augurj. Questo è tutto quello, ch’io posso dirvi per Rinaldo; e per voi, da cui non mi aspettava mai una tale proposizione, vi assicuro, che sono, e sarò sempre virtuosa. Così detto si ritirò con un’aria sdegnosa lasciando colui nell’ultima costernazione. Ma la madre lo rincorò un poco, e gli disse, che la figlia aveva la testa piena d’idee romanzesche, ma quando le avesse parlato a sola, facilmente la farebbbe pensar più giusto sul suo dovere; onde lo pregava di non far parola a Rinaldo, prima ch’ella avesse potuto dispor Flavia a sottomettersi a i voleri di questo Signore.

Conchiusero per tanto, ch’ella sarebbe andata colla figliuola in un delizioso casino, che avevano su la riva del fiume, luogo del loro soggiorno ordinario [71] (perchè avevano preso a pigione quell’alloggio in città, solamente per isbrigare una lite) che domandava due o tre giorni per affettarlo, e quando fosse all’ordine gli avrebbe dato avviso in iscritto, e che allora Rinaldo poteva venire per acqua alla sua casa senza esser veduto.

Appena separati, corse alla camera di sua figliuola, che trovò tutta lagrime. Le disse mille volte pazza, e come vi assiggete, soggiunse, per una cosa, per cui ogn’altra sarebbe esultante di gioja? Sapete voi chi è Rinaldo Pensate voi cosa ha egli da essere? E che saranno i vostri figliuoli, se non avrete da un Padre come questo? Rispose Flavia a questo discorso come conveniva ad una giovane virtuosa; la pregò di non insistere d’avantaggio, perch’èra risoluta di non mai acconsentirvi; e finì protestando, ch’ella anteporrebbe la condizione più miserabile a tutte le grandezze del mondo, quando bisognasse comperarle a spese della sua innocenza.

Non si potrebbe esprimere il dispetto della vecchia in veggendo la figliuola così renitente a’suoi desiderj; ma risoluta di non perder i vantaggi, che si prometteva per sè medesima, e per la sua famiglia, usò tutte l’arti per ridurla al suo volere. Giunte che furono alla casa di campagna, cominciò a mettere dinanzi agli occhi di Flavia tutte le miserie [72] della loro condizione, cercando di persuaderla essere un colpo della buona fortuna la passion di Rinaldo, la di cui qualità giustificava una corrispondenza, che per ogn’altro uomo sarebbe colpevole. Ma vedendo inutili tutte queste ragioni, passò alle minaccie, e a qualche percossa ancora, fino a negarle i necessarj alimenti, e trattarla con una crudeltà senza esempio per una madre. Ma fu inutile ancora quest’ultimo barbaro mezzo; era fissa nel suo disegno la giovane virtuosa, talmente che stimò miglior partito tornar di nuovo a cercar ragioni da persuaderla, fin che Flavia annojata di continuamente sentire la cosa medesima, deliberò di più risponderle, e pensar solamente al modo di potersi mettere in sicuro da i disegni, che si formavano per la sua perdizione.

La Madre interpretò il di lei silenzio per un tacito assenso, persuasa che un resto di ostinazione impedisse alla giovane di esprimersi più chiaramente. Con tale idea mise al possibile la casa in assetto, e scrisse al suo buon amico, così lo chiamava, che la figlia pareva pentita della sua pazzia, e disposta a ricevere una visita di Rinaldo, quando egli l’avesse voluta onorare. Non tradò a venire la risposta di questa lettera, e si concertò una giornata per la venuta di questo gran personaggio.

Da i preparativi che si facevano in [73] casa, e dagli ordini di vestirsi, onde comparir meglio che fosse possibile, Flavia se n’accorse. Chi ho da vedere, Signora? le disse con voce dimessa. La madre le rispose, che il suo illustre Amante voleva onorarla d’una sua visita; ma, ella soggiunse, per me, a voi mi rimetto circa la maniera, con cui pensate di trattarlo; e voglio credere, che abbiate giudizio a bastanza per trattarlo in maniera, ch’egli non abbia a perdere l’amicizia, di cui si degna onorarci. Due ragioni aveva di così parlare questa femmina astuta, la prima, che l’usare la sua autorità di madre poteva scompor la figliuola, e renderla per conseguenza meno amabile agli occhi di Rinaldo: la seconda, che fingendo di lasciarla in libertà nelle sue direzioni, si figurava, ch’ella dovesse avere men d’avversione per il suo Amante; e questo bastava per allora alla madre, fermamente persuasa, che una figlia della sua età non potesse negar cosa alcuna ad un Signore di tal condizione, ancorchè avesse avuto coraggio di resistere a’suoi emissarj.

In questo fra tempo aveva la giovane agitato lo spirito da mortale spavento, nè sapeva come schivare questo primo incontro. Ella tremava, che le potesse con violenza esser tolto ciò, ch’era risoluta di non accordare giammai; nè aveva alcun amico, al quale con sicurezza confidasse questo secreto. Finalmente [74] le venne in pensiero d’indirizzarsi a un Dottore due o tre miglia distante. Era questi [sic] un uomo avanzato molto in età e in concetto d’una singolar purità di costumi. Ella giudicò di potersi nelle sue circostanze consigliar meglio con esso, che con qualunque altro, e che nessuno poteva meglio di lui diriggerla per ischivare le insidie tese alla sua innocenza.

Levossi di buon mattino, partì di casa, prima che fosse svegliato alcuno della famiglia, e usò la possibile diligenza per arrivare alla casa di questo rispettabile Direttore. Lagrime, e sospiri furono le prime espressioni dell’agitato suo spirito; nè si poteva risolvere a rivelare l’infamia d’una persona a sè tanto congiunta. Finalmente gli fece la triste esposizione di quanto correva, e terminò implorando la di lui protezione, fin che potesse trovar modo di vivere, o andando a servire, o lavorando. Il buon Dottore, veramente meritevole delle lodi che davagli il Pubblico, ascoltò con istupore ed ammirazinoe la compassionevole storia, e dopo una breve riflessione le disse, che attesa la qualità de’Seduttori non sapeva vedere un altro esempio di tanta virtù; ma come posso proteggervi, soggiunse, contro l’autorità d’una madre, sostenuta da tutta la potenza di Rinaldo. Non ci vedo altro che un solo mezzo, ed è che siate mia moglie. Conosco la spropor-[75]zione della nostra èta, e so, che tale unione può essere tanto al vostro genio contraria, quanto la vostra virtù aborrisce quell’altra, cui tentano di sforzarvi. Non ho per tanto coraggio da insistere; ma io temo inutili tutti gli altri tentativi, che potessi fare, senza di questo legame, che il medesimo Rinaldo non avrà coraggio di tentare di scioglere.

Era sì attonita Flavia, che non potè sul fatto rispondere, ma non dimostrava nè meno certa avversione al partito proposto, e veramente non aveva ragione da ricusarlo. Egli aveva delle rendite considerabili, era senza figliuoli, e quantunque gli anni gli avessero di già impressa qualche ruga sul fronte, aveva una fisonomia graziosa ed amabile. Ma la persuase sovra tutto il riflesso, che con questo matrimonio metteva in sicuro il suo onore, e si liberava dalla tirannia d’una madre, dalla quale poteva temere d’essere un giorno o l’altro esposta all’infamia. Finalmente ella non fece opposizione veruna, e come lo stesso giorno partiva per Londra la carrozza di quel villagio, colsero quell’occasione, e di poi si sposarono.

È facile immaginarsi la confusione della madre di Flavia, quando seppe la fuga della figliuola; ma giunto Rinaldo, e vedendo in tal guisa deluse le sue speranze, si accese di sdegno contro di colui, che gli aveva promesso un accogli-[76]mento molto diverso, e più conforme a’suoi desideri. Non sapeva il suo Agente cosa addurre per sua difesa, se non che questa figliuola era certamente pazza, ch’egli non s’era trovato mai in maggior sicurezza, e domandogli perdono nella più sommessa, e servil maniera. Rinaldo non giudicò degno di sè fare alcuna vendetta di quest’uomo tanto spregievole, nè gli diede altro castigo se non pubblicare la di lui incapacità nel mestiere, che voleva esercitare; pena per lui la più severa, poichè quando tentava qualche impresa di tal natura, gli rimproveravano Flavia, e furono lungo tempo inutili tutti i tentavi per rimettersi nel suo credito infame. ◀Racconto generale ◀Livello 3

Flavia ebbe dal Cielo la maggiore benedizione, voglio dire uno spirito perfettamente contento, in ricompensa di sua virtù. Ella visse tranquilla, e felice nel suo stato, e con la sua condotta giustificò la scelta del marito, a confusione di chi censurava un matrimonio sì disuguale.

Noi proviam certamente una dolce compiacenza, quando riflettiamo alle tentazioni, che abbiamo avuto forza di superare. Vi è una certa lodevol superbia in trionfare degli artifizj di chi cerca sedurci, e’l nostro animo non prova soddisfazione maggiore di questa. Ma dobbiamo star molto attente, che troppo confidando di noi medesime, non scher-[77]ziamo col pericolo, e lo facciamo diventare insuperabile: Possiamo aver troppa buona opinione di noi medesime, e il nostro cuore ben spesso c’inganna. Finalmente, ancorchè la nostra virtù non abbia ricevuto alcun elogio, egli è troppo arrischiare quella tranquillità, che nasce con noi, e si fortifica col pensiero della nostra innocenza contra l’incerta speranza di farsi un bel nome, poichè con tutto il nostro merito si scatenano sovente l’invidia, e la calunnia per denigrare la nostra riputazione. ◀Livello 2

Fine del libro Primo.◀Livello 1

1a) Bath e Tunbridge son noti a babanza anche a i forastieri; Spaw è un luogo in vicinanza di Londra, dove si vanno a bere l’Acqua Minerali.

2Strada bella, e spaziosa, che fa a finire al Palazzo di S. Jacopo.

3Strada lunga di Londra parallela al fiume.

4Strada bella, e spaziosa, che fa a finire al Palazzo di S. Jacopo. Mercato del fieno, la casa dell’Opera, dove si raduna per la Mascherata, è in questa strada.

5Vauschall è un giardino nelle vicinanze di Lonfra di là dal fiume; dove si va per acqua nella bella stagione fino alla mezza notte. Il giardino è ben disposto, la Musica, e le voci sonle migliori di Londra, l’illuminazione ben intesa ,e si stà in sicuro, il che in altri luoghi è difficile.

6Strada bella, e spaziosa, che fa a finire al Palazzo di S. Jacopo. Mercato del fieno, la casa dell’Opera, dove si raduna per la Mascherata, è in questa strada. Viale del Parco di S.James, dove si va a passeggiare.