Référence bibliographique: Giovanni Ferri di S. Costante (Éd.): "La vittima della seduzione", dans: Lo Spettatore italiano, Vol.2\81 (1822), pp. 418-420, édité dans: Ertler, Klaus-Dieter / Fuchs, Alexandra (Éd.): Les "Spectators" dans le contexte international. Édition numérique, Graz 2011- . hdl.handle.net/11471/513.20.1086 [consulté le: ].


Niveau 1►

La vittima della seduzione

Citation/Devise► Ove sia chi per prova intenda amore,
Spero trovar pietà, non che perdono.

Petrarca. ◀Citation/Devise

Niveau 2► Se niuno ha diritto di versare il rimprovero e l’infamia sull’innocente vittima della seduzione, quanto mai sono rei quei barbari parenti i quali non pur non porgono la mano alle cadute figliuole, ma via dal loro seno le respingono, ed ogni refugio dalla miseria e dal vizio alle infelici niegano? Or che è quello che questa compassione, la quale dalla fragilità, dalla sciagura e dal vizio medesimo dovrebbe esser mossa, nel cuor loro sopprime? Che è quello che gli indura a lasciar che trabocchino in una voragine, onde solo per morte si campa, coloro che da una involontaria caduta ponno di leggieri sollevare? Egli è l’orgoglio, quel fruttifero seme di tutti i vizi; l’orgoglio ricevette una ferita che non può nè nascondere nè guarire; l’orgoglio se ne vuol vendicare, e la sua vendetta colpisce l’innocente vittima della seduzione.

Niveau 3► Exemplum► Tal fa la disavventura della giovinetta ed avvenevole Maria, la quale, rispinta dalla casa paterna, se n’andava errando, affitta e disperata, su per un pubblico passeggio: Lassa, esclamò, e come posso io confidare che il cielo [419] voglia ascoltare i miei lamenti, quando il padre chiude l’orecchio alle mie voci? Posso io sperare che l’umanità si levi a soccorso d’una figlia che da sua madre è abbandonata? Che deggio fare? a cui ricorrere? ove rinvenire un asilo? fui derelitta dallo spietato mio seduttore: egli più non si cura di me, e forse ride della mia rovina. La morte ch’io chiamo è sorda alla mia voce, e mentre gitta in su la bara i bene avventurosi, respinge i voti de’tribulati. Io domando un sepolcro e non posso ottenerlo. O Dio, mandami un amico! e così dicendo la misera dirottamente piangea.

Ecco l’amico, rispose un vecchio che si era fermato presso ad udire quella infelice; e toltala di terra ove era genuflessa: Io, disse, ho sentito il vostro doloroso lamento, e son corso a porgervi aita. Quindi la si menò a casa, e fattosi raccontar i crudeli accidenti, pianse con esso lei. E certo fu quella la novella della virtù traviata dalle seduzioni dell’amore, di un padre snaturato, e di una madre eziandio più barbara che esponeva una vittima innocente ad essere immolata sull’ara della prostituzione. N’andrò io al vostro padre, disse il venerando Eudosio, descriverò a vostra madre la condizion vostra sconsolata, e confido di ricondurvi al tetto natio. Rimase però il padre nella sua ostinazione, ed alla madre nessuna forza fece il racconto de’compassionevoli casi: la porta in somma della casa paterna fu chiusa per sempre all’infelice Maria. Dunque, disse Eudosio, per voi sarà aperta la mia, e vi avrò quella cura che gli inumani vostri genitori vi hanno negata. [420] Foste traviata, o piuttoso sedotta; ma il vostro pentimento vi riconduce in seno alla virtù ed alla felicità.

Godi pure, o rispettabile Eudosio, del frutto de’tuoi beneficii, che non avresti potuto in più degna parte collocare. Oh! quanto sono crudeli coloro i quali non solamente non porgono ricovero, nè consolazione alle dolenti vittime della seduzione, ma come un delitto le loro disgrazie a quelle rimproverano, e le oltraggiano e le disprezzano. Essi diventano in certa guisa i complici del seduttore, poichè attraversano alle misere smarrite ogni via da tornare alla virtù, e le spingono per la rovina dei vizi. Ma quanto più ree sono quelle stolte le quali si formano un trionfo della caduta delle loro sorelle, e lacerano con piacere la fama di quelle che fu un giorno così illibata. La virtù di cui vanno altere non è già la vera virtù, poichè non conoscono nè l’indulgenza nè la pietà. Chi sa che altro avvantaggio non abbiano sopra le infelici ch’esse scherniscono, se non se il non essersi mai trovate a cimento, e l’avere avuto in difesa dell’onestà loro, laidi e schifi sembianti! Alle vere savie duole di quelle che il prezioso tesoro dell’innocenza hanno perduto; esse s’ingegnano di medicare e confortare le ferite, ed imparano dagli esempi altrui a temere il pericolo. ◀Exemplum ◀Niveau 3 ◀Niveau 2 ◀Niveau 1