La Gazzetta Veneta: N. 16

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Livello 1

N.° 16.

Sabbato addi 29. Marzo 1760. Che contiene Quello, ch’è da vendere, da comperare, da darsi a fitto, le cose ricercate, le perdute, le trovate, in Venezia, o fuori di Venezia, il prezzo delle merci, il valore de’cambj, ed altre notizie, parte dilettevoli, e parte utili al Pubblico.

Livello 2

Nobilissima ricreazione fu quella, che nella trascorsa Domenica diede il Sig. Dottor Carlo Goldoni a San Marciliano. Fecevi egli cantare una Sagra rappresentazione da lui composta in Versi Italiani, e intitolata l’Unzione del real profeta Daviddee stampata in Venezia appresso Francesco Pitteri. Facilissimo è il modo del suo verseggiare, e attissimo a ricevere veste di musica; e desiderabile cosa sarebbe, che i Sagri Argomenti non fossero in certi tempi abbandonati. Oltre al giovare alla morale pubblicamente, hanno in se una grandezza, che in altri non si ritrova, onde la fantasia del Poeta più in essi s’infiamma, e grandeggia. Conobbero ciò i Greci, che quasi tutte le Tragedie composero in Argomenti di Religione, e v’aggiunsero i Cori, che non sono per lo più altro, che pubbliche preghiere. L’Atalia del Sig. di Racine è superiore in bellezza a tutte l altre (sic.) sue per tal cagione; e già dicemmo quanto la Morte d’Adamo del Sig. Klopstock sia mirabile. Il troppo ardimento de’Comici, che nelle Scene Italiane impiastrarono argomenti Sagri con le parti delle maschere, fece ragionevolmente orrore, e la loro licenza fè perdere la maggior grandezza alla Poesia. All’Alzira, e alla Zaira del Sig. di Voltaire, qual altra di lui Tragedia può paragonarsi, benchè in tutte le altre si vegga un intelligenza, e una fantasia d’Uomo grande? Molti squarci morali, e felicemente espressi trovansi nell’Oratorio del Sig. Goldoni, e l’azione è guidata da suo pari, come nell’altre sue Opere. Il Sig. Antonio Borroni Romano vi fece la Musica, e vi cantarono la Signora Teresa Colonna, la Sig. Marianna Mangini detta la Padovana, la Sig. Teresa Everardi, la Sig. Cecilia Moblan, il Sig. Giuseppe Baldini, e il Signor Colonna; e nell’Orchestra vi furono i principali Professori. Uno Spirito lodevole di comune amicizia guidò intrinsecamente il tutto. Al Maestro di Cappella piacque di compiacere al Sig. Goldoni nel vestirgli di note il suo Oratorio, e all’incontro desiderò il Sig. Goldoni di far udire per la prima volta in Venezia le fatiche d’esso Maestro, le quali furono approvatissime. I virtuosi di Canto, e i professori di Suono tutti senza pensiero d’utilità, nè di guadagno si proferirono al Poeta; gentilezza di tratto che merita d’esser notata. Grande fu il concorso della Nobiltà, dalla quale è infinitamente gradita ogni Opera del Sig. Dottore, e vi furono noverate trentasei Dame; e ciascheduno diede il dovuto applauso a’virtuosi di canto, al dotto Maestro e al Poeta. Non può un animo esser più gentile di quello dello Scrittore del foglio posto qui sotto. Egli avanzato, come si vede, in età, e infermo, guarì per opera d’un celebre Professore di Medicina. Intese dopo la sua guarigione la premura, che infiniti soggetti aveano della salute di lui, e l’allegrezza, ch’ebbero dopo il suo ristabilimento. Non potendo dunque a cagione dell’età, e dell’esser cagionevole, andar egli medesimo a ringraziare tanti amorevoli di lui in persona, fa i suoi ringraziamenti con un foglio stampato, e lo manda attorno. Per facilitare l’effetto alla sua civile intezione, io pubblico la sua lettera. Chi fa ch’essa ne’miei fogli pubblicata non pervenga alle mani d’alcuno, che sia amico di lui, e non l’abbia ancora avuta, nè saputo fin quì l’attenzione, e la gratitudine di chi la scrisse, al quale Iddio conceda lunga vita contentezza de’suoi buoni amici.

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Lettera/Lettera al direttore

Nobilissimi Kav., Nobili Signori, Reverendiss. Sig., Cariss. Amici. N. B. Nel compir li Anni 70. di mia Vita, fui gagliardamente, e fieramente attaccato da più mali, che temer facevano, che fossero per me li ultimi, ma la Bontà di Dio non lo permise, l’assistenza ed incessante attenzione dall’Illustrissimo Sig. Co: Scovolo, seppe da tal colpo sottratmi. Appena preso un pò di sollievo, un pò rinforzato, rilevai da più, e più parti, che tale, e tanta è l’universale permura di mia salute, che ne restai confusissimo, e me ne arrossisco, non conoscendo in me tal merito. Oltre la grave età mia, il rimettermi da sì pesanti mali, il natural mio istinto di sortir poco fuori di Casa, l’impossibilità di poter Personalmente esser ad ogn’uno a far in Persona il mio dovere, mi fa render a tutti mille grazie, e supplicarli, di appagarsi della sincerità mia per il ringraziamento, e per l’obbligo, che meco vivrà, e porterò fino alle Ceneri. E con tutto il maggior Ossequio, con tutto il Rispetto, con tutta la Stima, e Cordialità mi protesto. Io Gio: Battista Zabboro tanto aff.

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Esempio

Fu a giorni passati in Vinegia un cert’uomo dabbene, in cui gli anni vicini a’settanta non hanno mai potuto spegnere un’inclinazione, ch’egli ha alle Donne. Anzi cercando egli co’puliti vestimenti, e con la parrucca, che non ha mai un pel torto, di nascondere altrui l’aspetto dell’età sua avanzata, crede di poter così bene celare a sè medesimo quello, che in parte cela a chi lo vede; e benchè sia da lunghi anni in quà non solamente Padre; ma Avolo ancora, stima avoli i nipoti, e se nipote nel suo cervello, quando gli avviene di vedere una femmina. Giunto dunque, come dissi, pochi giorni fa, questo novello Adone in Vinegia, e passando il ponte di Rialto, s’abbattè per sorte in Donna Liberalità, che se n’andava con la vesticciuola, e con lo zendado soletta verso le due ore di notte uccellando gufi. Essa veduto questo nuovo uccellaccio, che all’andare s’avvide chi egli era, gli cominciò ad intuonare sotto voce una di quelle melate parole, che siffatte Donne hanno abbondanti, come il tirar del fiato, la quale percosse di subito il cuore, e le ginocchia del barbagianni, sicchè l’uno gli cominciò a battere, e l’altre a tremare, vedendosi in pubblica via, e a quell’ora conosciuto per bell’uomo. Per la qual cosa ringraziata la Verginella, appiccò seco ragionamento, e andarono sì oltre con le parole, ch’ella gli fece intendere, che avrebbe volentieri preso in sua conversazione un caffè, e gl’insegnò, dove s’avesse ad andare. Entrati, per abbreviarla nello stanzino d’una bottega, mentre ch’egli con le più affettuose parole del mondo, cercava di farle intendere la sua passione, e usava certi paroloni, ch’egli avea appresi dalla Cleopatra, e forse da Don Chisciotte, ella pianamente gli furò il fazzoletto, e cercando egli alla veemente passione corrispondenza, si levò su, e fattogli uno sgangherato ridere in faccia, sparendogli dagli occhi, lo piantò col cuore liquefatto, e pensando ad altro fuor, che a quello, a che dovea pensare un avolo di molti nipoti.

Livello 3

Sogno

Sogno

Egli mi parea d’essere come in una larga Piazza, dov’era gran concorso di genti da tutte le parti, quali mascherate, e quali nò; ma tutte m’aveano aspetto da voler godere senza pensieri. Fra gli altri luoghi la calca era maggiore ad uno specialmente. Quivi io vedea Uomini, e Donne volti con la faccia alquanto all’insù, e alcuni appoggiavano il mento sulle spalle di chi gli stava innanzi, e chi rizzatosi sulle punte de’piedi allungava il collo per vedere; di che sentendomi l’animo acceso in curiosità, feci come gli altri, e mi posi fra gli Spettatori. Era dinanzi a noi rizzato un Palco, e sopra di quello passeggiava or dall’una, or dall’altra parte un Uomo mascherato, il quale favellava al popolo; ma io non potea scolpir bene le parole per essere da lui lontano. Onde domandato uno che mi stava daccosto, chi quegli fosse, e che quivi facesse, mi venne risposto, ch’egli era un cert’uomo dabbene, il quale mascheratosi contrafaceva il cantimbanco, o venditore di bagattelle, e che con tale imitazione avea fino allora dato non picciolo diletto alle persone. Per la qual cosa desiderando io allora molto più di vedere e d’udire, fra gente e gente mi feci la via, ora con buona licenza, ed ora spingendo, e ricevendo qualche gomito ne’fianchi, o nello stomaco, tanto ch’io andai molto bene avanti, e fui al palco vicino. Avea in quel tempo il buon Uomo tratto fuori una sua bertuccia, e vestitala a modo di femminetta, con una cuffia in capo fornita d’un bel fiorellino, al collo avea un collaretto squisitamente lavorato, alle braccia bellissimi manicottoli, e in somma vestita, che avreste detto lei essere una Donnicciuola. La bestiuolina era ammaestrata per modo, ch’ella fingeva ora d’essere affacciata alla fenestra, e faceva attucci, e chinava il capo come se avesse salutato alcuno, e appresso aggiungeva un certo risolino; poi la si metteva in contegni. Ora pigliava un libro in mano, e menava le labbra in fretta fingendo di leggere; ma in fatto guardando con la coda dell’occhio fuori delle carte. Poscia la faceva, come le viste d’uscire di casa, e passeggiava dimenando le sue membroline, co’più bei passini, che mai vedeste, e di tempo in tempo si voltava indietro adirata, mettendo le mani sulla veste, come se alcuno gliel’avesse calcata dietro co’piedi. Ma mentre, ch’ella volea più altre imitazioni fare, delle quali parea che alcuni si rallegrassero; una brigata di donne, che quivi era, volse le spalle, dicendo, che quelle erano frascherie da annojare e ammazzare, e non da ricreare un comune; e che l’erano andate colà credendosi d’udire cose d’importanza, e non di vedere storcimenti, e visacci. Il buon Uomo udito l’amaro motteggiare, e il fastidio d’una parte de’suoi spettatori, benchè l’altra sembrasse soddisfatta; chiuse la bertuccia in una certa casipola di legno, e trasse fuori un Papagallo. Avea questo uccello, come molti della sua spezie, favella umana; ma articolava chiaramente, e speditamente le parole quanto altro Papagallo, che fosse mai stato; e oltre a ciò non dicea le parole interrotte, o non significative di qualche cosa; ma avea imparate a mente molte novellette morali; e fra l’altre mi ricordo, ch’egli disse una favoletta a questo modo. Signori meglio è appagarsi dello stato proprio, che credere alle speranze, che ci vengono date dagli ingannatori.

Livello 4

Eteroritratto

È fu già pochi giorni passati in una Bottega un Topolino, il quale avendo speso tutto il suo in mangiare lautamente, vivea dell’altrui, e andava trafugando ora una cosa, ed ora un altra al bottegajo; ma la coscienza lo rendea sì pauroso, che ad ogni momento gli parea di dare nell’ugne del Bargello, o d’entrare in qualche trappola. Avvenne un giorno che al padrone furono presentate in un canestretto due dozzine d’Ostriche grandi, e belle, le quali dovea egli mangiare la sera. Per la qual cosa quando fu venuta l’ora le prese, e chiuse il fondaco; ma una di esse, non avvedendosene egli punto, cadde in terra, e quivi rimase. Era la rimasa Ostrica peravventura d’un naturale sì misero, e spilorcio, che di rado usciva di casa, nè mai andava fuori altro, che per buscare qual cosa; e dove non vedea guadagno la non conoscea nessuno. Pure a questa volta per sapere ov’ella si fosse, aperto i nicchi la cominciò a guardare intorno, e vedendo le merci della bottega divenne tutta desiderio, che le fossero sue; come quella, che in mare le avea più volte conosciute, e veduto, come i pesci grossi s’avventavano a quelle a bocca aperta. Intanto ecco il Topolino, ch’esce alla cerca; ed ella credendo, che quello fosse il padrone della bottega, la si diede con molte lusinghe a lodarlo, e a dirgli, ch’ell’avea molte belle perle, e che desiderava di far seco società nel traffico, e l’invitava in casa sua, con quell’animo, che udirete poi. Il Topolino, che povero era, pensando d’avere in quella notte qualche gran ventura, s’infinse, e non negò d’essere il padrone, anzi ringraziandola grandemente delle sue profferte accettò l’invito. Ma non si tosto ebbe fra due gusci messo il capo, che la maligna Ostrica, la quale avea già fra sè pensato d’acquistarsi sola quanto avea nella bottega veduto, chiuse le nicchie con tanta forza, che il Topolino rimasevi dentro affogato, e gastigato in tal forma della sua mal fondata speranza.
In tal guisa favellava il Papagallo, e molti l’udivano a bocca aperta; ma parecchi altri infastiditi se n’andavano dicendo. Noi non siamo più a’tempi d’Esopo, quando favellavano le rane. Questi sono spassi da Bambini. Allora la maschera, che facea il bagattelliere, ingabbiò il Papagallo, e in iscambio fece uscire due giovani, un maschio e una femmina; il primo de’quali ne venne suonando un liuto, e l’altra incominciò a danzare, anzi a far salti di sì varie sorti, e sì pericolosi, ch’io non sò come la non si fiaccasse il collo mille volte. Ma mentre che cotesti due giovani s’affaticavano con maraviglia de’circostanti; vedevasi un Uomo con gli occhi incavati, giallo che parea impolmonato, e per giunta zoppo da tutti due i piedi; il quale con alta voce diceva a chi stava d’intorno, che avea trovato in sui libri, che la danza d’oggidì non è nulla appetto di quella degli antichi Greci, e narrava non so che salti d’una fanciulla riferiti nel convito di Senofonte; e altamente biasimava l’usanza del danzare d’oggidì, come una cosa priva d’arte, e di garbo. Intanto era quasi tramontato il Sole, onde la maschera, ringraziata l’udienza prima di partirsi chiuse il suo parlare con queste parole. Io ho procurato d’intrattenere ognuno in diverse fogge. Alcuni sono rimasi appagati d’una cosa alcuni altri d’un’altra. Così và in un gran popolo. Verrò qualche altro dì, cercherò nuove cose, ma così sarà ancora. Addio.
Cose da vendere. Vi è in vendita una novissima fornitura da Camera di Arazzi di Berlino in cinque pezzi, di Brazza 4., e mezzo d’altezza delle seguenti larghezze. 1. Pezzo di Brazza 3. scarse. 1. Pezzo di Brazza 4. scarse. 1. Pezzo di Brazza 5. scarse. 1. Pezzo di Brazza 5. tre quarti, e mezzo. 1. Pezzo di Brazza 7. scarse. Il lavoro è molto vistoso, e per esser in Lana sono con assai accuratezza travagliati. Un Pezzo per mostra è appresso il Sig. Antonio di Castro Negoziante da Libri in calle delle Balotte. Chi applicasse comprare Marmi lavorati, che compongono una bella facciata per un Palazzetto, esequito esso lavoro da Perito Artefice sopra un dissegno del celebre Architetto Giorgio Massari, vada da Mistro Antonio Benedetti a S. Stin, che egli le mostrerà il disegno, e li Marmi suddetti. Un Calesse per viaggiare a quattro ruote, comodo, forte, con un luogo particolare per la Bottiglieria, e con molti altri comodi per porvi robe ec. Chi lo vuole vedere, e comprare è in Casa della Signora Tintoretta a S. Angelo in calle della Madonna. Due Case in più affittanze tutte di annua rendita di Ducati 90. poste in Santa Margarita nella corte di Kà Dolfin dietro il Fontico della Farina. Chi applicasse potrà intendersela con il Sig. Giuseppe Raimondi Orefice in S. Basso al S. Francesco di Paola. Un Battellone lungo piedi 43., e largo piedi 7. col suo Tiemo d’intaglio, e dipinto, il tutto nuovo, con 4. Specchi alti oncie 27., e larghi oncie 49. e mezza, 3. porte con 6. Specchi alti oncie 29., e larghi 9. con tavola, e Banchette con suoi stramazzetti di felpa in Opera, con cozzoli, e catenelle di laton; alberi con bandierole, e vele con li suoi manti, alzane per tirar dal Cavallo, due Timoni uno da Mare, e l’altro da Brenta, con la sua ribola intagliata, un ferro da buttar a fondo con la sua gomena, e una bella mazzocca a prova, e la sua coronella da pope, con suoi remi, e forcole dipinte, e sue bocche porte, e due serene d’intaglio a prova indorate a oro di Zecchino. Tutto in somma a perfezione, e con tutto il suo bisognevole, con commode, ed altro. Chi volesse farne acquisto parli col Sig. Lorenzo Zanoni abita in Rio Marin nell’ultima calle per andar al ponte della Latte. Chi applicasse à un Flauto Traverso perfettissimo di Bosso con cinque Canne d’assortimento. E à una Mandola di fino Avolio ambo di Celebri Autori. Parli col Sig. Adriano Niel Barbiere in calle larga a San Marco, che dal medesimo gli sarà dato l’indirizzo. Cose perdute. Addì 27. Marzo 1760. È stata persa una Borsetta di Seda verde, con Zecchini in Oro num. 4, e resto di Moneta in Argento. Chi l’avesse ritrovata la porti dal Sig. Florian Caffettier, che li sarà dato li contrassegni, e un Zecchino di buona mano. È stata perduta una Gagnetta Muffle, che risponde al nome di Mascherina, chi l’avesse trovata, la porti al Caffè del Buso a Rialto, ed avrà una generosa ricognizione. Persone, ch’esibiscono la loro capacità. Si ritrova in Venezia un soggetto Francese, che ha fatto il corso delli suoi studj nell’Università di Parigi, il quale s’offerisce d’insegnar detta Lingua a prezzo onestissimo, e con metodo chiaro, e facile per modo alfabbetico, avendo già cominciato ad esercitar la sua abilità appresso più Giovani, che ne restano intieramente soddisfatti. Chi si compiacerà di ricercar il sopradetto soggetto, il suo ricapito è alla Speziaria delli due Mori a San Salvator. A chi occoresse un’Agente di Campagna ò pure anco forse d’una Gastaldia con far lavorare à Bovaria ò altre Campagne, e Terre affittate, in somma d’ogni cognizione a questo affare. Occorrendo di questa Persona, è il suo Ricapito in Casa del Sig. Antonio Biasuti Sartor in calle del Fontico della Farina in Contrà di S. Appolinare, e per saper meglio dimanderanno a quel dall’Oglio in detta calle. Libri nuovi. Dispensa, per associazione il nostro diligente Stampatore Pietro Valvasense a S. Giovanni Novo, il Tomo XII. delle Cause Celebri di M. Gajot di Pitaval tradotte dal Francese in idioma Italiano. Cinque Cause compongono questo Tomo XII. L’Opera si vende dal suddetto Stampatore a L. 2: 10 Venete il Tomo sciolto per li Concorrenti fino tutto il Mese di Giugno 1760., e passando il tempo assegnato sarà L. 3. per li non sottoscritti, come da Manifesto 23. Gennajo 1759. M. V. E presentemente si stampa il Tomo XIII. del quale se ne parlerà a suo tempo. Case da Fittare. Casa Grande (sic.) dʼaffittar, con tutte le sue comodità, Ortesello, Pozzo, alli Tolentini, sopra il N. H. Baseggio, e quasi in faccia alli N. N. H. H. Condulmer, paga dʼaffitto allʼanno Duc. 120. Le Chiavi sono appresso la Sig. Lucia Loviseti in calle appresso il Convento dei Reverendi Padri Teatini; e chi ricercasse un qualche più chiaro, e certo indirizzo li sarebbe dato, se capitasse alla Malvagìa in Frezzaria. Appartamento di Casa dʼaffittar in calle del Cristo, dietro la Chiesa di S. Angelo, paga allʼanno Duc. 80. Le chiavi sono dal Fabro nella calle vicina. Casa dʼaffittar in Rio di Castello, sopra la Fondamenta paga allʼanno Duc. 60. Le chiavi sono da quel del Caffè al Nobile Veneto. Casa in Contrà di S. Margarita in corte di S. Lorenzo con Magazzeno, Cantina, quattro Stanze, e Cucina, paga allʼanno Duc. 46. Chi vi applicasse parli col Sig. Paolo Colombani a S. Salvatore, che gli darà lʼopportuno indirizzo. Casa in Contrà di SantʼApponal al Traghetto della Madonnetta, paga allʼanno Duc. 60. Le chiavi sono dal Forner in detta calle, quale pure indicherà il Patrone del detto Stabile. Inviamento da Naranzer la Contrà di S. Geminian, e da Biavarol, paga allʼanno Duc. 6., e Savon balle 12. Chi lo vuole ad affitto parli col Sig. Giacomo Visentini in Ca Giustinian del Procurator. Bottega da Salumier sopra la Riva dellʼOglio a S. Cassan, paga allʼanno Duc. 50. Chi la volesse ad affitto parli col medesimo Visentini. Fuori di Venezia. Casino in Villa di Vascon, con Campi tre di Terra, lungi da Treviso miglia 3. fuori della Porta di S. Tommaso, con Barchessa, luogo da Gastaldo, e Giardino con piante dʼAgrumi, paga allʼanno Duc. 70. Chi vʼapplica parli col medesimo Visentini. Legni arrivati. Addì 21. Marzo. Nave nominata Provvidenza Divina, Capitan Piero Tomasovich, manca da Corfù 14. giorni, Parcenevole D. Emanuel Jacur, con 120. Botte, e 9. car. Oglio. 102. Miera, e 850. Libre Vallonia. Detto. Pieligo, Patron Iseppo Gradara, venuto da Ancona, con 50. Balle Gotton. 2 cane di Giesso. Detto. Nave nominata Signora Cattarina, Capitan Gio: Federico Breslaxk Olandese, manca da Amsterdam 7. mesi, e mezzo, da Cadice 6. Mesi, da Barcellona tre Mesi, e mezzo, da Livorno li 13. Gennaro, e da Napoli li 24. Febraro, raccomandata a se medesimo, con 6. Botte, e 1. Bar. Inchiò. 1. Balla, e 1. Fagotto Baccalai. 115. Balle detti in Pesci 16000. 448. Fardi Cenere. 3. colli Oglio. cassetta Chiocolata. 2. colli, e 1. mezza cassa Vin. 1. collo Moscato. 120. Bar. Catrame. 27. Detto. Palandra nominata Sa?torf, Capitan Gio: Henrico Sulfe Danese, manca da Lisbona 47. Giorni, raccomandata a se medesimo, con 239. casse Zuccaro. 19. colli Caccao. 48. Fardi Canella. 581. Pezzo Legno da colori. Cambj per le Piazze Estere, corsi addi 28. Marzo 1760. Lione Ducati- 58 7/8 Banco per Scudi d’Oro Sole N. 100. da Lire 3. l’uno. Bolzano Soldi- 132 per un Scudo da Carantani 93. Roma Scudi Oro Stampe 62 ½ per Ducati 100. Banco. Napoli Ducati Regno 120 ½ per Ducati 100. Banco. Firenze Scudi- 80 Oro da Lir. 7 ½ per Ducati 100. Banco. Livorno Pezze da 8/r 103 3/4 per Ducati 100. Banco. Milano Soldi- 155 ½ per un Scudo di Soldi 117. Imperiali. Genova Soldi- 94 3/4 per un Scudo da Lir. 4: 12 Fuori Banco. Anversa grossi- 94 per un Ducato Banco. Amsterdam grossi- 90 5/8 per un Ducato Banco. Amburgo grossi- 91 per un Ducato Banco. Londra Sterlini- 51 1/6 per un Ducato Banco. Augusta Taleri- 98 ½ per 100. Ducati Banco. Vienna Fiorini- 190 ½ per Ducati 100. Banco.

Avviso.

Da quì avanti se alcuno volesse associarsi di nuovo all’acquisto de’presenti Fogli, s’avvisa, che si prendono nuovi Associati a’dì sei d’Aprile, e così di due mesi in due mesi verrà rinnovata l’associazione; sicchè dal giorno in cui alcuno s’associerà, comincierà la sua associazione di sei mesi o d’un anno dal Foglio dopo i sei d’Aprile.

Vendesi la presente Gazzetta a 5. soldi, e si ricevono le Notizie.

A San Marco.Nella Bottega da Caffè di Florian. In Merceria. Nella Bottega di Paolo Colombani Librajo. Giù del Ponte di S. Polo appresso la Calle dei Savoneri. Nella Bottega di Gasparo Ronconella Librajo In Venezia. Per Pietro Marcuzzi Stampatore. Con Privilegio.