Citazione bibliografica: Gasparo Gozzi (Ed.): "N. 12", in: La Gazzetta Veneta, Vol.1\012 (1760-03-15), edito in: Ertler, Klaus-Dieter (Ed.): Gli "Spectators" nel contesto internazionale. Edizione digitale, Graz 2011- . hdl.handle.net/11471/513.20.2090 [consultato il: ].


Livello 1►

N.° 12.

Sabbato addi 15. Marzo 1760.

Che contiene

Quello, ch’è da vendere, da comperare, da darsi a fitto, le cose ricercate, le perdute, le trovate, in Venezia, o fuori di Venezia, il prezzo delle merci, il valore de’cambj, ed altre notizie, parte dilettevoli, e parte utili al Pubblico.

Livello 2► Livello 3► Racconto generale► Due giovani sollazzevoli di natura, e di grazioso ingegno nel procurarsi scherzi da consumare il tempo lietamente, erano già passati più volte di notte per la calle di . . . . . e aveano udito ad una data ora un fischio, al quale si rispondea incontanente dall’alto con un aprire di finestra, donde s’udiva poi una voce di donna, che rispondeva alla voce del maschio fischiatore. Passano di là una notte, passano un altra, e ogni volta odono il zufolino, e ogni volta la stessa apparizione. Venne dunque loro in animo di provare se poteano avere qualche buona ventura, o almeno sapere chi colui era il quale avea tanta virtù nel fischiare che facea correre le femmine alla finestra, come gli uccelletti al richiamo. Per la qual cosa accordatisi fra loro, e imparato con varie prove la fischiata dell’innamorato, n’andarono adì 11. del corrente mese verso le sei ore, cioè un quarto d’ora prima di lui, ove sapeano, è appostatisi l’uno di quà, e l’altro di là a’due canti della via cominciarono a fischiare co’tuoni dell’amico, Ma, o fosse che l’ora non era l’assegnata dalla donna, o che i sibili non avessero la perfetta misura, e il sapore degli altri, la fenestra si stava chiusa, che parea murata. I due Fischiatori, ostinati nell’impresa, sperando pur che s’aprisse, ritoccavano a vicenda, e guardavano di quando in quando all’insù; ma non era nulla. Avvenne frattanto, che un terzo giovane, il quale andava per via alle sue faccende, molto bene, e riccamente vestito, passò per caso di là, ed entrando nella calle, udì poco discosto alzarsi or l’uno or l’altro de’fischi all’aria. Il bujo, e la solitudine gli cominciarono a metter la paura in corpo; onde stando in orecchi s’arrestò; e temendo del suo mantello, pensava così fermo s’egli dovesse andar oltre, o tornar indietro. I due, che adocchiato l’aveano, e lo vedeano star saldo, pur per vedere qual movimento facesse, zufolarono di nuovo, ed egli, come se avesse udito a sibilare basilischi, postosi in pensiero che fossero ladri, che si accennassero per spogliarlo, e parendogli forse d’avergli intorno, di vedere le sguainate coltella a luccicare, di sentirsi trafitta la gola, e vedere il sangue, presa una subita risoluzione, diede la volta indietro, e cominciò a fuggire quanto potea. I compagni, credendo ch’egli potesse essere l’innamorato, bramosi di conoscerlo in viso, si mossero tuttadue ad un tempo, e dietrogli corsero volando. La furia del correre fu grande, e le intenzioni diverse, ma l’uno parea la lepre, gli altri i Levrieri. Il pauroso, ch’era fuori di sè, e ansava, parendogli d’aver la morte sul capo, non vedendo più dove andasse incespica in non so che, e stramazza disteso come un tappeto, rinvolto nel mantello che non si potea muovere. Immagini ognuno, che gli parve quando si vide i due Sibilatori adosso, i quali divenuti del suo caso pietosi, e presolo per le braccia cercavano di rilevarlo, e gli chiedevano s’egli si fosse in qualche parte del corpo danneggiato. Ma egli prendendo ogni parola per bestemmia, e ogni atto per coltellate, si diede a chiedere con voci compassionevoli la vita, e a conceder loro il mantello, e quanto avea indosso, purchè potesse essere salvo. Essi avendolo finalmente rilevato, e veduto che gli tremavano le ginocchia sicché non potea reggersi in piedi, deliberarono di condurlo ad un Tragitto per metterlo in barca, e standogli uno di qua, e l’altro di là, gli prestavano assistenza. Ma egli tutto pieno di sospetto, e non vedendo in fantasia altro, che ladri, talora sospirava profondamente, e tacea, ora si sbottonava il vestito, e dicea: prendete, io vi do anche questo, ora mostrava loro le fibbie delle scarpe, e accennava, che le togliessero, e in somma, ogni cosa promettea, ogni cosa scongiurava, che si portassero via, e lo lasciassero in pace. Finalmente giunti al Tragitto, e consegnatolo ad un Gondoliere, quivi lo lasciarono, così dalla paura accecato, ch’io credo, che gli paja ancora d’essere stato nelle mani de’ladri.

Pochi giorni fa passando uno la notte per una Contrada fu chiamato con un zì zì da una fenestra. Egli dicea, che lo prendeano in iscambio, gli fu risposto che no; ma che s’accostasse, per ricevere qualche cosa. Il buon Uomo invaghitosi della novità s’accosta, e gli vien calata una cesta, e lasciata anche cadere la fune. Chiudesi la fenestra, egli s’accosta alla cesta, e vi trova un putto fasciato. L’allogò, ed ebbe pazienza. ◀Racconto generale ◀Livello 3

Livello 3► Racconto generale► La mattina del passato Martedì fu ritrovato un bambino nato di fresco sopra una via, morto. Sono due possenti Deità Amore, e Vergogna. Il primo è degno di scusa appresso al Mondo, perchè almeno accresce il Popolo; ma la seconda giunta a tal segno, rende le Donne più crudeli d’ogni bestia. ◀Racconto generale ◀Livello 3

Livello 3► Racconto generale► Adi 7. del Mese corrente alle ore ventidue andarono i Nonzoli della Contrada di S. Paterniano a sotterrare il corpo di Pasqua Pavanella nel cimitero alla Vigna. Trovarono in un lato d’esso Cimitero un teschio affatto spolpato, e tuttavia con la coda de’capelli annodati con una cordella, e appiccati ad esso teschio, nel restante tutt’osso purissimo. Fecero per curiosità qualche ricerca, e ne ritrovarono alcuni altri di somiglianti. ◀Racconto generale ◀Livello 3

Livello 3► Di rado le Sacre orazioni fanno effetto, e ciò avviene perchè l’eloquenza d’oggidì viene alla lingua dal cervello, e non dal cuore. Se tu vuoi, ch’io pianga, piangi prima in te, quando parli diceva Orazio; ed è precetto, che s’adatta ad ogni qualità d’affetto, e di ragionamento. Il grande apparecchio degli argomenti, e il fiore del parlare mette in sospetto, non tocca; fa maraviglia, non move. Livello 4► Exemplum► Egli m’avvenne a’passati dì, ch’io udì un lungo sermone contro all’avarizia nel far bene a’poveri. Ingegnosissimo, colorito, e pieno d’ogni retorico garbo, e sapore. Vidi trasportati gli uditori dall’ammirazione, fecesi un tuono generale di sputare più volte, e tossire; segno d’approvazione e diletto: malinconia, silenzio, attenzione, sarebbero stati indizj d’intrinseca commozione. Semplicità, magnificenza, e verità sono i fonti della retorica, e principalmente della sagra. Educavansi in queste i primi Padri Greci della Chiesa, poi non parlavano; ma sfolgoravano. Immagina i loro Sermoni essere una Statuetta di perfettissimo artefice tutta armonizzata, con movenze naturali, non iscorci studiati, e forzati. Usavano i Sagri Testi non per provare un bel pensiero, ma vero; e per dare anima alla verità, e quelli non a forza d’ingegno erano nel ragionamento tirati a stento, ma venivano da sè naturalmente come il restante. Ogni parola avea colore, tutto era vita. Non solleticavano l’ingegno; ma percuotevano il cuore, e l’aveano seco da capo a fondo dell’orazione. ◀Exemplum ◀Livello 4

La semplicità gli rendea comuni, la magnificenza venerabili, la verità degni di fede.

Si può egli udire squarcio più naturale, più grande, più vero di quello di San Basilio in un argomento somigliante? V’avea una carestia grande; gl’incettatori crudeli de’grani riducevano i Padri a vendere i proprii figliuoli per vivere. A sì fatti avari così parla il Padre della Chiesa.

Studioso esploratore di penurie, non vender caro più dell’usato. Per aprire i granai non attendere carestia, che colui il quale fa i grani rincarare è pubblica esecrazione. Non aspettar fame per oro avere, per privata utilità non bramar dieta, e digiuno comune. Non divenir Fattore, e Bottegajo d’umane calamità; e vedi, che per accumulare ricchezze non chiamassi sopra di te ira di Dio. Non aggiungere angoscia alle piaghe de’flagellati. Tu che sì tieni gli occhi confitti nell’oro, il fratel tuo d’una sola occhiata non degni. Ben conosci tu delle monete conio, e valuta, e le buone dalle false discerni, ma la somma miseria del tuo fratello conoscer non vuoi. Splendore d’oro è a te oltremisura carissimo, e non pensi intanto, quanti dietro alle tue spal- (sic.) hai di poverelli sospiri, e singhiozzi. Gira il povero gli occhi a tutte le coserelle sue, vede che nulla possiede, e nulla spera più mai; poichè pochi danaruzzi vagliono, mobili vestiti, e altre tali coselline del povero. Che farà dunque? Non restandogli altro, volge l’occhio a’proprii suoi figli, per condurnegli al mercato, sporgli, vendergli, e qualche alleggerimento trar quindi al soprastante suo caso. Considera, ti prego, ora il combattimento dall’una parte della cruda fame, dall’altra dell’amore paterno; quella minaccia misera morte, natura inorridita il persuade a morir co’figliuoli, onde spesso sospinto, spesso rattenuto, e vinto finalmente da inevitabile urgenza di necessità, e da quella sforzato consigliasi. E di che? Odilo. De’miei figliuoli qual venderò? Qual d’essi sarà mai creduto il più a proposito da colui, che per uomini dà frumento? Se vuole il primo, quella sua vigorosa età, e decoroso aspetto mi ritiene. Vorrà il più giovanetto? Questi con patenti segni di somiglianza ha in sé effigiati padre, e madre. Quegli è atto agli studii, e alle buone arti. Ahi calamità insuperabile! A qual d’essi farò tal torto, questa ingiuria a cui la farò? A qual fiera converrà ch’io somigli? Come mi smenticherò di natura? Se tutti gli vorrò ritenere, tutti gli vedrò per fame miserabilmente distrutti. S’uno ne vendo con qual occhio gli altri più mirerò? vedendomi fra loro divenuto di sospetta fede, ch’io venda i figliuoli? In qual forma in casa mia abiterò, privatomi da me della prole? Come m’accosterò a mensa imbanditami di vivande con traffico tale?

Eccolo finalmente tutto lagrime dinanzi a te, risoluto di vendere uno de’suoi carissimi figli. Ma tu però a tanta agonia non ti pieghi. Forza, e legge di natura non ti viene in mente. Anzi all’incontro colui dalla fame aggravato aggiri con cavilli, fingi di volerlo mandare d’oggi in domani, e gl’intessi, e fabbrichi intorno miseria più lunga. Mentre ch’egli t’offerisce le proprie sue viscere per poco alimento, quella tua mano, che da tale calamità tragge utile, e ricchezza; non solo non è atterrita, ma fastidioso ti mostri, e gli fai mal viso, quasi troppo gli dessi, e per far guadagno più grosso, tenti ancora di dargli meno, aggravando da ogni parte le sue miserie. Lagrime non ti movono a misericordia, sospiri non t’ammolliscono il cuore, ma inflessibile, e duro guardi l’oro, immagini oro; questo è tuo sogno se dormi, è tuo desidero se vegli. ◀Livello 3

Cose da vendere.

Una bella, e copiosa raccolta di varii generi di cose antiche sarà descritta quì sotto. Degna è questa dʼogni Corte di Principe, e utile potrebbʼessere agli stessi negozianti che ne volessero fare acquisto. La raccolta fu fatta dal N. H. Andrea Cornaro Zeno Patrizio Veneto, e fratello uterino del Chiarissimo Letterato Appostolo Zeno. Vissero essi due fratelli sempre in grande amore dal 1677. fino al 1750. nel qual anno il dottissimo Sig. Appostolo uscì di vita in casa del fratello. Ciò sʼaccenna per dimostrare, che ogni capo delle cose, che quì sotto si produrrano, fu gradito, trovato buono, e goduto da quel celebratissimo Antiquario. Al presente brama il fratello, ed erede di lui di farne la vendita, non già di capo in capo; ma di serie, e di raccolte come verrà proposto.

Tutti Capi sinceramente, ed onoratamente perfetti; e di celebri ed antichi Maestri, e sono

Una Pietra trasparente detta Oppala, viene dalla Persia, dove si vede trasparenti i quattro colori di Rubino, Smeraldo, Zaffiro biavo, e di Topazio giallo; questa è sul quadrato, di oncie una, e un quarto Romano di misura, e di oncie di peso a Oro Carati 160. degno Capo per ogni Tesoro di Monarchi.

Una Pietra in Agata, che può servire per Sigillo, o Anello; si vede scolpito il Tempio di Diana in Effeso, in tre Navi, con Archittetura e Colonnami diversi; e la Dea riposta sopra lʼAra, con dodici Votanti aʼpiedi, e lʼofferte deʼDoni. Ella è di antichissimo Maestro.

Due Anelli dʼOro, ed in Gemme di Giacinto Vermacino; lʼuno rappresenta in fronte il Ritratto dʼErcole, ed è di alto rilievo; lʼaltro il Ritratto della Dea Flora, con conciatura di adorno in Oro, e con il cerchio dellʼAnello in antichissima figura. Degni per ogni Sovrano.

Una copiosa, e sincera raccolta dʼIdoli in varie qualità, e specie di Marmi dellʼEgitto, Bronzi, e in Terre. Ve ne sono in molta copia.

Una Tavoletta in Diaspro verdone, di rilievo; da una parte vi sono il Dio Sole con due Lancie nelle mani, rappresentanti, l’una il simbolo della Fortuna; lʼaltra quello dellʼAbbondanza; tiene la Deità stessa il Loto sopra la Fronte, e calca i piedi sopra due Cocodrilli adversi; simboli dellʼalto, e basso Nilo; e si vede la sorgente di esso Fiume, quale nasce alle pendici del Monte Golda nella Bittinia.

Dallʼaltra parte di essa Tavoletta, vʼè un Friso dove si vede adorata la Deità del Dio Sole festeggiato da molti Baccanti che danzano avanti dʼessa Deità.

Allʼintorno di essa Tavoletta si vedono perfilate tre mani di Lettere, come pure al dissotto di esso Baccanale moltissime righe di Caratteri simili, come anco ve ne sono sotto li riferiti due Cocodrilli. Tali Caratteri certamente sono li volgari degli Egizj, non più veduti, nè in conseguenza mai riferiti. Questi Caratteri sono diversi dagli altri, che furono pubblicati, e nominati Caratteri degli Egizj, ma Sacri. Capo unico, e singolarissimo.

Una Tazza di Metallo giallo, ripiena nel convesso di essa, con molte Marche a guisa di Medaglie, tutte ripiene di Caratteri Basiliani, Caldei, Arabi, e Babilonesi; con circolo di varj segni di Zodiaco. Al di fuori di detto monumento vi sono altre differenti Marche, pure ancor esse ripiene di Caratteri consimili.

Tal monumento si può dire Brachias, o sia Tazza di Astronomia Giudiziaria.

In appresso una Tabella dello stesso Metallo, ripiena da tutti li due lati di Caratteri medesimi, e con due circoli Astronomici. Capi tutti due di gran merito, e antichità.

Un Scettro di Legno no cognito, di basso rilevo, adorno in più guise, con Caratteri, e Figure Egizie: Al Capo del qual Scettro si vede la Testa di una Biscia, simbolo dalla Sapienza, dallʼaltro lato in Agata nera, rimessa una Testa in Oro, con figura dei Re Abagaro. Non più riferito.

Una Accere in Ferro dorato, e di quadrata figura, ripiena di varj buchi, da dove uscivano i profumi in onore delle loro Deità.

Un Sistro di Metallo Istoriato; Istromento che rendeva suono prima di sacrificare le Vittime alle loro Deità.

Un Lituo in Avorio a guisa di Pastorale, rappresenta in esso un Serpe, un Cervo, ed un Falcone come volatile: Tutti simboli per ricavarne gli augurj nelle conquiste deʼRomani, e nelle loro intraprese.

Il quale Lituo è riportato sopra una Bacchetta nodosa di Legno non cognito; e nel finale di essa vʼè un gruppo in Corniola a guisa di un Mellone. Ancor questo Capo non più veduto.

Varie Urne da Ceneri, e da Acque lustrali.

Un Vaso per ottenere posterità mascolina, adorno di sessanta caratteri, che si credono Palmireni; tiene esso Vaso quattro facciate, in una delle quali si vede il Tempio di Diana in figura snella, e lasciva; con lʼAra, e il Sacerdote Camillo, e un Tripode, con un Giumento per farne il Sacrificio alla Dea stessa.

Nella seconda facciata si vede uscir fuori dʼuna Sguscia la Testa del Fanciullo per la grazia ottenuta.

Nella terza facciata vi è la Dea senza mani, che calpesta lʼArco, e le Faretre, come Cacciatrice.

Nella quarta facciata vʼè un ben formato Fallo, abbracciato da tre Giovinastre, in atto di adorazione, e al dissotto di esso vi è figurato il Serpe, simbolo della salute; senza la quale lʼUomo non ha erezione. Vaso, e monumento non più veduto.

Teste dʼIdoli parlanti, in Marini distinti.

Semibusti di Marmo Greco, che rappresentano Imperadori, e Imperadrici. Ve ne sono in molta Copia.

Un Libro in carta di Ancona, marcata la Sirena, che per anni duecento cinquanta fu rimasta sospesa la Fabrica; Vi sono disegnati a penna, e cavati con acquarella, Bassi rilievi, Archi, Teatri, Tempj, Panteon, ed altre disegnate cose, cavate dagli Obelischi in Roma. Tutti diseganti, e conservatissimi di Perino del Vago discepolo di Rafaello; saranno in tutto 130. facciate.

Il Petrarca a penna in Carta pecora, scritto a perfezione più bello della Stampa.

Si vede a punta di Penello formati i Trionfi in sei, sette figure, la Fama, la Gloria, lʼAmore, la Morte, ed altre, con il Sommo Iddio nel finale del Mondo. Tutti i Trionfi di mano del famosissimo Giulio Clovio, degno della mano di ogni Sovrano.

In Pitture.

Del Liberi. La Vita di Bacco divisa in sette Quadri, per adornar una Sala, di altezza Brazza quattro, e tre quarte di Venezia; di giro Brazza settanta, di ottima conservazione.

In Pastella.

Tre Ritratti fatti dalla mano, lʼuno di Lucca dʼOlanda, lʼaltro dellʼHolben, il terzo di Odoardo Fioletti.

Numero vintiquattro (sic!) Uomini Illustri, dipinti sopra la Tavola. Tutti di celebri Maestri, Tiziano, Brusaforzi, ed altri; fatti verso lʼanno 1400.

Tavoloni, e Tavolini senza Piedestalli, parte di essi di tutta grossezza; altri impelizzati, o siano riportati di varj seminati, e quasi tutti Orientali.

Vi saranno verso trecento palmi Romani di Fetuccie segate per essere riportate, o sopra Colonnami, Tavolini, o Tabernacoli.

La Macchia sua è di Corallo giallo, e verdone; con Linea candida, che legano le suddette tre macchie.

Si fa sapere a chiunque vʼapplicasse, che di tutte le suddette cose, è proprietario realmente, il N. H. Andrea Cornaro Zeno di SantʼAgnese.

Quattro pezzi di Quadri grandi del Celebre Autore Isman, contengono Porti di Mar, e borasche.

Un Quadro grande del Signor Carlo Lot, contiene la Pugna dellʼAngelo con Giacob.

Due Quadri grandi del Giordano, contengono la Morte dʼAbel, e il Sacrifizio dʼAbramo.

Una Palla dʼAltare con molti Santi del Celebre Autore Daniel Vandich.

Quattro Tavolini grandi di finissima Pietra del Tocco neri.

Cinque Tavolini di Pietra dʼAfrica machiati grandi.

Due grandissimi Specchj.

Chi desidera far acquisto parli con il Signor Antonio Asperti abita a SantʼMarina.

In corte della Malvagia a S. Angelo, vi è una Carozza da vender, in casa di quello che vende la malvagia, la detta è da quattro lochi, con tre specchi, fodrata è dipinta con molta proprietà, molto comoda è fortissima, esperimentata in un gran viaggio. Il prezzo è zecchini 60.

Un torchio da Oglio di mandole dolci, o pur inserviente a estrar suchi di qualunque sorte; di ferro lavorato allʼuso dʼinghilterra.

Chi lo desiderasse parli al Sig. Antonio Lucìa Fabro in calle deʼStagneri, essendo lui il professore, e potrà servirli di tali Machine, trovandosene molte da lui fatte; una nellʼOspital deglʼIncurabili, nella Specieria della Madonna, dello Spizier in Ghetto, e molti luoghi di Terra ferma.

Cose perdute.

Venendo ritrovata una Maniccia lunga di veluto a lana cenerino con filletti di Lupo cerviero; Portandola alla Bottega dell’Aurora sotto le Procuratie Nuove, li sarà data onorevole cortesia.

Cose ritrovate.

Un Can Leprin color d’isabella, chi l’avesse perduto, dia i contrasegni alla Bottega di Paolo Colombani Librajo, che lui li darà lʼindretura della Persona che lo possiede.

Persona ricercata.

Si ricerca un Maestro da Mandolin a musica, se perciò vi fosse persona, che esponer si volesse parli con il Caffettiere al Traglietto del Buso, che gli sarà dato lʼindrizo.

Libri nuovi fuori di Venezia.

A. Pietro Bassaglia Librajo Veneto in Marceria di San Salvadore in calle deʼStagneri; da Lisbona sono capitate alcune copie del presente Libro.

Risposta alla Lettera scritta da un Gesuita sul discuoprimento della congiura formata contro il Rè di Portogallo in Lisbona 1760. si vende L. 1.

Case da Fittare.

Casa grande, in due soleri con terrazza, e Pozzo, con portici grandi, e pergolo, mezzadi, e Caneva, posta in Campo a S. Bortolamio, hà lʼingresso in calle deʼStagneri paga allʼanno Duc. 100.

Casa in due Soleri in corte di Cà Morosini a S. Gio: Grisostomo, con Riva in casa, Pozzo, Magazzeni due, paga allʼanno Duc. 90.

Chi brama vederla, e contrattar, parli col Sig. Giuseppe Fabris, abita in detta corte e Casa, della quale vuol privarsi.

Casa dʼaffittar in Corte della Malvagia a S. Angiolo, con due appartamenti ed un peppiano. Chi la volesse parli con quello della Malvagia.

Casa dʼaffittat con Ortesello, Magazzen, Camera terrena, Pozzo, e con tutte le sue comodità allʼAnconetta, in calle delle pignatte, paga allʼanno Duc. 44. Le chiavi sono dal fabro allʼimboccatura di detta calle.

Legni arrivati.

Adi 11. Marzo. Nave nominata Amichevoli Fratelli, Capitan Alessandro Wight Inglese, manca da San Cristofolo in lʼAmerica 7. Settimane, e da Gibraltar li 26. Gennaro, raccomandata a sè medemo, con 304. Botte, e 24. Quartaroli Zuccaro.

Detto. Bracera, Patron Giusto Scolin venuto da Trieste, con 28. Fagotti Mandole.

13. Detto. Gondola, Patron Bastian Bonaldi, venuto da Ancona, con 75. Balle Cotton. 71. Cesta Magioliche. 1. Cestella Fighi. 37. Sacchi Polvere di Gripola. 4. Balle Lana della Campagna di Roma. 6. Balle Bulgari.

Cambj per le Piazze Estere, corsi addi 14. Marzo 1760.

Lione Ducati- 60 1/4 Banco per Scudi d’Oro Sole N. 100. da Lire 3. l’uno.

Bolzano Soldi- 133 ½ per un Scudo da Carantani 93.

Roma Scudi Oro Stampe 62 1/4 per Ducati 100. Banco.

Napoli Ducati Regno 120 per Ducati 100. Banco.

Firenze Scudi- 79 ½ Oro da Lir. 7 ½ per Ducati 100. Banco.

Livorno Pezze da 8/r 103 3/4 per Ducati 100. Banco.

Milano Soldi- 156 per un Scudo di Soldi 117. Imperiali.

Genova Soldi- 95 1/4 per un Scudo da Lir. 4: 12 Fuori Banco.

Anversa grossi- 94 ?/3 per un Ducato Banco.

Amsterdam grossi- 90 5/8 per un Ducato Banco.

Amburgo grossi- 91 /2 (sic.) per un Ducato Banco.

Londra Sterlini- 51 1/2 per un Ducato Banco.

Augusta Taleri- 98 5/8 per 100. Ducati Banco.

Vienna Fiorini- 190 per Ducati 100. Banco.

Avviso

Perchè diverse persone lontane dalla Piazza bramano avere i Fogli più da vicino, s’avvisa, che nella ventura settimana si troveranno anche appresso Gasparo Ronconella Librajo giù del ponte di San Polo appresso la Calle dei Savoneri.

Essendo il prossimo Mercoledì festa, si darà fuori la Gazzetta Martedì mattina.

◀Livello 2

Vendesi la presente Gazzetta a 5. soldi, e si ricevono le Notizie.

A San Marco. Nella Bottega da Caffè di Florian.

In Merceria. Nella Bottega di Paolo Colombani Librajo.

In Venezia. Per Pietro Marcuzzi Stampatore.

Con Privilegio. ◀Livello 1