Cita bibliográfica: Antonio Piazza (Ed.): "Num. 12", en: Gazzetta urbana veneta, Vol.1\012 (1787), pp. 1-7, editado en: Ertler, Klaus-Dieter / Dickhaut, Kirsten / Fuchs, Alexandra (Ed.): Los "Spectators" en el contexto internacional. Edición digital, Graz 2011- . hdl.handle.net/11471/513.20.1921 [consultado el: ].


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Num. 012

Mercordi 11. Luglio 1787.

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Felicità
d’un Parroco di Campagna.

Metatextualidad► Una Dama, che onorò col suo nome l’Assocciazione a questa Gazzetta, ebbe la compiacenza di pingerci in quattro righe il carattere del Piovano della Villa ov’essa ritrovasi. ◀Metatextualidad Nivel 3► Cita/Lema► Nivel 4► Retrato ajeno► Questo Sacerdote, dic’Ella, è grande e grosso, rosso in viso, d’aria vivace, e del più allegro umore del Mondo. Il cavallo, il bicchiero, la pipa, le gazzette, circonscrivono tutti i suoi divertimenti. Non vuole altri Libri che il Villegas e lo succhia continuamente per dire qualche cosa al suo Gregge nella Domenica. Odia i giuochi, non puol udire a dir male, è sincero, caritatevole, e d’una tale imperturbabilità, che non si scomporrebbe nemmeno se gli cadesse in testa la Chiesa. ◀Retrato ajeno ◀Nivel 4 Io non ho, aggiunge la Dama, non ho mai una giornata in cui la sera mi trovi quale sui la mattina. Senz’avere bisogni, senz’esser vecchia, la mia vita è un misto di torbido e di sereno, di giocondità e di tristezza, di piaceri e di noje, che m’assorbono nel vortice delle loro vicende, e me la rendono pesante ed incomoda. Darei la metà delle mie rendite per aver un po’di quel buon umore costante, che rende beato il nostro Piovano; ma questo è un bene che non si compra. ◀Cita/Lema ◀Nivel 3

La relazione suddetta ci richiama alla memoria quella Parodia di Pope sull’Epigramma di Marziale:

Nivel 3► Cita/Lema► Vitam che saciunt beatiorem,

Jucundissima martialis, baec sunt . . . . . ◀Cita/Lema ◀Nivel 3

Un Pastore, dice l’Anglico Omero, è felice più d’un Mylord, quand’egli abbia una moglie, che sappia far delle confetture, un cavallo che possa portar due persone, della birra, del tabacco, la decima dei majali, alcuni funerali, e la gazzetta ogni settimana, senza spesa di posta.

Gli è necessario altresì una Concordanza in foglio, le Croniche d’Inghilterra, un grosso Calepino da mettere sotto un piede della sua tavola per tenerla dritta, e dei Sermoni stampati al tempo di Carlo Primo quando non era che Principe, affinchè il nostro Pastore non abbia più a dire ai suoi Parrocchiani: Fratelli miei, io vi mostrerò nel mio Primo Punto . . . .  Vi farò veder nel Secondo . . . . Ma in due [2] parole, e per abbreviarla . . .  Ecco tutto il soggetto di questo discorso, e della favorevole vostr’attenzione.

Quando Voi possederete tutte queste cose, Signor Parroco, passerete lietamente con vostra Moglie la vita: predicherete tutte le Domeniche, e poi pranzerete bene: potrete bere tutto il resto della settimana col Sindico e col Santese, alla salute del Re e della Regina, e burlarvi delle arguzie del Dottor Svvift.

Tutti i Critici più famosi, da’primi Secoli fino al nostro, e in tutte le Nazioni, nel dipingere i costumi degli uomini ci fanno toccar con mano, che in ogni tempo e in ogni luogo sono stati sempre gli stessi. Si trova della varietà ne’modi: ma nell’essenziale delle passioni s’assomigliano in ogni Paese, e i moderni diversi non son dagli antichi. Chi ha letto Giuvenale ed Orazio può dire se sia questa una verità di giusto peso. Ne’lineamenti caratteristici del Pastore di Pope, quanti e quanti non riconosceranno de’nostri Parrochi di Campagna! C’è la differenza dall’avere la Moglie al non averla: ed in questo i nostri Preti, oltre all’essere illesi dagli errori della Riforma, hanno il pregio della castità.

Banco Giro.

Lunedì, 9. corrente s’è riaperto il Banco Giro, servendo all’annuo costume che fa sempre cadere nel secondo Lunedì del presente mese una delle sue quattro riaperte. Dall’incessante giro, che fanno in esso i danari, prese questo Banco la sua denominazione. Le quattro Serrate del medesimo ebbero il loro stabilimento dalla necessità di fare i generali bilancj della Scrittura che si tiene a lire, soldi, e danari. È tale il credito di questo Pubblico Banco, e son sì note le Leggi alle quali lo rese soggetto l’Eccellentissimo Senato per garantire gli altrui capitali contro tutte le frodi possibili, e gl’immaginabili errori, che inutile sarebbe il parlarne.

Solennità Ordinarie

Nel seguente Martedì si celebrò la Festa di S. Paterniano nella C. P. C. dedicata a questo Santo Vescovo, la cui antichissima origine viene determinata dagli Storici all’anno 809. Soggiacque alla distruzione d’un incendio nell’anno 864. In cui la Famiglia Patrizia Andrearda, unitamente alla Bancanica, Fabiana e Muzza, la riedificarono di tavole. Il Doge Candiano IV. assegnò certe rendite al parroco per il suo mantenimento. Fu nuovamente distrutta da un fuoco acceso dal popolare furore nel 976. e un anno dappoi eretta di mattoni da’suoi fondamenti. Ne’Secoli posteriori le fiamme distruggitrici tornarono ad incenerire questo sventurato Tempio, prima nel 1105., poi nel 1168., indi nel 1669. La pietà de’Cittadini lo fecero risorgere dalle sue rovine colle loro elemosine. Era adornato d’otto superbe colonne di marco Greco trasportate da Costantinopoli, allorché i Veneziani furono padroni di quella gran Capitale. Quelle ch’esistono tuttora, impiegate furono per serbar in qualche maniere l’antica forma di questa Chiesa, e son pur esse pregievoli.

In memoria d’una vittoria gloriosa ottenuta dall’armi Venete in un combattimento Navale contro de’Turchi nel 1651. per Decreto dell’Eccellen-[3]tissimo Senato, i Musici della Cappella di S. Marco vanno ogni anno a cantare in questa Chiesa la Messa nel giorno del Santo suo Titolare, in cui v’è Indulgenza Plenaria conceduta dal Papa fino dal 26. Maggio 1651.

Non resta a parlare che del suo campanile, il qual è annoverato trà le meraviglie di Venezia, perché l’umana sapienza non è finora giunta ad intendere la sua architettura. Venne fabbricato il medesimo nel Secolo decimo da alcuni Artigiani, che sottratti alla dura schiavitù delli Saracini, vollero erigerlo a proprie spese per mostrare la grata lor divozione al Santo Vescovo di cui avevano implorata la protezione. Questo monumento d’antichità sussiste ancora per onorare la memoria di que’buoni artefici, e per far disperare chi studia di voler capire l’idea della loro costruzione.

La Sagra di questa Contrada non è nel numero di quelle, che chiamano a concorrervi il Popolo: nondimeno i frittoleri vanno ad assordare colle loro grida, e la riscaldano co’loro fuochi. Peccato, s’udì dire una Vecchia abitante in tale Parrocchia, peccato che la gente sia in Campagna. Se questa Sagra non venisse in tempo di villeggiatura, San Paternian non avrebbe soggezione né di Santa Marta né del Redentore. All’amore della Patria và dietro quello della Contrada, e il microscopio della parzialità ingrandir sa le più piccole.

Ritrattazione.

Metatextualidad► Nel Foglio N. 10. abbiamo detto che i Savj di Terraferma si radunano tutti alla Rassegna delli Soldati, quando veramente non vi presiede che l’attuale alla Scrittura. Un anonimo Biglietto ce lo rinfaccia, e noi confessiamo d’aver ciecamente copiato l’errore dallo Spagnuolo Sig. Ab. Tentori ove dice, di essi parlando: e tutti finalmente assistono alla rassegna de’Soldati. Se la memoria non ci avesse traditi al punto di ricorrere alla sua autorità, avremmo potuto correggere il passo, senza ridursi alla necessità di ritrattarsi. ◀Metatextualidad

Oratori.

Nivel 3► Retrato ajeno► Il Sig. Co: Abb. Marco Regolo San Bonifazio Nobile Padovano, Exgesuita, è un Oratore d’una fama sì estesa, e d’un merito sì conosciuto, che supera qualunque elogio. Tante e tante volte egli ha decorato i pulpiti più insigni di questa Città, con Quaresimali, Annuali, Ottavarj, e Panegirici, che non v’hà ascoltatore di Prediche, che non veneri l’illustre suo nome. Attualmente egli spiega la Sacra Scrittura ogni Domenica nella Chiesa che ancora dicesi de’Gesuiti, benché questa Religione sia estinta. Il concorso è tale ch’empie quel Tempio capace di tanta gente, ed è sensibile il profitto degli Apostolici suoi sudori, da’lumi che agevolmente riceve l’Udienza, e dall’effetto che fa ne’divoti suoi cuori la evidenza delle di lui dimostrazioni, e la morale Evangelica che vi applica con un metodo il più suasivo ed acconcio. Incapaci di tessere una lode corrispondente all’eccelso suo merito, noi dobbiamo contentarci di far eco ai comuni applausi. ◀Retrato ajeno ◀Nivel 3

[4] Metatextualidad► Ecco una Lettera a Noi diretta, che stimiamo dovere preciso del nostro incarico di pubblicare in tutta la sua integrità. ◀Metatextualidad

Nivel 3► Carta/Carta al director► Signor Gazzettiere.

Il vostro Foglio può servire di mezzo ad usare degli atti d’umanità. Abbiate la bontà d’inserirvi questa Lettera, che contiene le grida e i lamenti della disperazione. Acerba me coegit necessitas.

Quando dall’opulenza si cade nella povertà, il minor male è di travagliare per vivere; ma allorché dopo aver languito tre anni nella miseria, provando successivamente le più crudeli sue estremitadi, non si può ritrovar da sussistere colle proprie fatiche nella Capitale d’un Popolo Cristiano, dove bene o male ognun trova da collocarsi; dove la razza cagnesca tanto accarezzasi, e la spezie umana è sì degradata; questo e ciò che tollerare non posso, perché finalmente vaglio qualche cosa ancor io, come gli altri.

Ho avuto de’beni di fortuna: li ho dissipati, ma meno per me che per i parenti e gli amici. Nella felicità resi a molti servizio, nelle disgrazie non son mai giunto a poter incontrare delle obbligazioni con chicchessia. Ho io offeso alcuno? Nò, perché nulla devo, nulla temo, e non trovo nulla.

Quante volte nella mia miseria, passando dinanzi, non dirò alle Case, ma ai Palazzi di certuni ch’ebbero d’uopo di me, e ch’ora tengono tavola aperta, invidiai la condizione de’loro Servi! Fosfori nati dalla putredine, sdegnano tutto ciò che ricorda la loro origine; ed alla ingratitudine più abbominevole, aggiungono la maldicenza, il disprezzo, la detrazione, la Satira, contro chi li ha sfamati, e potrebbe farli arrossire se non ne isfuggissero tutti gl’incontri, e non istudiassero di tener lontani dalle loro abitazioni i testimonj autorevoli della loro antica bassezza.

Quante volte ho scorso il Labirinto de’Forensi cavalli, dove trovano di che vivere tanti Scribi ignoranti, e tanti scorretti Copisti, senza poter mai ottenere verun impiego, ad onta della mia capacità!

Quante volte corsi come un Levriere da un Caffè all’altro, dall’una all’altra adunanza, sulla lusinga di collocarmi in qualche posto vacante. Sempre giunsi tardi, o si trovò ch’io non era a proposito.

Quante Lettere non ho scritto per reclamare della protezione, un impiego, de’soccorsi; le cose in somma le più semplici e facili ad ottenere: promesse quante ne volli, mai un fatto.

Avevo ritrovato due opportune occasioni d’impiegarmi: ma non essendo in istato di comparire colla necessaria decenza, non sapendo più a chi ricorrere, mi son rivolto, cogli altrui consigli, ad una persona che poteva soccorrermi senza incomodarsi. Le dettagliai la natura dell’impiego, il luogo in cui esercitarlo io doveva, gli emolumenti ad esso assegnati, e le proposi la restituzione della piccola somma che abbisognavami, sopra i prodotti di esso. Esibii testimonianze della mia onoratezza, pregai, ripregai, dissi quanto può suggerire una eloquente necessità: ma nulla, e poi nulla.

Dipinsi in molte Lettere la trista mia situazione ad un uomo ricco e generosissimo, dal quale non ho ricevuto che il nome alla Fonte Battesimale, ed un zecchino di mancia in certa occasione, che mi fece onore in Collegio. [5] Buono ed indulgente con tutti, fu con me assai diverso da sé medesimo, e le suppliche mie lagrimevoli ottenuto non hanno che de’pungenti rimproveri tinti nel fiele dell’astio, non saprei con quale ragione, perché in nessun conto gli sono mai stato a carico.

Io vorrei nondimeno esistere anco a dispetto della maligna mia stella, perché non son ancora alla metà della mia carriera, avendo ventinove anni soli d’età, senza aver fatto nulla che meriti il supplizio di morir di miseria e di fame. Son ripieno di volontà d’esser utile: non importa a che; perché finalmente a qualche cosa son buono. Orfano sino dall’infanzia, son assolutamente isolato, come tutti gl’infelici, che si fuggono nelle avversità quanto si avvicinarono nelle fortune. Ho pregato, supplicato, sollecitato una infinità di persone a proccurarmi qualch’occupazione, non ho potuto trovarne da me, sono scordato ed abbandonato da tutti, che vegetare mi lasciano.

Signor Gazzettiere, voi siete l’unica ed ultima mia speranza. Non credo, che vi sia male a farsi conoscere in pubblico per un uomo che cerca ed ama un impiego. Consumai tutto il mio, gli è vero: ho una massima parte di questa colpa; tutti me la rimproverano; ma in buona coscienza ho per questo da fare und salto dal Campanil di S. Marco, o d’affogarmi nella Laguna.

Il vostro Foglio comincia a dilatarsi, non meno in questa Capitale, che ne’Paesi ad essa soggetti, e in qualcuno degli Stati Esteri. Se nella totalità de’suoi leggitori ritrovasi una sola persona che si compiaccia d’impiegarmi in qualche maniera, purch’io possa esistere, avrà luogo di ritrovarsi soddisfatta de’miei sentimenti, perché son un buono ed onesto individuo. Vi sarà chi risponda per me, e proverò colla mia esattezza, e colla mia gratitudine, che sono uno sventurato d’una spezie particolare, che vorrebbe guadagnarsi il pane co’sudori della sua fronte.

Se avrò la fortuna di ritrovare questo Essere benefico, egli sarà il primo da me sperimentato. Quanto lo amerò, e con qual zelo sarà servito da me! Quanto vi ringrazierò, Signor Gazzettiere, se la beneficenza mi verrà dal favore che vi dimando! Non assegno ricapiti. Parlo al Pubblico, e m’aspetto qualche risposto in istampa. Se poi volesse taluno darvela particolarmente, non avete che ad accennarlo su questa vostra Gazzetta per farmi da voi conoscere. ◀Carta/Carta al director ◀Nivel 3

Treviso.

Abbiamo da un Foglio oggi ricevuto, che l’Opera Giocosa intitolata La Moglie Capricciosa, che si rappresenta nel Teatro Dolfin di quella Città, ha un incontro niente più che mediocre. Vi sono moltissimi Forastieri, trà i quali una quantità di Veneziani. Il Caffè del Gobbo in Piazza ha un concorso tale dalle 24. fino all’ora del Teatro, e dal mezzo giorno fino a Vespero, che forma un brillante delizioso spettacolo. Domenica dopo pranzo s’unì il gran mondo al Caffè fuori della Porta di S. Tommaso a godere il fresco, e il passaggio di molti Legni e Sediolini in cui alcuni Signori Trevisani sollazzansi.

La Campagna ha il più favorevole aspetto. La raccolta del formento mostra d’esser copiosa, e se la siccità non delude le comuni speranze, non sarà inferiore quella del grano turco, e del vino.

Nivel 3► Carta/Carta al director►

Padova.

Signor Gazzettiere.

Dopo un anno di malattia, a cui assistì il nostro Dot. Carlo Allegri, mori Maddalena Fagiotto vedova del qu: Antonio, in età d’anni cento e mesi sei. È tanto raro, che il corso della vita umana giunga ad un Secolo, che la notizia può meritar luogo nella vostra Gazzetta. Ve ne aggiungo una di più interessante.

Sapete quanto sia difficile l’entrare in questo Nobile Antenoreo Consiglio. Per favorire il commercio del Lanifizio di questa Città, l’Eccellentissimo Senato Veneto con suo Decreto dell’anno passato abilitò a poter fare la prove in esso prescritte di quattro età, li nostri mercanti da panni, che sono nel Collegio detto del Lanifizio, indi colla votazione delli sedici Nobili Deputati esser ammessi al Consiglio Nobile. Questo è il primo ed unico caso in tal genere. Li primi, che parteciparono di questo pubblico beneficenza furono li Signori Fratelli Bia ed il Signor Ogniben Cusiani, tutte e due Famiglie doviziose e delle più accreditate nella Società Mercantile, che accoppiano ne’loro individui le più pregievoli qualità. Questi ressero alle prove, e con pienezza di voti furono eletti Nobili di questo Consiglio nel dì 30. del Giugno p. p.

In tale occasione fu composto per l’Illustrissimo Sig. Dot. Stefano Bia, e dedicato all’Illustrissimo Signor Gianfrancesco suo Fratello, il seguente

Sonetto.

D’egli Stati, e dei Regni occhio primiero

Vivo Commercio ch’ove più t’estendi,

E in le vie d’arricchir l’ingegno accendi

A’felici destini apri il sentiero;

D’Adria il maturo, e provido pensiero

Novo don t’offre, a novo onor ascendi;

per Lei cresci, maggior per Lei ti rendi

Caro al privato ben, caro all’impero.

Quel che sei, quanto giovi in ogni parte

Dal largito decoro oggi s’impari,

Che a degna Stirpe il nostro Ciel comparte;

1 Utile al patrio onor per senno, ed arte

I suoi così versò per terre e mari

Titoli, e pregi il buon Popol di Marte.

In segno di stima, ed amicizia
Gio: Sartorio Orfato. ◀Nivel 4

[7] Con molto fondamento s’è sparsa trà noi la voce, che il Zardon attuale Impresario di Vicenza, possa per il prossimo venturo Autunno darci un’Opera seria in questo Teatro degli Obizzi, col celebre Cantore Marchesi, che non potrebbe fermarsi ne’Teatri di Venezia, atteso il suo impegno d’esser a Torino per il primo di Decembre.

Nel territorio di questo Città è caduta l’altr’jeri una grandine così grossa, che percuotendo le mani a Postiglioni, che trovavansi in viaggio, fece loro uscire il sangue, e li ammaccò in altre parti. ◀Carta/Carta al director ◀Nivel 3

Bastimenti di Partenza.

Checchia nom. Madonna delle Grazie S. Gio: Battista Cap. Francesco Biasini Veneto, con can. 10. e mar. 12, per Smirne e Costantinopoli.

Partirà entro il mese corrente.

T. Dom. Bressan Mezzano.

Bastimenti Arrivati

Adì 7. Luglio 1787.

Pielego San Francesco P. Andrea Patota Veneto, da Zara con poco oglio.

Ad. Detto. Trabacolo nom. S. Iseppo P. Zuanne Supisich Veneto, da Zara con castrati e oglio.

Ad. Detto. Pielego Mad. dei Carmini P. Zorzi Benuzzi Veneto, da Zara con poco oglio.

Ad. Detto. Brac. Sant’Euffemia . Domenico Rismondo Veneto da Spalatro e Traù con soli Tramessi.

Ad. Detto. Trab. Mad. del Rosario P. Paulo Maras Veneto da Zara con Bovi e poc’oglio.

Ad. Detto. Checchia Rondinella Cap. Everst Olandese da Amsterdam con legno da colori, caccao, cannella, garofoli, pevere, e droghe diverse.

Ad. 9. Detto. Brigantino la Giovanna Cap. Giovanni Petrina Veneto da Genova S. Maura, con sale.

Cambj.

6. Luglio 1787.

Roma sessantatrè e tre ottavi.

Napoli cento diciassette e tre quarti.

Livorno cento e due e un quarto.

Milano cento e cinquantadue e mezzo.

Anversa novanta e un terzo.

Amsterdam novantatrè e mezzo.

Londra cinquantuno e mezzo.

Augusta cento e tre.

Vienna duecento.

Parigi cinquantasette e un quarto.

Ricerca d’un Palazzo
in Venezia.

Questa s’è accennata nel Foglio p. p. Sabbato, ma se ne rinnova nel presente la memoria perché l’affar è importante; e molto può accomodare e tentar qualche Possessore, una somma considerabile. La Nobile ricca Persona, che vorrebbe farne l’acquisto, lo brama in situazione comoda e bella. L’indirizzo è dal mentovato Speziale da Medicine a SS. Apostoli.

Camera.
Mobiliata che si vorrebbe.

Nelle vicinanze di S. Luca o S. Angiolo, un uomo solo desidera di trovare una camera grande, chiara e bon fornita, in casa di onesta gente. Il suo ricapito è al Caffè a S. Luca in Calle dei Fuseri ove potrà darne l’avviso chi ne avesse una a proposito, e colà prendere le debite informazioni di chi la ricerca.

Specifico singolarissimo
p
er la sordità.

Questo prodigioso rimedio giova moltissimo particolarmente a quelli, che principiano ad esser sordastri, ed impedisce l’avanzamento alla maggior otturazione degli organi auriculari; e adoprato col metodo prescritto nella Ricetta, risana in pochissimo tempo. Si dispensa in picciole boccettine del peso di un’oncia al tenue prezzo di soldi dieci; e se alcuno ne desiderasse di maggior peso ve ne saranno; sempre a raguaglio dello stesso prezzo. Chiunque volesse approfittarsi di questo singolarissimo specifico, si porti dal Sig. Giacomo Pompeati, che n’è il dispensatore, il quale abita in casa del Sig. Pietro Piati Calderajo in Salizada a San Canziano, che sarà prontamente servito.

Disgrazie.

Una povera Donna solita a vender zucca in campo a S. Polo si diede molte ferite con una forbice. Il volgo crede, che sia impazzita perché essendo fresca dal parto, il fetore del canale vicino a cui ella abita, prodotto dallo scavare il fango, le abbia guastato il cervello. Decidano i Fisici se una tal causa possa produrre simile effetto.

A Chiozza certa Elena Montichia, che sevi in Casa delli Signori Conti Coleti in qualità di cameriera, alle ore 18. del giorno 9. corr. si lanciò nuda da un balcone del Secondo Piano della sua Casa, e da lì a tre ore mancò di vita. Nel dì 7. del passato Marzo aveva tentato d’affogarsi essendosi gettata in acqua dal ponte di San Domenico, ma un uomo poté salvarla. Le convulsioni interne alle quali era soggetta, la resero frenetica, e risoluta di liberarsene con un suicidio.

Morti.

Il Reverendo Signor Don Giambattista Vescovi Suddiacono Titolato della Parrocchia di Santa Margherita.

Dalla Stamperia Zerletti Venezia. ◀Nivel 2 ◀Nivel 1

1Ottenute nelle Battaglie le lor copiose conquiste stabilivano i Romani delle Colonie, concedendo dei speciosi titoli, ed onori per aumento dell’arti vantaggiose alla Patria.