Référence bibliographique: Antonio Piazza (Éd.): "Num. 17", dans: Gazzetta urbana veneta, Vol.1\017 (1787), pp. 1-8, édité dans: Ertler, Klaus-Dieter / Dickhaut, Kirsten / Fuchs, Alexandra (Éd.): Les "Spectators" dans le contexte international. Édition numérique, Graz 2011- . hdl.handle.net/11471/513.20.2025 [consulté le: ].


Niveau 1►

Num. 17

Sabbato 28. Luglio 1787.

Niveau 2► Metatextualité► Se li Signori Assocciati al nostro Foglio, di questa Città, l’hanno ricevuto ad ora tarda nel Mercordì passato, ed alcuni l’ebbero il Giovedì mattina soltanto; se nella disposizione delle materie hanno trovato del disordine, ci accordino il loro benigno compatimento, sicuri di fare con ciò un atto di giustizia. Quelli che la cagione ne sanno, si sono stupiti piuttosto d’essere stati serviti in giornata, che tardi. Il nostro impegno di soddisfare il Pubblico quant’è possibile, incontrar ci fa degli ostacoli. In materia di stampe, e particolarmente di Gazzette, il menomo sconcerto guasta un lungo lavoro, come il solo difetto dell’apice d’una ruota dentata, scompone il movimento regolare dell’orologio. In avvenire speriamo che la nostra costituzione abbia ad essere meno angustiosa, confidando nella protezione di che tale può rendercela. Intanto assicuriamo li degnissimi Assocciati a questa Gazzetta, che dal canto nostro non procederà mai veruna mancanza, e che sempre faremo tutti gli sforzi perché sollecitamente siano serviti. ◀Metatextualité

Solennità Ordinarie.

Mercordì prossimo passato fu un giorno nel quale si celebrarono le consuete annue festività in onore di S. Giacomo Apostolo, e di San Cristoforo. Il maggiore concorso fu alla contrada di S. Giacomo dall’Orio, posta nel Sestiero della Croce. È incerta l’origine della sua denominazione, non altro sapendosi sennon che anticamente quel sito chiamavasi luprio, e ch’era paludoso e disabitato. L’epoca della fondazione della Parrocchiale sua Chiesa egualmente è dubbiosa; non così quella della sua riedificazione seguita nell’anno 1225. Per la pietosa liberalità delle Nobili Famiglie Da Mula e Badoer. Il Sansovino asserisce, che venne rifabbricata anco a’suoi tempi. Trà le cose rare, che in essa s’ammirano, evvi il Tabernacolo della Cappella del Ss. Sacramento composto di fini marmi, come lo è pure il Pulpito di forma ottangolare eretto sopra un sol piede, e una colonna stimatissima di Verde Antico, che giunge a cinque braccia d’altezza. Gareggiano con queste rarità le Pitture eccellenti che da [2] ogni lato presentano de’Capi d’Opera di Paolo Veronese, di Francesco Bassano, del Palma giovine, di Melchiore Colonna, di Lorenzo Lotto, del Tizianello, di Giovanni Buonconsigli, del Padovanino, del Lazzarini, d Gio: Bat. Pittoni, e del Guarana. Quanto esiste dipinto nella Sagristia, tutto è del pennello del Palma, come lo è di quello di Paolo Veronese ciò che vedesi nella Cappella di San Lorenzo, e nel Soffitto dell’altare della Concezione.

Anco la sacra funzione fatta in tal giorno nella Chiesa di San Giacomo di Rialto ebbe un numeroso concorso. Ha essa il vanto d’essere la più antica di tutte, perché la prima fabbricata in questa Città. Un certo Greco di Candia nominato Eutinopio, Architetto navale, chiamato da’privilegj ad abitare le nascenti Isolette in cui s’erano sottratti dal furore di Attila que’Signori che fondarono la base della nostra Nazione, ebbe la sventura di vedere con alcune altre distrutta dal foco la propria Casa. Nell’atto che le fiamme minacciavano una distruzione molto più estesa, quel buon Candiotto implorando la Divina assistenza fece Voto d’erigere un Tempio a S. Giocomo Apostolo nel sito medesimo dell’incendio, e religiosamente adempillo. Lo consecrarono quattro Vescovi; Severiano di Padova, Ambrogio d’Altrino, Giocondo da Trevigi ed Epone di Uderzo. Fu riedificato la prima volta sotto il Dogado di Domenico Silvio, e poi a spese pubbliche nell’anno 1600. La Statua di S. Giacomo posta sull’altar maggiore, è opera del famoso Alessandro Vittoria, e quella di S. Antonio Abbate, ch’è di bronzo, di Girolamo Campagna, come pure le altre figure che adornano l’altare ov’è eretta; nel quale ammiransi le colonne di Serpentino. A questi pregj s’uniscono quelli delle belle Pitture di Luigi dal Friso, di Domenico Tintoretto, del giovine Palma, di Pietro Mulombra, di Marco Vecellio, e di Giambattista Rossi.

Diviso il Popolo nelle divote sue visite, assistì in buon numero agli Uffizj Divine nella giornata medesima, nella vasta Chiesa della Madonna dell’Orto, innalzata col Monastero contiguo nell’anno 1371, che fu in prima abitato da’Frati Umiliati, poi da Canonici Secolari di San Giorgio in Alga, indi nel 1671. Dalli Monaci Cisterciensi che vi dimorarono sino a pochi mesi sono. Anticamente era dedicata a San Cristoforo il cui colosso torreggia sull’altar maggiore, opera di Gasparo Moranzone Scultore celeberrimo del Secolo XV. La Statua di Gasparo Contarini Storiografo della Repubblica, che vedesi nella Cappella di questa illustre Famiglia Patrizia, egualmente che le altre due di Tommaso e Luigi Contarini, son marmi che sembrano animati dall’insigne scalpello di Alessandrio Vittoria. Vi sono in oltre degli altri superbi Mausolei, e Statue, e Marmi antichi di preziosa materia e di fino intaglio, che adornano la facciata. Quanto alle Pitture è un Tesoro d’inestimabil valore. Li due quadri bislunghi dell’impareggiabile Jacopo Robusti detto il Tintoretto, e le portelle dell’organo parimenti dal lui dipinte, basterebbero a meritare l’ammirazione de’Forastieri intelligenti, che visitano questa Chiesa. Ma vi trovano ancora Conegliano, Palma il Vecchio, i Bellini, Domenico Tintoretto, Pontone, Mera, Domenico Vandich, i Rosa Bresci ani, il Molinari, e il celebre Pordenone la cui Tavola di San Lorenzo Giustiniani si annovera trà i pezzi più stimati di questo famoso pennello; onde ben a ra-[3]gione si dice, che le Tele dipinte di questo Tempio potrebbero formare la Galleria d’un Sovrano.

L’Isoletta di S. Cristoforo Della Pace, che giace trà Murano e questa città, fu per tutto il giorno suddetto frequentata essa pure da numerosi concorrenti. Nel Secolo XIII. v’era in essa un mulino a vento, ad uso della Città. In que’tempi se ne vedevano sparsi molti d’intorno; ma quando la comunicazione de’fiumi colle lagune aprì una via di servire la Capitale in ogni stagione, le macine della Terraferma li resero inutili. Era quest’Isola abbandonata e diserta nell’an. 1352. allorché certo Bartolommeo Verde la chiese alla Repubblica per Ritiro delle pubbliche Meretrici convertite ad onesta vita. Favorita fu la richiesta del maggior Consiglio, e nel giorno 20. Giugno dell’anno seguente venne decretata la erezione d’un Ospitale sotto il titolo de’SS. Cristoforo ed Onofrio, che servir dovesse all’oggetto indicato, a condizione che dopo la morte di Bartolammeo Verde passasse questo luogo in juspatronato del Doge, e suoi successori.

Il Verde morì sul cominciare della sua impresa, e il doge Marco Cornaro elesse un Priore per il governo del nuovo Ospizio. Questo abbandonato rimase nell’anno 1381. Andrea Foscari Doge esibì l’Isoletta a Giov. Brunacci Fiorentino dell’Ordine di S. Brigida, che poco tempo dappoi soggiacque a una riforma del Sommo Pontefice, per cui si crede che il Brunacci abbandonasse l’asilo in cui dimorava con alcuni Religiosi. Allora il Doge medesimo la donò in domicilio perpetuo ai Frati Eremitani dell’Osservanza di Santa Maria di Monte Ortone, de’quali era Rettore generale Frà Simone da Gamerino.

Questi ebbe il merito d’accordare la Pace trà questa Repubblica e Francesco Sforza Duca di Milano, che le aveva mossa un’accerrima guerra da lungo tempo, senza che i Principi, i Re, e neppure il Papa Niccolò V. avessero mai potuto ottenere, ciò che ottenne Frà Simone per la santità de’costumi suoi, che davagli un grandissimo credito. Così nello stabilire una Pace durevole mostrò la sua gratitudine alla Repubblica, e diede il nome di San Cristoforo della Pace all’Isoletta donatagli. Sopra un angolo del Convento veggonsi le Armi della Repub. e della Sforza unite in segno di concordia. Il glorioso avvenimento seguì nel 1454. Il Senato sempre magnanimo nel compensare i meriti accordò, in grazia del prefato Rettore, privilegj ed esenzioni a tutti li Monasterj della Congregazione suddetta posti nelli suoi Stati, e col danaro del Pubblico Erario riparò la rovina delle cadenti Fabbriche dell’Isola.

Nella sua Chiesa veggonsi due Tavole di sommo pregio, di Jacopo da Ponte detto il Bassano, e di Giovanni Bellino. Le altre Pitture sono dei Vivarini, di Francesco Rizzo, e di Marco Vicentino.

Giovedì passato giorno di S. Anna, nella Chiesa delle Monache Benedettine dedicata a questa Madre di M. V. si celebrò la sua festa con una sacra pompa delle più solenni, a cui la gente concorse in quantità numerosissima. La sua fondazione rimonta fino all’anno 1242. Fu cominciata la sua rifabbrica nel 1634 e compiuta nel 1659. Precipitò una parte del muro del Monistero che guarda la Laguna nel 1691. Nel 1761. fu riedificata una porzione interna del medesimo, che stava già per cadere.

L’altar maggiore di questo Tempio [4] fu eretto a spese delli Callaffatti, Remeri, Marangoni, e Segadori, che sono le quattro Maestranze dell’Arsenale, per Voto da loro fatto nel 1630. in cui la peste flagellava questa Città. Li suoi cinque Altari sono formati di ricchi marmi, e le Pitture ch’essi presentano del Tintoretto, dello Scaligero, del Lorenzetti, del Vecchia, del Rusca, e di Michele Neydlingher, si pregiano molto dagl’intendenti.

In M.C.

Il dì 25. Luglio.

Consigliere di S. Polo.

E. Zuanne Dolfin qu: Vicenzo, fu Avvogador del Comune.

Pieggio E. Alessan. Bon qu: Francesco.

Consigliere di S. Croce.

E. Lauro Dandolo qu: Antonio.

Pieggio E. Francesco Foscolo.

Consigliere di Dorso Duro.

E. Girolamo Zustinian qu: Sebastiano.

Pieggio E. Alvise da Mosto.

Pod. E Cap. A Treviso.
Seconda Prova.
Sopr’Atti.

E. Odoardo Collalto qu: Antonio, fu Patron all’Arsenal.

Pieggio E. Domenico Zen.

Sopra Uffizj.

Suppositi.

Cazude.

Suppositi.

Cinque della quarantia C.N.
riballottati alla loro ordinaria.

E. Antonio Moro.

E. Antonio Pasta.

E. Piero Antonio Condulmer.

E. Z. Mat. Balbi.

E. Stefano Valier.

Li 26. Detto.

Pod. e Cap. a Treviso. Reggimento con pena, dura mesi 16.

E. Teodoro Correr qu: Giacomo.

Pod. a Monfalcon dura mesi 16.

E. Angiolo Balbi di E. Spiridon.

Sanità.

E. Leonardo Zustinian qu: Marco, fu Savio agli Ordini.

Estraordinario.

E. Anzolo Maria Balbi.

Due Cottimi di Londra.

E. Angiolo Corner qu: Vicenzo.

E. Nic. Balbi qu: Gioannantonio.

Entrate.

E. Pier. Ant. Bembo qu: Andrea.

Cinque Quaranta C.N.

E. Marc’Antonio Venier.

E. Alvise Bragadin.

E. Zuanne Trevisan.

E. Francesco Maria Bragadin.

E. Zuanne Bressa.

In Senato

26. Luglio

Artiglieria.

E. Francesco Battaja.

Aggiunto allo studio di Padova

E. Francesco Battaja.

Li documenti intorno all’origine, e prerogative delli Magistrati nominati in questo Foglio, si daranno all’occasione delle future elezioni di qualche Individuo delli medesimi.

Niveau 3►

Continuazione della Lettera di Chiozza.

Lettre/Lettre au directeur► In una sua Cicalata poi, appunto in lode della Cicala, la chiama voce fiorita, voce gigliata, adducendo l’etimologia della parola greca che significa dolce e soave, forse per adattarsi allostile di cotal maniera di composizioni. Ma finalmente nell’un luogo, e nell’altro, egli è sempre il Salvini. Ora che si dovrà dire della risposta fatta su tal ricerca dallo Scrittore della Lettera sulla Maschera di ferro? Tratto egli in errore dal Sig. Accademico, Teocrito ed Omero, egli dice componevano tutta la Grecia antica? Ma io soggiungo c’è anche Anacreonte, c’è anche Esiodo, il quale Esiodo nello Scudo di Ercole chiama canora la voce della cicala: e Strabone ancora, che non era poeta, raccontando la favoletta di Eunomo, dice che una tal voce appresso i Locresi era riputata più soave del canto di tutti gli animali. E per farla corta, secondo il Salvini, alla Cicala era assomigliato da tutti quanti i Greci il Poeta. Non si potrebbe dunque anche a cotesto Scrittore applicare quel detto, ch’io in altro proposito appunto andava cercando nell’Algarotti: Qui pauca considerat de facili pronuntiat? Bene sta: chi più ne sà piu ne metta. Non voglio mica fare io qui un Cicalio, che non so se fosse per esser grato come quel delle cicale de’Greci, ovver rauco e stridulo come di quelle di Virgilio: tanto più che la di Lei Gazzetta nol comporterebbe. Nondimeno dirò che se il Sig. Accademico, e lo Scrittore della Lettera avessero voglio di sapere qualche cosa su tal proposito, leggano i Commentatori dell’Emblema 185. dell’Alciati, dove è stato proposto il medesimo quisito prima anche dell’Algarotti, e vi troveranno una qualche risposta, la quale se loro soddisferà, bene, se nò, io me le rassegno con tutto il rispetto.

Da Chiozza.

Umil. Devotiss. Serv.
N. N. ◀Lettre/Lettre au directeur ◀Niveau 3

Bastimenti Arrivati

21. Luglio 1787.

Pielego S. Antonio di Padova Pat. Giuseppe Bottolo, da Spalatro e Macasca, con cera, schiavinelli, rassa, miel, lingue di bovi, vino, e portata d’oglio.

Ad. Detto.

Pielego Madonna dei Carmini, P. Angiolo Mandocollo, da Sebenico e Zara, con lana, ferro, raffa, strazze, catrame, e portata d’oglio.

Ad. 22. Detto.

Checchia il Commercio Veneto, Cap. Gregorio Davanzo, da Livorno con mandorle, pepe, legni da colori, droghe, et altro.

Ad. Detto.

Checchia Isabella Cap. Santo Ballarin, da Corfù, con attrezzi Pubblici. Su questa è venuto S. E. VVidman, non con Cap. Domenico.

Ad. 24. Detto.

Pielego Mad. delle Grazie e S. Antonio P. Adamo Maras, da Cattaro con formaggio morlacco, e moriotto.

Ad. 25. Detto.

Checchia il Piloto Veneto, Cap. Domenico Ballarin, da Salonicchio, con gottoni, salonicchi, e tabacco.

Ad. Detto.

Nave Ester, Cap. Vicenzo Filettti, da Salonicchio con gottoni e tabacco.

Ad. Detto.

Pielego Mad. Del Rosario, P. Andrea Radimiri, da Cattaro con formaggio morlacco, e cotto, e poche colature di cera.

Ad. Detto.

Trab. Mad. di Loreto, P. Nadal Supisich, da Zara con castrati e portata d’oglio.

Ad. 26. Detto.

Pielego Mad. del Rosario, cap. Luca Lazzari, dall’Arcipelego con Vallonia, e formaggio.

Cambj.

27. Luglio 1787.

Lione)

Parigi) cinquantasette e un ottavo.

Roma sessanta e tre quarti.

Napoli cento e sedici e tre quarti.

Livorno cento e due e un ottavo.

Milano cento e cinquantadue e mezzo.

Genova novantuno.

Amsterdam novantatrè e tre quarti.

Londra cinquanta e sette ottavi.

Augusta cento e tre.

Vienna cento e novantanove.

Eredi Ricercati.

Il Serenissimo Principe fa sapere et è per Deliberazione ec.  . . . . 

Se v’è persona, ch’abbia qualche diritto, o pretensione all’eredità della qu: Antonia Sattori morta il giorno undici del corrente Luglio, presenti i suoi titoli e le sue ragioni all’Eccellentissimo Magistrato del Cattaver, che gli verrà resa giustizia; accordandosi un mese di tempo alla validità di questa notificazione, passato il quale senza che alcun comparisca, l’eredità suddetta verrà confiscata.

Li 21. Luglio 1787.

Protesti
delle Lettere di Cambio

Dal giorno 19. Luglio 1787 fino li 24. Detto.

Mantova. Acc. Lettera di David Loria, diretta a Michele Corinaldi da Ferrara pagabile a Gio: Marino Moscheni valuta contomi L. 1442:

Lisbona. Lettera di Francesco Emanuel Calvet, diretta ad Antonio Duodo, pagab. con girata a Daniel Bonsil e figlio, Valuto da Lodovico Bonamico Segretario al Servizio della Reale Corte di Torino D.186:C.

Fu protestata la scorsa Settimana di non accettazione, che fu poi pagata dal sud. Sig. Ant. Duodo per onor di Firma.

Manchest. Acc. Lettera di Gideos Bickerdike, diretta a Filip. Guzan di Vicenza, pagab. con girata a Giov. Vanautgarden, Valuto da David tom. E Gio: C. Povuell L. 69:St.

Protestata la presente per soli Duc. 8 gr. 7. Banco, per essere stati pagati di meno, ed il Sig. Vanautgarden paga la rimanente summa per onor della Valuta.

Smirne. Lett. Di Curmusi Perachi e Comp. diretta a Felice Muchiacon, pagab. a Giacomo Rotta qu: Francesco, Valuto in conto Zec. 61:

Signori Rotta qu: Francesco accettano per onor di firma.

Treviso. Acc. Lett. di Paolo Breda, diretta a Marco e Fratello Rizzatti di Treviso, pagab. con girata ad Alvise Crescini, Val. da Mattio Patron L. 460.

Sig. Giovanni Berti paga per conto ed ordine del Sig. Paolo Breda.

Sinigaglia. Lett. di Michiel Sezzi, dir. a Tom. qu: Francesco Pessoli, pagab. con girata a Moisè David Sarfati, Valuta in conto L. 1100:

Sig. Sarfatti accetta per onor di firma.

Halifax. Acc. Lett. di John Eduards, diretta a Scalvi e Bersatoni di Brescia, pagab. con girata a Reck e Lamminit, Val da Tom. Ricotti L. 86:St.

Sig. Giovanni Heinzelmann ha pagato per onor di firma.

Udine. Lett. di Franc. Sbrojevacca, dir. ad Ant. Ton, pagab. con girata ad Andr. Palacini, Val. da Gius. Casi L.2000:

Napoli. Lett. di Giov. Vitulli, dir. a Isach Treves qu: Angelo di Trieste, pagab. con girata a Joachino Kierschel, Val. da Pietro e Gio: Paolo Santi D. 353: B.

Sig. Marc’Ant. Zinelli accetta per onor della Valuta.

Napoli. Lett. del Sud. dir al Sud. Treves qu: Angelo di Trieste, pagab. con girata a Ignazio Testori, Val. da Gius. Ferrari D. 100: B

Sig. Testori accetta per onor della Valuta.

Napoli. Lett. del Sud. dir. al Sud. Treves qu: Angelo di [8] Trieste, pagab. con girata a Ignazio Testori Val. da Giac. Ferrari D. 300: B.

Sig. Testori acc. per onor della Valuta. Lett. di Iseppo Boralevi, dir. a Franc. Michielon,

pag. con girata a Moisè David Sarfati, Valuta da Michiel Sezzi D. 115:C.

Sig. Sarfati paga per onor della Valuta.

Udine. Lett. di Franc. Sbrojevacca, dir. ad Ant. Ton, pagab. con gir. a Reck e Lamminit, Val. da Gius. e Frat. Cernazai L.1600.

Signori Rech e Lamminit accet. per onore della Valuta.

Napoli. Lett. di Gio: Bat. Farchi, dir. al Patron Vic. Ant. Ruzo di Trieste, pagab . con gir. a Gio. Ant. Pagan, Val. da S. E. il Sig. Franc, Michel Sagramoso D.856: B.

Venezia. Acc. Lett. di Bort. e Fratelli Schiz, dir a Zuanne Bernardi di Paderno, pagab. con gir. a Nic. Mujani, Val. in conto. L.651:

Signori Bortolo e Frat. Schiz pag. per onore della sua Firma.

Montagn. Acc. Lett. D’Ant. Demartini, dir. a Marin Cicogna di Montagnana, pagab. con gir. a Franc. Dom. Maneti, Valuta intesaci L.781:

Spedite in gruppo L.600. Ed il Signor Manenti paga la rimsummina per ondor di firma.

Campiglia. Acc. Lett. D’Ant. Demartini, dir. a Paolo Maule di Campiglia, pagab. con gir. a Franc. Dom. Manenti, Val. intesaci L.620:

Sig. Manenti paga per onor di firma.

Legnago. Acc. Lett. D’Ant. Demartini, dir. ad Ant. Barri di Legnago, pagab. con gir. a Franc. Dom. Manenti, Val. intesaci L.480:

Sig. Manenti paga per onor di firma.

Reggio. Lett. di Dom. Maria Rughi, dir a Bortolamio Ranzanici, pagab. con gir. a Ignazio Testori, Val. da Trisson Milincovich D.500: C.

Bologna. Lett. di Samuel Donato Neppi, dir. A Beniamin e Jacob Vita consoli d’Ancona, pagab. con gir. a Gio: Bat. Tammossi, Val. da Pietro de Lucca L.8000:

Accet. ed anco pagata dal Sig. Ant. di Benedetto Buratti per onor della Valuta.

Napoli. Lett. di Giovanni Vitulli, dir ad Isach Treves qu: Angelo di Trieste, pagab. con gir. a Tom. Pedrinelli. Val. da Ignazio Moscarella D.246: B.

Tratta dalla Vacchetta de’Protesti esistente nel Magistrato Eccellentissimo de’Consoli de’Mercanti. ◀Niveau 2 ◀Niveau 1