Gazzetta urbana veneta: Num. 7

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Num. 7

Sabbato 23. Giugno 1787.

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Metatextualität

Il nostro Foglio comincia a diventare un campo di battaglia dove le penne s’aguzzano per pungere più acutamente. La ricerca della Medaglia d’Onorio accese una Letteraria contesa da non terminare sì presto. Il dubbio di chi l’hà richiesta, che non ritrovisi in Chioggia, e l’opinione poco favorevole ch’esso ha dimostrata di cotesta Città, in proposito d’erudizione, ha determinato il risentimento di non si sa qual persona di quel paese a giustificare la sua Patria col seguente Biglietto, che diamo in fedelissima copia, senz’arbitrare nemmen d’una virgola.

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Brief/Leserbrief

All’Anonimo
che ricercò
La Medaglia. Non è, che l’eccitamento del Sauio oue dice Responde Stulto juxta Stultitiam suam, ne sibi sapiens esse uideatur, che persuade di far parola sul Viglietto dell’Anonimo, che ricercò la Medaglia d’ Onorio in Oro, che è dell’intreseco valore di L. 28. scritto sull’esibizione fattale della medema del Signor Abb. Bottari di Chiozza per Zec: 2-Ven-, prezzo uil tale, che persuade da se che non e di quella rarità, che supone. Per quanto poco intendente siasi di Medaglie è noto che non si può stabilirne la legitimità con informazioni, o prove vocali, ma convien certificarsene cogli occhi proprij, giachè appunto il maggior pericolo consiste nell’apparenza di tutti i segni che la faccia creder legitima, ma che poi in fatto tale non sia. Dietro pertanto l’assicurazione data dal Sig. Ab. sudetto della legitimità di quella che ha esibito coll’accordato patto di restituire la chiesta summa quando tale non si trovasse altra giustificazione non può avere la nuova ricerca dell’Anonimo di ulteriori segni che la comprovi, che quella del di lui bisogno, e premura di ritrar que’ lumi che non hà nella materia onde poter valersene al case d’ esserne ricercato. Ma già non poteva Egli esibire al Pub. maggior prova della sua scarsezza di cognizioni, e d’ idee intorno a Medaglie, e intendenti delle medesime; quanto lo stupore da lui palesato nel rilevare che il Possessore dell’esibitogli Onorio sia il sudetto Sig. Abb. Bottari di Chioza, presso cui tal Medaglia è tanto rara che ne avanza per darne altrui, ed è frà le infime nell’abbondanza, e rar della sua racolta numismatica, per cui è egli noto alla Rep. Letteraria, come in altre Scienze lo è più d’ uno degli altri Soggetti della sua Patria. Anco se fosse stato a di Lui cognizione l’opera degli Elogj degli Uomini illustri d’ Italia del celebre Signor Abbate Rubbi, in cui publica colle Stampe il Catalogo del Museo, e Medaglie possedute dal detto Signor Abb. Bottari di Chiozza nel solo genere degli Uomini illustri Italiani, avrebbe egli con maggior suo decoro omesso le meraviglie che fa nel Viglietto perfin di Venezia, e però senza gli scherzi contenuti nel medesimo si può seriamente concludere, che l’Anonimo sia vero intendente come accenna di reti, et ami, ma che poi tanta è la cognizione che hà di Chiozza, quanta e quella, che ha di Medaglie.

Metatextualität

Se la modestia non cel vietasse, e se le lodi e i ringraziamenti che abbiamo ricevuto in una Lettera, del Cavaliere, che ci ha comandato d’informarlo sul numero delle Mogli d’Enrico Ottavo, non fossero tanto superiori allo scarsissimo nostro merito quanto son degne della sua cortesia, noi presenteremmo al Pubblico nel Foglio scrittoci un modello di stile famigliare degno d’ imitazione. Lasciamo la jattanza di lodar sé medesimi, o di farsi lodare a quelle testoline, che per tal mezzo lusingansi di comparir grandi. Ci sia permesso soltanto d’asserire coll’autorità del dotto Cavaliere che ci protegge, che la nostra versione dell’Articolo sopra Enrico Ottavo piacque ad una colta adunanza ove fu letto in campagna, e fece nascere il desiderio intorno allo schiarimento di certe circostanze che hanno accompagnata la morte di Tommaso Moro. Chi può comandarci, gentilmente ci prega ad appagarlo sollecitamente, vietandoci di farlo in Lettera particolare, per non defraudare l’aspettazione di molti che bramano leggere il fatto in questa Gazzetta, e villeggiano ne’suoi contorni. Anco in questo siamo in grado di poterlo servire: ma lo preghiamo in avvenire di non obbligarci ad inserire nel nostro Foglio sì spesso simili aneddoti, che quantunque interessanti e curiosi per molti, ponno essere superflui ed inutili per tanti altri, che alle fonti originali del sapere illuminati si sono.

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Morte di Tommaso Moro.

Fremdportrait

Quando Enrico Ottavo ebbe formato il disegno di separarsi dalla Corte di Roma, egli fece distendere un Atto del suo Parlamento, che aboliva in Inghilterra l’autorità del Papa. Questo Atto fu presentato al Cancelliere Tommaso Moro, ed a Giovanni Fisher, Vescovo di Rochester. Ambidue ricusarono di firmarlo, e per ciò chiusi furono nella Torre. Il Papa, che seppe quanto Fisher soffriva per sostenere la causa della Chiesa, lo creò Cardinale, ed Enrico ebbe la barbara compiacenza di far tagliare la testa d’ un Prelato decorato di una dignità tanto eminente. Egli aggiunse l’insulto alla crudeltà, dicendo pubblicamente: Che s’ era indotto a condannare il Vescovo di Rochester per risparmiare la spesa d’ un cappello al Sommo Pontefice. Egli sperava, che Tommaso Moro dovesse confessare la Supremazia da esso lui arrogatasi: ma quando fu messo alle strette per dichiararsi, questo illustre Cancelliere rispose: lo diffiderei di me medesimo se contro tutto il Parlamento solo mi fossi: ma se ho contro di me il gran Consiglio d’Inghilterra, ho a mio favore tutta la Chiesa, e il gran Consiglio della Cristianità. I di lui amici non hanno potuto piegare la sua anima nobile e forte, e furono disperati per la sua perdita. Egli seppe resistere alla tenerezza ch’aveva pe’Figli suoi, e per sua Moglie, a cui chiese tranquillamente: Secondo il corso ordinario della natura, quanti anni potrei io vivere ancora? Potreste, gli rispos’ Ella con veemenza, viver ancora vent’ anni. Quale proporzione v’è mai, Moro soggiunse, trà vent’anni, e un’eternità? Vedendolo tanto inflessibile contro di sé medesimo, si giunse ad usare la persecuzione sino a privarlo della dolce compagnia de’ suoi Libri, a proibire che fosse visitato, e a non lasciargli da poter iscriver nemmeno. In sì trista situazione più non gli restava a sperare che in Dio, e per essere meno distratto nelle sue soavi contemplazioni, teneva chiuse sin le finestre. Il suo carceriere gli chiese qual piacere potesse trovar frà le tenebre. Bisogna ben chiudere la bottega, ci rispose, quando non v’è più mercanzia. Intendeva parlare de’ Libri suoi. Finalmente avendo ricevuta la sua sentenza, sostenne l’aspetto della morte con una eroica fermezza. Quand’ ebbe la testa sul ceppo s’ accorse, che la lunga sua barba gli si era imbarazzata sotto del mento, onde se la mise in un’altra situazione, per timore che non gli venisse tagliata. Essendo interrogato dal Carnefice perché si prendesse tal cura risposegli: Amico mio, tu m’hai da tagliare la testa, non già la barba. E veramente in quei tempi non si tagliava la barba che ai soli convinti nel delitto ai Lesa Maestra. Tommaso Moro, che univa ad un’edificante pietà una Scienza, nel suo Secolo, poco comune, può essere giustamente considerato il Socrate dell’Inghilterra.
Solennità Festive Giovedì 21. corrente, giorno dedicato a’ SS. Albano ed Orso Mm. i cui Corpi si conservano nella Chiesa Parrocchiale di S. Martino di Burano, non seguì la Solennità che in esse si celebra, e che seguirà il dì primo del Mese venturo. È stimabile questo Tempio per la sua architettura, per la fineza de’ marmi delli suoi altari, particolarmente del maggiore, e per molte belle pitture che l’ adornano, di mano di Santo Peranda, Bernardino Prudenti, Gasparo Diziani, Fontebasso, Giambatista Tiepolo, Antonio Zanchi, e di Angelo Trivisani. La maggior parte degli abitanti di Burano è composta di pescatori. Molte Famiglie si sostentano col lavoro di finissimi merli, che sono in pregio per tutti i Paesi. Quali siano poi le delizie, che nella Festa di S. Albano si godono nell’Isola suddetta, a noi non conviene narrarle per la ragione nota ad uno degli Assocciati a questa Gazzetta. Invenzioni nell’Arti. La vera gloria de’ Principi, che non costa il sangue de’ Sudditi, e non si stabilisce sulla desolazione delle Provincie, è quella di far fiorire in seno d’ un governo pacifico l’Arti e il Commercio, e di animare coll’esenzioni, co’ Privilegj, e co’ denari del pubblico erario, i talenti inventori, che in esse, o nelle Scienze, ritrovano qualche cosa d’ utile e nuovo. Questo pregio fu sempre proprio della Serenissima nostra Repubblica, la quale co’ tratti della sua liberale grandezza favorì in ogni tempo i progetti vantaggiosi alle soggetta Nazione, e con paterna condiscendenza prestò la mano benefica a sostenere i primi passi di tanti e tanti, che, sua mercè, dalla oscura indigenza sollevati sonosi, grado a grado, agli agj dell’opulenza, e allo splendor degli onori. Dopo tanti esempj che lo dimostrano, ce lo comprova il seguente recentissimo avvenimento.

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Exemplum

La Signora Luigia Pircher Farsetti è una di quelle Donne d’ ingegno acuto, di fantasia creatrice, e d’ animo costante, nata per distinguersi dalla comune del suo Sesso, e per rendersi celebre non con de’ meriti futili, ma con delle Imprese degne delle riflessioni, e de’ soccorsi delli Sovrani. Essa non è la sola, ch’ abbia trovata la maniera di purgare il lino ed il canape, riducendolo alle sottigliezza della seta: ma ridurlo senza il mezzo d’ alcun corrosivo, e senza che punto scemi né in lunghezza, né in consistenza, questa è un’invenzione tutta sua, ch’ esige l’ammirazione del Pubblico. Diciotto furono le mostre da Lei presentate, risultanti dalle sue laboriose esperienze, dieci delle quali in canape ed otto in lino, dimostranti la gradazione diversa della maggiore o minore finezza. La più sorprendente fu quella di dieci braccia di Rensa d’ una sola libbra di peso. Sotto gli auspizj degli Eccellentissimi Inquisitori alle Arti, e particolarmente sotto quelli del N. U. E. Pietro Barbarigo, la cui robusta eloquenza fu sempre intesa ad oggetti di pubblico bene, questa benemerita Donna raccolse in una Casa a S. Pantalone 50. Figlie della Città, educandole nel buon costume, ed istruendole nella filatura a molinello, nel pettinare, e nel tessere: somministrando a tutte alloggio, vitto e vestito, e tenendole in una uniforme esemplar disciplina. Eretti i necessari fornelli per la purgatura della materia, e i tre primi Telaj già posti in lavoro, si diede mano alle operazioni di cui presentati furono i saggj accennati, unitamente ad una mostra d’ accie di perfetta uguaglianza, e di resistenza non ordinaria. Persuaso l’Eccellentissimo Senato della somma utilità d’ una tale Impresa, concorrendo pienamente all’esecuzione degli avveduti suggerimenti del benemerito Inquisitore alle Arti E. Pietro Barbarigo, decretò alli 20. Gennajo 1786. M. V. che la prenominata Luigia Pircher Farsetti sia affatto indipendente e libera da qualsivoglia aggravio, costituzione, o Legge dell’Arti, onde possa liberamente esercitare, ed estendere in tutti i modi, e con tutti i mezzi possibili, i lavori cominciati, senza che la venga opposto da chi che sia il menomo impedimento. Permise in oltre l’esenzione dalli Dazj d’ ingresso in Venezia del lino e canape, che si dovrà impiegare ne’ suddetti lavori, da verificarsi però soltanto alle nuove Condotte de’ Dazj, incaricando l’Eccellentissimo Inquisitore alle Arti di riconoscere sopra quale annua quantità dell’uno e dell’altro genere, tanto estero che nazionale, convenga stabilire tale esenzione. In oltre per sollevare dai pesi delle necessarie provviste di Telaj, di Pettini, e di Molinelli a doppio filo acceleranti il lavoro, introdotti pure dalle industriosa Inventrice, la munificenza dell’Eccellentissimo Senato volle suffragarla di D. 1500. correnti; ed animò il distinto zelo e fervore del benemerito Eccellentissimo Magistrato alla Sanità, già informato di questa utilissima instituzione, a cooperarvi efficacemente con i rapporti delle Fraterne secolari de’ Poveri della Città ad esso raccomandate. Finalmente alla vigilanza del benemerito Inquisitore si appoggiò l’incarico di esaminare qual luogo fosse il più convenevole per traslatare la nuova Fabbrica al caso de’ sperati fausti progressi, e d’ informarne poi l’Eccellentissimo Senato. Savio in Settimana, proponente questo Decreto, fu l’Eccell. E. Alvise Zusto esemplarissimo sostenitor delle Leggi, come lo sono gli altri preclarissimi suoi Fratelli. Succedendo all’Eccellentissimo Barbarigo nell’Inquisitorato alle Arti, l’Eccell. Sig. K. e Proc. Morosini, soggetto sì benemerito di questo Governo, per i luminosi posti da lui coperti con tanta gloria della Patria, e pubblica utilità, rivolse le sue attenzioni ad oggetto sì degno, e dopo i più maturi esami stese una Scrittura della seguente sostanza: Che l’impresa di raccogliere, educare, ed istruire nell’Arti del filare e del tessere, le povere Figlie della Città, ideata e diretta dalla Farsetti, corrispondendo alle concepute speranze, mediante il suffragio concessole dall’Eccellentissimo Senato, e qualch’ altro privato soccorso, come apparisce dalla maggiore provvista di materiali e di attrezzi, e dall’aumento de’ Telaj giunti ad essere quindici operativi; ma molto più dall’accrescimento delle Figlie lavoratrici ridotte al numero di settanta, riconosce esso Inquisitore, che il luogo in cui attualmente esiste la Fabbrica non è capace della dilatazione sperata, che già cominciò ad effettuarsi, né può accordare il ricetto nemmeno alle Figlie, che per la benemerita cooperazione dell’Eccellentissimo Magistrato alla Sanità sono destinate da varie Fraterne. Suggerisce però, a tenore della commissione appoggiata al suo incarico, che il Circondario di S. Antonio di Castello da molto tempo soppresso, per la situazione ed estensione sua é il più adattato al ricovero di tante Figlie, ed alla dilatazione dell’utilissima già cominciata impresa. Aderendo l’Eccellentissimo Senato questo saggio suggerimento, destinò colla sua autorità l’accennato luogo a’ favoriti lavori, a condizione però, che resti, com’ è al presente, di pubblica ragione, ingiungendo all’Eccellentissimo Aggiunto Sopra Monasterj la cura di farlo ristaurare colla possibile sollecitudine, e con que’ mezzi che la sua virtù ed esperienza troverà i più opportuni, passando d’ intelligenza coll’Eccellentissimo Inquisitore alle Arti. Questo Decreto è del 6. Giugno corrente, e fu proposto dal N. H. E. Pietro Barbarigo, come Savio in settimana. Che consolazione per la sua grand’ anima d’ aver tanto contribuito al fondamento d’ un’opera così degna di questo illustre Senato dispensatore magnanimo di benifizj e di premj! Noi siamo soddisfattissimi d’ aver presentati al Pubblico questi autentici documenti, che tant’ onorano la nostra Patria, e d’ aver reso un giusto tributo di lodi al merito singolarissimo della Signora Farsetti, ch’ è accompagnato dalla più nobile cortesia. Ce ne rallegriamo con lei del felice aspetto de’ suoi affari; dell’ammirazione ch’ Ella esige da tutti quelli, che vanno a veder la sua Fabbrica; e delle molte commissioni, che le vengono, per le quali non ha mani d’ opera che sian sufficienti. Aggiungeremo soltanto, che la stoppa del suo canape è ridotta sì pastosa e maneggevole, che si adopera come la bavella, e riceve tutti i colori, il che vedesi dalle mostre esistenti appresso di lei. Una manifattura, ch’ esclude l’introduzione delle forastiere, e si sparge negli Stati Esteri, come s’ è già cominciato, non può essere che un oggetto di gradimento a tutti quelli ch’ amano il bene della loro Patria. Quando la Signora Farsetti avrà a Castello uno spazio atto alla vastità del disegno suo, riceverà ogni Ragazza, che passata l’età d’ anni dodici, e munita della Fede di buoni costumi, vorrà aver luogo nelle sua Fabbrica. Colla tenue contribuzione di lire 4. alla settimana, ognuna avrà da essa una cristiana educazione, vitto e vestito, e sarà istruita negli accennati lavori, onde dopo un quinquennio poter guadagnarsi il pane a misura della sua abilità. Prevaletevi dell’eccitamento, miseri Padri, che siete aggravati da numerosa Famiglia, e voi Grandi, che nuotate nell’abbondanza, cogliete questa propizia occasione d’ allontanare da’ pericoli delle Figlie, che languiscono nell’indigenza, e sia vostra opera la loro salvezza, e il loro ben essere.
Maschera di Ferro.

Metatextualität

Ecco la risposta d’ un incognito alla ricerca che ci venne fatta sulla famosa Maschera di Ferro. Noi lo ringraziamo della cortesia con cui ci ha favoriti, e de’ saggi consigli che ci presentò la sua Lettera.

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Zitat/Motto

Si rammentano i varii scritti che corsero da venti anni sul proposito d’un Prigioniero di Stato retento nelle Isole di S. Margherita e morto alla Bastiglia sotto il regno di Luigi XIV. In oggi ci vien promessa la pubblicazione di molte Note curiosissime su questo uomo dalla Maschera di Ferro: elleno furono trovate a Turino nella biblioteca d’ un Gran Signore morto recentemente, e che le aveva ereditate da uno dei suoi Antenati. Esse provano che questa celebre vittima d’ un possente risentimento non era né il Duca di Beaufort, né il Duca di Monmouth, né il Conte di Valentinois, né altri Signori di distinzione a cui i Fabbricatori di congetture attribuirono la disgrazia d’ aver subito questa tremenda catastrofe. Si vede dalle medesime che la Maschera di Ferro la di cui Storia fa tanto strepito, e che occupò le ricerche dei curiosi, era Girolamo Magni Primo Ministro del Duca di Mantova; e vi si vede ch’ egli erasi attratta questa disgrazia per aver suscitato, o almeno contribuito moltissimo a suscitare la lega di Augsbourg contro Luigi XIV. Il Marchese de Louvois per compiacere il suo padrone e col mezzo dell’Ambasciator Francese a Turino giunse a far rapire quel Ministro ch’ era ancora nel fior dell’età. Fù preso in un giorno mentre si divertiva alla caccia, e perché non si potesse mai riconoscerlo per evitar con ciò ogni reclamo, immaginossi l’uso d’ una Maschera di ferro. Queste Memorie, per quanto dicesi, comprendono dei dettagli i più copiosi e i più appaganti sulla dimora di questo Prigioniero nelle Isole di S. Margherita e sulla sua lunga detenzion alla Bastiglia. Pare che quello che le ha scritte abbia avuto una gran parte a questo colpo di mano politico. Se si domando come mai Luigi XIV. al colmo della grandezza abbia potuto ridursi a una sí bassa vendetta verso il Ministro d’un piccolo Principe, si risponde citando dei tratti consimili del suo risentimento, e si rammenta tra gli altri quel sgraziato Giornalista fatto rapir da un Traditore e rinserrar poi in una gabbia di ferro, per aver dato de’ quadri poco lusinghieri dell’ambizion e dei altri difetti di questo Prencipe.
Questo Articolo è estratto dal Foglio di Leyden, data di Parigi 14. Agosto 1786. Padova Si fa nota la destinazione della giornata di Mercordì 27. Corrente per la Corsa del Palio, permessa dall’Illustrissimo ed Eccellentissimo Signor Cattarin Corner Capitanio V. Podestà, quale Corsa sarà eseguita con giri tre nel Prato della Valle. Sopraintenderanno alla stessa Nobili Signori, da’ quali sarà donato il Premio di Ducati Argento numero Ottanta dico 80. a quello de’ Cursori, che arriverà primo alle destinata meta. A quello poi che arriverà Secondo alla meta stessa Ducati Argento numero Quaranta dico numero 40. Li Cavalli (restando escluse le Cavalle) doveranno esser dati in nota due giorni precedenti alla stabilita giornata con precisione de’ loro Segni, Piume, e numero di Palle, avvertendo, che se li Cavalli arrolati fossero in minor numero di nove, e con altro nome, che di Nobili Padovani, a lievo d’ ogni disordine, non intende S. E. permetter la Corsa. Nella mattina della destinata giornata della Corsa dovranno li cavalli arrolati esser condotti al loco solito per la rassegna, ed estrazione del posto. Si fa nota altresì la destinazione del giorno di Lunedi due del venturo Luglio, per la Corsa degli Uomini a Cavallo, o sia Palio del Fantino. Qual Corsa dovrà parimente farsi con giri tre, nel Prato della Valle, e sarà eseguita nella seguente maniera. Saranno li Cavalli col Fantino al numero di Dodeci né più né meno, quattro de’ quali saranno estratti a sorte per la prima Corsa, così pure altri quattro per la seconda, e finalmente gli ultimi quattro per la terza l’una successiva all’altra, e cadauna con tre giri per ogni Corsa. I Cavalli, e Fantini vincitori di ogn’ una delle suddette tre Corse, dovranno tutti tre, fare l’ultima Corsa con li soliti tre giri, e quello, fra questi, che vincerà il Primo, averà il Premio di Ducati d’ Argento Trenta, il Secondo Ducati d’ Argento Quindeci, il Terzo Ducati d’ Argento Dieci. Finalmente dovranno darsi in nota, ed arrolarsi due giorni innanzi li Fantini co’ loro Cavalli, per l’effetto d’ esser destinati alle sorzione delle loro Nicchie. Padroni che cercano servi. Una donna di 40. anni circa, che non istia sull’aria di Cameriera ma sappia fare un poco di tutto, potrebbe collocarsi bene in una Famiglia il cui Padrone è un modello di bontà. Se ce n’ è alcuna in libertà, ed abbia le qualità ricercate, potrà portarsi in Frezzaria al Caffè della Vedova, che avrà il necessario indirizzo. Servi che cercano Padroni. Un Uomo di 50. anni d’ età circa, desidera d’ andar a servire in qualità di Cuoco dozzinale, ed anco s’ esibisce di tener netta la casa, e far qualch’ altra cosa di giovamento a chi lo desidera. Chi volesse valersene parli col Colombani. Cose in Vendita. Uno Specchio alto quarte 7. in lume, e largo quarte 6. circa, senza soaza e senza foggia, diamantato, nuovo, chi applicasse parli col Caffettier dell’Aurora sotto le Procuratie nuove. Camera ricercata. Un Uomo civile bramerebbe una Camera grande, chiara, bella, e ben fornita, nelle vicinanze di S. Gio: Grisostomo o di SS. Appostoli, in Casa d’ onesta gente. Se c’ è chi l’ abbia a proposito, avvisi il Caffettier in Campo a S. Bartolommeo. Arrivo di Bastimenti

20. Giugno 1787.

Pielego nom. Sacra Famiglia P. Antonio Pasulina Veneto, da Zara con Castrati, formaggio morlaco e oglio. 21. Detto. Pielego nomin. Madonna delle Grazie, P. Ant. Benuzzi Veneto da Zara, con poco oglio di portata. Ad. Detto Pielego Natività della B. V. P. Tom. Senich Ven. da Cattaro e Castel nuovo, con oglio, cera, et altro. 22. Detto. Trab. S. Eussemia P. Marco Rasel Ven. da Zara con Castrati, e poco oglio. Ad. Detto. Polacca La Mad. Incoronata delle Grazie Cap. Vicenzo di Cesana Nap. da Trieste vuoto, con poco formaggio di portata. Bastimenti Partiti 21.Giugno. Capitan Benetto Ragozzi per Malta. 22. Detto. Cap. Gio: Battista Gambillo, per Corfù e S. Mauro con Passeggieri. Ad. Detto. P. Niccolò Cabrin per Cattaro con Passeggieri. Legni pronti a partire Checchia La Fede Cap. Marc Antonio Collich Ven. can. 2, pedrere 4. E mar. 9. Per Genova e Marsiglia. Carlo Fabris di Gius. Mezzano. Partirà entro il mese corrente. Checchia Mad. dello Scarpello, e l’Anime del Purgatorio Cap. Pietro Grubas Ven. can. 8. e m. 12. Per Alessandrai. Luigi Belloni Pub. Sensale. Partirà nel venturo Luglio.

Metatextualität

Non avendo potuto inserire nel Foglio presente un’altra bellissima relazione, che ci è stata indiritta sopra la Maschera di Ferro, la porremo in quello di Mercordì e ringraziamo intanto chi ce la fece avere.
Dalla Stamperia Zerletti Venezia.