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Cita bibliográfica: Gasparo Gozzi (Ed.): "N. 24", en: La Gazzetta Veneta, Vol.1\024 (1760-04-26), pp. -, editado en: Ertler, Klaus-Dieter (Ed.): Los "Spectators" en el contexto internacional. Edición digital, Graz 2011- . hdl.handle.net/11471/513.20.2102 [consultado el: ].


Nivel 1►

N.o 24.

Sabbato addi 26. Aprile 1760.

Che contiene

Quello, ch’è da vendere, da comperare, da darsi a fitto, le cose ricercate, le perdute, le trovate, in Venezia, o fuori di Venezia, il prezzo delle merci, il valore de’cambj, ed altre notizie, parte dilettevoli, e parte utili al Pubblico.

Nivel 2► Nivel 3► Relato general► È Stato (sic.) già ne’passati giorni gittato in acqua nell’Arsenale il primo de’due Pubblici Legni nuovamente inventati, e chiamati col nome di Galee riformate, e l’altro è prossimo ad essere terminato, per poter con essi navigare a vele, e a remi, secondo le occorrenze. Verrà ognuno di questi comandato da un Giovane Nobile Veneto, come le Galee; e per la Marina diretto da un Capitano. Martedì passato per quest’ultimo uffizio vennero nell’Eccellentissimo pien Collegio eletti il Capitan Paolo Tiozzo Cavaliere, e il Capitano Lione Pappà giovane d’anni 26. in circa. Il primo, oltre alla sua molta, e molto approvata cognizione delle cose del Mare, diede notabili saggi del suo valore, e coraggio combattendo pochi anni sono contro agli Sciambecchi de’Corsali d’Algeri, mentre che ritornava dal viaggio di Londra sulla Navetta padroneggiata da lui. Il secondo oltre al suo studio, e conoscenza maritima, è pieno di spirito, e di valore, avendo già fatto prova della sua capacità e coraggio nel Pubblico servigio; oltre all’essersi ritrovato in qualche fatto d’arme contro a’Barbari; anzi si può dire nudrito in essi pericoli, poichè nella sua prima gioventù in figura di Cadetto si trovò nella Nave-atta (sic.) del Capitan Petrina, la quale con molto vigore, e bravura si difese dall’assalto de’Corsali. ◀Relato general ◀Nivel 3

Nivel 3► Relato general► Venerdì all’ore 15. in circa uscito di casa sua, ch’è in Calle detta de’Friulani un certo Tita Titella Facchino, per andare al ponte di Sant’Antonino, com’era usato, ad aspettare chi lo chiamasse a portar pesi, ritrovò passando a piè de’gradini della Scoletta degli Schiavoni un certo Tita Bertoli, che ragionava con altri due intorno al Piovano di Santa Ternita, che deve eleggersi. Il Facchino Titella senza dir parola diede di mano ad un coltello, e lo cacciò nella gola allo sfortunato Bertoli, passandogliela da parte a parte: uno de’tre compagni fuggì; e il terzo non fu sì presto che non ne riportasse una ferita leggiera sul capo. Il Facchino fatto questo, come se nulla fosse stato, riposto nella guaina il coltello andò sul Ponte, e quivi tacito, e quieto accese la pipa, e cominciò a fummare. La scampò bella un galantuomo, che passato di là, e udito il romore, e la notizia d’un ferito, domandò ad esso Titella chi fosse stato il feritore. Ma quegli strettosi nelle spalle, rispose tutto pallido, che nulla sapea, e per allora non ebbe peggior intenzione. Intanto s’era sparsa la voce, e tutti i bottegaj vicini aveano presa alcun arme per propria difesa. Si mosse il facchino di là, e camminando, veduti due, o ch’egli udisse qualche parola da loro, o che cosi (sic.) gli desse il capriccio, di nuovo sguainò il coltello, ma essendo essi provveduti l’uno d’una spada, e l’altro d’altr’arme, gli si mossero incontra, ond’egli veduto punte e spade, diede in dietro, e si salvò nella Chiesa di S. Antonino, non senza rispetto e venerazione alla Chiesa. Ufficiavasi in essa solennemente, e v’erano molte Donne raccolte. Molti furono i gridi, gli svenimenti e i tremiti, e i Religiosi gridavano giù l’arme. Così fece, che la pose giù, e fu da Religiosi chiuso in una Sagrestia, dalla quale si passa ad una corticella; e seguendo essi la loro funzione, il facchino arrampicandosi passò tre muraglie, che cingono tre Orti, e dall’un Orto nell’altro passando, si fuggì di là, ed entrato in casa sua prese di nuovo un coltello, e se n’andò alla bottega d’un venditore di formaggio, e gittate quivi a terra alquante forme di cacio, passò ad un’altra Bottega d’un venditor di salsicce, e quivi fatti nuovi sconcerti, salì in una camera di sopra in casa d’esso bottegajo, e gittati diversi pitali sulla via, e piatti, e scodelle, e quante masserizie vi trovò chiuse le fenestre, e l’uscio. Furono avvisati i Birri, i quali si divisero in due. Una parte andò dal lato della fenestra, e l’altra all’uscio. Quei della finestra picchiavano, ond’egli sentendo il romore, con l’una mano tenea salda la fenestra, e con l’altra il coltello alzato. Intanto gli altri Birri cheti all’uscio l’aprirono con molta prestezza e, trovatolo nell’attitudine da me descritta, lo legarono, e lo condussero alla prigione. Era costui grandissimo bevitore, per altro di sua natura sempre quieto; ma intorbidato il cervello, e stralunato. ◀Relato general ◀Nivel 3

Nivel 3► Relato general► Una povera moglie avvedutasi, che il Marito suo da parecchi giorni in quà era divenuto fantastico, e malinconico, andava di tempo in tempo chiedendogli qual fosse di ciò la cagione. Egli con varii colori si scusava, e fuggiva le domande. Finalmente trovandosi egli a’passati dì nella Bottega da Caffè alla Mira, preso il Caffè, mezzo stralunato, diede di mano ad una pistòla, e se la sparò da sè nel capo, togliendosi la vita. La cagione di tal risoluzione non la sà alcuno. V’avea chi sospettava, ch’essendo egli Fattore, temesse de’suoi conti. Ma accerta ognuno, ch’egli fosse onoratissimo, e incapace d’ogni mancanza. Resta il dire, che uscisse di cervello. ◀Relato general ◀Nivel 3

Nivel 3► Carta/Carta al director► Monsieur!

Il--y--a quelque tems que je suis à Venise avec mon petit garçon, ou il me semble, que je resterai autant de tems, qu’il faudra pour lui donner une education soigneuse & convenable à sa naissance. Peùt-etre, que c’est une nouvelle assez indifferente pour Vous, Mr., mais je ne puis m’empêcher de vous assûrer, que ce petit avec sa vivacitè me fait beaucoup esperer. Il fait beaucoup de progrès en tout pour son âge, & quant a moi je cherche tous les moyens de lui faire apprendre. A present il est occupè à la langue Italienne, & faute de son mâitre, il trouve beaucoup de difficultè à bien ecrire ce langage. C’est purquoi je Vous prie très-humble - ment de vouloir bien m’instruire dans une de vos Gazettes, ou comme il vous plaira, de la manière la plus facile & la plus sûre d’y reûssir, des regles que l’on doit observer, & des modèles les plus parfaits, selon les quels il faudra qu’il se forme. Voila Mr. une carrière assez noble pour Vous [] de contribuer quelque chose pour perfectionner un petit garçon, qui est tout feu, tout esprit, pendant que de ma part je Vous assûre, que je ne manquerai jamais de Vous rendre mille temoignages de l’obligation, & de l’estime, avec le-quel je suis ◀Carta/Carta al director ◀Nivel 3

V. S. chiunque ella siasi m’onora troppo grandemente chiedendomi consigli per far insegnare a scrivere in Lingua Italiana a cotesto suo figliuolino; e benchè io dubiti, mi perdonerà chi scrive, che il fatto sia piuttosto d’invenzione, che reale, non tralascerò di darle risposta per non peccare di creanza, se la cosa stesse per avventura altrimenti da quello, ch’io sospetto.

In primo luogo rifletterà dunque V. S. che i linguaggi s’apprendono dal Popolo; e che le prime parole, che noi tutti impariamo in qual si voglia Paese ci vengono dagli orecchi nella memoria col mezzo delle Balie, delle Cameriere, degli Staffieri; e d’altre genti siffatte; e quelle sono quasi il primo suolo, o fondamento del nostro linguaggio. A poco a poco ci nasce opportunità di vedere i congiunti, e gli amici della famiglia, e di quà s’accresce il nostro Dizionario nella mente di vocaboli più colti, e più gentili. Appresso passiamo alle Scuole, e se la fortuna ci mette nelle mani di buoni Maestri, di nuovo il vocabolario s’aumenta di espressioni scientifiche, tanto che passando, come dire per tre diverse vie, impariamo a favellare. Se dunque il figliuolo suo fosse nudrito e allevato in Toscana, basterebbe quest’ordine naturale, perch’egli imparasse a parlare; e con un poco d’attenzione, e soprintendenza, di Maestri, o d’amici, a scrivere correttamente. Ma poich’ella ha intenzione d’abitare in questo Paese, io non potrei altro dirle, se non, che nel fargli leggere ella tenesse quell’ordine, che nasce dalla natura del luogo ove s’impara la lingua dalla viva voce; ed è questo.

In iscambio delle Balie toscane, e degli altri domestici toscani, chè quì non ci sono, comincerà V. S. a dare al suo fanciullino nelle mani alcuni Libri scritti con semplicissimo stile, e non rida, s’io le dico, che per questo affare i nostri maggiori stimarono benissimo ad eleggere il Fiore di Virtù, e la vita di Giosaffatte, correttissimi Libri, e ne’quali si vede un’ingenuità, e candore di favella mirabile. Cerchi però d’avergli delle buone Edizioni, perchè quelli, che furono Stampati (sic.), e ristampati più volte, sono così tramutati, che non si possono leggere. Dietro a questi sono di grandissimo uso le Commedie antiche, nelle quali non si ritrovano ingegnosi avviluppamenti nel vero, nè quella vivacità d’azione, che dà tanta dilettazione agli Spettatori oggidì; ma nel fatto della lingua sono necessarie; e io le parlo al presente di lingua, e non d’altro. Appresso a queste, che agevoleranno grandemente lo scrivere domestico, ne vengono le Poesie facete, delle quali è abbondantissima la Toscana. Non sono esse piane piane come la prosa comica, ma hanno alquanto più di studiato vezzo, oltre a molti frizzi ch’arricchiscono la mente d’espressioni allegre, e galanti, che danno buon garbo alla Scrittura. Le lettere, e le Novelle faranno per secondo la vece delle persone più nobili, e del parentado, che venisse a casa sua, e parlando insegnasse naturalmente al figliuol suo vocaboli più scelti, e di miglior grazia: Le lettere hanno espressioni di cerimonia, di faccende, di descrizioni, e in breve d’ogni cosa, essendo ogni cosa materia da lettera, e sono più eleganti delle commedie, perchè la Commedia è imitazione di parlatori all’improvviso, e la lettera è parlare pensato, come dicono i Maestri. Quelle del Caro, e del Bonfadio sono le migliori; benchè anche in altre raccolte se ne trovino di bellissime; ma questa sia elezione del giudizioso Maestro. I Novellieri sono molti essi pure; ma sopra tutti è da pregiarsi il Boccaccio, con la debita cautela pel costume. Oggidì però nel farlo leggere, io farei notare la purità, varietà e proprietà del suo stile; ma l’armonia di quel periodeggiare non è più intesa dagli orecchi nostri, divenuti ritrosi, pel continuo stile interrotto, smanioso, e a singhiozzi, che s’usa oggidì, per grazia delle traduzioni dal Francese, (e qui mi scusi V. S. che la lingua sua non ne ha colpa, ma l’hanno i nostri Traduttori). Vivacissimo Novelliere è dopo di lui Franco Sacchetti; e se l’accurato Maestro saprà far conoscere al Giovane, le voci disusate e strane, che di quando in quando in esso s’incontrano, non solo imparerà a scrivere, ma a dipingere l’anima sua in carta. Faranno il terzo ufficio delle Scuole, l’Opere Filosofiche, le Storie e gli Oratori; se il figliuol suo volesse mai darsi a stile più sollevato; e v’aggiunga i nostri migliori Poeti Epici, e Lirici, dico i migliori, che già sono a ciascheduno notissimi. Non le dirò di più, parendomi d’aver anche detto soverchiamente. Solo le prometto, che con questo metodo il figliuol suo giungerà a spiegare facilmente tutte quelle idee, che ritrarrà la sua mente dal costumare col Mondo e da’suoi studj; e si spiegherà con proprietà e colore. Sono suo servo.

Nivel 3► Carta/Carta al director► Signor Gazzettiere.

Voi m’avete raccomandato più volte, ch’io vi scriva qualche novelletta. Storia o altro, se ne pervengono a mia cognizione. Per compiacervi trascorro per la Città, come un bracco, e quando non posso avere altro, vado al mio Orticello o semenzajo d’accidenti, ch’è quella Calle, ove nacque il caso del Predicatore lanciottato con le Sedie di paglia, e sempre ritrovo qualche cosa. Udite quello che avvenne Giovedì mattina, e pensate, ch’è cosa la quale spetta a voi, a me, e a ciascun altro, che ha mano nella Gazzetta:

Nivel 4► Relato general► Un venditore di ricotta giunse con le sue ceste sulle spalle nella via da voi già descritta pochi giorni fa, ov’è il Collegio di quelle Cristiane piene di faccende, e d’eloquenza, le quali fanno tutti i fatti loro, e i lavori vicino all’uscio di fuori. Venne il venditore da esse chiamato. Furono le ceste aperte, e come si usa, si fecero i saggi, e si cominciò il contratto. Egli volea un prezzo, le comperatrici sborsarne u’altro, onde non accordandosi i patti le buone femmine diceano le loro ragioni tutte insieme in soprano, e finalmente sdegnatesi con l’avarizia del Mercatante, gli fendevano gli orecchi con le grida. Il valentuomo ripostosi di nuovo le ceste a cavalcioni sulle spalle senza aprir bocca, finchè fu a quelle vicino, quando si fu scostato alcun poco, quasi volesse andarsene del tutto, rivolse la faccia alla compagnia delle Donne, e pien di dispetto di non aver potuto vendere, incominciò a favellare in tal forma: Donne mie, voi non fate quì altro, che cianciare, e stridere da quando esce il Sole fin quando tramonta; e vi par essere Reine, e Signore di questa via. Ma io vi consiglio a guardarvi molto bene, perchè c’è chi nota tutti i fatti vostri; e gli sa, e gli dice a tutto il Mondo. E quai fatti, rispose una, quai fatti? Noi non facciamo cosa veruna. Credete voi, rispose il venditore, ch’egli non si sappia, del fuoco appiccato al cammino, dell’Oratore, che vi predicava l’onestà e la quiete, e che voi avete mezzo fracassato. Tutte queste vostre cose si stampano e leggono, e le narra la Gazzetta. La Gazzetta fu creduta allora una femmina, e non vi dico, con quali epiteti la fosse conciata. Non fate, diceva il venditore, state zitte, che chi sa che la Gazzetta non stia in orecchi in qualche luogo ad ascoltarvi, e non noti con la penna in mano quanto voi dite di lei. In breve tanto disse, e tanto fece, che le buone femmine per alcun tempo si tacquero, ed andando egli a’fatti suoi, si rimasero in profondo silenzio a pensare, se la Gazzetta fosse una Strega, o qualche cosa diabolica, che spiasse, e sapesse i fatti altrui. Se non, che finalmente una stanca di tacere quasi un’ora, balzata repentinamente in piedi, esclamò: orsù via bene, poichè questa Gazzetta nota tutto, io dico ch’essa è una solenne C . . . . . . noti anche questo, e lo stampi. ◀Relato general ◀Nivel 4Questo fu il proemio per riaprire i ragionamenti, e tutto il giorno non si fece altro che borbottare del fatto vostro. ◀Carta/Carta al director ◀Nivel 3

Avvisi

Adi 28. d’Aprile si farà l’Incanto per la deliberazione del Dazio delle Carni di Cavarzere, Loreo, Grao, e delle Gambarare.

Adi 28. detto, si farà sull’Incanto la deliberazione, per li Bastioni tanto uniti quanto separati, del primo Posto di Burano per una condotta d’anni due, da principiar adi primo di Settembre 1760. e terminare il dì ultimo d’Agosto 1762.

Cose da vendere.

Il Sig. Antonio Groppo mercante di Libri, abitante a SantʼCaterina avvisa, chʼegli ha una perfetta Raccolta di tutti i Drammi recitati neʼTeatri di Venezia dal 1637. cioè dal principio, in cui si cominciarono tali rappresentazioni sino al presente, con gli Scenarii; Edizioni, e aggiunte diverse, che furono fatte dopo ad essi Drammi. Oltre a questo possiede ancora tutti glʼIntermezzi Drammatici, e Comici, quali Opere sono distribuite in cento ottantadue Volumi, contenenti ciascuno otto, o nove pezzi; con un Indice in quarto grande scritto a penna, somigliantissimo al carattere degli Stampati. Se vi fosse alcuno, che volesse la detta Raccolta, il Signor Groppo la mette al prezzo di zecchini dugento Veneti.

E se alcuno volesse provvedersi anche in parte delle stesse Opere Musicali tanto antiche quanto moderne rappresentate in Venezia, le potrà avere dal detto Signor Groppo a prezzo conveniente.

Case da Fittare.

A S. Fantin nelle case nove un appartamento con tutte le sue comodità al num. III. lettera M. paga Duc. 50.

Le chiavi sono dallo Speziale da Medicine in faccia alle suddette case.

Sopra la Fondamenta deʼtre Ponti giù del Ponte della Cacciola vʼè una casa, che sarà vota il primo di Maggio con tutte le sue comodità, e pozzo buono, paga allʼanno D. 40.

Casa, e Bottega dʼaffittar in calle di Cà Dolfin, paga allʼanno D. 44.

Le chiavi sono appresso la detta casa.

SantʼAlvise alla Ritonda. Casa dʼaffittar, con tutre (sic.) le sue comodità e cortesella, paga all’anno D. 15.

Le chiavi sono appresso alla detta casa.

Casa dʼaffittar sopra la Riva del Vino a Rialto, chi la vuole parli con Stefano Pittoni Berettino, che abita sulla stessa Riva.

Magazeno dʼaffittare, tavolato di mattoni, lucido, alto, con Riva assai vicina, in corte delle Candele aʼGesuiti, paga allʼanno D. 15.

Chi lo vuole, parli col Sig. Carlo Mulzer, Caffettiere al ponte di Barba Fruttariuolo.

Legni arrivati.

Adi 11. Aprile. Pieligo, Patron Antonio Grego, venuto da Ragusi, con 1. cao Oglio. 483. balle, e 1. Fag. Lana. 4. Barile Vin. 1700. Pelle Becchine. 900. Pelle Boldroni. 3. Rodoli Rassa in più cavezzi.

Detto. Trabacolo, Patron Piero Luchinovich, venuto da Traù, con 2. cai Oglio. 420. Stera Formento.

Detto. Trabacolo, Patron Iseppo Fachinetti, venuto da Muggia, con 78. Mozza Sal.

Detto. Pieligo, Patron Fancesco Raffelli, venuto da Piran, con 3. cai Oglio.

Detto. Tartanon, Patron Francesco Nascinben, venuto da Pesaro, 19. Bar. Miel. 6. Balle Garzi. 1. Bariletto Olive. 2. Balle Fenimenti. 1. Bar. Seo. 2. casse, e 5. ceste Salai.

Detto. Bracera, Patron Giusto Scolin, venuto da Trieste, con 28. Bar. Sortiti. 9. Balle Fenestrine. 8. Bar. Chiodi. 2. Bar. Argento Vivo. 5. casse Azzali. 1. Botta Padelle. 2. car. Orzo Todesco. 1. Balla Pelami. 4. casse Merce. 2. Bar. Bande Stagnate. 1. Pezza Grizo. 1. Bar. Ferramenta Lavorata. 2. car. Cera. 1. car. Rasadori.

Detto. Tartana nominata Madona del Rosario e S. Antonio di Padova, Capitan Pietro Radimiri, manca dal Zante 29. giorni, e da Corfù 20. giorni, raccomandata a sè medemo, con 69. Fag. Uvapassa. 59. Botte, e Botticelle, e 15. car. Oglio. 4. Rodoli, e 2. Balle Zenie. 31. collo Seda. 17. Balle Gotton. 2. cassoni Grana. 3. colli Zaffaran. 2. colli Filadi rossi. 4. colli Filadi. 2. Barille Vin. 2. Sachi Lin. 10. Balle Sachi di Zenia. 4. Balle Sengona. 7. Balle detta negra.

Detto. Pieligo, Patron Zuanne Madonizza, venuto da Capo dʼIstria, con 12. cai Oglio. 1. Fagotto Pelle di Lepro.

Detto. Pieligo, Patron Iseppo Romano, venuto da Capo dʼIstria, con 4. cai Oglio. 1. Rodolo Griso.

Detto. Pieligo, Patron Olivo Scarpa, venuto da Muscoli, con 60. Sacchi Farina zala.

Detto. Pieligo, Patron Andrea Pavani, venuto da Rimini, con 2. ceste Formagielle, 3. Miera, e mezzo Strazze. 1. Sporta, e 1. Fagotto Otton.

Detto. Pieligo, Patron Zuanne Pitteri, venuto da Piran, con 6. cai Oglio. 2. casse Cera vecchia.

Detto. Pieligo, Patron Bernardo Stradi, venuto da Capo dʼIstria, con 10. cai Oglio.

Detto. Pieligo, Patron Giacomo Pachiesi, venuto da Spalatro, e Zara, con 950. Tochi Carne Porcina Salata. 2. Balle Bechine, e Boldroni, e Scorzi di Pecora. 4. cai Oglio. 2. Cassette candele di Seo di Tramesso. 1. Rodolo Rassa, e Bedena in più cavezzi. 25. Mezzarole Sardelle Salate.

Detto. Trabacolo, Patron Iseppo Paulina, venuto da Lissa, e Zara, con 4. cai Oglio.

15. Detto. Pieligo, Patron Vicenzo Ghezo, venuto da Palaciol, con 53. Sachi Farina zala.

18. Detto. Pieligo, Patron Zuanne de Mondo, venuto da Spalatro, Sebenico, e Zara, con 2. Fagotti Pelle di Lepre. 3. casse candele di Seo di Tramesso. 6. Bozze Quinta Essenza. 5. cai Oglio. 4. cai Catrame. 6. colli Cera. 30. Mazzi Ferro grezo a refuso. 1. Fag. Rame vecchio a refuso. 1. Bar. Seo. 2. Rodoli Rassa in più Cavezzi. 1. Balla Becchine, e Boldroni a refuso.

Detto. Pieligo, Patron Andrea Zanchi, venuto da Macasca, Spalatro, e Sebenico, con 13. cai Oglio. 1000. Oche Sufini. 2. Sacchi, e 1. Fagotto Cera zala. 1. Balla Becchine, e Boldroni a refuso. 2. Fagotti Rame vecchio. 1. Rodolo Rassa, e Bedena in più Cavezzi. 1. Fagotto Pelle di Lepre. 4. Casse candele di Seo di Tramessso.

Detto. Pieligo, Patron Battista Padoan, venuto da Ravenna, con 663. Stera Formento. 2. Casse Cera zala, e coladure. ◀Nivel 2

Vendesi la presente Gazzetta a 5. soldi, e si ricevono le Notizie.

A San Marco. Nella Bottega da Caffè di Florian.

In Merceria. Nella Bottega di Paolo Colombani Librajo.

Giù del Ponte di S. Polo appresso la Calle dei Savoneri. Nella Bottega di Gasparo Ronconella Librajo.

In Venezia. Per Pietro Marcuzzi Stampatore.

Con Privilegio. ◀Nivel 1