Gazzetta urbana veneta: Num. 4

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Niveau 1

Num. 4.

Mercordi 13. Giugno 1787.

Niveau 2

Metatextualité

Ci fu riferita una querela vocale intorno alla pubblicazione del Biglietto inserito nel Secondo Numero di questa Gazzetta, spettante agli Accademici Seguaci di Talia. Dicesi, ch’essi non abbiano mai divisato di dare in avvenire Intermezzi; che le lodi non sono ripartite giustamente trà li Personaggj nominati: e siamo in certa guisa incolpati d’ avere incautamente secondate le mire di chi ce lo scrisse. Senza conoscere, chi lamentasi in simil guisa, nè indovinare le ragioni che a ciò lo determinano, noi lo preghiamo aver la bontà di riflettere, che per empire due Fogli alla Settimana di cose urbane, siamo in necessità d’abbracciare tutto ciò che ci viene proposto, né mai escluderemo che le sciocchezze o le satire. Quando le notizie non offendono direttamente, o non hanno apparenza alcuna che metter possa in sospetto, un Gazzettiere non sarà mai condannabile d’accettarle. Vaglia una volta per sempre la nostra dichiarazione. Abbiamo d’uopo di ricorrenze, e non lascieremo di soddisfare chi vorrà favorirci. Accadendo poi, che taluno c’informi male, ha sempre luogo a mostrarcelo chi ama la verità, e questo Foglio offre il mezzo a chiunque di farla conoscere allorché le altrui passioni la celano. Forse l’incognito disgustato non avrebbe avuta occasione di esserlo, se l’Accademia di cui si parla non fosse ancora in un’infanzia che agli occhi del gran mondo si perde; onde non avendo la menoma cognizione di essa abbiamo dovuto riportarci all’altrui relazione nel favellarne. Speriamo, che un giono verifichisi quanto predisse l’anonimo nel suo Biglietto sulla di Lei futura grandezza, ed allora potremo spontaneamente, e come testimonj plaudenti, rendere al merito di chi si distinguerà in essa, la dovuta giustizia. Preghiamo chi lasciò dal Colombani la relazione dell’Accademia di Scherma, ad iscusarci se per la sua lunghezza, ma molto più per non avere una data più fresca, non dobbiamo collocarla nel Foglio presente. In qualunqe altra occasione sarà prontamente servito quando le notizie siano recenti: avvertendo però chiunque, che le carte esser non devono aperte ma figillate, e dirette al Gazzettier Veneto.
Dazj. L’Appaltatore della Carne bovina, che ha cominciato l’impresa sua col cantare „Cosi vendica Enea le proprie offese” l’ hà terminata immaturamente colla canzone della fa-li-le-la. Il timore d’essere superato lo indusse ad impegnarsi all’annuo cons di teste n. 16999. Il corso della breve sua direzione fu una burrasca continova nella quale, sin che ha potuto, fece valere la sua accortezza e bravura contro il furore delle procelle, ma poi non potè schivare il naufragio. Questo Dazio, o sia continuazione di condotta fu deliberata la mattina dello scorso Sabbato nell’Eccellentissimo Collegio, all’Interveniente Antonio Paulini, per il Sig. Giusto Robustello nome che ha poi dichiartio; e l’obbligo del consume è di teste 13503. Terminerà il Venerdì Santo venturo. Cassiere del Collegio.
E. Francesco Lippomano. In Senato.

Il 9. Giugno 1787.

Proveditor Estraordinario a Padova. E. Alvise Contarini 2. Kav. La saviezza, la rettitudine, il zelo del pubblico bene, dimostrato da quest’ ottimo Cavalier ne’ governi delle Città di Chioggia, e di Bergamo, ov’ eretti sono i monumenti della sua gloria, promettono alli Signori Padovani un Reggimento de’ più saggj ed utili che sperare si possa. Cancelliere Pretorio.
L’Illustr. Sig. Angiolo Davia. Aggiunto al Summario delle Leggi. E. Francesco Angaran. In M. C.

Domenica 10. Giugno 1787.

Camerlingo e Castell A. Sebenico dura mesi 32. E. Niccolò Bon. Avvocato ai Consigli. E. Muccio Querini. Magistrato del Proprio. E. Giacomo Priuli. Questo Magistrato s’instituì sotto il Doge Faliero nell’anno 1094., ed è il primo permanente nel Foro Veneto. Li tre Nobili che lo compongono, chiamavansi allora Giudici del Palazzo, o Corte del Doge: perché la loro potestà delegata nel civile e nel criminale, fu staccata da quella de’ Dogi. Dicesi che anticamente avesse parte nelle Sessioni di questa Magistratura il Gastaldo de’ pescatori, erroneamente detto Doge de’ Niccolotti, e che si privasse d’un tale diritto per aver tempo d’ esercitarsi nelle pescagione, obbligandosi si somministrare ai Dogi ogni anno una determinata quantità di pesca. La contribuzione è vera, perché anco al presente vien praticata, ma non è certa l’accennata cagione. Magistrato dell’Esaminador. E. Zuanne da Mosto. L’origine di questa Magistratura dalle Croniche più accreditate vien assegnata al 1204. La sottoscrizione de’ Contratti, l’esame de’ Testimonj, la concessione de Bolli e Sequestri, appartengono alla medesima. Cottimo di Damasco. E. Spirid. Balbi. 2. Al Dazio del Vino. E. Zuanne Badoer. E. Tommaso Soranzo. 5. 40. C. N. E. Pietro Girolamo Venier E. Vicenzo Giradini. E. Anzolo Molin. E. Lorenzo Diedo. E. Iseppo Bonlini. Questa è l’ultima Riduzione del Sereniss. M. C. al di quà della Villeggiatura per cui tutto il gran Mondo è in movimento e apparecchio. Teatri. Ristretto dell’Accordo seguito il dì 7. Giugno 1787. al Serenissimo Consiglio di 40. C. V. trà li N. N. H. H. Presidenti della Società del Teatro di S. Benedetto, e SS. EE. Niccolò ed Alvise Venier del fu E. Sebastiano Proc. di S. Marco. Interveniente per la Società il Sig. Alvise Orsini, per li Venieri il Sig. Vincenzo Marini. Primo Capo. Sarà prontamente dalla Presidenza rilasciato il Teatro suddetto come stà e giace, con tutte le scene, utensili, e apprestamenti ad esso inservienti, non comprese le interne forniture e coscini de’ possessori de’ Palchi, e neppure li coscini delle panche ad uso di Feste pubbliche, che sono in proprietà dell’Impresario. Secondo. Dovrà pure rilasciare la casa contigua al detto Teatro acquistata dall’Eccellentissima Casa Pisani, quale dovrà rimanere nello stato in cui si trova, in dominio delli N. N. H. H. Venier. Terzo. Si obbligano li N. N. H. H. Venier oltre li D. 15500. scritti in Banco Giro a disposizione della Presidenza, d’ esborsare alla medesima nel termine di anni tre D. 15500. da L. 64. ripartiti in rate posticipare di sei mesi l’una, pagando intanto l’annuo prò del 4. per cento; e questi per saldo della rifabbrica di esso Teatro ec. Cosichè s’ intenda fatta trà esse parti una solenne amplissima reciproca quietanza per tutto ciò che poteva rispettivamente competere in dipendenza de’ Giudizj seguiti. Quarto. A. Cauzione del Capitale suddetto e suoi prò, oltre l’ipoteca di tutti li Beni di essi N. N. H. H. Venier, resta spezialmente ipotecato il detto Teatro e gli affitti de’ suoi Palchi, e della contigua Casa accennata. Quinto. Si dichiara che gli effetti rinunziati dalla Presidenza, appartenenti al Teatro dovranno rimanere soggetti alli sequestri praticati sopra di essi. Sottoscrissero, li Presidenti E. Girolamo Ascanio Giustiniani K., E. Alvise Mocenigo Primo, E. Domenico Gritti, e E. Bortolo Priuli (Presidenti aggiunti) il Signor Giacomo Salarol Presidente Cassier, il Signor Marin Ambelicopolo, E. Niccolò, ed Alvise Venier, e gl’Illustrissimi Signori Avvocati Giuseppe C. Alcaini, e Tommaso Gallini Andriani, come mediatori. Copia d’ una Stampa sullo stesso Soggetto. Passato in potere, ed in dominio de’ N. N. H. H. s. Niccolò, e s. Alvise Fratelli Venier furono di mess. Sebastian Procurator di S. Marco, in vigore de’ solenni Giudizj nati, e delle cose in relazione delli stessi seguite, e consumate, con la Presidenza della Società, il Teatro di San Benedetto, si prestano li stessi con tutto il possibile fervore, ed impegno a formare, senza riguardo a spesa, una Compagnia di Soggetti tanto di Musica, come di Ballo, onde non resti defraudato il Pubblico nel prossimo Autunno, e Carnovale, del solito Spettacolo di Opera Seria, che riesca quanto più sarà possibile piacevole, e decoroso. Appartenendo però ad essi N. N. H. H. la facoltà di disporre de’ Palchi di esso Teatro, si sono determinati a scanso di quegli Arbitrj, e Monopolj che a peso delle Nob. Famiglie, che sogliono approffittare de’Palchi stessi, potrebbero esser fatti con secondarie Contrattazioni, e rivendite de’ Palchi stessi, a fissare un preciso dettagliato prezzo de’ medesimi, per cui potranno essere con metodiche Affittanze acquistati dalle persone immediate, che desiderano aver l’uso de’ Palchi medesimi. Nell’atto però di render note con l’annesso Foglio le misure, ed il quantitativo de’ prezzi stabiliti, credono essi N. N. H. H. di far palese la loro onesta intenzione, ed il loro preciso sentimento di voler accordare a quelle persone, e Famiglie che o erano proprietarie, o con titoli d’Affittanze, o altri Contratti, che hanno nel decorso Autunno, Carnovale, e Fiera dell’Ascensione, avuto l’uso e godimento de’ Palchi, alli quali sarà intimata la presente, al limitato prezzo apparente dall’annesso Foglio, la preferenza del rispettivo Palco dalli medesimi usato. Non lasciando per altro d’eccitare cadauno di essi Individui Possessori, ed utenti de’Palchi medesimi, a dichiarire con la loro positiva Firma dell’annesso Progetto, che esisterà negli Atti del Signor Gio: Filippo Maderni Nodaro Veneto, se intendono di approffittare di tale preferenza, mentre per tutti que’Palchi, de’quali non sarà fatta la sottoscrizione, e Firma suddetta, passato il prescritto termine di giorni otto, intendono essi N. N. H. H. di essere in piena libertà di disporne a loro talento ad altre persone, che aspirano all’acquisto de’ Palchi in esso Teatro. Resta pure a lume degli Applicanti accompagnata anco la formula delle Affittanze, onde rilevar possino, che doveranno aver le stesse il periodo d’Anni tre, e doverà esser pagato l’Affitto patuito due terzi un Mese prima che si apra il Teatro nella Stagione di Autunno, ed un terzo prima che si apra il Teatro per la Fiera dell’Ascensione, onde anco tale nozione possi servire di regola alle loro determinazioni. Affitto annuo delli Palchi qui sotto descritti del Teatro di S. Benedetto, che doveranno pagare tutti quelli, che applicheranno all’acquisto de’Palchi suddetti con apposite Affittanze, che saranno ad essi rilasciate dalli N. N. H. H. s. Niccolò, e f. Alvise Fratelli Venier furono di mess. Sebastian Procurator di S. marco, Proprietarj del Teatro suddetto come dalla Formula, che viene accompagnata. Pepian. Palchi Proscenj, e Pergoletto, annuo affitto per cadauno correnti D. 360: Palchi Facciata di detto Orne, cioè 10. 11. 12. 13. 14. 16. 18. 19. 20. affitto annuo per cadauno correnti D. 350: Palchi alle Parte D. 340: Primo Ordine. Palchi Proscenj, cioè N. 1. 2. 3. 27. 28. e Pergoletto annuo affitto per cadauno D. 360: Palchi di facciata per cadauno D. 350: Palchi alla Parte per cadauno D. 340: Secondo Ordine. Palchi Proscenj affitto annuo per cadauno correnti D. 310: Palchi di Facciata, eccettuato il Pergoletto, per cadauno correnti D. 300: Palchi alla parte per cadauno correnti D. 290: Terzo Ordine. Palchi Proscenj affitto annuo per cadauno corr. D. 230: Palchi di Facciata, eccettuato il Pergoletto D. 220: Palchi alla parte D. 200: Formula delli Contratti.

Adi 1787. Venezia

Affittiamo Noi sottoscritti Al Il Palco N. posto nel Teatro di S. Benedetto, per il prezzo stabilito di annui D. correnti per tutte le Recite degli Autunni, Carnovali, e Fiere dell’Ascensione ed altri Spettacoli, che far si potessero nel tempo delle Recite, e ciò per il Periodo d’ Anni tre, che principieranno l’Autunno prossimo venturo 1787. Il pagamento dell’Affitto doverà esser fatto in cadaun Anno ripartitamente, cioè due Terzi un Mese prima che abbiano principio le Recite dell’Autunno, e l’altro terzo un Mese prima dell’Ascensione; dovendo essere a carico dell’Affittuale, il Cuscino, o sia Strato uniforme, come s’ attrova presentemente; E la presente sarà sottoscritta d’ ambe le Parti. Domenica di sera delli 10. corrente vi fu una Riduzione della Società a cui apparteneva il Teatro di S. Benedetto, gli Individui della quale s’ unirono in numero d’ottantuno. Dall’attuale Presidenza si propose una Parte d’eleggere altri due Presidenti aggiunti, onde unitamente ai Primi debbano nel termine di mesi due offerire un Piano per l’erezione d’un nuovo Teatro, previe sempre le Pubbliche Permissioni Sovrane. Questa Parte fu presa con pienezza di voti, e li due nuovi Presidenti eletti, sono l’Eccellentissimo K. e Procurator Manin, ed il N. U. E. Sebastiano Zeno. Accademie. Nella sera medesima gli Ardenti tennero una sessione, in cui il N. U. E. Pietro Zaguri rinunziò alla Presidenza dell’Accademia. Fu proposta Parte per il suo scioglimento, ma i voti d’opposizione superarono quei dell’affermativa, onde prolungasi la sua sussistenza, ma si teme che non sarà molto durevole. Regatta. Son d’opinione alcuni eruditi Scrittori che questo nome derivi da un’antichissima Festa detta delle Marie a cui diede origine il ricuperamento delle Spose rapite dalli Triestini, fatto dalli Casselleri di S. Maria Formosa. Pretendon essi che la riga di Barche che accompagnavanle dal Palazzo Ducale a Castello indi nel loro ritorno a S. Maria Formosa, nascer facesse la voce rigata che poi in quella di regata cangiossi. Cose certa è, che le Prime Regatte delle quali si trovi memoria, facevansi colle galere pubbliche per esercitare la Veneta marineria. Il documento più antico di queste Corse esiste nell’Indice del Zamberto da cui sappiamo che nel giorno di S. Paolo se ne faceva una ogni anno, con galere a cinquanta remi. La data di qusto documento è del 14. Settembre 1315., ma l’invenzione dello Spettacolo marittimo e più antico, né trovasi chi ne fissi l’epoca. Conservato sino a nostri giorni, con varietà di barche e di modi, è quello che più degli altri tutti, che in questa Capitale si danno, mette il Popolo in fanatismo, e chiama il concorso de’ Forasteri. Una semplice sfida di due gondolette bastò lunedì a fornire di folti spettatori tutte le strade, le finestre, le rive, le botteghe, i ponti, e quanti altri luoghi guardano sul Canal Grande dall’una e dall’altra banda, per quanto estendesi la sua lunghezza. Lo scorrerlo come osservatore in tali occasioni fa conoscere la verità detta del chiarissimo Conte Francesco Algarotti, che non v’è strada più pittoresca di questa. Le Bissone che precedettero la Regatta aprendo il libero corso alle due gondelette, furono tre, nelle quali c’erano li N. N. H. H. E. Francesco Pisani, E. Niccolo Corner, e E. Giacomo Foscarini. Diresse la Regatta e diede il segno della mossa al Spaghetto il N. H. E. Leonardo Valmarana, che stava in una gondola a quattro remi scoperta, i cui gondolieri bizzarramente vestiti parevano un quartetto di Ballerini teatrali. Tra una quantità innumerabile di gondole, di battelli, di barchette da Sollazzieri, e altri Legni diversi ripieni di gente, vidersi i soliti capricj della Plebe festosa, che noi lascieremo distintamente cantare ai Poeti dalle Gnacchere. Non aspettisi nemmeno da questo Foglio un racconto dettagliato degli accidenti e contrasti seguiti nella Regatta.

Metatextualité

Per poterli narrar fedelmente bisognerebbe aver seguito davvicino il suo corso: cosa impossibile. Il riportarci alle altrui testimonianze sarebbe stolidezza, perché alcuni non veggono mai ciò che è, altri parlano per parzialità alterando i fatti.
E poi, e poi . . . Intendami chi può . . . Possiamo dire bensì che la robustezza, l’arte, il valore delli quattro bravi Regattanti furono in una gara continova, e che le perdite non son vergognose quando alle vittorie sono tanto vicine. Ma il vincere è sempre vincere, o per poca o per molta distanza; e la Bandiera e le mancie compensano le fatiche e di sudori di Spagnoletto e di Toscan detto Simia, che discende da una Famiglia d’eroi remiganti i cui trofei sono forse ancora pendenti all’altare del Cristo nella Chiese di S. Marcuola. Al Caffè di Florian pratica persona disposta alla partenza per Bergamo trà li 16. e 20. del corrente Giugno, e cerca un compagno. Ha legno suo, e chi avesse l’opportunità di prevalersi di questo incontro si troverebbe molto contento, perché conosciamo il buon umore e la gentilezza di chi a questo viaggio è disposto. Dal Nob. Sig. Conte Corbelli di Padova, su eletto in Arciprete della Mira il degnissimo Sacerdote D. Giambattista Biasetti, alunno della Chiesa de’ SS. Appostoli, d’ anni 45., fornito di tutte quelle ottime qualità che costituiscono un Religioso meritevole della dignità conferitagli. Il Nobile Giurisdicente che lo elesse lo fece conoscere a’ Parrocchiani nelle Feste che diede con isplendida generosità in tale occasione nel Palazzo suo di campagna. Al Ricercatore
della Medaglia. Facciamo sapere all’anonimo che bramerebbe acquistare la medaglia d’oro d’Onorio, che questa ritrovasi posseduta dal Sig. Abbate Botari di Chiozza, il quale è disposto a privarsene per due zecchini Veneti di giusto peso, o loro valore. Egli assicura il compratore della legittimità di essa, e accorda il patto di restituire la chiesta somma quando tale non si trovasse. Siamo obbligati di questa notizia al Sig. Virginio Bussoni Speziale da Medicine di quella Città e Console di due Potenze Italiane, che graziosamente ce l’hà inviata. Ora udiremo la risposta di chi l’hà domandata.

Mestre.

Martedi 12. Giugno.

Alle ore 4. della sera di Domenica erano radunate nel nostro Teatro le principali Venete Dame, maniuna d’esse risolvevasi ad entrar nel circolo per aprire la Danza, e se la N. D. Cecilia Zen Tron non dava all’altre l’esempio, mossa dal suo genio benefico di animare le imprese, forse la Cavalchina non sarebbe seguita. Gli applausi ch’Ella ottenne all’entrarvi furono universali e diretti ad encomiare la dolcezza dell’animo suo. Ben presto vidersi quindici Coppie in contraddanza, trà le quali eravi nella Prima la bellissima ed erudita Sposa Memmo Mocenigo, la Venier, la Correr, la Zen Tron, e la Querini Benzon, il cui abito da furlanetta fu ammirato da tutti per il buon gusto. La Signora Cat. Curz fece risorgere la Festa nel momento in cui essa cominciava a languire, comparendo nel circolo con un abito leggiadro e candido, e ballando col Sig. Giacomo Gentili che nell’Autunno venturo servirà il Teatro di S. Moisè, il Minuetto alle Gallet in cui fece spiccare tutta la grazia e disinvoltura della quale è capace questa notissima Virtuosa di Ballo. Ad universale richiesta, e al suono di strepitosi applausi Ella compiacquesi di replicarlo. Questo grato Spettacolo finì alle ore otte. Se in proporzione della gente che v’era nel circolo ce ne fosse state ne’ palchetti, nel tutto bene tutto bene avrebbe avuto il suo anco l’Impresario; ma gli Spettatori erano in poco numero. Quanto all’Opera, la Poesia è un Pasticcio da sconvolgere lo stomaco d’un Colosso, ma la Musica è bellissima, in particolare il Primo Finale. Trovasi però troppo lungo, e si crede necessario qualche accorciamento. La Prima Donna ha una buonissima voce di contralto che al mezzo soprano s’ accosta, e piace moltissimo. Tutte le alte Parti cantanti riescono bene proporzionatamente al loro rango, e nel totale può dirsi che piacquero, come lo mostrarono i segni plaudenti dell’Uditorio. Il famoso Berto si fece molt’ onore col suo Primo Ballo, e fu chiamato fuori, dopo che s’era calato il Sipario, a ricevere le lodi sonore del Pubblicio, ch’ egli divise colla Prima Ballerina, e con li quattro Grotteschi balzati fuori anch’ essi ad esigere la loro giusta porzione, perché in un quartetto saltarono da disperati, e risaltarono nella replica, che volle l’Udienza. L’Orchestra s’unì a meraviglia, né si poteva desirare un’esecuzione più felice d’ una musica sì stimabile. In somma prescindendo dal peccato della lunghezza, a cui si può rimediare, abbiamo uno Spettacolo degno di maggiore concorso; e se i voti dell’Impresario saranno esauditi per la durazione del buon tempo, i Signori Veneziani non avranno a pentirsi d’ aver passata la laguna per venire a goderlo.

Bandi.

Jeri, da questa Eccellentissima Magistratura de’ Scansadori, come Giudici delegati dall’Eccellentissimo Senato, coll’autorità e Rito suo, fu bandito Alessandro Trinvellini di Girolamo, Cittadino di Bassano, che fu due volte Massaro di quel Santo Monte di Pietà, per intacco di lire 65570: 16. 6. fatto con usurpi, pegni fittizj, asporto d’effetti esistenti impegnati senza le dovute corrisponsioni alla Cassa, appropriamento illecito di parte del danaro che ritraeva da’ pegnoranti, ed altri rei e dannati modi. La sua condanna, venendo preso, è la prigionia in vita all’oscuro, e la Taglia di ducati mille de’ suoi Beni, se ve ne saranno, se nò de’ danari della Serenissima Signoria deputati alle Taglie per metà. Sarà apposta una Lapide d’infamia al suo nome sulla porta d’Ingresso del monte suddetto.

D’Affittare.

Quattro Magazzini in Contrada di S. Maria Mater Domini al ponte del Ravano in Casa del Signor Marco Benvegnù, pagato all’ anno tutti e quattro ducati cinquanta.