Sugestão de citação: Antonio Piazza (Ed.): "Num. 1", em: Gazzetta urbana veneta, Vol.1\001 (1788), S. 1-7, etidado em: Ertler, Klaus-Dieter / Dickhaut, Kirsten / Fuchs, Alexandra (Ed.): Os "Spectators" no contexto internacional. Edição Digital, Graz 2011- . hdl.handle.net/11471/513.20.1809 [consultado em: ].


Nível 1►

Num. I.

Mercordì 2. Gennajo 1788.

Nível 2► Metatextualidade► Cominciamo questo nuovo periodo della nostra impresa col lieto augurio d’un accrescimento notabile nell’Assocciazione tanto in questa Città che ne’Paesi di Terraferma, e colla soddisfazione di vedere somministrate a questo primo Foglio delle notizie di Verona, di Brescia, del Zante. Speriamo che il Manifesto eccitatore da noi fatto spargere in questi Caffè, nelle Botteghe da Medicine, in quelle de’ Libraj, e nelle Sagrestie ed alle Grate, e diffuso nelle Provincie vicine dello Stato, abbia a produrre quegli effetti benefici, che nello scriverlo ebbimo in mira, e che a poco a poco già sorgono, e felicemente dilatansi. Il compenso del nostro travaglioso lavoro non è il solo interesse ma unitamente ad esso la compiacenza onorata di rendere la nostra penna ministra della pubblica utilità. Così mai non mancassero gli argomenti da presentar de’ modelli di virtù da imitare, degli esempj confortativi a’ buoni de’ correttivi pe’ traviati. Così svegliar potessimo l’attività inventrice ne’mestieri, e nell’arti, palesar de’ meriti occulti, destar delle nobili letterarie emulazioni, rendere in somma questa Gazzetta un campo fertile d’ interessanti novelle ove col diletto gareggiar si vedesse il vantaggio. Ogni volta, che diamo un guardo al Giornal di Parigi invidiamo la condizione felice del suo Compilatore a cui incessantemente indirizzali una quantità d’Articoli scintillanti d’estro e di genio, o di dottrina ripieni, che a lui costano la sola fatica di porgerli al torchio. Così quel poco, che a fare gli resta, ad onta della ristrettezza del tempo, esser può limato dalla sua riflessione, e ricevere quella venustà, che brilla in tutti i pezzi dell’erudita sua penna Noi all’incontro, ch’ abbiamo un bisogno tanto maggiore del suo di letterarj suffragj, ci troviamo in una penuria, che fa torto alla Nazione, o all’umore di chi negandoci gli ajuti suoi viene ingratamente a privare la Società di que’ doni, che legittimamente ella esige da’ talenti favoriti dalla Natura. Di tutto quel che ci viene, una parte è da scartarsi, ed in quella che può vedere la luce c’è molto poco, che d’uopo non abbia d’essere rifatto, o almeno ritoccato e corretto: tanto che non di rado ci costa più fatica, e più pena il dare [2] le cose altrui che le nostre. Si saranno accorti i leggitori sapienti quanto ci siamo ingegnati finora per trarre partito da ogni piccola cosa, ed applicare a’ fatti presenti degli aneddoti antichi onde dare una necessaria estensione a’ paragrafi per empire i Fogli senza deviar dal Soggetto; veduto avranno quante volte fu tutto nostro il faticoso lavoro, presentando delle statue quando non ebbimo che de’ marmi scabri ed informi; e perdonati ci saranno stati da loro i difetti d’una scoltura, per dir così, improvvisata.

Cessino le nostre querele: sperisi un avvenire miglior del passato: non si stanchino le nostre suppliche per aver de’ favori da comunicare al Pubblico: e in qualunque evento regga la nostra costanza a soddisfare con diligenza e con zelo l’arduo impegno, che dalle solenni nostre promesse più grande divenne, e più forte. ◀Metatextualidade

Più degno principio aver non potrebbe la materia di questo Foglio che quello a noi presentato dalla clemenza del Serenissimo nostro Principe in due Proclami pubblicati nel p.p. Sabbato. Il primo è dell’Illustrissimo ed Eccellentissimo Signor Inquisitore alle arti K. e Proc. Morosini, approvato da un Decreto del Eccellentissimo Senato delli 17. Decembre passato, il quale considerando con occhio di paterna carità le particolari circostanze, e convenienze di alcune delle Arti della sua Dominante, e i giornalieri bisogni, ed usi indispensabili della Popolazione, concesse: che oltre alle Arti privilegiate nel Proclama inferito nel Num. 57 di questa Gazzetta, possano tener aperte le loro Botteghe nei dì di Festività sussistente anche i Beccaj, li Rivenditori di manzo, vitello, e castrato, li venditori d’oglio di mandorle, li Fornaj, gli osti, li Pristinaj, li mandoleri, li Speziali da grosso, li Barbieri, Scaletteri, ossiano offellaj, li Malvasiotti o venditori di liquori al minuto, ma senza far mostra esporro l’Insegna. Concedesi a’ Mascheraj, però solo quando son permesse le maschere, e dopo terminate le Funzioni Ecclesiastiche della mattina, di tener aperta la sola porta delle loro botteghe ed agli Speziali da Medicine, oltre alla porta anche una Balconata, colla medesima condizione proibitiva. Permettersi alli Cappottaj di Greca Nazione di tener chiuse le loro Botteghe nelle Festività del loro Rito, ma si obbligano a tenerle chiuse anche nelle Feste d’Ecclesiastico nostro Istituto. Concedesi la vendita del Tabacco anche nei dì Festivi, ma colla sola porta de’ Posti aperta, o al piú con una Balconata.

Il Secondo è della Conferenza Eccellentissima dell’Inquisitorato all’Esazione de’ Pubblici crediti, e del Collegio de’ Dieci Savj sopra le Decime in Rialto.

Spirato il termine prescritto dalla volontà dell’Eccellentissimo Senato agli attuali Possessori di Beni per approvare l’esistenza delle rispettive Dite nelle loro vane ed integre rappresentanze, senza che da tutti li Possidenti sia stata prestata la dovuta obbedienza, secondando anche in questa occasione gl’ impulsi della sua Sovrana Clemenza, Autorizzò il Senato medesimo la Conferenza suddetta ad accordare agl’ inobbedienti un altro periodo di quattro mesi, che finirà col termine del venturo Aprile 1788. Entro un tale spazio di tempo dovranno immancabilmente tutti gli attuali Possessori de’ Fondi stabili presentarsi al predetto Collegio a qualificarli di propria appartenenza, o ad ese-[3]guire li convenienti Traslati de’ quali abbisognassero.

L’Eccellentissima Conferenza confida, che questo nuovo tratto della Pubblica indulgenza richiami ognuno al più sollecito, e puntuale adempimento del suo dovere, giacché si sospese sopra gl’ Inobbedienti la mano pesante destinata a far loro sperimentare le pene cominate nel Primo Proclama.

Nível 3► Carta/Carta ao editor►

Brescia.

27 Decembre 1787.

A fronte della giornata piovosa il primo giorno di Carnovale è stato aperto con corso di Carrozze e varii altri Legni eleganti, e con numeroso concorso al Teatro. Quando si debba confessare il vero lo Spettacolo Teatrale é assai meschino sì per le Parti cantanti, che per i Balli. Il Dramma Giocoso ha per titolo La Moglie Capricciosa musica del Signor Gazzaniga, ed il Primo Ballo serio è intitolato Amore che vendica i suoi torti. Non c’è di bello, che il titolo. Se pria che andasse in iscena quest’Opera si avea una cattiva prevenzione, l’esito certamente ci ha doppiamente confermati. Quando il nostro Impresario non trovi delle altre risorse per chiamare gli Spettatori al Teatro, l’Opera presente ed il Ballo non sono di grand’ incontro per frequentarlo. Egli ha pure l’impresa di quello di Verona, ove andò in iscena jersera la Didone Abbandonata. ◀Carta/Carta ao editor ◀Nível 3

Nível 3► Carta/Carta ao editor►

Verona.

27 Decembre 1787.

Jeri sera s’aprì il nostro Teatro colla Didone abbandonata. La Giuliani valorosa incontrò con vero merito l’universal applauso. Fece sentire la estensione delle sue corde, e gustare la nobilita della sua azione. Il Musico Porri ha voce, ha intonazione, canta, e non disgusta. Il Tenore merita di conoscere meglio i doni di sua bella voce, per farla gustare con modi più limitati, e regolati, senza voler imitare i David e i Babbini, che san combinare una prodigiosa estesa di note ad una aggiustata maniera di cantare. Gli altri Cantori sono in proporzione del loro posto.

Il valoroso Muzzarelli inventore de’due Balli Tito e Berenice il Primo, ed il Capitan Cook all’Isole degli Othaiti il Secondo, ha incontrato l’universale applauso. La sua Moglie eccellente Ballerina ha aggiunto colla sua esecuzione il merito all’invenzione de’Balli corredati di bravi Grotteschi, di belle decorazioni, e d’un vestiario cosí così. Quello che chiude con istupore i Balli è una Contraddanza finale eseguita con tutti i Ballerini, e da 14 così detti Sanzenati vestiti da Soldati, i quali facendo varie evoluzioni militari con bravura ed esattezza al tocco d’un tamburro danno colle varie figure luogo ad un intreccio di Ballo inventato dal genio secondo del Muzzarelli, ed eseguito a meraviglia.

Un Pittore Cremonese dipinse come ha saputo, e non tanto bene, come avrebbero dipinto i nostri Patriotti. Quelli che devono lagnarsi di tale Spettacolo sono li soli Metastasio, e Maestro Sarti. Il primo credo che se vivesse si sarebbe disperato nel veder sì male impresso, e tutto mutilato il suo Dramma. Il secondo poi direbbe: Il mio nome và stampato quando gli Attori sono capaci di cantare ciò che io son capace di comporre; ma quando per adat-[4]tarsi alla loro Scienza ci è bisogno di ricorrere a cento Maestri di Cappella, che si taccia il mio nome abbastanza noto per non esser così vilipeso. ◀Carta/Carta ao editor ◀Nível 3

Metatextualidade► Sì la prima, che la seconda di queste due Lettere, sono scritte da chi conosciamo, e merita fede. Se fossero anonime non le avremmo stampate sul dubbio di qualche inganno. Non abbiamo voluto alterare una parola nemmeno, nè ommettere una sillaba per darle al Pubblico quali ci vennero. ◀Metatextualidade

Nível 3► Carta/Carta ao editor► Signor Gazzettiere.

Il vostro Manifesto, e l’eccitamento, che in esso date poi progressi delle utili Arti, m’anno destate alcune idee, che da lungo tempo formai sulla Farmacia. In questa Metropoli v’anno alcuni, che la esercitano con felice riuscita. Le recenti analisi del Carbon Fossile, del Cremor di Tartaro Solubile, lo provano egualmente che le quistioni di Chimica, impugnate a vicenda, e sostenute mirabilmente. Miglior prova si avrebbe ancora, se tutto si pubblicasse ciò, che da mano ingegnosa vien tentato giornalmente nei Laboratorj. Ma la modestia in taluni, si opppone (sic.) a rendere note le loro felici osservazioni, ed esperienze; in altri il timore d’ essere dall’altrui invidia perseguitati. Oh quanto sarebbe desiderabile, che tanti laccj una volta si sciogliessero! Quanto sarebbe utile, che alcuno sopratutto levasse la voce sui molti inconvenienti, e sul barbaro metodo, col quale quest’ arte, pel nobile suo oggetto sì preziosa, si siegue tutt’ ora da certuni a trattare. Il tempo dell’Ignoranza non ha egli da finire mai più? Non debbono una volta gli alunni della Farmacia, abbandonare quelle tante assurde preparazioni., quel comporre che fanno tutto giorno con ingredienti superstui, ed opposti, quel prendere il quid pro quo, che è l’insulto del genere umano, il discredito della Medicina, e talvolta la morte degli Ammalati? Per esempio quanti Giulebbi si esibiscono agl’Infermi, che poco, o nulla ritengono di que’ principii, che alla medica indicazione debbono corrispondere?

Il Giulebbe di Termentina preparato all’uso di molti, non contiene se non se pochissima porzione di resinosa sostanza, e non ha se non la proprietà dello Zuccaro disciolto in una leggerissima decozione Litontritica. L’intermedio del rosso d’ova, è il solo atto a rendere miscibile la Termentina, come prescrive l’Antidotario di Bologna col titolo di Syrupus de tota Terebinthina (a C. 52.) Collo stesso metodo si potrebbe preparare il Siroppo Tolutano, e simili. Nella preparazione del Siroppo di Stecade, v’è una decozione di erbe, radici, e semi aromatici; vi si estraggono i loro principii essenziali, gli esfluvii de’ quali non si avverte, che si perdono nel tempo della cottura. Un eccellente metodo io trovo negli Elementi di Farmacia del Beaumè: (vedi pag: 532. Syrop de Hoechas composè) e può servire per tutti li Siroppi Aromatici. Il Processo de’Siroppi solutivi, come di Viole, Rose, e Fiori di Persico, li amerei con la coobata infusione nell’acqua distillata, e che con leggero calore vi si sciogliesse la debita quantità di Zuccaro fino conservandoli diligentemente chiusi. Il Siroppo Antiscorbutico fatta con la soluzione e schiarificazione dello Zuccaro nel suco di piante antiscorbutiche, e ridotto alla debita consistenza, non contiene quasi nulla delli principii efficaci delle loro piante. L’esatta prescrizione Parigina ci sommi-[5]nistra il vero metodo della preparazione (vedansi Beaumè pag: 530; e Spielmann ultimamente ristampato in Venezia alla pag: 152. Tom: II) L’Elettuario Lenitivo a mio credere merita d’essere fabbricato secondo il detto Spielmann (pag: 58. T. II.) il quale alla decozione della Senna, e Viole sostituisce sul fine dell’Elettuario la polvere della Senna, e la Conserva di Viole. Quanto poi sia ridicola la Ricetta della Confezione Giacintina ognuno apertamente lo confessa per la farragine delle pietre preziose, che vi anno og ma poiché si vuol continuare a far credere, che questa Confeziono sia salubre, perché è composta di pietre preziose, si cerchi almeno, che le pietre siano ridotte alla loro estrema porfirizzazione; altrimenti riusciranno di grave danno. ◀Carta/Carta ao editor ◀Nível 3

Metatextualidade► Il resto nel Foglio di Sabbato. ◀Metatextualidade

Cambj.

28. Decembre.

Roma sessantaquattro.

Napoli cento e diciotto.

Livorno cento e due e mezzo.

Milano cento e cinquantatre.

Genova novantuno e cinque ottavi.

Amsterdam novantatre e un quarto.

Parigi cinquantotto

Londra cinquanta e un quarto.

Augusta cento e tre.

Vienna cento e novantasette e mezzo.

La Signora Luigia Pirker Farsetti della quale abbiamo a lungo parlato nel Foglio num. 7 dell’anno passato, s’è finalmente trasferita nel soppresso Convento di Sant’Antonio di Castello, luogo a Lei destinato per la dilatazione della sua Fabbrica, dalla munificenza dell’Eccellentissimo Senato, col Decreto ad essa onorevole, già da noi riportato nel Foglio suddetto. Fu solennizzato il suo sospirato passaggio dal canto Poetico, onde Sabbato scorso videsi esposto in alcune Botteghe un Sonetto in sua lode.

Domenica alle ore quattordici verso le quindici, è fuggito da queste Prigioni un reo di dolo nell’amministrazione degli affari del monte di Pietà di Brescia. Era condannato dall’Eccelso Consiglio di X a risarcire il monte medesimo prima di ritornare in libertà, spirato che fosse il termine della sua prigionia. Egli ebbe l’arte d’allontanare uno de’ custodi delle Carceri (e probabilmente sarà stato il più vigilante) col pretesto d’ aver bisogno di dieci soldi d’acquavite per farsi un bagno. Cogliendo il punto favorevole de’ libi (1 ) e trovando la Guardia o disattenta, o distratta, potè uscire seza (sic.) resistenza e pericolo. V’ è chi dice, ch’egli si facesse strada con una pistola alla mano, e che un Custode, che vole-[6]va arrestarlo, salvò la vita, perché la polvere non s’accese. Altri afferiscono ch’egli uscisse in maschera, e fosse creduto una persona entrata colà poco prima mascherata per favorire l’inganno. Comunque avvenisse il caso è certissimo.

Nível 3► Carta/Carta ao editor►

Estratto di Lettera dal Zante in data 6 Decembre.

“Si trovavano ancorate in questa rada le Navi Diligenza e Concordia con un Sciambecco e la Fregata la Venere carica di munizioni, di provvigioni da bocca, d’ attrezzi, e con 5 mila zecchini il tutto desinato per Malta a S. E. Condulmer Patrona delle Navi, a lui diretto dall’ Eccellentissimo K. e Proc. Emo che ritrovasi colla Squadra a Corfù. Si era questa Fregata già disposta alla partenza il dì 30 Novembre quando un impetuoso vento di Tramontana la fece arare, e la spinse verso la secca di S. Spiridione. S. E. Baseggio, e il Capit. Picello, ch’erano a pranzo, non se ne accorsero, bensì il sotto Pilotto, che volò a dargliene avviso. Si gettò un’altra ancora. Al primo urto che il Legno diede sulla secca si credè che fosse il tremuoto, ma il secondo più forte, per cui uscì dal suo perno il timone conoscer fece l’estremità del pericolo. Fu vano il gettare l’ancora della speranza, ed il tagliar gli alberi, perché la Fregata andò a rompersi sulla secca. I tiri di cannone, i segni delle rocchette non valsero ed impetrare ajuto dall’altre Navi, perché il Mare era nel più burrascoso irritamento. Nondimeno una Barca Zantiota vi an dò a bordo e trasse in salvo S. E. e gli altri Uffiziali, che le si unirono. Il Capit. non volle abbandonar il Bastimento, e vi restò tutta la notte. Li Sindici della Città ragunarono molte Barche onde salvar l’equipaggio ed i pubblici Capitali. Si contano perite dieci persone, trà le quali lo scrivano, e qualche Artigliere. Li 5 mila zecchini furono ricuperati, ed i mobili di S. E: e degli Uffiziali trasportati da’marinaj delle Fregata. Si continua a ricuperara cordami, vele, e batteria, di cui la metà, è già in salvo. La Fregata a sinistra è immersa fino a’ portelli, e più a destra. Si spedì tosto l’infausta nuova all’Eccellentissimo Emo.” ◀Carta/Carta ao editor ◀Nível 3

Metatextualidade► Qualch’ altra Lettera non nomina che la Venere e l’altra Fregata comandata da S. E. Trevisan sopra la quale è Capitano il Colombo: e dicesi, che questa potè salvarsi perchè furono a tempo ammainati gli alberi. Senza farsi mallevadori delle circostanze, ci duole soltanto di poter dare per certa questa pubblica sventura. ◀Metatextualidade

In Senato.

31. Decembre.

3 Savi del Consiglio

E. Alvise Zusto.

E. Antonio Zen.

E. Francesco Battaja.

3 di Terraferma

E. Alvise Querini.

E. Francesco Gritti.

E. Alvise Mocenigo Primo.

Cassier

E. Z. Ant. Ruzzini.

Scrittura

E. Alvise Querini.

[7] Da’torchj del Ramanzini in Verona, è uscito l’Almanacco Astronomico per l’Anno corrente del Sig. Antonio Cagnoli Veronese, autore della Trigometria Piana stampata recentemente a Parigi, e moltissimo lodata dal Journal des Scavants. Egli scrisse la Dissertazione sugli Orologj all’Italiana, e alla Francese stampata a Venezia. Non è nominato nell’Almanacco, ma sappiamo esser esso Opera sua, e crediamo che basti il dirlo per accreditarla. Quanto all’Edizione è bella, e galante, bianca e consistente la carta, nitido il carattere, comoda la forma, e discreta la mole ragguagliata al prezzo di soldi 20 a cui vendesi questo Libretto legato pulitamente.

Si trova al Negozio di Libri Bertella al Ponte de’ Ferali a San Giuliano.

Pizzarro non durò che due sere. Non può darsi una prova più evidente del suo precipizio. Pirro risorse, e s’allestisce un’altra Opera, che precederà la nuova. La Nob. Impresa di S. Samuele nulla lascia intentato affine di presentar al Pubblico delle cose degne. Il credito del Maestro Bianchi autorizzò la sua scelta; ma le belle Opere non s’improvvisano. La Pozzi, il Babbini, sono Personaggj di primo rango: ma se manca il vigore della salute ogni alto merito abbassasi. Nelle scene, nelle decorazioni, nel vestiario v’è gusto, grandezza, magnificenza: si lasciò libero lo sfogo alle idee del Compositore de’ Balli: egli non ebbe la sorte di piacere che coll’Atto Primo del suo Cresfonte, e non si vede l‘ora che giunga il Ballo Secondo per godere un Quartetto bellissimo in cui particolarmente le gambe della Pitrot scuotono l’Udienza agli applausi, quantunque gli altri pure facciansi onore. In somma nelle cadute medesime nulla si può rimproverare all’Impresa, a creder si deve che punto non conoscesse il valore del Poeta quando gli affidò l’impegno del Dramma, i cui versi, senza niente dir dell’azione, son degni di cantarsi al suono d’ un colascione per far ballare i Morlacchi, o di servir d’ intonazione alla nana de’ Bambini. Mirate dagli Elisi Ombre onorate de’ Zeni e de’ Metastasii quali successori vi dia l’Italia, e come la purità de’ vostri carmi sia guasta e contaminata dalle barbare penne di questi moderni Beoti.

Commedie

Domenica 30 Decembre.

A Sant’ Angiolo.

Truffaldino duellista in campo per l’onor del Padrone.

Lunedì.

Truffaldino molinaro.

A San Gio: Grisostomo.

Domenica.

L’Empio punitor di se setsso con Arlecchino ec.

Lunedì.

La Nobile Vendetta.

A San Luca.

Domenica e Lunedì

Replica della Figlia dell’Aria.

Capi dell’eccelso Cons. di X.
per il mese corrente.

E. Prospero Valmarana.

E. Renier Zen.

E. Piero Zusto.

Alba, Levar del Sole, Mezzodì, Mezzanotte, Levar, e Tramonta della Luna.

Primo Gennajo 1788.

Alba ad ore 12. e m. 57. Leva il Sole ad ore 14. e m. 46. Mezzogiorno a ore 19. m. 8 Mezzanotte a ore 7 m. 8. Leva la Luna a ore 9 m. 22. Tramonta a ore 18. m 41.

2. Detto.

Alba a ore 12. m. 56. Leva il Sole a ore 14 m. 45. Mezzodì a ore 19. m. 7. mezzanotte a 7. m. 7. Leva la Luna a 10. m. 24. Tram. a 19. m. 7.

3 Detto.

Alba a ore 12. m. 55. Leva il Sole a 14 m. 44. Mezzodì a 19 m. 7. Mezzanotte a 7. m. 7. Leva la Luna a 11. m. 24. Tram. a 19. m. 39.

4. Detto.

Alba a ore 12 m. 54. Leva il Sole a 14 m. 43. Mezzodì a 19. m. 6. Mezzanotte a 7. m. 6. Leva la Luna a 12. m. 19. Tram. a 20. m. 15.

5. Detto.

Alba a ore 12 m. 54. Leva il Sole a 14 m. 42. Mezzodì a 19 m. 6. Mezzanotte a 7 m. 6. Leva la Luna a 13 m. 9. Tram. a 20 m. 58.

Si avvisa il Pubblico, che da oggi innanzi questo Foglio si trova in vendita d’ ordinario in ordinario, oltre de’ due soliti Ricapiti del Sig. Colombani, e dal Caffè in Campo a S. Bartolommeo, alla Spezieria della Vigilanza vicina al Ponte de’Dai a S. Marco, il cui Padrone compiacquesi di favorire il Gazzettiere per Amicizia, senz’alcuna vista di utilità. In qualunque degli mantovati tre luoghi saranno ben consegnate le Notizie spettanti a questa Gazzetta, che devon essere sigillate, e dirette al Gazzettier Veneto, altrimenti non verranno ricevute. Si avverte però, che le Assocciazioni si ricevono soltanto dal Colombani, il qual’è munito delle Ricevute a stampa, a cauzione de’ pagamenti. Trovansi anche appresso di lui alcuni de’ numeri dell’Anno scorso, che si danno volanti; e trà pochi giorni avrà tutta la Raccolta legata in Tomo col Frontispizio, e l’Indice a cui si stà dietro lavorando. ◀Nível 2

Ricapiti per la Terraferma

A Padova dalli Signori Fratelli Conzatti Libraj.

A Verona dal Signor Giuseppe Lonardi Librajo.

A Brescia del Signor Dionisio Colombo Librajo.

A Treviso dal Signor Giulio Trento Librajo.

A Udine dal Signor Giambattista Damiani Librajo.

Dalla Stamperia zerletti venezia. ◀Nível 1

1Questa parola significa il trasporto degli escrementi de’ prigioni, che si fà sempre allo spuntare del giorno. S’ aprono allora i camerotti, e per dar passaggio a’ facchini stanno in sentinella i custodi alle porte degli anditi: non dimeno in tali occasioni fu delusa più volte la lor vigilanza dal raffinato ingegno di chi giorno e notte non istudia che l’arte di fuggire.